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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Writing Life

Che cosa significa “passione”?

31 Ottobre 2017 by Serena 18 commenti

Il consiglio di seguire la tua passione

Il pezzo che segue è una libera traduzione di questo articolo di Jane Friedman.

Ecco una parola che ho eliminato più che potevo dal lessico che utilizzo per dare consigli e informazioni agli scrittori. Esistono infiniti libri e corsi che consigliano alla gente come trasformare la propria passione in un lavoro a tempo pieno e incontro molti scrittori che dicono di tornare alla loro “passione per la scrittura” (finalmente) dopo lunghe carriere in affari, finanza, immobiliari, legge e altre professioni comunemente scelte per la stabilità finanziaria. Eppure, allo stesso tempo, questi scrittori mi chiedono se valga la pena di continuare a perseguire questa passione. Cercano una sorta di validazione esterna che non stanno perdendo il loro tempo.

Se chiamiamo questa cosa passione, il termine è corretto?

Ho anche incontrato molti che non sembravano in grado di fare altro che scrivere, a scapito della loro salute, delle loro famiglie e/o della stabilità finanziaria a lungo termine. Prendono cattive decisioni in cambio di poco o niente, per “diventare uno scrittore” o essere riconosciuti come tali. Questi non riesco a scoraggiarli. Se chiamiamo questa cosa passione, il termine è corretto?

Ci sono anche persone che si presentano alla loro scrivania ogni giorno e trattano la scrittura come una professione, che sono disposti a piegarsi alle esigenze del mercato, a essere imprenditoriali e accertarsi di guadagnare x dollari all’ora. Se chiamiamo questa cosa passione, il termine è corretto?

Nello studio della filosofia Zen, agli studenti vengono assegnati dei koan– un puzzle o un problema da risolvere – che ha lo scopo di portare consapevolezza o letteralmente svegliarvi alla vera natura della vita. Probabilmente hai già sentito un koan anche se non riconosci la parola. Un koan famoso: “Qual è il suono di una mano che applaude?” Un koan mio, che è rimasto nella mia mente nell’ultimo decennio: “Che cos’è la passione?” E anche: “Qual è la mia passione?” Sono giunta alla conclusione che non ho una passione. Avendo probabilmente ascoltato troppo Alan Watts, non sono stata sorpresa della risposta, forse perché Watt ti incoraggia a rimuovere ogni strato del tuo essere per trovare te stesso, per aiutarti a capire che non c’è nessun “altro” – la convinzione buddhista che non c’è un “sé” da trovare.

Ecco in parte perché evito la parola “passione”. È un ottimo modo per alimentare l’ansia: cosa succede se non sto perseguendo la mia passione? Non dovrei perseguirla? Ma questa è davvero la mia passione? Che cosa succede se fallisco nella mia passione? E nell’attuale momento culturale, la parola è diventata sempre più pregna di significato: ha la sfumatura di un giudizio di valore, che ci sia qualcosa di sbagliato se non hai scoperto la tua passione e non hai trovato il modo di farne un lavoro. La ricerca capitalista della passione è la nuova forma orribile dell’illuminazione che ci viene chiesto di perseguire.

Non è necessario essere buddhisti per apprezzare quella saggezza e mettere da parte questa particolare ansia. Se non hai una passione, potresti essere più vicino di chiunque altro alla verità di chi e cosa sei.

Tuttavia, mi sono sempre sentita piuttosto noiosa mentre affrontavo le domande quintessenziali di un intervistatore che cercava la storia d’origine, ad esempio: quando hai scoperto di essere uno scrittore? Hai sempre voluto lavorare nell’editoria? La verità è questa: non ne ho idea. Ci sono stati fatti ricorrenti. Le circostanze e le coincidenze fortunate determinano gran parte dei primi anni di vita. Ho riconosciuto i miei punti di forza e su quelli ho costruito. Quando ho fallito, il fallimento non è stato così importante quanto i passi successivi che ho fatto.

Lasciate perdere la passione e puntate invece sulla consapevolezza.

Chiedetevi:

  • Che cosa stai evitando? (C’è una ragione, e non sentirti colpevole per questo)
  • Quale attività o interazioni aspetti con gioia e anticipi quando puoi? Di quali vorresti di più?
  • Quali attività o interazioni tratti come prioritari su base giornaliera?
  • In quali attività potresti perderti? (perché il tempo si ferma e sei nel “flusso”) Queste domande mi hanno spianato la strada verso una vita più felice e più soddisfacente.

(per qualche altro pensiero sul rapporto tra creatività e vita lavorativa, potete leggere questo articolo: Come fare quello che ami e fare anche soldi.)

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Il lusso di scrivere (e non solo)

30 Giugno 2017 by Serena 8 commenti

Serena Bianca rena bianca
(ho trovato la mia spiaggia)

Ma buongiorno a tutti! Come state? Come procedono libri, romanzi, racconti e piattaforme online? 😛 Io sono stufa marcia: dopo una breve vacanza in Sardegna ne ho già le scatole piene di nuovo. Adoro la mia vita e tutto ciò che ci sta dentro, ma al momento l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. O anche studiare acquerello, tipo.

Sono in ritardo con la pubblicazione del seguito di Buck, perché rileggendo quello che doveva essere il testo definitivo, detto papale papale mi fa schifo. E non so se sia perché fa oggettivamente schifo, o se è perché l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. [cit]. Devo scusarmi con le gentili persone che si sono offerte come beta reader, perché non sono in grado di inviare niente di leggibile nei tempi previsti. Va da sé che dubito di riuscire a pubblicare il terzo libro della serie entro il 2017, ma forse non è stata neanche una grande idea, da parte mia, pormi due libri in un anno come obiettivo (le antologie non le conto, trattandosi di lavori collettivi).

Nonostante tutto non mollo: anche poche parole al giorno, ma sempre avanti. Gutta cavat lapidem, dicevano i nostri avi: sarà vero? Speriamo.

E poiché la gestione del tempo, la costanza e la resilienza sono  tra i miei temi preferiti – condizioni di vita, direi – è il momento di condividere la traduzione di questo articolo di Jane Friedman. Lo trovo illuminante ed irritante allo stesso tempo, e lei si conferma una delle personalità più intellettualmente oneste nel vasto panorama dell’editoria internazionale, sia tradizionale che indipendente. Tutto il contrario dei cialtroni di cui parlo ogni tanto, che continuano a imperversare. Quelli che se fai come dicono loro (e soprattutto li paghi profumatamente) ti garantiscono il best seller.

Jane Friedman, per chi non lo sapesse, è esperta in editoria digitale, docente universitaria, blogger di successo, ed è stata editore del celebre Writer’s Digest. Dunque buona lettura, e fatemi sapere che ne pensate.

 

Quando vengo intervistata, o nelle sessioni finali di domande e risposte ai convegni, mi vengono poste domande sulla mia prolificità (da quelli che la constatano e ammirano), o sulle mie tecniche di gestione del tempo. Come si gestiscono lavoro creativo, marketing, promozione e le esigenze di una famiglia o di un (altro) lavoro a tempo pieno?

Ho recentemente discusso di questo tema come ospite durante l’eccellente podcast di Jeff Yamaguchi, Writing Drafts, ma non sono soddisfatta della mia risposta. Una parte del problema consiste nel fatto che volevo essere d’aiuto – identificare davvero l’impostazione mentale o il metodo determinanti per il successo, quella che offrisse a qualcun altro una vera svolta su questo problema.

Ma, a dire la verità, non ho mai avuto quella specifica mentalià o metodo, anche se può capitare che ci scriva su. I miei metodi sono incostanti e influenzati dalle altre cose che capitano nella mia vita. Ho usato e poi scartato un sacco di strumenti organizzativi di raccolta appunti e creazione liste, nel corso degli anni, tra i quali OmniFocus, Apple Notes, GoodToDo, i planner di Covey e Uncalendar (da questo capite quanti anni ho!). Al momento, il mio strumento preferito è Evernote.

Ma nessuno di questi strumenti in realtà è il mio vero segreto. C’è una sola vera ragione per la quale sono così produttiva.

Godo del lusso di avere tempo, fare esattamente quello che mi piace, con poca o nessuna responsabilità verso qualcuno o qualcosa tranne che verso me stessa e la mia realizzazione.

Non ho figli.

Non ho una famiglia di cui prendermi cura.

Non appartengo a nessuna organizzazione.

Non ho un lavoro tradizionale.

Non faccio le pulizie e non stiro (però cucino).

Ho un compagno, ma è gentile e collaborativo, e mi permette di dare la precedenza al mio lavoro ogni volta che è necessario.

Inoltre, per prima cosa evito consapevolmente obblighi o impegni esterni. La cosa che voglio di più è essere lasciata in pace a fare il mio lavoro, ed è esattamente la vita che ho creato per me stessa.

E così possiedo il lusso del tempo che altri non hanno, ma in parte è anche un privilegio. Se da una parte ho fatto scelte consapevoli che mi hanno portata ad ottenere questo stile di vita, altre scelte sono state rese facili (o almeno, prima di tutto, possibili) grazie all’accesso a una formazione di alto livello, a una famiglia stabile che mi ha sempre incoraggiata, e occasioni di crescita nella mia carriera. Di privilegi abbiamo già parlato in riferimento alla vita da scrittori. […]. Essere “sponsorizzata” da un marito. Potersi permettere di lavorare gratis.

 

Ci sono anche altri tipi di privilegio o lusso.

Vedo spesso elogi di scrittori che prendono posizioni e dicono “Non vendo e promuovo me stesso (o il mio libro)” o “Non ho intenzione di usare i social media”. Generalmente ci sono due ragioni per gli elogi: queste cose sono viste come attività meno importanti, che sottraggono tempo alla scrittura, e devono essere ridotte ai minimi termini come le distrazioni che effettivamente sono. Ma sono anche viste come attività che non si addicono ad uno scrittore serio, che dovrebbe solo scrivere e non costruire una “piattaforma” o un “marchio”. Quest’attività svilisce l’arte e lo scrittore, si pensa. E così facciamo festa quando qualcuno è abbastanza coraggioso o testone o indipendente abbastanza da violare il comandamento di coinvolgere i lettori. (Lo so, è un comandamento orribile. Il linguaggio che circonda qualsiasi cosa legata al marketing può essere difficile da accettare e pieno di omologazioni senza senso.)

Ma la decisione di non interagire per niente? Rimanere offline, fuori da ogni rete e concentrarsi sulla scrittura escludendo tutto il resto? È un lusso che quasi nessuno degli scrittori nuovi o emergenti può permettersi.

Scegliere di non promuovere un libro: un lusso

Ignorare l’autopromozione e la creazione di una piattaforma: un lusso.

Rimanere offline (almeno per la maggior parte degli scrittori occidentali): un lusso.

Quando i social media come Facebook e Twitter hanno decollato nel 2007 e 2008, e io ho cominciato a fare i miei esperimenti online, nessuno mi ha mai detto che fosse obbligatorio o necessario o utile alla mia carriere (e di questo sono riconoscente: mi sono risparmiata un po’ d’ansia, prima di immergermi nel tema). Ma posso testimoniare un salto di carriera che mi ha cambiato la vita da quando sono diventata più attiva online. Sono di colpo divenuta visibile nel mio settore, mentre prima ero praticamente invisibile. (A quel tempo lavoravo a Cincinnati, che per tutti i newyorkesi e chiunque lavorasse nell’editoria era solo una zona di passaggio.)

Grazie ai social media, di colpo ero in grado di comunicare, condividere e dimostrare chi ero e cosa pensavo ad un pubblico molto più vasto di lettori e leader d’opinione. Ho cominciato a crearmi una reputazione e la gente mi riconosceva quando mi presentavo alle conferenze. Ricevevo più inviti a tenerne io stessa. Mi sono creata una piattaforma quasi per caso, semplicemente continuando a fare quello che già facevo in una forma più pubblica (per un approfondimento su questo tema, leggete “Show …di Austin Kleon!)

I social mi hanno dato una voce più potente e un potere che prima non avevo. Non che non ne avessi del tutto, prima, ma era diverso. Per quasi tutti gli anni 2000, ho avuto ben pochi contatti con opinion leader; ero ben fornita di competenze, di tempo, ma povera di conoscenze. Con i social ho sviluppato una mia individualità degna di nota e ho improvvisamente meritato attenzione (e se un po’ di quell’attenzione è meritata, non posso dire che sia tutta meritata. Il rovescio della medaglia è che quando sei noto per il tuo grande seguito online, vieni conosciuto e consigliato grazie a qualcosa di piuttosto vuoto, invece che per il tuo lavoro. Un tema che dovrò approfondire una volta o l’altra.)

Quando autori come Jonathan Franzen rifiutano il marketing, la promozione, i social e qualsiasi cosa li sottragga alla loro arte, è spesso – se non sempre – perché si trovano in una situazione per cui attività come la presenza sui social non aggiunge più potere o opportunità interessanti o benefici, sia da un punto di vista creativo che di relazioni, si tratta solo di un obbligo o di un mal di testa in più. Ed è più che logico e accettabile rifiutare queste attività, ma non è una cosa ammirevole di per sé e in sé, né si tratta di un buon esempio per persone all’inizio della loro carriera.

Ian Bogost ha scritto un articolo eccellente sul raggiungere un punto del proprio percorso di carriera dove si possono prendere le proprie decisioni:

“Devi dire ‘sì’ per molto tempo prima di guadagnarti il diritto di dire ‘no’. E anche allora, di solito non puoi dire di no come ti aggrada. Nel momento in cui puoi dire di no indiscriminatamente, allora hai già talmente tanto successo che dire no non è più un prerequisito, ma un un risultato del successo stesso.”

Perché alcuni raggiungono un livello di successo in cui questo è possibile, e altri no? Una domanda da un milione di dollari. Ma giocare al gioco di “E se…” può aiutare a rendere chiaro dove potreste recuperare un vantaggio che vi può condurre al successo, e dove invece non siete così fortunati. O puoi aiutarvi a capire perché alcuni possono rifutare I soliti obblighi che tutti quanti rispettano. Considerate tutte queste potenziali variabili:

– Chi viene da una famiglia con ottime relazioni che li ha presentati alle persone giuste al momento giusto?

– Chi vive in un luogo nel quale è più probabile avere accesso e vicinanza alle persone, istituzioni e opportunità giuste per lanciare la propria carriera?

– Chi ha il denaro che gli permette di scrivere gratuitamente, fare internati non retribuiti, o accedere a un programma MFA?

– Chi ha dei mentori che li spingono, presentano alle persone giuste e conducono alle giuste opportunità di carriera?

– Chi ha un ambiente di lavoro che l’aiuta a crescere come persona, invece che ridurlo e sminuirlo?

– Chi ha una famiglia che offre supporto e consente del tempo per un’attività creativa?

– Chi ha una rete che gli offre occasioni invidiabili, o ha accesso a una comunità che lo pone a stretto contatto con chi ha potere decisionale e privilegi nel proprio settore?

(questo articolo non ha lo scopo di dire, in modo contorto, che dipende tutto da chi conoscete o che avete bisogno di conoscenze importanti per essere pubblicati o raggiungere i vostri obiettivi creativi. Certamente tutto questo aiuta, ma è solo uno dei privilegi di cui una persona potrebbe servirsi)

Niente di quanto sopra è detto per sostenere che la pratica, il duro lavoro e la diligenza siano invariant nell’equazione, ma che di tutti questi altri fattori non si parla abbastanza. Mi è stato chiesto per così tanto tempo, e così spesso, qual è il segreto della mia produttività e del mio successo; c’è un’assunzione implicita che sia solo il risultato di un metodo ben strutturato e verificato. Non lo è. Una buona parte della mia vita lavorativa è stata indisciplinata e destrutturata (sebbene non senza una visione e uno scopo). È solo che io ho potuto passare quasi vent’anni concentrandomi sul mio lavoro, escludendo quasi tutto il resto. Quante altre persone possono concedersi questo lusso?

Meditiamoci su (i piedi non sono miei)

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Come fare quello che ami e fare anche soldi

28 Aprile 2017 by Serena 16 commenti

Il problema:

Le persone con un lavoro ben pagato mi chiedono consiglio perché vogliono smettere di lavorare per diventare artisti a tempo pieno.

Ma gli artisti a tempo pieno chiedono il mio consiglio perché trovano che sia impossibile fare soldi con l’arte.

(Definiamo “arte” come tutto ciò che fai per esprimerti, anche solo il blog o qualsiasi altra cosa). [Leggi di più…] infoCome fare quello che ami e fare anche soldi

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Il punto sul 2016

16 Novembre 2016 by Serena 17 commenti

Foto Natalizia scattata la scorsa settimana
No, non è una foto dell’anno scorso. Rassegnatevi.

Fidatevi di me: il 2017 incombe. Alla fine del 2016 mancano meno di cinque minuti. Stendere un piano operativo per il 2017 è un’operazione delicata e importante e va ben oltre i buoni propositi di Capodanno, che il 3 di gennaio sono già in pattumiera. Io voglio un piano con le date, un progetto spezzato in piccoli passi intermedi, degli obiettivi S.M.A.R.T. Ecco perché comincio a pensarci già adesso; anzi, è un po’ che ci penso, ed ecco perché non posso prescindere da una verifica di quel che ho combinato nel 2016. Ciò che non è stato realizzato potrebbe essere archiviato, se non è più attuale; ciò che resta da fare e vale la pena, dovrà finire in un calendario 2017.

Provo a fare insieme a voi il punto della situazione: vi ricordate che in questo post vi avevo invitati al lancio di pomodori? Bene, potete preparare il vostro cestino. San Marzano o cuore di bue non importa, basta che siano maturi ^^

Obiettivo Numero 1: Pubblicare un lavoro di narrativa.cover-beitbuck-copertina-per-kindle

Beh, questo è un obiettivo centrato! A giugno 2016, sulla spinta di una serie di fortissime motivazioni, ho terminato e pubblicato il mio Buck. Da allora, un cane invisibile – pardon, un mezzo lupo invisibile – si è unito alla mia famiglia. Ma non è finita qui: grazie a una ventina di autori, all’indomani del terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli è nata l’antologia di racconti “Buck e il Terremoto, che ho curato con gratitudine e orgoglio. Di Buck e il Terremoto parlano in tanti, nel Web, , in questo momento. Per fortuna! Perché la prima donazione alla Croce Rossa Italiana è partita il 31 ottobre.

Obiettivo Numero 2: Pubblicare tre articoli al mese sui blog.

Ahem. Qui casca l’asinA. Avrei dovuto dare retta a chi mi avvertiva che è già molto difficile tenere un blog, figurarsi tre, ma se non ci sbatto il naso per conto mio non sono contenta. La mia frequenza di pubblicazione è stata penosa: volevo pubblicare un articolo ogni dieci giorni a rotazione sui tre blog, quindi un totale di 36 articoli in un anno e invece sono arrivata, con tanta fatica, a 13 post, 14 con questo. Non va bene, no no no. Bisognerà prendere qualche decisione drastica, e soprattutto dare un senso più definito alla scelta di tenere un blog. Non per altro, solo perché il tempo è prezioso e sbatterlo via non va bene.

Obiettivo Numero 3: Leggere questi 6 libri

  1. “The Story Grid” di Shawn Coyne
  2. “Story” di Robert McKee. Disponibile in italiano.
  3. “Anatomy of Story” di John Truby. Disponibile in italiano.
  4. “Plot & Structure” di James Scott Bell
  5. “Turning Pro” di Steven Pressfield
  6. “Screenplay” di Syd Field

Neanche uno finito. No, dico… Uno. Uno solo. Letto. Finito. No. Vergogna. Ho letto altro, ma questi no. Ricompariranno nei buoni propositi 2017, magari non tutti ma ci saranno. Sono buoni libri che consiglio a tutti. Sono andata avanti a leggerli, li ho piluccati qua e là ma niente di più. Nel 2017 almeno un paio li devo finire.

Obiettivo Numero 4: Frequentare due corsi di formazione. Uno tecnico su un aspetto della scrittura, uno di marketing.

Oh, finalmente qualche buona notizia! Obiettivo raggiunto su tutti e due i fronti. Per il marketing e la parte tecnica, ho seguito online il corso Self-Publishing Success di Joanna Penn, che consiglio caldamente a chi non ha ancora pubblicato in self ma desidera farlo, possibilmente senza impazzire. Joanna Penn già regala dell’ottimo materiale, sul suo sito, e non so come faccia a dare un ulteriore valore aggiunto nei suoi corsi: sta di fatto che ci riesce! Questo è un ottimo corso, esaustivo, però per seguirlo dovete sapere l’inglese. E tenere sempre presente che le considerazioni che valgono per il mercato di lingua inglese, soprattutto le stime commerciali, devono essere molto ridimensionate per il mercato di lingua italiana.

Per quanto riguarda la scrittura, ho seguito con grande divertimento due seminari online sulla costruzione della trama. E poi mi sono regalata il corso di James Patterson, che non ho ancora terminato. Vista la caratura del docente avevo aspettative alte, che non sono state rispettate o non del tutto: mi sembra quasi di avere imparato di più dai primi due seminari, anche se Laura Baker non è altrettanto celebre, anzi. In ogni caso rifarei tutto, e a luglio 2017 vorrei seguire un altro seminario della Baker. Laura legge e commenta gli esercizi degli studenti in modo approfondito uno per uno, così sono costretta a esercitarmi. Anche questi corsi sono in inglese.

Mi piace imparare, così tanto che l’anno prossimo vorrei riservare molto più spazio allo studio e alla lettura in generale. Mi sono costretta a una dieta forzata dai libri degli altri per dedicare il mio (pochissimo) tempo a scrivere roba mia. Sono contenta, ne è valsa la pena, ma è ora di ricominciare a nutrirsi di belle letture.

Il mio compleanno 2016
Quest’anno erano 50, eh!

Per quanto riguarda il mio cammino personale,

il 2016 è stato un anno doloroso e straordinario, e ho un po’ di paura perché non è ancora finito, farei volentieri una pausa! Un anno di rivoluzione, evoluzione, risultati, crescita e lezioni imparate, senza tregua. Quelle che riguardano le pubblicazioni e la scrittura penso le condividerò presto con voi, perché potrebbero esservi utili. Le altre lezioni imparate sono un po’ più intime. Anche se a volte vorrei gridarle (e in qualche occasione l’ho fatto 😛 ).

E voi? Come vi state preparando al 2017? Raccontate 🙂

Archiviato in:Blog, Per chi scrive Contrassegnato con: 2016, 2017, a writer's journey, Buck, Buck e il Terremoto, Gestione del tempo, Pubblicare un libro, Writing Life

Come fu che pubblicai un romanzo e non l’altro

8 Luglio 2016 by Serena 22 commenti

Pare che sia successo davvero. Il libro esiste, l’ho anche avuto tra le mani nella sua primissima versione cartacea. Se vado su Amazon lo vedo lì, con il mio nome sopra. E quella della foto, sulla quarta, sono proprio io. Ostrega!

BUCK - Copertina per Kindle

Come dicevo in privato a un nostro comune amico, la blogosfera mi è mancata e, adesso che Buck è finalmente uscito, io posso tornare a cazzegg… ehm, a parlare di scrittura con qualcuno che capisce quello che sto dicendo ^^

Vi racconto com’è andata, anche perché me l’hanno chiesto, e lo farò con l’aiuto delle 5 W e di Sergio Leone.

Chi?

Beh, io, ma mica da sola! Il mio team di pubblicazione per “Buck” era formato da quattro lettori beta e da Marco che ha fatto tutto il resto XD .

Scherzi a parte: Marco è il creatore della cover e si è occupato della prima impaginazione del cartaceo. Lui usa Scrivener versione Mac, ancora più potente della versione PC, e senza di lui non avrei mai pubblicato entro la scadenza che mi ero prefissa. L’ho ringraziato all’inizio del libro, lo ringrazio anche qui dal profondo del cuore, e voi non sapete quanto è stato importante di me rispettare quella data.

La versione ebook invece l’ho fatta io, in tipo venti minuti. Anche questo però è stato possibile grazie alla potenza di Scrivener e a San Marco Grafico, che ha fornito non solo la copertina per il cartaceo ma anche quella per Kindle.

Chi altro?

Un editore, dite?

Nah. Non ci ho pensato nemmeno cinque minuti. Poi per l’amor di dio, se un domani piovesse dal cielo un contratto interessante, perché no. Ma sapete tutti come la penso, quindi è inutile ripetermi.

Cosa?

“Buck” è la storia di un giovane lupo e del suo padrone adolescente, nel pieno del passaggio alla vita adulta. Il genere principale, quindi, è il romanzo di formazione. Mi sono divertita un sacco, a scriverlo, perché amo da sempre – e con una certa visceralità – i lupi, i boschi e la montagna. Anche se vivo in città con due gatte antipatiche.

Poi c’è una storia d’amore (non corrisposto, quindi se cercate un romance lasciate stare), un po’ di Viaggio dell’Eroe, un po’ di soprannaturale solo accennato.

E sì, se tutto va bene è il primo libro di una serie.

Quando?

Modestia a parte ho fatto un mezzo miracolo: con la gestione del tempo me la cavo discretamente. Ve lo può confermare il mio AP (cavolo è un AP? Poi ve lo racconto), che può testimoniare la crescita del manoscritto, i conteggi delle parole, i fogli Excel con date, tappe, formule e tutto quanto. Il signore mi ha anche detto che forse ho un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma gli voglio bene lo stesso.

Come ho trovato il tempo extra necessario per l’ultimo sprint? Facile: sparendo dalla circolazione e dormendo molto, molto poco. Non fate come me, non è salutare. Guardate come mi sono ridotta io:

Premio Nazionale Occhiaie 2016
Premio Nazionale Occhiaie 2016

Ho avuto in mano le due copie di prova il 23, appena in tempo per la mia scadenza, che era  il 24 giugno. Causa quarta rilettura e correzione, la versione Kindle è andata online il 2 luglio e quella cartacea definitiva il 4 luglio notte. Che poi definitiva non è, perché ci sono ancora refusi – non vi dico il fastidio – e quindi farò un prima revisione (e nuovo upload) non questa domenica ma la prossima. Questo è il bello di poter controllare la produzione fisica del proprio libro!

Comunque, prima di premere Publish c’è una serie di controlli da fare: Amazon ti stimola a non pubblicare ciofeche, anche se poi alla fine la scelta spetta tutta alla serietà dell’autore. E spesso lì casca l’asino, perché la tentazione di premere il tastino e porre fine all’agonia è fortissima.

Dove?

Per precisa scelta commerciale, al momento “Buck” è solo su Amazon, in KDP e KU, in formato Kindle e cartaceo, paperback.

Perché?

Ci sono due perché, uno tecnico relativo alla narrazione, e un perché del cuore.

Il perché tecnico è che “Cristallo” aveva almeno due problemi: soffriva di un eccesso di backstory e di una carenza di Heath, il protagonista maschile. Problemi confermati sia dalla mia perfida editor Erica Baldaro che da un paio di lettori beta, molto rilevanti perché rientrano nel mio target ideale. “Buck” utilizza molto di ciò che, in “Cristallo”, era troppo, e risolve una buona parte dei problemi di cui sopra.

Il perché del cuore è che dovevo fare un regalo di compleanno. E questo è stato il motivo più forte, il vero motore di tutta la faccenda.

Il Buono

Posso godermi questi trenta secondi di felicità? 😀

Il Brutto

I refusi, ca**o. Non finiscono mai. Lo so che ci sono sempre e bla bla bla, ma mi danno un fastidio pazzesco. Doveste mai trovarne, per favore scrivetemi. Voglio arrivare alla perfezione.

Il Cattivo

Il marketing si poteva fare meglio. Ma la cosa non mi preoccupa più di tanto, per due ragioni: la prima è che avevo altre priorità, la seconda che, con un solo libro pubblicato, non vale la pena di angosciarsi troppo per lanci e compagnia cantante, soprattutto per chi scrive narrativa.

E il Bello?

Quello deve ancora venire 🙂

Un bacione a tutti voi, che siete la mia famiglia online. Se avete curiosità chiedete, io sono qui.

 Serena Bianca de Matteis Se proprio non posso leggere o scrivere

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Obiettivi di Scrittura 2016

31 Dicembre 2015 by Serena 32 commenti

Li scrivo qui, davanti al (Web)Mondo, al cospetto dei blogamici della blogosfera, alla mercé di tutti coloro che passeranno di qua. Siete caldamente pregati di farmi il fondello, se ve ne viene l’ispirazione, nel caso non li rispettassi.

Ogni mese riproporrò un post nel quale verificherò l’avanzamento dei lavori. Sarà la vostra occasione di essere crudeli.

Ve li scrivo, i miei obiettivi, come li ho inseriti in Evernote e nel mio GTD, metodo che utilizzo ormai da anni. E basta, ho già chiacchierato fin troppo.

*rullo di tamburi*

Pubblicare un lavoro di narrativa entro il 31 dicembre 2016

Uno qualsiasi (potrei dover spezzare Cristallo, non so ancora bene cosa fare)

Pubblicare tre articoli al mese

1 ogni 10 giorni: uno su serenawrites.com, uno qui e uno su ceraunavoltaunastoria.it

Leggere questi 6 libri:

    1. “The Story Grid” di Shawn Coyne
    2. “Story” di Robert McKee. Disponibile in italiano.
    3. “Anatomy of Story” di John Truby. Disponibile in italiano.
    4. “Plot & Structure” di James Scott Bell
    5. “Turning Pro” di Steven Pressfield
    6. “Screenplay” di Syd Field
.

.

Frequentare due corsi di formazione

  •  Uno, tecnico, su un aspetto della scrittura, a scelta su: costruzione dell’intreccio, conflitto, struttura, creazione di una serie, pensiero creativo. Sarà molto probabilmente un corso online della RWA o uno di Kristine Kathrin Rusch che si può trovare qui. Però ce ne sono altri che mi interessano. Vedremo. Quelli italiani manco li prendo in considerazione. Sono provocatoria? Nah, solo un pochino. Magari esistono, ma non sono online e sono un po’ fumosi. Io ne voglio uno tecnico.
  • Uno di marketing. Quelli italiani manco li prendo in considerazione. Sono provocatoria? Ah, sì. Certamente stavolta sì. Anche voi: fate attenzione a come spendete i vostri soldi, e a chi sarebbe che vi vuole insegnare.

Finito.

Beh, che vi aspettavate? Sarà già molto che riesca a raggiungere questi obiettivi qui. Messa come sono, sarebbe tanta roba.

In bocca al lupo a me. A voi, tanti auguri di un 2016 stratosferico! Avete già scritto i vostri buoni propositi?

 

Felice Anno Nuovo
Buon 2016!

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