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Serena Bianca De Matteis

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Pubblicare un libro

Di ghiaccio, libri e Scrittori con la Z maiuscola

16 Dicembre 2017 by Serena 12 commenti

Fiera del Libro

Vendere narrativa – o anche solo farsi leggere – non è un lavoro facile.

Non è come vendere il ghiaccio agli esquimesi: è molto peggio. È più, tipo, come andare al Polo Nord, mettere giù un banchetto e proporre il ghiaccio a pochissimo, anzi due spiccioli, anzi lo si regali pure. Nel mentre, alzi gli occhi e ti accorgi che di banchetti ce ne sono a centinaia, anzi a migliaia, e tutti offrono ghiaccio. Ci sono anche degli Aspiranti Venditori che non hanno voglia – giustamente – di aprire il proprio banchetto e arrangiarsi come possono, e quindi si rivolgono al Grande Venditore di Ghiaccio. Tutti si chiedono come faccia costui a sopravvivere, visto che ormai gli esquimesi si sono Non devi pagare per pubblicare un libro.aggiustati, vivono in case prefabbricate e il ghiaccio gli serve solo per il Martini. Di fatto però il GVdG è ancora lì e allora gli AV si mettono in fila e gli chiedono se per favore non vorrebbe fare lui da tramite con gli esquimesi. Se il GVdG risponde “OK, il tuo ghiaccio lo prendo io, forse ci posso guadagnare qualcosa”, L’AV ha un orgasmo.  Multiplo.

Poi ci sono altri tizi che dicono all’Aspirante Venditore “dammi un po’ dei tuoi soldi – possibilmente tanti – e in cambio ti insegno come vendere il tuo ghiaccio da solo! Migliaia e migliaia di cubetti!” Ma se perdi tre minuti a fare un controllino, scopri che ‘sti qua che vogliono insegnare hanno, al loro attivo, solo la vendita di una granita. Che attualmente si trova al trecentomillesimo posto nella Grande  Classifica Generale dei Venditori di Ghiaccio.

Il panorama qui al Polo è, appunto, coperto di ghiaccio. Abbastanza desolante.

Sono iscritta a un’associazione americana di scrittrici  e ricevo una volta la settimana una newsletter, sempre molto interessante. Di solito devo accontentarmi di scorrere i titoli – perché non ho tempo di andare in bagno, figurarsi di leggere le newsletter – ma una delle ultime edizioni mi ha costretta a fermarmi e a prestare attenzione alla segnalazione di questo articolo, del quale vi consiglio la lettura. Il pezzo viene introdotto così:

Doomed To Fail.

“Here’s the sad truth: most people who write a book will never get it published, half the writers who are published won’t see a second book in print, and most books published are never reprinted. What’s more, half the titles in any given bookshop won’t sell a single copy there, and most published writers won’t earn anything from their book apart from the advance,” Ian Irvine writes in his article, “The Truth about Publishing”. Before you quit, remember why you began to write. No one ever succeeded by stopping. Don’t go to the dark side, stay passionate.

Condannati al fallimento.

“Ecco la triste verità: molti tra quelli che scrivono un libro non lo vedranno mai pubblicato, la metà degli scrittori che vengono pubblicati non vedrà un proprio secondo libro in stampa e la maggior parte dei libri pubblicati non sarà mai ristampata. Oltre a questo, metà dei titoli esposti in una libreria non venderanno nemmeno una copia in quella libreria, e la maggior parte degli scrittori pubblicati non guadagnerà nulla dalla vendita del proprio libro, a parte l’anticipo” scrive Ian Irvine nel suo articolo “La verità sulla pubblicazione”. Prima di mollare tutto, ricordate perché avete cominciato a scrivere. Nessuno ha successo arrendendosi. Non passate al Lato Oscuro, rimanete appassionati.

Questo per quanto riguarda un bel bagnetto nella realtà.

Ho cominciato questo blog tre anni fa,

credo che il terzo compleanno si collochi dalle parti dei primi di novembre, ma non credo di avere mai avuto grandi illusioni, e le poche che avevo si sono sciolte. Come ghiaccio (again!). Le cose si muovono velocemente, ai tempi nostri, e anche se sono passati solo tre anni il mondo dell’editoria è cambiato molto. E non in meglio.

Tuttavia alcune cose resistono; io per esempio ho sempre creduto e ripetuto fin da allora che la scrittura appartiene a tutti.

La scrittura non è come essere visitati dall’arcangelo Gabriele che ti annuncia che sei uno Scrittore e partorirai un Libro. Ho scoperto che è più come lavorare all’uncinetto!Serena Bianca de Matteis Se proprio non posso leggere o scrivere

  • Lo fanno molte più donne che uomini (anche se gli uomini vengono pubblicati più facilmente, lo sappiamo tutti… magari ne parleremo anche qui prima o poi)
  • C’è chi crea finissimi capolavori simili a cristalli di neve, che finiranno in un museo delle Arti e saranno ammirati dalle generazioni future
  • Però si possono creare lavori piuttosto rustici, fatti con lana grossa e uncinetto da 8 mm, con minimo sforzo e massimo (si fa per dire) rendimento
  • Si possono anche creare delle ciofeche inguardabili, però magari divertendosi moltissimo
  • Ormai lo si fa più per piacere che per necessità
  • Rispetto a un tempo, un sacco di gente in più sa farlo. Poi su Youtube ci sono anche i tutorial, no?
  • Qualcuno lo sa fare davvero, qualcuno crede di saperlo fare ma non è così, e se gli vai a dire che quel punto lì è sbagliato e sarebbe il caso di disfare e ricominciare, ti risponde “sei mica matta, con tutto il tempo che ci ho messo!” oppure “eh, però a me piace così!”
  • Chi lo sa fare non è nato imparato, ha impiegato ore, giorni e anni per saperlo fare. E adesso crea cose che tu guardi a bocca aperta e dici “io non ce la farò mai”.
  • Qualcuno ha proprio un problema ad impugnare l’uncinetto e sarebbe meglio si dedicasse, che ne so, al lavoro a maglia o al giardinaggio, ma chi ha il coraggio di dirglielo?

E poi la diatriba sulla parola Autore e la parola Scrittore. Chi può usare per sé il termine Scrittore? No, è meglio Autore.  Ma un Autore/autrice di presine e un Autore/Autrice di testi narrativi sempre Autori sono. O no? E anch’io sono un’Autrice. Per esempio sono indiscutibilmente l’Autrice di mio figlio e anche di un sacco di biscotti di pastafrolla, ma non è che questo mi trasformi in una creatura straordinaria. Ah, e poi sono incidentalmente anche Autrice di molti lavori all’uncinetto.

E quindi?

Quindi avevo voglia di dissacrare un po’. Di smontare. Di dirvi che litigare non serve a niente, che tanto stiamo tutti quanti legati per le zampe come i capponi di Renzo, in senso sia editoriale che esistenziale. Forse per una grama volta volevo svuotare la scarpa dai sassolini, e lasciare qui nuda e cruda la sola verità in ragione della quale questo blog – anche se un po’ abbandonato – è ancora aperto.

Perché mi piace scrivere. Perché qualcuno mi legge; e me ne basta uno solo che si emozioni sul serio, e ho benzina sufficiente per altri dieci anni, sia per scrivere la mia roba da ragazzini, sia per continuare a utilizzare la mia porzione di bytes. Senza pretendere di cambiare la vita di nessuno, perché per cambiare una vita ci devi stare dentro con tutte le scarpe, se no è meglio star zitti che si fa più bella figura. Perché non ci sono piedistalli, non ci sono guadagni, non ci sono orgogli e allori e riconoscimenti: c’è solo la volontà feroce di trovare, in ogni giornata da delirio, qualche minuto per picchiare sulla tastiera. È solo questo, non c’è altro. La scrittura è mia, guai a chi me la tocca.

Buon weekend 🙂

Piatto natalizio con biscotti fatti in casa
e biscotti per fami perdonare!

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Il punto sul 2016

16 Novembre 2016 by Serena 17 commenti

Foto Natalizia scattata la scorsa settimana
No, non è una foto dell’anno scorso. Rassegnatevi.

Fidatevi di me: il 2017 incombe. Alla fine del 2016 mancano meno di cinque minuti. Stendere un piano operativo per il 2017 è un’operazione delicata e importante e va ben oltre i buoni propositi di Capodanno, che il 3 di gennaio sono già in pattumiera. Io voglio un piano con le date, un progetto spezzato in piccoli passi intermedi, degli obiettivi S.M.A.R.T. Ecco perché comincio a pensarci già adesso; anzi, è un po’ che ci penso, ed ecco perché non posso prescindere da una verifica di quel che ho combinato nel 2016. Ciò che non è stato realizzato potrebbe essere archiviato, se non è più attuale; ciò che resta da fare e vale la pena, dovrà finire in un calendario 2017.

Provo a fare insieme a voi il punto della situazione: vi ricordate che in questo post vi avevo invitati al lancio di pomodori? Bene, potete preparare il vostro cestino. San Marzano o cuore di bue non importa, basta che siano maturi ^^

Obiettivo Numero 1: Pubblicare un lavoro di narrativa.cover-beitbuck-copertina-per-kindle

Beh, questo è un obiettivo centrato! A giugno 2016, sulla spinta di una serie di fortissime motivazioni, ho terminato e pubblicato il mio Buck. Da allora, un cane invisibile – pardon, un mezzo lupo invisibile – si è unito alla mia famiglia. Ma non è finita qui: grazie a una ventina di autori, all’indomani del terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli è nata l’antologia di racconti “Buck e il Terremoto, che ho curato con gratitudine e orgoglio. Di Buck e il Terremoto parlano in tanti, nel Web, , in questo momento. Per fortuna! Perché la prima donazione alla Croce Rossa Italiana è partita il 31 ottobre.

Obiettivo Numero 2: Pubblicare tre articoli al mese sui blog.

Ahem. Qui casca l’asinA. Avrei dovuto dare retta a chi mi avvertiva che è già molto difficile tenere un blog, figurarsi tre, ma se non ci sbatto il naso per conto mio non sono contenta. La mia frequenza di pubblicazione è stata penosa: volevo pubblicare un articolo ogni dieci giorni a rotazione sui tre blog, quindi un totale di 36 articoli in un anno e invece sono arrivata, con tanta fatica, a 13 post, 14 con questo. Non va bene, no no no. Bisognerà prendere qualche decisione drastica, e soprattutto dare un senso più definito alla scelta di tenere un blog. Non per altro, solo perché il tempo è prezioso e sbatterlo via non va bene.

Obiettivo Numero 3: Leggere questi 6 libri

  1. “The Story Grid” di Shawn Coyne
  2. “Story” di Robert McKee. Disponibile in italiano.
  3. “Anatomy of Story” di John Truby. Disponibile in italiano.
  4. “Plot & Structure” di James Scott Bell
  5. “Turning Pro” di Steven Pressfield
  6. “Screenplay” di Syd Field

Neanche uno finito. No, dico… Uno. Uno solo. Letto. Finito. No. Vergogna. Ho letto altro, ma questi no. Ricompariranno nei buoni propositi 2017, magari non tutti ma ci saranno. Sono buoni libri che consiglio a tutti. Sono andata avanti a leggerli, li ho piluccati qua e là ma niente di più. Nel 2017 almeno un paio li devo finire.

Obiettivo Numero 4: Frequentare due corsi di formazione. Uno tecnico su un aspetto della scrittura, uno di marketing.

Oh, finalmente qualche buona notizia! Obiettivo raggiunto su tutti e due i fronti. Per il marketing e la parte tecnica, ho seguito online il corso Self-Publishing Success di Joanna Penn, che consiglio caldamente a chi non ha ancora pubblicato in self ma desidera farlo, possibilmente senza impazzire. Joanna Penn già regala dell’ottimo materiale, sul suo sito, e non so come faccia a dare un ulteriore valore aggiunto nei suoi corsi: sta di fatto che ci riesce! Questo è un ottimo corso, esaustivo, però per seguirlo dovete sapere l’inglese. E tenere sempre presente che le considerazioni che valgono per il mercato di lingua inglese, soprattutto le stime commerciali, devono essere molto ridimensionate per il mercato di lingua italiana.

Per quanto riguarda la scrittura, ho seguito con grande divertimento due seminari online sulla costruzione della trama. E poi mi sono regalata il corso di James Patterson, che non ho ancora terminato. Vista la caratura del docente avevo aspettative alte, che non sono state rispettate o non del tutto: mi sembra quasi di avere imparato di più dai primi due seminari, anche se Laura Baker non è altrettanto celebre, anzi. In ogni caso rifarei tutto, e a luglio 2017 vorrei seguire un altro seminario della Baker. Laura legge e commenta gli esercizi degli studenti in modo approfondito uno per uno, così sono costretta a esercitarmi. Anche questi corsi sono in inglese.

Mi piace imparare, così tanto che l’anno prossimo vorrei riservare molto più spazio allo studio e alla lettura in generale. Mi sono costretta a una dieta forzata dai libri degli altri per dedicare il mio (pochissimo) tempo a scrivere roba mia. Sono contenta, ne è valsa la pena, ma è ora di ricominciare a nutrirsi di belle letture.

Il mio compleanno 2016
Quest’anno erano 50, eh!

Per quanto riguarda il mio cammino personale,

il 2016 è stato un anno doloroso e straordinario, e ho un po’ di paura perché non è ancora finito, farei volentieri una pausa! Un anno di rivoluzione, evoluzione, risultati, crescita e lezioni imparate, senza tregua. Quelle che riguardano le pubblicazioni e la scrittura penso le condividerò presto con voi, perché potrebbero esservi utili. Le altre lezioni imparate sono un po’ più intime. Anche se a volte vorrei gridarle (e in qualche occasione l’ho fatto 😛 ).

E voi? Come vi state preparando al 2017? Raccontate 🙂

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Come fu che pubblicai un romanzo e non l’altro

8 Luglio 2016 by Serena 22 commenti

Pare che sia successo davvero. Il libro esiste, l’ho anche avuto tra le mani nella sua primissima versione cartacea. Se vado su Amazon lo vedo lì, con il mio nome sopra. E quella della foto, sulla quarta, sono proprio io. Ostrega!

BUCK - Copertina per Kindle

Come dicevo in privato a un nostro comune amico, la blogosfera mi è mancata e, adesso che Buck è finalmente uscito, io posso tornare a cazzegg… ehm, a parlare di scrittura con qualcuno che capisce quello che sto dicendo ^^

Vi racconto com’è andata, anche perché me l’hanno chiesto, e lo farò con l’aiuto delle 5 W e di Sergio Leone.

Chi?

Beh, io, ma mica da sola! Il mio team di pubblicazione per “Buck” era formato da quattro lettori beta e da Marco che ha fatto tutto il resto XD .

Scherzi a parte: Marco è il creatore della cover e si è occupato della prima impaginazione del cartaceo. Lui usa Scrivener versione Mac, ancora più potente della versione PC, e senza di lui non avrei mai pubblicato entro la scadenza che mi ero prefissa. L’ho ringraziato all’inizio del libro, lo ringrazio anche qui dal profondo del cuore, e voi non sapete quanto è stato importante di me rispettare quella data.

La versione ebook invece l’ho fatta io, in tipo venti minuti. Anche questo però è stato possibile grazie alla potenza di Scrivener e a San Marco Grafico, che ha fornito non solo la copertina per il cartaceo ma anche quella per Kindle.

Chi altro?

Un editore, dite?

Nah. Non ci ho pensato nemmeno cinque minuti. Poi per l’amor di dio, se un domani piovesse dal cielo un contratto interessante, perché no. Ma sapete tutti come la penso, quindi è inutile ripetermi.

Cosa?

“Buck” è la storia di un giovane lupo e del suo padrone adolescente, nel pieno del passaggio alla vita adulta. Il genere principale, quindi, è il romanzo di formazione. Mi sono divertita un sacco, a scriverlo, perché amo da sempre – e con una certa visceralità – i lupi, i boschi e la montagna. Anche se vivo in città con due gatte antipatiche.

Poi c’è una storia d’amore (non corrisposto, quindi se cercate un romance lasciate stare), un po’ di Viaggio dell’Eroe, un po’ di soprannaturale solo accennato.

E sì, se tutto va bene è il primo libro di una serie.

Quando?

Modestia a parte ho fatto un mezzo miracolo: con la gestione del tempo me la cavo discretamente. Ve lo può confermare il mio AP (cavolo è un AP? Poi ve lo racconto), che può testimoniare la crescita del manoscritto, i conteggi delle parole, i fogli Excel con date, tappe, formule e tutto quanto. Il signore mi ha anche detto che forse ho un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma gli voglio bene lo stesso.

Come ho trovato il tempo extra necessario per l’ultimo sprint? Facile: sparendo dalla circolazione e dormendo molto, molto poco. Non fate come me, non è salutare. Guardate come mi sono ridotta io:

Premio Nazionale Occhiaie 2016
Premio Nazionale Occhiaie 2016

Ho avuto in mano le due copie di prova il 23, appena in tempo per la mia scadenza, che era  il 24 giugno. Causa quarta rilettura e correzione, la versione Kindle è andata online il 2 luglio e quella cartacea definitiva il 4 luglio notte. Che poi definitiva non è, perché ci sono ancora refusi – non vi dico il fastidio – e quindi farò un prima revisione (e nuovo upload) non questa domenica ma la prossima. Questo è il bello di poter controllare la produzione fisica del proprio libro!

Comunque, prima di premere Publish c’è una serie di controlli da fare: Amazon ti stimola a non pubblicare ciofeche, anche se poi alla fine la scelta spetta tutta alla serietà dell’autore. E spesso lì casca l’asino, perché la tentazione di premere il tastino e porre fine all’agonia è fortissima.

Dove?

Per precisa scelta commerciale, al momento “Buck” è solo su Amazon, in KDP e KU, in formato Kindle e cartaceo, paperback.

Perché?

Ci sono due perché, uno tecnico relativo alla narrazione, e un perché del cuore.

Il perché tecnico è che “Cristallo” aveva almeno due problemi: soffriva di un eccesso di backstory e di una carenza di Heath, il protagonista maschile. Problemi confermati sia dalla mia perfida editor Erica Baldaro che da un paio di lettori beta, molto rilevanti perché rientrano nel mio target ideale. “Buck” utilizza molto di ciò che, in “Cristallo”, era troppo, e risolve una buona parte dei problemi di cui sopra.

Il perché del cuore è che dovevo fare un regalo di compleanno. E questo è stato il motivo più forte, il vero motore di tutta la faccenda.

Il Buono

Posso godermi questi trenta secondi di felicità? 😀

Il Brutto

I refusi, ca**o. Non finiscono mai. Lo so che ci sono sempre e bla bla bla, ma mi danno un fastidio pazzesco. Doveste mai trovarne, per favore scrivetemi. Voglio arrivare alla perfezione.

Il Cattivo

Il marketing si poteva fare meglio. Ma la cosa non mi preoccupa più di tanto, per due ragioni: la prima è che avevo altre priorità, la seconda che, con un solo libro pubblicato, non vale la pena di angosciarsi troppo per lanci e compagnia cantante, soprattutto per chi scrive narrativa.

E il Bello?

Quello deve ancora venire 🙂

Un bacione a tutti voi, che siete la mia famiglia online. Se avete curiosità chiedete, io sono qui.

 Serena Bianca de Matteis Se proprio non posso leggere o scrivere

Archiviato in:Blog, Per chi scrive, Self Publishing Contrassegnato con: a writer's journey, Buck, Cristallo, Diario di Cristallo, Felicità, Pubblicare un libro, Scrivere un romanzo, Writing Life

La tua definizione di successo

1 Dicembre 2015 by Serena 43 commenti

Indie Author Manifesto
Grazie a storiacontinua.com per l’immagine

Pubblico, non pubblico, come pubblico, quando pubblico. Faccio marketing o non lo faccio, e come lo faccio? È meglio il self publishing, è meglio un editore, lo metto su Internet, lo metto sul blog.

Qual è la tua definizione di successo? Perché la chiave sta tutta lì.

Fermi un attimo e ragioniamo.

La prima cosa che serve è un buona storia. Se non hai una buona storia, tutte queste domande hanno poco senso. E come fai a sapere se hai una buona storia? Prima di tutto ne devi finire una.

Il buon marketing editoriale comincia molto prima di avere pubblicato, è vero, ma intanto questa benedetta storia va finita. In quanti siete che cominciate, cominciate e non finite mai?

Io credevo che avrei finito per ottobre, poi per dicembre. Invece non ho ancora finito, perché il mio editor mi ha sacagnato così duramente che lei – la storia – ed io ci stiamo curando i lividi. Mi dicono dalla regia che il primo editing è parecchio doloroso, ma mi si dice anche che si impara moltissimo – per fortuna – e che vale la pena spenderci i soldi che spenderesti per un corso di scrittura. Addirittura. E io ci credo, oh se ci credo. Ciò non toglie che faccia male, ve lo assicuro. Forse avete notato che ci sono meno in giro, non solo sul blog ma in generale; è perché ho l’ego dolente. In questo momento mi sento incapace di insegnare la qualunque a chiunque; sono in piena sindrome dell’impostore, e hai voglia tu, amico premuroso, a ripetermi che sono brava e che ho fatto questo e quell’altro: mi sento comunque una cacchetta. Passerà. Spero.

Che si diceva? Ah, sì: prima di tutto finire.

Subito dopo aver finito, bisogna vedere se la storia è abbastanza buona. Oddio, puoi anche pubblicare una ciofeca sgrammaticata; io sono la prima a difendere il tuo diritto di pubblicare dove, come e quando ti pare. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, ma lo dico, visti i rant contro il self publishing – alcuni al limite dello psicopatico – che continuo a leggere in giro.

Mettiamo però che t’interessi raccontare delle belle storie, magari anche in un italiano corretto e con uno stile accettabile. In questo caso, quando la storia è finita non devi farla leggere solo alla mamma e alle tre amiche che ti seguono su EFP, e che saranno sempre incoraggianti con te. Ti serve come minimo un paio di occhi diversi dai tuoi, ma meglio se sono di più, e questo è un punto fondamentale. Troppe volte ho sentito dire “ma io devo essere in grado di sistemare la mia storia”. No, ciccio. Se la pensi così, un po’ pecchi di presunzione e un po’ pare tu viva su Marte. Non hai mai sentito dire “Ogni scarrafone è bell’a mamma soia”? Senza contare la nausea. Perché se hai preso in mano il tuo romanzo dall’inizio alla fine almeno un paio di volte, che è il minimo sindacale, la nausea ce l’hai. Così forte che il Plasil ti fa un baffo.

Almeno un paio di quegli occhi in più, poi, deve essere professionale. Deve appartenere a qualcuno che ti sappia dire, in linea di massima, se la storia funziona. Per storia funzionante intendiamo una storia con un conflitto centrale interessante, ben costruito, ben svolto, ben risolto; e questo è – ancora – proprio il minimo sindacale. Poi c’è tutto il resto ma fermiamoci qui, per il momento.

Fatti i primi due passaggi? Ecco, allora adesso puoi decidere la cosa più importante: che cosa vuoi per la tua storia. E, prima ancora, che cosa vuoi per te stesso.

Prenditi un pomeriggio tranquillo, se te lo puoi permettere. O se no prenditi un’ora di libertà. Poi un quaderno e una biro, o apri una mappa mentale sul PC. Attenzione che quel che ti sto per dire è pericoloso: se non sei abituato a un po’ d’introspezione, potresti finire a scrivere I Massimi Sistemi Secondo Me, volume I. Non farlo, cerca di concentrarti su, diciamo, i prossimi cinque anni.

Cosa vuoi dalla tua scrittura nei prossimi cinque anni?

Le risposte possibili sono molteplici.

“Scrivo per divertirmi e voglio continuare così”

“Voglio essere letto e non m’importa d’altro”

“Voglio vivere di scrittura e mollare il mio lavoro di raddrizzatore di gambe dei cani”

“Voglio diventare uno scrittore professionista”

“Voglio fare soldi con i miei libri”

“Voglio che qualcuno mi chieda di poter fare un film con la mia storia”.

Che cosa è il successo, per te?

Scriviti una risposta onesta e fai attenzione: deve essere una risposta concreta. Dopodiché hai un ottimo punto di partenza per farti un piano per il futuro. Piano che dovrebbe tenere conto dei dati di realtà; mi puoi anche venire a dire che “è meglio la pubblicazione tradizionale”, ma se poi non trovi un cane che ti pubblichi, la tua preferenza te la puoi mettere in tasca. E, attenzione: non è detto che se non trovi un cane che ti pubblichi la tua storia faccia schifo, né che le tue storie tradizionalmente pubblicate non mi facciano sbadigliare fino a slogarmi la mascella. Il bello dell’editoria tradizionale è anche questo: che due professionisti ben pagati possano darti due pareri diametralmente opposti. Sulla stessa storia. Successo davvero, non me lo sono inventato. Può anche darsi, poi, che la tua Storia Tradizionalmente Pubblicata mi costringa a impugnare la penna rossa per segnarti tutte le cazzate, grammaticali e non, che sono sfuggite al tuo Grande Editore Tradizionale.

Ciò che vogliamo davvero deve guidare le nostre scelte; si tratta in primo luogo di assumersi delle responsabilità. Se siamo disposti a fare ciò che è necessario per tutto il tempo che ci vuole, non c’è (quasi) nulla che non possiamo fare.

(Eh ma l’editing costa. Comincia a smettere di fumare: vedi quanti soldi in più che ti ritrovi in tasca, e cuore e polmoni ringraziano, pure. Poi invece di comprarti la borsetta firmata cucita in India dai bambini, mettiti via quei quattrocento euro; ti fai almeno la scheda lettura, senza problemi.)

La scrittura rientra tra le cose mediamente possibili, per fortuna. Io non credo di avere molte possibilità di diventare prima ballerina alla Scala, ma di essere una scrittrice sì. In un certo senso, lo sono già.

Questo post è il mio commento a questo articolo di Daniele, e in  parte risponde anche al post pubblicato oggi, sempre su Penna Blu. Non avevo un cavolo di voglia di ripetere sempre le solite cose, ma poi ho promesso che sarei passata di là o che almeno avrei scritto una risposta, quindi eccomi.

Ancora una cosa: mi rendo conto di quanto sia importante smettere di chiamare self publishing il self publishing. Bisogna chiamarlo pubblicazione indipendente. Bisogna definirsi autori indipendenti, o Indie se vi piace di più. E cambiare mentalità. Ma di questo parleremo ancora.

Tutto il resto è sbadiglio.

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Un blog autore è un blog per lettori

15 Luglio 2015 by Serena 50 commenti

Serenabiancadematteis.com è il mio blog principale. Lo considero il quartier generale di tutte le mie attività, ed è per questo che porta il mio nome e cognome. È nato il 1 novembre 2014 (porterà sfiga? Spero di no!) per accompagnarmi nell’avventura del mio primo NaNoWriMo, e poi si è spostato molto verso i temi “caldi” degli autori Indie: le buone pratiche di self publishing, il marketing, la forma mentis di un autore che intraprende la strada dell’autopubblicazione. Poi mettici un po’ di Scrivener e una spolverata di tecnica, e…

…e i lettori?

Parliamoci chiaro: secondo voi, questo è un blog per lettori? Secondo me, no. Alla fine, la causa prima di tutto questo sbattimento è che scrivo storie e vorrei essere letta. Va bene tutto, soprattutto il piacere di confrontarsi con “colleghi” ed anime affini, ma alla fin fine se vado a fare un bilancio spannometrico dei risultati del mio blog, vedo che l’interazione con i miei lettori di narrativa è praticamente ZERO.

Questo secondo me per due ragioni: [Leggi di più…] infoUn blog autore è un blog per lettori

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Della piattaforma online, o Il tuo sgabello in Hyde Park Corner

10 Giugno 2015 by Serena 21 commenti

 

Piattaforma online
Piattaforma online

Dico spesso che servirebbe scoprire un pianeta abitabile non troppo lontano dalla Terra, anche se sappiamo che non ce ne sono e che, per ora, Interstellar è solo un film di fantascienza. Però sarebbe bello, vero? Risolverebbe un sacco di problemi: sovrappopolazione, risorse del pianeta, nuovi mercati… Nuovi lettori? Non ne sono sicura. Ma magari delle nuove frontiere sarebbero di giovamento anche per gli scrittori.

Quello che è certo è che siamo troppi. Giusto un  filino troppi, ormai, che vogliamo scrivere, speriamo di essere pubblicati o di riuscire a pubblicarci da soli e, in entrambi i casi, desideriamo ardentemente che qualcuno ci legga.  Il numero di quelli che vogliono essere letti continua ad aumentare, mentre il numero di quelli che leggono resta costante o diminuisce.

E allora che si fa? Smettiamo di scrivere – che potrebbe essere una soluzione – o c’è qualche speranza di sovvertire le leggi di mercato? O, se non proprio di sovvertirle, di piegarle alla nostra volontà in qualche sorta di accettabile compromesso?

Io non ho nessuna voglia di smettere di scrivere. La maggior parte di noi scarta quest’ipotesi. E allora non resta che [Leggi di più…] infoDella piattaforma online, o Il tuo sgabello in Hyde Park Corner

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