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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Storytelling

Il Racconto della Tigre

29 Marzo 2022 by Serena 6 commenti

Il tuo lettore desidera disperatamente una cosa. Tu, scrittore, hai il potere di dare al tuo lettore quell’unica cosa. E di cosa si tratta? Potrei dirti cos’è, e tu annuiresti e saresti d’accordo con me che sì, quell’unica cosa è chiaramente ciò che tutti i lettori vogliono. Ma dirtelo e basta non la farebbe rimanere nella tua mente per sempre. Io desidero che ci rimanga, quindi preferisco mostrartela. Una volta che l’avrai vista e vissuta non la dimenticherai mai. Quella cosa sarà dentro di te, e alimenterà tutto ciò che scrivi.

Perciò permettimi di condividere un breve racconto su un nostro antenato, che visse molte migliaia di anni fa in un piccolo villaggio, su questo pianeta che chiamiamo casa. Quando dico che è nostro antenato, lo intendo alla lettera: è il tuo antenato ed è il mio antenato ed è l’antenato di ogni essere umano.

Quel nostro antenato una volta era un ragazzo di tredici anni, l’ultimo a diventare uomo nel villaggio e anche il più piccolo. Immagina di essere quel ragazzo, il giorno in cui arriva la notizia che c’è una tigre assassina che sta depredando l’unico gregge di capre.

Il Racconto della Tigre

Sei furioso. Da molti mesi la siccità brucia la terra. Quel gregge di capre è tutto ciò che impedisce al tuo villaggio di morire di fame.

Sei anche terrorizzato.

C’è solo un modo per sbarazzarsi di una tigre assassina: il villaggio deve organizzare una caccia, trovare la tigre e ucciderla. Ma non sarà facile perché, nel tuo mondo, non c’è niente di più pericoloso di una tigre assassina. Il capo tribù manda un messaggio: tutti gli uomini vengano alla piazza del villaggio e portino la propria lancia. Quando il messaggero arriva alla tua capanna, scuote la testa e si acciglia. Pensa che tu sia troppo giovane per andare. Nel tuo cuore, temi che abbia ragione. Non è nemmeno un mese che sei diventato uomo. Sei basso. Sei magro. Sei debole. Ma nella tua testa sai che il messaggero ha torto. Se il villaggio non ucciderà la tigre, questa ruberà fino all’ultima capra e il villaggio perirà. Tu sai che, per salvare la tua gente, tu e ogni uomo nel villaggio dovete lavorare insieme per uccidere la tigre. Sai perfettamente che potresti non tornare. Mille volte, nella piazza del villaggio, hai sentito la Donna delle Storie ripetere il Racconto della Tigre. Sai che quando una tigre è circondata da uomini con lance, cerca sempre l’uomo più debole e lo attacca. A volte l’uomo uccide la tigre. A volte la tigre uccide l’uomo.

Sei terrorizzato, ma sai che devi andare. Prendi la tua lancia e corri verso la piazza del villaggio. Quando arrivi, il capo villaggio ti sorride e ti grida: coraggio! Tutti gli abitanti del villaggio ti sorridono e ti gridano: coraggio! E poi partite alla ricerca della tigre.

Non dovete andare troppo lontano.

Sentite le urla di una capretta trascinata nella giungla. Sentite il ruggito della tigre. Ogni uomo del villaggio sa cosa deve fare: il Racconto della Tigre è nel vostro sangue. Vi allargate a ventaglio, formando un grande cerchio attorno al punto in cui avete sentito la tigre.

Il capo grida l’ordine di muovervi, e tutti avanzate di dieci passi.

Il capo ordina di nuovo e voi avanzate di altri dieci passi.

Ancora, e ancora, e ancora.

Mentre vi avvicinate alla tigre, il senso di oppressione al petto ti stringe il cuore fino a quando il dolore è insopportabile.

Il capo grida e tu avanzi di altri dieci passi.

Il sudore ti cola sul viso. Il capo grida, e tu avanzi di dieci passi, ancora. Le tue ginocchia tremano così forte che temi di cadere.

Il capo grida e tu avanzi di dieci passi.

Alla fine, un urlo di guerra si eleva da tutti gli uomini. Cento dita indicano una striscia arancione e nera, in alto. La tigre è su un albero e vi osserva con occhi gialli di rabbia. È intrappolata, a cinquanta passi da dove ti trovi tu. Puoi vederla guardare tutto intorno al cerchio, valutare i suoi nemici. È esattamente come l’hai immaginato ogni volta che hai ascoltato il Racconto della Tigre. È esattamente così, solo molto peggio.

Il caposquadra grida e tu avanzi di dieci passi. La tigre ruggisce, così forte che il suono vibra nella tua pancia. Ora è a quaranta passi di distanza.

E sta guardando direttamente te. L’uomo più debole e più piccolo del villaggio. Proprio come nel Racconto della Tigre.

Il destino del villaggio pesa sulle tue spalle fragili.

Il capo grida e tu avanzi di dieci passi.

La tigre ruggisce, è un urlo terribile. Balza giù, fuori dall’albero. Corre dritto verso di te. Lo sapevi che l’avrebbe fatto. Il tempo quasi si ferma. Negli ultimi istanti prima che la tigre ti raggiunga, rivivi i pensieri dell’eroe del Racconto della Tigre. Egli affronta sempre la tigre.

Se ti giri per correre morirai, e anche il villaggio morirà. Affronta la tigre e uccidi o fatti uccidere. Ma affronta la tigre. Aspetta fino all’ultimo momento possibile prima di lanciare. Quindi uccidi la tigre, anche se la tigre ucciderà anche te. Affronta la tigre.

Quel che vuoi davvero è scappare, ma affronti la tigre. Tiri indietro il braccio, stringendo la lancia in una presa sudata.

La tigre si lancia avanti, dritta verso di te, sempre più veloce, gridando la sua furia.

Il tuo corpo vuole disperatamente voltarsi e fuggire.

Tu affronti la tigre e aspetti il momento perfetto.

La tigre balza in aria, e il suo ruggito è come un tuono.

Raggiunge l’apice del suo volo.

Sta arrivando.

Dritto verso di te.

Tu aspetti fino all’ultimo momento possibile.

Lanci.

La tigre si schianta contro di te, facendoti perdere i sensi.

Il tuo ultimo pensiero prima che cada l’oscurità è: l’ho già fatto prima. L’ho già fatto migliaia di volte, prima.

Quando ti svegli, ti pulsa la testa e hai male dappertutto, e tutto ciò che riesci a sentire è un suono di tamburi, balli, banchetti e grida festose.

Sei tornato al villaggio.

È notte fonda.

Il villaggio sta festeggiando, la tigre è morta.

E tu hai salvato il villaggio.

La gente si accorge che sei sveglio. Il capo del villaggio chiede silenzio. Tutto il villaggio si raccoglie intorno a te.

E la Donna delle Storie racconta il Racconto della Tigre.

E tu sei l’Eroe.

Mentre la Donna delle Storie ripete il racconto, ti senti come se stessi rivivendo tutto. Il grande cerchio. Gli avanzamenti costanti. La corsa della tigre. La paura accecante. Il salto finale. Il lancio disperato. La rabbia della tigre morente.

E hai ragione. Lo stai vivendo di nuovo. Ma questa non è la seconda volta che vivi il Racconto della Tigre.

È la millesima volta che vivi il Racconto della Tigre.

L’hai vissuto molte volte prima, nella storia. L’hai vissuto una volta oggi, nella vita reale. Lo stai rivivendo ora, nella storia. E c’è solo una piccola differenza tra la Storia della Caccia e la vera caccia. Nella vita reale il Racconto della Tigre  era più spaventoso, ma non molto più spaventoso. Sei stato preparato per la caccia nella vita reale dalle migliaia di volte in cui hai ascoltato il Racconto della Tigre.

Quando la Donna delle Storie finisce il Racconto della Tigre, un grande grido si leva da tutto il villaggio. Il capo del villaggio tira fuori la pelle della tigre che hai ucciso. Te la porta. Te la drappeggia sulle spalle. E gli abitanti del villaggio, a turno, ti sollevano in aria e gridano il proprio grazie a te, per aver ucciso la tigre. E ti rendi conto che questa non è la prima pelle che indossi oggi.

Ogni volta che hai sentito il Racconto della Tigre, sei entrato nella pelle dell’eroe. Hai sentito le sue paure. Hai affrontato la sua tigre. Hai ucciso la sua preda. E oggi, quando hai affrontato la tigre, sei tornato nella pelle di quell’eroe. Sì, hai ucciso la tigre: ma sei stato aiutato.

Anche l’eroe del Racconto della Tigre ha ucciso la tigre. Anche la Donna delle Storie ha ucciso la tigre. Il Racconto della Tigre ha ucciso la tigre.

Perché una Storia è importante

I nostri antenati hanno raccontato storie sulle cose che temevano di più. Come mai? Perché una Storia ti cambia. Una Storia ti rende forte. Una Storia ti rende coraggioso. Una Storia ti dà speranza. Una Storia ti tiene vivo nella notte più buia. Quando ascolti il ​​Racconto della Tigre, è come se vivessi nella pelle dell’eroe, affrontassi le sue paure e uccidessi la tigre.

La storia costruisce una memoria muscolare emotiva. Quando una tigre incrocia la tua strada nella vita reale, hai delle riserve emotive cui attingere.

La Storia insegna alla tribù come sopravvivere. La Storia insegna alla tribù come prosperare. E lo fa da molte migliaia di anni. Ogni essere umano ha un disperato bisogno di storie. Ogni essere umano vuole disperatamente una Storia. Una Storia non è un oggetto di lusso. Una Storia non è un optional. È la Storia che tiene in vita la tribù.

Cos’è una Storia

La Storia è ciò che accade quando attraversi un grande pericolo nella pelle di qualcun altro. E non pensare che “grande pericolo” significhi sempre una tigre. Ci sono altri tipi di pericoli e altri tipi di storie. Il romanzo rosa è il tipo di racconti più venduto nella narrativa moderna: cos’è un romanzo rosa? È la storia di una relazione che sta attraversando un grande pericolo. Un pericolo così grande che la relazione potrebbe benissimo morirne. Un romanzo rosa costruisce in te la memoria muscolare emotiva per mantenere vive le tue relazioni. Ogni tipo di storia costruisce un diverso tipo di memoria muscolare emotiva. La Storia insegna alla tribù come sopravvivere, come prosperare. Qualunque tipo di narrativa tu scriva, essa metterà il tuo lettore nei panni di una persona che sta attraversando un grande pericolo.

Una potente esperienza emotiva

Affrontare un pericolo è divertente: probabilmente c’è una profonda ragione neurologica per questo. Di sicuro affrontare un pericolo ti renderà forte. Affrontare il pericolo ti renderà audace. Ma siamo onesti: affrontare un pericolo nella vita reale è pericoloso. In una caccia alla tigre, ti è concesso di fare uno e un solo errore, sempre. Una Storia è un modo sicuro per affrontare un pericolo. La Storia ti insegna come affrontare le tue paure, come persistere, come continuare a sperare quando non c’è speranza.

Quando non ti resta nient’altro, una Storia ti farà andare avanti.

Una Storia ti insegna a vivere, e fa tutto questo andando in profondità nei tuoi neuroni. La Storia ti insegna a vivere facendoti vivere la vita di qualcun altro. Vedi quello che vedono loro. Senti quello che sentono loro. Fai quello che fanno loro.

Il motivo per cui la Storia va in profondità è perché ti dà una potente esperienza emotiva. Quella potente esperienza è ciò che crea in te la memoria muscolare emotiva di cui hai bisogno per sopravvivere e prosperare. Nella foga della caccia, quando la tigre correrà verso di te, dimenticherai tutto ciò che ti è stato detto. Ma non dimenticherai le cose che hai già vissuto. La storia è come i broccoli al cioccolato. Ha un sapore incredibilmente buono e, allo stesso tempo,  ti fa incredibilmente bene. Ecco perché hai un disperato bisogno di Storie. Ecco perché il tuo lettore ha un disperato bisogno di Storie. Ecco perché il tuo obiettivo principale come scrittore di narrativa è dare al tuo lettore l’unica cosa di cui ha disperatamente bisogno: una Storia.

Buongiorno! Sono ancora qui 🙂  Dopo tutto questo tempo? Sempre [cit.]

Di recente ho molto rallentato con l’attivismo, e sono tornata all’unico luogo che riesce ancora a darmi pace. Dentro a un paio di belle storie. Poi è arrivata l’ultima newsletter di Randy Ingermanson con questo articolo e mi è sembrato di doverlo condividere, così l’ho tradotto. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Un abbraccio,

Serena

P.S.: in arrivo su questi schermi, se tutto va bene, l’aggiornamento della mia pagina Now (ferma a una vita precedente), e una recensione di Attack on Titan, che si avvia all’epilogo anche nell’anime. Ecco, se c’è un manga/anime/Storia che può raccontare quanto è orribile la guerra, è AoT, una “storia per ragazzini”. Ecco perché ho concluso l’articolo con l’immagine dei Nove Giganti.

Un altro abbraccio, dai, che ce n’è tanto bisogno.

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storie brutte che piacciono a tutti

29 Maggio 2018 by Serena 17 commenti

Io e i cartoni animati, seconda puntata. Stupita dalle mie stesse reazioni a Sword Art Online, ho cominciato a curiosare in giro e mi si è aperto un mondo. Ho scoperto che SAO è considerato da molti l’anime più importante degli ultimi anni e soprattutto… POF! Ecco un meraviglioso déja vu: la storia ha milioni di fan appassionati E altrettanti haters, e le due fazioni litigano furiosamente tra loro. Come accade a ogni bestseller che si rispetti.

Uno youtuber stanco vuole fare millemila visualizzazioni in un lampo? Basta che pubblichi un video dove spiega perché Sword Art Online è una cacca. Non lo dico io, lo ammettono senza vergogna proprio loro, gli youtuber specializzati in anime. Che hanno in catalogo sempre almeno cinque video su SAO, più un paio pronti da girare.

Comunque, non ho molto tempo per scrivere e quindi vado al punto, anzi ai punti.

Punto primo. Questo non è un articolo in difesa di SAO. Tanto per cominciare non ho bisogno di difendere niente, se una storia mi piace la consumo indipendentemente dal fatto che altri dicano che è una ca*ata. Piuttosto, è una mia personale riflessione – stupefatta – sulla potenza di certe storie. Perché se una storia accende discussioni e fa incavolare, ridere e/o piangere milioni di persone quella storia, brutta o bella che sia, ha qualcosa da dirci. Sempre che ci interessi il fatto di essere umani qui, proprio su questo pianeta e in questa epoca, e ci incuriosiscano le modalità di questa nostra presenza.

Punto secondo. Ho una domanda. Che cosa è (appunto) che fa discutere, accendere, incavolare e piangere milioni di persone? Mi duole ammetterlo, ma anche quel pornetto da strapazzo che mi rifiuto di nominare, scritto da un’esperta di marketing e tratto da una fanfiction (tanto avete già capito di cosa parlo) ha emozionato in qualche modo milioni di persone. Devo considerarlo in questa riflessione anche se mi fa vomitare? Temo di sì.

Punto terzo. Sto parlando di storie, indipendentemente dal medium utilizzato. Per restare nel mio caso, ho incontrato SAO come anime in prima battuta, poi sono passata ai libri. Ora apprendo che Netflix ha comprato i diritti per una serie live action, alla quale certamente darò una possibilità (anche se le trasposizioni cinematografiche di qualunque cosa raramente mi lasciano soddisfatta). Una storia è una storia. Come consumatrice di storie posso essere anche una lettrice, ma di base sono una consumatrice di storie. In che forma vengano, per me è secondario.

Punto quarto. Arriviamo al punto che, oggi, mi interessa di più: se ciò che conta è la storia, e per me è così, quanto è importante la costruzione della medesima rispetto al linguaggio? Sarò onesta: se la storia è bella, a me basta che sia scritta decentemente. Che non mi faccia cascare le braccia mentre leggo. E le braccia cascano non quando vengono violati i Sacri Canoni Della Letteratura ma – almeno, nel mio caso – quando si interrompe il sogno narrativo. Una bella storia scritta anche bene? Wow, è il massimo. Ma per me, anche come lettrice, prima di tutto la storia.

Punto quinto. Sapere come funziona una storia, o almeno averne una pallida idea è fondamentale. Purtroppo anche studiando e facendo pratica il successo non è garantito. Una struttura di base non è che un punto di partenza, e conoscerla serve per scrivere qualcosa che abbia un capo e una coda (scaricatevi questo bigino se ancora non lo avete fatto). A fare le analisi dopo che la storia ha fatto il botto son buoni tutti. Progettare il botto prima è impossibile, alla faccia di tutti i manuali di storytelling del mondo.

Lasciatemi usare ancora l’esempio di Sword Art Online. Ho trovato in rete più di un’analisi di SAO, alcune fatte veramente bene, da gente che sa cos’è una storia, cos’è l’intrattenimento di massa, cos’è un archetipo eccetera eccetera. Eppure sempre, in tutti i casi, sia che l’analisi esaltasse SAO sia che lo demolisse, mi sono ritrovata prima o poi a pensare “ma che cavolo sta dicendo questo?”. Perché alla fine quello che piace a te magari a me fa schifo. Quello che emoziona me a te sembra dozzinale, e quello che emoziona te a me sembra insignificante e non mi ero nemmeno accorta che esistesse; un tema che a me sembra fondamentale è stato ignorato da te, e uno di cui io non mi ero accorta per te è la chiave di lettura.

Una cosa mi ha stupita. In nessuna delle analisi del successo di SAO lette finora ho trovato questa risposta semplicissima a una domanda semplicissima:

“Perché ti piace tanto Sword Art Online?”

“Perché è come la vita vera. Sono imprigionati in un gioco tremendo da cui si esce solo quando si muore e dove l’unica consolazione è l’amore”.

Kirito e Asuna, End of Game
La fine del mondo – End of Game (episodio 14)

Ho un paio di domande per voi.

La prima: preferireste essere letti da milioni di persone ma essere demoliti da critici professionisti, o scrivere un’opera di alta qualità letteraria ed essere letti da una trentina di persone? Non è una domanda retorica e non sto prendendo in giro nessuno, sono proprio curiosa e basta. Siate sinceri, però.

La seconda: mi dite una storia nazional-popolare che vi ha trasformati in fan? Se esiste, ovviamente.

 

Bollettino dello scrittore e del lettore: nulla di nuovo da segnalare.

Bollettino della blogger:

  1. Venerdì preparatevi a salutare Maria Teresa Steri che ci viene a trovare. Parlerà del suo romanzo Come un dio immortale e di costruzione della trama. Direi che cade proprio a fagiolo!
  2. Ho avuto da una scrittrice/blogger americana che stimo molto il permesso di tradurre una sua serie. Si tratta ancora di progettazione, la proposta di un metodo un po’ diverso dal Fiocco di Neve… ma non così tanto. Potrebbe piacervi, quindi stay tuned!

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Costruzione di una storia, Storytelling, Successo, Successo commerciale, Sword Art Online

che cosa conta in una storia

19 Maggio 2018 by Serena 4 commenti

Siamo nel 2022, cioè proprio dietro l’angolo. I videogames ormai non hanno neanche più bisogno di una consolle: ci si mette in testa un elmetto e si entra in infiniti mondi senza alzare un dito. Viene finalmente pubblicato un attesissimo MMORPG, che sta per Massive Multiplayer Online Role Playing Game, cioè “gioco di ruolo in rete multigiocatore di massa” (mi  ci sto facendo una cultura; uno famoso, in giro da parecchi anni,  è World of Warcraft). Comunque: dopo aver passato la notte in coda davanti ai negozi, 10.000 fortunati giocatori online riescono a mettere le mani sulle prime copie del gioco, impazienti di entrare con il proprio intero corpo nella nuova realtà virtuale. Si ficcano in testa il caschetto, si loggano e si preparano ad iniziare la conquista di Aincrad, un gigantesco castello fluttuante di pietra e acciaio, suddiviso in cento piani, ognuno governato da un mostro che va battuto a colpi di spada per accedere al piano successivo.

Peccato che ad un certo punto scompaia dal menù dei giocatori il tasto di logout. Peccato che il tutorial del gioco, lanciato dal cielo nella piazza centrale della Città d’Inizio, spieghi che ci sono state un paio di variazioni alle regole, cosucce da nulla. La prima: l’unico modo di fare logout è battere il gioco sconfiggendo tutti i boss fino al centesimo piano. La seconda: se muori nel gioco, muori anche nella vita reale. Ah, e non puoi neanche toglierti il maledetto caschetto: se qualcuno cerca di farlo, quello ti frigge il cervello.

Che cosa succede quando diecimila persone restano imprigionate in una VR?

Quella che vi ho raccontato sopra è la premessa di Sword Art Online, una storia che ho scoperto guardando i cartoni animati assieme a mio figlio. Giuro. Questa cavolata da ragazzini, scritta per scherzo da un signore giapponese che probabilmente passava troppo tempo al PC, ha venduto circa venti milioni di libri in giro per il mondo (dati aggiornati ad aprile 2017).

La cosa più preoccupante, dal mio punto di vista, sono io: che non riesco a mollarli. Nell’ultimo paio di mesi ne ho letti 6.

E pensare che l’idea di base è stata gestita malissimo. Se il signor Kawahara avesse avuto un editor con gli attributi, questi gli avrebbe detto “No, scusa, Reki, non puoi ficcare un’idea così in un libercolo da 50.000 parole. Qua ci possiamo fare i soldi!” Invece l’editor non c’era, e poi magari gli avrebbe detto che una storia del genere non poteva interessare a nessuno, l’equivalente giappo-tecnologico del famoso “a chi vuoi che interessi la storia di un maghetto con gli occhiali”. L’editor non c’era perché Kawahara in prima battuta ha pubblicato la storia sul suo sito, per il piacere suo e dei suoi fan e colleghi online gamer.

E dopo il successo è arrivato lo stesso, direi. Con la storia gestita male. L’autore ha perfino avuto modo di rimediare alla cavolata iniziale perché sta riscrivendo la vicenda in una nuova serie, narrando la conquista di ogni singolo piano di Aincrad. A volte gli viene bene, a volte meno, ma c’è materiale a sufficienza: la storia d’amore che cresce, la psicologia dei giocatori che si vivono la prigionia virtuale ognuno a suo modo, la nascita delle gilde e i rapporti di potere tra esse, i PK (Player Killer) e le loro motivazioni, le battaglie epiche con i mostri…

Duello tra Kirito e Heathcliff

Cosa voglio dire con questo? Non so, ditemi voi, soprattutto se pensate che io debba farmi curare. La trovo una parabola interessante, molto istruttiva per chi se la mena tantissimo per raggiungere il successo editoriale. Se i lettori sono (svitati) come me – e non credo di essere così unica – sospetto che i seri-aspiranti-seri-scrittori, quelli seri insomma, stiano sprecando tempo ed energie. Nel Kindle avevo milleduecento e dispari libri, ma mi sono comprata senza battere ciglio sei volumi nuovi, per poterli leggere solo dieci minuti alla sera prima di dormire. Ho cominciato ad andare a letto più presto. E sono anche incazzata nera perché, per il prossimo libro, devo aspettare la fine del 2018 e no, non ho intenzione di imparare il giapponese per anticipare.

Le vie delle storie sono infinite.

 

Bollettino del lettore, copiato da Grazia: ho appena finito Sword Art Online Progressive vol. 4 e sto aspettando il 5. Ho letto finalmente la prima pagina di Cercando Goran e ne sono rimasta incantata: quel “nel sogno, nevicava” mi è sembrato musica. Bollettino dello scrittore: ho incominciato a progettare il terzo volume della serie dei miei lupacchiotti. Con mooooolta calma. Stavolta ho intenzione di divertirmi mentre ci lavoro e di evitare le scadenze come la peste. Tanto, se questa storia ha le ali, volerà da sola in qualche modo, e se no ciccia.

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