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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Vacanze

Sostiene il Limone e altre storie così

15 Agosto 2018 by Serena 6 commenti

Era già da un po’ che pensavo di pubblicare una raccolta di racconti. Anche se mi vergogno quasi a chiamarli racconti; sono storie piccole. Comunque eccolo qua, il volumetto, per ora solo in ebook ma presto anche in formato cartaceo, con i caratteri 16 pt per farlo leggere anche agli zii anziani XD. Come tutti i miei testi contiene speranza e coccole, quindi spero che vi faccia bene, almeno quanto ha fatto bene a me scriverlo e metterlo insieme.

L’avrei regalato, ma ottenere di avere un libro gratis su Amazon non è una faccenda così semplice. Quindi è a 99 cent. Lo spirito è questo: offrirvi svago e pensieri dolci sotto l’ombrellone o davanti alle montagne, o anche nel caldo della Città.

Se leggete, fatemi sapere cosa ne pensate. Una recensione è sempre gradita, come sapete. Vi abbraccio.

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7 cose interessanti da fare quest’estate

22 Luglio 2018 by Serena 14 commenti

1. Scrivere la tua pagina Now.

Io l’ho appena fatto, se vuoi andare a leggere la mia la trovi qui. L’estate può essere anche un momento di introspezione: se vuoi fare il punto sulla tua vita senza che la cosa diventi pesante, questo è un buon modo. Se sei  uno scrittore (e se mi stai leggendo ci sono buone probabilità che tu lo sia) sappi che questa pagina tiene al corrente i tuoi lettori su ciò che bolle in pentola. Se sei un mio lettore, ehi, ciao! 😀 Nella mia pagina Now trovi lo stato dell’arte sui miei libri passati e futuri.

2. Plottare un romanzo

Sarebbe a dire, sviluppare l’idea. Per farlo non devi portarti dietro per forza il PC: un quaderno e qualche penna colorata sono più che sufficienti. Ti consiglio di aggiungere dei post-it ma sei già a posto con carta e penna, puoi metterti a progettare il prossimo libro senza bisogno d’altro. Costruire una trama, delineare un personaggio, fare qualche ricerca, sono tra gli aspetti più creativi della scrittura narrativa. E cosa c’è di meglio per rilassarsi facendo correre la mente, finalmente, dove vuole? Abbi solo cura di scrivere tutto, per non perdere nessuno spunto. Pasticcia, fai mappe mentali, disegna, abbozza uno schema. Lo puoi fare sotto un ombrellone o un bell’albero frondoso. Rilassati e sogna. A settembre – che è un buon mese per cominciare un libro – ti troverai una bella fetta di lavoro fatto.

3. Provare gli audiolibri

Non l’hai ancora fatto? Non mi venire ad ammorbare con la solita storia dell’odore della carta, dai. Gli scrittori tendono ad avere il *ulo di piombo, ma tu che stai attento alla tua salute dovresti muoverti di più. Allora scaricati sullo smartphone qualche audiolibro e vai a fare una passeggiata sulla battigia, in un bosco, su per un sentiero di montagna. Non hai bisogno di iscriverti a niente, anche se potresti provare Audible. Vai su Youtube, fai qualche ricerca e ti si apre un mondo. Io personalmente ti consiglio di ascoltare questo losco figuro qui.

4. Mollare la scrittura e fare qualcos’altro

Sei una persona creativa, giusto? Allora perché non sperimenti nuovi modi di creare? La cosa più facile del mondo è comprare un blocco di carta da disegno e dei colori o delle penne. Anche una matita morbida e una gomma possono andare bene. Non hai bisogno di materiali costosi: se vuoi qualche consiglio su cosa comprare per iniziare, dimmelo nei commenti e sarai accontentato. Se non vuoi disegnare, scatta fotografie col telefono e creati un album. Prova a cucinare. Impara l’uncinetto. Ma sperimenta. Hai delle possibilità infinite e ne conosci ancora troppo poche, fidati.

5. Cominciare un diario

Scrivere fa bene all’anima (e alla tecnica, pure). Procurati un quaderno che ti piaccia, con una bella carta liscia dove la penna scorra senza affaticarti la mano. Certo, perché un diario si scrive a mano! Non devi per forza scrivere tutti i giorni e non devi per forza raccontare quello che hai fatto per filo e per segno. Ti suggerisco di cercare un filo conduttore: potresti provare con le Morning Pages, se hai voglia di impegnarti un po’, oppure usare dei prompt – delle parole di riferimento – come punto di partenza. Va bene anche aprire un libro che ami e scegliere come prompt la prima frase di una pagina a caso. Oppure prova a tenere un diario della gratitudine: ogni sera della tua vacanza, prima di andare a dormire, scrivi almeno cinque cose per cui sei grato. Questo è un esercizio che potresti proseguire tutto l’anno, perché fa straordinariamente bene e crea anche dipendenza. Magari ci scriverò su un post dedicato.

Pagina di Diario

 

6. Imparare una cosa nuova

Vai in biblioteca e cerca un manuale di qualcosa. Oppure segui un corso online, lo puoi fare anche dal tuo smartphone. Ci sono corsi per tutti i gusti, io l’anno scorso me ne sono fatto uno di acquerello, questo qui. Vai su Google e fai una ricerca, sia in italiano che in inglese, se lo parli. Le possibilità sono infinite.

7. Scrivere delle lettere

Vuoi stupire qualcuno a cui vuoi bene? Scrivigli una lettera a mano e spediscila per posta tradizionale. Anche in questo caso le possibilità sono infinite e i limiti sono quelli che decidi tu. Puoi strappare un foglio da un quaderno e spedirlo usando la busta bianca del tabaccaio, o decorare un foglio ad acquerello e scriverci una poesia. Puoi inserire nella busta una foto, dei fiori secchi, uno schizzo, un piccolo regalo… Divertiti mentre prepari la tua lettera. Il godimento più grande è immaginare la faccia di chi aprirà la busta.

Per quanto riguarda me, io quest’estate farò tutto quanto. Tranne scrivere la pagina Now: quello l’ho già fatto! E tu? Raccontami cosa farai di diverso dal solito in queste vacanze.

P.S.: questo blog non va in vacanza. Sarei un po’ scema a chiuderlo proprio quando ho più tempo per scriverci, giusto?

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Il lusso di scrivere (e non solo)

30 Giugno 2017 by Serena 8 commenti

Serena Bianca rena bianca
(ho trovato la mia spiaggia)

Ma buongiorno a tutti! Come state? Come procedono libri, romanzi, racconti e piattaforme online? 😛 Io sono stufa marcia: dopo una breve vacanza in Sardegna ne ho già le scatole piene di nuovo. Adoro la mia vita e tutto ciò che ci sta dentro, ma al momento l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. O anche studiare acquerello, tipo.

Sono in ritardo con la pubblicazione del seguito di Buck, perché rileggendo quello che doveva essere il testo definitivo, detto papale papale mi fa schifo. E non so se sia perché fa oggettivamente schifo, o se è perché l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. [cit]. Devo scusarmi con le gentili persone che si sono offerte come beta reader, perché non sono in grado di inviare niente di leggibile nei tempi previsti. Va da sé che dubito di riuscire a pubblicare il terzo libro della serie entro il 2017, ma forse non è stata neanche una grande idea, da parte mia, pormi due libri in un anno come obiettivo (le antologie non le conto, trattandosi di lavori collettivi).

Nonostante tutto non mollo: anche poche parole al giorno, ma sempre avanti. Gutta cavat lapidem, dicevano i nostri avi: sarà vero? Speriamo.

E poiché la gestione del tempo, la costanza e la resilienza sono  tra i miei temi preferiti – condizioni di vita, direi – è il momento di condividere la traduzione di questo articolo di Jane Friedman. Lo trovo illuminante ed irritante allo stesso tempo, e lei si conferma una delle personalità più intellettualmente oneste nel vasto panorama dell’editoria internazionale, sia tradizionale che indipendente. Tutto il contrario dei cialtroni di cui parlo ogni tanto, che continuano a imperversare. Quelli che se fai come dicono loro (e soprattutto li paghi profumatamente) ti garantiscono il best seller.

Jane Friedman, per chi non lo sapesse, è esperta in editoria digitale, docente universitaria, blogger di successo, ed è stata editore del celebre Writer’s Digest. Dunque buona lettura, e fatemi sapere che ne pensate.

 

Quando vengo intervistata, o nelle sessioni finali di domande e risposte ai convegni, mi vengono poste domande sulla mia prolificità (da quelli che la constatano e ammirano), o sulle mie tecniche di gestione del tempo. Come si gestiscono lavoro creativo, marketing, promozione e le esigenze di una famiglia o di un (altro) lavoro a tempo pieno?

Ho recentemente discusso di questo tema come ospite durante l’eccellente podcast di Jeff Yamaguchi, Writing Drafts, ma non sono soddisfatta della mia risposta. Una parte del problema consiste nel fatto che volevo essere d’aiuto – identificare davvero l’impostazione mentale o il metodo determinanti per il successo, quella che offrisse a qualcun altro una vera svolta su questo problema.

Ma, a dire la verità, non ho mai avuto quella specifica mentalià o metodo, anche se può capitare che ci scriva su. I miei metodi sono incostanti e influenzati dalle altre cose che capitano nella mia vita. Ho usato e poi scartato un sacco di strumenti organizzativi di raccolta appunti e creazione liste, nel corso degli anni, tra i quali OmniFocus, Apple Notes, GoodToDo, i planner di Covey e Uncalendar (da questo capite quanti anni ho!). Al momento, il mio strumento preferito è Evernote.

Ma nessuno di questi strumenti in realtà è il mio vero segreto. C’è una sola vera ragione per la quale sono così produttiva.

Godo del lusso di avere tempo, fare esattamente quello che mi piace, con poca o nessuna responsabilità verso qualcuno o qualcosa tranne che verso me stessa e la mia realizzazione.

Non ho figli.

Non ho una famiglia di cui prendermi cura.

Non appartengo a nessuna organizzazione.

Non ho un lavoro tradizionale.

Non faccio le pulizie e non stiro (però cucino).

Ho un compagno, ma è gentile e collaborativo, e mi permette di dare la precedenza al mio lavoro ogni volta che è necessario.

Inoltre, per prima cosa evito consapevolmente obblighi o impegni esterni. La cosa che voglio di più è essere lasciata in pace a fare il mio lavoro, ed è esattamente la vita che ho creato per me stessa.

E così possiedo il lusso del tempo che altri non hanno, ma in parte è anche un privilegio. Se da una parte ho fatto scelte consapevoli che mi hanno portata ad ottenere questo stile di vita, altre scelte sono state rese facili (o almeno, prima di tutto, possibili) grazie all’accesso a una formazione di alto livello, a una famiglia stabile che mi ha sempre incoraggiata, e occasioni di crescita nella mia carriera. Di privilegi abbiamo già parlato in riferimento alla vita da scrittori. […]. Essere “sponsorizzata” da un marito. Potersi permettere di lavorare gratis.

 

Ci sono anche altri tipi di privilegio o lusso.

Vedo spesso elogi di scrittori che prendono posizioni e dicono “Non vendo e promuovo me stesso (o il mio libro)” o “Non ho intenzione di usare i social media”. Generalmente ci sono due ragioni per gli elogi: queste cose sono viste come attività meno importanti, che sottraggono tempo alla scrittura, e devono essere ridotte ai minimi termini come le distrazioni che effettivamente sono. Ma sono anche viste come attività che non si addicono ad uno scrittore serio, che dovrebbe solo scrivere e non costruire una “piattaforma” o un “marchio”. Quest’attività svilisce l’arte e lo scrittore, si pensa. E così facciamo festa quando qualcuno è abbastanza coraggioso o testone o indipendente abbastanza da violare il comandamento di coinvolgere i lettori. (Lo so, è un comandamento orribile. Il linguaggio che circonda qualsiasi cosa legata al marketing può essere difficile da accettare e pieno di omologazioni senza senso.)

Ma la decisione di non interagire per niente? Rimanere offline, fuori da ogni rete e concentrarsi sulla scrittura escludendo tutto il resto? È un lusso che quasi nessuno degli scrittori nuovi o emergenti può permettersi.

Scegliere di non promuovere un libro: un lusso

Ignorare l’autopromozione e la creazione di una piattaforma: un lusso.

Rimanere offline (almeno per la maggior parte degli scrittori occidentali): un lusso.

Quando i social media come Facebook e Twitter hanno decollato nel 2007 e 2008, e io ho cominciato a fare i miei esperimenti online, nessuno mi ha mai detto che fosse obbligatorio o necessario o utile alla mia carriere (e di questo sono riconoscente: mi sono risparmiata un po’ d’ansia, prima di immergermi nel tema). Ma posso testimoniare un salto di carriera che mi ha cambiato la vita da quando sono diventata più attiva online. Sono di colpo divenuta visibile nel mio settore, mentre prima ero praticamente invisibile. (A quel tempo lavoravo a Cincinnati, che per tutti i newyorkesi e chiunque lavorasse nell’editoria era solo una zona di passaggio.)

Grazie ai social media, di colpo ero in grado di comunicare, condividere e dimostrare chi ero e cosa pensavo ad un pubblico molto più vasto di lettori e leader d’opinione. Ho cominciato a crearmi una reputazione e la gente mi riconosceva quando mi presentavo alle conferenze. Ricevevo più inviti a tenerne io stessa. Mi sono creata una piattaforma quasi per caso, semplicemente continuando a fare quello che già facevo in una forma più pubblica (per un approfondimento su questo tema, leggete “Show …di Austin Kleon!)

I social mi hanno dato una voce più potente e un potere che prima non avevo. Non che non ne avessi del tutto, prima, ma era diverso. Per quasi tutti gli anni 2000, ho avuto ben pochi contatti con opinion leader; ero ben fornita di competenze, di tempo, ma povera di conoscenze. Con i social ho sviluppato una mia individualità degna di nota e ho improvvisamente meritato attenzione (e se un po’ di quell’attenzione è meritata, non posso dire che sia tutta meritata. Il rovescio della medaglia è che quando sei noto per il tuo grande seguito online, vieni conosciuto e consigliato grazie a qualcosa di piuttosto vuoto, invece che per il tuo lavoro. Un tema che dovrò approfondire una volta o l’altra.)

Quando autori come Jonathan Franzen rifiutano il marketing, la promozione, i social e qualsiasi cosa li sottragga alla loro arte, è spesso – se non sempre – perché si trovano in una situazione per cui attività come la presenza sui social non aggiunge più potere o opportunità interessanti o benefici, sia da un punto di vista creativo che di relazioni, si tratta solo di un obbligo o di un mal di testa in più. Ed è più che logico e accettabile rifiutare queste attività, ma non è una cosa ammirevole di per sé e in sé, né si tratta di un buon esempio per persone all’inizio della loro carriera.

Ian Bogost ha scritto un articolo eccellente sul raggiungere un punto del proprio percorso di carriera dove si possono prendere le proprie decisioni:

“Devi dire ‘sì’ per molto tempo prima di guadagnarti il diritto di dire ‘no’. E anche allora, di solito non puoi dire di no come ti aggrada. Nel momento in cui puoi dire di no indiscriminatamente, allora hai già talmente tanto successo che dire no non è più un prerequisito, ma un un risultato del successo stesso.”

Perché alcuni raggiungono un livello di successo in cui questo è possibile, e altri no? Una domanda da un milione di dollari. Ma giocare al gioco di “E se…” può aiutare a rendere chiaro dove potreste recuperare un vantaggio che vi può condurre al successo, e dove invece non siete così fortunati. O puoi aiutarvi a capire perché alcuni possono rifutare I soliti obblighi che tutti quanti rispettano. Considerate tutte queste potenziali variabili:

– Chi viene da una famiglia con ottime relazioni che li ha presentati alle persone giuste al momento giusto?

– Chi vive in un luogo nel quale è più probabile avere accesso e vicinanza alle persone, istituzioni e opportunità giuste per lanciare la propria carriera?

– Chi ha il denaro che gli permette di scrivere gratuitamente, fare internati non retribuiti, o accedere a un programma MFA?

– Chi ha dei mentori che li spingono, presentano alle persone giuste e conducono alle giuste opportunità di carriera?

– Chi ha un ambiente di lavoro che l’aiuta a crescere come persona, invece che ridurlo e sminuirlo?

– Chi ha una famiglia che offre supporto e consente del tempo per un’attività creativa?

– Chi ha una rete che gli offre occasioni invidiabili, o ha accesso a una comunità che lo pone a stretto contatto con chi ha potere decisionale e privilegi nel proprio settore?

(questo articolo non ha lo scopo di dire, in modo contorto, che dipende tutto da chi conoscete o che avete bisogno di conoscenze importanti per essere pubblicati o raggiungere i vostri obiettivi creativi. Certamente tutto questo aiuta, ma è solo uno dei privilegi di cui una persona potrebbe servirsi)

Niente di quanto sopra è detto per sostenere che la pratica, il duro lavoro e la diligenza siano invariant nell’equazione, ma che di tutti questi altri fattori non si parla abbastanza. Mi è stato chiesto per così tanto tempo, e così spesso, qual è il segreto della mia produttività e del mio successo; c’è un’assunzione implicita che sia solo il risultato di un metodo ben strutturato e verificato. Non lo è. Una buona parte della mia vita lavorativa è stata indisciplinata e destrutturata (sebbene non senza una visione e uno scopo). È solo che io ho potuto passare quasi vent’anni concentrandomi sul mio lavoro, escludendo quasi tutto il resto. Quante altre persone possono concedersi questo lusso?

Meditiamoci su (i piedi non sono miei)

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10 giorni di Buck (e di vacanze)

5 Agosto 2016 by Serena Lascia un commento

No, io il blog in estate non lo chiudo. Continuo semplicemente a pubblicare a caso, come ho fatto tutto l’anno, quindi non noterete una grande differenza.

Quest’anno abbiamo scelto la montagna così, oltre ad avere boschi verdi e parchi nel cuore, per qualche giorno li avrò anche attorno a me. E i lupi? Niente lupi, dicono, da queste parti. Solo qualche avvistamento sporadico, con poche conferme ufficali. Peccato.

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(questo è il lago d’Arpy, in Valle d’Aosta)

Sono in vacanza e volevo provare a permettermi un post poco intelligente, poco utile, poco tutto. Solo pieno di verde, acqua e silenzio.

Poi da domani, pensavo, posterò i risultati dei miei esperimenti su Canva. Io con la grafica sono una vera capra – senza offesa per le capre –  però assieme alle immagini ci sono dei brevi estratti da Buck. Per dieci giorni. Con una sorpresa finale. Se siete curiosi, vi aspetto 🙂

Dimenticavo: i primi due estratti sono già disponibili sulla mia pagina Facebook.

Ovunque siate, vi auguro un sacco di belle cose, belle persone, bei posti, e soprattutto pensieri felici!

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È settembre, felice Anno Nuovo!

1 Settembre 2015 by Serena 20 commenti

Cari,

come state?  Io ho lasciato la Sardegna sabato sera (tardi) e lunedì mattina (presto) ero al lavoro. Quindi in circa 36 ore sono passata

da qui

WP_20150822_004

a qui

Tangenziale Ovest

senza passare dal Via. Ho ancora qualche crisi di identità che curo con pane carasau e Nutella, ma nel complesso sto bene. Soprattutto sono contenta di ritrovare una connessione decente, la Furia Buia (che è rimasta a casa, a fare la guardia alla tastiera), e soprattutto voi :D.

Come sono state le vostre vacanze? Io ho tenuto le dita incrociate fino alla fine, ma ora posso dirlo: dio, che bella vacanza. Da tutti i punti di vista. Era un po’ che non capitava! Mi sono riempita gli occhi di bellezza fino a scoppiare, e adesso spero di riuscire a tenerla dentro per un po’ e a metterla nella cose che scrivo. È quello che cerco di fare sempre.

(A dire la verità, però, i paesaggi di Anna e compagni sono un po’ diversi. Assomigliano di più a questo qui sotto:)

I paesaggi di
Lake Forest, Oregon

Poco importa, sempre di bellezza si tratta. Sono stata fortunata. E non posso non pensare che per qualcuno l’estate, forse, non è stata altrettanto piacevole. La sfiga non va in vacanza, purtroppo, e i disastri del mondo nemmeno; è anche per questo che leggiamo e scriviamo storie. La settimana scorsa la mia amica Grazia  ha pubblicato questa citazione di Diane Setterfield: 

Non ce l’ho con gli amanti della realtà, quanto con la realtà stessa. Quale aiuto, quale consolazione viene dalla realtà, paragonata a una storia? Cosa te ne fai della realtà a mezzanotte, nel buio, quando nel camino il vento ruggisce come un orso? Quello che ti serve è il caldo conforto di una storia.

Non si può che essere d’accordo, vero? Ecco, io spero che in ciò che scrivo ci sia anche questo: un caldo conforto che raggiunga qualcuno che ne ha bisogno. Nelle mie storie parlo anche di cose tristi, non ce la faccio a scrivere solo unicorni e arcobaleni; però ci deve essere sempre un sole che sorge, alla fine di tutta la faccenda. E chi mi conosce da un po’ lo sa perfettamente 😉

È anche per questo che, lavorando alla revisione di Cristallo, ho inserito una piccola modifica. Piccola mica tanto, credo: la signora Silvestro non è affatto piccola. Veste una 46 abbondante e quando parla la si sente, oh se la si sente. Ha una voce profonda, con tonalità vicine a quelle maschili, leggermente gracchiante tipo fumatrice; di quelle voci che coprono le altre anche se non urlano. Quando si è presentata alla porta chiedendo di essere inserita nel cast, non ho potuto fare altro che accettare. Ha esordito dichiarando che era stufa di sentire le lagne di Anna e che non vedeva l’ora di strapazzarla un po’; il suo lavoro sarà, appunto, quello di ricordare ad Annina nostra che non è il caso di passare tutto il tempo a guardarsi l’ombelico. Potresti non accorgerti che stai per sbattere nel vero amore, per esempio, o in un Gratta-E-Vinci miliardario.

…e avrete capito un paio di cose: che, come molti scribacchini, soffro di allucinazioni. Quando vedo un personaggio lo vedo, nel senso letterale del termine. E che in queste tre settimane ho lavorato molto alla mia storia. Anche per questo sono stata così felice; per me scrivere fa parte della felicità.

Che si diceva? Ah, sì, gli auguri di Buon Anno! Ormai è chiaro che non sono l’unica a considerare il primo di settembre come il vero inizio di tutto quanto. Anche quest’anno, purtroppo, non è arrivata la lettera da Hogwarts,

Lettera da Hogwarts

quindi niente partenza dal binario 9 e 3/4. Ma ho fatto buoni propositi, in vacanza, primo fra tutti quelli di scrivere molto e sorridere di più, ed è un po’ come partire lo stesso per un viaggio. Se anche voi partite, per Hogwarts o per la destinazione dei vostri sogni,  allora accettate il mio augurio. Divertitevi, tanto. Se avete una storia dentro scrivetela, e se no leggetene tante e di quelle belle. Iniziate qualcosa, che sia un centrino all’uncinetto o il blog a cui pensate da tanto tempo; lasciate stare la palestra ed iscrivetevi ad un corso di ballo, o anche di cucina, va bene lo stesso, e ‘fanBIP la dieta. È settembre, ricomincia tutto. Ricominciate a sognare 🙂

E voi? Per che viaggio partite, quest’anno?

Il binario 9 e 3/4

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Gli obiettivi S.M.A.R.T. di uno scrittore

29 Luglio 2015 by Serena 29 commenti

Loro sì che centrano l’obiettivo.

Tra le cose imparate in tanti anni di marketing e azienda, ce n’è una che mi piace in modo particolare, perché la trovo utile e applicabile a tutti gli aspetti della mia vita. E perché non alla scrittura? Sto parlando del concetto di obiettivi SMART, anzi, S.M.A.R.T., che sicuramente avete già incontrato in mille e un articolo in giro per il Web. Perché lo tiro fuori qui, in un blog per scrittori, all’alba del 29 luglio, in una Milano sopravvissuta a Caronte ma ancora boccheggiante per il caldo?

Ve lo spiego tra un attimo. Prima facciamo un piccolo ripasso del significato dell’acronimo S.M.A.R.T. .

Come sapete, smart in inglese significa intelligente, brillante, però anche [Leggi di più…] infoGli obiettivi S.M.A.R.T. di uno scrittore

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