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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Il Racconto della Tigre

29 Marzo 2022 by Serena 6 commenti

Il tuo lettore desidera disperatamente una cosa. Tu, scrittore, hai il potere di dare al tuo lettore quell’unica cosa. E di cosa si tratta? Potrei dirti cos’è, e tu annuiresti e saresti d’accordo con me che sì, quell’unica cosa è chiaramente ciò che tutti i lettori vogliono. Ma dirtelo e basta non la farebbe rimanere nella tua mente per sempre. Io desidero che ci rimanga, quindi preferisco mostrartela. Una volta che l’avrai vista e vissuta non la dimenticherai mai. Quella cosa sarà dentro di te, e alimenterà tutto ciò che scrivi.

Perciò permettimi di condividere un breve racconto su un nostro antenato, che visse molte migliaia di anni fa in un piccolo villaggio, su questo pianeta che chiamiamo casa. Quando dico che è nostro antenato, lo intendo alla lettera: è il tuo antenato ed è il mio antenato ed è l’antenato di ogni essere umano.

Quel nostro antenato una volta era un ragazzo di tredici anni, l’ultimo a diventare uomo nel villaggio e anche il più piccolo. Immagina di essere quel ragazzo, il giorno in cui arriva la notizia che c’è una tigre assassina che sta depredando l’unico gregge di capre.

Il Racconto della Tigre

Sei furioso. Da molti mesi la siccità brucia la terra. Quel gregge di capre è tutto ciò che impedisce al tuo villaggio di morire di fame.

Sei anche terrorizzato.

C’è solo un modo per sbarazzarsi di una tigre assassina: il villaggio deve organizzare una caccia, trovare la tigre e ucciderla. Ma non sarà facile perché, nel tuo mondo, non c’è niente di più pericoloso di una tigre assassina. Il capo tribù manda un messaggio: tutti gli uomini vengano alla piazza del villaggio e portino la propria lancia. Quando il messaggero arriva alla tua capanna, scuote la testa e si acciglia. Pensa che tu sia troppo giovane per andare. Nel tuo cuore, temi che abbia ragione. Non è nemmeno un mese che sei diventato uomo. Sei basso. Sei magro. Sei debole. Ma nella tua testa sai che il messaggero ha torto. Se il villaggio non ucciderà la tigre, questa ruberà fino all’ultima capra e il villaggio perirà. Tu sai che, per salvare la tua gente, tu e ogni uomo nel villaggio dovete lavorare insieme per uccidere la tigre. Sai perfettamente che potresti non tornare. Mille volte, nella piazza del villaggio, hai sentito la Donna delle Storie ripetere il Racconto della Tigre. Sai che quando una tigre è circondata da uomini con lance, cerca sempre l’uomo più debole e lo attacca. A volte l’uomo uccide la tigre. A volte la tigre uccide l’uomo.

Sei terrorizzato, ma sai che devi andare. Prendi la tua lancia e corri verso la piazza del villaggio. Quando arrivi, il capo villaggio ti sorride e ti grida: coraggio! Tutti gli abitanti del villaggio ti sorridono e ti gridano: coraggio! E poi partite alla ricerca della tigre.

Non dovete andare troppo lontano.

Sentite le urla di una capretta trascinata nella giungla. Sentite il ruggito della tigre. Ogni uomo del villaggio sa cosa deve fare: il Racconto della Tigre è nel vostro sangue. Vi allargate a ventaglio, formando un grande cerchio attorno al punto in cui avete sentito la tigre.

Il capo grida l’ordine di muovervi, e tutti avanzate di dieci passi.

Il capo ordina di nuovo e voi avanzate di altri dieci passi.

Ancora, e ancora, e ancora.

Mentre vi avvicinate alla tigre, il senso di oppressione al petto ti stringe il cuore fino a quando il dolore è insopportabile.

Il capo grida e tu avanzi di altri dieci passi.

Il sudore ti cola sul viso. Il capo grida, e tu avanzi di dieci passi, ancora. Le tue ginocchia tremano così forte che temi di cadere.

Il capo grida e tu avanzi di dieci passi.

Alla fine, un urlo di guerra si eleva da tutti gli uomini. Cento dita indicano una striscia arancione e nera, in alto. La tigre è su un albero e vi osserva con occhi gialli di rabbia. È intrappolata, a cinquanta passi da dove ti trovi tu. Puoi vederla guardare tutto intorno al cerchio, valutare i suoi nemici. È esattamente come l’hai immaginato ogni volta che hai ascoltato il Racconto della Tigre. È esattamente così, solo molto peggio.

Il caposquadra grida e tu avanzi di dieci passi. La tigre ruggisce, così forte che il suono vibra nella tua pancia. Ora è a quaranta passi di distanza.

E sta guardando direttamente te. L’uomo più debole e più piccolo del villaggio. Proprio come nel Racconto della Tigre.

Il destino del villaggio pesa sulle tue spalle fragili.

Il capo grida e tu avanzi di dieci passi.

La tigre ruggisce, è un urlo terribile. Balza giù, fuori dall’albero. Corre dritto verso di te. Lo sapevi che l’avrebbe fatto. Il tempo quasi si ferma. Negli ultimi istanti prima che la tigre ti raggiunga, rivivi i pensieri dell’eroe del Racconto della Tigre. Egli affronta sempre la tigre.

Se ti giri per correre morirai, e anche il villaggio morirà. Affronta la tigre e uccidi o fatti uccidere. Ma affronta la tigre. Aspetta fino all’ultimo momento possibile prima di lanciare. Quindi uccidi la tigre, anche se la tigre ucciderà anche te. Affronta la tigre.

Quel che vuoi davvero è scappare, ma affronti la tigre. Tiri indietro il braccio, stringendo la lancia in una presa sudata.

La tigre si lancia avanti, dritta verso di te, sempre più veloce, gridando la sua furia.

Il tuo corpo vuole disperatamente voltarsi e fuggire.

Tu affronti la tigre e aspetti il momento perfetto.

La tigre balza in aria, e il suo ruggito è come un tuono.

Raggiunge l’apice del suo volo.

Sta arrivando.

Dritto verso di te.

Tu aspetti fino all’ultimo momento possibile.

Lanci.

La tigre si schianta contro di te, facendoti perdere i sensi.

Il tuo ultimo pensiero prima che cada l’oscurità è: l’ho già fatto prima. L’ho già fatto migliaia di volte, prima.

Quando ti svegli, ti pulsa la testa e hai male dappertutto, e tutto ciò che riesci a sentire è un suono di tamburi, balli, banchetti e grida festose.

Sei tornato al villaggio.

È notte fonda.

Il villaggio sta festeggiando, la tigre è morta.

E tu hai salvato il villaggio.

La gente si accorge che sei sveglio. Il capo del villaggio chiede silenzio. Tutto il villaggio si raccoglie intorno a te.

E la Donna delle Storie racconta il Racconto della Tigre.

E tu sei l’Eroe.

Mentre la Donna delle Storie ripete il racconto, ti senti come se stessi rivivendo tutto. Il grande cerchio. Gli avanzamenti costanti. La corsa della tigre. La paura accecante. Il salto finale. Il lancio disperato. La rabbia della tigre morente.

E hai ragione. Lo stai vivendo di nuovo. Ma questa non è la seconda volta che vivi il Racconto della Tigre.

È la millesima volta che vivi il Racconto della Tigre.

L’hai vissuto molte volte prima, nella storia. L’hai vissuto una volta oggi, nella vita reale. Lo stai rivivendo ora, nella storia. E c’è solo una piccola differenza tra la Storia della Caccia e la vera caccia. Nella vita reale il Racconto della Tigre  era più spaventoso, ma non molto più spaventoso. Sei stato preparato per la caccia nella vita reale dalle migliaia di volte in cui hai ascoltato il Racconto della Tigre.

Quando la Donna delle Storie finisce il Racconto della Tigre, un grande grido si leva da tutto il villaggio. Il capo del villaggio tira fuori la pelle della tigre che hai ucciso. Te la porta. Te la drappeggia sulle spalle. E gli abitanti del villaggio, a turno, ti sollevano in aria e gridano il proprio grazie a te, per aver ucciso la tigre. E ti rendi conto che questa non è la prima pelle che indossi oggi.

Ogni volta che hai sentito il Racconto della Tigre, sei entrato nella pelle dell’eroe. Hai sentito le sue paure. Hai affrontato la sua tigre. Hai ucciso la sua preda. E oggi, quando hai affrontato la tigre, sei tornato nella pelle di quell’eroe. Sì, hai ucciso la tigre: ma sei stato aiutato.

Anche l’eroe del Racconto della Tigre ha ucciso la tigre. Anche la Donna delle Storie ha ucciso la tigre. Il Racconto della Tigre ha ucciso la tigre.

Perché una Storia è importante

I nostri antenati hanno raccontato storie sulle cose che temevano di più. Come mai? Perché una Storia ti cambia. Una Storia ti rende forte. Una Storia ti rende coraggioso. Una Storia ti dà speranza. Una Storia ti tiene vivo nella notte più buia. Quando ascolti il ​​Racconto della Tigre, è come se vivessi nella pelle dell’eroe, affrontassi le sue paure e uccidessi la tigre.

La storia costruisce una memoria muscolare emotiva. Quando una tigre incrocia la tua strada nella vita reale, hai delle riserve emotive cui attingere.

La Storia insegna alla tribù come sopravvivere. La Storia insegna alla tribù come prosperare. E lo fa da molte migliaia di anni. Ogni essere umano ha un disperato bisogno di storie. Ogni essere umano vuole disperatamente una Storia. Una Storia non è un oggetto di lusso. Una Storia non è un optional. È la Storia che tiene in vita la tribù.

Cos’è una Storia

La Storia è ciò che accade quando attraversi un grande pericolo nella pelle di qualcun altro. E non pensare che “grande pericolo” significhi sempre una tigre. Ci sono altri tipi di pericoli e altri tipi di storie. Il romanzo rosa è il tipo di racconti più venduto nella narrativa moderna: cos’è un romanzo rosa? È la storia di una relazione che sta attraversando un grande pericolo. Un pericolo così grande che la relazione potrebbe benissimo morirne. Un romanzo rosa costruisce in te la memoria muscolare emotiva per mantenere vive le tue relazioni. Ogni tipo di storia costruisce un diverso tipo di memoria muscolare emotiva. La Storia insegna alla tribù come sopravvivere, come prosperare. Qualunque tipo di narrativa tu scriva, essa metterà il tuo lettore nei panni di una persona che sta attraversando un grande pericolo.

Una potente esperienza emotiva

Affrontare un pericolo è divertente: probabilmente c’è una profonda ragione neurologica per questo. Di sicuro affrontare un pericolo ti renderà forte. Affrontare il pericolo ti renderà audace. Ma siamo onesti: affrontare un pericolo nella vita reale è pericoloso. In una caccia alla tigre, ti è concesso di fare uno e un solo errore, sempre. Una Storia è un modo sicuro per affrontare un pericolo. La Storia ti insegna come affrontare le tue paure, come persistere, come continuare a sperare quando non c’è speranza.

Quando non ti resta nient’altro, una Storia ti farà andare avanti.

Una Storia ti insegna a vivere, e fa tutto questo andando in profondità nei tuoi neuroni. La Storia ti insegna a vivere facendoti vivere la vita di qualcun altro. Vedi quello che vedono loro. Senti quello che sentono loro. Fai quello che fanno loro.

Il motivo per cui la Storia va in profondità è perché ti dà una potente esperienza emotiva. Quella potente esperienza è ciò che crea in te la memoria muscolare emotiva di cui hai bisogno per sopravvivere e prosperare. Nella foga della caccia, quando la tigre correrà verso di te, dimenticherai tutto ciò che ti è stato detto. Ma non dimenticherai le cose che hai già vissuto. La storia è come i broccoli al cioccolato. Ha un sapore incredibilmente buono e, allo stesso tempo,  ti fa incredibilmente bene. Ecco perché hai un disperato bisogno di Storie. Ecco perché il tuo lettore ha un disperato bisogno di Storie. Ecco perché il tuo obiettivo principale come scrittore di narrativa è dare al tuo lettore l’unica cosa di cui ha disperatamente bisogno: una Storia.

Buongiorno! Sono ancora qui 🙂  Dopo tutto questo tempo? Sempre [cit.]

Di recente ho molto rallentato con l’attivismo, e sono tornata all’unico luogo che riesce ancora a darmi pace. Dentro a un paio di belle storie. Poi è arrivata l’ultima newsletter di Randy Ingermanson con questo articolo e mi è sembrato di doverlo condividere, così l’ho tradotto. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Un abbraccio,

Serena

P.S.: in arrivo su questi schermi, se tutto va bene, l’aggiornamento della mia pagina Now (ferma a una vita precedente), e una recensione di Attack on Titan, che si avvia all’epilogo anche nell’anime. Ecco, se c’è un manga/anime/Storia che può raccontare quanto è orribile la guerra, è AoT, una “storia per ragazzini”. Ecco perché ho concluso l’articolo con l’immagine dei Nove Giganti.

Un altro abbraccio, dai, che ce n’è tanto bisogno.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Funzioni della Storia, Metodo del Fiocco di Neve, Perché scrivere, Randy Ingermanson, Scrittura Creativa, Storytelling

Preparati a scrivere!

3 Ottobre 2020 by Serena 3 commenti

Ce l’hai fatta! Spero tu sia soddisfatto del tuo romanzo e che tu non veda l’ora di tuffartici e cominciare la stesura. Se incominci domani il NaNoWriMo, prenditi la giornata di oggi per prepararti.

Stabilisci il tuo “Piano di Scrittura”

Data l’intensità del NaNo, è comune per gli scrittori modificare un po’ il proprio processo di scrittura. Molti scrivono in librerie o bar, o cambiano postazione in casa loro o al lavoro durante il giorno. Rifletti su dove scriverai e se farebbe piacere provare qualcosa di nuovo per incrementare la tua produttività.

Qui ci sono alcuni suggerimenti per diventare uno scrittore più produttivo.

Prepara il materiale

Una volta che hai cominciato a scrivere, non vorrai che niente blocchi il tuo slancio, quindi raccogli tutto ciò di cui avrai bisogno e tienilo pronto vicino a te. Appunti, libri di scrittura, spuntini, bibite, qualsiasi cosa ti possa servire.

Mettiti d’accordo con gli amici

Partecipi al NaNo con un “amico di scrittura”? Mettetevi d’accordo per gli orari e i luoghi in cui scriverete, in modo che possiate cominciare a picchiare sulla tastiera già da domani.

Pianifica il tempo della scrittura

Assicurati che amici e parenti sappiano che stai partecipando a una sfida con una scadenza che incombe, e che potresti non essere disponibile quanto lo sei di solito. Pianifica il tempo dedicato alla scrittura in modo tale che tu sia certo di avere il tempo che ti serve per finire le tue parole quotidiane.

Il NaNo è molto divertente, ma può diventare stressante. Se cominci a sentirti sotto pressione, fai due passi indietro e respira. Si tratta solo di uno strumento per motivarsi a scrivere, quindi non importa se resti un po’ indietro. Ciò che importa è che tu ti diverta e scriva parole che potresti non avere mai scritto se non avessi tentato il NaNo.

Suggerimenti su come trovare il tempo per scrivere

Oggi concediti un po’ di tempo per te stesso

Infine, rilassati e riposati in vista di domani. I primi giorni del NaNo spesso sono emozionanti e probabilmente brucerai un sacco di energie. Datti un ritmo che sia in grado di sostenere l’emozione e la motivazione per tutto il giorno.

Spero che vi siate divertiti durante questo workshop casalingo, e che siate contenti del romanzo che avete pianificato negli ultimi 31 giorni.

 

Questo step è approfondito nel libro di Janice Hardy Plotting your Novel – Ideas and structure.

L’articolo fa parte della serie “Dall’idea al romanzo in 31 giorni” creata originariamente da Janice Hardy sul suo sito Fiction University.

Questa traduzione è stata autorizzata dall’autrice.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Janice Hardy, NaNoPrep, NaNoWriMo, NaNoWriMo 2020, pianificare un romanzo, Pianificazione, Scrivere un romanzo, Tempo per scrivere

di parole sciocche, saghe e cambiamenti

5 Giugno 2020 by Serena 26 commenti

ambientalismo

/am·bien·ta·lì·ṣmo/ sostantivo maschile

  1. Il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente, a livello di programma ecologico e politico o di propaganda.
  2. Teoria che attribuisce all’ambiente un’influenza determinante sui comportamenti degli individui.

ambientalista

/am·bien·ta·lì·sta/ sostantivo maschile e femminile

Fautore dell’ambientalismo; ecologista; anche come agg.: “associazione a.”

Origine: der. di ambientalismo •seconda metà sec. XX.

Non mi piace la parola “ambientalista”. La trovo divisiva, superata e soprattutto sciocca. Non so come suona a voi, magari scrivetemelo nei commenti, a me e ad altri (sì, non sono l’unica matta) suona oggettivamente stupida. Uno che respira, lo chiamereste “aerista”? Uno che mangia, lo definireste “cibista”? Uno che cammina, “terrista”?

E un pesce, lo definireste un “acquista”? “Uh, guarda che tipo strano quello, è un acquista!”

Nella testa delle persone la parola ambientalista significa, quando va bene, la voce di dizionario che vi ho riportato sopra. Fa parte della grande famiglia degli -ismi e degli -ista. C’è chi è fissato con la sovranità e allora è sovranista, chi ha idee che non voglio neanche nominare e anche per lui o lei c’è un -ista, e poi c’è chi è fissato con l’ambiente, ed ecco l’ambientalista. Personaggio un po’ naif e a tratti molto rompiscatole, che ha ‘sta fissa di salvare il pianeta, gli animali e perfino i funghi, anche quelli che con la polenta non vanno bene, e perfino le api, che pungono, tu pensa che gusti. Si chiamerebbe “biodiversità” e gli ambientalisti ce l’hanno, la fissa della biodiversità.

Ho una notizia. Ambientalisti lo siamo tutti, oppure non lo è nessuno, oppure lo siamo tutti ma in modo diverso. Tutti infatti – se tra i miei lettori c’è qualcuno fatto di puro spirito me lo segnali, così rettifico – occupiamo porzioni variabili di questo pianeta, mangiamo e respiriamo. L’ambiente non è una questione di gusti, ve ne siete accorti? L’ambiente è dove viviamo e ciò che viviamo. Se sfrutto, sporco, e inquino come non ci fosse un domani, le mie azioni hanno conseguenze sull’ambiente. Se mangio poca carne, riciclo e riuso, vado in bicicletta piuttosto che in macchina e proteggo le piante del mio quartiere, anche in questo caso le mie azioni hanno conseguenze sull’ambiente. L’ambiente ci sta attaccato alla pelle, ci entra nei polmoni e nello stomaco, ci sta sotto i piedi e sopra la testa.

A differenza di noi, l’ambiente non fa distinzioni usando gli -ismi. Di ambiente ce n’è uno solo e dentro ci siamo tutti.

E quindi sarebbe bello che oggi, che è la Giornata Mondiale dell’Ambiente, ci pensassimo un attimo tutti. È davvero una faccenda che ci riguarda tutti. E se continuiamo a fare come il primo tipo di ambientalista, quello che inquina come non ci fosse un domani, è purtroppo una certezza che non ci sia proprio, un domani.

A parte ciò: come state? E soprattutto: cosa ci fate qui? Io sono profondamente dispiaciuta per i miei lettori abituati a trovare in questo blog articoli sulla scrittura, che invece adesso si ritrovano ‘ste sorprese di post nella Giornata Mondiale dell’Ambiente. Beh, nella peggiore potete sempre usare il tastino “Unsubscribe” e amici come prima, anzi ci tengo: restiamo amici in ogni caso, ché il mondo ha bisogno di amore.

Ho avuto di recente, più volte, la sorpresa dolcissima di ricevere messaggi da chi ha letto Buck e Notte, nei quali mi si chiede quando uscirà il terzo libro della saga. Non avevo mai pensato a questi libri come a una saga. È emozionante, mi fa strano. Ci penso però sicuramente come a una storia che deve continuare.

Ho nel cassetto almeno tre versioni di questo ipotetico terzo libro, due delle quali plottate completamente. Qualche scena è stata scritta molto tempo fa, e probabilmente resterà anche nella versione finale. Ma c’è un grosso problema: tra dicembre 2017, quando ho pubblicato Notte, e il giugno 2020, sono profondamente cambiata io. Un po’ colpa della signorina Thunberg, che mi ha dato una bella svegliata e soprattutto mi ha mostrato che non ero la sola a soffrire per quello che succede alla Terra. Un po’ colpa della crisi dei cinquant’anni, che ti fa pensare seriamente a cosa vuoi lasciare dietro di te. E così è cambiato il mio rapporto con la scrittura, e quei libri nel cassetto mi vanno bene in parte, ma in parte anche no.

“Buck” è nato da una visione: una lupa che combatte fino alla morte per difendere il suo cucciolo, l’ultimo rimasto. Ultimamente una visione mi tormenta, e insiste per essere scritta. Non esiste nei libri che sono a dormire nel cassetto. Credo che se non riuscirò a tradurre in parole questa visione il terzo libro non vedrà mai la luce.

PS: devo pubblicare l’ultimo articolo, il giorno 31, del laboratorio di Janice Hardy. Non me lo sono dimenticato, prima o poi arriva, così poi avrete a disposizione uno strumento completo per strutturare la storia che avete in testa, o nel cuore.

Vi voglio bene. A presto, spero.

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Riassumi il tuo romanzo: la sinossi operativa

23 Gennaio 2020 by Serena 7 commenti

Con mia grande gioia, qualcuno è venuto a tirarmi la giacchetta e a farmi presente che il “corso” di pianificazione di un romanzo non è completo. Mancano ancora due giorni! Eccomi qui molto volentieri a pubblicare il giorno 30, già tradotto. Il 31 arriverà presto, ma non prestissimo perché devo ancora tradurlo. Enjoy!

 

 

Riassumi il tuo romanzo
Riassumi il tuo romanzo

L’ultima cosa che resta da fare è mettere insieme tutti i tuoi pensieri ed idee: oggi scriveremo la nostra sinossi operativa.

Tradizionalmente, un romanzo ha alcuni momenti principali che costituiscono i punti di svolta della trama (le parti basilari). Dove posizionarli può variare, ma di solito si adattano alla classica struttura in tre atti: inizio, svolgimento, finale. In ciascuna di queste sezioni ci sono dei comuni punti di svolta che portano il protagonista da A a Z.

  • Inizio
  • Scena di apertura
  • Evento Scatenante
  • Problema del I Atto
  • II Atto
  • Scelta del II Atto
  • Colpo di scena centrale
  • Catastrofe del II Atto
  • III Atto
  • Piano del III Atto
  • Climax o Battaglia Finale
  • Tirare le fila/Conclusione

Quando si scrive una sinossi operativa, questi punti di svolta forniscono punti iniziali e finali della parti della trama. Possono cambiare man mano che il romanzo si sviluppa, ma sono molto utili come guida nella fase di pianificazione per aiutarvi a cominciare. Usateli come strumenti e non sentitevi vincolati da essi.

In che modo il trafiletto riassuntivo si rapporta alla sinossi operativa? 

Il trafiletto è una versione condensata del romanzo, e fornisce una base sulla quale espandere le scene e concretizzare la trama. È più semplice trovare il modo di arrivare dalla scena di apertura alla conclusione, perché avete già deciso quali sono i momenti intermedi che collegano questi due punti.

Definire gli archi narrativi

Per aiutarvi a riempire la sinossi operativa, considerate i diversi archi narrativi del romanzo. Quelli della trama, quelli dei personaggi, l’arco tematico e la linea del tempo. Gli archi compongono il romanzo e il modo in cui li intrecciate determina come si svolge la narrazione. Anche se non dovete conoscere nei dettagli tutti questi archi prima di cominciare a scrivere, identificare gli eventi chiave e i momenti può aiutarvi a decidere trama e sviluppi del romanzo.

Archi della trama.

Definiscono come si svolge la trama. Coprono gli eventi che accadono tra la scena di apertura e la conclusione. A seconda di quanto intendete programmare, potreste avere l’intera trama già delineata o solo alcuni eventi chiave – o potreste non sapere nulla della trama se siete più interessati a lavorare sul personaggio, o se siete un improvvisatore.

Archi delle sottotrame

Gli archi delle trame secondarie mostrano i diversi aspetti della storia e supportano gli altri archi. Influenzano i conflitti interni ed esterni, illustrano il tema e creano una crescita del personaggio più profonda. Possono essere un po’ difficoltosi perché probabilmente vi sono sovrapposizioni dove certi eventi influenzano sia trama che sottotrama. Nei punti di vista multipli, ogni personaggio PdV avrà il proprio arco che si collega sia alla trama principale che alle diverse sottotrame.

Archi del personaggio

Gli archi del personaggio mostrano la crescita emotiva. Cominciano con degli esempi dei difetti del protagonista e quindi forniscono a quel personaggio occasioni di crescita e cambiamento. Questo arco solitamente entra in conflitto in qualche modo con il conflitto esterno principale e, attraverso l’esperienza esterna, viene raggiunta la crescita interiore. In una serie il protagonista potrebbe non cambiare moltissimo, ma in un romanzo letterario sulla crescita interiore potrebbe invece cambiare moltissimo.

Archi tematici

Gli archi tematici possono aiutare a legare tra loro gli altri archi. Tracciano il percorso di comunicazione del tema e mostra dove potrebbero capitare eventi collegati al tema. Se il tema è collegato alla crescita del personaggio, può essere molto utile vedere i punti di svolta enunciati nella trama.

Archi temporali

Indicano quando succede qualcosa, specialmente se il romanzo si svolge entro un certo intervallo di tempo. Non tutti i romanzi seguono una cronologia ferrea, ma per alcuni generi (come gialli e thriller) è vitale sapere quando si verifica un certo evento.

Elenca i passaggi dei potenziali archi nel tuo romanzo:

1) L’arco della trama:

considera con attenzione quali passaggi fanno muovere la trama principale dalla scena iniziale alla risoluzione. Fai una lista di questi passaggi, concentrandoti sui momenti che devono accadere perché la trama funzioni. Elenca anche le azioni che l’antagonista sta intraprendendo per far accadere gli eventi. Se l’antagonista è fuori dallo schermo, ma influenza fortemente il protagonista, a volte è utile elencare ciò che sta facendo, anche se i lettori non lo vedranno mai nel libro. È un buon modo per tenere traccia di ciò che succede in generale e può aiutare a prevenire complotti non plausibili ed errori di tempo e luogo.
Non dimenticare di elencare anche il perché di questi passaggi. Le motivazioni dei personaggi sono fondamentali per dare omogeneità agli eventi. Lo stesso dicasi per la posta in gioco. Ogni evento dovrebbe avere un obiettivo che deve essere raggiunto, una ragione per cui deve essere realizzato, una ragione per cui quel particolare personaggio deve agire (obiettivi interni ed esterni), e cosa succederà se non viene realizzato.

2) Gli archi delle sottotrame:

esamina le potenziali sottotrame, specialmente quelle che si connettono fortemente al conflitto di base o all’arco del personaggio. Fai un  elenco di idee che potrebbero aiutarti ad approfondire degli aspetti del romanzo.

3) Gli archi del personaggio:

inizia con il protagonista ed elenca tutti gli eventi/rivelazioni/fallimenti che si  verificano per far crescere o cambiare il tuo personaggio. Poi occupati dell’antagonista (se interpreta un ruolo attivo) e dei personaggi secondari. Come evolvono i tuoi personaggi nel corso del romanzo? Che percorsi potrebbero seguire?

4) Gli archi tematici:

esamina le situazioni nelle quali si può manifestare il tema, specialmente se provoca un cambiamento o influenza un personaggio. Fai un elenco di tutte le aree in cui è possibile utilizzarlo. Come potrebbe svilupparsi nel corso del romanzo? Quali momenti o personaggi potrebbero essere parte di un arco tematico?

5) Archi cronologici:

annota quando si verificano gli eventi importanti per assicurarti che ci sia abbastanza tempo per ciò che deve accadere, e che i fatti non si stiano verificando nell’ordine errato.

ESERCIZIO: Metti tutto insieme e scrivi la tua sinossi operativa

Se hai bisogno di una traccia, utilizza queste domande:

  • Come si apre il romanzo?
  • Qual è il primo problema che deve affrontare il protagonista?
  • In che modo questo problema porta all’evento scatenante?
  • In che modo si arriva al conflitto principale e al problema del I atto?
  • In che modo il protagonista è costretto alla prima scelta importante?
  • In che modo questa scelta ha portato a una serie di difficoltà e prove nella parte centrale del libro?
  • In cosa consiste il colpo di scena del Midpoint?
  • In che modo questo porta ad un aumento dei problemi e all’intensificarsi dell’azione dell’antagonista?
  • Qual è il disastro del II atto?
  • In che modo questo disastro conduce al momento in cui tutto sembra perduto e alla “notte oscura dell’anima”?
  • Cosa risulta dalla riflessione del protagonista su se stesso?
  • In che modo questo crea il nuovo piano d’azione?
  • In che modo questo piano porta alla resa dei conti finale con l’antagonista?
  • Come si svolge la battaglia finale?
  • Cosa succede dopo?

Questo step è approfondito nel libro di Janice Hardy Plotting your Novel – Ideas and structure.

L’articolo fa parte della serie “Dall’idea al romanzo in 31 giorni” creata originariamente da Janice Hardy sul suo sito Fiction University.

Questa traduzione è stata autorizzata dall’autrice.

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Lo strano caso della scrittrice che non scrive (ma si dà da fare per tornare a scrivere)

21 Gennaio 2020 by Serena 10 commenti

Oggi la carissima Maria Teresa Steri ha pubblicato questo post e io, chissà perché XD mi sono sentita chiamata in causa, anche se in realtà non mi riconosco nella definizione di “una che ha smesso di scrivere”. Anzi, mentre leggevo il post mi è venuta un’idea per un nuovo romanzo, e altri due sono già pianificati, anche se non ho voglia di scriverli.

Di fatto, non scrivo materialmente più e neanche aggiorno il blog, perché mi pesa infinitamente accendere il PC nei momenti liberi. La sera non se ne parla proprio, nel weekend i momenti liberi praticamente non esistono. Però non c’è nessuna decisione razionale in questo, e soprattutto nessuna tragedia. E nemmeno disillusione, o almeno non recente.

Quando ho inziato a scrivere (pubblicamente) la mia illusione era quella che, facendo le cose giuste, un passo alla volta, avrei potuto vivere di scrittura; narrativa, non editing o altro. Ma sono ormai passati anni da quando mi sono resa conto che non era possibile, per via di banalissime leggi di mercato, e sono presto passata allo scrivere perché una storia urlava dentro di me. Tipo il primo capitolo di Buck, che si è scritto da solo.

Mi ha fatto anche immensamente piacere scrivere, o in ogni caso darmi da fare con la narrativa, per combinare qualcosa di buono, come è stato con Buck e il Terremoto.

Ho sempre scritto, in questo momento non scrivo, probabile che in futuro io scriva di nuovo. Quando mi sono accorta che non ne avevo più voglia è stata effettivamente una botta emotiva che non sapevo spiegarmi razionalmente: come si fa ad essere in lutto per qualcosa che non si ha voglia di fare? Eppure era come se qualcuno mi avesse VIETATO di scrivere. Strano, vero? Potevo prendermela con me stessa per non avere più voglia di scrivere? Alla fine ho pensato che forse mi odiavo perché stavo mandando al diavolo un pezzo della mia identità che amavo molto; e non si scrive per poter dire di avere scritto. Si scrive se è importante farlo, e non so se l’ego sia sempre una buona spiegazione, e in che misura.

Ecco, forse la spiegazione è questa.

Ma poi è passato. Fine della depressione, e troppe cose più importanti da fare. O anche solo più divertenti.

Mi sono messa, nel (sempre pochissimo) tempo libero, a costruire junk journal, chi mi segue su FB e Instagram sa di cosa parlo. Mi piace da morire, e capita che la sofferenza di non potermi sedere a creare mi faccia stare male… esattamente come succedeva con la scrittura. Tra famiglia, lavoro, mamma anziana, gatti anziani pure loro (non solo i miei, anche quelli del mio defunto papà ai quali mamma sta dietro con difficoltà) e altro, ci sono momenti in cui non so davvero dove girarmi.

C’è un’altra cosa che mi prende un po’ del tempo che era per la scrittura, ed è l’attivismo.

Partecipo attivamente agli scioperi per il clima, e per quanto riguarda me, Serena, sarebbe impossibile rinchiudermi nel mio piccolo mondo a scrivere mentre è in corso un dramma come quello della crisi climatica. Della quale purtroppo siamo ancora troppo pochi a renderci conto.

Faccio parte di un gruppo di adulti scout, di un comitato cittadino di riforestazione e di un coordinamento nazionale di genitori che sostengono i Fridays for Future, proprio loro: Greta e gli altri.

Ogni tanto Anna e Heath mi tirano per la giacchetta e insistono perché prosegua la loro storia. E io gli rispondo: “E dove diavolo ve la ambiento, la storia, se la vostra foresta è in fiamme? Zitti e lasciatemi lavorare!”

Sempre che non mi prenda la disperazione, come mi è successo durante l’emergenza incendi in Australia. Ho pianto, lacrime vere. Non mi vergogno a dirlo.

C’è anche questo problema: che, almeno per me, la scrittura richiede speranza, perché amo le storie a lieto fine. Ed è vero quello che Greta ha detto in uno dei suoi discorsi: che se si comincia ad agire, la speranza poi arriva. Quindi non è tempo di stare seduta a scrivere, per me. Manca il presupposto. E il presupposto si costruisce con l’azione.

Vi voglio bene. A presto, spero.

 

Link a TedTalk di Greta Thunberg

 

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Sicuri che non possiamo fare niente?

23 Agosto 2019 by Serena 10 commenti

Cosa possiamo fare concretamente? Qualcuno ci dica come io, noi, persone che tengono all’ambiente e alla natura, persone “normali “, senza poteri politici o grandi possibilità economiche, possono agire SUBITO per tamponare una situazione disastrosa! Ho due figli di 18 e 21 anni, cosa sarà di loro? E io che di anni ne ho 53, vedrò arrivare la vecchiaia in una Terra che ancora esiste?
Siamo enormemente preoccupati, continuo a confrontarmi con i miei ragazzi, e ci sentiamo impotenti! Quello che stiamo già facendo ogni giorno per l’ambiente non ci sembra sufficiente!
Partiamo dal piccolo, dall’inizio: noi non possiamo partire per spegnere gli incendi in prima persona, siamo un nulla di fronte ai grandi che davvero potrebbero “fare”, e invece contribuiscono alla distruzione.
E allora?
Per favore, diteci cosa fare.

Questa è la domanda di molte persone di buona volontà: Noi che non possiamo saltare su un CanadAir e partire per l’Amazzonia, cosa possiamo fare?
Questa è la domanda, un commento sulla pagina Facebook del WWF, che mi ha fatto tornare la voglia di battere sulla tastiera.

Il tempo per scrivere cosa succede “dopo” ad Anna e Heath non riesco a trovarlo, ma ciò che voglio dirvi non riesce ad aspettare; e quindi, cari amici, eccomi qui di nuovo, combinazione proprio nell’anniversario del terremoto in Centro Italia, quando già assieme a voi ci siamo mobilitati per fare la nostra parte. Si vede che le vacanze mi fanno bene!

Che cosa è il potere e chi ce l’ha

Condivido una delle lezioni che, novella key account, ricevetti TANTI anni fa dal mio primo manager, una vecchia volpe di direttore commerciale presso una prestigiosa multinazionale: “Comanda chi ha i soldi in mano”.
Semplice, vero? All’epoca si trattava di risolvere una trattativa delicata con diversi attori e passaggi complessi; oggi proviamo ad applicare il principio in questo contesto, la lotta al cambiamento climatico.

Eh, ma io faccio l’impiegato alle Poste. Quali soldi, quale potere?

Caro amico impiegato alle Poste, lo sapevi che tu sei quello che hai i “soldi in mano”? Perché di fatto tu:

  • Puoi decidere come spendi il tuo stipendio
  • Puoi decidere a chi dare il tuo voto.

Ti dico di più:
Sei tu a decidere chi deve vivere o morire.

Il potere di comprare

Hai notato anche tu, vero, che siamo letteralmente assediati da annunci pubblicitari ogni volta che utilizziamo un qualsiasi dispositivo connesso alla Rete? Che ci telefonano in continuazione? Che ci massacrano di proposte dopo averci accuratamente profilato?
Perché noi possiamo decidere come spendere il nostro denaro. Loro lo vogliono, il nostro denaro. Siamo piccoli e impotenti, ma siamo tanti, tantissimi: e se noi decidiamo di concedere la nostra attenzione a una certa azienda, quella prospera e vive. Se ci sottraiamo, rifiutiamo la proposta, neghiamo la nostra attenzione, quell’azienda morirà.
Immagina quindi di concentrare la tua attenzione solo sulle aziende rispettose dell’ambiente, e di spendere il tuo denaro non a caso, ma in modo consapevole, in prodotti a ridotto impatto ambientale. Mica per tutto, se non te lo puoi permettere: puoi cominciare con uno o due prodotti. Se prima non facevi nulla o quasi, hai già fatto moltissimo.
(A proposito: notato l’aumento delle pubblicità di acque minerali? Ci hanno aggiunto magnesio e altro, robe che “fanno bene”, le vendono in bottiglie fatte con “plastica riciclata”… Che non avranno per caso notato una certa flessione nelle vendite?)

Eh, ma io sono uno solo. Bisogna essere tanti.

Certo, il punto è questo. Non devi solo acquistare in modo consapevole: devi anche parlarne. Con calma e pacatezza. Con i vicini di casa, i colleghi. Ti prenderanno in giro, come fanno con Greta Thunberg, magari: ti diranno che porti rogna, che te la meni troppo, che la crisi climatica è normale e ricorrente, tutto questo casino sul clima è un GOMBLOTTO (e la Terra è piatta e Gesù Cristo è morto di freddo).

Tu, pacatamente ed educatamente, continua a parlarne. Non mollare. Come minimo stai dando un esempio ai tuoi figli; e stai tranquillo che anche tra quelli che negano l’evidenza qualcuno comincerà a porsi qualche domanda.
Vuoi avere un impatto diretto, ORA, sugli incendi in Amazzonia? Entra in un negozio di commercio equo e solidale, fai qualche domanda. (questi prodotti ora si trovano anche al supermercato). Comincia ADESSO a sostituire qualcuno dei prodotti che compri con prodotti rispettosi dell’ambiente.
Potresti anche scrivere ad un’azienda di cui sei cliente e chiedere di apporre, sui propri prodotti, il prezzo in CO2 di quel prodotto. Potremmo farlo tutti insieme, che ne dite?

Il potere di votare

In tempi di disperazione e sfiducia, in tempi in cui siamo un po’ tutti disgustati dal teatrino politico cui assistiamo quotidianamente, è facile pensare che i singoli non contino niente. Non è vero! Non può esserti sfuggito quanto i nostri politici siano a caccia della nostra attenzione. Attenzione, ancora una volta. Lo sforzo che viene fatto per manipolarci, intortarci su social e conquistare la nostra simpatia sconfina in molti casi nel patetico. Perché lo fanno? Perché il nostro voto gli interessa ancora; e i Trump e i Bolsonaro e quelli come loro sono al potere perché hanno avuto il voto IGNORANTE – nel senso letterale: il voto di chi ignora – di molte persone.
Fai quindi bene attenzione a chi dai il tuo voto, perché anche quello è denaro, e quindi anche quello è potere.

Eh, ma io sono uno solo. Bisogna essere tanti.

Di nuovo vale lo stesso concetto: dai l’esempio, cominciando dai tuoi figli. Quando vanno a manifestare durante i Fridays For Future, sostienili. Vai con loro, se puoi.

Prendi posizione e fallo sapere ad amici, parenti, colleghi, a tutti coloro che incontri quotidianamente. In modo pacato, educato, adatto a te, ma prendi posizione. Non ti sto chiedendo di impegnarti in politica in prima persona, non è per tutti. Ti chiedo solo, se per te l’ambiente è una priorità, di informarti bene ad ogni occasione di voto e dare il tuo preziosissimo supporto a chi ha nel proprio programma di dare priorità assoluta ad azioni contro il cambiamento climatico. Alla riduzione delle emissioni di CO2. All’economia circolare. Alla sostenibilità.

C’è qualcosa di ancora più importante da fare?

Davanti a qualsiasi problema, personale o sociale o universale, il primo passo verso la soluzione è ammettere che il problema esista. Non ci crederete, ma esistono ancora persone che considerano “normale” quello che sta succedendo: incendi, trombe d’aria, estati in cui fa così caldo che l’asfalto si scioglie e non si riesce a muoversi. Li posso anche capire: accettare la realtà di quello che sta accadendo comporta l’accettazione di un orrore. Eppure se vogliamo fare la differenza ci viene richiesto proprio questo: di essere consapevoli. Di prendere coscienza, se vogliamo compiere azioni efficaci. Più di tutto ci viene chiesto di non perdere la speranza. Perché allora sì che saremmo veramente fregati.

Cara amica che già ti impegni, quanto scrivo non è tanto per te quanto per chi ancora non fa niente. Perché non ci ha pensato, perché ancora non ha cominciato. A te dico solamente: non perdere la speranza. Diffondi la speranza. Assieme a tutto quanto già fai nella tua comunità.
Su modi concreti e più precisi di agire vorrei tornare, se il tempo me lo consentirà, con dei prossimi articoli. Ma oggi ci tenevo a ricordarvi che tutti, tutti hanno il potere.

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