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Serena Bianca De Matteis

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Quando la poesia si fa vivere e toccare

23 Aprile 2019 by Serena 8 commenti

Ah, Shakespeare.

Credo che a noi italiani dia quasi fastidio, tutta questa festa. Noi abbiamo Dante, giusto? Abbiamo la Commedia, perché non si fa un Dante’s Day, mormora stizzito il nostro orgoglio nazional popolare. Che ci facciamo con Shakespeare noi che abbiamo Dante, Leopardi e Foscolo?

Io non sono esterofila, eh, e in più non posso vantare chissà quale conoscenza del Bardo; ho studiato praticamente sempre e solo letteratura francese, a Shakespeare ci sono arrivata in università per un esame, e non ho mai nutrito una passione particolare per lui o le sue opere.

Perciò devo ringraziare Viking Italia se, con la meravigliosa Poetry Box che mi hanno inviato, mi hanno costretta a ripensarci. A ricordare. A prendere coscienza. Lo sapete che noi siamo praticamente immersi, nuotiamo in un mare shakespeariano di citazioni e atmosfere, anche se non ce ne accorgiamo? E non voglio fare il verso al bel post di Silvia, che ci ricorda quanti modi di dire dobbiamo a Mr. William: io mi riferisco a circostanze molto meno elevate.

Per esempio, correva l’anno… lasciamo perdere che è meglio, e io mi dilettavo di musical. Non solo come spettatrice: ho avuto l’enorme fortuna, come vi ho già raccontato da qualche parte, di cantare e ballare su un palcoscenico. Lo spettacolo del quale ho fatto parte includeva pezzi di altri musical, tra cui Hair. Vi ricordate “Let the Sunshine”, o meglio “The Flesh Failures”? Indovinate un po’ da dove viene la seconda voce che accompagna il lamento accorato di George Berger:

Manchester, England, England

Eyes, look your last;

Manchester, England, England

Arms, take your last embrace;

Across the Atlantic Sea

and lips, O you, the doors of breath

And I’m a genius, genius

I believe in God

Seal with a righteous kiss

Seal with a righteous kiss

And I believe that God believes in Claude

That’s me, that’s me, that’s me

The rest is silence.

Ecco come si infilano Romeo e Giulietta in un film pacifista del 1979: guardate e piangete con me, George che prende il posto del suo amico Bukowski e va a morire in Vietnam.

Io cantavo e versavo lacrime a fiumi, e il pubblico si alzava ad applaudire. Bei tempi! Al minuto 2:15 il controcanto di cui vi parlavo; e tra l’altro, mentre riguardavo la clip, mi sono resa conto di quanto sia shakespeariana l’atmosfera della storia. Perché poi, se si parla di amore e morte, è di umanità che stiamo parlando, e di Shakespeare che l’ha cantata in tutti i suoi colori. Forse sono la gioia e la passione che mancano alla tavolozza di certi nostri grandi, che così sono grandi sì, universali anche, ma gli manca qualcosina per essere dappertutto (e adesso non picchiatemi!).

Se non avete visto Hair colmate la lacuna al più presto, e poi guardate la prossima clip per consolarvi: Shakespeare in estiva con due protagonisti molto particolari, i primi 20 secondi.

E anche qui ci abbiamo infilato Shakespeare! Quindi fate attenzione, il Bardo è tutt’attorno a voi, ma non fa male e non è contagioso.

Ieri vi ho promesso di mostrarvi cosa avrei realizzato con i materiali della Poetry Box di Viking.

Per prima cosa, un Junk Journal ispirato alla poesia, con una bella piuma shakespeariana che ricorda quella – bellissima – inviatami in omaggio. Ci ho lavorato tutto ieri, in quello stato di grazia conosciuto come flow, il flusso in cui si è immersi, nel quale entriamo quando siamo totalmente in ciò che facciamo, come i bambini quando giocano. Preparavo quello che diventerà un supporto fisico per delle parole, e la mente era libera di essere allo stesso tempo presente e creativa. Ecco qualche immagine.

Lo strato finale della cover è fatto con la velina rossa che era nella box. Anche i petali sono un omaggio di Viking!
Interni realizzati con le carte di Viking (carta colorata e pergamena)
Lavorazione del fregio
Costa cucita a mano.
…e guardate quanto è bella la piuma!
Quarta di copertina
Prima di copertina

Mi sono divertita a farlo e concordo con quanto viene detto in merito nel blog di Viking, in questo post: c’è qualcosa di sano e salutare nel gesto fisico della scrittura. Abbiamo ancora bisogno di creare con le mani oltre che con il cervello, perché questo coinvolge il nostro intero essere. Così è per me in questo momento, e così mi sono sentita di creare un libro prima ancora che un post.

Di creare però non ho ancora finito, quindi vi tedierò di nuovo con questo tema nei prossimi giorni. Passata la festa gabbato lo santo, dicono; non è così per me. Ho promesso – mi sono promessa – che avrei utilizzato tutti gli oggetti della Poetry Box, nessuno escluso, quindi aspettatevi qualche altro esperimento. Poi c’è chi dice che il miglior stimolo per la creatività sono i limiti; verissimo. Ho questo a disposizione, questo devo fare, e lo farò. Ci leggiamo presto.

#VikingWorldPoetryDay

Archiviato in:Blog, Passione Contrassegnato con: #MakeArt, #VikingWorldPoetryDay, Creatività, JunkJournal, ScritturaFisica, Shakespeare, Viking

Ci volevano loro…

22 Aprile 2019 by Serena 12 commenti

…per obbligarmi a pubblicare dopo tanto tempo, costringendomi a mettere in pratica i buoni propositi: adesso riprendo, faccio un aggiornamento, racconto qualcosa, faccio vedere che il blog è vivo… Seh, come no. In questo momento mi sento molto poco social, e se riappaio è solo perché Viking Italia mi ha coinvolta nella sua iniziativa promozionale inviandomi il Pacco delle Meraviglie di cui vi ha già parlato Barbara qui. Poi andate a leggervi l’articolo, che è davvero interessante e ben fatto.

Potevo non ricambiare impegnandomi un po’?

Quindi, dicevamo, i signori di Viking hanno inviato ad alcuni blogger del materiale di cancelleria, di loro produzione e non, in una bellissima Poetry Box, con l’invito a creare qualcosa e a pubblicare sui propri canali il risultato dello sforzo in due giornate selezionate: il 21 marzo – Poetry Day –  e il 23 aprile, Shakespeare Day. Ho creato un piccolo video (col telefono, senza nessuna pretesa) per mostrarvi ciò che c’era nella scatola, e nei prossimi giorni vi farò vedere cosa ho realizzato.

Qui da queste parti tutto bene. Si scrive poco o nulla, ma creare si crea: mi è venuta la fissa dei Junk Journal (googlate, selezionate Immagini e divertitevi) e quindi in casa non si butta via più nulla. I cartoni della pizza si accumulano in un angolo in attesa di essere trasformati in cose di questo genere:

Ultimamente preferisco usare mani, cartone e colori invece che picchiare sulla tastiera. Ma nel pacco di Viking c’era anche una penna calligrafica e della carta, una buona mediazione tra parola fisica e parola-concetto. Inchiostro, suoni, immagini e carta. Tutto assieme. Vediamo cosa ne viene fuori; domani vi aggiorno.

Non vi ho raccontato i miei buoni propositi per il 2019. Ma non avete perso nulla, perché hanno poco a che fare con la scrittura, e molto con il modo in cui vorrei passare i prossimi anni della mia vita. Però nelle buone intenzioni è inclusa quella di finire la serie di Janice Hardy, arrivata al giorno 29, e fa capolino anche una certa voglia di continuare la storia di Anna e Heath, arrivata ad un punto interessante in Notte.

In ogni caso, a parte me: sappiate che vi seguo, vi leggo e faccio sempre il tifo per voi e per i vostri progetti di scrittura.

Ci leggiamo prestissimo, anche domani forse, per raccontarvi cosa ho combinato con i materiali di Viking.

 

 

Archiviato in:Blog, Passione Contrassegnato con: Creatività, Poesia

Tirare le fila: la conclusione

31 Ottobre 2018 by Serena Lascia un commento

Sviluppare la conclusione del romanzo
Sviluppare la Conclusione

Oggi ci occupiamo di come concludere il tuo romanzo.

La conclusione può essere “e vissero per sempre felici e contenti” oppure l’apocalisse di fuoco: che cosa farà il protagonista ora che ha risolto il suo problema. Se c’è una morale o una lezione che il protagonista avrebbe dovuto imparare nella storia, questo è un buon momento per riassumerla.

Perché la conclusione è importante: dà un senso di compimento a personaggi e lettori e consente la risoluzione di eventuali dettagli importanti o sottotrame non critici nel climax.

Elementi chiave della conclusione:

  • Il protagonista è felice o in qualche modo soddisfatto di ciò che è accaduto
  • C’è un senso di cose risolte
  • Si suggerisce cosa faranno i personaggi da qui in poi.

Non è raro che la scena finale rispecchi la scena di apertura, come per mostrare quanto è cambiato il personaggio. Se il protagonista era una persona egoista, la scena finale lo mostra generoso. Se in apertura lo si è mostrato timoroso di impegnarsi, il riepilogo potrebbe averlo fatto sposare o fidanzare. Potrebbe anche essere una scena più oscura e inquietante se il romanzo riguarda la perdita della Grazia o la discesa nelle tenebre.

Per chi sta scrivendo una serie: potrebbero esserci degli elementi della trama o delle domande lasciati in sospeso, e le cose potrebbero non concludersi in modo così preciso. Questo tipo di conclusione è spesso complicato, in quanto si desidera sia lasciare i lettori con un finale soddisfacente, sia interessarli a leggere il prossimo libro.

Potrebbe sembrare una buona idea creare un cliffhanger che termina con il protagonista in gravi difficoltà, ma se il libro finisce e basta, rischi di seccare i lettori. Hanno passato tutto il libro in attesa di vedere come andrà a finire con un problema che tu gli hai posto, e poi li prendi in giro facendo finire il libro senza dirglielo? È come spegnere la TV quindici minuti prima che il film sia finito.

Non c’è niente di sbagliato in un finale di serie che ha qualche linea narrativa ancora aperta, ma cerca di mantenere qualsiasi promessa tu abbia fatto ai lettori.

In sostanza, la scena finale dice: “Sì, questo romanzo aveva un senso, eccolo qui”. Dà ai lettori un senso di chiusura e rassicurazione sul fatto che il romanzo valeva il loro tempo.

Cose da considerare durante lo sviluppo del riepilogo del tuo romanzo:

  1. Quali eventi potrebbero accadere dopo il climax?
  2. Quale immagine finale potrebbe rispecchiare l’immagine di apertura?
  3. A che punto vuoi che sia il tuo protagonista alla fine del romanzo?
  4. Di quale umore vuoi lasciare i lettori, o con quale emozione ?
  5. Cosa vorresti che i lettori pensassero dopo aver finito il libro?
  6. Se è una serie, quali suggerimenti o domande vuoi lasciare aperte per il prossimo libro?

Esercizio: descrivi come e dove il protagonista termina il romanzo

Sii dettagliato o vago, come preferisci. Considera quale immagine vuoi lasciare ai lettori alla fine del tuo romanzo. Se non sei sicuro di quanto scrivere, punta a uno o due paragrafi che mostrano il cambiamento e dove il protagonista si trova (fisicamente ed emotivamente) alla fine del romanzo. Pensa a dove ha iniziato e come questa immagine finale entra in relazione con l’immagine di apertura.

 

Questo step è approfondito nel libro di Janice Hardy Plotting your Novel – Ideas and structure.

L’articolo fa parte della serie “Dall’idea al romanzo in 31 giorni” creata originariamente da Janice Hardy sul suo sito Fiction University.

Questa traduzione è stata autorizzata dall’autrice.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Concludere un romanzo, Conclusione, Dall'Idea al Romanzo, Fiction University, Janice Hardy, NaNoPrep, NaNoWriMo, National Novel Writing Month, pianificare un romanzo, preptober, Progettare un romanzo, Romanzo, Struttura, Struttura Narrativa

Il Climax

30 Ottobre 2018 by Serena Lascia un commento

Climax Romanzo
Il Climax

Il Climax è lo scontro finale con l’antagonista. Il protagonista affronta la persona o cosa o situazione che ha reso la sua vita impossibile per quattrocento pagine, e poiché ha imparato XYZ nel corso del romanzo, vince (o perde in modo spettacolare, se questo è il tipo di libro che stai scrivendo). Qualunque cosa accada, il problema posto dal conflitto principale è risolto.

Perché il climax è importante: perché è così che finisce il romanzo, ed è così che viene data risposta alle domande poste nel corso della storia. È ciò che quasi sempre determina quanto i lettori apprezzano il libro. Tutto, nel corso del romanzo, è stato costruito in vista di questo momento.

Cose da considerare sul Climax:

– Cosa costituisce una vittoria per il protagonista? Se non lo sai, esamina gli inizi del romanzo. Quali sono i fatti principali che hanno spinto il tuo protagonista nel suo viaggio? Che cosa ha cercato di realizzare fin dall’inizio?

– Cosa costituisce una vittoria per il lettore? Le aspettative sono state costruite lungo tutto il romanzo e i lettori vorranno vedere soddisfatte tali aspettative.

– Quali promesse ha fatto la storia?

– Quali problemi sono stati posti?

– Quali rischi sono stati corsi che hanno condotto a conseguenze importanti?

– Risolve il conflitto principale del romanzo? Questa è la grande domanda cui il protagonista ha dedicato l’intero romanzo tentando di dare una risposta, quindi assicurati che il Climax risolva il conflitto principale.

– Risponde alle principali domande poste nel romanzo? Non tutti i problemi devono essere risolti, ma probabilmente ci sono delle questioni importanti nel romanzo delle quali i lettori vorranno conoscere la soluzione. Troppe risposte lasciate in sospeso possono lasciare i lettori insoddisfatti.

– È questo il finale che molti lettori sperano? I lettori faranno il tifo perché X accada, perché probabilmente hai scritto il romanzo proprio per quell’evento e li hai spinti ad aspettarsi un certo risultato. Parte di un finale soddisfacente è che i lettori ottengano ciò che speravano da sempre, anche se tutti abbiamo letto libri che desideravamo finissero in un modo mentre il libro finiva in un altro.

Elementi chiave del climax

  • Il protagonista affronta direttamente l’antagonista
  • Il protagonista dimostra di essere cambiato e accetta pienamente il suo nuovo sè
  • Una svolta inaspettata della trama
  • Un ultimo aumento della posta in gioco
  • Un sacrificio

Spesso il Climax presenta un ultimo alzarsi della posta in gioco, che rende questa battaglia finale ancora più importante. Esamina ciò che ha da perdere il protagonista a livello personale e come ciò si collega alla storia da un punto di vista tematico, così che il finale abbia più intensità. Non è raro che l’aumento della criticità avvenga dopo una svolta o una sorpresa.

Non è obbligatorio che ci sia una sorpresa nel finale, ma di solito i finali che siamo in grado di prevedere ci annoiano. Comunque, i lettori si aspettano sempre che il protagonista vinca, in ogni libro che scelgono. Non c’è poi molto mistero che possiamo spremere da “vince o non vince?” La tensione e la meraviglia vengono da come il protagonista vince, e da quanto gli costa. Questa è la ragione per cui dei rischi personali sono così importanti. Ma desideriamo anche che il protagonista agisca in modo inaspettato, così che il modo in cui egli risolve i problemi sia una sorpresa.

Prova a considerare le convinzioni morali del protagonista e fagli fare qualcosa che, diversamente, non avrebbe mai pensato di fare. Ma il trucco è che egli deve rimanere fedele a se stesso. Non può semplicemente rifiutare tutto ciò in cui crede. Deve fare quella scelta, per quanto difficile, per ragioni che si adattano a ciò che egli è (l’ultima parte dell’ arco del personaggio). Può essere un limite che prima si rifiutava di oltrepassare, o un rischio che non era mai stato disposto a correre, o qualcosa che avrebbe potuto fare prima nel corso del romanzo ma che ha rifiutato. Ora la posta in gioco è più alta, e non fare questa cosa sarà molto peggio che farla. È un sacrificio che è disposto a fare, anche se gli costerà molto.

Cose da considerare mentre sviluppi il climax del tuo romanzo:

  • Con quale conflitto interiore ha lottato il protagonista fin dall’inizio?
  • In che modo il conflitto interiore può cozzare contro il conflitto esterno, nella fase finale?
  • In che modo il conflitto interiore può determinare ciò che il protagonista deve fare per risolvere il problema centrale?
  • Come può essere usato il tema, per rendere più potente il finale e alzare la posta in gioco?
  • In che modo il rischio può diventare più personale per il protagonista?
  • Che sorpresa potrebbe verificarsi tale da destabilizzare il protagonista o l’antagonista?
  • In che modo il piano del III atto si rapporta al Climax? Funziona? Dove fallisce?

Esercizio: descrivi lo svolgimento del climax.

Sii tanto dettagliato o vago quanto desideri. Considera come il climax risolva il conflitto principale del romanzo.

Se non sei sicuro di quanto scrivere, elabora da uno a tre paragrafi che descrivano come e dove si svolge il climax, qual è (se c’è) la sorpresa finale e come il protagonista si rapporta con essa per risolvere il conflitto principale . Puoi continuare a scrivere quanto desideri.

 

Questo step è approfondito nel libro di Janice Hardy Plotting your Novel – Ideas and structure.

L’articolo fa parte della serie “Dall’idea al romanzo in 31 giorni” creata originariamente da Janice Hardy sul suo sito Fiction University.

Questa traduzione è stata autorizzata dall’autrice.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Battaglia Finale, bozza romanzo, Climax, Conclusione, Dall'Idea al Romanzo, Fiction University, III Atto, Janice Hardy, NaNoPrep, NaNoWriMo, NaNoWriMo 2018, National Novel Writing Month, pianificare un romanzo, preparazione NaNoWriMo, preptober, Preptober 2018, Progettare un romanzo, Scrivere un romanzo, Struttura, Struttura in tre atti, Struttura Narrativa

Il piano di battaglia nel III Atto

27 Ottobre 2018 by Serena Lascia un commento

III Atto romanzo
Il piano del III Atto

Oggi diamo il via alla fine del romanzo con il piano del III Atto.

Dopo aver scavato in profondità in se stesso e trovato la forza emotiva per continuare, il protagonista mette in azione un nuovo piano, usando tutto ciò che ha imparato nel corso del romanzo. Come la scelta del II atto, questa è una decisione consapevole del protagonista che lo metterà a confronto con l’antagonista nel momento culminante.

Perché il piano del II atto è importante: perché pone il protagonista sulla strada per affrontare l’antagonista e risolvere il conflitto centrale del romanzo. È il momento in cui usa le sue esperienze nel libro per raggiungere il suo obiettivo.

Elementi chiave del Piano del III Atto

  • Unione di vecchie idee e convinzioni con nuove idee e convinzioni maturate nel corso del romanzo
  • Chiamata a raccolta di alleati per aiutare a sconfiggere l’antagonista
  • Superamento di paure passate; il protagonista accetta il suo nuovo
  • Una mentalità “a qualunque costo”
Il piano del III atto è il momento in cui ogni componente trova il suo posto, per il protagonista. Finalmente sa chi è e cosa dovrebbe fare, e si mette in movimento per farlo. Ci può essere ancora molta incertezza e persino paura da parte sua, ma la maggior parte dei dubbi che ha su se stesso se ne è andata. La paura rimasta è riferita all’antagonista e alla capacità di vincere, ma non è più il timore di non essere abbastanza bravo da provarci.

Il piano è solitamente ambizioso, intelligente e inaspettato, anche se sembra inevitabile. Questo è ciò che il protagonista e i personaggi di supporto avrebbero dovuto fare da sempre. Il piano può o non può essere rivelato ai lettori a questo punto, e spesso i dettagli importanti vengono tenuti segreti, anche se l’idea generale viene menzionata per aiutare a portare avanti la trama. Sta a te decidere quanto vuoi rivelare.

Una cosa da ricordare è che il piano non deve essere qualcosa che funzionerà davvero, se si vuole sorprendere il protagonista nel climax e costringerlo a escogitare qualcosa proprio in quel momento. L’importante è che il protagonista pensi che funzionerà. Una volta che il climax inizia, i piani possono fallire e il protagonista dovrà aggiornarli in fretta per vincere.

Cose da tenere presenti mentre sviluppi il tuo Piano del III Atto:

  1. Quali debolezze dell’antagonista potrebbe aver scoperto il protagonista, e come potrebbe sfruttarle?
  2. Che cosa temeva di fare il protagonista che ora invece ha il coraggio di tentare?
  3. Come si sono fuse le vecchie e nuove convinzioni del protagonista?
  4. Quali intuizioni ha sono offerte al protagonista da questa nuova prospettiva?
  5. Cosa si deve fare per colpire l’antagonista?
  6. Quali abilità potrebbe utilizzare il protagonista per sconfiggere l’antagonista?

Esercizio: Descrivi cosa intende fare il tuo protagonista per raggiungere e sconfiggere l’antagonista.

Sii dettagliato o vago quanto desideri. Immagina in che modo questo piano porterà al climax del romanzo.

Se non sai quanto scrivere, punta a uno o due paragrafi che descrivono come la notte oscura del protagonista gli abbia fornito nuove intuizioni su ciò che deve essere fatto per vincere, come può colpire l’antagonista e cosa potrebbe dover fare per sconfiggerlo. Puoi scrivere molto di più se desideri continuare descrivendo come la trama si svolgerà fino al prossimo importante punto di svolta.

 

Questo step è approfondito nel libro di Janice Hardy Plotting your Novel – Ideas and structure.

L’articolo fa parte della serie “Dall’idea al romanzo in 31 giorni” creata originariamente da Janice Hardy sul suo sito Fiction University.

Questa traduzione è stata autorizzata dall’autrice.

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La catastrofe nel II Atto

26 Ottobre 2018 by Serena Lascia un commento

La catastrofe nel II atto
Sviluppare la “catastrofe” nel II atto

Oggi consideriamo la fine del II Atto e il momento in cui la situazione precipita. Il disastro nel II atto si ha quanto tutto va storto per il protagonista. Il Grande Piano per Salvare il Mondo fallisce miseramente e il protagonista è messo peggio che in ogni altro momento del romanzo. La posta in gioco si è ulteriormente alzata e il tutto sembra impossibile da gestire.

Spesso, qualunque sia la bugia che il protagonista ha raccontato a se stesso (o ciò che credeva vero) è ridotta in pezzi, e lo costringe ad affrontare la verità, per quanto terribile. Se la forza antagonista era un segreto o un mistero, a questo punto se ne scopre l’identità, spesso con effetti devastanti. Anche se l’antagonista è sempre stato chiaro, vengono rivelate nuove informazioni che fanno sembrare insormontabile il problema.

Parlando in cliché, è l’oscurità prima dell’alba.

Perché è importante il disastro del II atto: perché è qui che entra in gioco l’arco del personaggio. Il difetto fatale del protagonista fa sì che le cose si evolvano peggio di quanto ci si aspettava, e ora deve superare quel difetto per avere successo. E’ qui che i personaggio di solito affrontano i propri demoni interiori e ne escono vincenti, il momento in cui tutto è perduto ed essi devono scavare in se stessi e scoprire chi sono realmente.

Elementi chiave del disastro del II Atto

  • Spesso è creato dal protagonista stesso, che non ha imparato le lezioni che doveva imparare nel suo arco del personaggio
  • Getta il protagonista nel momento del “tutto è perduto”, dove egli perde ogni speranza
  • Lo costringe a scavare in se stesso e dirsi chi è e cosa vuole

Per tutta la parte centrale, il protagonista ha tentato e fallito, ha sofferto la pressione esercitata su di lui, ignorato il proprio limite personale e le lezioni che la trama cercava di insegnargli. Proprio quando la storia è nel suo momento più buio, egli agisce in un modo che causa un fallimento catastrofico (regolate per adattare alle dimensioni ed obiettivo della storia: ciò che è catastrofico in una storia di fantascienza epica non lo è in un romance).

Questo disastro scatena due momenti classici dello storytelling – il momento “tutto è perduto” e la “notte oscura dell’anima”. Sono entrambi dei punti di svolta critici, per la trama esterna e per l’arco del personaggio, e spesso qui i due archi si fondono in uno solo.

Tutto è perdoto [the All-is-Lost Moment]

Tutto ciò che il protagonista ha tentato fino ad ora è fallito. Egli pensa di se stesso il peggio e ci crede fermamente, e non vede modo di vincere o risolvere i suoi problemi. Ha perso ogni speranza, vuole mollare tutto e sgattaiolare via nel fallimento e nella disperazione.

La notte oscura dell’anima [ the The Dark-Night-of-the-Soul Moment]

Questo momento si verifica al punto più basso della disperazione del protagonista. Non deve essere una vera notte [… , n.d.t.] solo un momento lungo quanto vi piace in cui il protagonista è costretto a esaminare la sua vita e le sue scelte e ad accettare come si è ridotto a questo punto. Poi riesce a scavare a fondo, rimettere insieme i cocci, e immaginare cosa deve fare dopo tutto ciò. Non è veramente senza speranza, ma deve sacrificare qualcosa(può trattarsi di diverse cose, da un vero e proprio sacrificio fino ad abbandonare una convinzione o un dubbio su di sé). Ha imparato la lezione e adesso sa cosa deve fare.

This moment occurs at the very bottom of the protagonist’s despair. It doesn’t have to be an actual night, just a moment (whatever length you choose) where the protagonist is forced to examine his life and his choices and accept how he got to this point. He then manages to dig deep down, gather himself up, and realize what he has to do after all. It isn’t truly hopeless, but he’ll have to sacrifice something. (This can be any number of things, from a literal sacrifice to abandoning a belief or self doubt.) He’s learned his lesson and he now knows what to do.

Cose da tenere presenti quando si studia il la catastrofe del II Atto:

  1. Che cosa farebbe desiderare al protagonista di mollare tutto?
  2. Come potrebbe essere inserita nella storia?
  3. In che modo il protagonista potrebbe arrivare a questo punto? Che eventi devono accadere prima che si verifichi?
  4. Qual è il difetto principale del protagonista? [questo secondo me sarebbe da sapere prima, n.d.t.]
  5. In che modo questo difetto potrebbe far fallire il protagonista o condurlo incontro al fallimento?
  6. Quale consapevolezza deve acquisire il protagonista per tirarsi fuori dalla “notte oscura dell’anima”?
  7. In che modo il protagonista potrebbe mettere in pratica questa nuova consapevolezza? In che modo essa potrebbe cambiarlo?

Esercizio: descrivete cosa va storto o in che modo il protagonista fallisce, e come questo lo mette in movimento verso il climax

Siate dettagliati o vaghi quando desiderate. Ragionate su come questa scena potrebbe condurre al climax del romanzo. Se non sapete quanto scrivere, compilate da uno a tre paragrafi in cui dite in che modo il difetto del protagonista lo ha condotto a questo momento, cosa va storto, come questo lo conduce al momento in cui tutto è perduto, come si sente e come reagisce, quando si sente disperato durante la “notte oscura dell’anima”, e con quale nuova comprensione riesce a tirarsi su e mettere insieme un nuovo piano. Potete scrivere di più e continuare con lo svolgimento della trama fino al prossimo punto di svolta.

 

Questo step è approfondito nel libro di Janice Hardy Plotting your Novel – Ideas and structure.

L’articolo fa parte della serie “Dall’idea al romanzo in 31 giorni” creata originariamente da Janice Hardy sul suo sito Fiction University.

Questa traduzione è stata autorizzata dall’autrice.

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