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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Cristallo

Come fu che pubblicai un romanzo e non l’altro

8 Luglio 2016 by Serena 22 commenti

Pare che sia successo davvero. Il libro esiste, l’ho anche avuto tra le mani nella sua primissima versione cartacea. Se vado su Amazon lo vedo lì, con il mio nome sopra. E quella della foto, sulla quarta, sono proprio io. Ostrega!

BUCK - Copertina per Kindle

Come dicevo in privato a un nostro comune amico, la blogosfera mi è mancata e, adesso che Buck è finalmente uscito, io posso tornare a cazzegg… ehm, a parlare di scrittura con qualcuno che capisce quello che sto dicendo ^^

Vi racconto com’è andata, anche perché me l’hanno chiesto, e lo farò con l’aiuto delle 5 W e di Sergio Leone.

Chi?

Beh, io, ma mica da sola! Il mio team di pubblicazione per “Buck” era formato da quattro lettori beta e da Marco che ha fatto tutto il resto XD .

Scherzi a parte: Marco è il creatore della cover e si è occupato della prima impaginazione del cartaceo. Lui usa Scrivener versione Mac, ancora più potente della versione PC, e senza di lui non avrei mai pubblicato entro la scadenza che mi ero prefissa. L’ho ringraziato all’inizio del libro, lo ringrazio anche qui dal profondo del cuore, e voi non sapete quanto è stato importante di me rispettare quella data.

La versione ebook invece l’ho fatta io, in tipo venti minuti. Anche questo però è stato possibile grazie alla potenza di Scrivener e a San Marco Grafico, che ha fornito non solo la copertina per il cartaceo ma anche quella per Kindle.

Chi altro?

Un editore, dite?

Nah. Non ci ho pensato nemmeno cinque minuti. Poi per l’amor di dio, se un domani piovesse dal cielo un contratto interessante, perché no. Ma sapete tutti come la penso, quindi è inutile ripetermi.

Cosa?

“Buck” è la storia di un giovane lupo e del suo padrone adolescente, nel pieno del passaggio alla vita adulta. Il genere principale, quindi, è il romanzo di formazione. Mi sono divertita un sacco, a scriverlo, perché amo da sempre – e con una certa visceralità – i lupi, i boschi e la montagna. Anche se vivo in città con due gatte antipatiche.

Poi c’è una storia d’amore (non corrisposto, quindi se cercate un romance lasciate stare), un po’ di Viaggio dell’Eroe, un po’ di soprannaturale solo accennato.

E sì, se tutto va bene è il primo libro di una serie.

Quando?

Modestia a parte ho fatto un mezzo miracolo: con la gestione del tempo me la cavo discretamente. Ve lo può confermare il mio AP (cavolo è un AP? Poi ve lo racconto), che può testimoniare la crescita del manoscritto, i conteggi delle parole, i fogli Excel con date, tappe, formule e tutto quanto. Il signore mi ha anche detto che forse ho un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma gli voglio bene lo stesso.

Come ho trovato il tempo extra necessario per l’ultimo sprint? Facile: sparendo dalla circolazione e dormendo molto, molto poco. Non fate come me, non è salutare. Guardate come mi sono ridotta io:

Premio Nazionale Occhiaie 2016
Premio Nazionale Occhiaie 2016

Ho avuto in mano le due copie di prova il 23, appena in tempo per la mia scadenza, che era  il 24 giugno. Causa quarta rilettura e correzione, la versione Kindle è andata online il 2 luglio e quella cartacea definitiva il 4 luglio notte. Che poi definitiva non è, perché ci sono ancora refusi – non vi dico il fastidio – e quindi farò un prima revisione (e nuovo upload) non questa domenica ma la prossima. Questo è il bello di poter controllare la produzione fisica del proprio libro!

Comunque, prima di premere Publish c’è una serie di controlli da fare: Amazon ti stimola a non pubblicare ciofeche, anche se poi alla fine la scelta spetta tutta alla serietà dell’autore. E spesso lì casca l’asino, perché la tentazione di premere il tastino e porre fine all’agonia è fortissima.

Dove?

Per precisa scelta commerciale, al momento “Buck” è solo su Amazon, in KDP e KU, in formato Kindle e cartaceo, paperback.

Perché?

Ci sono due perché, uno tecnico relativo alla narrazione, e un perché del cuore.

Il perché tecnico è che “Cristallo” aveva almeno due problemi: soffriva di un eccesso di backstory e di una carenza di Heath, il protagonista maschile. Problemi confermati sia dalla mia perfida editor Erica Baldaro che da un paio di lettori beta, molto rilevanti perché rientrano nel mio target ideale. “Buck” utilizza molto di ciò che, in “Cristallo”, era troppo, e risolve una buona parte dei problemi di cui sopra.

Il perché del cuore è che dovevo fare un regalo di compleanno. E questo è stato il motivo più forte, il vero motore di tutta la faccenda.

Il Buono

Posso godermi questi trenta secondi di felicità? 😀

Il Brutto

I refusi, ca**o. Non finiscono mai. Lo so che ci sono sempre e bla bla bla, ma mi danno un fastidio pazzesco. Doveste mai trovarne, per favore scrivetemi. Voglio arrivare alla perfezione.

Il Cattivo

Il marketing si poteva fare meglio. Ma la cosa non mi preoccupa più di tanto, per due ragioni: la prima è che avevo altre priorità, la seconda che, con un solo libro pubblicato, non vale la pena di angosciarsi troppo per lanci e compagnia cantante, soprattutto per chi scrive narrativa.

E il Bello?

Quello deve ancora venire 🙂

Un bacione a tutti voi, che siete la mia famiglia online. Se avete curiosità chiedete, io sono qui.

 Serena Bianca de Matteis Se proprio non posso leggere o scrivere

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La prima stesura, la revisione e l’ago nel pagliaio

26 Agosto 2015 by Serena 28 commenti

Prima stesura Cristallo
…e lì rimase

Il 12 giugno mia madre ha ritirato in copisteria la stampa rilegata della prima versione di «Cristallo». Mi credete se vi dico che da quel giorno non sono più riuscita a riprenderla in mano? Sorge un sospetto. Forse inconsciamente sapevo che…

«Il mio romanzo è ‘na palla.»

Così esordisco nella mia telefonata alla Erica, la mia amica/editor/compagna di merende, santa donna, che come ogni santo che si rispetti dovrebbe avere una chiesa dedicata e una casella nel calendario. O almeno una via. Via Santa Erica degli Autori Disperati. La chiamo dal baretto in spiaggia nel quale mi sono rifugiata, sfuggendo alla famiglia e all’appiccicume della crema solare, per lavorare una mezz’ora alla mia prima stesura.
«’na palla in che senso?» replica senza scomporsi.
«Boh, ‘na palla. E se mi rompo le scatole io, a leggerlo, figurati un lettore…»
Pausa di silenzio.
«Non è che hai scritto una storia drammatica?»
Ci penso un momento. Non saprei. I temi sono spessi, questo sì, e la storia non è comica. Ma si piange già abbastanza, nella vita, e io nella mia storia voglio un raggio di sole. La voglio seria, sì. Drammatica, no. Menosa, meno che meno.Quindi mmmgnò, diciamo di no. Non voglio scrivere una storia drammatica, e se l’ho scritta non era mia intenzione. Sigh.

Non sono disperata, però. Ho in mente uno straccio di soluzione. Devo alleggerire, ma come? Una nuova linea narrativa? Inserire un nuovo tema? Uso i personaggi secondari?
Il problema, spiego a Erica, è che non ce la faccio più a sopportare le menate di Anna. Per i non-milanesi: la menata sarebbe, tipo, una pippa mentale. Anna, poverina, ha preso una scuffia ossessiva per un tizio non esattamente raccomandabile. Poi ha qualche altro problemino, il che le dà tutto il diritto di farsi qualche menata. Ma ragazzi, se io che sono la sua mamma sono stufa di sentirla…
«Ti serve un comic relief!»
Eggià.

E perché non ci ho pensato io?

Perchè?
Pecchè? Eh?

Avete presente «Il Re Leone» di Disney? È una storia piuttosto spessa. Un giovane leone si auto-esilia dal suo branco, convinto di essere colpevole della morte del padre. Una storia di crescita, vendetta e riscatto.
…in un film per bambini?
Certo. Intanto, i bambini sono bambini, non stupidi in miniatura. E poi basta infilarci Timon, Pumba e anche Rafiki, che cura le menate di Simba a mazzate in testa,

Rafiki e Simba
Il passato è passato!

e la storia diventa subito digeribile. Non solo digeribile, ma bella, pure (anche se sticavoli, io non mi sono ancora ripresa dalla morte di Mufasa).
Forse anche le mia Anna ha bisogno di qualche mazzata terapeutica?
Erica improvvisa, butta lì una scena che mi provoca nel cervello uno spettacolo di fuochi d’artificio che neanche il 4 luglio. Nel pomeriggio, appena riesco a rimettere le mani sul mio PC, apro Scapple, faccio doppio click proprio nel centro dello schermo e scrivo un nome. E nel pieno del suo fulgore, signore e signori, mi si presenta…

Non ve lo dico.

Mica vi posso raccontare proprio tutto, no? Però posso dirvi che ho riempito un’altra mappa mentale con vita, morte e miracoli di questo nuovo personaggio, che ha cominciato a parlare e pare non abbia alcuna intenzione di tacere. Almeno per il momento. Quanto a me, ho sperimentato quella sorta di beatitudine scrittoria che ti prende quando, come per magia, tutti i pezzi vanno al loro posto e l’immagine da frammentaria diventa chiara, unica. Una volta tanto.
Pochi giorni dopo ho terminato  la rilettura in questa nuova ottica e adesso vi posso dire che no, il romanzo non è una palla.

O magari lo è. Ma se non altro adesso posso dire con certezza che esiste, sulla faccia della terra, almeno un lettore a cui piace da morire.
Io.

Che cosa ho imparato da questa faccenda

  • La revisione può essere dolorosa. Non è bello scoprire che nella tua creatura c’è qualcosa che non va. Vale anche per i romanzi.
  • La revisione può essere dolorosa, ma non è una tragedia. Anne Lamott, nel suo «Bird by Bird», dice che bisogna accettare di scrivere «shitty first drafts». Prime stesure che, ehm, puzzano un po’. Poi bisogna mettersi i guanti, infilarci le mani e cominciare a pulire. Se siete sicuri che la vostra prima bozza va bene così e non siete Lee Child, potreste avere un problema.
    Esiste la possibilità che la storia sia irrecuperabile? Ovvio che sì. Ma per stavolta non ne parliamo.
  • Serve un altro paio d’occhi per guardare la propria storia. E devono appartenere a qualcun altro. Lo abbiamo già detto quelle dieci-dodicimila volte che l’editing professionale è necessario, vero? Lo ripetiamo. Soprattutto se pubblicate in self, non potete farne a meno, rassegnatevi. Se non potete permettervelo, trovate almeno dei lettori beta, una professoressa di italiano in pensione, la zia secchiona, quello che volete. Ma chiedete a qualcuno di guardare la vostra storia e di dirvi onestamente cosa ne pensa.
    In una fase precedente all’editing, oltre al paio d’occhi aiuta molto anche una spalla su cui piangere. Io la telefonata con Erica ve l’ho sintetizzata, ma è stata più lunga di così. Quando abbiamo messo giù ho incominciato a scrivere la causa di beatificazione.
  • Non si finisce mai di imparare. Anzi, credo si impari veramente solo facendo, e in particolare quando sbatti il muso in un ostacolo e cerchi il modo di andare avanti. Bisogna continuare a studiare, perché tendiamo a fermare lo sguardo su certi aspetti e ci perdiamo il resto. Ma ogni volta che si puntano i riflettori su un aspetto della scrittura, si scopre che le sfaccettature sono molteplici, gli esempi innumerevoli, gli usi variegati. Bisogna ricordarlo e non smettere mai di studiare. E scrivere, tanto.

La morale della favola

Lavorando a «Cristallo» ho l’impressione di cercare un ago in un pagliaio. È una faticaccia, un lavoro improbo che qualche volta comporta lo spostamento di una pagliuzza alla volta. Ci sono momenti in cui un raggio di sole colpisce l’ago, che scintilla e si fa vedere. Qualche volta sembra perfino d’oro. Allora riparto alla ricerca, con entusiasmo, con l’illusione di essere vicina alla meta, più certa e innamorata di prima.

Il mio prossimo romanzo, Cristallo

Vi è mai successo di trovare un problema in una vostra storia, e risolverlo in un modo di cui siete piuttosto fieri?

Post Scriptum. A proposito di scuffie ossessive, ma raccontate da dio, non potete perdervi questo libro qui.

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Creare una sinossi con Scrivener

27 Gennaio 2015 by Serena 4 commenti

Piano piano, ma si va avanti.

Il lavoro di sistemazioni delle varie parti di Cristallo è terminato, e ciò che ne è uscito ha tutta l’aria di una struttura definitiva. Io uso Scrivener, come ormai sanno anche i sassi, e per spostare-sistemare-tagliarecucire i brani ho usato la «lavagna di sughero», come ho descritto in questo post.

Ora che la sequenza è a posto, ho voglia di scrivere una sinossi definitiva che mi servirà per un’ultima verifica: voglio leggere tutto d’un fiato il racconto dei fatti nudi e crudi e vedere se il tutto scorre bene, in modo consequenziale. Come procedere? Devo rileggere pezzo per pezzo e riassumere, o posso procedere in un modo più rapido?

Creare automaticamente una sinossi

Ancora una volta Scrivener è di grandissimo aiuto. Esiste infatti un modo di estrarre

[Leggi di più…] infoCreare una sinossi con Scrivener

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