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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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a writer's journey

Il punto sul 2016

16 Novembre 2016 by Serena 17 commenti

Foto Natalizia scattata la scorsa settimana
No, non è una foto dell’anno scorso. Rassegnatevi.

Fidatevi di me: il 2017 incombe. Alla fine del 2016 mancano meno di cinque minuti. Stendere un piano operativo per il 2017 è un’operazione delicata e importante e va ben oltre i buoni propositi di Capodanno, che il 3 di gennaio sono già in pattumiera. Io voglio un piano con le date, un progetto spezzato in piccoli passi intermedi, degli obiettivi S.M.A.R.T. Ecco perché comincio a pensarci già adesso; anzi, è un po’ che ci penso, ed ecco perché non posso prescindere da una verifica di quel che ho combinato nel 2016. Ciò che non è stato realizzato potrebbe essere archiviato, se non è più attuale; ciò che resta da fare e vale la pena, dovrà finire in un calendario 2017.

Provo a fare insieme a voi il punto della situazione: vi ricordate che in questo post vi avevo invitati al lancio di pomodori? Bene, potete preparare il vostro cestino. San Marzano o cuore di bue non importa, basta che siano maturi ^^

Obiettivo Numero 1: Pubblicare un lavoro di narrativa.cover-beitbuck-copertina-per-kindle

Beh, questo è un obiettivo centrato! A giugno 2016, sulla spinta di una serie di fortissime motivazioni, ho terminato e pubblicato il mio Buck. Da allora, un cane invisibile – pardon, un mezzo lupo invisibile – si è unito alla mia famiglia. Ma non è finita qui: grazie a una ventina di autori, all’indomani del terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli è nata l’antologia di racconti “Buck e il Terremoto, che ho curato con gratitudine e orgoglio. Di Buck e il Terremoto parlano in tanti, nel Web, , in questo momento. Per fortuna! Perché la prima donazione alla Croce Rossa Italiana è partita il 31 ottobre.

Obiettivo Numero 2: Pubblicare tre articoli al mese sui blog.

Ahem. Qui casca l’asinA. Avrei dovuto dare retta a chi mi avvertiva che è già molto difficile tenere un blog, figurarsi tre, ma se non ci sbatto il naso per conto mio non sono contenta. La mia frequenza di pubblicazione è stata penosa: volevo pubblicare un articolo ogni dieci giorni a rotazione sui tre blog, quindi un totale di 36 articoli in un anno e invece sono arrivata, con tanta fatica, a 13 post, 14 con questo. Non va bene, no no no. Bisognerà prendere qualche decisione drastica, e soprattutto dare un senso più definito alla scelta di tenere un blog. Non per altro, solo perché il tempo è prezioso e sbatterlo via non va bene.

Obiettivo Numero 3: Leggere questi 6 libri

  1. “The Story Grid” di Shawn Coyne
  2. “Story” di Robert McKee. Disponibile in italiano.
  3. “Anatomy of Story” di John Truby. Disponibile in italiano.
  4. “Plot & Structure” di James Scott Bell
  5. “Turning Pro” di Steven Pressfield
  6. “Screenplay” di Syd Field

Neanche uno finito. No, dico… Uno. Uno solo. Letto. Finito. No. Vergogna. Ho letto altro, ma questi no. Ricompariranno nei buoni propositi 2017, magari non tutti ma ci saranno. Sono buoni libri che consiglio a tutti. Sono andata avanti a leggerli, li ho piluccati qua e là ma niente di più. Nel 2017 almeno un paio li devo finire.

Obiettivo Numero 4: Frequentare due corsi di formazione. Uno tecnico su un aspetto della scrittura, uno di marketing.

Oh, finalmente qualche buona notizia! Obiettivo raggiunto su tutti e due i fronti. Per il marketing e la parte tecnica, ho seguito online il corso Self-Publishing Success di Joanna Penn, che consiglio caldamente a chi non ha ancora pubblicato in self ma desidera farlo, possibilmente senza impazzire. Joanna Penn già regala dell’ottimo materiale, sul suo sito, e non so come faccia a dare un ulteriore valore aggiunto nei suoi corsi: sta di fatto che ci riesce! Questo è un ottimo corso, esaustivo, però per seguirlo dovete sapere l’inglese. E tenere sempre presente che le considerazioni che valgono per il mercato di lingua inglese, soprattutto le stime commerciali, devono essere molto ridimensionate per il mercato di lingua italiana.

Per quanto riguarda la scrittura, ho seguito con grande divertimento due seminari online sulla costruzione della trama. E poi mi sono regalata il corso di James Patterson, che non ho ancora terminato. Vista la caratura del docente avevo aspettative alte, che non sono state rispettate o non del tutto: mi sembra quasi di avere imparato di più dai primi due seminari, anche se Laura Baker non è altrettanto celebre, anzi. In ogni caso rifarei tutto, e a luglio 2017 vorrei seguire un altro seminario della Baker. Laura legge e commenta gli esercizi degli studenti in modo approfondito uno per uno, così sono costretta a esercitarmi. Anche questi corsi sono in inglese.

Mi piace imparare, così tanto che l’anno prossimo vorrei riservare molto più spazio allo studio e alla lettura in generale. Mi sono costretta a una dieta forzata dai libri degli altri per dedicare il mio (pochissimo) tempo a scrivere roba mia. Sono contenta, ne è valsa la pena, ma è ora di ricominciare a nutrirsi di belle letture.

Il mio compleanno 2016
Quest’anno erano 50, eh!

Per quanto riguarda il mio cammino personale,

il 2016 è stato un anno doloroso e straordinario, e ho un po’ di paura perché non è ancora finito, farei volentieri una pausa! Un anno di rivoluzione, evoluzione, risultati, crescita e lezioni imparate, senza tregua. Quelle che riguardano le pubblicazioni e la scrittura penso le condividerò presto con voi, perché potrebbero esservi utili. Le altre lezioni imparate sono un po’ più intime. Anche se a volte vorrei gridarle (e in qualche occasione l’ho fatto 😛 ).

E voi? Come vi state preparando al 2017? Raccontate 🙂

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Come fu che pubblicai un romanzo e non l’altro

8 Luglio 2016 by Serena 22 commenti

Pare che sia successo davvero. Il libro esiste, l’ho anche avuto tra le mani nella sua primissima versione cartacea. Se vado su Amazon lo vedo lì, con il mio nome sopra. E quella della foto, sulla quarta, sono proprio io. Ostrega!

BUCK - Copertina per Kindle

Come dicevo in privato a un nostro comune amico, la blogosfera mi è mancata e, adesso che Buck è finalmente uscito, io posso tornare a cazzegg… ehm, a parlare di scrittura con qualcuno che capisce quello che sto dicendo ^^

Vi racconto com’è andata, anche perché me l’hanno chiesto, e lo farò con l’aiuto delle 5 W e di Sergio Leone.

Chi?

Beh, io, ma mica da sola! Il mio team di pubblicazione per “Buck” era formato da quattro lettori beta e da Marco che ha fatto tutto il resto XD .

Scherzi a parte: Marco è il creatore della cover e si è occupato della prima impaginazione del cartaceo. Lui usa Scrivener versione Mac, ancora più potente della versione PC, e senza di lui non avrei mai pubblicato entro la scadenza che mi ero prefissa. L’ho ringraziato all’inizio del libro, lo ringrazio anche qui dal profondo del cuore, e voi non sapete quanto è stato importante di me rispettare quella data.

La versione ebook invece l’ho fatta io, in tipo venti minuti. Anche questo però è stato possibile grazie alla potenza di Scrivener e a San Marco Grafico, che ha fornito non solo la copertina per il cartaceo ma anche quella per Kindle.

Chi altro?

Un editore, dite?

Nah. Non ci ho pensato nemmeno cinque minuti. Poi per l’amor di dio, se un domani piovesse dal cielo un contratto interessante, perché no. Ma sapete tutti come la penso, quindi è inutile ripetermi.

Cosa?

“Buck” è la storia di un giovane lupo e del suo padrone adolescente, nel pieno del passaggio alla vita adulta. Il genere principale, quindi, è il romanzo di formazione. Mi sono divertita un sacco, a scriverlo, perché amo da sempre – e con una certa visceralità – i lupi, i boschi e la montagna. Anche se vivo in città con due gatte antipatiche.

Poi c’è una storia d’amore (non corrisposto, quindi se cercate un romance lasciate stare), un po’ di Viaggio dell’Eroe, un po’ di soprannaturale solo accennato.

E sì, se tutto va bene è il primo libro di una serie.

Quando?

Modestia a parte ho fatto un mezzo miracolo: con la gestione del tempo me la cavo discretamente. Ve lo può confermare il mio AP (cavolo è un AP? Poi ve lo racconto), che può testimoniare la crescita del manoscritto, i conteggi delle parole, i fogli Excel con date, tappe, formule e tutto quanto. Il signore mi ha anche detto che forse ho un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma gli voglio bene lo stesso.

Come ho trovato il tempo extra necessario per l’ultimo sprint? Facile: sparendo dalla circolazione e dormendo molto, molto poco. Non fate come me, non è salutare. Guardate come mi sono ridotta io:

Premio Nazionale Occhiaie 2016
Premio Nazionale Occhiaie 2016

Ho avuto in mano le due copie di prova il 23, appena in tempo per la mia scadenza, che era  il 24 giugno. Causa quarta rilettura e correzione, la versione Kindle è andata online il 2 luglio e quella cartacea definitiva il 4 luglio notte. Che poi definitiva non è, perché ci sono ancora refusi – non vi dico il fastidio – e quindi farò un prima revisione (e nuovo upload) non questa domenica ma la prossima. Questo è il bello di poter controllare la produzione fisica del proprio libro!

Comunque, prima di premere Publish c’è una serie di controlli da fare: Amazon ti stimola a non pubblicare ciofeche, anche se poi alla fine la scelta spetta tutta alla serietà dell’autore. E spesso lì casca l’asino, perché la tentazione di premere il tastino e porre fine all’agonia è fortissima.

Dove?

Per precisa scelta commerciale, al momento “Buck” è solo su Amazon, in KDP e KU, in formato Kindle e cartaceo, paperback.

Perché?

Ci sono due perché, uno tecnico relativo alla narrazione, e un perché del cuore.

Il perché tecnico è che “Cristallo” aveva almeno due problemi: soffriva di un eccesso di backstory e di una carenza di Heath, il protagonista maschile. Problemi confermati sia dalla mia perfida editor Erica Baldaro che da un paio di lettori beta, molto rilevanti perché rientrano nel mio target ideale. “Buck” utilizza molto di ciò che, in “Cristallo”, era troppo, e risolve una buona parte dei problemi di cui sopra.

Il perché del cuore è che dovevo fare un regalo di compleanno. E questo è stato il motivo più forte, il vero motore di tutta la faccenda.

Il Buono

Posso godermi questi trenta secondi di felicità? 😀

Il Brutto

I refusi, ca**o. Non finiscono mai. Lo so che ci sono sempre e bla bla bla, ma mi danno un fastidio pazzesco. Doveste mai trovarne, per favore scrivetemi. Voglio arrivare alla perfezione.

Il Cattivo

Il marketing si poteva fare meglio. Ma la cosa non mi preoccupa più di tanto, per due ragioni: la prima è che avevo altre priorità, la seconda che, con un solo libro pubblicato, non vale la pena di angosciarsi troppo per lanci e compagnia cantante, soprattutto per chi scrive narrativa.

E il Bello?

Quello deve ancora venire 🙂

Un bacione a tutti voi, che siete la mia famiglia online. Se avete curiosità chiedete, io sono qui.

 Serena Bianca de Matteis Se proprio non posso leggere o scrivere

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Obiettivi di Scrittura 2016

31 Dicembre 2015 by Serena 32 commenti

Li scrivo qui, davanti al (Web)Mondo, al cospetto dei blogamici della blogosfera, alla mercé di tutti coloro che passeranno di qua. Siete caldamente pregati di farmi il fondello, se ve ne viene l’ispirazione, nel caso non li rispettassi.

Ogni mese riproporrò un post nel quale verificherò l’avanzamento dei lavori. Sarà la vostra occasione di essere crudeli.

Ve li scrivo, i miei obiettivi, come li ho inseriti in Evernote e nel mio GTD, metodo che utilizzo ormai da anni. E basta, ho già chiacchierato fin troppo.

*rullo di tamburi*

Pubblicare un lavoro di narrativa entro il 31 dicembre 2016

Uno qualsiasi (potrei dover spezzare Cristallo, non so ancora bene cosa fare)

Pubblicare tre articoli al mese

1 ogni 10 giorni: uno su serenawrites.com, uno qui e uno su ceraunavoltaunastoria.it

Leggere questi 6 libri:

    1. “The Story Grid” di Shawn Coyne
    2. “Story” di Robert McKee. Disponibile in italiano.
    3. “Anatomy of Story” di John Truby. Disponibile in italiano.
    4. “Plot & Structure” di James Scott Bell
    5. “Turning Pro” di Steven Pressfield
    6. “Screenplay” di Syd Field
.

.

Frequentare due corsi di formazione

  •  Uno, tecnico, su un aspetto della scrittura, a scelta su: costruzione dell’intreccio, conflitto, struttura, creazione di una serie, pensiero creativo. Sarà molto probabilmente un corso online della RWA o uno di Kristine Kathrin Rusch che si può trovare qui. Però ce ne sono altri che mi interessano. Vedremo. Quelli italiani manco li prendo in considerazione. Sono provocatoria? Nah, solo un pochino. Magari esistono, ma non sono online e sono un po’ fumosi. Io ne voglio uno tecnico.
  • Uno di marketing. Quelli italiani manco li prendo in considerazione. Sono provocatoria? Ah, sì. Certamente stavolta sì. Anche voi: fate attenzione a come spendete i vostri soldi, e a chi sarebbe che vi vuole insegnare.

Finito.

Beh, che vi aspettavate? Sarà già molto che riesca a raggiungere questi obiettivi qui. Messa come sono, sarebbe tanta roba.

In bocca al lupo a me. A voi, tanti auguri di un 2016 stratosferico! Avete già scritto i vostri buoni propositi?

 

Felice Anno Nuovo
Buon 2016!

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Ritorno alla Scrittura

11 Novembre 2015 by Serena 25 commenti

Cari,

Non ricordo dove eravamo rimasti l’ultima volta che ci siamo parlati. Ah, sì: si parlava di piano marketing, credo. E probabilmente vi ho anche detto che a novembre ci sarei stata poco, per via del National Novel Writing Month.

Però non immaginatemi drogata di caffeina a scrivere come una pazza le mie 1667 parole giornaliere: per fare quello ci vuole una bella dose di energia, entusiasmo, determinazione. Il NaNo è un’esperienza galvanizzante che va ben oltre la quota di parole, un tanto al chilo come al mercato. Ha a che fare con lo sfidare se stessi in compagnia di molti altri che vivono della stessa passione. È… euforizzante. E io non mi sento mica tanto euforica, anzi, me la sto prendendo straordinariamente calma. È la cosa di cui ho più bisogno in questo momento.

Calma e continua a scrivere

Da qualche parte dopo la metà di ottobre ho inviato alla mia editor e ad una lettrice beta la mia Cristallo. Il piano era che, se fosse andato tutto bene, avrei avuto tutto il tempo necessario per occuparmi della pubblicazione (vi rimando per questo al piano marketing di cui sopra) che avevo già previsto da tempo di far slittare a febbraio 2016. Questo perché a febbraio cade il mio compleanno, e nel 2016 la mia età è una bella cifra tonda tonda. Festeggiarla con la pubblicazione della prima storia con il mio vero nome sarebbe stata una gran bella soddisfazione.

Purtroppo la storia è tornata dall’editor ferita, ammaccata e lacerocontusa. Anzi, laceroconfusa.

Due di picche

Con la lettrice beta è andata un po’ meglio, ma non c’è stato l’entusiasmo che speravo. Da Lettrice Beta voglio lo sclero totale, se no non ci siamo: non mi accontento di niente di meno, da lei.

Non ci sono rimasta nemmeno troppo male: in sostanza me l’aspettavo. Diciamo pure che ci ho provato, via. Che non ne potevo più di avere tra le mani questa mia creatura deforme. Che, nel momento in cui l’ho dichiarata finita, invece di essere entusiasta di lei e pronta a difenderla a spada tratta da chiunque, mi accontentavo di una speranza. La speranza che fosse ad un livello di decenza sufficiente a non dovermene vergognare. Invece così non è stato.

Probabilmente è una storia ancora decente, lo dico senza falsa modestia, ma non è una bella storia, non secondo i miei standard. La seconda parte, dice la beta, è tra le cose più belle che io abbia scritto. La prima…

Meh.

Così imparo ad accontentarmi. Non è etico accontentarsi e, soprattutto, non è etico arrendersi ad un prodotto mediocre per una che va sostenendo a spada tratta la pubblicazione Indie.

Comunque sia, io sono stanca morta. Ho tirato, tirato e tirato perfino in agosto. Essendo in ferie ho recuperato del tempo per scrivere, ma sono stata molto attenta a non sottrarne alla mia famiglia, e mi sono ritrovata a scrivere la sera da mezzanotte alle due. O ad infilare la scrittura, come diceva una ragazza nel Gruppo Facebook del NaNoWriMo, negli interstizi di tempo, perché parlare di spazi sembra troppo.

Morale della favola? Due cose: una bella e una brutta.

Prima la brutta: sono esausta. Dicono di me che sono un mastino, un carrarmato, ma giuro che sono umana. Sotto la pelle non ho l’acciaio come Terminator, ho la cervicale e qualche altro osso dolorante. Sono stufa di dover inserire in agenda anche la pausa pipì e di cascare in coma la sera, tanto da non riuscire nemmeno più a leggere delle belle storie, che poi è la faccenda da cui per me è nato tutto.

Poi la cosa bella.

Allora, ho la sensazione – per ora solo una sensazione, eh – che questo stop sia un po’ il rogo della Fenice. I commenti dell’editor sono stati il punto di partenza per un’analisi fredda della storia dal punto di vista della struttura, che è la mia fissa. Si sa che quando si tratta del tuo bambino prediletto essere obiettivi è impossibile: ci vuole prima la doccia fredda, poi forse ce la si fa. La doccia fredda – anzi, Polare Artica – ce l’ha messa l’editor, ma io ci ho messo una disamina dei problemi a livello strutturale, della quale sono piuttosto fiera. Per farvela breve – poi magari se volete vi racconto – la storia cominciava nel punto sbagliato. E questa scoperta è stata illuminante, ha cambiato tutto. Mi sono ritrovata con delle potenzialità molto più grandi di quel che pensavo. Un sacco di frammenti del puzzle sono andati finalmente al loro posto. Adesso, devo solo sopravvivere per finire QUESTA BIP di storia. E un’altra cosa bella: basta col marketing, per un po’, perlomeno col mio marketing personale. Devo tornare a studiare un po’ la scrittura. E anche questo, credetemi, lo sto vivendo come una specie di regalo: mi mancava molto. Ogni tanto una bella spazzolata sul groppone fa bene: distrugge l’ego, ma fa tornare alle radici.

Vi copio queste parole pubblicate qualche giorno fa da Alessia su Facebook, prese da un articolo di Judy Blackmore che citava:

“The biggest barrier to releasing quality material is probably impatience. You have a work that feels pretty good; you’re exhausted; you want to move on; you might be a bit delusional about how good it really is; so you hit “publish”. Nobody steps in and tells you to make it better, to do another pass, to get a better cover, to write a better blurb, to hire or trade for some editing, to beg or trade for some beta reading. You simply jump the gun.”

~ Hugh Howey

(La più grande barriera alla pubblicazione di materiale di qualità è probabilmente l’impazienza. Hai creato un’opera che sembra abbastanza buona; sei esausto; vuoi andare oltre; potresti essere un po’ illuso su quanto sia effettivamente buona; e così premi “Pubblica”. Nessuno si fa avanti per dirti di migliorarla, di fare un altro passo, di farti fare una copertina migliore, di scrivere una quarta migliore, di pagare dell’editing o scambiarlo con qualcuno, di supplicare qualcuno perché ti faccia da Beta o scambiare il favore. Semplicemente fai il salto.)

Tempo, pazienza, dedizione, coraggio: sono gli ingredienti per la riuscita di un progetto. Dicono che la fretta sia cattiva consigliera. Non corriamo in cerca del traguardo; non scappiamo dalle tappe intermedie che – come dice Paola Fantini – sono necessarie e devono essere previste nel nostro percorso; non dimentichiamo che quello stesso percorso è la chiave che ci permette di crescere.

Judy Blackmore dice ancora: “Quello che sto dicendo è che devi creare una situazione in cui il fallimento non è contemplato.”
Capito Serena?

Capito. Fa male, ma capito. Io qualcuno che mi ha detto di aspettare l’ho avuto, e probabilmente non finirò mai di ringraziarlo, anzi, ringraziarla.

Spero stiate tutti bene. Ci leggiamo qui in giro, in modo sicuramente piuttosto casuale fino alla fine del mese di novembre.

Vi abbraccio

Serena

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La prima stesura, la revisione e l’ago nel pagliaio

26 Agosto 2015 by Serena 28 commenti

Prima stesura Cristallo
…e lì rimase

Il 12 giugno mia madre ha ritirato in copisteria la stampa rilegata della prima versione di «Cristallo». Mi credete se vi dico che da quel giorno non sono più riuscita a riprenderla in mano? Sorge un sospetto. Forse inconsciamente sapevo che…

«Il mio romanzo è ‘na palla.»

Così esordisco nella mia telefonata alla Erica, la mia amica/editor/compagna di merende, santa donna, che come ogni santo che si rispetti dovrebbe avere una chiesa dedicata e una casella nel calendario. O almeno una via. Via Santa Erica degli Autori Disperati. La chiamo dal baretto in spiaggia nel quale mi sono rifugiata, sfuggendo alla famiglia e all’appiccicume della crema solare, per lavorare una mezz’ora alla mia prima stesura.
«’na palla in che senso?» replica senza scomporsi.
«Boh, ‘na palla. E se mi rompo le scatole io, a leggerlo, figurati un lettore…»
Pausa di silenzio.
«Non è che hai scritto una storia drammatica?»
Ci penso un momento. Non saprei. I temi sono spessi, questo sì, e la storia non è comica. Ma si piange già abbastanza, nella vita, e io nella mia storia voglio un raggio di sole. La voglio seria, sì. Drammatica, no. Menosa, meno che meno.Quindi mmmgnò, diciamo di no. Non voglio scrivere una storia drammatica, e se l’ho scritta non era mia intenzione. Sigh.

Non sono disperata, però. Ho in mente uno straccio di soluzione. Devo alleggerire, ma come? Una nuova linea narrativa? Inserire un nuovo tema? Uso i personaggi secondari?
Il problema, spiego a Erica, è che non ce la faccio più a sopportare le menate di Anna. Per i non-milanesi: la menata sarebbe, tipo, una pippa mentale. Anna, poverina, ha preso una scuffia ossessiva per un tizio non esattamente raccomandabile. Poi ha qualche altro problemino, il che le dà tutto il diritto di farsi qualche menata. Ma ragazzi, se io che sono la sua mamma sono stufa di sentirla…
«Ti serve un comic relief!»
Eggià.

E perché non ci ho pensato io?

Perchè?
Pecchè? Eh?

Avete presente «Il Re Leone» di Disney? È una storia piuttosto spessa. Un giovane leone si auto-esilia dal suo branco, convinto di essere colpevole della morte del padre. Una storia di crescita, vendetta e riscatto.
…in un film per bambini?
Certo. Intanto, i bambini sono bambini, non stupidi in miniatura. E poi basta infilarci Timon, Pumba e anche Rafiki, che cura le menate di Simba a mazzate in testa,

Rafiki e Simba
Il passato è passato!

e la storia diventa subito digeribile. Non solo digeribile, ma bella, pure (anche se sticavoli, io non mi sono ancora ripresa dalla morte di Mufasa).
Forse anche le mia Anna ha bisogno di qualche mazzata terapeutica?
Erica improvvisa, butta lì una scena che mi provoca nel cervello uno spettacolo di fuochi d’artificio che neanche il 4 luglio. Nel pomeriggio, appena riesco a rimettere le mani sul mio PC, apro Scapple, faccio doppio click proprio nel centro dello schermo e scrivo un nome. E nel pieno del suo fulgore, signore e signori, mi si presenta…

Non ve lo dico.

Mica vi posso raccontare proprio tutto, no? Però posso dirvi che ho riempito un’altra mappa mentale con vita, morte e miracoli di questo nuovo personaggio, che ha cominciato a parlare e pare non abbia alcuna intenzione di tacere. Almeno per il momento. Quanto a me, ho sperimentato quella sorta di beatitudine scrittoria che ti prende quando, come per magia, tutti i pezzi vanno al loro posto e l’immagine da frammentaria diventa chiara, unica. Una volta tanto.
Pochi giorni dopo ho terminato  la rilettura in questa nuova ottica e adesso vi posso dire che no, il romanzo non è una palla.

O magari lo è. Ma se non altro adesso posso dire con certezza che esiste, sulla faccia della terra, almeno un lettore a cui piace da morire.
Io.

Che cosa ho imparato da questa faccenda

  • La revisione può essere dolorosa. Non è bello scoprire che nella tua creatura c’è qualcosa che non va. Vale anche per i romanzi.
  • La revisione può essere dolorosa, ma non è una tragedia. Anne Lamott, nel suo «Bird by Bird», dice che bisogna accettare di scrivere «shitty first drafts». Prime stesure che, ehm, puzzano un po’. Poi bisogna mettersi i guanti, infilarci le mani e cominciare a pulire. Se siete sicuri che la vostra prima bozza va bene così e non siete Lee Child, potreste avere un problema.
    Esiste la possibilità che la storia sia irrecuperabile? Ovvio che sì. Ma per stavolta non ne parliamo.
  • Serve un altro paio d’occhi per guardare la propria storia. E devono appartenere a qualcun altro. Lo abbiamo già detto quelle dieci-dodicimila volte che l’editing professionale è necessario, vero? Lo ripetiamo. Soprattutto se pubblicate in self, non potete farne a meno, rassegnatevi. Se non potete permettervelo, trovate almeno dei lettori beta, una professoressa di italiano in pensione, la zia secchiona, quello che volete. Ma chiedete a qualcuno di guardare la vostra storia e di dirvi onestamente cosa ne pensa.
    In una fase precedente all’editing, oltre al paio d’occhi aiuta molto anche una spalla su cui piangere. Io la telefonata con Erica ve l’ho sintetizzata, ma è stata più lunga di così. Quando abbiamo messo giù ho incominciato a scrivere la causa di beatificazione.
  • Non si finisce mai di imparare. Anzi, credo si impari veramente solo facendo, e in particolare quando sbatti il muso in un ostacolo e cerchi il modo di andare avanti. Bisogna continuare a studiare, perché tendiamo a fermare lo sguardo su certi aspetti e ci perdiamo il resto. Ma ogni volta che si puntano i riflettori su un aspetto della scrittura, si scopre che le sfaccettature sono molteplici, gli esempi innumerevoli, gli usi variegati. Bisogna ricordarlo e non smettere mai di studiare. E scrivere, tanto.

La morale della favola

Lavorando a «Cristallo» ho l’impressione di cercare un ago in un pagliaio. È una faticaccia, un lavoro improbo che qualche volta comporta lo spostamento di una pagliuzza alla volta. Ci sono momenti in cui un raggio di sole colpisce l’ago, che scintilla e si fa vedere. Qualche volta sembra perfino d’oro. Allora riparto alla ricerca, con entusiasmo, con l’illusione di essere vicina alla meta, più certa e innamorata di prima.

Il mio prossimo romanzo, Cristallo

Vi è mai successo di trovare un problema in una vostra storia, e risolverlo in un modo di cui siete piuttosto fieri?

Post Scriptum. A proposito di scuffie ossessive, ma raccontate da dio, non potete perdervi questo libro qui.

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È di nuovo NaNoWriMo!

1 Novembre 2014 by Serena 9 commenti

Ce l’ho messa davvero tutta per pubblicare il blog entro oggi. Perché è di nuovo Novembre, quindi è di nuovo tempo di National Novel Writing Month: è di nuovo ora di vivere la stupenda pazzia collettiva di scrivere 50.000 parole in un mese, un romanzo in un mese, ed io ci tenevo moltissimo ad avere un posto per condividere il viaggio.

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Il NaNoWriMo, NaNo per gli amici, è un’esperienza controversa: c’è chi la odia e chi l’ama alla follia. Io sono tra quelli che l’amano, per più di un motivo.

Perché partecipare al NaNoWriMo. Perché amare il NaNoWriMo.

Perché fa acquisire una buona abitudine.

Per riuscire a scrivere 50.000 parole in un mese bisogna scriverne 1.667 ogni giorno. Ogni giorno, capito? La chiave è quella. Se si resta indietro, il giorno dopo se ne devono scrivere di più; le possibilità di farcela calano in maniera esponenziale ogni volta che si perde il ritmo. Gli esseri umani funzionano a ricompense e castighi e sono anche animali abitudinari: c’è quindi la possibilità di terminare il NaNo con un nuovo meccanismo radicato nella zucca, quello di sedersi ogni giorno a scrivere. L’unico modo di terminare la stesura di un libro. L’unico modo di essere uno scrittore: scrivere ogni giorno. Solo per questo varrebbe la pena di partecipare.

Perché è fortemente motivante.

Chi ce lo fa fare di scrivere? È un’attività un po’ da matti, da Disturbo Ossessivo Compulsivo, da gente poco seria che vive in un mondo tutto suo. Continuano a uscire libri di dissuasione dalla scrittura creativa: io ne ho almeno tre (l’ultimo acquistato in ordine cronologico è questo qui) e li tengo sul comodino in camera da letto. Bado bene di leggerne qualche riga tutte le sere, così per non scordarmi il messaggio. Però dai, è bello almeno un mese all’anno pensare solo a quanto è bello scrivere. Tanto con me i libri di dissuasione non funzionano. Quindi mi godo, per esempio, i Pep Talk: sono dei messaggi che gli iscritti al NaNo ricevono via email ogni giorno, come questo qui di Kami Garcia, che più o meno all’inizio dice così: [Leggi di più…] infoÈ di nuovo NaNoWriMo!

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Serena Bianca De Matteis

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