Il tuo lettore desidera disperatamente una cosa. Tu, scrittore, hai il potere di dare al tuo lettore quell’unica cosa. E di cosa si tratta? Potrei dirti cos’è, e tu annuiresti e saresti d’accordo con me che sì, quell’unica cosa è chiaramente ciò che tutti i lettori vogliono. Ma dirtelo e basta non la farebbe rimanere nella tua mente per sempre. Io desidero che ci rimanga, quindi preferisco mostrartela. Una volta che l’avrai vista e vissuta non la dimenticherai mai. Quella cosa sarà dentro di te, e alimenterà tutto ciò che scrivi.
Perciò permettimi di condividere un breve racconto su un nostro antenato, che visse molte migliaia di anni fa in un piccolo villaggio, su questo pianeta che chiamiamo casa. Quando dico che è nostro antenato, lo intendo alla lettera: è il tuo antenato ed è il mio antenato ed è l’antenato di ogni essere umano.
Quel nostro antenato una volta era un ragazzo di tredici anni, l’ultimo a diventare uomo nel villaggio e anche il più piccolo. Immagina di essere quel ragazzo, il giorno in cui arriva la notizia che c’è una tigre assassina che sta depredando l’unico gregge di capre.
Il Racconto della Tigre
Sei furioso. Da molti mesi la siccità brucia la terra. Quel gregge di capre è tutto ciò che impedisce al tuo villaggio di morire di fame.
Sei anche terrorizzato.
C’è solo un modo per sbarazzarsi di una tigre assassina: il villaggio deve organizzare una caccia, trovare la tigre e ucciderla. Ma non sarà facile perché, nel tuo mondo, non c’è niente di più pericoloso di una tigre assassina. Il capo tribù manda un messaggio: tutti gli uomini vengano alla piazza del villaggio e portino la propria lancia. Quando il messaggero arriva alla tua capanna, scuote la testa e si acciglia. Pensa che tu sia troppo giovane per andare. Nel tuo cuore, temi che abbia ragione. Non è nemmeno un mese che sei diventato uomo. Sei basso. Sei magro. Sei debole. Ma nella tua testa sai che il messaggero ha torto. Se il villaggio non ucciderà la tigre, questa ruberà fino all’ultima capra e il villaggio perirà. Tu sai che, per salvare la tua gente, tu e ogni uomo nel villaggio dovete lavorare insieme per uccidere la tigre. Sai perfettamente che potresti non tornare. Mille volte, nella piazza del villaggio, hai sentito la Donna delle Storie ripetere il Racconto della Tigre. Sai che quando una tigre è circondata da uomini con lance, cerca sempre l’uomo più debole e lo attacca. A volte l’uomo uccide la tigre. A volte la tigre uccide l’uomo.
Sei terrorizzato, ma sai che devi andare. Prendi la tua lancia e corri verso la piazza del villaggio. Quando arrivi, il capo villaggio ti sorride e ti grida: coraggio! Tutti gli abitanti del villaggio ti sorridono e ti gridano: coraggio! E poi partite alla ricerca della tigre.
Non dovete andare troppo lontano.
Sentite le urla di una capretta trascinata nella giungla. Sentite il ruggito della tigre. Ogni uomo del villaggio sa cosa deve fare: il Racconto della Tigre è nel vostro sangue. Vi allargate a ventaglio, formando un grande cerchio attorno al punto in cui avete sentito la tigre.
Il capo grida l’ordine di muovervi, e tutti avanzate di dieci passi.
Il capo ordina di nuovo e voi avanzate di altri dieci passi.
Ancora, e ancora, e ancora.
Mentre vi avvicinate alla tigre, il senso di oppressione al petto ti stringe il cuore fino a quando il dolore è insopportabile.
Il capo grida e tu avanzi di altri dieci passi.
Il sudore ti cola sul viso. Il capo grida, e tu avanzi di dieci passi, ancora. Le tue ginocchia tremano così forte che temi di cadere.
Il capo grida e tu avanzi di dieci passi.
Alla fine, un urlo di guerra si eleva da tutti gli uomini. Cento dita indicano una striscia arancione e nera, in alto. La tigre è su un albero e vi osserva con occhi gialli di rabbia. È intrappolata, a cinquanta passi da dove ti trovi tu. Puoi vederla guardare tutto intorno al cerchio, valutare i suoi nemici. È esattamente come l’hai immaginato ogni volta che hai ascoltato il Racconto della Tigre. È esattamente così, solo molto peggio.
Il caposquadra grida e tu avanzi di dieci passi. La tigre ruggisce, così forte che il suono vibra nella tua pancia. Ora è a quaranta passi di distanza.
E sta guardando direttamente te. L’uomo più debole e più piccolo del villaggio. Proprio come nel Racconto della Tigre.
Il destino del villaggio pesa sulle tue spalle fragili.
Il capo grida e tu avanzi di dieci passi.
La tigre ruggisce, è un urlo terribile. Balza giù, fuori dall’albero. Corre dritto verso di te. Lo sapevi che l’avrebbe fatto. Il tempo quasi si ferma. Negli ultimi istanti prima che la tigre ti raggiunga, rivivi i pensieri dell’eroe del Racconto della Tigre. Egli affronta sempre la tigre.
Se ti giri per correre morirai, e anche il villaggio morirà. Affronta la tigre e uccidi o fatti uccidere. Ma affronta la tigre. Aspetta fino all’ultimo momento possibile prima di lanciare. Quindi uccidi la tigre, anche se la tigre ucciderà anche te. Affronta la tigre.
Quel che vuoi davvero è scappare, ma affronti la tigre. Tiri indietro il braccio, stringendo la lancia in una presa sudata.
La tigre si lancia avanti, dritta verso di te, sempre più veloce, gridando la sua furia.
Il tuo corpo vuole disperatamente voltarsi e fuggire.
Tu affronti la tigre e aspetti il momento perfetto.
La tigre balza in aria, e il suo ruggito è come un tuono.
Raggiunge l’apice del suo volo.
Sta arrivando.
Dritto verso di te.
Tu aspetti fino all’ultimo momento possibile.
Lanci.
La tigre si schianta contro di te, facendoti perdere i sensi.
Il tuo ultimo pensiero prima che cada l’oscurità è: l’ho già fatto prima. L’ho già fatto migliaia di volte, prima.
Quando ti svegli, ti pulsa la testa e hai male dappertutto, e tutto ciò che riesci a sentire è un suono di tamburi, balli, banchetti e grida festose.
Sei tornato al villaggio.
È notte fonda.
Il villaggio sta festeggiando, la tigre è morta.
E tu hai salvato il villaggio.
La gente si accorge che sei sveglio. Il capo del villaggio chiede silenzio. Tutto il villaggio si raccoglie intorno a te.
E la Donna delle Storie racconta il Racconto della Tigre.
E tu sei l’Eroe.
Mentre la Donna delle Storie ripete il racconto, ti senti come se stessi rivivendo tutto. Il grande cerchio. Gli avanzamenti costanti. La corsa della tigre. La paura accecante. Il salto finale. Il lancio disperato. La rabbia della tigre morente.
E hai ragione. Lo stai vivendo di nuovo. Ma questa non è la seconda volta che vivi il Racconto della Tigre.
È la millesima volta che vivi il Racconto della Tigre.
L’hai vissuto molte volte prima, nella storia. L’hai vissuto una volta oggi, nella vita reale. Lo stai rivivendo ora, nella storia. E c’è solo una piccola differenza tra la Storia della Caccia e la vera caccia. Nella vita reale il Racconto della Tigre era più spaventoso, ma non molto più spaventoso. Sei stato preparato per la caccia nella vita reale dalle migliaia di volte in cui hai ascoltato il Racconto della Tigre.
Quando la Donna delle Storie finisce il Racconto della Tigre, un grande grido si leva da tutto il villaggio. Il capo del villaggio tira fuori la pelle della tigre che hai ucciso. Te la porta. Te la drappeggia sulle spalle. E gli abitanti del villaggio, a turno, ti sollevano in aria e gridano il proprio grazie a te, per aver ucciso la tigre. E ti rendi conto che questa non è la prima pelle che indossi oggi.
Ogni volta che hai sentito il Racconto della Tigre, sei entrato nella pelle dell’eroe. Hai sentito le sue paure. Hai affrontato la sua tigre. Hai ucciso la sua preda. E oggi, quando hai affrontato la tigre, sei tornato nella pelle di quell’eroe. Sì, hai ucciso la tigre: ma sei stato aiutato.
Anche l’eroe del Racconto della Tigre ha ucciso la tigre. Anche la Donna delle Storie ha ucciso la tigre. Il Racconto della Tigre ha ucciso la tigre.
Perché una Storia è importante
I nostri antenati hanno raccontato storie sulle cose che temevano di più. Come mai? Perché una Storia ti cambia. Una Storia ti rende forte. Una Storia ti rende coraggioso. Una Storia ti dà speranza. Una Storia ti tiene vivo nella notte più buia. Quando ascolti il Racconto della Tigre, è come se vivessi nella pelle dell’eroe, affrontassi le sue paure e uccidessi la tigre.
La storia costruisce una memoria muscolare emotiva. Quando una tigre incrocia la tua strada nella vita reale, hai delle riserve emotive cui attingere.
La Storia insegna alla tribù come sopravvivere. La Storia insegna alla tribù come prosperare. E lo fa da molte migliaia di anni. Ogni essere umano ha un disperato bisogno di storie. Ogni essere umano vuole disperatamente una Storia. Una Storia non è un oggetto di lusso. Una Storia non è un optional. È la Storia che tiene in vita la tribù.
Cos’è una Storia
La Storia è ciò che accade quando attraversi un grande pericolo nella pelle di qualcun altro. E non pensare che “grande pericolo” significhi sempre una tigre. Ci sono altri tipi di pericoli e altri tipi di storie. Il romanzo rosa è il tipo di racconti più venduto nella narrativa moderna: cos’è un romanzo rosa? È la storia di una relazione che sta attraversando un grande pericolo. Un pericolo così grande che la relazione potrebbe benissimo morirne. Un romanzo rosa costruisce in te la memoria muscolare emotiva per mantenere vive le tue relazioni. Ogni tipo di storia costruisce un diverso tipo di memoria muscolare emotiva. La Storia insegna alla tribù come sopravvivere, come prosperare. Qualunque tipo di narrativa tu scriva, essa metterà il tuo lettore nei panni di una persona che sta attraversando un grande pericolo.
Una potente esperienza emotiva
Affrontare un pericolo è divertente: probabilmente c’è una profonda ragione neurologica per questo. Di sicuro affrontare un pericolo ti renderà forte. Affrontare il pericolo ti renderà audace. Ma siamo onesti: affrontare un pericolo nella vita reale è pericoloso. In una caccia alla tigre, ti è concesso di fare uno e un solo errore, sempre. Una Storia è un modo sicuro per affrontare un pericolo. La Storia ti insegna come affrontare le tue paure, come persistere, come continuare a sperare quando non c’è speranza.
Quando non ti resta nient’altro, una Storia ti farà andare avanti.
Una Storia ti insegna a vivere, e fa tutto questo andando in profondità nei tuoi neuroni. La Storia ti insegna a vivere facendoti vivere la vita di qualcun altro. Vedi quello che vedono loro. Senti quello che sentono loro. Fai quello che fanno loro.
Il motivo per cui la Storia va in profondità è perché ti dà una potente esperienza emotiva. Quella potente esperienza è ciò che crea in te la memoria muscolare emotiva di cui hai bisogno per sopravvivere e prosperare. Nella foga della caccia, quando la tigre correrà verso di te, dimenticherai tutto ciò che ti è stato detto. Ma non dimenticherai le cose che hai già vissuto. La storia è come i broccoli al cioccolato. Ha un sapore incredibilmente buono e, allo stesso tempo, ti fa incredibilmente bene. Ecco perché hai un disperato bisogno di Storie. Ecco perché il tuo lettore ha un disperato bisogno di Storie. Ecco perché il tuo obiettivo principale come scrittore di narrativa è dare al tuo lettore l’unica cosa di cui ha disperatamente bisogno: una Storia.
Buongiorno! Sono ancora qui 🙂 Dopo tutto questo tempo? Sempre [cit.]
Di recente ho molto rallentato con l’attivismo, e sono tornata all’unico luogo che riesce ancora a darmi pace. Dentro a un paio di belle storie. Poi è arrivata l’ultima newsletter di Randy Ingermanson con questo articolo e mi è sembrato di doverlo condividere, così l’ho tradotto. Fatemi sapere cosa ne pensate.
Un abbraccio,
Serena
P.S.: in arrivo su questi schermi, se tutto va bene, l’aggiornamento della mia pagina Now (ferma a una vita precedente), e una recensione di Attack on Titan, che si avvia all’epilogo anche nell’anime. Ecco, se c’è un manga/anime/Storia che può raccontare quanto è orribile la guerra, è AoT, una “storia per ragazzini”. Ecco perché ho concluso l’articolo con l’immagine dei Nove Giganti.
Un altro abbraccio, dai, che ce n’è tanto bisogno.
Marco Amato dice
Devo ammettere che appena ho letto: “tigre assassina”, mi si sono rizzati i peli delle braccia. 😛
La tigre segue le sue necessità biologiche, viceversa gli umani, da veri assassini, spesso uccidono per passatempo o convenienza o chissà per quali altre robe. Ma tanto tu queste cose le sai e il buon Randy Ingermanson ancora no. 😛
Per il resto è verissimo, noi siamo le storie che ci raccontiamo. E per noi intendo sia i singoli soggetti, sia le collettività. Non solo noi umani siamo in grado di formulare storie immaginarie, ma siamo pure in grado di crederci. Per noi Sapiens la realtà non è quella che ci appare, ma quella che noi riusciamo a immaginare. Una tigre non erige altari e dona un po’ di cibo perché il creatore delle tigri sia benevolo per una caccia migliore.
Noi sì, e credere alle storie immaginarie ci porta ad astrarre i concetti e da qui a inventare persino il linguaggio. Noi immaginiamo che un albero si chiami albero solo perché gli abbiamo assegnato quel nome. E da astrazione ad astrazione i sapiens si solo selezionati negli millenni e noi oggi siamo i discendenti di coloro che sapevano immaginare di più. Per certi versi, noi sapiens siamo gli animali folli, la specie più folle mai apparsa sulla terra.
Quando mi ritrovo a chiacchierare con qualcuno e gli spiego che la patria non esiste, guardando la terra dallo spazio non c’è scritto questa è Italia, quella è Francia, è una nostra immaginazione; oppure quando dico che il denaro stesso non esiste, se su di una banconota c’è scritto 10 o 50€, un pezzo di carta è l’uno, un pezzo di carta è l’altro; ecco, quando spiego queste cose elementari, cioè che la nostra realtà, quella che a noi pare così vera, è in realtà il frutto soltanto di una nostra immaginazione collettiva, vengo preso per matto.
Cioè noi specie umana siamo folli, crediamo alle cose che non esistono, e chi fa notare che siamo immersi dentro questa meravigliosa bolla, viene preso per matto. Sublime, no?
Questo perché le storie che ci narriamo e che da ingenui scartiamo dicendo questa è vera, questa è falsa, sono la componente più potente della nostra specie sapiens. Quel che voglio dire è che il nostro voler essere scrittori è l’incarnazione stessa della nostra evoluzione come specie.
Voler essere un bancario, un astronauta, o un musicista, significa intraprendere attività belle o brutte che siano, ma voler essere scrittore significa voler succhiare il midollo stesso dell’essenza umana, di una specie animale come le altre, che dipartendosi dall’Africa decine di migliaia di anni fa, a poco a poco non solo ha cominciato a inventarsi storie immaginarie, ma in maniera incredibile ha cominciato a ritenerle pure vere.
Ecco, fatto il mio sproloquio domenicale, torno a lavorare. Ben tornata. 😛
Serena dice
Sapevo avresti capito perfettamente 🙂 Ciao Marco!
Grazia Gironella dice
Ehilà, Serena! Felicissima di risentirti, con tanto di riferimenti ad Attack on Titans (io ed Enri stiamo aspettando che finisca per vederci l’ultima serie tutte insieme). Bello e ben tradotto l’articolo della Ingermanson. Sto riflettendo anch’io sull’utilità delle storie, dopo mesi passati a leggere saggistica. Mi fa venire voglia di tornare a scrivere. Sapere che hai ricominciato mi rallegra oltremodo. 🙂
Serena dice
Ciao cara carissima Grazia! Nei mesi in cui ho fatto altro ho imparato alcune cose, facendo attivismo e frequentando webinar vari. Una di queste è che noi (i Sapiens, intendo) funzioniamo a Storie. Ne siamo così dipendenti, proprio per come è fatto il nostro cervello, che siamo disposti a tutto se qualcuno ci fornisce una storia ben costruita. Nel bene e nel male. Su me stessa ho verificato che una buona storia ha il potere di farmi stare bene e di darmi speranza, per me il bene più prezioso, anche quando nient’altro funziona. Come scrittrice (meglio scribacchina, dai…) sarei onorata di mettermi al servizio di una storia che possa fare del bene a qualcuno, oltre a me che la scrivo. Non so se arriverà mai, avrei da scrivere un seguito ma non lo “sento” come lo sentivo una volta, quindi non so. Intanto picchio sui tasti, e quello che viene viene.
Grazie di essere passata! 🙂
Marco dice
E chi se l’aspettava una sorpresa del genere? Bentornata (finalmente).
Serena dice
Ciao Marco! Mi sento come una che riapre una casa dopo tanto tempo. Non so bene dove posare le valigie, e tutto ha bisogno di una spolverata. Vedremo. Grazie di essere passato 🙂