• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina

Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

  • Chi sono
  • Cosa sto facendo
  • Blog
  • Risorse per scrittori
    • Il metodo del Fiocco di Neve
    • Dall’Idea al Romanzo in 31 giorni
    • Storyboard
    • La struttura narrativa
    • Sviluppare la trama: modelli di struttura narrativa
  • Contatti

Storie belle

Sostiene il Limone e altre storie così

15 Agosto 2018 by Serena 6 commenti

Era già da un po’ che pensavo di pubblicare una raccolta di racconti. Anche se mi vergogno quasi a chiamarli racconti; sono storie piccole. Comunque eccolo qua, il volumetto, per ora solo in ebook ma presto anche in formato cartaceo, con i caratteri 16 pt per farlo leggere anche agli zii anziani XD. Come tutti i miei testi contiene speranza e coccole, quindi spero che vi faccia bene, almeno quanto ha fatto bene a me scriverlo e metterlo insieme.

L’avrei regalato, ma ottenere di avere un libro gratis su Amazon non è una faccenda così semplice. Quindi è a 99 cent. Lo spirito è questo: offrirvi svago e pensieri dolci sotto l’ombrellone o davanti alle montagne, o anche nel caldo della Città.

Se leggete, fatemi sapere cosa ne pensate. Una recensione è sempre gradita, come sapete. Vi abbraccio.

Archiviato in:Blog, Self Publishing Contrassegnato con: #dillocheseiscout, frammenti di me, Lupi, Mamma e papà, Papà, Racconti, Sante Marie, Sostiene Il Limone, Storie belle, Vacanze

Ipotesi 1 – colpa del DNA

28 Giugno 2018 by Serena 8 commenti

Per chi non lo conoscesse, Sante Marie è un paese di 1 156 abitanti della provincia dell’Aquila, e si trova non molto lontano dalla riserva naturale del Monte Velino.

Quando mio padre era bambino, attorno ai dieci anni, passava diverse settimane all’anno a Sante Marie perché la sua mamma faceva l’ostetrica condotta proprio lì. Un giorno venne mandato a raccogliere porcini per fare il sugo, in un posto vicino alle case ma già un po’ fuori dal paese, nel bosco.

Papà era chinato a terra in questo spiazzo un po’ rialzato, per raccogliere i funghi tagliandoli rasente al terreno, la lama parallela alla terra per intenderci. Si fa così perché continuino a crescere in quel posto, voi lo sapevate? Io non lo sapevo.

Mentre era chinato a terra, con un mucchietto di funghi tagliati che gli cresceva accanto, si è sentito osservato. Ha alzato gli occhi e si è accorto che di fianco a lui, a un tre metri di distanza dice, c’era un animale. Un grosso cane snello con il pelo scuro, colore della terra, e la faccia da lupo.

In effetti, era proprio un lupo.

Immagine di lupo appenninico italiano
Canis Lupus Italicus

Papà – forse perché i bambini sono un po’ incoscienti – non si è scomposto più di tanto. Ha pensato “se mi attacca gli taglio la gola con il coltello”, perché i bambini si sentono anche tanto eroi, e a Sante Marie tutti hanno sentito parlare di lupi, o ne hanno visto uno, e il cane di mia nonna andava in giro con un collare pieno di punte, affinché i lupi non gli si attaccassero alla gola. Così il Carletto ha continuato a occuparsi dei suoi funghi, un occhio alla terra e un altro al lupo seduto a pochi metri da lui.

Dopo qualche minuto, alle spalle del lupo che osservava papà, ne è sbucato dagli alberi un altro, più piccolo. Gli è passato dietro e si è rinfilato nel bosco dalla parte opposta. Dietro, in fila indiana, due piccoli spelacchiati con le orecchie grandi, e gli occhi come bottoni del cappotto scuro.

Solo a questo punto il primo lupo si è alzato, ha chiuso la fila dietro al resto della famiglia e se ne è andato. E papà è tornato tranquillamente in paese con i suoi porcini per il sugo della pasta, e il coltellaccio sporco di terra.

Papà racconta questa storia da sempre. Solo di recente  ho pensato che, forse, la mia fissa per i lupi potrebbe avere un’origine genetica.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Buck, Buck e il Terremoto, frammenti di me, Lupi, Mamma e papà, Sante Marie, Storie belle, Vite Precedenti

che cosa conta in una storia

19 Maggio 2018 by Serena 4 commenti

Siamo nel 2022, cioè proprio dietro l’angolo. I videogames ormai non hanno neanche più bisogno di una consolle: ci si mette in testa un elmetto e si entra in infiniti mondi senza alzare un dito. Viene finalmente pubblicato un attesissimo MMORPG, che sta per Massive Multiplayer Online Role Playing Game, cioè “gioco di ruolo in rete multigiocatore di massa” (mi  ci sto facendo una cultura; uno famoso, in giro da parecchi anni,  è World of Warcraft). Comunque: dopo aver passato la notte in coda davanti ai negozi, 10.000 fortunati giocatori online riescono a mettere le mani sulle prime copie del gioco, impazienti di entrare con il proprio intero corpo nella nuova realtà virtuale. Si ficcano in testa il caschetto, si loggano e si preparano ad iniziare la conquista di Aincrad, un gigantesco castello fluttuante di pietra e acciaio, suddiviso in cento piani, ognuno governato da un mostro che va battuto a colpi di spada per accedere al piano successivo.

Peccato che ad un certo punto scompaia dal menù dei giocatori il tasto di logout. Peccato che il tutorial del gioco, lanciato dal cielo nella piazza centrale della Città d’Inizio, spieghi che ci sono state un paio di variazioni alle regole, cosucce da nulla. La prima: l’unico modo di fare logout è battere il gioco sconfiggendo tutti i boss fino al centesimo piano. La seconda: se muori nel gioco, muori anche nella vita reale. Ah, e non puoi neanche toglierti il maledetto caschetto: se qualcuno cerca di farlo, quello ti frigge il cervello.

Che cosa succede quando diecimila persone restano imprigionate in una VR?

Quella che vi ho raccontato sopra è la premessa di Sword Art Online, una storia che ho scoperto guardando i cartoni animati assieme a mio figlio. Giuro. Questa cavolata da ragazzini, scritta per scherzo da un signore giapponese che probabilmente passava troppo tempo al PC, ha venduto circa venti milioni di libri in giro per il mondo (dati aggiornati ad aprile 2017).

La cosa più preoccupante, dal mio punto di vista, sono io: che non riesco a mollarli. Nell’ultimo paio di mesi ne ho letti 6.

E pensare che l’idea di base è stata gestita malissimo. Se il signor Kawahara avesse avuto un editor con gli attributi, questi gli avrebbe detto “No, scusa, Reki, non puoi ficcare un’idea così in un libercolo da 50.000 parole. Qua ci possiamo fare i soldi!” Invece l’editor non c’era, e poi magari gli avrebbe detto che una storia del genere non poteva interessare a nessuno, l’equivalente giappo-tecnologico del famoso “a chi vuoi che interessi la storia di un maghetto con gli occhiali”. L’editor non c’era perché Kawahara in prima battuta ha pubblicato la storia sul suo sito, per il piacere suo e dei suoi fan e colleghi online gamer.

E dopo il successo è arrivato lo stesso, direi. Con la storia gestita male. L’autore ha perfino avuto modo di rimediare alla cavolata iniziale perché sta riscrivendo la vicenda in una nuova serie, narrando la conquista di ogni singolo piano di Aincrad. A volte gli viene bene, a volte meno, ma c’è materiale a sufficienza: la storia d’amore che cresce, la psicologia dei giocatori che si vivono la prigionia virtuale ognuno a suo modo, la nascita delle gilde e i rapporti di potere tra esse, i PK (Player Killer) e le loro motivazioni, le battaglie epiche con i mostri…

Duello tra Kirito e Heathcliff

Cosa voglio dire con questo? Non so, ditemi voi, soprattutto se pensate che io debba farmi curare. La trovo una parabola interessante, molto istruttiva per chi se la mena tantissimo per raggiungere il successo editoriale. Se i lettori sono (svitati) come me – e non credo di essere così unica – sospetto che i seri-aspiranti-seri-scrittori, quelli seri insomma, stiano sprecando tempo ed energie. Nel Kindle avevo milleduecento e dispari libri, ma mi sono comprata senza battere ciglio sei volumi nuovi, per poterli leggere solo dieci minuti alla sera prima di dormire. Ho cominciato ad andare a letto più presto. E sono anche incazzata nera perché, per il prossimo libro, devo aspettare la fine del 2018 e no, non ho intenzione di imparare il giapponese per anticipare.

Le vie delle storie sono infinite.

 

Bollettino del lettore, copiato da Grazia: ho appena finito Sword Art Online Progressive vol. 4 e sto aspettando il 5. Ho letto finalmente la prima pagina di Cercando Goran e ne sono rimasta incantata: quel “nel sogno, nevicava” mi è sembrato musica. Bollettino dello scrittore: ho incominciato a progettare il terzo volume della serie dei miei lupacchiotti. Con mooooolta calma. Stavolta ho intenzione di divertirmi mentre ci lavoro e di evitare le scadenze come la peste. Tanto, se questa storia ha le ali, volerà da sola in qualche modo, e se no ciccia.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Fangirl, lettori, Lettura, Premises, Storie, Storie belle, Storytelling, Sword Art Online

Come fare quello che ami e fare anche soldi

28 Aprile 2017 by Serena 16 commenti

Il problema:

Le persone con un lavoro ben pagato mi chiedono consiglio perché vogliono smettere di lavorare per diventare artisti a tempo pieno.

Ma gli artisti a tempo pieno chiedono il mio consiglio perché trovano che sia impossibile fare soldi con l’arte.

(Definiamo “arte” come tutto ciò che fai per esprimerti, anche solo il blog o qualsiasi altra cosa). [Leggi di più…] infoCome fare quello che ami e fare anche soldi

Archiviato in:Per chi scrive Contrassegnato con: Buone idee, Creatività, Dubbi, Equilibrio, Lavoro, Obiettivi, Passione, Storie belle, Writing Life

Sostiene il Limone, parte II

21 Gennaio 2016 by Serena 4 commenti

Sì, ma come finisce poi la storia del Limone?

Un momento che te la racconto. Sono un po’ in ritardo ma mi sono accorta, anche, di non avere una foto decente del Protagonista, e allora ho aspettato di essere a casa – una buona volta – in orario diurno, per poterla scattare.

Che si diceva? Ah, sì: che la tragedia scoppiò quando la famiglia, ormai cresciuta, decise di trasferirsi in una nuova casa.

Il Limone aveva ormai un vaso imperiale, e questa fu la ragione per la quale, durante il trasloco, venne lasciato indietro. Mica per sempre, s’intende, e mica da solo: c’erano con lui altre piante troppo grosse per l’auto di famiglia. “Vengo a prenderti presto”, gli disse la donna dolcemente, e il Limone fece fremere le foglie.

Passarono i giorni e poi le settimane e, tra uno scatolone e l’altro, un giorno la donna tornò nella vecchia casa per delle faccende. Scese a controllare le piante rimaste indietro e…

Quasi ci restò secca (pure lei).

L’amato Limone.

Completamente.

Rinsecchito.

La donna non credeva ai suoi occhi. Piangeva e piangeva – la coccodrilla! – e chiedeva a gran voce “Ma come è possibile?” Pensava addirittura di aver sbagliato pianta, ma non era così: quello era proprio il Limone e il fattaccio era successo davvero. Un po’ di disorganizzazione, un malinteso, il generale rincoglionimento da trasloco. Fuori dalla grazia di dio, la donna accusò il giovanotto gentile di non essere più gentile, di averglielo fatto apposta, di essere geloso perché lei aveva da badare al piccolo. Lui aveva detto che avrebbe pensato alle piante, non lo aveva detto forse? Come aveva potuto farle questo? Come aveva potuto smettere di occuparsi di loro, creatura e gatte e Limone e lei stessa? Forse non li amava più? Questa era la spiegazione, ovvio, non li amava più!

La donna lacrimava in ginocchio davanti al vaso; accarezzava i rametti secchi e controllava se erano secchi per davvero, se per caso non ci fosse ancora una goccia di vita da qualche parte, un po’ di verde, un ramoscello flessibile che denunciasse una traccia d’umidità. Il giovanotto diceva che le avrebbe comprato un altro limone e la donna rispondeva delle cose brutte (dopo aver chiuso le orecchie alla creatura, s’intende). Il mondo era un posto più brutto, e un po’ più triste, perché il Limone non c’era più.

Non c’era proprio più  niente da fare.

La donna smise di piangere e d’insultare il giovanotto. China sul caro Estinto, staccò ramo secco dopo ramo secco fino a quando, di quel povero Limone, rimase solo un tronchetto spinoso. Poi si sedette a terra e dichiarò “Non ce la faccio a buttarti via, Limone”. Con il cuore pesante spinse il vaso in un angolo della terrazza e giurò che non avrebbe mai più avuto un Limone.

Nessuno sa cosa spinse la donna, giorno dopo giorno, a versare una tazza d’acqua nel vaso divenuto tomba. Ma la spiegazione è banale: è cosa risaputa, infatti, che la testa della donna sia più dura di un ciocco di rovere.

E una sera successe qualcosa.

La donna si recava in terrazza alla fine di ogni giornata per bagnare le piante superstiti, e anche quella sera riempì gli annaffiatoi e fece il giro di tutte. C’erano pomodori, zucchine, erbe aromatiche, insalate e anche fragole, e poi i gerani e i trifogli ereditati dalla nonna. Si era portata nella nuova casa un pezzo d’orto e ne ricavava ancora una certa felicità. Il suo sorriso si spegneva solo davanti al vaso-tomba del povero Limone; ma quella sera, versando il suo tributo d’acqua, la donna notò qualcosa di diverso.

Qualcosa di verde.

Qualcosa di molto, molto piccolo, ma inequivocabilmente verde.

Tipo un bitorzolino, e non uno solo.

Sul tronco secco erano sparse, come da una mano delicata, una serie di piccole protuberanze verdi. La donna cacciò un urlo. Il giovanotto gentile si precipitò in terrazza, seguito dalla creatura. Pensarono ad una muffa o ai  pidocchi verdi ma, inforcati gli occhiali, scoprirono che non si trattava di niente del genere. Oh Gesù Salvatore dei Tronchi Secchi, Oh Nostra Signora dei Limoni Miracolati: quelli erano proprio dei germogli.

La donna abbracciò il giovanotto. La creatura si infilò tra loro due, come al solito. Le gatte fecero le fusa. E qui viene la parte in cui voi, fedeli lettori, dubiterete di ciò che sostiene il Limone, e della verità di tutta questa storia.

Avrete già capito che i germogli divennero rametti, e poi spuntarono le foglie, e un paio d’anni dopo tornarono perfino, contro ogni previsione, dei piccoli  frutti verdi.

Sono passati altri mesi e sostiene il Limone di essere sempre se stesso: il Limone più amato e fortunato del mondo, nonostante tutto, anche se gli è toccato in sorte di vivere con una disgraziata. Solo che ormai, quando sostiene qualcosa, non gli crede più nessuno: ha perso credibilità, se non per la parte che riguarda la Fortuna e l’Amore. E il profumo d’agrume che sprigiona dalle sue foglie.

Anche se tutti continuano a chiamarlo Limone.

Sostiene il Limone

E se qualcosa si può imparare dalla storia di questo Limone, è che non c’è mai niente di sicuro nella vita: a volte credi che qualcosa sia morto, e invece non lo è. Oppure credi di amare un Limone, e ti ritrovi con un Arancio Amaro.

I soliti bene informati dicono che c’è una spiegazione scientifica, che ha a vedere con innesti e trapianti. La donna fa spallucce, in fondo non gliene frega niente. Dice che le sembrava una bella storia, e che voleva solo augurarvi, nel freddo di gennaio, che ogni nuovo anno sia profumato e dolce e succoso.

Come un inaspettato frutto dell’inverno.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Auguri, Bugia, Buon Anno, Clandestino, Cose belle, frammenti di me, Limone, Mandarino, Orto, Storie belle, Terrazza

Sostiene il Limone

1 Gennaio 2016 by Serena 9 commenti

Fotografia alberello di limone
Ritratto di Limone

Sostiene il Limone di averla conosciuta un’estate di una dozzina d’anni fa, in una magnifica giornata che scaldava il cuore perfino nella pianura padana. Il cielo non sfavillava come accade in montagna o al mare ma almeno era blu, decisamente blu; cosa che, in quelle zone, non è affatto da darsi per scontata. Pare che la giovane donna fosse appena emersa da un uragano sentimentale di classe 5 (“Estremamente pericoloso con distruzione molto estesa”) e possedesse un appartamento piano terra con giardino, con una cucina nuova di zecca e varie decine di scatoloni da svuotare. Lui, il Limone, era giusto in cerca di una sistemazione definitiva, perché cominciavano a stargli stretti i piedi in quel vaso così angusto. Sarà perché, quando la vide arrivare, fece in modo che le sue foglie lucide sfavillassero ben bene sotto il sole, sarà che i quattro cinque limoni dei quali era carico – troppi per un alberello così piccino – facevano, come si suol dire, la loro porca figura; sta di fatto che la donna, che girava per il vivaio trascinando un carretto già carico di terriccio e piantine, si voltò verso di lui. Il Limone, sostiene, fece fremere le foglie e le inviò un richiamo di profumo con tutta la forza del suo cuore di Limone; lei lo sentì.

Fu amore a prima vista.

Sostiene il Limone che la donna gli sostituì il vaso, subito, con uno più grande, e che lui fece “aahhhhh” e poté finalmente allargare le sue radici indolenzite, esplodendo per la felicità in un diluvio di fiori e foglie e limoncini piccoli e verdi. Fu anche subito chiaro, sostiene, che la donna lo preferiva in modo sfacciato a tutte le altre piante del giardino. Non importava che le tappezzanti tappezzassero, che i rincospermi si affannassero fin dai primi tempi per costruire una belle siepe fitta, che i pomodori e le zucchine dessero frutto come dovessero sfamare una famiglia di otto persone; lui, il Limone, non faceva altro che starsene lì a splendere nel sole, ma restava sempre e comunque e inequivocabilmente il preferito della giovane donna, sostiene.

Passarono gli anni. Il Limone prosperava, la giovane donna regalava pomodori a tutto il parentado. Arrivarono due gatti, anzi due signore gatte, che sorvegliavano il giardino come due pittbull incazzati, e infine arrivò un signore gentile che, il giorno stesso in cui si presentò, si mise a tagliare l’erba, potare la siepe e strappare le erbacce. “Devi essere gentile con te stessa come lo sei con il tuo limone”, diceva quel giovanotto, e questo, cari lettori, vi dà la misura di quanto fosse saggio il giovanotto e principesca la vita del Limone; e questo è esattamente quanto lui sostiene.

L’idillio volse tristemente alla fine verso il mese di settembre di tre anni dopo.

La donna aveva messo su una pancia così grossa, ma così grossa che non solo si doveva sedere per terra per riuscire ad allacciarsi le scarpe, ma non lavorava più in giardino come prima. Certo, c’era il giovanotto che raccoglieva i pomodori e domava la siepe selvaggia, ma sostiene il Limone che non era la stessa cosa; la donna non lo bagnava più spesso come prima e non gli lucidava le foglie col panno, e lui sentiva crescere nell’aria una terribile puzza di guai.

Quello stesso inverno ebbe la prova che non si sbagliava.

Venne il freddo, e la donna non aveva più la pancia, ma in casa c’era un essere piccolo e gnaulante che assorbiva tutte le sue attenzioni. Il Limone, sostiene, venne posto, come ogni inverno, al riparo sotto una piccola serra, ma accadde che nessuno gli dava più da bere.

Sostiene il Limone che si erano dimenticati di lui, perché da quando c’era quell’essere piccolo non s’interessavano di nient’altro al mondo, e che la donna non lo amava più; ma i soliti bene informati riferiscono che ci fu uno stupido equivoco sull’umidità dell’aria, il riposo invernale delle piante, nonché un certo rincoglionimento generale di tutti quanti.  E fu così che nonostante l’umido e il freddo il Limone seccò e perse le foglie e quando la donna, un giorno, si degnò di scendere in giardino per dargli un’occhiata, scoprì cosa gli era capitato e si mise a piangere come una fontana. Abbracciò l’alberello e gli giurò e spergiurò che se si fosse ripreso avrebbe avuto più cura di lui, e così il Limone, impietosito, la perdonò. E quell’anno fece perfino un paio di limoni grandi abbastanza da farne una spremuta.

Sostiene il Limone che passarono alcuni anni felici, durante i quali crebbe così tanto che gli dovettero cambiare il vaso un paio di volte. Fece pace con l’essere gnaulante, nel senso che concordarono tra loro una quota equa di attenzioni della donna, e per il resto si ignorarono con reciproca soddisfazione.

La tragedia accadde quando la famiglia decise di trasferirsi in una nuova casa.

(fine della prima parte)

( e qui c’è la seconda parte)

Cari, come state? Comincio l’anno con una storia che sembra non averci niente a che fare con la vita e i Capodanni, ma fidatevi che non è così, ve l’ho scritta apposta. In attesa della seconda parte prendetevi un abbraccio d’auguri, fatti con tutti il cuore. Che sia un anno di dolcezza, parole gentili, amici, persone che vi amano. Qui da me gli anni scorrono fin troppo veloci, e io spero di avere più tempo per fermarli sulla carta.

Grazie di cuore. All’anno che verrà!

Felice 2016

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Auguri, Capodanno, Cose belle, frammenti di me, Limone, Storie belle

  • Pagina 1
  • Pagina 2
  • Vai alla pagina successiva »

Barra laterale primaria

Restiamo in contatto?

Clicca qui, ci vuole meno di un minuto!

Archivio

Buck e il Terremoto a Bookcity

Storie di Gatti

Racconti a quattrozampe le per le vittime del sisma

Footer

  • Chi sono
  • Cosa sto facendo
  • Blog
  • Risorse per scrittori
    • Il metodo del Fiocco di Neve
    • Dall’Idea al Romanzo in 31 giorni
    • Storyboard
    • La struttura narrativa
    • Sviluppare la trama: modelli di struttura narrativa
  • Contatti
  • Ultimi articoli
  • Scrivi allo staff
  • Resta in contatto
  • Privacy & Cookie Policy

Serena Bianca De Matteis

Serena Bianca De Matteis b/n

Copyright © 2026 · Serena Bianca De Matteis · Accedi

Uso i cookie per garantirti una buona navigazione sul mio sito. Se vuoi, puoi comunque eliminarli. .

Powered by  GDPR Cookie Compliance
Panoramica sulla privacy

Questo sito Web utilizza i cookie per consentirci di offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito web e aiutando il nostro team a capire quali sezioni del sito web trovi più interessanti e utili.

È possibile regolare tutte le impostazioni dei cookie navigando le schede sul lato sinistro.

Cookie strettamente necessari alla navigazione

Per poter salvare le tue preferenze, è necessario che siano attivi.

Se disabiliti questo cookie, non saremo in grado di salvare le tue preferenze. Ciò significa che ogni volta che visiti questo sito web dovrai abilitare o disabilitare nuovamente i cookie.

Cookie di terze parti

Questo sito Web utilizza Google Analytics per raccogliere informazioni anonime come il numero di visitatori del sito e le pagine più popolari.

Mantenere abilitato questo cookie ci aiuta a migliorare il nostro sito web.

Per prima cosa abilita i cookie strettamente necessari in modo che possiamo salvare le tue preferenze!

Cookie Policy

Ulteriori informazioni sulla Cookie Policy