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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Hugh Howey

Ritorno alla Scrittura

11 Novembre 2015 by Serena 25 commenti

Cari,

Non ricordo dove eravamo rimasti l’ultima volta che ci siamo parlati. Ah, sì: si parlava di piano marketing, credo. E probabilmente vi ho anche detto che a novembre ci sarei stata poco, per via del National Novel Writing Month.

Però non immaginatemi drogata di caffeina a scrivere come una pazza le mie 1667 parole giornaliere: per fare quello ci vuole una bella dose di energia, entusiasmo, determinazione. Il NaNo è un’esperienza galvanizzante che va ben oltre la quota di parole, un tanto al chilo come al mercato. Ha a che fare con lo sfidare se stessi in compagnia di molti altri che vivono della stessa passione. È… euforizzante. E io non mi sento mica tanto euforica, anzi, me la sto prendendo straordinariamente calma. È la cosa di cui ho più bisogno in questo momento.

Calma e continua a scrivere

Da qualche parte dopo la metà di ottobre ho inviato alla mia editor e ad una lettrice beta la mia Cristallo. Il piano era che, se fosse andato tutto bene, avrei avuto tutto il tempo necessario per occuparmi della pubblicazione (vi rimando per questo al piano marketing di cui sopra) che avevo già previsto da tempo di far slittare a febbraio 2016. Questo perché a febbraio cade il mio compleanno, e nel 2016 la mia età è una bella cifra tonda tonda. Festeggiarla con la pubblicazione della prima storia con il mio vero nome sarebbe stata una gran bella soddisfazione.

Purtroppo la storia è tornata dall’editor ferita, ammaccata e lacerocontusa. Anzi, laceroconfusa.

Due di picche

Con la lettrice beta è andata un po’ meglio, ma non c’è stato l’entusiasmo che speravo. Da Lettrice Beta voglio lo sclero totale, se no non ci siamo: non mi accontento di niente di meno, da lei.

Non ci sono rimasta nemmeno troppo male: in sostanza me l’aspettavo. Diciamo pure che ci ho provato, via. Che non ne potevo più di avere tra le mani questa mia creatura deforme. Che, nel momento in cui l’ho dichiarata finita, invece di essere entusiasta di lei e pronta a difenderla a spada tratta da chiunque, mi accontentavo di una speranza. La speranza che fosse ad un livello di decenza sufficiente a non dovermene vergognare. Invece così non è stato.

Probabilmente è una storia ancora decente, lo dico senza falsa modestia, ma non è una bella storia, non secondo i miei standard. La seconda parte, dice la beta, è tra le cose più belle che io abbia scritto. La prima…

Meh.

Così imparo ad accontentarmi. Non è etico accontentarsi e, soprattutto, non è etico arrendersi ad un prodotto mediocre per una che va sostenendo a spada tratta la pubblicazione Indie.

Comunque sia, io sono stanca morta. Ho tirato, tirato e tirato perfino in agosto. Essendo in ferie ho recuperato del tempo per scrivere, ma sono stata molto attenta a non sottrarne alla mia famiglia, e mi sono ritrovata a scrivere la sera da mezzanotte alle due. O ad infilare la scrittura, come diceva una ragazza nel Gruppo Facebook del NaNoWriMo, negli interstizi di tempo, perché parlare di spazi sembra troppo.

Morale della favola? Due cose: una bella e una brutta.

Prima la brutta: sono esausta. Dicono di me che sono un mastino, un carrarmato, ma giuro che sono umana. Sotto la pelle non ho l’acciaio come Terminator, ho la cervicale e qualche altro osso dolorante. Sono stufa di dover inserire in agenda anche la pausa pipì e di cascare in coma la sera, tanto da non riuscire nemmeno più a leggere delle belle storie, che poi è la faccenda da cui per me è nato tutto.

Poi la cosa bella.

Allora, ho la sensazione – per ora solo una sensazione, eh – che questo stop sia un po’ il rogo della Fenice. I commenti dell’editor sono stati il punto di partenza per un’analisi fredda della storia dal punto di vista della struttura, che è la mia fissa. Si sa che quando si tratta del tuo bambino prediletto essere obiettivi è impossibile: ci vuole prima la doccia fredda, poi forse ce la si fa. La doccia fredda – anzi, Polare Artica – ce l’ha messa l’editor, ma io ci ho messo una disamina dei problemi a livello strutturale, della quale sono piuttosto fiera. Per farvela breve – poi magari se volete vi racconto – la storia cominciava nel punto sbagliato. E questa scoperta è stata illuminante, ha cambiato tutto. Mi sono ritrovata con delle potenzialità molto più grandi di quel che pensavo. Un sacco di frammenti del puzzle sono andati finalmente al loro posto. Adesso, devo solo sopravvivere per finire QUESTA BIP di storia. E un’altra cosa bella: basta col marketing, per un po’, perlomeno col mio marketing personale. Devo tornare a studiare un po’ la scrittura. E anche questo, credetemi, lo sto vivendo come una specie di regalo: mi mancava molto. Ogni tanto una bella spazzolata sul groppone fa bene: distrugge l’ego, ma fa tornare alle radici.

Vi copio queste parole pubblicate qualche giorno fa da Alessia su Facebook, prese da un articolo di Judy Blackmore che citava:

“The biggest barrier to releasing quality material is probably impatience. You have a work that feels pretty good; you’re exhausted; you want to move on; you might be a bit delusional about how good it really is; so you hit “publish”. Nobody steps in and tells you to make it better, to do another pass, to get a better cover, to write a better blurb, to hire or trade for some editing, to beg or trade for some beta reading. You simply jump the gun.”

~ Hugh Howey

(La più grande barriera alla pubblicazione di materiale di qualità è probabilmente l’impazienza. Hai creato un’opera che sembra abbastanza buona; sei esausto; vuoi andare oltre; potresti essere un po’ illuso su quanto sia effettivamente buona; e così premi “Pubblica”. Nessuno si fa avanti per dirti di migliorarla, di fare un altro passo, di farti fare una copertina migliore, di scrivere una quarta migliore, di pagare dell’editing o scambiarlo con qualcuno, di supplicare qualcuno perché ti faccia da Beta o scambiare il favore. Semplicemente fai il salto.)

Tempo, pazienza, dedizione, coraggio: sono gli ingredienti per la riuscita di un progetto. Dicono che la fretta sia cattiva consigliera. Non corriamo in cerca del traguardo; non scappiamo dalle tappe intermedie che – come dice Paola Fantini – sono necessarie e devono essere previste nel nostro percorso; non dimentichiamo che quello stesso percorso è la chiave che ci permette di crescere.

Judy Blackmore dice ancora: “Quello che sto dicendo è che devi creare una situazione in cui il fallimento non è contemplato.”
Capito Serena?

Capito. Fa male, ma capito. Io qualcuno che mi ha detto di aspettare l’ho avuto, e probabilmente non finirò mai di ringraziarlo, anzi, ringraziarla.

Spero stiate tutti bene. Ci leggiamo qui in giro, in modo sicuramente piuttosto casuale fino alla fine del mese di novembre.

Vi abbraccio

Serena

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Il Manifesto del Self-Publishing

14 Settembre 2015 by Serena 26 commenti

Dovevo pubblicare mercoledì (e infatti pubblicherò mercoledì, comincerò una serie sul marketing). Ma poi non ho resistito a questa piccola “edizione straordinaria”. Perché finalmente la signora Orna Ross, presidente dell’ ALLi, ha pubblicato quattro interessanti parole che ogni autore autopubblicato dovrebbe almeno leggersi. Per rifletterci su. Mettersi al lavoro. E tirare su la testa

Trovate qui di seguito la traduzione in italiano. Buon lunedì 🙂

Self-Publishing

Un manifesto per gli autori in self-publishing

Io  sottoscritto dichiaro:
Che mai rinuncerò alle migliori opportunità di pubblicazione per gli autori e non permetterò l’industria editoriale di rinnegare le proprie responsabilità verso scrittori e lettori.
Pubblico i migliori libri di cui sono capace. Prima di farlo, ho imparato a soddisfare gli standard della pubblicazione industriale nella progettazione, formattazione, produzione, marketing e promozione del mio libro, e in seguito ho pensato a come spingermi in modo creativo oltre questi limiti. Nel fare del mio meglio, mi do anche il permesso di commettere errori, fallire, riprovare e «fallire meglio».
Pubblico in tutti i formati e sul maggior numero di piattaforme in cui mi sia possibile, a mio vantaggio e a vantaggio della salute economica del settore nel suo complesso.
Riconosco che il successo dell’autore e della pubblicazione dipende dal digitale, e che la tecnologia POD (Print On Demand, n.d.r.) e la distribuzione nelle librerie fisiche non consente ancora ai self-publisher vendite profittevoli nel cartaceo (tranne forse nelle edizioni Premium, vendute direttamente on-line). Rivolgo, pertanto, la mia attenzione in primo luogo agli ebooks e subito dopo agli audiolibri, fino al momento in cui la tecnologia della stampa e le possibilità di distribuzione serviranno al meglio gli autori autopubblicati. Ritengo che la stampa potrebbe, per il momento, essere più utilmente trattata come un diritto secondario (da cedere a un editore tradizionale, modello Howey, n.d.r. )
Non chiedo a nessuno il permesso di pubblicare, né una pacca sulla spalla, né un contratto che offende le mie competenze e il pubblico dei lettori. Invece, pongo domande sul modo in cui i servizi editoriali a pagamento e gli editori commerciali potrebbero meglio sostenere gli autori e servire i lettori.
Riconosco che sono più agile e più vicino al lettore di ogni altro operatore del settore. Comprendo che ciò mi dà più potere di qualsiasi altra parte in causa individuale nel mercato editoriale (anche se solo nel caso in cui io questo potere me lo prenda). Posso permettermi di essere tollerante verso coloro che si sentono minacciati dal self-publishing. Posso permettermi, più di chiunque altro, di ripensare il “libro”, e che cosa significhi “pubblicare” e “essere un editore”.

Sono orgoglioso del mio status di autore auto-pubblicato.

Porto questo orgoglio in tutti i miei rapporti con gli altri professionisti dell’editoria, per il mio vantaggio e quella di altri autori e lettori.

I grassetti sono miei. E ora, a voi la parola.

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Affittare o possedere qualcosa

3 Giugno 2015 by Serena 14 commenti

affittare possedere Howey

Il testo che segue è la traduzione di questo articolo di Hugh Howey, pubblicato sul suo sito il 22 maggio 2015. Non era previsto che ve lo proponessi oggi; l’intenzione era quella di tradurre un articolo di Joanna Penn sui pro e contro dell’essere un autore Indie, come avevo dichiarato qui. Arriva anche quello, ma il testo di Howey mi ha colpita molto e ho quindi deciso di dargli la precedenza.

Può dare fastidio, forse, per i toni. La scelta di delegare delle decisioni, quali e quante, è molto personale, mentre Hugh prende posizione in modo molto energico senza tenere conto di qualche sfumatura di grigio tra il bianco e il nero. Però, però… mi è piaciuto lo stesso. Tanto.

Mi è piaciuto perché (come scrivevo, mi pare, in un commento la settimana scorsa) anch’io credo – e l’esperienza mi conferma – che nelle trattative umane si debba sempre e comunque chiedersi:  [Leggi di più…] infoAffittare o possedere qualcosa

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Autore 2.0: sicuro che vuoi fare lo scrittore?

19 Maggio 2015 by Serena 15 commenti

Disclaimer!

Questo articolo è un po’ deprimente. Però, se riuscite ad arrivare in fondo, poi si comincia a vedere la luce.

Gli scrittori sono gente disperata
(Bukowski non mi piace, ma come dargli torto?)

Purtroppo non ho ancora finito con i numeri. Ci tengo a passarvi ancora qualche dato, anche se mi sento vagamente in colpa: sono consapevole che non diffondo belle notizie, e che un autore emergente può non essere particolarmente felice di sentirsi dire queste cose. Coraggio: anch’io sono una che scrive e che vorrebbe essere letta. Quando scrivo parlo a voi, ma prima ancora a me stessa. Certo, io per carattere preferisco una brutta verità a una bugia bene infiocchettata, mentre altri preferiscono semplicemente non sapere. Ma queste riflessioni hanno degli indubbi risvolti positivi. Per esempio, mi danno la misura di cosa posso o non posso aspettarmi. Mi evitano di perdere tempo sbattendo la testa contro un muro. Mi rendono consapevole di quanto sia dura la battaglia, e di come devo valutare, di conseguenza, la sconfitta o la vittoria.

Sconfitta e vittoria siamo noi a stabilirle. 

Questo sia ben chiaro: chi scrive per essere letto, di questi tempi, farebbe bene a rispondere alla domanda [Leggi di più…] infoAutore 2.0: sicuro che vuoi fare lo scrittore?

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Autore 2.0: quei quattro numeri da sapere sul mercato editoriale

12 Maggio 2015 by Serena 26 commenti

Proseguo con le riflessioni iniziate la scorsa settimana in questo post, dopo che il mio amico C., autore pubblicato, mi ha contattata per fare due chiacchiere a seguito di una discussione con il suo agente.

Gli scrittori, C. compreso, non sono quasi mai tipi da numeri (a meno che si tratti di «quante copie ho venduto oggi»). Magari è una vita che si trovano a loro agio più con le parole che con le cifre, più con il tema di italiano che con la verifica di matematica, più con il manuale di scrittura creativa che con le istruzioni del 730 (OK, se uno si trova a suo agio con le istruzioni del 730 è da curare).

Scrittore alle prese con il mercato editoriale
Dove sono i miei cinquantamila dollari?

Comunque sia, caro C., l’autore 2.0 con i numeri deve fare la pace. Già mi pare di sentirti obiettare che [Leggi di più…] infoAutore 2.0: quei quattro numeri da sapere sul mercato editoriale

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Autore 2.0: come pubblicare un libro nel 2015 ed essere felici

5 Maggio 2015 by Serena 18 commenti

Hugh Howey fotografato da Jason Myers. Chiedete a lui come pubblicare un libro.
Chiedete a lui come pubblicare un libro

È da parecchio tempo, quasi cinque mesi, che sto combattendo con un articolo sul Self Publishing, ovvero come pubblicare un libro da sé sfruttando le (infinite) possibilità offerte dal Web.

Quando ho incominciato a buttarlo giù era la fine dell’anno, momento di bilanci e riflessioni un po’ per tutti. La blogosfera Indie era già in fermento ed in più, tra dicembre 2014 e gennaio 2015 sono stati pubblicati, da gente del calibro di Kristine Kathryn Rusch, Hugh Howey, Joanna Penn e Mark Coker, una serie di articoli straordinariamente ricchi di spunti di riflessione, che non potevano – e non hanno – lasciato indifferente nessuno nel mondo della pubblicazione indipendente e non. Si tratta di testi su cui ho rimuginato per mesi, senza però riuscire a mettere a fuoco il messaggio che mi stavo portando a casa e, di conseguenza, qual era la parte che meritava di essere condivisa con voi.

Alla fine mi sono resa conto che [Leggi di più…] infoAutore 2.0: come pubblicare un libro nel 2015 ed essere felici

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