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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Gestione del tempo

Qual è la posta in gioco?

16 Ottobre 2018 by Serena Lascia un commento

Trova la posta in gioco
Trova la posta in gioco

Oggi consideriamo le ragioni per le quali i nostri personaggi si stanno impegnando tanto a risolvere il problema principale del romanzo, ossia: qual è la posta in gioco.

Scopri la tua posta in gioco

La posta in gioco corrisponde ai fattori motivanti per gli obiettivi del personaggio, la ragione che egli ha di superare tutti quei conflitti proprio in quel momento, invece che quando gli capita. La posta in gioco è ciò che perde se non ci riesce. La posta in gioco è cattiva. La posta in gioco può uccidere. Più alta la posta in gioco, più tensione viene creata e più avvincente è la trama. La posta in gioco è il “devi farcela, altrimenti…”

Ci sono vari livelli di “posta in gioco”, comunque, e ciò che afferra i lettori e li tiene sul bordo della sedia non sempre è ciò che ci aspettiamo noi. La sorte del mondo sembra la più alta posta in gioco possibile, ma i lettori sanno che il mondo non finirà veramente, quindi non è una minaccia credibile. La morte del protagonista è una posta in gioco altrettanto alta, ma ancora, ben pochi protagonisti muoiono sul serio.

Qual è la posta in gioco personale?

La posta in gioco personale è ciò che il protagonista non vuole che accada perché lo ferirà in modo personale. Perderà il lavoro, il serial killer ucciderà il suo bambino, o una certa azione andrà contro tutto ciò in cui egli crede. La posta in gioco conduce il romanzo e fa sì che i lettori si interessino al risultato finale della lotta tanto quanto il protagonista. Sono conseguenze che possono accadere e rendere la vita del protagonista peggiore, il suo lavoro più duro, o costringerlo a sacrificarsi e fare difficili scelte personali. E accadono davvero.

Sono anche ciò che impedisce al protagonista di scappare quando le circostanze si fanno difficili. Le conseguenze che gli impediscono di dire “Sì, è vero, non voglio che lo stregone cattivo conquisti la città e la riduca in schiavitù, ma se me ne vado adesso sarò parecchio lontano quando succederà e non dovrò morire o avere a che fare con questo casino”. E’ molto meglio se non può scappare perché una persona amata è prigioniera dello stregone cattivo e se scappa quella persona morirà.

Anche i rischi personali sono cose che possono accadere e accadranno. Fanno avanzare il romanzo e sono vere conseguenze di cui i lettori si possono preoccupare. I lettori sanno che il protagonista fermerà il serial killer alla fine, sebbene quel serial killer possa uccidere la moglie del protagonista o suo figlio prima di essere catturato.

Perché la posta in gioco è importante?

I rischi personali sono molto più avvincenti che grandi tragedie senza volto. E’ la ragione per cui una famiglia che muore in un incidente d’auto la Vigilia di Natale ci colpisce più di milioni di persone che muoiono di una terribile malattia ogni anno. Trovate una risposta valida all’importantissima domanda: perché il lettore dovrebbe interessarsi di questa persona e del suo problema?

A un certo momento nel romanzo (di solito nella seconda metà) spesso il protagonista deve sacrificare qualcosa per avere quello che desidera. E’ frequente vedere che la posta in gioco cambia e si trasforma in una del genere “salvare il mondo” a causa di questo sacrificio, così che possiate avere sia quella personale che quella più ampia. Un sacrificio personale serve un bene più grande, e i problemi generati dal bene più grande permettono al protagonista di ottenere qualcosa a cui egli dà il massimo valore.

Qual è la posta in gioco per la trama?

La posta in gioco riferita alla trama consiste nelle conseguenze che importano nel mondo, in senso esteso. Le conseguenze più grandi che trainano la trama e che si verificheranno se il protagonista non riuscirà a fare ciò che il conflitto principale gli richiede di fare. Se la principessa non ferma il mago cattivo, la sua terra sarà ridotta in schiavitù. Sono fatti più grandi e orribili e, anche se il protagonista cerca di impedirli ci sono possibilità che non ce la faccia.

Perché la posta in gioco è importante per la trama:

Perché fornisce uno scopo più grande nel quale sviluppare un romanzo. Dà un significato più grande agli obiettivi personali dimostrando come un sacrificio personale potrebbe essere di giovamento a tutti. Permettono ai personaggi di essere nobili (o egoisti) nella loro società. La posta in gioco della trama spesso parla ai lettori su più livelli perché funziona con il quadro generale.

Esplora le possibili poste in gioco e decidi se sono abbastanza importanti o abbastanza personali per il tuo protagonista, abbastanza da portare avanti un romanzo.

  1. Se il protagonista rinunciasse alla battaglia e se ne andasse, cosa cambierebbe?
  2. Se tu mettessi al posto del protagonista il secondo personaggio più importante, cosa cambierebbe?
  3. Che cosa perderebbe il protagonista se fuggisse dai suoi problemi?
  4. Quale sacrificio dovrà compiere il protagonista perché i fatti riprendano a muoversi nel modo che egli desidera?

Esercizio: descrivi le tue “poste in gioco”.

Che cosa ci guadagna il protagonista, che cosa ha da perdere, e quali sono le conseguenze se fallisce il suo compito?

 

Questo step è approfondito nel libro di Janice Hardy Plotting your Novel – Ideas and structure.

L’articolo fa parte della serie “Dall’idea al romanzo in 31 giorni” creata originariamente da Janice Hardy sul suo sito Fiction University.

Questa traduzione è stata autorizzata dall’autrice.

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Il lusso di scrivere (e non solo)

30 Giugno 2017 by Serena 8 commenti

Serena Bianca rena bianca
(ho trovato la mia spiaggia)

Ma buongiorno a tutti! Come state? Come procedono libri, romanzi, racconti e piattaforme online? 😛 Io sono stufa marcia: dopo una breve vacanza in Sardegna ne ho già le scatole piene di nuovo. Adoro la mia vita e tutto ciò che ci sta dentro, ma al momento l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. O anche studiare acquerello, tipo.

Sono in ritardo con la pubblicazione del seguito di Buck, perché rileggendo quello che doveva essere il testo definitivo, detto papale papale mi fa schifo. E non so se sia perché fa oggettivamente schifo, o se è perché l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. [cit]. Devo scusarmi con le gentili persone che si sono offerte come beta reader, perché non sono in grado di inviare niente di leggibile nei tempi previsti. Va da sé che dubito di riuscire a pubblicare il terzo libro della serie entro il 2017, ma forse non è stata neanche una grande idea, da parte mia, pormi due libri in un anno come obiettivo (le antologie non le conto, trattandosi di lavori collettivi).

Nonostante tutto non mollo: anche poche parole al giorno, ma sempre avanti. Gutta cavat lapidem, dicevano i nostri avi: sarà vero? Speriamo.

E poiché la gestione del tempo, la costanza e la resilienza sono  tra i miei temi preferiti – condizioni di vita, direi – è il momento di condividere la traduzione di questo articolo di Jane Friedman. Lo trovo illuminante ed irritante allo stesso tempo, e lei si conferma una delle personalità più intellettualmente oneste nel vasto panorama dell’editoria internazionale, sia tradizionale che indipendente. Tutto il contrario dei cialtroni di cui parlo ogni tanto, che continuano a imperversare. Quelli che se fai come dicono loro (e soprattutto li paghi profumatamente) ti garantiscono il best seller.

Jane Friedman, per chi non lo sapesse, è esperta in editoria digitale, docente universitaria, blogger di successo, ed è stata editore del celebre Writer’s Digest. Dunque buona lettura, e fatemi sapere che ne pensate.

 

Quando vengo intervistata, o nelle sessioni finali di domande e risposte ai convegni, mi vengono poste domande sulla mia prolificità (da quelli che la constatano e ammirano), o sulle mie tecniche di gestione del tempo. Come si gestiscono lavoro creativo, marketing, promozione e le esigenze di una famiglia o di un (altro) lavoro a tempo pieno?

Ho recentemente discusso di questo tema come ospite durante l’eccellente podcast di Jeff Yamaguchi, Writing Drafts, ma non sono soddisfatta della mia risposta. Una parte del problema consiste nel fatto che volevo essere d’aiuto – identificare davvero l’impostazione mentale o il metodo determinanti per il successo, quella che offrisse a qualcun altro una vera svolta su questo problema.

Ma, a dire la verità, non ho mai avuto quella specifica mentalià o metodo, anche se può capitare che ci scriva su. I miei metodi sono incostanti e influenzati dalle altre cose che capitano nella mia vita. Ho usato e poi scartato un sacco di strumenti organizzativi di raccolta appunti e creazione liste, nel corso degli anni, tra i quali OmniFocus, Apple Notes, GoodToDo, i planner di Covey e Uncalendar (da questo capite quanti anni ho!). Al momento, il mio strumento preferito è Evernote.

Ma nessuno di questi strumenti in realtà è il mio vero segreto. C’è una sola vera ragione per la quale sono così produttiva.

Godo del lusso di avere tempo, fare esattamente quello che mi piace, con poca o nessuna responsabilità verso qualcuno o qualcosa tranne che verso me stessa e la mia realizzazione.

Non ho figli.

Non ho una famiglia di cui prendermi cura.

Non appartengo a nessuna organizzazione.

Non ho un lavoro tradizionale.

Non faccio le pulizie e non stiro (però cucino).

Ho un compagno, ma è gentile e collaborativo, e mi permette di dare la precedenza al mio lavoro ogni volta che è necessario.

Inoltre, per prima cosa evito consapevolmente obblighi o impegni esterni. La cosa che voglio di più è essere lasciata in pace a fare il mio lavoro, ed è esattamente la vita che ho creato per me stessa.

E così possiedo il lusso del tempo che altri non hanno, ma in parte è anche un privilegio. Se da una parte ho fatto scelte consapevoli che mi hanno portata ad ottenere questo stile di vita, altre scelte sono state rese facili (o almeno, prima di tutto, possibili) grazie all’accesso a una formazione di alto livello, a una famiglia stabile che mi ha sempre incoraggiata, e occasioni di crescita nella mia carriera. Di privilegi abbiamo già parlato in riferimento alla vita da scrittori. […]. Essere “sponsorizzata” da un marito. Potersi permettere di lavorare gratis.

 

Ci sono anche altri tipi di privilegio o lusso.

Vedo spesso elogi di scrittori che prendono posizioni e dicono “Non vendo e promuovo me stesso (o il mio libro)” o “Non ho intenzione di usare i social media”. Generalmente ci sono due ragioni per gli elogi: queste cose sono viste come attività meno importanti, che sottraggono tempo alla scrittura, e devono essere ridotte ai minimi termini come le distrazioni che effettivamente sono. Ma sono anche viste come attività che non si addicono ad uno scrittore serio, che dovrebbe solo scrivere e non costruire una “piattaforma” o un “marchio”. Quest’attività svilisce l’arte e lo scrittore, si pensa. E così facciamo festa quando qualcuno è abbastanza coraggioso o testone o indipendente abbastanza da violare il comandamento di coinvolgere i lettori. (Lo so, è un comandamento orribile. Il linguaggio che circonda qualsiasi cosa legata al marketing può essere difficile da accettare e pieno di omologazioni senza senso.)

Ma la decisione di non interagire per niente? Rimanere offline, fuori da ogni rete e concentrarsi sulla scrittura escludendo tutto il resto? È un lusso che quasi nessuno degli scrittori nuovi o emergenti può permettersi.

Scegliere di non promuovere un libro: un lusso

Ignorare l’autopromozione e la creazione di una piattaforma: un lusso.

Rimanere offline (almeno per la maggior parte degli scrittori occidentali): un lusso.

Quando i social media come Facebook e Twitter hanno decollato nel 2007 e 2008, e io ho cominciato a fare i miei esperimenti online, nessuno mi ha mai detto che fosse obbligatorio o necessario o utile alla mia carriere (e di questo sono riconoscente: mi sono risparmiata un po’ d’ansia, prima di immergermi nel tema). Ma posso testimoniare un salto di carriera che mi ha cambiato la vita da quando sono diventata più attiva online. Sono di colpo divenuta visibile nel mio settore, mentre prima ero praticamente invisibile. (A quel tempo lavoravo a Cincinnati, che per tutti i newyorkesi e chiunque lavorasse nell’editoria era solo una zona di passaggio.)

Grazie ai social media, di colpo ero in grado di comunicare, condividere e dimostrare chi ero e cosa pensavo ad un pubblico molto più vasto di lettori e leader d’opinione. Ho cominciato a crearmi una reputazione e la gente mi riconosceva quando mi presentavo alle conferenze. Ricevevo più inviti a tenerne io stessa. Mi sono creata una piattaforma quasi per caso, semplicemente continuando a fare quello che già facevo in una forma più pubblica (per un approfondimento su questo tema, leggete “Show …di Austin Kleon!)

I social mi hanno dato una voce più potente e un potere che prima non avevo. Non che non ne avessi del tutto, prima, ma era diverso. Per quasi tutti gli anni 2000, ho avuto ben pochi contatti con opinion leader; ero ben fornita di competenze, di tempo, ma povera di conoscenze. Con i social ho sviluppato una mia individualità degna di nota e ho improvvisamente meritato attenzione (e se un po’ di quell’attenzione è meritata, non posso dire che sia tutta meritata. Il rovescio della medaglia è che quando sei noto per il tuo grande seguito online, vieni conosciuto e consigliato grazie a qualcosa di piuttosto vuoto, invece che per il tuo lavoro. Un tema che dovrò approfondire una volta o l’altra.)

Quando autori come Jonathan Franzen rifiutano il marketing, la promozione, i social e qualsiasi cosa li sottragga alla loro arte, è spesso – se non sempre – perché si trovano in una situazione per cui attività come la presenza sui social non aggiunge più potere o opportunità interessanti o benefici, sia da un punto di vista creativo che di relazioni, si tratta solo di un obbligo o di un mal di testa in più. Ed è più che logico e accettabile rifiutare queste attività, ma non è una cosa ammirevole di per sé e in sé, né si tratta di un buon esempio per persone all’inizio della loro carriera.

Ian Bogost ha scritto un articolo eccellente sul raggiungere un punto del proprio percorso di carriera dove si possono prendere le proprie decisioni:

“Devi dire ‘sì’ per molto tempo prima di guadagnarti il diritto di dire ‘no’. E anche allora, di solito non puoi dire di no come ti aggrada. Nel momento in cui puoi dire di no indiscriminatamente, allora hai già talmente tanto successo che dire no non è più un prerequisito, ma un un risultato del successo stesso.”

Perché alcuni raggiungono un livello di successo in cui questo è possibile, e altri no? Una domanda da un milione di dollari. Ma giocare al gioco di “E se…” può aiutare a rendere chiaro dove potreste recuperare un vantaggio che vi può condurre al successo, e dove invece non siete così fortunati. O puoi aiutarvi a capire perché alcuni possono rifutare I soliti obblighi che tutti quanti rispettano. Considerate tutte queste potenziali variabili:

– Chi viene da una famiglia con ottime relazioni che li ha presentati alle persone giuste al momento giusto?

– Chi vive in un luogo nel quale è più probabile avere accesso e vicinanza alle persone, istituzioni e opportunità giuste per lanciare la propria carriera?

– Chi ha il denaro che gli permette di scrivere gratuitamente, fare internati non retribuiti, o accedere a un programma MFA?

– Chi ha dei mentori che li spingono, presentano alle persone giuste e conducono alle giuste opportunità di carriera?

– Chi ha un ambiente di lavoro che l’aiuta a crescere come persona, invece che ridurlo e sminuirlo?

– Chi ha una famiglia che offre supporto e consente del tempo per un’attività creativa?

– Chi ha una rete che gli offre occasioni invidiabili, o ha accesso a una comunità che lo pone a stretto contatto con chi ha potere decisionale e privilegi nel proprio settore?

(questo articolo non ha lo scopo di dire, in modo contorto, che dipende tutto da chi conoscete o che avete bisogno di conoscenze importanti per essere pubblicati o raggiungere i vostri obiettivi creativi. Certamente tutto questo aiuta, ma è solo uno dei privilegi di cui una persona potrebbe servirsi)

Niente di quanto sopra è detto per sostenere che la pratica, il duro lavoro e la diligenza siano invariant nell’equazione, ma che di tutti questi altri fattori non si parla abbastanza. Mi è stato chiesto per così tanto tempo, e così spesso, qual è il segreto della mia produttività e del mio successo; c’è un’assunzione implicita che sia solo il risultato di un metodo ben strutturato e verificato. Non lo è. Una buona parte della mia vita lavorativa è stata indisciplinata e destrutturata (sebbene non senza una visione e uno scopo). È solo che io ho potuto passare quasi vent’anni concentrandomi sul mio lavoro, escludendo quasi tutto il resto. Quante altre persone possono concedersi questo lusso?

Meditiamoci su (i piedi non sono miei)

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Obiettivi di scrittura 2017

3 Gennaio 2017 by Serena 10 commenti

Tramonto sul lago d'Iseo
Ciao, 2016

Prima degli obiettivi, due chiacchiere sui metodi.

I metodi servono ad avere una traccia da seguire per raggiungere un qualunque obiettivo. Chi è capace se li crea da solo, e tanto di cappello: soprattutto in campo scientifico, creare un metodo è importante come scoprire qualcosa. Chi, come me, è testone e presuntuoso, si rifiuta di applicare qualsiasi metodo… Fino a quando poi scopre che alcuni funzionano.

Nel campo della gestione di se stessi, il metodo aiuta anche se è inventato da qualcun altro. Con il 2017 festeggio il quinto anno di GTD, applicato selvaggiamente a modo mio, e tutta questa pappardella serviva per dirvi che grazie al metodo di Allen mi restano delle tracce scritte delle mie priorità. E grazie a queste tracce, anno dopo anno, riscontro che la scrittura si conferma sempre ai primi posti. Forse, più che la scrittura in sé, è il raccontare storie che mi preme; la scrittura in sé e per sé, nel mio caso, è vissuta solo come un giochetto estetico e non mi interessa.

Comunque.

Il 2016 è stato una sorta di cataclisma dal punto di vista personale, ma ha un merito, per quanto mi riguarda: sbattendomi in faccia la semplice realtà che si muore e non si sa quando, mi ha spronata a terminare, chiudere, concretizzare. Il concetto è quello che esprime anche Daniele nel suo post di oggi, quello delle tre parole, sotto la voce “Impegno”. Come è andata l’ho scritto qui.

E adesso bando alle ciance e veniamo alla dichiarazione degli obiettivi!

Pubblicare Libro2 e Libro3 entro il 31 dicembre 2017.

Nel mondo ideale sono due libri autoconclusivi che però proseguono la storia di Buck e gli altri. Libro2, agli dei piacendo, dovrebbe arrivare entro la primavera, e Libro3 prima di Natale.

Scrivere un articolo al mese per questo blog.

Se mi metto a ragionare dei miei blog non la finisco più e mi metto pure a piangere; mi limito a dire che serenawrites.com sarà riorganizzato. Resterà una risorsa a disposizione dei lettori che volessero avere informazioni su di me e su ciò che scrivo. Per quanto riguarda invece questo blog, sarei già molto felice di pubblicare un articolo al mese. Comunque, dodici in tutto. Sono pochi, anzi pochissimi, ma sinceramente in questo momento mi interessa solo restare presente in rete e chiacchierare con voi amici di scrittura, quindi va bene  così.

Ovviamente scrivere a vanvera non è nel mio stile, ho già idea di cosa trattare; qualcosa cui tengo molto, come al solito. Salvo ispirazioni estemporanee e richieste specifiche. Poi vorrei riprendere i famosi 81 consigli di marketing, ma insomma prima vediamo come va.

Finito.

Alla fine, dopo averci riflettuto un po’, ho deciso di non dichiarare obiettivi di lettura né di formazione. Il che non significa che non leggerò o che non voglio imparare niente nel 2017, semplicemente non ho bisogno di darmi un obiettivo per farlo. Imparare è divertente, mica per niente mi sono sparata tutti quei corsi nel 2016! In più le cose incomplete mi danno fastidio, sono portata di mio a terminare ciò che comincio, quindi so già che, anche senza obiettivo, terminerò il corso di Patterson, del quale mi manca qualche lezione. Voglio anche riguardarmi con calma gli appunti del laboratorio sui  Turning Points con Laura Baker. E non parliamo di tutti gli articoli interessanti che mi salvo in Evernote perché non ho il tempo di leggerli! 

Per il 2017, quindi, ho fatto una cosa che nel mio caso è più furba: ho previsto molti più momenti “vuoti” rispetto all’anno scorso. Dove per “vuoti” intendo “non strutturati” in alcun modo. So già che in quei momenti leggerò e mi farò qualche corso online. Vorrei leggere tantissimo, sia libri di tecnica che narrativa pura, quella che nutre la voglia di scrivere. Forse terrò una lista di ciò che leggo, ma non è detto.

Strumenti di gestione del tempo? Di nuovo rispetto al 2016 c’è un’agenda cartacea che mi tiene compagnia già da qualche mese. Di sicuro questo dipende dal fatto che è cambiata la mia vita lavorativa: non vivo più in macchina, quindi posso permettermi il lusso (e il peso) della carta, almeno per quanto riguarda pianificazione e organizzazione. Se l’argomento vi interessa, scrivetelo nei commenti e magari arriverà un articolo dedicato a questo.

 

Per finire… Auguri di buon 2017!

Vi abbraccio. Grazie di esserci e di condividere con me questo viaggio 🙂

E biscotti per tutti!

Piatto natalizio con biscotti fatti in casa

 

 

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Il punto sul 2016

16 Novembre 2016 by Serena 17 commenti

Foto Natalizia scattata la scorsa settimana
No, non è una foto dell’anno scorso. Rassegnatevi.

Fidatevi di me: il 2017 incombe. Alla fine del 2016 mancano meno di cinque minuti. Stendere un piano operativo per il 2017 è un’operazione delicata e importante e va ben oltre i buoni propositi di Capodanno, che il 3 di gennaio sono già in pattumiera. Io voglio un piano con le date, un progetto spezzato in piccoli passi intermedi, degli obiettivi S.M.A.R.T. Ecco perché comincio a pensarci già adesso; anzi, è un po’ che ci penso, ed ecco perché non posso prescindere da una verifica di quel che ho combinato nel 2016. Ciò che non è stato realizzato potrebbe essere archiviato, se non è più attuale; ciò che resta da fare e vale la pena, dovrà finire in un calendario 2017.

Provo a fare insieme a voi il punto della situazione: vi ricordate che in questo post vi avevo invitati al lancio di pomodori? Bene, potete preparare il vostro cestino. San Marzano o cuore di bue non importa, basta che siano maturi ^^

Obiettivo Numero 1: Pubblicare un lavoro di narrativa.cover-beitbuck-copertina-per-kindle

Beh, questo è un obiettivo centrato! A giugno 2016, sulla spinta di una serie di fortissime motivazioni, ho terminato e pubblicato il mio Buck. Da allora, un cane invisibile – pardon, un mezzo lupo invisibile – si è unito alla mia famiglia. Ma non è finita qui: grazie a una ventina di autori, all’indomani del terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli è nata l’antologia di racconti “Buck e il Terremoto, che ho curato con gratitudine e orgoglio. Di Buck e il Terremoto parlano in tanti, nel Web, , in questo momento. Per fortuna! Perché la prima donazione alla Croce Rossa Italiana è partita il 31 ottobre.

Obiettivo Numero 2: Pubblicare tre articoli al mese sui blog.

Ahem. Qui casca l’asinA. Avrei dovuto dare retta a chi mi avvertiva che è già molto difficile tenere un blog, figurarsi tre, ma se non ci sbatto il naso per conto mio non sono contenta. La mia frequenza di pubblicazione è stata penosa: volevo pubblicare un articolo ogni dieci giorni a rotazione sui tre blog, quindi un totale di 36 articoli in un anno e invece sono arrivata, con tanta fatica, a 13 post, 14 con questo. Non va bene, no no no. Bisognerà prendere qualche decisione drastica, e soprattutto dare un senso più definito alla scelta di tenere un blog. Non per altro, solo perché il tempo è prezioso e sbatterlo via non va bene.

Obiettivo Numero 3: Leggere questi 6 libri

  1. “The Story Grid” di Shawn Coyne
  2. “Story” di Robert McKee. Disponibile in italiano.
  3. “Anatomy of Story” di John Truby. Disponibile in italiano.
  4. “Plot & Structure” di James Scott Bell
  5. “Turning Pro” di Steven Pressfield
  6. “Screenplay” di Syd Field

Neanche uno finito. No, dico… Uno. Uno solo. Letto. Finito. No. Vergogna. Ho letto altro, ma questi no. Ricompariranno nei buoni propositi 2017, magari non tutti ma ci saranno. Sono buoni libri che consiglio a tutti. Sono andata avanti a leggerli, li ho piluccati qua e là ma niente di più. Nel 2017 almeno un paio li devo finire.

Obiettivo Numero 4: Frequentare due corsi di formazione. Uno tecnico su un aspetto della scrittura, uno di marketing.

Oh, finalmente qualche buona notizia! Obiettivo raggiunto su tutti e due i fronti. Per il marketing e la parte tecnica, ho seguito online il corso Self-Publishing Success di Joanna Penn, che consiglio caldamente a chi non ha ancora pubblicato in self ma desidera farlo, possibilmente senza impazzire. Joanna Penn già regala dell’ottimo materiale, sul suo sito, e non so come faccia a dare un ulteriore valore aggiunto nei suoi corsi: sta di fatto che ci riesce! Questo è un ottimo corso, esaustivo, però per seguirlo dovete sapere l’inglese. E tenere sempre presente che le considerazioni che valgono per il mercato di lingua inglese, soprattutto le stime commerciali, devono essere molto ridimensionate per il mercato di lingua italiana.

Per quanto riguarda la scrittura, ho seguito con grande divertimento due seminari online sulla costruzione della trama. E poi mi sono regalata il corso di James Patterson, che non ho ancora terminato. Vista la caratura del docente avevo aspettative alte, che non sono state rispettate o non del tutto: mi sembra quasi di avere imparato di più dai primi due seminari, anche se Laura Baker non è altrettanto celebre, anzi. In ogni caso rifarei tutto, e a luglio 2017 vorrei seguire un altro seminario della Baker. Laura legge e commenta gli esercizi degli studenti in modo approfondito uno per uno, così sono costretta a esercitarmi. Anche questi corsi sono in inglese.

Mi piace imparare, così tanto che l’anno prossimo vorrei riservare molto più spazio allo studio e alla lettura in generale. Mi sono costretta a una dieta forzata dai libri degli altri per dedicare il mio (pochissimo) tempo a scrivere roba mia. Sono contenta, ne è valsa la pena, ma è ora di ricominciare a nutrirsi di belle letture.

Il mio compleanno 2016
Quest’anno erano 50, eh!

Per quanto riguarda il mio cammino personale,

il 2016 è stato un anno doloroso e straordinario, e ho un po’ di paura perché non è ancora finito, farei volentieri una pausa! Un anno di rivoluzione, evoluzione, risultati, crescita e lezioni imparate, senza tregua. Quelle che riguardano le pubblicazioni e la scrittura penso le condividerò presto con voi, perché potrebbero esservi utili. Le altre lezioni imparate sono un po’ più intime. Anche se a volte vorrei gridarle (e in qualche occasione l’ho fatto 😛 ).

E voi? Come vi state preparando al 2017? Raccontate 🙂

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3 software da provare per il NaNoWriMo (ma non solo)

27 Ottobre 2015 by Serena 15 commenti

Ieri il tempo tiranno mi ha costretta a fermarmi a Scrivener, che resta comunque, a mio parere, la Scelta Numero Uno per chi partecipa al National Novel Writing Month. Ma stavo per proporvi quella che, secondo me, è la migliore alternativa gratuita, e cioè yWriter.

yWriter è tra le risorse consigliate nel forum del NaNoWriMo.

yWriter 5

Credo me ne abbiate già sentito parlare qua in giro, ma ve lo segnalo volentieri di nuovo: si tratta di un software che migliora col tempo, regolarmente aggiornato, al quale lo sviluppatore dedica periodicamente la sua attenzione. L’ultimo aggiornamento è di giugno 2015; io l’ho scaricato anche se uso Scrivener, perché in realtà mi piaceva molto.

I pregi di yWriter:

  1. È gratuito. Però se volete potete fare una donazione, per l’importo che più vi aggrada, e ricevete un codice di registrazione assieme alla gratitudine del programmatore.
  2. Ha l’interfaccia in italiano e un progetto – campione per imparare a utilizzarlo.
  3. Ha una reportistica favolosa e un ottimo sistema di estrazioni delle sinossi, a vari livelli, utilissimo se dovete lavorare alla struttura della vostra storia.
  4. Si può scrivere in scene che poi vengono spostate e aggregate in capitoli con un semplice sistema a trascinamento.

I difetti di yWriter:

  1. È un po’ rigido. Niente a che vedere con la totale libertà che offre Scrivener, ma per alcuni questo è un vantaggio. Meno scelte, meno stress.
  2. Certi comandi sono più adatti a sviluppatori che a utenti con zero infarinatura informatica

Come usarlo durante il NaNoWriMo:

Oddio, se aveste cominciato prima avreste potuto divertirvi a creare le schede dei personaggi, dei luoghi e degli elementi. Se avete tempo, potete ancora farlo, almeno per i personaggi e luoghi principali. Se no, secondo me potete semplicemente creare una scena con un click del mouse e cominciare a scrivere. Avrete tempo dopo, a dicembre e gennaio, per giocare col software e stampare la prima versione del vostro romanzo.

Ovviamente, anche per yWriter vale quanto dicevo per Scrivener: il vostro lavoro si può facilmente esportare in vari formati di testo, se no non ve lo consiglierei.

Per chi legge l’inglese, trovate tutto su yWriter qui.

Come creare l’atmosfera giusta per scrivere

Tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta lo stato di “flusso”. Quando ci troviamo in quella zona psichica, le parole scorrono senza problemi e, venendo dritte dall’anima, spesso hanno qualcosa di magico. Peccato che non succeda sempre e che, se siamo seri con la scrittura, dobbiamo imparare a scrivere anche nelle giornate in cui l’ispirazione è zero.

Qualche aiutino però ce lo possiamo dare, giusto? Una soluzione potrebbe essere: lasciare l’ambiente dove scriviamo di solito, entrare in una caffetteria non troppo rumorosa, piazzarci le cuffiette in testa e… far partire Rainy Mood. Non vi dico altro: provare per credere (prima però finite di leggere questo articolo! 😛 )

Fuori piove e io scrivo

 

Sono in giro tutto il giorno, come faccio a scrivere la mia quota giornaliera?

Se non hai problemi di connettività la soluzione è facile: ti serve un software di scrittura online, accessibile da uno o più dispositivi mobili. Ce ne sono diversi, ma ho scelto di segnalare Hiveword perché altri che mi piacevano sembrano un po’ abbandonati a se stessi. Inoltre Hiveword non è solo un processore di testi, è un vero strumento organizzativo per tutte le componenti di una storia. Unico difetto, ma anche no: è tutto in inglese. Però le parole della scrittura sono più o meno sempre le stesse, e con un po’ di impegno si capisce tutto. E poter avere il proprio romanzo sotto controllo ovunque ci si trovi è tanta roba, durante il NaNoWriMo.

Hiveword

Ricordo ancora, per chi fosse interessato, che domani sera sarò online dalle 21.30 alle 22 per mostrare in Hangouts il funzionamento base di Scrivener. Chi volesse partecipare mi contatti al più presto da qui, perché i posti sono limitati (non da me, da Hangouts 😛 )

Come sta andando la vostra preparazione? Partecipate? Vi sentite pronti?

 

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Il metodo del Fiocco di Neve per scrivere un romanzo

21 Aprile 2015 by Serena 9 commenti

Introduzione

Questa è la traduzione integrale, eseguita dalla sottoscritta, del celebre articolo The Snowflake Method For Designing A Novel, nel quale Randy Ingermanson illustra il metodo da lui elaborato per la progettazione di un romanzo. Si parte da un concetto essenziale e si procede per espansioni successive.

Non esistono, che io sappia, altre traduzioni integrali in italiano di quell’articolo, mentre ne esistono purtroppo parecchie versioni approssimative e pasticciate. Questa versione non aggiunge, né toglie, né commenta: è l’articolo tale quale come si trova sul sito di Ingermanson, www.advancedfictionwriting.com. Dopo una breve riflessione, ho deciso di lasciare anche tutti i link di vendita del software per scrittori creato da Randy, basato sul suo metodo, e i link di vendita dei suoi libri. Considerando che Randy ha messo a disposizione per anni e gratuitamente due delle migliori risorse per scrittori disponibili sul web, mi sembrava davvero il minimo.

Le risorse gratuite cui mi riferisco sono, appunto, l’articolo sullo Snowflake Method e quello su come si costruisce una scena, che vi invito caldamente a leggere: lo trovate qui.

La traduzione che state per leggere è stata autorizzata personalmente da Randy, che ringrazio anche qui, pubblicamente, per la sua fiducia. Thank you so much, Randy! 😀 Oltre che essere una specie di genio, Randy è anche una persona incredibilmente simpatica e disponibile. Qui trovate la sua bio in inglese; tradurrò anche questa non appena mi sarà possibile, perché fa buttare dal ridere.

Randy Ingermanson
Randy Ingermanson

Tengo a precisare che non sono un’affiliata e non percepisco alcun compenso per la pubblicazione di questa traduzione con tutti i link commerciali. L’ho eseguita solo perché ho sperimentato il Metodo del Fiocco di Neve e ne sono una fan e una grande ammiratrice; lo consiglio a chiunque abbia in mente di scrivere un romanzo, che è una bella impresa, ma quasi impossibile se lasciata al caso.

Alla traduzione ho dedicato una pagina fissa, che trovate qui, perché il post di blog poi scivola in basso, sempre più giù, sempre più giù… Invece vorrei che la traduzione restasse reperibile facilmente per gli interessati.

Apprezzerei moltissimo una parola di commento, anche se molti di voi hanno già visto la pagina ieri, soprattutto se ritenete che il metodo possa esservi utile.

Buona lettura e, soprattutto, felice scrittura del vostro romanzo con il Metodo del Fiocco di Neve.

 

Il Metodo del “Fiocco di Neve” per la progettazione di un romanzo.

Scrivere un romanzo è facile. Scrivere un buon romanzo è difficile. Così è la vita. Se fosse facile, tutti scriveremmo bestsellers pluripremiati.

A dir la verità, ci sono in giro migliaia di persone che vi possono spiegare come scrivere un romanzo. Ci sono migliaia di metodi differenti. Per voi, il migliore è quello che funziona per voi.

In questo articolo, ho il piacere di condividere con voi  ciò che funziona per me. Ho pubblicato sei romanzi e i miei scritti hanno vinto una dozzina di premi. Tengo frequentemente e con continuità conferenze di scrittura, nelle quali insegno come si scrive narrativa. Una delle mie lezioni più popolari è questa: Come scrivere un romanzo utilizzando quello che io chiamo il “Metodo del Fiocco di Neve”.

Questa pagina è la più popolare del mio sito, e riceve circa un migliaio di visite al giorno, dal che potete dedurre che un bel po’ di gente la trova utile. Ma potrebbe non essere utile per voi, e per quanto mi riguarda va bene lo stesso. Date un’occhiata, decidete che cosa potrebbe funzionare per voi e lasciate perdere il resto! Se la trovate vomitevole, non mi sentirò insultato. Gli scrittori sono tutti diversi. Se invece il mio metodo dovesse darvi la carica, ne sarò felice. Vi darò il miglior esempio che posso del mio modo di organizzare le cose, ma alla fine siete voi a dover decidere che cosa funziona al meglio per voi. Divertitevi e… scrivete il vostro romanzo!

L’importanza della progettazione

La buona narrativa non capita per caso, è progettata. Potete fare il lavoro di progettazione prima o dopo aver scritto il vostro romanzo. Io ho provato a farlo in entrambi i modi e credo fermamente che farlo prima di scrivere sia più veloce e dia risultati migliori. La progettazione è un lavoro duro, quindi è importante trovare una linea guida prima di cominciare. Questo articolo vuole fornirvi un metafora potente per guidarvi nella vostra progettazione.

La nostra domanda fondamentale è: Come si fa a progettare un romanzo?

Ho fatto il programmatore per molti anni, elaborando grandi progetti di software. Scrivo romanzi allo stesso modo, utilizzando la “metafora del fiocco di neve”. Ok, che cos’è la metafora del fiocco di neve? Prima di continuare a leggere, date un’occhiata a questo bel sito.

In cima alla pagina, trovate un bello schema conosciuto come “frattale del fiocco di neve”.

Frattale del fiocco di neve
Un fiocco di neve very cool

Non ditelo a nessuno, ma questo è un importante oggetto matematico ampiamente studiato. Comunque, per i nostri scopi, questo è solo un bello schizzo di un fiocco di neve. Se fate scorrere un po’ la pagina verso il basso, trovate una vignetta con un grande triangolo e delle frecce sottostanti. Se schiacciate ripetutamente il bottone con la freccia che punta verso destra, vedrete le fasi successive della creazione del fiocco di neve. All’inizio non ha molto del fiocco di neve, ma poco a poco sembra sempre di più un fiocco di neve, fino a quando è completo.

Le prime fasi appaiono in questo modo:

Il metodo del fiocco di neve per pianificare un romanco

 

Io sostengo che questo sia anche un modo per creare un romanzo. Partite con poco, e ci costruite su altra roba fino a quando non appare una storia. Una parte di questo lavoro è creativa, e quella non ve la posso insegnare io. Non in questa sede, in ogni caso. Ma parte del lavoro consiste anche nel gestire la vostra creatività, organizzandola in un romanzo ben strutturato. E questo è la parte che vorrei insegnarvi qui.

Se siete come la maggioranza delle persone, passate un sacco di tempo a pensare al vostro romanzo molto prima di cominciare a scrivere. Fate anche un po’ di ricerca. Fate sogni ad occhi aperti su come funzionerà la storia. Elaborate idee diverse. Cominciate a sentire la voce dei vari personaggi. Vi chiedete quale sia l’argomento del vostro libro, il Tema Profondo. Questa è una parte essenziale di ogni libro e io la chiamo “compostaggio”. È un processo informale e ogni scrittore lo fa a modo suo. Darò per scontato che sappiate come è composta la vostra storia e che abbiate già un romanzo ben “compostato” in mente, e che siate pronti a sedervi e cominciare a scrivere quel romanzo.

Le Dieci Fasi della Progettazione

Prima di cominciare a scrivere, dovete organizzarvi. È necessario che mettiate su carta tutte le vostre meravigliose idee in una forma in cui siano utilizzabili. Perché? Perché la memoria è fallibile, e la vostra creatività ha probabilmente lasciato dei “buchi” qua e là nella vostra storia, buchi che dovete riempire prima di cominciare a scrivere il vostro romanzo. Avete bisogno di un documento di progettazione. E  dovete produrlo utilizzando un procedimento che non vi faccia passare la voglia di scrivere la storia vera. Ecco il mio procedimento in dieci fasi per scrivere un documento di progettazione. Io utilizzo questo procedimento per scrivere i miei romanzi, e spero che vi sia d’aiuto.

Passo 1) Prendetevi un’ora di tempo per scrivere un riassunto in una sola fase del vostro romanzo .  Qualcosa di questo genere: “Una canaglia di scienziato viaggia a ritroso nel tempo per uccidere l’Apostolo Paolo.” (Questo è il riassunto del mio primo romanzo, “Transgression”.) La frase vi sarà utile per sempre per vendere il vostro romanzo in dieci secondi. Questo è il quadro generale, che corrisponde al grande triangolo iniziale nell’illustrazione del fiocco di neve.

Quando, più avanti, scriverete la lettera di presentazione del vostro romanzo, questa frase dovrà apparire molto presto. È il “gancio”che venderà il libro al vostro editor, al comitato editoriale, alla forza vendita e alla fine ai lettori. Perciò, scrivetela meglio che potete!

Alcuni suggerimenti per una buona frase:

  • Più è corta e meglio è. Tentate di rimanere sotto alle 15 parole.
  • Per favore, non mettete i nomi dei personaggi! Meglio dire “una trapezista diversamente abile” piuttosto che “Luisa Rossi”
  • Collegate il quadro generale ad una storia personale. Quale personaggio ha più da perdere in questa storia? Ora, ditemi che cosa lui o lei desidera ottenere.
  • Per imparare, leggete i riassunti in una riga nella lista dei bestsellers del New York Times. Scriverli è una forma d’arte.

Passo 2) Prendetevi un’altra ora ed espandete quella frase in un paragrafo completo che descriva l’ambientazione della storia, gli eventi principali e la fine del romanzo. Questa fase corrisponde al secondo stadio del fiocco di neve. A me piace strutturare la storia in “tre disastri ed un finale”. Ogni evento ha bisogno di circa un quarto della storia per essere sviluppato, e il disastro finale occupa l’ultimo quarto. Non so se questa sia la struttura ideale, è solo mio gusto personale.

Se credete nella struttura in tre atti, allora il primo evento corrisponde alla fine del primo atto, il secondo evento è il momento centrale del  secondo atto, e provoca necessariamente il terzo atto che conclude il tutto. Va benissimo che il primo evento sia causato da circostanze esterne, ma secondo me il secondo e il terzo evento devono essere originati dai tentativi del protagonista di “sistemare le cose”. Le cose infatto andranno di male in peggio.

Potrete poi usare questo paragrafo nella vostra proposta editoriale. Idealmente, il vostro paragrafo sarà composto da cinque frasi. Una frase mi darà l’ambientazione e la situazione iniziale. Poi, serve una frase per ciascuno dei tre disastri. Non confondete questo paragrafo con il testo della vostra quarta di copertina. Questo paragrafo contiene l’intera storia, mentre la quarta di copertina dovrebbe riepilogare solo il primo 25% del romanzo.

Passo 3) Quanto sopra offre una visuale d’alta quota della vostra storia. Ora avete bisogno di qualcosa di simile per le linee narrative di ciascuno dei vostri personaggi. I personaggi sono la componente fondamentale di ogni romanzo, e il tempo che investite nella loro progettazione preliminare vi ripagherà dieci volte tanto quando inizierete a scrivere. Per ciascuno dei personaggi principali, dedicate un’ora a scrivere una pagina che comprenda:

  • Il nome del personaggio
  • Una singola frase che riepiloghi la linea narrativa del personaggio
  • La motivazione del personaggio (che cosa vuole in astratto?)
  • L’obiettivo del personaggio (che cosa vuole, in concreto?)
  • Il conflitto del personaggio (che cosa gli impedisce di raggiungere il suo obiettivo?)
  • L’epifania del personaggio (che cosa imparerà, in che modo cambierà)
  • Un riassunto più dettagliato (un paragrafo) della sua linea narrativa.

Una cosa importante: potreste accorgervi di dover riprendere e modificare, in seguito, la frase e/o il paragrafo riassuntivi. Fatelo! Questo è positivo: significa che il vostro personaggio vi sta dicendo qualcosa a proposito della storia. È sempre appropriato, in qualunque momento della fase di progettazione, riprendere e rivedere gli stadi precedenti. In effetti, non è solo positivo: è inevitabile. E va bene così. Se rivedete e correggete in questa fase, vi risparmiate di doverlo fare più tardi, su un voluminoso manoscritto di 400 pagine.

Un’altra cosa da tenere in mente: tutto ciò non deve essere perfetto. Lo scopo di ogni passo della progettazione è quello di farvi avanzare verso il passo successivo. Non perdete lo slancio! Potrete sempre tornare indietro più tardi, quando comprenderete meglio la storia.  E succederà, a meno che siate molto più intelligenti di me.

Passo 4) A questo punto dovreste avere un’idea abbastanza chiara della struttura di massima della vostra storia, e ci avete passato sopra solo un giorno o due. A dir la verità potreste averci già lavorato anche una settimana, ma non importa. Se la storia manca di coerenza,  lo sapete già da ora, meglio che dopo aver investito 500 ore del vostro preziosissimo tempo in una prima stesura che non va da nessuna parte. Quindi ora continuate a far crescere la storia. Prendetevi qualche ora ed espandete ogni frase del vostro riassunto in un paragrafo completo. Tutti i paragrafi, eccetto l’ultimo, devono concludersi con un evento. L’ultimo paragrafo deve raccontare come finisce il libro.  Questa parte è molto divertente e, alla fine dell’esercizio, avrete in mano un scheletro più che decente della vostra storia, in una sola pagina. È buona cosa riuscire a a far stare tutto in una solo pagina con interlinea singola. Ciò che importa è che state sviluppando le idee che andranno nella vostra storia. State espandendo il conflitto. Ora dovreste avere in mano una sinossi adatta a una proposta di pubblicazione, anche se per la proposta esiste un’alternativa anche migliore…

Passo 5) Prendetevi un paio di giorni per scrivere una descrizione di una pagina di ciascuno dei personaggi principali, e di mezza pagina per gli altri personaggi. Queste “sinossi dei personaggi” dovrebbero raccontare la storia dal punto di vista di ogni singolo personaggio. Come al solito, siete liberi di ritornare agli stadi precedenti e fare modifiche, man mano che imparate cose interessanti sui vostri personaggi. Questo è il passaggio che mi piace di più e, negli ultimi tempi, ho inserito le “sinossi dei personaggi” nelle mie proposte di pubblicazione, al posto di una sinossi costruita sulla trama. Gli editor amano le sinossi centrate sui personaggi, perché amano i romanzi costruiti sui personaggi.

Passo 6) A questo punto avete in mano una storia solida con numerose linee narrative, una per ciascuno dei vostri personaggi. Ora prendetevi una settimana ed espandete la sinossi in una pagina della vostra trama in una sinossi in quattro pagine. Fondamentalmente, dovete espandere ancora ogni paragrafo del passo n. 4 fino a quando riempie un’intera pagina. È molto divertente, perché state per comprendere la logica generale della storia e prenderete decisioni strategiche. A questo punto è assolutamente certo che avrete bisogno di riprendere le fasi precedenti e che farete delle modifiche, mano a mano che entrate sempre più in profondità nelle dinamiche della storia e battete il naso in nuove idee.

Passo 7) Ora prendetevi un’altra settimana ed espandete le vostre descrizioni dei personaggi in una serie di  vere e proprie mappe, che descrivano nel dettaglio tutto ciò che c’è da sapere su di loro. Le solite cose: data di nascita, descrizione fisica, storia, motivazioni, obiettivi eccetera. Una cosa è particolarmente importante: come sarà cambiato ogni personaggio, alla fine del romanzo? Questa è un’espansione di ciò che avete elaborato al passo n. 3, e vi insegnerà molto su di loro. Probabilmente riprenderete i passi da 1 a 6, perché i personaggi a questo punto prendono vita e cominciano a diventare petulanti e a far domande sulla storia. Questo va bene, perché la grande narrativa è generata dai personaggi. Prendetevi tutto il tempo che vi serve, per questa fase, perché state solo risparmiando un sacco di tempo per dopo. Quando avrete finito questo procedimento (e ci potrebbe volere anche un mese intero di sforzi costanti per arrivarci) avrete quasi tutto ciò che vi serve per scrivere una proposta editoriale. Se siete un romanziere già pubblicato, allora potete già scrivere la vostra proposta e vendere il vostro romanzo ancora prima di averlo scritto. Se non siete ancora stati pubblicati, allora dovrete prima scrivere il vostro romanzo. Lo so, non è bello ma così è la vita, e la vita degli scrittori è anche peggio.

Passo 8) A questo punto potreste prendervi una pausa in attesa di vendere il libro,  ma a un certo punto dovrete ben cominciare a scrivere sul serio il romanzo. Prima di questo, ci sono un paio di cose che potete fare per rendere meno traumatica la stesura della prima bozza. La prima cosa da fare è prendere la sinossi in quattro pagine e compilare una lista di tutte le scene di cui avrete bisogno per trasformare la storia in un romanzo. E il modo più semplice di farlo è… con un foglio di calcolo (Excel, per capirci, o il corrispondente in Open Office che si chiama Calc, o quello che pare a voi, n.d.t.).

Per qualche ragione, per molti scrittori si tratta di una cosa spaventosa. Oh che orrore. Superatelo. Avere imparato a usare un elaboratore di testi, un foglio di calcolo è più semplice. Dovete creare una lista di scene, e i fogli di calcolo sono stati inventati giusto per creare liste. Se dovete imparare come fare, compratevi un libro. Ce ne sono a migliaia disponibili e uno sarà sicuramente perfetto per voi. Dovreste metterci meno di una giornata ad imparare il minimo indispensabile. Sarà il giorno meglio speso di sempre. Fatelo, e basta.

Create un foglio di calcolo dettagliando le scene che emergono dalla vostra sinossi in quattro pagine. Dedicate una riga ad ogni scena. In una colonna metterete il personaggio PdV (punto di vista). In un’altra colonna (piuttosto larga), scrivete cosa succede. Se vi sentite estrosi, aggiungete altre colonne, per esempio quante pagine vi aspettate di scrivere per quella scena. Un foglio di calcolo è l’ideale, perché così riuscirete a cogliere l’intera linea della narrazione in una sola occhiata, e sarà più semplice spostare le scene per fare ordine.

I miei fogli di calcolo di solito finiscono per avere più di 100 righe, una riga per ogni scena del romanzo. Man mano che sviluppo la storia, ne creo nuove versioni. Tutto ciò è straordinariamente utile per analizzare la storia. Può volerci un’intera settimana per completare un buon foglio di calcolo.  Quando avete finito, potete aggiungere ancora una colonna per i numeri di capitolo e assegnare un capitolo ad ogni scena.

Passo 9) (facoltativo. Io non lo faccio più.)

Tornate al vostro elaboratore di testi e cominciate a scrivere una “descrizione narrativa” della storia. Prendete ogni riga del foglio di calcolo ed espandetela in una descrizione della scena, in più paragrafi. Metteteci ogni bello spunto di dialogo che vi viene in mente, e delineate il conflitto essenziale di ogni scena. Se non c’è conflitto, a questo punto lo scoprirete e allora dovrete aggiungere conflitto o eliminare la scena.

Io scrivevo una o due pagine per capitolo, e cominciavo ogni capitolo in una nuova pagina. Poi stampavo e mettevo il tutto in un raccoglitore a fogli mobili, in modo da poter spostare facilmente i capitoli o rivederli senza pasticciare gli altri. Di solito per questo procedimento impiegavo un intero weekend e il risultato finale era un massiccio documento di cinquanta pagine che rivedevo con la penna rossa mentre scrivevo la prima bozza. Le buone idee che mi venivano quando mi svegliavo al mattino venivano scritte a mano nei margini di questo documento. Questo, comunque, è un modo abbastanza indolore di scrivere la temutissima sinossi dettagliata che tutti gli scrittori odiano. Ma è davvero divertente da sviluppare, se prima avete completato il passo 1 e il passo 8. In questa fase non mostravo mai a nessuno la sinossi, men che meno ad un editor: era solo per me. Mi piaceva pensarci come ad un prototipo di prima stesura. Immaginatevi di completare la prima stesura in una settimana! Certo, ce la potete fare e ne vale la pena. Ma onestamente ora non sento di avere più bisogno di questo passaggio, e non lo faccio più.

Passo 10) A questo punto, sedetevi e cominciate a buttar giù la vera prima bozza del romanzo. Vi stupirete della velocità con la quale il testo vi vola via dalle mani, a questo punto. Ho visto scrittori triplicare di colpo la propria velocità di scrittura, producendo per di più una prima stesura di qualità migliore rispetto a quella di una terza stesura.

Potreste pensare che tutta la creatività sia andata a farsi friggere, a questo punto. Ebbene, no, a meno che non abbiate esagerato con l’analisi mentre elaboravate il vostro Fiocco di Neve. Questa dovrebbe essere la parte divertente, perché ci sono numerosi piccoli problemi logici di cui occuparsi. Come farà Eroe a scendere da quell’albero circondato da alligatori per salvare Eroina che si trova in una barca a remi che ha preso fuoco? Questo è il momento di deciderlo! Ma è divertente, perché voi già sapete che la struttura generale del romanzo funziona. Così potete limitarvi a risolvere solo un numero limitato di problemi, e procedere con la scrittura relativamente in fretta.

Questa fase è incredibilmente emozionante. Ho sentito un sacco di scrittori lamentarsi di quanto sia difficile scrivere la prima bozza. Senza eccezioni, è sempre perché non hanno idea di cosa debba succedere dopo. Santo cielo! La vita è troppo breve per scrivere in questo modo! Non c’è nessun motivo per passare 500 ore a scrivere una prima bozza che non va da nessuna parte, quando ne potete scrivere una solida in 150. Considerando anche il centinaio di ore che vi serve per i documenti di progettazione, ve la caverete molto prima.

Circa a metà della prima bozza, mi prendo una pausa e sistemo le parti che non funzionano più nei documenti di progettazione. Certo, i documenti di progettazione non sono perfetti. Va bene così. I documenti di progettazione non sono scritti nella pietra, sono un insieme in evoluzione che cresce mentre voi sviluppate il vostro romanzo. Se state lavorando bene, alla fine della prima stesura riderete di quel campionario di spazzatura amatoriale che erano i vostri documenti all’inizio. E sarete emozionati dalla profondità che la vostra storia ha raggiunto.

Nel corso degli anni, ho insegnato il Metodo del Fiocco di Neve a centinaia di scrittori. Ho anche lasciato questo articolo a disposizione di tutti nel mio sito per un sacco di tempo e la pagina, ad oggi, è stata visitata più di 2.400.000 volte. Ho avuto riscontri da parecchi scrittori. Alcuni amano il Fiocco di Neve, altri no. La mia posizione è: se funziona per voi, allora usatelo. Se funziona solo in parte, allora usate quella parte. Io scrivo i miei romanzi usando il metodo del Fiocco di Neve. Non fraintendete, si tratta di un bel po’ di lavoro. Per un sacco di tempo l’ho svolto nel modo più difficile, usando Microsoft Word per scrivere il testo e Microsoft Excel  per gestire la lista delle scene. Sfortunatamente, né Word né Excel hanno mai sentito parlare della struttura della narrazione. Alla fine, ho capito che sarebbe stato molto più facile utilizzare il metodo se gli strumenti fossero stati progettati espressamente per la narrativa.

Così un giorno ho creato un software. Volevo qualcosa che rendesse automatici tutti quei passaggi che si potevano automatizzare. Il risultato è un programma commerciale che io chiamo Snowflake Pro.

Il software Snowflake Pro
Il software Snowflake Pro

Mi rende la creazione del Fiocco di Neve incredibilmente più facile, e sta facendo lo stesso per moltissimi altri scrittori. Il software Snowflake Pro rende il metodo del Fiocco di Neve veloce, facile e divertente. Funziona su Mac, Windows e Linux. Al momento è in corso una promozione che vi offre uno sconto del 50% su questo strumento se possedete una copia di Writing Fiction for Dummies. (Questo è il link per acquistare il libro su Amazon.it)

Writing Fiction for Dummies
Writing Fiction for Dummies

Ulteriori notizie su Snowflake Pro le trovate qui.

Come utilizzare il Fiocco di Neve

State faticando proprio in questo momento sulla prima, orribile stesura di un romanzo che sembra senza speranza? Prendetevi un’ora di tempo e riassumete la vostra storia in una frase. Le cose sembrano più chiare? Avete appena completato il primo passo del metodo del Fiocco di Neve, e ci avete messo solo un’ora. Perché non provare anche gli altri passi e vedere se la vostra storia, per caso, non comincia a prendere vita? Che cosa avete da perdere, a parte un’orrenda prima bozza che già odiate?

Siete un pantser e avete finalmente terminato il vostro romanzo, ma proprio ora state guardando un’enorme pila di carta che ha un disperato bisogno di essere riscritta? Coraggio! Il romanzo è terminato, giusto? Avete portato a termine qualcosa che molti scrittori possono solo a sognarsi. Ora immaginate di incontrare in ascensore un pezzo grosso dell’editoria che vi chiede di cosa parla il vostro romanzo. In quindici parole o meno, che cosa rispondereste?

Prendetevi quel tempo! Questo è un gioco duro. Se riuscite a tirar fuori una risposta in un’ora… avete appena completato il primo passo del metodo del Fiocco di Neve! Pensate che qualcuno degli altri Passi possa aiutarvi a mettere ordine nel vostro manoscritto? Dategli una possibilità. Che cosa avete da perdere?

Avete appena ricevuto dal vostro editor una lettera lunga quanto un incubo, che vi elenca in dettaglio tutto quello che non va nel vostro romanzo? Vi state chiedendo come diavolo farete ad apportare tutti i cambiamenti necessari prima della scadenza? Non è mai troppo tardi per applicare il metodo. Cosa ne dite di prendervi una settimana di tempo e farvi tutti i passaggi? Vi servirà meravigliosamente per rendere le cose più comprensibili, e avrete un piano di lavoro per eseguire tutte quelle modifiche. Scommetto che finirete a tempo di record. E scommetto anche che, alla fine, il libro sarà migliore di quel che pensavate.

Se il metodo del Fiocco di Neve funziona per voi, mi farebbe piacere saperlo. Mi potete raggiungere dalla pagina dei contatti nel mio sito (qui, n.d.t.)

Ringraziamenti: Ringrazio i miei molti amici della lista Chi Libris e soprattutto Janelle Schneider, per le numerose discussioni sul Fiocco di Neve e molto altro.

Cordiali saluti,

Randy Ingermanson, Ph.D

Firma di Randy

 

 

Volete sapere di più del metodo del Fiocco di Neve?

Date un’occhiata al mio ultimo best-seller, How to Write a Novel using the Snowflake Method.

How to write a Novel using the Snowflake Method
How to write a Novel using the Snowflake Method

Questo libro è un diverso tipo di strumento didattico. Esso utilizza una storia per MOSTRARE come scrivere un romanzo, piuttosto che DIRE come scrivere un romanzo. Ho usato il metodo del Fiocco di Neve per scriverlo e, alla fine, potete vedere il documento di progettazione che ho elaborato per farlo, esattamente come l’ho scritto.

Se imparate meglio tramite esempi pratici, questo libro potrebbe piacervi. Parla di una giovane donna che sogna da sempre di scrivere un romanzo. I suoi genitori le hanno detto che la scrittura narrativa non era una cosa “pratica” e hanno insistito perché conseguisse una (molto più pratica) laurea. Ma ora che è sposata e i bambini finalmente vanno a scuola, decide di fare qualcosa per sé, per una volta nella vita. Ha intenzione di scrivere quel romanzo e nessuno riuscirà a fermarla… tranne se stessa.

Il libro è disponibile in ebook o cartaceo.

Compera su Amazon (Kindle o cartaceo)
Compera su B & N. (Nook o cartaceo)
Compera su iBookstore di Apple. (IBook)
Compera su Kobo. (Formato epub)
Compera su Smashwords. (Qualsiasi formato elettronico.)

Sull’Autore

Randy Ingermanson è un fisico teorico e il pluripremiato autore di sei romanzi. Ha insegnato in numerose conferenze di scrittura nel corso degli anni e pubblica gratuitamente l’E-zine mensile Advanced Fiction Writing , la più grande rivista elettronica in tutto il mondo sul mestiere di scrivere narrativa, con oltre 32.000 lettori.

Randy Ingermanson
Randy Ingermanson

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