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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Buone idee

Che cosa significa “passione”?

31 Ottobre 2017 by Serena 18 commenti

Il consiglio di seguire la tua passione

Il pezzo che segue è una libera traduzione di questo articolo di Jane Friedman.

Ecco una parola che ho eliminato più che potevo dal lessico che utilizzo per dare consigli e informazioni agli scrittori. Esistono infiniti libri e corsi che consigliano alla gente come trasformare la propria passione in un lavoro a tempo pieno e incontro molti scrittori che dicono di tornare alla loro “passione per la scrittura” (finalmente) dopo lunghe carriere in affari, finanza, immobiliari, legge e altre professioni comunemente scelte per la stabilità finanziaria. Eppure, allo stesso tempo, questi scrittori mi chiedono se valga la pena di continuare a perseguire questa passione. Cercano una sorta di validazione esterna che non stanno perdendo il loro tempo.

Se chiamiamo questa cosa passione, il termine è corretto?

Ho anche incontrato molti che non sembravano in grado di fare altro che scrivere, a scapito della loro salute, delle loro famiglie e/o della stabilità finanziaria a lungo termine. Prendono cattive decisioni in cambio di poco o niente, per “diventare uno scrittore” o essere riconosciuti come tali. Questi non riesco a scoraggiarli. Se chiamiamo questa cosa passione, il termine è corretto?

Ci sono anche persone che si presentano alla loro scrivania ogni giorno e trattano la scrittura come una professione, che sono disposti a piegarsi alle esigenze del mercato, a essere imprenditoriali e accertarsi di guadagnare x dollari all’ora. Se chiamiamo questa cosa passione, il termine è corretto?

Nello studio della filosofia Zen, agli studenti vengono assegnati dei koan– un puzzle o un problema da risolvere – che ha lo scopo di portare consapevolezza o letteralmente svegliarvi alla vera natura della vita. Probabilmente hai già sentito un koan anche se non riconosci la parola. Un koan famoso: “Qual è il suono di una mano che applaude?” Un koan mio, che è rimasto nella mia mente nell’ultimo decennio: “Che cos’è la passione?” E anche: “Qual è la mia passione?” Sono giunta alla conclusione che non ho una passione. Avendo probabilmente ascoltato troppo Alan Watts, non sono stata sorpresa della risposta, forse perché Watt ti incoraggia a rimuovere ogni strato del tuo essere per trovare te stesso, per aiutarti a capire che non c’è nessun “altro” – la convinzione buddhista che non c’è un “sé” da trovare.

Ecco in parte perché evito la parola “passione”. È un ottimo modo per alimentare l’ansia: cosa succede se non sto perseguendo la mia passione? Non dovrei perseguirla? Ma questa è davvero la mia passione? Che cosa succede se fallisco nella mia passione? E nell’attuale momento culturale, la parola è diventata sempre più pregna di significato: ha la sfumatura di un giudizio di valore, che ci sia qualcosa di sbagliato se non hai scoperto la tua passione e non hai trovato il modo di farne un lavoro. La ricerca capitalista della passione è la nuova forma orribile dell’illuminazione che ci viene chiesto di perseguire.

Non è necessario essere buddhisti per apprezzare quella saggezza e mettere da parte questa particolare ansia. Se non hai una passione, potresti essere più vicino di chiunque altro alla verità di chi e cosa sei.

Tuttavia, mi sono sempre sentita piuttosto noiosa mentre affrontavo le domande quintessenziali di un intervistatore che cercava la storia d’origine, ad esempio: quando hai scoperto di essere uno scrittore? Hai sempre voluto lavorare nell’editoria? La verità è questa: non ne ho idea. Ci sono stati fatti ricorrenti. Le circostanze e le coincidenze fortunate determinano gran parte dei primi anni di vita. Ho riconosciuto i miei punti di forza e su quelli ho costruito. Quando ho fallito, il fallimento non è stato così importante quanto i passi successivi che ho fatto.

Lasciate perdere la passione e puntate invece sulla consapevolezza.

Chiedetevi:

  • Che cosa stai evitando? (C’è una ragione, e non sentirti colpevole per questo)
  • Quale attività o interazioni aspetti con gioia e anticipi quando puoi? Di quali vorresti di più?
  • Quali attività o interazioni tratti come prioritari su base giornaliera?
  • In quali attività potresti perderti? (perché il tempo si ferma e sei nel “flusso”) Queste domande mi hanno spianato la strada verso una vita più felice e più soddisfacente.

(per qualche altro pensiero sul rapporto tra creatività e vita lavorativa, potete leggere questo articolo: Come fare quello che ami e fare anche soldi.)

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Come fare quello che ami e fare anche soldi

28 Aprile 2017 by Serena 16 commenti

Il problema:

Le persone con un lavoro ben pagato mi chiedono consiglio perché vogliono smettere di lavorare per diventare artisti a tempo pieno.

Ma gli artisti a tempo pieno chiedono il mio consiglio perché trovano che sia impossibile fare soldi con l’arte.

(Definiamo “arte” come tutto ciò che fai per esprimerti, anche solo il blog o qualsiasi altra cosa). [Leggi di più…] infoCome fare quello che ami e fare anche soldi

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81 consigli di Marketing Editoriale che funzionano, e perché seguirli

30 Settembre 2015 by Serena 22 commenti

Il marketing, per me, è una doppia passione.

È una passione in sé, perché lo considero il mezzo per regalare il successo a un buon prodotto. Da buona commerciale, apprezzo una campagna promozionale ben fatta; la si può considerare una forma d’arte, perché richiede fantasia, creatività, intuizione, empatia.
È una passione “indiretta”, perché il marketing editoriale o book marketing è, credo, l’unico mezzo che ho – botta di kiulo a parte – per far conoscere e leggere le mie storie.
Ecco perché divoro, fino a ingozzarmi, tutto il materiale che mi capita fra le mani, che si tratti di web marketing o più specificamente di marketing per autori, ed ecco perché mi diverto un sacco a condividere con voi la roba buona.
Sapete che leggo molto con le orecchie, perché di solito i miei occhi e le mie mani sono impegnati a guidare, e tra i podcast che seguo c’è quello di Shawn Manaher di Book Marketing Tools.
Il podcast di Book Marketing ToolsIl ragazzo parla un inglese molto comprensibile e ricapitola con frequenza i concetti principali, perciò se ve la cavate con l’inglese vi consiglio di iscrivervi al podcast e ascoltarlo direttamente, ne vale la pena. In più, se vi registrate alla lista di Manaher, lui vi omaggia di una lista di controllo per il vostro piano marketing. Io l’ho guardata e vi assicuro che, se non avete voglia di sbattervi a mettere giù un vostro personalissimo piano marketing , questo va più che bene, anzi, siamo ben oltre la sufficienza.
Quest’estate Shawn ha lanciato una serie che ha acchiappato la mia attenzione.
Allora, il web pullula di consigli di marketing partoriti da esperti o pseudo tali; si fanno soldi consigliando agli altri come fare soldi, si ottiene popolarità consigliando agli altri come ottenere popolarità eccetera. Molti blog a mio parere sono serpenti che si mordono la coda, di grande vantaggio solo per le finanze di chi ha lanciato il circolo virtuoso (per lui) ma vizioso per noi, che leggeremmo anche volentieri roba di qualità, ma alla fine non sappiamo di chi fidarci.

Quando fidarsi di un consiglio di marketing

Shawn ha avuto questa idea proprio carina di andare subito al sodo. È partito dalla fine, insomma, senza stare a girare come una trottola sul circolo vizioso di cui sopra. É andato da una ventina di autori di successo, perlopiù Indie ma anche gente con pubblicazioni sia tradizionali che indipendenti. Alcuni hanno compiuto il percorso da una modalità all’altra in entrambe le direzioni. Che cosa li accomuna? Semplice: tutti hanno avuto successo. A questi scrittori Shawn ha fatto una domandina molto chiara:
“Knowing what you know now, if you had to start all over today, what 3 things would you tell yourself?”
(Sapendo quello che sai oggi, se tu dovessi ricominciare tutto da capo oggi, quali sono le tre cose che diresti a te stesso?)
Tutti hanno dato almeno tre risposte; alcuni, presi dall’entusiasmo, sono andati oltre e il risultato è: tre episodi imbottiti di consigli utili ma, soprattutto, consigli che hanno già dato prova di funzionare. Se volete andare ad ascoltare voi stessi, li trovate qui:
Primo episodio
Secondo episodio
Terzo episodio
e di tutti si può anche scaricare la trascrizione in pdf.

Ed ecco come ho lavorato io.

Gli episodi me li ero ascoltati e riascoltati già in macchina, più volte, prima delle vacanze. Ci ho trovato un sacco di conferme e, come dicevo sopra, una serie di esortazioni ad agire che un autore, di questi tempi, secondo me non dovrebbe ignorare (se vuole raggiungere i suoi lettori, ovvio). E soprattutto ho notato una cosa: che c’è un gruppo di consigli che si ripete con una certa regolarità. Anzi, diciamolo, si ripete in tutte le salse. Ho raggruppato questi consigli ricorrenti e li ho messi in evidenza, distillando per così dire il succo del succo del succo di un marketing che ha già avuto successo.
Lo abbiamo già detto che fare marketing per i propri libri non è una cosa da schifosi, vero? Certo che sì, e siamo tutti d’accordo. Quindi? Che cosa bisogna fare? Da che si comincia? Condensa che ti condensa, gli 81 consigli rivolti dagli intervistati al loro se stesso più giovane sono diventati una quindicina, e sono convinta che valgano per tutti. Ve li racconterò, con qualche ragionamento personale e qualche espansione, nelle prossime settimane.

Una chicca però ve la voglio anticipare.

Ritratto di Mchael Bunker nel suo studioState pensando “Sì, però questa roba per me non può funzionare, perché scrivoinunanicchia/ siamoitaliani/ nonhotempoperilmarketing/ mipesailculoenonciòvoglia” e chi più ne ha più ne metta? Tra gli autori intervistati c’è un signore che si chiama Michael Bunker. Ha cominciato a scrivere nel 2013 e i suoi numeri sono questi: Pennsylvania Pennsylvania, di Michael Bunkerha venduto 4.200 copie in 48 ore, 13.000 copie tra gennaio e agosto 2014, e i suoi libri in totale hanno venduto 61.000 copie tra gennaio 2013 e agosto 2014, se ho fatto bene i conti. Questi sono gli ultimi dati attendibili che ho. I numeri non sono galattici, per un autore americano, ma sapete cosa scrive Michael? Lui e la sua famiglia sono Amish e lui scrive prevalentemente (ma non solo) Amish Science Fiction. Non so se mi sono spiegata. Fantascienza Amish. Guardati, adesso, la pagina autore di Michael su Amazon.. Interessante, vero?
Su questo blog non mi funzionano bene gli emoticon e non posso mettere la faccina che vorrei, ma insomma ci siamo capiti. Se un po’ di marketing ha funzionato per lui, come dire, perché non per te che “scrivi in una nicchia”? Almeno provaci, no?
Adesso però non state ad aspettare le mie traduzioni e i consigli condensati. Andate ad ascoltare i podcast o leggere le trascrizioni, e ditemi che ne pensate. E poi, visto che tra noi ci sono autori pubblicati, li invito, se ne hanno voglia, a dare la loro risposta alla domanda di Shawn Manaher. Credo che a noi debuttanti potrebbe essere di grande aiuto.
Sapendo quello che sai oggi, se tu dovessi – come autore – ricominciare tutto da capo, quali sono le tre cose che diresti a te stesso?

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Mappe mentali, le tue idee in libertà

19 Agosto 2015 by Serena 14 commenti

Noi scribacchini abbiamo tutti delle fissazioni, giusto? Come ben sapete, io ho il pallino di Scrivener, ma è ora di confessare la mia seconda mania, sempre made in Literature&Latte. Che poi è figlia di un’altra mania: quella di cominciare le mie riflessioni, creative e non, su uno schermo bianco, lasciando le idee libere di seguire la strada che preferiscono. Le mappe mentali servono a me, non a loro.

Scapple

Scapple - Header

Tra i software per mappe mentali lo metto per primo e senza esitazioni. Ma che cos’è esattamente Scapple? Semplice: è un altro bambino prodigio del genio che ha creato Scrivener, Keith Blount. Scapple, essendone il fratellino minore,

  • è perfettamente integrato con Scrivener: le mappe mentali si possono importare, esportare e convertire in vari formati;
  • ha la stessa flessibilità di Scrivener. Pur avendo molte funzioni interessanti e potenzialità (quasi) infinite, siete voi a decidere quali e quante usarne e come, a vostro gusto.

Il mio consiglio, però, è di perdere un po’ di tempo sul tutorial, per entrambi i programmi, e imparare bene a sfruttarli. Se no è come avere in garage una Ferrari e rifiutarsi di farla correre.

In questi giorni di vacanza sto scrivendo il mio piano marketing e sto usando, appunto, il sistema delle mappe mentali. Mi viene estremamente semplice aprire una mappa vuota, scrivere l’argomento di cui mi sto occupando al centro dello schermo, rifletterci su a ruota libera e annotare tutto ciò che mi passa per la testa. Quando mi sembra di avere finito, dispongo i contenuti gerarchicamente secondo la logica più utile in quel momento. Ho una mappa organizzata in ordine cronologico – attività dalla più alla meno urgente – e un’altra divisa in aree tematiche. Il principio è che nella prima fase ci butto dentro di tutto, inclusa roba che so di dover cancellare in seguito. Ma così sono sicura di non perdermi niente per strada.

Mappa mentale Social Media
Un pezzetto del mio piano marketing

Ho utilizzato le mappe mentali anche per (tentare di) risolvere un problema del romanzo. Ma di questo vi parlerò molto presto in un articolo a parte. Per farla breve, ho dovuto inserire un nuovo personaggio: quindo ho aperto una mappa nuova, ho scritto un nome al centro, nei colori che più gli si addicevano, e ho cominciato a buttar giù tutto quello che “vedevo”.

Scapple, come Scrivener, è anche molto elegante. Una volta che avete formattato le note come preferite, potete salvare le impostazioni ed esportarle in nuove note. Preciso che il programma usa il termine «notes», appunti, e non «mind maps», mappe mentali.

Per il mio piano marketing avrei potuto usare Powerpoint o anche Scrivener stesso, ma io sono sempre stata una studente “visuale”. Le mappe hanno di bello che sono molto leggibili e si possono stampare e appendere in giro, come promemoria o stimolo (a proposito, cari Autori 2.0, avete già scritto il vostro piano marketing?).
Scapple non è gratuito, ma costa solo 14,99 USD. Si può scaricare la versione di prova, che ha tutte le funzionalità e dura per trenta giornate di utilizzo effettivo (cioè, se lo usate una volta al mese vi dura trenta mesi, se lo usate tutti i giorni vi dura trenta giorni). Io ho ancora qualche giorno di prova da sfruttare, ma alla fine acquisterò senza pensarci due volte. Perché mi sono innamorata, e al cuor non si comanda.

XMind

Se Scapple è l’amore della mia vita, XMind è l’amante ufficiale. Mentre Scapple brilla per flessibilità e possibilità di personalizzazione, XMind è un po’ più rigido; in compenso, offre una serie di bellissimi modelli preformattati e, esaminandoli, vi fate praticamente un piccolo corso di marketing gratuito. Lo trovo più “accademico” di Scapple, ma più rapido ed efficiente se dovete solo prepararvi per esporre dei concetti. E infatti io lo utilizzo per preparare le mappe mentali del Laboratorio di Scrittura.

La Storia e le sue Parti
Introduzione alla struttura in tre atti

XMind ha una versione gratuita che dura per sempre e che a me è più che sufficiente. Ma, fissata come sono per i software di scrittura – anche quelli per la lista della spesa – stavo per comprarmi la versione Pro. Che costa 73 Euro, sigh, ma vi porta anche il caffè. Diciamo che se per vivere facessi l’insegnante invece che la venditrice-markettara , lo comprerei senza pensarci due volte. Un difetto: Xmind non si esporta facilmente. Per trasferirlo comodamente in ogni formato dovete avere la versione Pro. Se no, si può fare ma bisogna un po’ adattarsi.

MindMup

E questo è il mio terzo favorito. Che oltre all’interfaccia piacevole, all’agilità e alla facilità di esportazione delle mappe, ha la pregevole caratteristica di essere online e quindi accessibile da tutti i vostri dispositivi.

Perché non uso questo, visto che è così meritevole? Principalmente perché niente batte la flessibilità di Scapple, e in questo momento per me è più importante la flessibilità di utilizzo piuttosto che la portabilità. Non ho sempre una connessione disponibile e lavoro molto con Scrivener, quindi per gli altri software è un battaglia persa fin dall’inizio. Ma MindMup è eccezionale, e vi piacerà in modo particolare se conoscete e utilizzate i principali sistemi di cloud storage, come Dropbox e Google Drive. Da provare, senza ombra di dubbio.

Una citazione doverosa: Freemind

Logo Freemind

Questo è un programma che io ho abbandonato per alcuni piccoli – non solo miei – problemi di usabilità. Per esempio, lo spostamento delle varie parti della mappa non è immediato come in altre interfaccia utente. Ma visto che parliamo di mappe mentali non posso non citarvelo, e si tratta in ogni caso di un ottimo programma: voi potreste trovarvi meglio di me, quindi vi consiglierei in ogni caso di provarlo.

È un software open source – come Open Office o LibreOffice, per capirci – estremamente diffuso, che ha un grosso merito: al contrario di quel che succede, per esempio, in XMind, le mappe in Freemind si esportano molto facilmente in pdf e nei principali formati immagine. Io non lo uso più, ma se non volete spendere è un’ottima alternativa. Se leggete l’inglese, non perdetevi l’articolo di Wikipedia che ne illustra i pregi.

E voi? Usate le mappe mentali? Le create su PC o alla vecchia maniera, con carta e penna?

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Sto leggendo… Jessica Page Morrell

7 Giugno 2015 by Serena 2 commenti

Jessica Page Morrell,

Thanks, but this isn’t for us: A (Sort of) Compassionate Guide to Why Your Writing is Being Rejected

Thanks-But-This-Isnt-for-Us-Jessica-Page-Morrell

Se mi è venuto voglia di scriverci su una domenica mattina, dribblando esseri umani e felini che vogliono TUTTI indistintamente qualcosa da me, è perché il libro è proprio carino.

Perché mi piace: c’è più di una ragione! Per cominciare fa ridere, sul serio. Jessica racconta le sue reazioni davanti ai manoscritti su cui ha lavorato e lo fa con il linguaggio che utilizzeremmo noi per raccontare ad un amico perché un certo libro fa, ehm, schifo. Poi però si ripiglia e ci spiega, in modo semplice ed immediato, perché quel certo errore non si deve fare. Questo secondo me è il pregio più grande del libro, insieme agli esempi: ogni brano di “teoria” è illustrato da almeno un esempio superchiaro e spesso divertente. Io tengo un laboratorio di scrittura e sugli esempi sputo sangue, sempre: bisogna sfogliare montagne di libri prima di trovare quello proprio giusto. Quindi apprezzo in modo particolare un libro che di esempi è letteralmente imbottito. Mi ispira per il laboratorio (e qualche esempio lo utilizzerò com’è, ci potete giurare) e, soprattutto, mi sta insegnando qualcosa.

Cosa non mi piace: la signora Morrell, per quel che vedo, non ha pubblicato narrativa. È una giornalista, editor e writing coach di grande esperienza, ma niente romanzi, racconti o novelle. Mi sarebbe piaciuto di più scoprire che ha scritto almeno un romanzo, e magari con un certo successo. Però il libro è bello e basta ragionare – mettendosi dalla parte del lettore – per capire che quanto dice è corretto e pertinente.

Lo consiglio? Certo che sì! È in lingua inglese, ma vale la pena di fare un piccolo sforzo. Si impare divertendosi. Leggetelo su un ereader con dizionario integrato, e il gioco è fatto.

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Le mie tre parole del 2015

6 Gennaio 2015 by Serena 7 commenti

Io nei buoni propositi ci credo.

Credo fermamente nella necessità di avere le idee chiare e di dire a se stessi che cosa si desidera fare del proprio preziosissimo tempo. Così, accolgo più che volentieri l’ennesima – graditissima – provocazione di Daniele Imperi di Pennablu.it, che in questo post, ispirato da Chris Brogan, ci chiede le nostre tre parole per il 2015.
Qualche anno fa sono inciampata felicemente nel GTD di David Allen, e quello è il metodo che utilizzo per gestire praticamente TUTTA la mia vita; grazie a quel sistema, che consiglio a tutti almeno di provare, i miei buoni propositi si scrivono da soli di anno in anno. Ma sono convinta che anche Chris Brogan abbia ragione, perché le parole hanno magia quando sono così dense, quando con una sola sei costretto a dire tutto. E chi non ha bisogno di un po’ di magia in ogni giornata?

Così, continuerò a rivedere i miei obiettivi periodicamente alle varie quote,

GTD: le quote della visione
Le “quote” delle differenti visioni del GTD

a inserire ogni idea in Evernote, a taggare e finalizzare e pianificare tutto, e credetemi che è liberatorio, anche se lì per lì suona terrificante; però queste tre parole me le scrivo su dei post-it e le lascio in giro per le mie due case – l’appartamento e l’auto, dove passo una bella fetta della mia giornata lavorativa. Me le scrivo sulle Sticky Notes del PC personale. Me le ripeterò ogni sera, prima di andare a dormire.
Eccole qua.

I miei buoni propositi 2015

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È l’anno della pubblicazione. Non ho ancora deciso cosa fare con la mia “Cristallo”, ma qualcuno la leggerà, anche solo su un archivio online. Ho già condiviso parecchio sul web, a dire il vero, ma lo facevo con un nickname; poi nel 2014 questo libro ha fatto scattare qualcosa nella mia testa (no, beh, l’ultimo capitolo no), e posso dire senza sembrare pomposa che mi ha cambiato la vita? Forse è solo arrivato alla fine di un processo, al momento giusto, ma i fatti sono questi: che io sono finalmente riuscita a sputare le parole, strozzate da tempo in gola, Sono una scrittrice. Lo sono perché scrivo ogni giorno, perché scrivere fa parte di me come il colore degli occhi e mi è necessario come lavare i denti la sera prima di andare a dormire. Sono una scrittrice. “Cristallo” andrà a cercare fortuna nel mondo con il mio nome e cognome scritti sopra, e non credo ci possa essere condivisione più profonda di quella delle parole di un libro.

Poi c’è il Laboratorio di Scrittura e Lettura, che proseguirà anche nel 2015, e altre attività messe in cantiere assieme all’Associazione Amici della Biblioteca. La sfida vera sarà trovare il tempo per tutto, ma avrò la possibilità di condividere il mio amore per le storie e quindi: cosa posso volere di più?

Equilibrio.

In tutto: nell’investimento emotivo, nella gestione del tempo, nella pianificazione quotidiana delle priorità. Stanotte mi sono persa dietro a link, storie, persone, manuali di scrittura, social, report sull’editoria e non ricordo che altro. Sono andata a letto alle quattro di mattina. Devo aggiungere altro?

Gioia.

Nella versione inglese delle mie tre parole ho scritto Enjoy, che significa “divertiti”, ma contiene la parola joy, gioia. Enjoy è una parola perfetta. In italiano però preferisco usare gioia, perché divertimento mi suggerisce la voglia di farsi portare via. Di-vertere. Io non voglio andare via, voglio stare qui e fare quello che faccio già, godendone ogni minuto. Le case editrici sono in crisi, sono stronze, non si filano gli esordienti, il self-publishing diventa difficile, ci sono più scrittori che lettori eccetera eccetera e ultimamente sui blog che seguo (sì, lo so che devo inserire un blogroll) è tutto un parlare dei nuovi problemi degli autori emergenti. Mi interessa ma anche no: scrivo perché mi dà gioia, provo gioia (anche) perché scrivo. Voglio continuare così.

Io la mia gatta nera, Maus
Animali da scrittura – 1

Felice 2015 a tutti, dal profondo del cuore,

e grazie ancora a Daniele per ciò che nasce dai suoi post.

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