• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina

Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

  • Chi sono
  • Cosa sto facendo
  • Blog
  • Risorse per scrittori
    • Il metodo del Fiocco di Neve
    • Dall’Idea al Romanzo in 31 giorni
    • Storyboard
    • La struttura narrativa
    • Sviluppare la trama: modelli di struttura narrativa
  • Contatti

Diario di Cristallo

Come fu che pubblicai un romanzo e non l’altro

8 Luglio 2016 by Serena 22 commenti

Pare che sia successo davvero. Il libro esiste, l’ho anche avuto tra le mani nella sua primissima versione cartacea. Se vado su Amazon lo vedo lì, con il mio nome sopra. E quella della foto, sulla quarta, sono proprio io. Ostrega!

BUCK - Copertina per Kindle

Come dicevo in privato a un nostro comune amico, la blogosfera mi è mancata e, adesso che Buck è finalmente uscito, io posso tornare a cazzegg… ehm, a parlare di scrittura con qualcuno che capisce quello che sto dicendo ^^

Vi racconto com’è andata, anche perché me l’hanno chiesto, e lo farò con l’aiuto delle 5 W e di Sergio Leone.

Chi?

Beh, io, ma mica da sola! Il mio team di pubblicazione per “Buck” era formato da quattro lettori beta e da Marco che ha fatto tutto il resto XD .

Scherzi a parte: Marco è il creatore della cover e si è occupato della prima impaginazione del cartaceo. Lui usa Scrivener versione Mac, ancora più potente della versione PC, e senza di lui non avrei mai pubblicato entro la scadenza che mi ero prefissa. L’ho ringraziato all’inizio del libro, lo ringrazio anche qui dal profondo del cuore, e voi non sapete quanto è stato importante di me rispettare quella data.

La versione ebook invece l’ho fatta io, in tipo venti minuti. Anche questo però è stato possibile grazie alla potenza di Scrivener e a San Marco Grafico, che ha fornito non solo la copertina per il cartaceo ma anche quella per Kindle.

Chi altro?

Un editore, dite?

Nah. Non ci ho pensato nemmeno cinque minuti. Poi per l’amor di dio, se un domani piovesse dal cielo un contratto interessante, perché no. Ma sapete tutti come la penso, quindi è inutile ripetermi.

Cosa?

“Buck” è la storia di un giovane lupo e del suo padrone adolescente, nel pieno del passaggio alla vita adulta. Il genere principale, quindi, è il romanzo di formazione. Mi sono divertita un sacco, a scriverlo, perché amo da sempre – e con una certa visceralità – i lupi, i boschi e la montagna. Anche se vivo in città con due gatte antipatiche.

Poi c’è una storia d’amore (non corrisposto, quindi se cercate un romance lasciate stare), un po’ di Viaggio dell’Eroe, un po’ di soprannaturale solo accennato.

E sì, se tutto va bene è il primo libro di una serie.

Quando?

Modestia a parte ho fatto un mezzo miracolo: con la gestione del tempo me la cavo discretamente. Ve lo può confermare il mio AP (cavolo è un AP? Poi ve lo racconto), che può testimoniare la crescita del manoscritto, i conteggi delle parole, i fogli Excel con date, tappe, formule e tutto quanto. Il signore mi ha anche detto che forse ho un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma gli voglio bene lo stesso.

Come ho trovato il tempo extra necessario per l’ultimo sprint? Facile: sparendo dalla circolazione e dormendo molto, molto poco. Non fate come me, non è salutare. Guardate come mi sono ridotta io:

Premio Nazionale Occhiaie 2016
Premio Nazionale Occhiaie 2016

Ho avuto in mano le due copie di prova il 23, appena in tempo per la mia scadenza, che era  il 24 giugno. Causa quarta rilettura e correzione, la versione Kindle è andata online il 2 luglio e quella cartacea definitiva il 4 luglio notte. Che poi definitiva non è, perché ci sono ancora refusi – non vi dico il fastidio – e quindi farò un prima revisione (e nuovo upload) non questa domenica ma la prossima. Questo è il bello di poter controllare la produzione fisica del proprio libro!

Comunque, prima di premere Publish c’è una serie di controlli da fare: Amazon ti stimola a non pubblicare ciofeche, anche se poi alla fine la scelta spetta tutta alla serietà dell’autore. E spesso lì casca l’asino, perché la tentazione di premere il tastino e porre fine all’agonia è fortissima.

Dove?

Per precisa scelta commerciale, al momento “Buck” è solo su Amazon, in KDP e KU, in formato Kindle e cartaceo, paperback.

Perché?

Ci sono due perché, uno tecnico relativo alla narrazione, e un perché del cuore.

Il perché tecnico è che “Cristallo” aveva almeno due problemi: soffriva di un eccesso di backstory e di una carenza di Heath, il protagonista maschile. Problemi confermati sia dalla mia perfida editor Erica Baldaro che da un paio di lettori beta, molto rilevanti perché rientrano nel mio target ideale. “Buck” utilizza molto di ciò che, in “Cristallo”, era troppo, e risolve una buona parte dei problemi di cui sopra.

Il perché del cuore è che dovevo fare un regalo di compleanno. E questo è stato il motivo più forte, il vero motore di tutta la faccenda.

Il Buono

Posso godermi questi trenta secondi di felicità? 😀

Il Brutto

I refusi, ca**o. Non finiscono mai. Lo so che ci sono sempre e bla bla bla, ma mi danno un fastidio pazzesco. Doveste mai trovarne, per favore scrivetemi. Voglio arrivare alla perfezione.

Il Cattivo

Il marketing si poteva fare meglio. Ma la cosa non mi preoccupa più di tanto, per due ragioni: la prima è che avevo altre priorità, la seconda che, con un solo libro pubblicato, non vale la pena di angosciarsi troppo per lanci e compagnia cantante, soprattutto per chi scrive narrativa.

E il Bello?

Quello deve ancora venire 🙂

Un bacione a tutti voi, che siete la mia famiglia online. Se avete curiosità chiedete, io sono qui.

 Serena Bianca de Matteis Se proprio non posso leggere o scrivere

Archiviato in:Blog, Per chi scrive, Self Publishing Contrassegnato con: a writer's journey, Buck, Cristallo, Diario di Cristallo, Felicità, Pubblicare un libro, Scrivere un romanzo, Writing Life

Ritorno alla Scrittura

11 Novembre 2015 by Serena 25 commenti

Cari,

Non ricordo dove eravamo rimasti l’ultima volta che ci siamo parlati. Ah, sì: si parlava di piano marketing, credo. E probabilmente vi ho anche detto che a novembre ci sarei stata poco, per via del National Novel Writing Month.

Però non immaginatemi drogata di caffeina a scrivere come una pazza le mie 1667 parole giornaliere: per fare quello ci vuole una bella dose di energia, entusiasmo, determinazione. Il NaNo è un’esperienza galvanizzante che va ben oltre la quota di parole, un tanto al chilo come al mercato. Ha a che fare con lo sfidare se stessi in compagnia di molti altri che vivono della stessa passione. È… euforizzante. E io non mi sento mica tanto euforica, anzi, me la sto prendendo straordinariamente calma. È la cosa di cui ho più bisogno in questo momento.

Calma e continua a scrivere

Da qualche parte dopo la metà di ottobre ho inviato alla mia editor e ad una lettrice beta la mia Cristallo. Il piano era che, se fosse andato tutto bene, avrei avuto tutto il tempo necessario per occuparmi della pubblicazione (vi rimando per questo al piano marketing di cui sopra) che avevo già previsto da tempo di far slittare a febbraio 2016. Questo perché a febbraio cade il mio compleanno, e nel 2016 la mia età è una bella cifra tonda tonda. Festeggiarla con la pubblicazione della prima storia con il mio vero nome sarebbe stata una gran bella soddisfazione.

Purtroppo la storia è tornata dall’editor ferita, ammaccata e lacerocontusa. Anzi, laceroconfusa.

Due di picche

Con la lettrice beta è andata un po’ meglio, ma non c’è stato l’entusiasmo che speravo. Da Lettrice Beta voglio lo sclero totale, se no non ci siamo: non mi accontento di niente di meno, da lei.

Non ci sono rimasta nemmeno troppo male: in sostanza me l’aspettavo. Diciamo pure che ci ho provato, via. Che non ne potevo più di avere tra le mani questa mia creatura deforme. Che, nel momento in cui l’ho dichiarata finita, invece di essere entusiasta di lei e pronta a difenderla a spada tratta da chiunque, mi accontentavo di una speranza. La speranza che fosse ad un livello di decenza sufficiente a non dovermene vergognare. Invece così non è stato.

Probabilmente è una storia ancora decente, lo dico senza falsa modestia, ma non è una bella storia, non secondo i miei standard. La seconda parte, dice la beta, è tra le cose più belle che io abbia scritto. La prima…

Meh.

Così imparo ad accontentarmi. Non è etico accontentarsi e, soprattutto, non è etico arrendersi ad un prodotto mediocre per una che va sostenendo a spada tratta la pubblicazione Indie.

Comunque sia, io sono stanca morta. Ho tirato, tirato e tirato perfino in agosto. Essendo in ferie ho recuperato del tempo per scrivere, ma sono stata molto attenta a non sottrarne alla mia famiglia, e mi sono ritrovata a scrivere la sera da mezzanotte alle due. O ad infilare la scrittura, come diceva una ragazza nel Gruppo Facebook del NaNoWriMo, negli interstizi di tempo, perché parlare di spazi sembra troppo.

Morale della favola? Due cose: una bella e una brutta.

Prima la brutta: sono esausta. Dicono di me che sono un mastino, un carrarmato, ma giuro che sono umana. Sotto la pelle non ho l’acciaio come Terminator, ho la cervicale e qualche altro osso dolorante. Sono stufa di dover inserire in agenda anche la pausa pipì e di cascare in coma la sera, tanto da non riuscire nemmeno più a leggere delle belle storie, che poi è la faccenda da cui per me è nato tutto.

Poi la cosa bella.

Allora, ho la sensazione – per ora solo una sensazione, eh – che questo stop sia un po’ il rogo della Fenice. I commenti dell’editor sono stati il punto di partenza per un’analisi fredda della storia dal punto di vista della struttura, che è la mia fissa. Si sa che quando si tratta del tuo bambino prediletto essere obiettivi è impossibile: ci vuole prima la doccia fredda, poi forse ce la si fa. La doccia fredda – anzi, Polare Artica – ce l’ha messa l’editor, ma io ci ho messo una disamina dei problemi a livello strutturale, della quale sono piuttosto fiera. Per farvela breve – poi magari se volete vi racconto – la storia cominciava nel punto sbagliato. E questa scoperta è stata illuminante, ha cambiato tutto. Mi sono ritrovata con delle potenzialità molto più grandi di quel che pensavo. Un sacco di frammenti del puzzle sono andati finalmente al loro posto. Adesso, devo solo sopravvivere per finire QUESTA BIP di storia. E un’altra cosa bella: basta col marketing, per un po’, perlomeno col mio marketing personale. Devo tornare a studiare un po’ la scrittura. E anche questo, credetemi, lo sto vivendo come una specie di regalo: mi mancava molto. Ogni tanto una bella spazzolata sul groppone fa bene: distrugge l’ego, ma fa tornare alle radici.

Vi copio queste parole pubblicate qualche giorno fa da Alessia su Facebook, prese da un articolo di Judy Blackmore che citava:

“The biggest barrier to releasing quality material is probably impatience. You have a work that feels pretty good; you’re exhausted; you want to move on; you might be a bit delusional about how good it really is; so you hit “publish”. Nobody steps in and tells you to make it better, to do another pass, to get a better cover, to write a better blurb, to hire or trade for some editing, to beg or trade for some beta reading. You simply jump the gun.”

~ Hugh Howey

(La più grande barriera alla pubblicazione di materiale di qualità è probabilmente l’impazienza. Hai creato un’opera che sembra abbastanza buona; sei esausto; vuoi andare oltre; potresti essere un po’ illuso su quanto sia effettivamente buona; e così premi “Pubblica”. Nessuno si fa avanti per dirti di migliorarla, di fare un altro passo, di farti fare una copertina migliore, di scrivere una quarta migliore, di pagare dell’editing o scambiarlo con qualcuno, di supplicare qualcuno perché ti faccia da Beta o scambiare il favore. Semplicemente fai il salto.)

Tempo, pazienza, dedizione, coraggio: sono gli ingredienti per la riuscita di un progetto. Dicono che la fretta sia cattiva consigliera. Non corriamo in cerca del traguardo; non scappiamo dalle tappe intermedie che – come dice Paola Fantini – sono necessarie e devono essere previste nel nostro percorso; non dimentichiamo che quello stesso percorso è la chiave che ci permette di crescere.

Judy Blackmore dice ancora: “Quello che sto dicendo è che devi creare una situazione in cui il fallimento non è contemplato.”
Capito Serena?

Capito. Fa male, ma capito. Io qualcuno che mi ha detto di aspettare l’ho avuto, e probabilmente non finirò mai di ringraziarlo, anzi, ringraziarla.

Spero stiate tutti bene. Ci leggiamo qui in giro, in modo sicuramente piuttosto casuale fino alla fine del mese di novembre.

Vi abbraccio

Serena

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: a writer's journey, Blog amici, Delusioni, Diario di Cristallo, Editing, Hugh Howey, Illusioni, NaNoWriMo, Ritorno alla Scrittura, Roba da Scrittori, Speranze, Writing Life

La prima stesura, la revisione e l’ago nel pagliaio

26 Agosto 2015 by Serena 28 commenti

Prima stesura Cristallo
…e lì rimase

Il 12 giugno mia madre ha ritirato in copisteria la stampa rilegata della prima versione di «Cristallo». Mi credete se vi dico che da quel giorno non sono più riuscita a riprenderla in mano? Sorge un sospetto. Forse inconsciamente sapevo che…

«Il mio romanzo è ‘na palla.»

Così esordisco nella mia telefonata alla Erica, la mia amica/editor/compagna di merende, santa donna, che come ogni santo che si rispetti dovrebbe avere una chiesa dedicata e una casella nel calendario. O almeno una via. Via Santa Erica degli Autori Disperati. La chiamo dal baretto in spiaggia nel quale mi sono rifugiata, sfuggendo alla famiglia e all’appiccicume della crema solare, per lavorare una mezz’ora alla mia prima stesura.
«’na palla in che senso?» replica senza scomporsi.
«Boh, ‘na palla. E se mi rompo le scatole io, a leggerlo, figurati un lettore…»
Pausa di silenzio.
«Non è che hai scritto una storia drammatica?»
Ci penso un momento. Non saprei. I temi sono spessi, questo sì, e la storia non è comica. Ma si piange già abbastanza, nella vita, e io nella mia storia voglio un raggio di sole. La voglio seria, sì. Drammatica, no. Menosa, meno che meno.Quindi mmmgnò, diciamo di no. Non voglio scrivere una storia drammatica, e se l’ho scritta non era mia intenzione. Sigh.

Non sono disperata, però. Ho in mente uno straccio di soluzione. Devo alleggerire, ma come? Una nuova linea narrativa? Inserire un nuovo tema? Uso i personaggi secondari?
Il problema, spiego a Erica, è che non ce la faccio più a sopportare le menate di Anna. Per i non-milanesi: la menata sarebbe, tipo, una pippa mentale. Anna, poverina, ha preso una scuffia ossessiva per un tizio non esattamente raccomandabile. Poi ha qualche altro problemino, il che le dà tutto il diritto di farsi qualche menata. Ma ragazzi, se io che sono la sua mamma sono stufa di sentirla…
«Ti serve un comic relief!»
Eggià.

E perché non ci ho pensato io?

Perchè?
Pecchè? Eh?

Avete presente «Il Re Leone» di Disney? È una storia piuttosto spessa. Un giovane leone si auto-esilia dal suo branco, convinto di essere colpevole della morte del padre. Una storia di crescita, vendetta e riscatto.
…in un film per bambini?
Certo. Intanto, i bambini sono bambini, non stupidi in miniatura. E poi basta infilarci Timon, Pumba e anche Rafiki, che cura le menate di Simba a mazzate in testa,

Rafiki e Simba
Il passato è passato!

e la storia diventa subito digeribile. Non solo digeribile, ma bella, pure (anche se sticavoli, io non mi sono ancora ripresa dalla morte di Mufasa).
Forse anche le mia Anna ha bisogno di qualche mazzata terapeutica?
Erica improvvisa, butta lì una scena che mi provoca nel cervello uno spettacolo di fuochi d’artificio che neanche il 4 luglio. Nel pomeriggio, appena riesco a rimettere le mani sul mio PC, apro Scapple, faccio doppio click proprio nel centro dello schermo e scrivo un nome. E nel pieno del suo fulgore, signore e signori, mi si presenta…

Non ve lo dico.

Mica vi posso raccontare proprio tutto, no? Però posso dirvi che ho riempito un’altra mappa mentale con vita, morte e miracoli di questo nuovo personaggio, che ha cominciato a parlare e pare non abbia alcuna intenzione di tacere. Almeno per il momento. Quanto a me, ho sperimentato quella sorta di beatitudine scrittoria che ti prende quando, come per magia, tutti i pezzi vanno al loro posto e l’immagine da frammentaria diventa chiara, unica. Una volta tanto.
Pochi giorni dopo ho terminato  la rilettura in questa nuova ottica e adesso vi posso dire che no, il romanzo non è una palla.

O magari lo è. Ma se non altro adesso posso dire con certezza che esiste, sulla faccia della terra, almeno un lettore a cui piace da morire.
Io.

Che cosa ho imparato da questa faccenda

  • La revisione può essere dolorosa. Non è bello scoprire che nella tua creatura c’è qualcosa che non va. Vale anche per i romanzi.
  • La revisione può essere dolorosa, ma non è una tragedia. Anne Lamott, nel suo «Bird by Bird», dice che bisogna accettare di scrivere «shitty first drafts». Prime stesure che, ehm, puzzano un po’. Poi bisogna mettersi i guanti, infilarci le mani e cominciare a pulire. Se siete sicuri che la vostra prima bozza va bene così e non siete Lee Child, potreste avere un problema.
    Esiste la possibilità che la storia sia irrecuperabile? Ovvio che sì. Ma per stavolta non ne parliamo.
  • Serve un altro paio d’occhi per guardare la propria storia. E devono appartenere a qualcun altro. Lo abbiamo già detto quelle dieci-dodicimila volte che l’editing professionale è necessario, vero? Lo ripetiamo. Soprattutto se pubblicate in self, non potete farne a meno, rassegnatevi. Se non potete permettervelo, trovate almeno dei lettori beta, una professoressa di italiano in pensione, la zia secchiona, quello che volete. Ma chiedete a qualcuno di guardare la vostra storia e di dirvi onestamente cosa ne pensa.
    In una fase precedente all’editing, oltre al paio d’occhi aiuta molto anche una spalla su cui piangere. Io la telefonata con Erica ve l’ho sintetizzata, ma è stata più lunga di così. Quando abbiamo messo giù ho incominciato a scrivere la causa di beatificazione.
  • Non si finisce mai di imparare. Anzi, credo si impari veramente solo facendo, e in particolare quando sbatti il muso in un ostacolo e cerchi il modo di andare avanti. Bisogna continuare a studiare, perché tendiamo a fermare lo sguardo su certi aspetti e ci perdiamo il resto. Ma ogni volta che si puntano i riflettori su un aspetto della scrittura, si scopre che le sfaccettature sono molteplici, gli esempi innumerevoli, gli usi variegati. Bisogna ricordarlo e non smettere mai di studiare. E scrivere, tanto.

La morale della favola

Lavorando a «Cristallo» ho l’impressione di cercare un ago in un pagliaio. È una faticaccia, un lavoro improbo che qualche volta comporta lo spostamento di una pagliuzza alla volta. Ci sono momenti in cui un raggio di sole colpisce l’ago, che scintilla e si fa vedere. Qualche volta sembra perfino d’oro. Allora riparto alla ricerca, con entusiasmo, con l’illusione di essere vicina alla meta, più certa e innamorata di prima.

Il mio prossimo romanzo, Cristallo

Vi è mai successo di trovare un problema in una vostra storia, e risolverlo in un modo di cui siete piuttosto fieri?

Post Scriptum. A proposito di scuffie ossessive, ma raccontate da dio, non potete perdervi questo libro qui.

Archiviato in:Blog, Per chi scrive Contrassegnato con: a writer's journey, Comic Relief, Cristallo, Diario di Cristallo, Editing, Editor, Erica, Revisione, Scrivere un romanzo, Writing Life

Creare una sinossi con Scrivener

27 Gennaio 2015 by Serena 4 commenti

Piano piano, ma si va avanti.

Il lavoro di sistemazioni delle varie parti di Cristallo è terminato, e ciò che ne è uscito ha tutta l’aria di una struttura definitiva. Io uso Scrivener, come ormai sanno anche i sassi, e per spostare-sistemare-tagliarecucire i brani ho usato la «lavagna di sughero», come ho descritto in questo post.

Ora che la sequenza è a posto, ho voglia di scrivere una sinossi definitiva che mi servirà per un’ultima verifica: voglio leggere tutto d’un fiato il racconto dei fatti nudi e crudi e vedere se il tutto scorre bene, in modo consequenziale. Come procedere? Devo rileggere pezzo per pezzo e riassumere, o posso procedere in un modo più rapido?

Creare automaticamente una sinossi

Ancora una volta Scrivener è di grandissimo aiuto. Esiste infatti un modo di estrarre

[Leggi di più…] infoCreare una sinossi con Scrivener

Archiviato in:Blog, Imparare Scrivener, Per chi scrive Contrassegnato con: Cristallo, Diario di Cristallo, Editing, Editor, Pitch, Revisione, Scrivener, Scrivere un romanzo, Self-Editing, Sinossi, Struttura

Editing Strutturale con Scrivener

5 Gennaio 2015 by Serena 7 commenti

Il primo giorno del 2015 ho cominciato, come previsto, l’auto-editing della mia “Cristallo”. A proposito, la storia si chiama “Cristallo” perché io dentro di me la conosco così, ma non è affatto detto che avrà lo stesso nome quando sarà pronta per essere letta. Vedremo.

Comunque, tornando a noi, dopo avere terminato la prima stesura ho lasciato passare un mese intero e ora, finalmente, sono pronta. Il mese di pausa è assolutamente necessario per recuperare una visione più fresca di quel che ho prodotto; se si tratta di racconti o di testi brevi mi può bastare una settimana o anche solo qualche giorno, ma nel caso di un manoscritto di 100.000 parole circa il mese, secondo me, deve passare tutto e forse ancora non basta. Il meccanismo è quello di “dimenticarsi” di ciò che si è scritto per vederlo il più possibile con occhi nuovi, ed è lo stesso per il quale potete riguardare un film, o rileggere un libro, dopo un po’ tempo dalla prima volta, e godervelo lo stesso se non addirittura di più, perché scoprite nuovi elementi, nuove sfumature, punti di vista alternativi.

Voglio mettere il massimo impegno in questo lavoro di revisione. Lo considero importante quanto la prima stesura. Parto dall’idea che la prima versione di ogni mio lavoro sia sempre inguardabile, anche se magari non lo è, e non la sottoporrei così com’è nemmeno ai miei beta-reader più affezionati, perché ho troppo rispetto per il loro tempo. Quello che ricevono di solito, e riceveranno anche stavolta, sarà il massimo a cui posso arrivare con i miei mezzi. Oltre alle mie possibilità, ci sarà forse – vedremo – l’intervento di un editor professionista. Ma non ne sono ancora sicura, e in ogni caso anche l’eventuale professionista riceverebbe un testo già revisionato al massimo delle mie capacità.

(per un esempio di processo di editing di un autore auto-pubblicato, leggete qui. Se non leggete l’inglese ma siete interessati, fatemelo sapere e vi farò la traduzione)

Nell’articolo di Joanna Penn che vi ho linkato sopra, il primo passaggio suggerito è quello di una revisione strutturale, e mi trova completamente d’accordo. Non avrebbe alcun senso fare un editing riga per riga, riscrivendo frasi intere, quando non si è ancora sicuri della posizione che avranno le diverse parti del testo oppure, peggio ancora, non si sa nemmeno se quelle parti sopravviveranno al machete. Perché non so voi, ma io quando edito vado giù pesante. Taglio senza pietà, e disgraziatamente mi succede assai spesso di chiedermi “e questo pezzo che ci sta a fare? e quest’altro a cosa serve? e questo, ma dove avevo la testa?” e via di questo passo.

Dunque, prima di tutto la struttura. “Prima di tutto la struttura” è il mio mantra: vale in fase di creazione della storia, vale in fase di editing.

La narrazione in linea, divisa nei tre atti classici
Uno schema di struttura in tre atti

La buona notizia nel mare di lavoro “sporco” che ho davanti a me è che, usando Scrivener, la revisione strutturale sarà relativamente semplice, nel senso che mi sarà risparmiata, per fortuna, tutta quella parte di apricartella-apridocumento-aprineunaltro-tagliadauno-incollanellaltro-doveèfinitoil pezzo-maquestolhogiàfatto-okciriprovo che tocca a chi usa un normale editor di testi, tipo Word per intenderci. Il concetto alla base della creazione di questo software, pensato da uno scrittore per gli scrittori, è che ogni “pezzo” di testo può essere gestito in modo indipendente ed essere sia “genitore” (quindi, avere sotto-documenti) che “figlio” (quindi, essere inserito gerarchicamente sotto ad un altro documento) che “parente” (quindi, essere collocato sullo stesso livello strutturale di uno o più altri documenti). È un’innovazione importantissima perché rende estremamente semplice lo spostamento, l’unione e la divisione di ogni unità di testo fino alla realizzazione della struttura finale del libro. Non vi è un limite al numero di livelli che si possono gestire; questa flessibilità può interessare poco a un autore di fiction, che di solito ha da uno a tre livelli (parti, capitoli e scene), ma diventa estremamente interessante se, per esempio, si deve scrivere una tesi di laurea.

Nemmeno queste, però, sono le caratteristiche che rendono le prestazioni di Scrivener insuperabili in fase di revisione. Ecco il vero jolly: il software ha una modalità di visualizzazione “lavagna di sughero” (corkboard) sulla quale ogni documento appare come una scheda di cartoncino, e in questa modalità si ha una perfetta visione d’insieme dell’opera con tutte le parti al posto desiderato. La sequenza delle schede è chiarissima – si può perfino vederle virtualmente impilate una sull’altra – e può essere modificata trascinando le schede stesse con il mouse o con le scorciatoie da tastiera. Ogni scheda, poi, può essere contrassegnata con colori, scritte trasversali, un titolo e una sinossi del contenuto, così che il colpo d’occhio è davvero completo.

Io sono partita da una situazione iniziale in cui avevo un progetto Scrivener diviso in “beats” (sì, mi sono ispirata alle tecniche della sceneggiatura. Il testo più divertente ed immediato? Questo, senza dubbio, disponibile anche in italiano). Un “beat” è un momento fondamentale della trama ed io, usando quelli di Blake Snyder, il concetto base di struttura in tre atti e anche un po’ il metodo del fiocco di neve , mi sono creata i miei, che in Scrivener apparivano inizialmente come documenti e sono poi stati trasformati in cartelle con dentro altri documenti; una delle tante possibilità offerte da questo software geniale.

Il mio desktop con Scrivener aperto in modalità "struttura"
Cristallo in modalità “struttura” al 30-11-14

All’inizio della revisione, il primo lavoro che ho svolto è stato quello di riportare ogni documento allo stesso livello strutturale (li avevo etichettati come “scene”), eliminando le cartelle. Scrivener offre la possibilità di scrivere brani isolati, anche piccolissimi, che io in questa fase ho unito tra loro o spostato al posto giusto, con la massima libertà. Ho diviso altri brani più grandi dove necessario. Alla fine mi sono ritrovata con una cosa di questo genere:

Il mio desktop con Scrivener aperto in modalità "lavagna"
Le scene di “Cristallo” già suddivise in capitoli, sulla lavagna di sughero

Con la visione generale sotto gli occhi, ho controllato che i punti strutturali previsti durante la progettazione della storia fossero presenti e sviluppati. Non mi sono soffermata molto sui contenuti e sulla dinamica della narrazione, perché ho cercato di risolvere questo tipo di problemi ben prima di cominciare a scrivere. In altre parole, a domande come “Il conflitto è sufficientemente forte? La posta in gioco è abbastanza alta da interessare il mio lettore ideale? Gli eventi narrati sono necessari a far progredire la storia?” ho già risposto quando ho riflettuto sulla trama; sarà quindi un editor professionista, eventualmente, a fornirmi altri elementi di riflessione o a farmi notare le debolezze di cui io non mi sono accorta. Per il momento più di così non posso fare, quindi sono passata alla suddivisione in capitoli.

Ho cominciato ad accorpare delle scene in capitoli (c’è un comando molto semplice che permette di unire tra loro i documenti nell’ordine desiderato) facendo attenzione che ogni capitolo contenesse un elemento “forte” – un conflitto – e che vi fosse un momento di massima tensione con un successivo calo. Faccio in modo che ogni capitolo non superi le 3.000 parole in tutto, perché secondo me è la misura “giusta”: raramente ne ho scritti di più lunghi, mi pare che per una sequenza narrativa 3.000 parole siano più che sufficienti (ma questa è una mia scelta istintiva). Dove aveva senso farlo ho lasciato dei cliffhanger alla fine dei capitoli: li conservo se suonano “naturali”, per esempio se il capitolo successivo sarà un seguito di quello che termina, perché mi va benissimo che il mio lettore senta la necessità di leggere un capitolo in più invece di chiudere il libro. Però mi interessa di più una conclusione armoniosa che un cliffhanger a tutti i costi.

Ecco, questo è lo stato dell’arte. Sono a circa due terzi della mia suddivisione definitiva in capitoli, dopodiché entrerò nel merito di ogni capitolo. Ed entrerà in azione il machete.

Suggerimenti che secondo me potreste portar via dalla lettura di questo post?

  1. Provate Scrivener. Io non sono affiliata e nessuno mi ha mai chiesto di fargli pubblicità, né ci guadagno una ceppa a segnalarvelo. Però se una cosa funziona bene posso diventare anche ossessiva nel consigliarla a parenti ed amici, quindi ripeto: dategli una possibilità. Scrivener è nato per Mac ma esiste anche per PC e anche in italiano. Potreste scaricare la versione di prova, che vale per 30 sessioni di lavoro, e poi decidere se acquistarlo. Acquistatelo.
  2. Prima di entrare nella rilettura dei vari brani, qualunque sia il metodo che avete scelto, ricontrollate la struttura. Solo dopo procedete con le questioni di stile, la grammatica, lo spelling, la punteggiatura eccetera. Non fate del lavoro inutile, non perdetevi dietro ai dettagli se il quadro generale è ancora nebuloso.
  3. Divertitevi: anche l’editing è una forma d’arte. Michelangelo, secondo me, direbbe che è il livello intermedio tra la prima forma rozza data al blocco di marmo e la cartavetrata finale. È quando viene scolpito il ricciolo della barba del Mosè, la gobbetta sul naso, la ruga degli occhi che rende l’intensità dello sguardo. E chi sono io per dare torto a Michelangelo?

Volete leggere un’anteprima di Cristallo, o scoprire come scrive questa scribacchina?

Fate un giro qui 🙂

 

Archiviato in:Blog, Imparare Scrivener, Per chi scrive Contrassegnato con: Blog, Diario di Cristallo, Editing, Revisione, Roba da Scrittori, Romanzo, Scrivener, Scrivere un romanzo, Self-Editing

Come vivo la revisione di un testo: Cristallo

1 Gennaio 2015 by Serena 5 commenti

È il primo gennaio 2015. Primo. Gennaio. 2015. È arrivato il momento. Adesso posso, ed è perfetto.

Siedo in una casa silenziosa per fortunata coincidenza, davanti alla tastiera, e ho il permesso di me stessa. Apro il file di Scrivener. Ultimo salvataggio: 30 novembre 2014, ore 21.32. Un mese intero lontana.

Cerco di ricreare il percorso, leggo, connetto i puntini. La revisione di un testo è anche questo.

Varco la soglia.

Ecco Anna, mi viene subito incontro. La riconosco, ma mi rendo anche conto che in questo mese è cambiata. O forse sono solo io che la vedo meglio? Ma è sempre lei, solo più bella con le sue ferite, il piercing al naso, quel modo di inclinare la testa quando ti studia. Non ha mai smesso di parlarmi, anzi, sembrava che a causa del veto facesse di tutto per provocarmi: ha chiacchierato quasi ininterrottamente. Soprattutto quando non le potevo rispondere.

Dovrà accontentarsi di un’attenzione parziale, oggi. Non è il suo turno, devo occuparmi prima del suo mondo: ma anche questo, lo faccio per lei.

Non dovrei nemmeno essere qui a scrivere questo post, lei e la sua storia sono la mia priorità e hanno la precedenza anche sul blog. I minuti sono sempre troppo pochi. Ma come faccio a non condividere questa felicità?

PC pronto per la revisione di un testo
Dove scrivo. Fuori si vedono gli alberi.

Archiviato in:Blog, Per chi scrive Contrassegnato con: Diario di Cristallo, Editing, NaNoWriMo, Revisione, Scrivere, Scrivere un romanzo, Self-Editing, Writing Life

Barra laterale primaria

Restiamo in contatto?

Clicca qui, ci vuole meno di un minuto!

Archivio

Buck e il Terremoto a Bookcity

Storie di Gatti

Racconti a quattrozampe le per le vittime del sisma

Footer

  • Chi sono
  • Cosa sto facendo
  • Blog
  • Risorse per scrittori
    • Il metodo del Fiocco di Neve
    • Dall’Idea al Romanzo in 31 giorni
    • Storyboard
    • La struttura narrativa
    • Sviluppare la trama: modelli di struttura narrativa
  • Contatti
  • Ultimi articoli
  • Scrivi allo staff
  • Resta in contatto
  • Privacy & Cookie Policy

Serena Bianca De Matteis

Serena Bianca De Matteis b/n

Copyright © 2026 · Serena Bianca De Matteis · Accedi

Uso i cookie per garantirti una buona navigazione sul mio sito. Se vuoi, puoi comunque eliminarli. .

Powered by  GDPR Cookie Compliance
Panoramica sulla privacy

Questo sito Web utilizza i cookie per consentirci di offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito web e aiutando il nostro team a capire quali sezioni del sito web trovi più interessanti e utili.

È possibile regolare tutte le impostazioni dei cookie navigando le schede sul lato sinistro.

Cookie strettamente necessari alla navigazione

Per poter salvare le tue preferenze, è necessario che siano attivi.

Se disabiliti questo cookie, non saremo in grado di salvare le tue preferenze. Ciò significa che ogni volta che visiti questo sito web dovrai abilitare o disabilitare nuovamente i cookie.

Cookie di terze parti

Questo sito Web utilizza Google Analytics per raccogliere informazioni anonime come il numero di visitatori del sito e le pagine più popolari.

Mantenere abilitato questo cookie ci aiuta a migliorare il nostro sito web.

Per prima cosa abilita i cookie strettamente necessari in modo che possiamo salvare le tue preferenze!

Cookie Policy

Ulteriori informazioni sulla Cookie Policy