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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Imparare Scrivener

È quasi NaNoWriMo: una settimana al via!

26 Ottobre 2015 by Serena 14 commenti

Banner NaNoWriMo 2015

Se i sensi intorpiditi del lunedì mattina non m’ingannano, manca una settimana scarsa alla pazzia collettiva più amata dagli scrittori: domenica 1 Novembre a mezzanotte parte l’edizione 2015 del National Novel Writing Month. Lo so che sul pianeta esistono esseri umani che non sanno cosa sia e vivono benissimo lo stesso, ma io personalmente, come un sacco di gente che ama la scrittura, sto cominciando ad andare in ebollizione. Gli scrittori affilano le penne (virtuali e non), arruffano le piume (contro il resto della famiglia: a novembre siamo tutti single senza figli), fanno scorta di cioccolato, caffè e possibilmente idee. La battaglia sarà dura e il premio solo uno: scrivere 50.000 parole di un romanzo in un mese.

Cosa sia esattamente il NaNo lo ha spiegato benissimo Gas in questo articolo, perciò andate a dare un’occhiata. Ne ho parlato anch’io qui l’anno scorso. Quanto a noi, qui a casa De Matteis, sappiate che questa settimana ci si leggerà un po’ più di frequente. Questa settimana mi abbandono all’Ammore: rispetterò l’appuntamento di mercoledì prossimo con il marketing, ma in più vi disturberò arrandom con suggerimenti, idee, paranoie personali – poche – e quant’altro mi passerà per la mente scrittevolmente parlando, sul National Novel Writing Month. C’è tanto da dire e il mio parere è che almeno una volta vada provato, quindi preparatevi.

…anche perché poi, sinceramente, a novembre pensavo proprio di scrivere quelle fottutissime OPS LA PAROLACCIA 1.667 parole al giorno, per arrivare a 50.000. E creare così la prima bozza del seguito di Cristallo. In altre parole, la regolarità di pubblicazione a novembre non sarà garantita; prima di ogni cosa verranno le ******** parole di cui sopra.

Che vi serve per il NaNoWriMo?

Oh, per prima cosa un sacco di motivazione e costanza. E poi qualche giocattolino nuovo, tipo un bel software di scrittura da provare per la prima volta, in modo che lucine colorate, scintilli e promesse miracolose vi facciano sedere volentieri alla tastiera che – credetemi – entro fine mese avrete imparato a odiare.

Il consiglio numero uno è sempre il solito: Scrivener.

Lo sapete, vero, che esiste la versione NaNo? Ora vi spiego come funziona. Scrivener si può scaricare in prova gratuita per 30 giorni non consecutivi di utilizzo. Il che calza a pennello con il mese di scrittura, giusto? In più, contiene un modello di romanzo di 50.000 parole, settato per le 1.667 parole giornaliere. Il che significa che, se non le scrivete, una mano di troll armata di randello esce dallo schermo e vi colpisce duramente sul cranio.

Troll armato

No, dai, non è questo! Però c’è la vostra bella barretta degli obiettivi che, se guardate per aria, resta rossa come un semaforo di Milano. Invece, se scrivete, diventa arancione e poi gialla e poi verde fino a quando il vostro obiettivo raggiunto splende come un prato d’Irlanda. Se alla fine del mese vi siete convinti dell‘assoluta fichezza di Scrivener, potete comprarvelo: se siete tra i vincitori del NaNo, ve lo portate a casa con il 50% di sconto. Se non volete tenerlo, con un paio di click vi esportate le vostre schifez… ehm, il capolavoro che avete prodotto, in un formato a vostra scelta, e smettete di usarlo. Finito così.

Sono talmente innamorata di Scrivener che, senza guadagnarci una zucca vuota, se volete mercoledì sera dalle 21.30 alle 22 vi faccio vedere come si usa, almeno le basi. Funziona così: ci troviamo online con gli Hangouts di Google+. Siccome ci si può incontrare al massimo in otto (me compresa), chi primo arriva meglio alloggia. Per partecipare dovete avere un account Gmail e aggiungermi su Google+, poi io vi mando il link della conferenza. Se siete interessati, andate velocemente qui e scrivetemi. I primi sette sono dentro, gli altri amen.

Volevo parlarvi anche di yWriter, ma non ho più tempo. Ve ne parlo domani o dopo. Buona settimana 😀

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Mappe mentali, le tue idee in libertà

19 Agosto 2015 by Serena 14 commenti

Noi scribacchini abbiamo tutti delle fissazioni, giusto? Come ben sapete, io ho il pallino di Scrivener, ma è ora di confessare la mia seconda mania, sempre made in Literature&Latte. Che poi è figlia di un’altra mania: quella di cominciare le mie riflessioni, creative e non, su uno schermo bianco, lasciando le idee libere di seguire la strada che preferiscono. Le mappe mentali servono a me, non a loro.

Scapple

Scapple - Header

Tra i software per mappe mentali lo metto per primo e senza esitazioni. Ma che cos’è esattamente Scapple? Semplice: è un altro bambino prodigio del genio che ha creato Scrivener, Keith Blount. Scapple, essendone il fratellino minore,

  • è perfettamente integrato con Scrivener: le mappe mentali si possono importare, esportare e convertire in vari formati;
  • ha la stessa flessibilità di Scrivener. Pur avendo molte funzioni interessanti e potenzialità (quasi) infinite, siete voi a decidere quali e quante usarne e come, a vostro gusto.

Il mio consiglio, però, è di perdere un po’ di tempo sul tutorial, per entrambi i programmi, e imparare bene a sfruttarli. Se no è come avere in garage una Ferrari e rifiutarsi di farla correre.

In questi giorni di vacanza sto scrivendo il mio piano marketing e sto usando, appunto, il sistema delle mappe mentali. Mi viene estremamente semplice aprire una mappa vuota, scrivere l’argomento di cui mi sto occupando al centro dello schermo, rifletterci su a ruota libera e annotare tutto ciò che mi passa per la testa. Quando mi sembra di avere finito, dispongo i contenuti gerarchicamente secondo la logica più utile in quel momento. Ho una mappa organizzata in ordine cronologico – attività dalla più alla meno urgente – e un’altra divisa in aree tematiche. Il principio è che nella prima fase ci butto dentro di tutto, inclusa roba che so di dover cancellare in seguito. Ma così sono sicura di non perdermi niente per strada.

Mappa mentale Social Media
Un pezzetto del mio piano marketing

Ho utilizzato le mappe mentali anche per (tentare di) risolvere un problema del romanzo. Ma di questo vi parlerò molto presto in un articolo a parte. Per farla breve, ho dovuto inserire un nuovo personaggio: quindo ho aperto una mappa nuova, ho scritto un nome al centro, nei colori che più gli si addicevano, e ho cominciato a buttar giù tutto quello che “vedevo”.

Scapple, come Scrivener, è anche molto elegante. Una volta che avete formattato le note come preferite, potete salvare le impostazioni ed esportarle in nuove note. Preciso che il programma usa il termine «notes», appunti, e non «mind maps», mappe mentali.

Per il mio piano marketing avrei potuto usare Powerpoint o anche Scrivener stesso, ma io sono sempre stata una studente “visuale”. Le mappe hanno di bello che sono molto leggibili e si possono stampare e appendere in giro, come promemoria o stimolo (a proposito, cari Autori 2.0, avete già scritto il vostro piano marketing?).
Scapple non è gratuito, ma costa solo 14,99 USD. Si può scaricare la versione di prova, che ha tutte le funzionalità e dura per trenta giornate di utilizzo effettivo (cioè, se lo usate una volta al mese vi dura trenta mesi, se lo usate tutti i giorni vi dura trenta giorni). Io ho ancora qualche giorno di prova da sfruttare, ma alla fine acquisterò senza pensarci due volte. Perché mi sono innamorata, e al cuor non si comanda.

XMind

Se Scapple è l’amore della mia vita, XMind è l’amante ufficiale. Mentre Scapple brilla per flessibilità e possibilità di personalizzazione, XMind è un po’ più rigido; in compenso, offre una serie di bellissimi modelli preformattati e, esaminandoli, vi fate praticamente un piccolo corso di marketing gratuito. Lo trovo più “accademico” di Scapple, ma più rapido ed efficiente se dovete solo prepararvi per esporre dei concetti. E infatti io lo utilizzo per preparare le mappe mentali del Laboratorio di Scrittura.

La Storia e le sue Parti
Introduzione alla struttura in tre atti

XMind ha una versione gratuita che dura per sempre e che a me è più che sufficiente. Ma, fissata come sono per i software di scrittura – anche quelli per la lista della spesa – stavo per comprarmi la versione Pro. Che costa 73 Euro, sigh, ma vi porta anche il caffè. Diciamo che se per vivere facessi l’insegnante invece che la venditrice-markettara , lo comprerei senza pensarci due volte. Un difetto: Xmind non si esporta facilmente. Per trasferirlo comodamente in ogni formato dovete avere la versione Pro. Se no, si può fare ma bisogna un po’ adattarsi.

MindMup

E questo è il mio terzo favorito. Che oltre all’interfaccia piacevole, all’agilità e alla facilità di esportazione delle mappe, ha la pregevole caratteristica di essere online e quindi accessibile da tutti i vostri dispositivi.

Perché non uso questo, visto che è così meritevole? Principalmente perché niente batte la flessibilità di Scapple, e in questo momento per me è più importante la flessibilità di utilizzo piuttosto che la portabilità. Non ho sempre una connessione disponibile e lavoro molto con Scrivener, quindi per gli altri software è un battaglia persa fin dall’inizio. Ma MindMup è eccezionale, e vi piacerà in modo particolare se conoscete e utilizzate i principali sistemi di cloud storage, come Dropbox e Google Drive. Da provare, senza ombra di dubbio.

Una citazione doverosa: Freemind

Logo Freemind

Questo è un programma che io ho abbandonato per alcuni piccoli – non solo miei – problemi di usabilità. Per esempio, lo spostamento delle varie parti della mappa non è immediato come in altre interfaccia utente. Ma visto che parliamo di mappe mentali non posso non citarvelo, e si tratta in ogni caso di un ottimo programma: voi potreste trovarvi meglio di me, quindi vi consiglierei in ogni caso di provarlo.

È un software open source – come Open Office o LibreOffice, per capirci – estremamente diffuso, che ha un grosso merito: al contrario di quel che succede, per esempio, in XMind, le mappe in Freemind si esportano molto facilmente in pdf e nei principali formati immagine. Io non lo uso più, ma se non volete spendere è un’ottima alternativa. Se leggete l’inglese, non perdetevi l’articolo di Wikipedia che ne illustra i pregi.

E voi? Usate le mappe mentali? Le create su PC o alla vecchia maniera, con carta e penna?

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Pianificare un romanzo: la terza regola della scrittura

13 Aprile 2015 by Serena 21 commenti

Mille modi di pianificare un romanzo con Scrivener

Lo sapete come funzionano le «mie» regole, vero? Lo ricordo di nuovo, a beneficio di chi passasse di qua per la prima volta: non sono mie. Sono le regole che un piccolo squadrone di grandi scrittori, intervistato dal Guardian, ha stilato a beneficio degli autori emergenti. Io mi limito a procedere con metodo rigorosamente scientifico: esamino tutte le regole di tutti gli scrittori intervistati ed estraggo solo quelle che si ripetono con forza, assumendo che se più di un professionista ripete, anche in forma diversa, la stessa regola o consiglio, c’è probabilmente una solida ragione.

Solo che questa volta ho barato.
Ero sicura che, tra le varie regole, avrei trovato qualcosa su come e perché pianificare un romanzo.

Così ho setacciato da cima a fondo l’articolo, tutte e due le parti, usando anche la funzione di ricerca di Word. Ho inserito «outline»: risultato, zero. Ho riprovato con «structure»: zero, di nuovo. Ho tentato allora con «plan» e, scartando una regola di Margaret Atwood che ci ricorda che gli scrittori non hanno un piano pensionistico (no, non è un argomento secondario: ci scriverò su un post!), ecco i due soli risultati ottenuti:

Rose Tremain
5 When an idea comes, spend silent time with it. Remember Keats’s idea of Negative Capability and Kipling’s advice to “drift, wait and obey”. Along with your gathering of hard data, allow yourself also to dream your idea into being.

(Quando vi viene un’idea, cercate di trascorrere del tempo in silenzio con essa. Tenete a mente il concetto di «Capacità Negativa»* di Keats e il consiglio di Kipling di «lasciar andare alla deriva, attendere e infine obbedire».** Mentre raccogliete i vostri dati, concedetevi anche di sognare la realizzazione della vostra idea.)

6 In the planning stage of a book, don’t plan the ending. It has to be earned by all that will go before it.
(Nella fase di pianificazione di un libro, non pianificate anche la conclusione. Deve essere ottenuta estraendola da ciò che viene prima.)

7 Respect the way characters may change once they’ve got 50 pages of life in them. Revisit your plan at this stage and see whether certain things have to be altered to take account of these changes.
(Rispettate il modo in cui i vostri personaggi potrebbero cambiare quando hanno almeno cinquanta pagine di vita. Rivedete la vostra pianificazione, a questo punto, e verificate se alcune cose devono essere modificate per tener conto di questi cambiamenti.)

Sarah Waters
4 Writing fiction is not “self-­expression” or “therapy”. Novels are for readers, and writing them means the crafty, patient, selfless construction of effects. I think of my novels as being something like fairground rides: my job is to strap the reader into their car at the start of chapter one, then trundle and whizz them through scenes and surprises, on a carefully planned route, and at a finely engineered pace.

(Scrivere narrativa non è né un modo di esprimere se stessi, né una terapia. I romanzi sono per i lettori, e scriverli comporta la paziente, abile, disinteressata costruzione di risultati. Io penso ai miei romanzi come a qualcosa di simile alle giostre di un Luna Park: il mio lavoro consiste nell’agganciare il lettore al suo sedile all’inizio del capitolo uno, quindi farlo rotolare e sfrecciare attraverso scene e sorprese, su un percorso attentamente pianificato, ad un ritmo progettato fin nei minimi passaggi.)

Dunque solo due autori su una trentina di intervistati hanno parlato di pianificazione, e neanche in modo diretto. A rigor di logica, dovremmo concludere che «pianifica», anzi, «Pianifica!», come lo scriverei io, non è una regola, ma solo la fissazione principale di chi scrive.
In realtà la spiegazione è un’altra, secondo me: che la regola di pianificare prima di partire in quarta con la scrittura è talmente importante che non è nemmeno necessario riperterla. È scontata.

E allora ho barato, e la terza regola l’ho inserita io di prepotenza: perché secondo me, che lo si dica o no, prima di scrivere bisogna pianificare. A livello (quasi) maniacale.

C’è ancora in giro qualcuno che crede che si debba scrivere solo quando si ha l’ispirazione? Io credo di no. Forse qualche fangirl tredicenne che, giustamente trascinata dal proprio risveglio ormonale, scrive una fanfiction sugli One Direction: là sì che è tutta ispirazione. Tutti gli altri, autori affermati, emergenti e vie di mezzo, sanno che la scrittura richiede un minimo di disciplina, e che la disciplina necessaria è direttamente proporzionale al livello di risultati che si desidera ottenere. E che, per riuscire a scrivere anche senza il dono divino dell’ispirazione, è necessario sapere, anche in maniera sommaria, dove si sta andando a parare.

Pantsers e Planners

Nelle chiacchiere tra scrittori si fa a questo punto l’esempio di Stephen King, portabandiera suo malgrado di tutti i pantsers***, che partirebbe in quarta con la scrittura forte solo di un’idea, nata di solito da un sogno o da un incubo; gli outliners o planners***, allora, rispondono citando Robert Ludlum, che cominciava a scrivere solo dopo aver creato sinossi monumentali e dettagliatissime. Volete fidarvi di una divoratrice di blog di scrittura, articoli, riviste, interviste e chi più ne ha più ne metta? Gli scrittori professionisti o semi-professionisti dicono quasi tutti che, partendo senza pianificazione, spesso hanno dovuto fermarsi e ricominciare da capo, dopo avere sbattuto via una considerevole quantità di tempo ed energie in una storia che non andava da nessuna parte. La scrittura è appiccicosa, dice Giulio Mozzi, nel primo video di una bella ed utile serie creata per l’Iprase di Trento. Non vale la pena lavorare su qualcosa che è solo su un’idea, credendo di avere una storia. Il concetto è, di nuovo, quello di evitare un doloroso ed inopportuno spreco di tempo.

Quelli che... pianificare un romanzo è tutto
Quelli che… pianificare  è tutto

Mentre abbiamo numerosi esempi di pantsers che si sono poi convertiti alla pianificazione, non ho notizie del contrario. Ho notizie, invece, che un’eccesso di pianificazione possa paralizzare, questo sì. Lo stesso Randy Ingermanson, il celebre autore e creatore dello Snowflake Method – quindi di un metodo molto strutturato, finalizzato alla creazione di una sinossi operativa – raccomanda che ciascuno trovi il sistema che funziona per se stessi; una schematizzazione troppo rigida può impedire l’insorgere della parte più bella dello scrivere, secondo me, quello stato che viene chiamato «the zone» o «the flow», una specie di beatitudine di questa terra. Chi l’ha provato sa di che parlo: credo sia come la totale immersone dei bambini nel gioco, la serenità del meditante, la concentrazione del pittore, del fotografo, dello scrittore per l’appunto. Essere lì, e basta, dentro a ciò che si sta creando. Nel caso peggiore, troppa pianificazione può paralizzare.

La mia esperienza personale è simile a quella della maggioranza: solo una volta ho scritto senza pianificare, e si trattava di un racconto, 3.850 parole in tutto. Una scena scritta tutta d’un fiato perché conoscevo con precisione millimetrica il mio punto d’atterraggio. In tutti gli altri casi, ho lavorato su traccia. Per il mio lavoro più consistente, 120.000 parole per 40 capitoli, sono partita in quarta, ma mi sono dovuta fermare attorno al sesto capitolo per redigere una sinossi. In seguito, per scrivere i capitoli, prendevo un pezzo di sinossi, lo incollavo in cima al foglio di Word e da lì cominciavo a lavorare.
La storia che per ora chiamo “Cristallo”, il mio lavoro in corso, era morta e sepolta per mio disgusto personale. Non funzionava, non funzionava e basta. Ma evidentemente è una storia che ho bisogno di raccontare, perché non mi dava pace. L’ho salvata – almeno per me, poi spero piaccia anche a chi la leggerà – lasciandola dormire per un po’ e poi scrivendone la sinossi operativa. Definendo i personaggi. Ragionando sul conflitto principale, o meglio, sulla (tragica) mancanza, nella prima versione, di un conflitto sufficiente a sostenere la narrazione. Ho applicato alla lettera il metodo di Ingermanson. Struttura e pianificazione sono le medicine che hanno rianimato “Cristallo”. Perché, comunque vada, io quella storia ho bisogno di finirla, e adesso mi sento in grado di farlo.

Come e perché pianificare un romanzo

Come si fa a pianificare? È un discorso così importante, nella parte pratica, che si meriterà qualche post dedicato solo a quello *appare il cartello COMING SOON*. Poi ognuno di noi ha un suo metodo, suppongo, ma per chi desidera – nel frattempo – confrontarsi con un po’ di teoria, io avrei qualche suggerimento.

Il numero uno in assoluto secondo me è Randy Ingermanson, che ho già ricordato, con il suo Snowflake Method.

Il metodo del fiocco di neve per pianificare un romanco

Lo citano ovunque, anche a spanne e malamente, purtroppo: recentemente ho letto un articolo (italiano) secondo il quale con il suo metodo si programma un romanzo in meno di una settimana. Niente di più falso, si tratta di più tempo e anche di tanto duro lavoro, ma ne vale la pena. Se leggete l’inglese, questa è la pagina originale nella quale si spiega lo Snowflake Method. Di Ingermanson ci sono anche, sempre in inglese, Writing Fiction for Dummies e How to write a novel using the Snowflake Method, ottimi approfondimenti, ma l’essenziale sul metodo lo trovate nel sito di Randy: è disponibile gratuitamente nonostante l’altissimo valore intrinseco, e questo spiega perché AdvancedFictionWriting.com  abbia qualcosa come un migliaio di visitatori al giorno.

Edit del 21/4/2015: stufa di leggere versioni approssimative (per essere gentile) del Metodo, ho chiesto il permesso a Randy Ingermanson e ho tradotto integralmente il suo articolo. Trovate la traduzione qui e anche qui.

Subito dopo Randy, in uno stile più discorsivo e amichevole ma altrettanto utile, suggerisco l’ottimo Outlining your Novel di K.M. Weiland, che è pubblicato assieme ad un manuale pratico, e della stessa autrice Structuring your Novel, focalizzato sulla struttura – un’altra delle mie fissazioni.
Se, purtroppo, avete cominciato a scrivere senza pianificare, siete impastati e non riuscite ad andare avanti in nessun modo, il libro che fa per voi è Nail your Novel di Roz Morris, molto concreto, estremamente pratico, utile non solo per creare un romanzo da zero ma anche per partire al salvataggio di romanzi moribondi.
Li ho letti tutti? Certo che sì!

Pianificare un romanzo con Scrivener

Non posso non concludere con il mio amatissimo Scrivener, software per scrittori nato apposta per chi desidera pianificare un romanzo (ma utilissimo all’occorrenza anche a chi odia pianificare). Seguite il link, scaricate la demo gratutita per trenta giorni di utilizzo effettivo, e verificate personalmente quanto è semplice organizzare le parti di un romanzo, per esempio sulla lavagna virtuale.

Io sono in debito con Salvatore di un template, quello che ho creato io stessa per mio uso personale. Non gliel’ho mandato subito perché era un filino troppo carico, in quanto io sono nata pignola e morirò con un DOC diagnosticato. Troppa roba. Lo sto  “ripulendo” e ci sto scrivendo su un articolino che, a dio piacendo, leggerete sul blog verso la fine di aprile, con tanto di tutorial.

Concludo insinuando che secondo me anche the King pianifica, e che a mio parere son tutte balle che scriva così a crudo, perfino lui 😛 Posso credere, al massimo, che abbia talmente interiorizzato le strutture narrative e un metodo di lavoro, tanto da non avere più necessità di mettere tutto nero su bianco.

E voi, che metodo utilizzate? Avete letto qualcuno dei manuali che ho citato? E raccontatemi anche, se ce l’avete, qualche aneddoto interessante su come lavorano i grandi scrittori, che quelli non bastano mai (né gli aneddoti, né i grandi scrittori).

Note

* La «Capacità Negativa» di Keats consiste, in soldoni, nella capacità di accettare una vita senza certezze. Questo breve articolo mi sembra la spieghi in modo interessante. Se no, googlatela che vien fuori subito.

** La citazione completa di Kipling suona così:  When your Daemon is in charge, do not try to think consciously. Drift, wait, and obey  (Something of Myself for My Friends Known and Unknown, ch. 8, 1937.)

***I pantsers sono gli improvvisatori, quelli che scrivono on the seat of their pants; gli outliners, o planners, sono quelli che programmano tutto, come me. Qui una definizione articolata, e anche i badge.

****Gli altri articoli della serie sulle regole della scrittura li trovate qui, qui e qui.

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Creare una sinossi con Scrivener

27 Gennaio 2015 by Serena 4 commenti

Piano piano, ma si va avanti.

Il lavoro di sistemazioni delle varie parti di Cristallo è terminato, e ciò che ne è uscito ha tutta l’aria di una struttura definitiva. Io uso Scrivener, come ormai sanno anche i sassi, e per spostare-sistemare-tagliarecucire i brani ho usato la «lavagna di sughero», come ho descritto in questo post.

Ora che la sequenza è a posto, ho voglia di scrivere una sinossi definitiva che mi servirà per un’ultima verifica: voglio leggere tutto d’un fiato il racconto dei fatti nudi e crudi e vedere se il tutto scorre bene, in modo consequenziale. Come procedere? Devo rileggere pezzo per pezzo e riassumere, o posso procedere in un modo più rapido?

Creare automaticamente una sinossi

Ancora una volta Scrivener è di grandissimo aiuto. Esiste infatti un modo di estrarre

[Leggi di più…] infoCreare una sinossi con Scrivener

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Editing Strutturale con Scrivener

5 Gennaio 2015 by Serena 7 commenti

Il primo giorno del 2015 ho cominciato, come previsto, l’auto-editing della mia “Cristallo”. A proposito, la storia si chiama “Cristallo” perché io dentro di me la conosco così, ma non è affatto detto che avrà lo stesso nome quando sarà pronta per essere letta. Vedremo.

Comunque, tornando a noi, dopo avere terminato la prima stesura ho lasciato passare un mese intero e ora, finalmente, sono pronta. Il mese di pausa è assolutamente necessario per recuperare una visione più fresca di quel che ho prodotto; se si tratta di racconti o di testi brevi mi può bastare una settimana o anche solo qualche giorno, ma nel caso di un manoscritto di 100.000 parole circa il mese, secondo me, deve passare tutto e forse ancora non basta. Il meccanismo è quello di “dimenticarsi” di ciò che si è scritto per vederlo il più possibile con occhi nuovi, ed è lo stesso per il quale potete riguardare un film, o rileggere un libro, dopo un po’ tempo dalla prima volta, e godervelo lo stesso se non addirittura di più, perché scoprite nuovi elementi, nuove sfumature, punti di vista alternativi.

Voglio mettere il massimo impegno in questo lavoro di revisione. Lo considero importante quanto la prima stesura. Parto dall’idea che la prima versione di ogni mio lavoro sia sempre inguardabile, anche se magari non lo è, e non la sottoporrei così com’è nemmeno ai miei beta-reader più affezionati, perché ho troppo rispetto per il loro tempo. Quello che ricevono di solito, e riceveranno anche stavolta, sarà il massimo a cui posso arrivare con i miei mezzi. Oltre alle mie possibilità, ci sarà forse – vedremo – l’intervento di un editor professionista. Ma non ne sono ancora sicura, e in ogni caso anche l’eventuale professionista riceverebbe un testo già revisionato al massimo delle mie capacità.

(per un esempio di processo di editing di un autore auto-pubblicato, leggete qui. Se non leggete l’inglese ma siete interessati, fatemelo sapere e vi farò la traduzione)

Nell’articolo di Joanna Penn che vi ho linkato sopra, il primo passaggio suggerito è quello di una revisione strutturale, e mi trova completamente d’accordo. Non avrebbe alcun senso fare un editing riga per riga, riscrivendo frasi intere, quando non si è ancora sicuri della posizione che avranno le diverse parti del testo oppure, peggio ancora, non si sa nemmeno se quelle parti sopravviveranno al machete. Perché non so voi, ma io quando edito vado giù pesante. Taglio senza pietà, e disgraziatamente mi succede assai spesso di chiedermi “e questo pezzo che ci sta a fare? e quest’altro a cosa serve? e questo, ma dove avevo la testa?” e via di questo passo.

Dunque, prima di tutto la struttura. “Prima di tutto la struttura” è il mio mantra: vale in fase di creazione della storia, vale in fase di editing.

La narrazione in linea, divisa nei tre atti classici
Uno schema di struttura in tre atti

La buona notizia nel mare di lavoro “sporco” che ho davanti a me è che, usando Scrivener, la revisione strutturale sarà relativamente semplice, nel senso che mi sarà risparmiata, per fortuna, tutta quella parte di apricartella-apridocumento-aprineunaltro-tagliadauno-incollanellaltro-doveèfinitoil pezzo-maquestolhogiàfatto-okciriprovo che tocca a chi usa un normale editor di testi, tipo Word per intenderci. Il concetto alla base della creazione di questo software, pensato da uno scrittore per gli scrittori, è che ogni “pezzo” di testo può essere gestito in modo indipendente ed essere sia “genitore” (quindi, avere sotto-documenti) che “figlio” (quindi, essere inserito gerarchicamente sotto ad un altro documento) che “parente” (quindi, essere collocato sullo stesso livello strutturale di uno o più altri documenti). È un’innovazione importantissima perché rende estremamente semplice lo spostamento, l’unione e la divisione di ogni unità di testo fino alla realizzazione della struttura finale del libro. Non vi è un limite al numero di livelli che si possono gestire; questa flessibilità può interessare poco a un autore di fiction, che di solito ha da uno a tre livelli (parti, capitoli e scene), ma diventa estremamente interessante se, per esempio, si deve scrivere una tesi di laurea.

Nemmeno queste, però, sono le caratteristiche che rendono le prestazioni di Scrivener insuperabili in fase di revisione. Ecco il vero jolly: il software ha una modalità di visualizzazione “lavagna di sughero” (corkboard) sulla quale ogni documento appare come una scheda di cartoncino, e in questa modalità si ha una perfetta visione d’insieme dell’opera con tutte le parti al posto desiderato. La sequenza delle schede è chiarissima – si può perfino vederle virtualmente impilate una sull’altra – e può essere modificata trascinando le schede stesse con il mouse o con le scorciatoie da tastiera. Ogni scheda, poi, può essere contrassegnata con colori, scritte trasversali, un titolo e una sinossi del contenuto, così che il colpo d’occhio è davvero completo.

Io sono partita da una situazione iniziale in cui avevo un progetto Scrivener diviso in “beats” (sì, mi sono ispirata alle tecniche della sceneggiatura. Il testo più divertente ed immediato? Questo, senza dubbio, disponibile anche in italiano). Un “beat” è un momento fondamentale della trama ed io, usando quelli di Blake Snyder, il concetto base di struttura in tre atti e anche un po’ il metodo del fiocco di neve , mi sono creata i miei, che in Scrivener apparivano inizialmente come documenti e sono poi stati trasformati in cartelle con dentro altri documenti; una delle tante possibilità offerte da questo software geniale.

Il mio desktop con Scrivener aperto in modalità "struttura"
Cristallo in modalità “struttura” al 30-11-14

All’inizio della revisione, il primo lavoro che ho svolto è stato quello di riportare ogni documento allo stesso livello strutturale (li avevo etichettati come “scene”), eliminando le cartelle. Scrivener offre la possibilità di scrivere brani isolati, anche piccolissimi, che io in questa fase ho unito tra loro o spostato al posto giusto, con la massima libertà. Ho diviso altri brani più grandi dove necessario. Alla fine mi sono ritrovata con una cosa di questo genere:

Il mio desktop con Scrivener aperto in modalità "lavagna"
Le scene di “Cristallo” già suddivise in capitoli, sulla lavagna di sughero

Con la visione generale sotto gli occhi, ho controllato che i punti strutturali previsti durante la progettazione della storia fossero presenti e sviluppati. Non mi sono soffermata molto sui contenuti e sulla dinamica della narrazione, perché ho cercato di risolvere questo tipo di problemi ben prima di cominciare a scrivere. In altre parole, a domande come “Il conflitto è sufficientemente forte? La posta in gioco è abbastanza alta da interessare il mio lettore ideale? Gli eventi narrati sono necessari a far progredire la storia?” ho già risposto quando ho riflettuto sulla trama; sarà quindi un editor professionista, eventualmente, a fornirmi altri elementi di riflessione o a farmi notare le debolezze di cui io non mi sono accorta. Per il momento più di così non posso fare, quindi sono passata alla suddivisione in capitoli.

Ho cominciato ad accorpare delle scene in capitoli (c’è un comando molto semplice che permette di unire tra loro i documenti nell’ordine desiderato) facendo attenzione che ogni capitolo contenesse un elemento “forte” – un conflitto – e che vi fosse un momento di massima tensione con un successivo calo. Faccio in modo che ogni capitolo non superi le 3.000 parole in tutto, perché secondo me è la misura “giusta”: raramente ne ho scritti di più lunghi, mi pare che per una sequenza narrativa 3.000 parole siano più che sufficienti (ma questa è una mia scelta istintiva). Dove aveva senso farlo ho lasciato dei cliffhanger alla fine dei capitoli: li conservo se suonano “naturali”, per esempio se il capitolo successivo sarà un seguito di quello che termina, perché mi va benissimo che il mio lettore senta la necessità di leggere un capitolo in più invece di chiudere il libro. Però mi interessa di più una conclusione armoniosa che un cliffhanger a tutti i costi.

Ecco, questo è lo stato dell’arte. Sono a circa due terzi della mia suddivisione definitiva in capitoli, dopodiché entrerò nel merito di ogni capitolo. Ed entrerà in azione il machete.

Suggerimenti che secondo me potreste portar via dalla lettura di questo post?

  1. Provate Scrivener. Io non sono affiliata e nessuno mi ha mai chiesto di fargli pubblicità, né ci guadagno una ceppa a segnalarvelo. Però se una cosa funziona bene posso diventare anche ossessiva nel consigliarla a parenti ed amici, quindi ripeto: dategli una possibilità. Scrivener è nato per Mac ma esiste anche per PC e anche in italiano. Potreste scaricare la versione di prova, che vale per 30 sessioni di lavoro, e poi decidere se acquistarlo. Acquistatelo.
  2. Prima di entrare nella rilettura dei vari brani, qualunque sia il metodo che avete scelto, ricontrollate la struttura. Solo dopo procedete con le questioni di stile, la grammatica, lo spelling, la punteggiatura eccetera. Non fate del lavoro inutile, non perdetevi dietro ai dettagli se il quadro generale è ancora nebuloso.
  3. Divertitevi: anche l’editing è una forma d’arte. Michelangelo, secondo me, direbbe che è il livello intermedio tra la prima forma rozza data al blocco di marmo e la cartavetrata finale. È quando viene scolpito il ricciolo della barba del Mosè, la gobbetta sul naso, la ruga degli occhi che rende l’intensità dello sguardo. E chi sono io per dare torto a Michelangelo?

Volete leggere un’anteprima di Cristallo, o scoprire come scrive questa scribacchina?

Fate un giro qui 🙂

 

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