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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Scrivere un romanzo

Come progettare un romanzo in un mese (o anche no)

28 Settembre 2018 by Serena 14 commenti

National Novel Writing Month 2015Sta per tornare il NaNoWriMo! Per chi non lo sapesse, non si tratta di un farmaco per una malattia rara ma del National Novel Writing Month, un evento mondiale della durata di un mese, durante il quale gli autori sfidano se stessi a completare, in 30 giorni, prima stesura di un romanzo da almeno 50.000 parole.

Non so ancora se parteciperò, quest’anno, ma questo non ha importanza. La cosa bella è che se novembre è il mese in cui si scrive, ottobre è il mese della preparazione. E così il web fiorisce di contenuti sulla progettazione di una storia. Molti sono carini, ben fatti, e anche utili: perché se ho i miei dubbi che si possa completare una prima stesura in un mese, forse buttare giù un piano di lavoro in un mese è possibile.

Nel mare magnum dei consigli mi ha colpito positivamente la serie di articoli scritti da Janice Hardy di Fiction University, che seguo ormai da anni: lei ha creato un vero e proprio “at home workshop” che dura tutto il mese di ottobre. Attenzione, qui viene il bello: la traccia proposta da Janice non vale solo il mese di ottobre e solo per prepararsi al NaNo. È un laboratorio di preparazione che può essere utile a chiunque voglia progettare un romanzo, in particolare il primo (perché il primo: perché dopo essersi sperimentati un po’, si capisce come procedere, cosa funziona per sé; ma al primo giro, spesso non si sa dove sbattere la testa)

Chi è Janice Hardy.

Questa è quella che lei stessa chiama la Versione Ufficiale Breve:

Janice Hardy è la fondatrice di Fiction University, e la fondatrice della trilogia fantasy per ragazzi The Healing Wars, dove ha attinto al suo lato oscuro per creare un mondo dove guarire è una cosa pericolosa, e le persone con le migliori intenzioni spesso fanno le scelte peggiori. I suoi romanzi comprendono “The Shifter”, “Blue Fire”, and “Darkfall”, pubblicati da Balzer+Bray/Harper Collins, e “Blood Ties” pubblicato in self sotto il nome J. T. Hardy. Pubblica anche la serie Foundations of Fiction, di cui Planning Your Novel: Ideas and Structure è il primo libro.

Su questo blog vi ho già parlato di lei qui.

Quindi cosa succede adesso?

Pubblicherò per tutto il mese di ottobre le traduzioni degli articoli di Janice, che trovate in orginale qui. Se conoscete l’inglese, dovreste andare a leggerli in prima persona. Verrà creata una pagina dove raccoglierò tutti i link agli articoli giornalieri, che saranno pubblicato come post del blog. FAQ: ma come, tu che pubblichi ogni morte di papa, davvero pensi di riuscire a pubblicare tutti i giorni in ottobre? Risposta: poco importa. Ottobre è un buon mese per cominciare. La serie ho intenzione di finirla, e sarà lì a disposizione di chi vuole scrivere un romanzo in qualsiasi momento dell’anno.

Quando si comincia?

Anche domani, magari. Voi rimanete sintonizzati.

Quando si finisce?

Ehm… Vedi sopra.

Dov’è la home page degli articoli?

Verrà creata alla pubblicazione del terzo articolo e la troverete, tranquilli, farò in modo che la troviate.

Qualcuno ha intenzione di partecipare al NaNoWriMo quest’anno?

Io ci sto pensando. Sto lavorando a una prima stesura e potrebbe essere utile come stimolo. Voi che farete?

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Come ho costruito la trama del romanzo

1 Giugno 2018 by Serena 14 commenti

 Ciao e benvenuta, Maria Teresa Steri.

Sono certa che i lettori di questo blog apprezzeranno quello che hai da raccontarci sulla genesi del tuo romanzo, e sono certa che daranno una possibilità a quella che si presenta come una storia davvero intrigante.

A te la parola!

Quando cominciai a scrivere questo romanzo, non avevo un’idea precisa della trama. Tutto nacque da un sogno, uno di quei sogni in cui non sei protagonista bensì ti ritrovi a essere testimone di una storia.

Quando mi svegliai, la maggior parte delle immagini oniriche erano sfumate ma era rimasta impressa la raffigurazione di un luogo sperduto tra le montagne, dove un gruppo di persone viveva in totale isolamento. Di loro sapevo che erano stati radunati per un progetto spirituale, niente di più. Ricordavo bene anche una sorta di incipit che la mia mente aveva tracciato in dormiveglia:

Il villaggio si svegliò sotto la neve. Se tale poteva definirsi il sottile strato di nevischio che durante la notte si era depositato sull’agglomerato di case, facendolo assomigliare a un surgelato coperto di brina dimenticato in un angolo del freezer.

Eppure, se qualcuno si fosse arrampicato su per la stradina sterrata che costeggiava la zona, dopo un giro tortuoso e vano sarebbe tornato al punto di partenza senza raggiungere mai la comunità tra le colline e senza mai scorgere altro che ammassi di rocce grigiastre simili a pietre lunari imbiancate.

Appena sveglia, mi affrettai a riportare sulla carta queste righe, che avevano acceso la mia fantasia. Un luogo nascosto alla vista, magico e non rintracciabile dalle persone comuni. Mi sembrava un ottimo inizio!

In preda all’entusiasmo cominciai subito a scrivere pagine a pagine, creando una moltitudine di personaggi e definendo l’ambientazione con numerosi dettagli.

Sotto la spinta dell’entusiasmo portai a termine la prima stesura nell’arco di alcuni mesi. Avevo scritto moltissimo, ma ben presto mi resi conto che ero andata avanti senza un progetto o una meta precisa. Avevo imbastito una trama inconsistente e confusa. Persino il genere era poco definito. Un fantasy? Un mystery? Non era chiaro neppure a me.

Feci diversi tentativi per revisionare quella prima versione, consapevole che non potesse funzionare, ma ogni volta incontravo mille difficoltà, fino a quando non decisi di mettere tutto da parte per dedicarmi ad altro.

Solo diversi anni dopo, a mente più lucida e con il dovuto distacco, ho realizzato che qualsiasi tentativo di revisione si sarebbe scontrato con un problema insormontabile: non avevo costruito una trama solida. Come si può restaurare una casa se le fondamenta sono fragili? È impossibile e anche inutile.

Grazie all’esperienza fatta con la costruzione di altri romanzi, ho ripreso il mano quella bozza e sono ripartita da zero, o quasi.

Mi sono chiesta: quali sono i punti fermi di questa storia? Quali gli elementi identificativi e irrinunciabili?

Ho messo a fuoco che la trama doveva ruotare intorno al gruppo rifugiato tra le colline, ma non era da lì che dovevo partire. Un lettore infatti non avrebbe compreso subito il senso di quel progetto. Non si sarebbe identificato con i personaggi, senza saperne abbastanza. Dovevo partire da un terreno più comprensibile e andare più indietro nel tempo. Perché il gruppo aveva accettato di isolarsi? Chi aveva ideato il piano? Come erano stati avvicinati?

Da quelle domande è nato un personaggio, Tommaso, l’uomo che aveva messo insieme il gruppo. Ho cominciato a vederlo con gli occhi di un lettore qualunque, con un alone di mistero e ambiguità, perché i gruppi spirituali spesso sono guardati con diffidenza, si assimilano alle sette e come tali scatenano molta paura.

Mentre ricostruivo la trama, ho fatto anche una selezione spietata dei personaggi, scartando quelli che non erano di alcun rilievo. E ho cominciato a ragionare sul protagonista. La prima stesura, infatti, era un romanzo corale dove più voci si alternavano, ognuna con il suo peculiare punto di vista. Ma ho capito che anche sotto questo aspetto la trama doveva essere ristrutturata a fondo. Serviva un vero protagonista, un personaggio che portasse avanti la storia, con il quale un lettore potesse identificarsi. Gli altri dovevano restare in secondo piano. Come “portavoce” ho scelto il personaggio di Flavio, che nella prima stesura era solo uno dei tanti. Mi è sembrato il più adatto in quanto figura che meglio incarnava il disagio esistenziale. Inoltre, la sua storia è sempre stata quella che più mi stava a cuore: che c’è di più romantico di un uomo che mette in discussione tutta la sua vita per una donna? E che per lei è disposto a qualsiasi cosa?

Questo aspetto “rosa” del romanzo mi sembrava da mettere in risalto. E così ho cominciato a dare più rilevanza anche a Lyra, la donna che appunto aveva sconvolto Flavio.

Tuttavia, occorreva anche un nemico, un antagonista. Cos’è una storia senza un vero conflitto? E dunque è nato l’Olimpo.

Armata di questi nuovi punti fermi, ho creato una seconda stesura. Durante questa riscrittura ho scoperto la grande importanza della pianificazione in un romanzo. Dopo aver individuato i nodi cruciali e i personaggi, è stato fondamentale per me lavorare con un piano ben preciso. Ogni scena doveva avere un suo perché (non come la prima volta, quando c’erano scene completamente inutili) e contribuire in modo significativo al viaggio verso la meta finale.

Creare uno storyboard mi ha anche aiutata a gestire l’intreccio, che si snodava su due piani temporali differenti, uno dedicato al passato e ai subplot, e l’altro al presente e al plot principale.

Ma anche questa seconda stesura non sarebbe stata quella definitiva. Grazie all’aiuto di vari beta reader ho potuto mettere a fuoco alcune debolezze della trama. E qui c’è stata un’altra svolta fondamentale. Un’amica lettrice mi ha fatto notare infatti che il finale era una fastidiosa “scivolata” fantasy. Un’altra lettrice invece osservò che gli antagonisti non avevano abbastanza peso nella vicenda e dunque la suspense veniva spesso a cadere. Queste due affermazioni mi hanno fatto capire che fino a quel momento non avevo definito abbastanza il genere nel quale ascrivere il romanzo. Per me è stata una svolta essenziale capire che volevo scrivere un thriller soprannaturale più che un fantasy. E in quanto tale doveva contenere una forte componente di mistero, il villain doveva essere più presente, più spaventoso, meno impersonale. Un gruppo di nemici fa paura, ma non tanto quanto una donna come Marcella, con un valido motivo per combattere…

Un altro passo importante è stato definire il climax. Affrontare i nemici sì, era importante, ma secondo me non era sufficiente. Dopo molto riflettere, ho capito che Flavio doveva affrontare anche se stesso… Ma qui mi fermo perché non voglio fare spoiler.

Da tutto questo è venuta fuori la versione definiva del romanzo.

Come potete vedere, “Come un dio immortale” non ha avuto una costruzione facile, né lineare. Di certo però queste traversie mi hanno trasmesso la consapevolezza che una trama non si improvvisa né tanto meno si costruisce mettendo un mattone sull’altro. Occorre un disegno, altrimenti si paga un prezzo molto alto, quello di impiegare quindici anni per scrivere un romanzo.

Ho imparato moltissimo da questo lavoro. E ne sono felice. Spero che potranno apprezzarlo anche i lettori.

La trama del romanzo

Aggredito in un parco cittadino, Flavio si risveglia nella baracca di una giovane senzatetto, Lyra. Dopo essersi presa cura di lui per tre giorni, la donna lo manda via in modo brusco.

Tornato a casa, per Flavio nulla è più come prima. Il rapporto con la fidanzata va a rotoli, mentre crescono la passione e l’ossessione per la misteriosa Lyra. Indagando, Flavio apprende che a sei anni è scomparsa da casa senza lasciare tracce. Il suo caso però non è l’unico in città. Negli ultimi vent’anni, altre sei persone sono sparite nel nulla, e tutte erano collegate a un noto scrittore dell’occulto.

Convinto che Lyra sia scappata da una setta, Flavio è deciso a liberarla dal suo oscuro passato. Ma quando scopre che dietro la sua storia si cela una verità del tutto diversa, comincia a capire di essere anche lui una pedina di un gioco più grande, iniziato cinquant’anni prima. Un gioco che si fa sempre più pericoloso e che lo costringerà a mettere in dubbio tutto ciò che sa della sua vita e della realtà che lo circonda.

 

Disponibile su Amazon in versione cartacea o ebook: https://www.amazon.it/dp/B076VXT4J1/

GRATIS con Kindle Unlimited

I primi capitoli sono liberamente scaricabili da qui: http://bit.ly/2yEF0Z9

 

Tappe precedenti:

– 10 aprile Myrtilla’s house di Patricia Moll – Presentazione del romanzo https://hermioneat.blogspot.it/2018/04/il-blog-tour-di-maria-teresa-steri.html

– 15 aprile Liberamente Giulia di Giulia Mancini – I personaggi del romanzo http://liberamentegiulia.blogspot.it/2018/04/blog-tour-come-un-dio-immortale-i.html

– 20 aprile Mite Ink di Renato Mite – Dialogo sul romanzo http://www.miteink.it/2018/04/20/dialogo-come-dio-immortale/

– 24 aprile Storie e fantasia di Gabriele Pavan – Intervista http://storieefantasia.blogspot.it/2018/04/blog-tour-come-un-dio-immortale.html

– 27 aprile Drama Queen di Elisa Elena Carollo – Lettura del capitolo 3 http://www.dramaqueen.it/2018/04/come-un-dio-immortale-maria-teresa-steri.html

– 3 maggio Marco Freccero – I luoghi del romanzo: la città anonima https://marcofreccero.wordpress.com/2018/05/03/blog-tour-come-un-dio-immortale-i-luoghi-del-romanzo/

– 9 maggio Svolazzi e Scritture di Nadia Banaudi – I luoghi del romanzo: Valdiluna http://www.nadiabanaudi.it/blog-tour-come-un-dio-immortale-i-luoghi-del-romanzo-valdiluna/

– 15 maggio Io, la letteratura e Chaplin – Lyra https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.it/2018/05/blog-tour-come-un-dio-immortale-lyra.html

– 25 maggio Lettore Creativo di Silvia Algerino – Curiosità sul romanzo (1)

http://www.silviaalgerino.com/blog/

 

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Come fu che pubblicai un romanzo e non l’altro

8 Luglio 2016 by Serena 22 commenti

Pare che sia successo davvero. Il libro esiste, l’ho anche avuto tra le mani nella sua primissima versione cartacea. Se vado su Amazon lo vedo lì, con il mio nome sopra. E quella della foto, sulla quarta, sono proprio io. Ostrega!

BUCK - Copertina per Kindle

Come dicevo in privato a un nostro comune amico, la blogosfera mi è mancata e, adesso che Buck è finalmente uscito, io posso tornare a cazzegg… ehm, a parlare di scrittura con qualcuno che capisce quello che sto dicendo ^^

Vi racconto com’è andata, anche perché me l’hanno chiesto, e lo farò con l’aiuto delle 5 W e di Sergio Leone.

Chi?

Beh, io, ma mica da sola! Il mio team di pubblicazione per “Buck” era formato da quattro lettori beta e da Marco che ha fatto tutto il resto XD .

Scherzi a parte: Marco è il creatore della cover e si è occupato della prima impaginazione del cartaceo. Lui usa Scrivener versione Mac, ancora più potente della versione PC, e senza di lui non avrei mai pubblicato entro la scadenza che mi ero prefissa. L’ho ringraziato all’inizio del libro, lo ringrazio anche qui dal profondo del cuore, e voi non sapete quanto è stato importante di me rispettare quella data.

La versione ebook invece l’ho fatta io, in tipo venti minuti. Anche questo però è stato possibile grazie alla potenza di Scrivener e a San Marco Grafico, che ha fornito non solo la copertina per il cartaceo ma anche quella per Kindle.

Chi altro?

Un editore, dite?

Nah. Non ci ho pensato nemmeno cinque minuti. Poi per l’amor di dio, se un domani piovesse dal cielo un contratto interessante, perché no. Ma sapete tutti come la penso, quindi è inutile ripetermi.

Cosa?

“Buck” è la storia di un giovane lupo e del suo padrone adolescente, nel pieno del passaggio alla vita adulta. Il genere principale, quindi, è il romanzo di formazione. Mi sono divertita un sacco, a scriverlo, perché amo da sempre – e con una certa visceralità – i lupi, i boschi e la montagna. Anche se vivo in città con due gatte antipatiche.

Poi c’è una storia d’amore (non corrisposto, quindi se cercate un romance lasciate stare), un po’ di Viaggio dell’Eroe, un po’ di soprannaturale solo accennato.

E sì, se tutto va bene è il primo libro di una serie.

Quando?

Modestia a parte ho fatto un mezzo miracolo: con la gestione del tempo me la cavo discretamente. Ve lo può confermare il mio AP (cavolo è un AP? Poi ve lo racconto), che può testimoniare la crescita del manoscritto, i conteggi delle parole, i fogli Excel con date, tappe, formule e tutto quanto. Il signore mi ha anche detto che forse ho un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma gli voglio bene lo stesso.

Come ho trovato il tempo extra necessario per l’ultimo sprint? Facile: sparendo dalla circolazione e dormendo molto, molto poco. Non fate come me, non è salutare. Guardate come mi sono ridotta io:

Premio Nazionale Occhiaie 2016
Premio Nazionale Occhiaie 2016

Ho avuto in mano le due copie di prova il 23, appena in tempo per la mia scadenza, che era  il 24 giugno. Causa quarta rilettura e correzione, la versione Kindle è andata online il 2 luglio e quella cartacea definitiva il 4 luglio notte. Che poi definitiva non è, perché ci sono ancora refusi – non vi dico il fastidio – e quindi farò un prima revisione (e nuovo upload) non questa domenica ma la prossima. Questo è il bello di poter controllare la produzione fisica del proprio libro!

Comunque, prima di premere Publish c’è una serie di controlli da fare: Amazon ti stimola a non pubblicare ciofeche, anche se poi alla fine la scelta spetta tutta alla serietà dell’autore. E spesso lì casca l’asino, perché la tentazione di premere il tastino e porre fine all’agonia è fortissima.

Dove?

Per precisa scelta commerciale, al momento “Buck” è solo su Amazon, in KDP e KU, in formato Kindle e cartaceo, paperback.

Perché?

Ci sono due perché, uno tecnico relativo alla narrazione, e un perché del cuore.

Il perché tecnico è che “Cristallo” aveva almeno due problemi: soffriva di un eccesso di backstory e di una carenza di Heath, il protagonista maschile. Problemi confermati sia dalla mia perfida editor Erica Baldaro che da un paio di lettori beta, molto rilevanti perché rientrano nel mio target ideale. “Buck” utilizza molto di ciò che, in “Cristallo”, era troppo, e risolve una buona parte dei problemi di cui sopra.

Il perché del cuore è che dovevo fare un regalo di compleanno. E questo è stato il motivo più forte, il vero motore di tutta la faccenda.

Il Buono

Posso godermi questi trenta secondi di felicità? 😀

Il Brutto

I refusi, ca**o. Non finiscono mai. Lo so che ci sono sempre e bla bla bla, ma mi danno un fastidio pazzesco. Doveste mai trovarne, per favore scrivetemi. Voglio arrivare alla perfezione.

Il Cattivo

Il marketing si poteva fare meglio. Ma la cosa non mi preoccupa più di tanto, per due ragioni: la prima è che avevo altre priorità, la seconda che, con un solo libro pubblicato, non vale la pena di angosciarsi troppo per lanci e compagnia cantante, soprattutto per chi scrive narrativa.

E il Bello?

Quello deve ancora venire 🙂

Un bacione a tutti voi, che siete la mia famiglia online. Se avete curiosità chiedete, io sono qui.

 Serena Bianca de Matteis Se proprio non posso leggere o scrivere

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È quasi NaNoWriMo: una settimana al via!

26 Ottobre 2015 by Serena 14 commenti

Banner NaNoWriMo 2015

Se i sensi intorpiditi del lunedì mattina non m’ingannano, manca una settimana scarsa alla pazzia collettiva più amata dagli scrittori: domenica 1 Novembre a mezzanotte parte l’edizione 2015 del National Novel Writing Month. Lo so che sul pianeta esistono esseri umani che non sanno cosa sia e vivono benissimo lo stesso, ma io personalmente, come un sacco di gente che ama la scrittura, sto cominciando ad andare in ebollizione. Gli scrittori affilano le penne (virtuali e non), arruffano le piume (contro il resto della famiglia: a novembre siamo tutti single senza figli), fanno scorta di cioccolato, caffè e possibilmente idee. La battaglia sarà dura e il premio solo uno: scrivere 50.000 parole di un romanzo in un mese.

Cosa sia esattamente il NaNo lo ha spiegato benissimo Gas in questo articolo, perciò andate a dare un’occhiata. Ne ho parlato anch’io qui l’anno scorso. Quanto a noi, qui a casa De Matteis, sappiate che questa settimana ci si leggerà un po’ più di frequente. Questa settimana mi abbandono all’Ammore: rispetterò l’appuntamento di mercoledì prossimo con il marketing, ma in più vi disturberò arrandom con suggerimenti, idee, paranoie personali – poche – e quant’altro mi passerà per la mente scrittevolmente parlando, sul National Novel Writing Month. C’è tanto da dire e il mio parere è che almeno una volta vada provato, quindi preparatevi.

…anche perché poi, sinceramente, a novembre pensavo proprio di scrivere quelle fottutissime OPS LA PAROLACCIA 1.667 parole al giorno, per arrivare a 50.000. E creare così la prima bozza del seguito di Cristallo. In altre parole, la regolarità di pubblicazione a novembre non sarà garantita; prima di ogni cosa verranno le ******** parole di cui sopra.

Che vi serve per il NaNoWriMo?

Oh, per prima cosa un sacco di motivazione e costanza. E poi qualche giocattolino nuovo, tipo un bel software di scrittura da provare per la prima volta, in modo che lucine colorate, scintilli e promesse miracolose vi facciano sedere volentieri alla tastiera che – credetemi – entro fine mese avrete imparato a odiare.

Il consiglio numero uno è sempre il solito: Scrivener.

Lo sapete, vero, che esiste la versione NaNo? Ora vi spiego come funziona. Scrivener si può scaricare in prova gratuita per 30 giorni non consecutivi di utilizzo. Il che calza a pennello con il mese di scrittura, giusto? In più, contiene un modello di romanzo di 50.000 parole, settato per le 1.667 parole giornaliere. Il che significa che, se non le scrivete, una mano di troll armata di randello esce dallo schermo e vi colpisce duramente sul cranio.

Troll armato

No, dai, non è questo! Però c’è la vostra bella barretta degli obiettivi che, se guardate per aria, resta rossa come un semaforo di Milano. Invece, se scrivete, diventa arancione e poi gialla e poi verde fino a quando il vostro obiettivo raggiunto splende come un prato d’Irlanda. Se alla fine del mese vi siete convinti dell‘assoluta fichezza di Scrivener, potete comprarvelo: se siete tra i vincitori del NaNo, ve lo portate a casa con il 50% di sconto. Se non volete tenerlo, con un paio di click vi esportate le vostre schifez… ehm, il capolavoro che avete prodotto, in un formato a vostra scelta, e smettete di usarlo. Finito così.

Sono talmente innamorata di Scrivener che, senza guadagnarci una zucca vuota, se volete mercoledì sera dalle 21.30 alle 22 vi faccio vedere come si usa, almeno le basi. Funziona così: ci troviamo online con gli Hangouts di Google+. Siccome ci si può incontrare al massimo in otto (me compresa), chi primo arriva meglio alloggia. Per partecipare dovete avere un account Gmail e aggiungermi su Google+, poi io vi mando il link della conferenza. Se siete interessati, andate velocemente qui e scrivetemi. I primi sette sono dentro, gli altri amen.

Volevo parlarvi anche di yWriter, ma non ho più tempo. Ve ne parlo domani o dopo. Buona settimana 😀

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La prima stesura, la revisione e l’ago nel pagliaio

26 Agosto 2015 by Serena 28 commenti

Prima stesura Cristallo
…e lì rimase

Il 12 giugno mia madre ha ritirato in copisteria la stampa rilegata della prima versione di «Cristallo». Mi credete se vi dico che da quel giorno non sono più riuscita a riprenderla in mano? Sorge un sospetto. Forse inconsciamente sapevo che…

«Il mio romanzo è ‘na palla.»

Così esordisco nella mia telefonata alla Erica, la mia amica/editor/compagna di merende, santa donna, che come ogni santo che si rispetti dovrebbe avere una chiesa dedicata e una casella nel calendario. O almeno una via. Via Santa Erica degli Autori Disperati. La chiamo dal baretto in spiaggia nel quale mi sono rifugiata, sfuggendo alla famiglia e all’appiccicume della crema solare, per lavorare una mezz’ora alla mia prima stesura.
«’na palla in che senso?» replica senza scomporsi.
«Boh, ‘na palla. E se mi rompo le scatole io, a leggerlo, figurati un lettore…»
Pausa di silenzio.
«Non è che hai scritto una storia drammatica?»
Ci penso un momento. Non saprei. I temi sono spessi, questo sì, e la storia non è comica. Ma si piange già abbastanza, nella vita, e io nella mia storia voglio un raggio di sole. La voglio seria, sì. Drammatica, no. Menosa, meno che meno.Quindi mmmgnò, diciamo di no. Non voglio scrivere una storia drammatica, e se l’ho scritta non era mia intenzione. Sigh.

Non sono disperata, però. Ho in mente uno straccio di soluzione. Devo alleggerire, ma come? Una nuova linea narrativa? Inserire un nuovo tema? Uso i personaggi secondari?
Il problema, spiego a Erica, è che non ce la faccio più a sopportare le menate di Anna. Per i non-milanesi: la menata sarebbe, tipo, una pippa mentale. Anna, poverina, ha preso una scuffia ossessiva per un tizio non esattamente raccomandabile. Poi ha qualche altro problemino, il che le dà tutto il diritto di farsi qualche menata. Ma ragazzi, se io che sono la sua mamma sono stufa di sentirla…
«Ti serve un comic relief!»
Eggià.

E perché non ci ho pensato io?

Perchè?
Pecchè? Eh?

Avete presente «Il Re Leone» di Disney? È una storia piuttosto spessa. Un giovane leone si auto-esilia dal suo branco, convinto di essere colpevole della morte del padre. Una storia di crescita, vendetta e riscatto.
…in un film per bambini?
Certo. Intanto, i bambini sono bambini, non stupidi in miniatura. E poi basta infilarci Timon, Pumba e anche Rafiki, che cura le menate di Simba a mazzate in testa,

Rafiki e Simba
Il passato è passato!

e la storia diventa subito digeribile. Non solo digeribile, ma bella, pure (anche se sticavoli, io non mi sono ancora ripresa dalla morte di Mufasa).
Forse anche le mia Anna ha bisogno di qualche mazzata terapeutica?
Erica improvvisa, butta lì una scena che mi provoca nel cervello uno spettacolo di fuochi d’artificio che neanche il 4 luglio. Nel pomeriggio, appena riesco a rimettere le mani sul mio PC, apro Scapple, faccio doppio click proprio nel centro dello schermo e scrivo un nome. E nel pieno del suo fulgore, signore e signori, mi si presenta…

Non ve lo dico.

Mica vi posso raccontare proprio tutto, no? Però posso dirvi che ho riempito un’altra mappa mentale con vita, morte e miracoli di questo nuovo personaggio, che ha cominciato a parlare e pare non abbia alcuna intenzione di tacere. Almeno per il momento. Quanto a me, ho sperimentato quella sorta di beatitudine scrittoria che ti prende quando, come per magia, tutti i pezzi vanno al loro posto e l’immagine da frammentaria diventa chiara, unica. Una volta tanto.
Pochi giorni dopo ho terminato  la rilettura in questa nuova ottica e adesso vi posso dire che no, il romanzo non è una palla.

O magari lo è. Ma se non altro adesso posso dire con certezza che esiste, sulla faccia della terra, almeno un lettore a cui piace da morire.
Io.

Che cosa ho imparato da questa faccenda

  • La revisione può essere dolorosa. Non è bello scoprire che nella tua creatura c’è qualcosa che non va. Vale anche per i romanzi.
  • La revisione può essere dolorosa, ma non è una tragedia. Anne Lamott, nel suo «Bird by Bird», dice che bisogna accettare di scrivere «shitty first drafts». Prime stesure che, ehm, puzzano un po’. Poi bisogna mettersi i guanti, infilarci le mani e cominciare a pulire. Se siete sicuri che la vostra prima bozza va bene così e non siete Lee Child, potreste avere un problema.
    Esiste la possibilità che la storia sia irrecuperabile? Ovvio che sì. Ma per stavolta non ne parliamo.
  • Serve un altro paio d’occhi per guardare la propria storia. E devono appartenere a qualcun altro. Lo abbiamo già detto quelle dieci-dodicimila volte che l’editing professionale è necessario, vero? Lo ripetiamo. Soprattutto se pubblicate in self, non potete farne a meno, rassegnatevi. Se non potete permettervelo, trovate almeno dei lettori beta, una professoressa di italiano in pensione, la zia secchiona, quello che volete. Ma chiedete a qualcuno di guardare la vostra storia e di dirvi onestamente cosa ne pensa.
    In una fase precedente all’editing, oltre al paio d’occhi aiuta molto anche una spalla su cui piangere. Io la telefonata con Erica ve l’ho sintetizzata, ma è stata più lunga di così. Quando abbiamo messo giù ho incominciato a scrivere la causa di beatificazione.
  • Non si finisce mai di imparare. Anzi, credo si impari veramente solo facendo, e in particolare quando sbatti il muso in un ostacolo e cerchi il modo di andare avanti. Bisogna continuare a studiare, perché tendiamo a fermare lo sguardo su certi aspetti e ci perdiamo il resto. Ma ogni volta che si puntano i riflettori su un aspetto della scrittura, si scopre che le sfaccettature sono molteplici, gli esempi innumerevoli, gli usi variegati. Bisogna ricordarlo e non smettere mai di studiare. E scrivere, tanto.

La morale della favola

Lavorando a «Cristallo» ho l’impressione di cercare un ago in un pagliaio. È una faticaccia, un lavoro improbo che qualche volta comporta lo spostamento di una pagliuzza alla volta. Ci sono momenti in cui un raggio di sole colpisce l’ago, che scintilla e si fa vedere. Qualche volta sembra perfino d’oro. Allora riparto alla ricerca, con entusiasmo, con l’illusione di essere vicina alla meta, più certa e innamorata di prima.

Il mio prossimo romanzo, Cristallo

Vi è mai successo di trovare un problema in una vostra storia, e risolverlo in un modo di cui siete piuttosto fieri?

Post Scriptum. A proposito di scuffie ossessive, ma raccontate da dio, non potete perdervi questo libro qui.

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Il metodo del Fiocco di Neve per scrivere un romanzo

21 Aprile 2015 by Serena 9 commenti

Introduzione

Questa è la traduzione integrale, eseguita dalla sottoscritta, del celebre articolo The Snowflake Method For Designing A Novel, nel quale Randy Ingermanson illustra il metodo da lui elaborato per la progettazione di un romanzo. Si parte da un concetto essenziale e si procede per espansioni successive.

Non esistono, che io sappia, altre traduzioni integrali in italiano di quell’articolo, mentre ne esistono purtroppo parecchie versioni approssimative e pasticciate. Questa versione non aggiunge, né toglie, né commenta: è l’articolo tale quale come si trova sul sito di Ingermanson, www.advancedfictionwriting.com. Dopo una breve riflessione, ho deciso di lasciare anche tutti i link di vendita del software per scrittori creato da Randy, basato sul suo metodo, e i link di vendita dei suoi libri. Considerando che Randy ha messo a disposizione per anni e gratuitamente due delle migliori risorse per scrittori disponibili sul web, mi sembrava davvero il minimo.

Le risorse gratuite cui mi riferisco sono, appunto, l’articolo sullo Snowflake Method e quello su come si costruisce una scena, che vi invito caldamente a leggere: lo trovate qui.

La traduzione che state per leggere è stata autorizzata personalmente da Randy, che ringrazio anche qui, pubblicamente, per la sua fiducia. Thank you so much, Randy! 😀 Oltre che essere una specie di genio, Randy è anche una persona incredibilmente simpatica e disponibile. Qui trovate la sua bio in inglese; tradurrò anche questa non appena mi sarà possibile, perché fa buttare dal ridere.

Randy Ingermanson
Randy Ingermanson

Tengo a precisare che non sono un’affiliata e non percepisco alcun compenso per la pubblicazione di questa traduzione con tutti i link commerciali. L’ho eseguita solo perché ho sperimentato il Metodo del Fiocco di Neve e ne sono una fan e una grande ammiratrice; lo consiglio a chiunque abbia in mente di scrivere un romanzo, che è una bella impresa, ma quasi impossibile se lasciata al caso.

Alla traduzione ho dedicato una pagina fissa, che trovate qui, perché il post di blog poi scivola in basso, sempre più giù, sempre più giù… Invece vorrei che la traduzione restasse reperibile facilmente per gli interessati.

Apprezzerei moltissimo una parola di commento, anche se molti di voi hanno già visto la pagina ieri, soprattutto se ritenete che il metodo possa esservi utile.

Buona lettura e, soprattutto, felice scrittura del vostro romanzo con il Metodo del Fiocco di Neve.

 

Il Metodo del “Fiocco di Neve” per la progettazione di un romanzo.

Scrivere un romanzo è facile. Scrivere un buon romanzo è difficile. Così è la vita. Se fosse facile, tutti scriveremmo bestsellers pluripremiati.

A dir la verità, ci sono in giro migliaia di persone che vi possono spiegare come scrivere un romanzo. Ci sono migliaia di metodi differenti. Per voi, il migliore è quello che funziona per voi.

In questo articolo, ho il piacere di condividere con voi  ciò che funziona per me. Ho pubblicato sei romanzi e i miei scritti hanno vinto una dozzina di premi. Tengo frequentemente e con continuità conferenze di scrittura, nelle quali insegno come si scrive narrativa. Una delle mie lezioni più popolari è questa: Come scrivere un romanzo utilizzando quello che io chiamo il “Metodo del Fiocco di Neve”.

Questa pagina è la più popolare del mio sito, e riceve circa un migliaio di visite al giorno, dal che potete dedurre che un bel po’ di gente la trova utile. Ma potrebbe non essere utile per voi, e per quanto mi riguarda va bene lo stesso. Date un’occhiata, decidete che cosa potrebbe funzionare per voi e lasciate perdere il resto! Se la trovate vomitevole, non mi sentirò insultato. Gli scrittori sono tutti diversi. Se invece il mio metodo dovesse darvi la carica, ne sarò felice. Vi darò il miglior esempio che posso del mio modo di organizzare le cose, ma alla fine siete voi a dover decidere che cosa funziona al meglio per voi. Divertitevi e… scrivete il vostro romanzo!

L’importanza della progettazione

La buona narrativa non capita per caso, è progettata. Potete fare il lavoro di progettazione prima o dopo aver scritto il vostro romanzo. Io ho provato a farlo in entrambi i modi e credo fermamente che farlo prima di scrivere sia più veloce e dia risultati migliori. La progettazione è un lavoro duro, quindi è importante trovare una linea guida prima di cominciare. Questo articolo vuole fornirvi un metafora potente per guidarvi nella vostra progettazione.

La nostra domanda fondamentale è: Come si fa a progettare un romanzo?

Ho fatto il programmatore per molti anni, elaborando grandi progetti di software. Scrivo romanzi allo stesso modo, utilizzando la “metafora del fiocco di neve”. Ok, che cos’è la metafora del fiocco di neve? Prima di continuare a leggere, date un’occhiata a questo bel sito.

In cima alla pagina, trovate un bello schema conosciuto come “frattale del fiocco di neve”.

Frattale del fiocco di neve
Un fiocco di neve very cool

Non ditelo a nessuno, ma questo è un importante oggetto matematico ampiamente studiato. Comunque, per i nostri scopi, questo è solo un bello schizzo di un fiocco di neve. Se fate scorrere un po’ la pagina verso il basso, trovate una vignetta con un grande triangolo e delle frecce sottostanti. Se schiacciate ripetutamente il bottone con la freccia che punta verso destra, vedrete le fasi successive della creazione del fiocco di neve. All’inizio non ha molto del fiocco di neve, ma poco a poco sembra sempre di più un fiocco di neve, fino a quando è completo.

Le prime fasi appaiono in questo modo:

Il metodo del fiocco di neve per pianificare un romanco

 

Io sostengo che questo sia anche un modo per creare un romanzo. Partite con poco, e ci costruite su altra roba fino a quando non appare una storia. Una parte di questo lavoro è creativa, e quella non ve la posso insegnare io. Non in questa sede, in ogni caso. Ma parte del lavoro consiste anche nel gestire la vostra creatività, organizzandola in un romanzo ben strutturato. E questo è la parte che vorrei insegnarvi qui.

Se siete come la maggioranza delle persone, passate un sacco di tempo a pensare al vostro romanzo molto prima di cominciare a scrivere. Fate anche un po’ di ricerca. Fate sogni ad occhi aperti su come funzionerà la storia. Elaborate idee diverse. Cominciate a sentire la voce dei vari personaggi. Vi chiedete quale sia l’argomento del vostro libro, il Tema Profondo. Questa è una parte essenziale di ogni libro e io la chiamo “compostaggio”. È un processo informale e ogni scrittore lo fa a modo suo. Darò per scontato che sappiate come è composta la vostra storia e che abbiate già un romanzo ben “compostato” in mente, e che siate pronti a sedervi e cominciare a scrivere quel romanzo.

Le Dieci Fasi della Progettazione

Prima di cominciare a scrivere, dovete organizzarvi. È necessario che mettiate su carta tutte le vostre meravigliose idee in una forma in cui siano utilizzabili. Perché? Perché la memoria è fallibile, e la vostra creatività ha probabilmente lasciato dei “buchi” qua e là nella vostra storia, buchi che dovete riempire prima di cominciare a scrivere il vostro romanzo. Avete bisogno di un documento di progettazione. E  dovete produrlo utilizzando un procedimento che non vi faccia passare la voglia di scrivere la storia vera. Ecco il mio procedimento in dieci fasi per scrivere un documento di progettazione. Io utilizzo questo procedimento per scrivere i miei romanzi, e spero che vi sia d’aiuto.

Passo 1) Prendetevi un’ora di tempo per scrivere un riassunto in una sola fase del vostro romanzo .  Qualcosa di questo genere: “Una canaglia di scienziato viaggia a ritroso nel tempo per uccidere l’Apostolo Paolo.” (Questo è il riassunto del mio primo romanzo, “Transgression”.) La frase vi sarà utile per sempre per vendere il vostro romanzo in dieci secondi. Questo è il quadro generale, che corrisponde al grande triangolo iniziale nell’illustrazione del fiocco di neve.

Quando, più avanti, scriverete la lettera di presentazione del vostro romanzo, questa frase dovrà apparire molto presto. È il “gancio”che venderà il libro al vostro editor, al comitato editoriale, alla forza vendita e alla fine ai lettori. Perciò, scrivetela meglio che potete!

Alcuni suggerimenti per una buona frase:

  • Più è corta e meglio è. Tentate di rimanere sotto alle 15 parole.
  • Per favore, non mettete i nomi dei personaggi! Meglio dire “una trapezista diversamente abile” piuttosto che “Luisa Rossi”
  • Collegate il quadro generale ad una storia personale. Quale personaggio ha più da perdere in questa storia? Ora, ditemi che cosa lui o lei desidera ottenere.
  • Per imparare, leggete i riassunti in una riga nella lista dei bestsellers del New York Times. Scriverli è una forma d’arte.

Passo 2) Prendetevi un’altra ora ed espandete quella frase in un paragrafo completo che descriva l’ambientazione della storia, gli eventi principali e la fine del romanzo. Questa fase corrisponde al secondo stadio del fiocco di neve. A me piace strutturare la storia in “tre disastri ed un finale”. Ogni evento ha bisogno di circa un quarto della storia per essere sviluppato, e il disastro finale occupa l’ultimo quarto. Non so se questa sia la struttura ideale, è solo mio gusto personale.

Se credete nella struttura in tre atti, allora il primo evento corrisponde alla fine del primo atto, il secondo evento è il momento centrale del  secondo atto, e provoca necessariamente il terzo atto che conclude il tutto. Va benissimo che il primo evento sia causato da circostanze esterne, ma secondo me il secondo e il terzo evento devono essere originati dai tentativi del protagonista di “sistemare le cose”. Le cose infatto andranno di male in peggio.

Potrete poi usare questo paragrafo nella vostra proposta editoriale. Idealmente, il vostro paragrafo sarà composto da cinque frasi. Una frase mi darà l’ambientazione e la situazione iniziale. Poi, serve una frase per ciascuno dei tre disastri. Non confondete questo paragrafo con il testo della vostra quarta di copertina. Questo paragrafo contiene l’intera storia, mentre la quarta di copertina dovrebbe riepilogare solo il primo 25% del romanzo.

Passo 3) Quanto sopra offre una visuale d’alta quota della vostra storia. Ora avete bisogno di qualcosa di simile per le linee narrative di ciascuno dei vostri personaggi. I personaggi sono la componente fondamentale di ogni romanzo, e il tempo che investite nella loro progettazione preliminare vi ripagherà dieci volte tanto quando inizierete a scrivere. Per ciascuno dei personaggi principali, dedicate un’ora a scrivere una pagina che comprenda:

  • Il nome del personaggio
  • Una singola frase che riepiloghi la linea narrativa del personaggio
  • La motivazione del personaggio (che cosa vuole in astratto?)
  • L’obiettivo del personaggio (che cosa vuole, in concreto?)
  • Il conflitto del personaggio (che cosa gli impedisce di raggiungere il suo obiettivo?)
  • L’epifania del personaggio (che cosa imparerà, in che modo cambierà)
  • Un riassunto più dettagliato (un paragrafo) della sua linea narrativa.

Una cosa importante: potreste accorgervi di dover riprendere e modificare, in seguito, la frase e/o il paragrafo riassuntivi. Fatelo! Questo è positivo: significa che il vostro personaggio vi sta dicendo qualcosa a proposito della storia. È sempre appropriato, in qualunque momento della fase di progettazione, riprendere e rivedere gli stadi precedenti. In effetti, non è solo positivo: è inevitabile. E va bene così. Se rivedete e correggete in questa fase, vi risparmiate di doverlo fare più tardi, su un voluminoso manoscritto di 400 pagine.

Un’altra cosa da tenere in mente: tutto ciò non deve essere perfetto. Lo scopo di ogni passo della progettazione è quello di farvi avanzare verso il passo successivo. Non perdete lo slancio! Potrete sempre tornare indietro più tardi, quando comprenderete meglio la storia.  E succederà, a meno che siate molto più intelligenti di me.

Passo 4) A questo punto dovreste avere un’idea abbastanza chiara della struttura di massima della vostra storia, e ci avete passato sopra solo un giorno o due. A dir la verità potreste averci già lavorato anche una settimana, ma non importa. Se la storia manca di coerenza,  lo sapete già da ora, meglio che dopo aver investito 500 ore del vostro preziosissimo tempo in una prima stesura che non va da nessuna parte. Quindi ora continuate a far crescere la storia. Prendetevi qualche ora ed espandete ogni frase del vostro riassunto in un paragrafo completo. Tutti i paragrafi, eccetto l’ultimo, devono concludersi con un evento. L’ultimo paragrafo deve raccontare come finisce il libro.  Questa parte è molto divertente e, alla fine dell’esercizio, avrete in mano un scheletro più che decente della vostra storia, in una sola pagina. È buona cosa riuscire a a far stare tutto in una solo pagina con interlinea singola. Ciò che importa è che state sviluppando le idee che andranno nella vostra storia. State espandendo il conflitto. Ora dovreste avere in mano una sinossi adatta a una proposta di pubblicazione, anche se per la proposta esiste un’alternativa anche migliore…

Passo 5) Prendetevi un paio di giorni per scrivere una descrizione di una pagina di ciascuno dei personaggi principali, e di mezza pagina per gli altri personaggi. Queste “sinossi dei personaggi” dovrebbero raccontare la storia dal punto di vista di ogni singolo personaggio. Come al solito, siete liberi di ritornare agli stadi precedenti e fare modifiche, man mano che imparate cose interessanti sui vostri personaggi. Questo è il passaggio che mi piace di più e, negli ultimi tempi, ho inserito le “sinossi dei personaggi” nelle mie proposte di pubblicazione, al posto di una sinossi costruita sulla trama. Gli editor amano le sinossi centrate sui personaggi, perché amano i romanzi costruiti sui personaggi.

Passo 6) A questo punto avete in mano una storia solida con numerose linee narrative, una per ciascuno dei vostri personaggi. Ora prendetevi una settimana ed espandete la sinossi in una pagina della vostra trama in una sinossi in quattro pagine. Fondamentalmente, dovete espandere ancora ogni paragrafo del passo n. 4 fino a quando riempie un’intera pagina. È molto divertente, perché state per comprendere la logica generale della storia e prenderete decisioni strategiche. A questo punto è assolutamente certo che avrete bisogno di riprendere le fasi precedenti e che farete delle modifiche, mano a mano che entrate sempre più in profondità nelle dinamiche della storia e battete il naso in nuove idee.

Passo 7) Ora prendetevi un’altra settimana ed espandete le vostre descrizioni dei personaggi in una serie di  vere e proprie mappe, che descrivano nel dettaglio tutto ciò che c’è da sapere su di loro. Le solite cose: data di nascita, descrizione fisica, storia, motivazioni, obiettivi eccetera. Una cosa è particolarmente importante: come sarà cambiato ogni personaggio, alla fine del romanzo? Questa è un’espansione di ciò che avete elaborato al passo n. 3, e vi insegnerà molto su di loro. Probabilmente riprenderete i passi da 1 a 6, perché i personaggi a questo punto prendono vita e cominciano a diventare petulanti e a far domande sulla storia. Questo va bene, perché la grande narrativa è generata dai personaggi. Prendetevi tutto il tempo che vi serve, per questa fase, perché state solo risparmiando un sacco di tempo per dopo. Quando avrete finito questo procedimento (e ci potrebbe volere anche un mese intero di sforzi costanti per arrivarci) avrete quasi tutto ciò che vi serve per scrivere una proposta editoriale. Se siete un romanziere già pubblicato, allora potete già scrivere la vostra proposta e vendere il vostro romanzo ancora prima di averlo scritto. Se non siete ancora stati pubblicati, allora dovrete prima scrivere il vostro romanzo. Lo so, non è bello ma così è la vita, e la vita degli scrittori è anche peggio.

Passo 8) A questo punto potreste prendervi una pausa in attesa di vendere il libro,  ma a un certo punto dovrete ben cominciare a scrivere sul serio il romanzo. Prima di questo, ci sono un paio di cose che potete fare per rendere meno traumatica la stesura della prima bozza. La prima cosa da fare è prendere la sinossi in quattro pagine e compilare una lista di tutte le scene di cui avrete bisogno per trasformare la storia in un romanzo. E il modo più semplice di farlo è… con un foglio di calcolo (Excel, per capirci, o il corrispondente in Open Office che si chiama Calc, o quello che pare a voi, n.d.t.).

Per qualche ragione, per molti scrittori si tratta di una cosa spaventosa. Oh che orrore. Superatelo. Avere imparato a usare un elaboratore di testi, un foglio di calcolo è più semplice. Dovete creare una lista di scene, e i fogli di calcolo sono stati inventati giusto per creare liste. Se dovete imparare come fare, compratevi un libro. Ce ne sono a migliaia disponibili e uno sarà sicuramente perfetto per voi. Dovreste metterci meno di una giornata ad imparare il minimo indispensabile. Sarà il giorno meglio speso di sempre. Fatelo, e basta.

Create un foglio di calcolo dettagliando le scene che emergono dalla vostra sinossi in quattro pagine. Dedicate una riga ad ogni scena. In una colonna metterete il personaggio PdV (punto di vista). In un’altra colonna (piuttosto larga), scrivete cosa succede. Se vi sentite estrosi, aggiungete altre colonne, per esempio quante pagine vi aspettate di scrivere per quella scena. Un foglio di calcolo è l’ideale, perché così riuscirete a cogliere l’intera linea della narrazione in una sola occhiata, e sarà più semplice spostare le scene per fare ordine.

I miei fogli di calcolo di solito finiscono per avere più di 100 righe, una riga per ogni scena del romanzo. Man mano che sviluppo la storia, ne creo nuove versioni. Tutto ciò è straordinariamente utile per analizzare la storia. Può volerci un’intera settimana per completare un buon foglio di calcolo.  Quando avete finito, potete aggiungere ancora una colonna per i numeri di capitolo e assegnare un capitolo ad ogni scena.

Passo 9) (facoltativo. Io non lo faccio più.)

Tornate al vostro elaboratore di testi e cominciate a scrivere una “descrizione narrativa” della storia. Prendete ogni riga del foglio di calcolo ed espandetela in una descrizione della scena, in più paragrafi. Metteteci ogni bello spunto di dialogo che vi viene in mente, e delineate il conflitto essenziale di ogni scena. Se non c’è conflitto, a questo punto lo scoprirete e allora dovrete aggiungere conflitto o eliminare la scena.

Io scrivevo una o due pagine per capitolo, e cominciavo ogni capitolo in una nuova pagina. Poi stampavo e mettevo il tutto in un raccoglitore a fogli mobili, in modo da poter spostare facilmente i capitoli o rivederli senza pasticciare gli altri. Di solito per questo procedimento impiegavo un intero weekend e il risultato finale era un massiccio documento di cinquanta pagine che rivedevo con la penna rossa mentre scrivevo la prima bozza. Le buone idee che mi venivano quando mi svegliavo al mattino venivano scritte a mano nei margini di questo documento. Questo, comunque, è un modo abbastanza indolore di scrivere la temutissima sinossi dettagliata che tutti gli scrittori odiano. Ma è davvero divertente da sviluppare, se prima avete completato il passo 1 e il passo 8. In questa fase non mostravo mai a nessuno la sinossi, men che meno ad un editor: era solo per me. Mi piaceva pensarci come ad un prototipo di prima stesura. Immaginatevi di completare la prima stesura in una settimana! Certo, ce la potete fare e ne vale la pena. Ma onestamente ora non sento di avere più bisogno di questo passaggio, e non lo faccio più.

Passo 10) A questo punto, sedetevi e cominciate a buttar giù la vera prima bozza del romanzo. Vi stupirete della velocità con la quale il testo vi vola via dalle mani, a questo punto. Ho visto scrittori triplicare di colpo la propria velocità di scrittura, producendo per di più una prima stesura di qualità migliore rispetto a quella di una terza stesura.

Potreste pensare che tutta la creatività sia andata a farsi friggere, a questo punto. Ebbene, no, a meno che non abbiate esagerato con l’analisi mentre elaboravate il vostro Fiocco di Neve. Questa dovrebbe essere la parte divertente, perché ci sono numerosi piccoli problemi logici di cui occuparsi. Come farà Eroe a scendere da quell’albero circondato da alligatori per salvare Eroina che si trova in una barca a remi che ha preso fuoco? Questo è il momento di deciderlo! Ma è divertente, perché voi già sapete che la struttura generale del romanzo funziona. Così potete limitarvi a risolvere solo un numero limitato di problemi, e procedere con la scrittura relativamente in fretta.

Questa fase è incredibilmente emozionante. Ho sentito un sacco di scrittori lamentarsi di quanto sia difficile scrivere la prima bozza. Senza eccezioni, è sempre perché non hanno idea di cosa debba succedere dopo. Santo cielo! La vita è troppo breve per scrivere in questo modo! Non c’è nessun motivo per passare 500 ore a scrivere una prima bozza che non va da nessuna parte, quando ne potete scrivere una solida in 150. Considerando anche il centinaio di ore che vi serve per i documenti di progettazione, ve la caverete molto prima.

Circa a metà della prima bozza, mi prendo una pausa e sistemo le parti che non funzionano più nei documenti di progettazione. Certo, i documenti di progettazione non sono perfetti. Va bene così. I documenti di progettazione non sono scritti nella pietra, sono un insieme in evoluzione che cresce mentre voi sviluppate il vostro romanzo. Se state lavorando bene, alla fine della prima stesura riderete di quel campionario di spazzatura amatoriale che erano i vostri documenti all’inizio. E sarete emozionati dalla profondità che la vostra storia ha raggiunto.

Nel corso degli anni, ho insegnato il Metodo del Fiocco di Neve a centinaia di scrittori. Ho anche lasciato questo articolo a disposizione di tutti nel mio sito per un sacco di tempo e la pagina, ad oggi, è stata visitata più di 2.400.000 volte. Ho avuto riscontri da parecchi scrittori. Alcuni amano il Fiocco di Neve, altri no. La mia posizione è: se funziona per voi, allora usatelo. Se funziona solo in parte, allora usate quella parte. Io scrivo i miei romanzi usando il metodo del Fiocco di Neve. Non fraintendete, si tratta di un bel po’ di lavoro. Per un sacco di tempo l’ho svolto nel modo più difficile, usando Microsoft Word per scrivere il testo e Microsoft Excel  per gestire la lista delle scene. Sfortunatamente, né Word né Excel hanno mai sentito parlare della struttura della narrazione. Alla fine, ho capito che sarebbe stato molto più facile utilizzare il metodo se gli strumenti fossero stati progettati espressamente per la narrativa.

Così un giorno ho creato un software. Volevo qualcosa che rendesse automatici tutti quei passaggi che si potevano automatizzare. Il risultato è un programma commerciale che io chiamo Snowflake Pro.

Il software Snowflake Pro
Il software Snowflake Pro

Mi rende la creazione del Fiocco di Neve incredibilmente più facile, e sta facendo lo stesso per moltissimi altri scrittori. Il software Snowflake Pro rende il metodo del Fiocco di Neve veloce, facile e divertente. Funziona su Mac, Windows e Linux. Al momento è in corso una promozione che vi offre uno sconto del 50% su questo strumento se possedete una copia di Writing Fiction for Dummies. (Questo è il link per acquistare il libro su Amazon.it)

Writing Fiction for Dummies
Writing Fiction for Dummies

Ulteriori notizie su Snowflake Pro le trovate qui.

Come utilizzare il Fiocco di Neve

State faticando proprio in questo momento sulla prima, orribile stesura di un romanzo che sembra senza speranza? Prendetevi un’ora di tempo e riassumete la vostra storia in una frase. Le cose sembrano più chiare? Avete appena completato il primo passo del metodo del Fiocco di Neve, e ci avete messo solo un’ora. Perché non provare anche gli altri passi e vedere se la vostra storia, per caso, non comincia a prendere vita? Che cosa avete da perdere, a parte un’orrenda prima bozza che già odiate?

Siete un pantser e avete finalmente terminato il vostro romanzo, ma proprio ora state guardando un’enorme pila di carta che ha un disperato bisogno di essere riscritta? Coraggio! Il romanzo è terminato, giusto? Avete portato a termine qualcosa che molti scrittori possono solo a sognarsi. Ora immaginate di incontrare in ascensore un pezzo grosso dell’editoria che vi chiede di cosa parla il vostro romanzo. In quindici parole o meno, che cosa rispondereste?

Prendetevi quel tempo! Questo è un gioco duro. Se riuscite a tirar fuori una risposta in un’ora… avete appena completato il primo passo del metodo del Fiocco di Neve! Pensate che qualcuno degli altri Passi possa aiutarvi a mettere ordine nel vostro manoscritto? Dategli una possibilità. Che cosa avete da perdere?

Avete appena ricevuto dal vostro editor una lettera lunga quanto un incubo, che vi elenca in dettaglio tutto quello che non va nel vostro romanzo? Vi state chiedendo come diavolo farete ad apportare tutti i cambiamenti necessari prima della scadenza? Non è mai troppo tardi per applicare il metodo. Cosa ne dite di prendervi una settimana di tempo e farvi tutti i passaggi? Vi servirà meravigliosamente per rendere le cose più comprensibili, e avrete un piano di lavoro per eseguire tutte quelle modifiche. Scommetto che finirete a tempo di record. E scommetto anche che, alla fine, il libro sarà migliore di quel che pensavate.

Se il metodo del Fiocco di Neve funziona per voi, mi farebbe piacere saperlo. Mi potete raggiungere dalla pagina dei contatti nel mio sito (qui, n.d.t.)

Ringraziamenti: Ringrazio i miei molti amici della lista Chi Libris e soprattutto Janelle Schneider, per le numerose discussioni sul Fiocco di Neve e molto altro.

Cordiali saluti,

Randy Ingermanson, Ph.D

Firma di Randy

 

 

Volete sapere di più del metodo del Fiocco di Neve?

Date un’occhiata al mio ultimo best-seller, How to Write a Novel using the Snowflake Method.

How to write a Novel using the Snowflake Method
How to write a Novel using the Snowflake Method

Questo libro è un diverso tipo di strumento didattico. Esso utilizza una storia per MOSTRARE come scrivere un romanzo, piuttosto che DIRE come scrivere un romanzo. Ho usato il metodo del Fiocco di Neve per scriverlo e, alla fine, potete vedere il documento di progettazione che ho elaborato per farlo, esattamente come l’ho scritto.

Se imparate meglio tramite esempi pratici, questo libro potrebbe piacervi. Parla di una giovane donna che sogna da sempre di scrivere un romanzo. I suoi genitori le hanno detto che la scrittura narrativa non era una cosa “pratica” e hanno insistito perché conseguisse una (molto più pratica) laurea. Ma ora che è sposata e i bambini finalmente vanno a scuola, decide di fare qualcosa per sé, per una volta nella vita. Ha intenzione di scrivere quel romanzo e nessuno riuscirà a fermarla… tranne se stessa.

Il libro è disponibile in ebook o cartaceo.

Compera su Amazon (Kindle o cartaceo)
Compera su B & N. (Nook o cartaceo)
Compera su iBookstore di Apple. (IBook)
Compera su Kobo. (Formato epub)
Compera su Smashwords. (Qualsiasi formato elettronico.)

Sull’Autore

Randy Ingermanson è un fisico teorico e il pluripremiato autore di sei romanzi. Ha insegnato in numerose conferenze di scrittura nel corso degli anni e pubblica gratuitamente l’E-zine mensile Advanced Fiction Writing , la più grande rivista elettronica in tutto il mondo sul mestiere di scrivere narrativa, con oltre 32.000 lettori.

Randy Ingermanson
Randy Ingermanson

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