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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Marketing Editoriale

10 cose da tenere presenti se apri un blog e sei uno scrittore

20 Settembre 2016 by Serena 16 commenti

Cari amici di blog, come state?

Spero che il mese di settembre vi abbia trovati freschi, riposati e pronti a ripartire per un nuovo anno di scrittura. Ho voglia di raccontarvi come mi sono preparata io, con un’agenda gigante e un sacco di aggeggi organizzativi, ma andremmo per le lunghe. Mi limito ad augurarvi Buon Anno come se fosse Capodanno… perché effettivamente settembre è un Capodanno!

Fuochi d'artificio
Foto di Martina Reibaldi

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, però, vorrei segnalarvi che Silvia Algerino di lettorecreativo.it pubblica oggi 20 settembre un’intervista alla sottoscritta, il cui tema principale è il mio Buck. In occasione dell’intervista, c’è una sorpresa per i lettori: correte a leggere per scoprirla!

E veniamo al punto.

 

 

Settembre è un buon mese per creare la vostra presenza online.

Le statistiche dicono che miriadi di blog partono a settembre, ne è un esempio il celebre Penna Blu di Daniele Imperi che quest’anno ha festeggiato il sesto anno di attività. Pazienza se la stragrande maggioranza dei blog muore dopo il quarto post: non è il vostro caso, vero? Voi avete deciso di aprire un blog per “farvi conoscere come scrittori”, quindi avete tutte le intenzioni di durare a lungo. Almeno tanto quanto dura il vostro amore per la scrittura.

Proprio in merito alla creazione di un blog ho ricevuto, ad agosto, questo messaggio da un mio lettore.

Ciao Serena,

ti ho conosciuto da poco tramite un tuo post sul blog di pennablu. Innanzitutto complimenti per il tuo blog, lo leggo per farmi un’idea su cosa pensano altri autori del self-publishing. Volevo porti una domanda che potrà sembrarti stupida ma che in fondo cosi stupida non è. Leggo sempre che uno scrittore deve avere un blog che lo possa aiutare alla promozione del suo libro ma secondo te di che cosa deve parlare il blog? Nel senso che io vedo svariati blog di scrittori che parlano di scrittura ma che poi attirano solo altri scrittori. Io nel mio piccolo non mi sentirei in grado di parlare di scrittura, non ho ancora finito il mio primo manoscritto e ho solo xx anni. Quindi secondo te di che cosa si può parlare in un blog? Quali devono essere i contenuti giusti per attirare futuri lettori? Scusa se sono stato confusionario ma non ho ben afferrato il suggerimento di aprire un blog 🙂

Con tutti i problemi di connessione che ho avuto su in montagna, non ho potuto che digitare in fretta sul cellulare questa

Risposta

Ciao Xyz, domanda intelligente. Allora, dico “blog” per non dire “sito”. Le persone si spaventano se sentono la parola “sito”, e pensano di dover sborsare un sacco di soldi… E qualche volta è vero! Il blog invece lo puoi aprire in ogni caso anche con poca spesa. Ed è necessario. Perché devi avere un luogo in cui sei padrone in casa tua, e che faccia da “hub” per tutte le altre tue presenze online, mi riferisco soprattutto agli account sui social.
Questa è la risposta in breve. Poi si possono vendere libri anche senza blog, per carità, ma se nessuno sa chi sei, dovresti cominciare da un sito tuo. C’è anche il discorso dell’indicizzazione sui motori di ricerca, la raccolta delle email…
Se scrivi non-fiction e non apri un blog, ti fai molto molto male. Se scrivi fiction e non apri un blog, ti fai meno male ma ti complichi la vita.
Il discorso contenuti è complesso e adesso non faccio in tempo. Dipende anche molto dal genere in cui scrivi. Magari ci scrivo su un altro articolo. Cerca nel mio blog, intanto, sotto  la categoria Autore 2.0 ci dovrebbe già essere qualcosa.
Scrivimi quando vuoi.

Caro G., non so se sono stata di grande aiuto. Temo di no. Ecco perché riprendo l’argomento, che merita di essere trattato in modo approfondito. E va integrato con altri elementi legati in generale alla presenza online. Per il momento ecco un elenco di

10 Cose da tenere presenti se sei uno scrittore e vuoi aprire un blog

  1. Il blog può anche essere un sito statico, purché mantenuto aggiornato con notizie su di voi e con le vostre pubblicazioni. Se ti piace di più, può anche essere un canale Youtube o un podcast!
  2. L’obiettivo è che, digitando il vostro nome o il titolo di un vostro libro su un motore di ricerca, il vostro potenziale lettore vi trovi. Senza scorrere fino alla 264° pagina di risultati.
  3. Non state ad ascoltare i “grandi esperti” che vi dicono il contrario: per chi scrive narrativa, il blog raramente conduce a vendite dirette…
  4. …ma deve comunque esserci da qualche parte, nel Web, una Landing Page per ogni vostro libro, e il vostro sito o blog è il posto più ovvio dove metterla. Per farla molto molto semplice, una landing page è una pagina web che contiene una descrizione del prodotto fatta a regola d’arte, e una sola possibilità di fare click. Indovinate un po’ dove? Su un link per acquistare.
  5. Sarebbe molto, molto meglio che foste proprietari del dominio del vostro blog. Questo è il minimo. L’ideale è che il blog sia anche self-hosted. In altre parole, che siate padroni della vostra casa online, e non dipendiate dagli umori di Blogger o di uno dei vari siti che ospitano gratuitamente i blog.
  6. No, no e no: avere una pagina Facebook non è lo stesso. Meno che meno avere un profilo FB personale! Perché non siete a casa vostra, siete a casa del signor Zuckerberg. Se vi butta fuori, perdete tutto e ha ancora ragione lui. In più, è lui a decidere cosa mostrare agli altri inquilini e cosa nascondere.
  7. L’ha detto il mio lettore, lo ripeto io: se parlate di scrittura, attirerete altri scrittori. Il che non è male, perché gli scrittori tra loro si leggono volentieri; anzi, posso dire per esperienza diretta che conoscere altri scrittori è stato uno degli aspetti più belli della mia esperienza online. Però voi volete anche dei lettori, giusto? E anche tanti, se possibile, giusto? Anch’io, ovvio. Rileggete questo post, e in più…
  8. …identificate i temi ricorrenti dei vostri libri. Parlate di quei temi nel vostro sito o blog. Ai vostri lettori interessano due cose: voi, gli autori, e i vostri argomenti. Parlate di quelli e i lettori vi troveranno. Google vi darà una mano. E piano piano costruirete l’unica cosa che, oggi, sembra funzionare per non trovarsi a scrivere nel vuoto: creare un legame con i vostri lettori.
  9. Parlate di cose che interessano i vostri lettori E anche voi. Se no a) vi sgamano subito, b) vi stufate e smettete di aggiornare. Un blog è una maratona, non uno sprint.
  10. Ultimo ma non meno importante: ricordate di piazzare nel blog un bel box per la raccolta degli indirizzi email, in alto a destra. Nel tempo, quelle mail si riveleranno la risorsa più preziosa a vostra disposizione.

Nelle prossime settimane, agli dei piacendo, condividerò con voi qualche altra Domanda & Risposta. Per il momento, aspetto di leggere che ne pensate voi, di questa faccenda del blog.

Vi ricordo ancora di andare a trovare Silvia Algerino su lettorecreativo.it: oltre all’intervista, c’è una sorpresa per voi!

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1. Cominciare per tempo

7 Ottobre 2015 by Serena 15 commenti

Voi perché scrivete?
Io per puro piacere (o bisogno) personale. L’ho sempre fatto, e da quando mi hanno regalato il primo diario segreto la scrittura è diventata quasi quotidiana. In seguito è stata tante cose, per esempio un modo di dare e ricevere sostegno (in qualche blog che ho tenuto in passato) ma anche puro divertimento, quando ho scritto il mio primissimo pezzo di narrativa. Era una fanfiction, un racconto che, inserendo un evento chiave, stravolgeva completamente il finale di una serie YA molto celebre.
Credo di non essere l’unica: tutti, qua attorno, scriviamo per piacere. Tutti tendiamo a scrivere quello che ci va in quel momento senza porci altri problemi. Ultimo tra tutti, quello della promozione. Non è una cosa immediata e intuitiva:un autore «medio», non necessariamente un principiante, penserà per prima cosa a finire il libro, non a come promuoverlo.
Non mi ha fatto molto piacere quando ho scoperto il consiglio numero uno degli autori di successo al loro se stesso degli inizi. Anche se, pensandoci, è ovvio. Lapalissiano, addirittura.

Cominciare per tempo la promozione.

Prima di scrivere il libro, pensate a come intendete promuoverlo. Mollate quello che state facendo e scrivete prima il vostro piano marketing!
Cominciate a costruire il vostro pubblico almeno sei mesi prima di pubblicare.
Procuratevi delle recensioni prima di pubblicare.
Cominciate la promozione in anticipo.

Noioso? Americano? Troppo commerciale?
Può essere. Ad un estremo abbiamo l’autore che decide consapevolmente in che genere o nicchia andare a scrivere in base al guadagno che ne può ricavare. All’altro estremo abbiamo l’autore – soprattutto dilettante – che, come me, scrive quello che gli va e punto. Probabilmente per chi vuole essere letto la giusta via sta nel mezzo.

La scelta di terminare il libro e poi pensare alla promozione comunque non è vincente, stando alle considerazioni di chi ha avuto successo. Il problema è che la promozione di un libro richiede molto tempo, perché si fonda su elementi che non si creano dall’oggi al domani: un brand, una piattaforma online, un lancio.

  • Il brand, o detto all’italiana il “marchio”, si ha quando un certo nome genera un desiderio che provoca delle vendite. O, nel nostro caso, delle letture: a me basterebbero già quelle. Lo spiega molto bene Kristen Lamb nel suo articolo The Secret to a Powerful Author Brand . Avete un marchio quando  a) il vostro nome come autore è conosciuto da un numero sufficiente di persone e b) suscita delle emozioni positive.
  • La piattaforma online, della quale abbiamo già parlato qui, consiste in pratica nella vostra presenza in rete. Se vogliamo ridurla a tre elementi essenziali, essi sono: un sito web, i social media, una lista email. Per un autore che pensa alla pubblicazione indipendente la piattaforma è necessaria: se non c’è, non si esiste. Punto. Negli ultimi anni, la piattaforma si è resa indispensabile anche per gli autori pubblicati tradizionalmente. I margini risicati delle case editrici non permettono più delle campagne di marleting sufficienti a far emergere un libro in un mercato superaffollato.
  • Il lancio è una serie di azioni promozionali programmate, che hanno l’obiettivo di attrarre l’attenzione di molti potenziali lettori su un certo libro in un dato momento, per garantire una base minima di accoglienza. Nessun libro dovrebbe mai essere uno sparo nel buio, pena l’insuccesso e l’oblio nel mare magnum della rete. L’avere qualche recensione pronta prima che il libro sia pubblicato rientra nel tema del lancio; per procurarsele ci si deve muovere per tempo, soprattutto se le si desidera oneste – e io personalmente lo do per scontato – e approfondite.

Che cosa è un piano marketing?

Il piano marketing è semplicemente questo: un elenco d’azioni inserite in un calendario, finalizzate alla costruzione di marchio, piattaforma e lancio. Quando si dovrebbe incominciare a pensarci? C’è chi dice sei mesi prima, chi addirittura un anno prima. Una sola cosa è certa: che non si fa in cinque minuti e richiede lavoro. Un lavoro che solo l’autore è in grado di fare.
Se leggete questo articolo e non avete ancora terminato il vostro libro siete fortunati: potete incominciare da subito a stendere un piano marketing e a metterlo in pratica.
Ma come si elabora un piano marketing? Lo vedremo, con qualche idea pratica, nel prossimo articolo. In questa sede non importa tanto cosa fare, quanto assimilare il concetto che:

Il successo raramente è casuale. Anzi, non lo è quasi mai.

Questo articolo fa parte della serie “81 consigli di Marketing Editoriale che funzionano” che ho introdotto e spiegato nel mio articolo del 30 settembre. Se desiderate consultare le fonti che cito e sapere in che modo ho elaborato gli argomenti, leggete il post introduttivo, dove trovate tutti i link.

E voi? Avete mai pensato seriamente alla promozione del vostro libro? Quando avete cominciato?

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81 consigli di Marketing Editoriale che funzionano, e perché seguirli

30 Settembre 2015 by Serena 22 commenti

Il marketing, per me, è una doppia passione.

È una passione in sé, perché lo considero il mezzo per regalare il successo a un buon prodotto. Da buona commerciale, apprezzo una campagna promozionale ben fatta; la si può considerare una forma d’arte, perché richiede fantasia, creatività, intuizione, empatia.
È una passione “indiretta”, perché il marketing editoriale o book marketing è, credo, l’unico mezzo che ho – botta di kiulo a parte – per far conoscere e leggere le mie storie.
Ecco perché divoro, fino a ingozzarmi, tutto il materiale che mi capita fra le mani, che si tratti di web marketing o più specificamente di marketing per autori, ed ecco perché mi diverto un sacco a condividere con voi la roba buona.
Sapete che leggo molto con le orecchie, perché di solito i miei occhi e le mie mani sono impegnati a guidare, e tra i podcast che seguo c’è quello di Shawn Manaher di Book Marketing Tools.
Il podcast di Book Marketing ToolsIl ragazzo parla un inglese molto comprensibile e ricapitola con frequenza i concetti principali, perciò se ve la cavate con l’inglese vi consiglio di iscrivervi al podcast e ascoltarlo direttamente, ne vale la pena. In più, se vi registrate alla lista di Manaher, lui vi omaggia di una lista di controllo per il vostro piano marketing. Io l’ho guardata e vi assicuro che, se non avete voglia di sbattervi a mettere giù un vostro personalissimo piano marketing , questo va più che bene, anzi, siamo ben oltre la sufficienza.
Quest’estate Shawn ha lanciato una serie che ha acchiappato la mia attenzione.
Allora, il web pullula di consigli di marketing partoriti da esperti o pseudo tali; si fanno soldi consigliando agli altri come fare soldi, si ottiene popolarità consigliando agli altri come ottenere popolarità eccetera. Molti blog a mio parere sono serpenti che si mordono la coda, di grande vantaggio solo per le finanze di chi ha lanciato il circolo virtuoso (per lui) ma vizioso per noi, che leggeremmo anche volentieri roba di qualità, ma alla fine non sappiamo di chi fidarci.

Quando fidarsi di un consiglio di marketing

Shawn ha avuto questa idea proprio carina di andare subito al sodo. È partito dalla fine, insomma, senza stare a girare come una trottola sul circolo vizioso di cui sopra. É andato da una ventina di autori di successo, perlopiù Indie ma anche gente con pubblicazioni sia tradizionali che indipendenti. Alcuni hanno compiuto il percorso da una modalità all’altra in entrambe le direzioni. Che cosa li accomuna? Semplice: tutti hanno avuto successo. A questi scrittori Shawn ha fatto una domandina molto chiara:
“Knowing what you know now, if you had to start all over today, what 3 things would you tell yourself?”
(Sapendo quello che sai oggi, se tu dovessi ricominciare tutto da capo oggi, quali sono le tre cose che diresti a te stesso?)
Tutti hanno dato almeno tre risposte; alcuni, presi dall’entusiasmo, sono andati oltre e il risultato è: tre episodi imbottiti di consigli utili ma, soprattutto, consigli che hanno già dato prova di funzionare. Se volete andare ad ascoltare voi stessi, li trovate qui:
Primo episodio
Secondo episodio
Terzo episodio
e di tutti si può anche scaricare la trascrizione in pdf.

Ed ecco come ho lavorato io.

Gli episodi me li ero ascoltati e riascoltati già in macchina, più volte, prima delle vacanze. Ci ho trovato un sacco di conferme e, come dicevo sopra, una serie di esortazioni ad agire che un autore, di questi tempi, secondo me non dovrebbe ignorare (se vuole raggiungere i suoi lettori, ovvio). E soprattutto ho notato una cosa: che c’è un gruppo di consigli che si ripete con una certa regolarità. Anzi, diciamolo, si ripete in tutte le salse. Ho raggruppato questi consigli ricorrenti e li ho messi in evidenza, distillando per così dire il succo del succo del succo di un marketing che ha già avuto successo.
Lo abbiamo già detto che fare marketing per i propri libri non è una cosa da schifosi, vero? Certo che sì, e siamo tutti d’accordo. Quindi? Che cosa bisogna fare? Da che si comincia? Condensa che ti condensa, gli 81 consigli rivolti dagli intervistati al loro se stesso più giovane sono diventati una quindicina, e sono convinta che valgano per tutti. Ve li racconterò, con qualche ragionamento personale e qualche espansione, nelle prossime settimane.

Una chicca però ve la voglio anticipare.

Ritratto di Mchael Bunker nel suo studioState pensando “Sì, però questa roba per me non può funzionare, perché scrivoinunanicchia/ siamoitaliani/ nonhotempoperilmarketing/ mipesailculoenonciòvoglia” e chi più ne ha più ne metta? Tra gli autori intervistati c’è un signore che si chiama Michael Bunker. Ha cominciato a scrivere nel 2013 e i suoi numeri sono questi: Pennsylvania Pennsylvania, di Michael Bunkerha venduto 4.200 copie in 48 ore, 13.000 copie tra gennaio e agosto 2014, e i suoi libri in totale hanno venduto 61.000 copie tra gennaio 2013 e agosto 2014, se ho fatto bene i conti. Questi sono gli ultimi dati attendibili che ho. I numeri non sono galattici, per un autore americano, ma sapete cosa scrive Michael? Lui e la sua famiglia sono Amish e lui scrive prevalentemente (ma non solo) Amish Science Fiction. Non so se mi sono spiegata. Fantascienza Amish. Guardati, adesso, la pagina autore di Michael su Amazon.. Interessante, vero?
Su questo blog non mi funzionano bene gli emoticon e non posso mettere la faccina che vorrei, ma insomma ci siamo capiti. Se un po’ di marketing ha funzionato per lui, come dire, perché non per te che “scrivi in una nicchia”? Almeno provaci, no?
Adesso però non state ad aspettare le mie traduzioni e i consigli condensati. Andate ad ascoltare i podcast o leggere le trascrizioni, e ditemi che ne pensate. E poi, visto che tra noi ci sono autori pubblicati, li invito, se ne hanno voglia, a dare la loro risposta alla domanda di Shawn Manaher. Credo che a noi debuttanti potrebbe essere di grande aiuto.
Sapendo quello che sai oggi, se tu dovessi – come autore – ricominciare tutto da capo, quali sono le tre cose che diresti a te stesso?

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Gli autori e il marketing editoriale

16 Settembre 2015 by Serena 53 commenti

Un autore Indie che cerca di vendere i suoi libri
Un autore Indie che cerca di vendere i suoi libri?
Nei giorni scorsi un blogger che apprezzo e seguo regolarmente ha (finalmente!) pubblicato un libro sulla sua materia, il blogging. Il ragazzo è tutto tranne che uno spammer e sono sicura che il libro, conoscendo l’autore, sarà concreto e utile. Eppure, sapete cosa? Questo autore ha esordito, nel suo annuncio, con
le sue scuse.
Più o meno si scusava di pubblicare un post “promozionale” e, diceva ai  lettori, per questa volta potete sopportarlo. Un post in cui semplicemente annunciava di aver pubblicato un libro sulla materia che è il suo forte.
Non è mica l’unico, eh. Ne sento praticamente tutti i giorni, di cose del genere. Non mi va di parlare di me, del mio libro eccetera. Daniele, scusami ma l’esempio era troppo sugoso e recente per non utilizzarlo 😛 .

Pare che promuoversi sia il nuovo peccato capitale.

La cosa non mi stupisce più di tanto. Veniamo martellati fin da piccini con concetti come l’umiltà, ci insegnano a stare zitti e metterci in coda, gli ultimi saranno i primi eccetera eccetera. Ho due notizie per te, caro autore Indie e/o pubblicato tradizionalmente: vuoi prima la buona o prima la cattiva?
Cominciamo con la buona notizia: ego te absolvo, autore. Alzati e va’, e non ti dirò non peccare più: promuovere i tuoi libri non è un peccato. Anzi, sappi che fai bene, fai cosa buona e giusta e in più – e questa è la notizia cattiva – se non ti promuovi non ti troverà né leggerà nessuno.
Ma io ho la mia casa editrice che mi promuove!
Ahahahahahahahah! …Oddio, soffoco. Qualcuno ha un Kleenex? Ok, scusa, mi sono ripresa. Dicevamo?
Ah, sì. Che il problema, ai nostri giorni, non è – come continuo a leggere in giro – che
c’è in giro tanta merda dei self publishers, quindi il mio capolavoro scompare in mezzo a quelli e non lo trova nessuno.
Il problema, lo dice Mark Coker in questa intervista (ma lo sapevamo già) è ben diverso. E’ proprio il contrario. Il problema è che il mercato editoriale è invaso da testi di qualità sempre migliore a prezzi sempre più bassi. Aumentano anche da noi i testi che hanno già i requisiti minimi – chiamali minimi! – per giocare, l’editing professionale e la copertina almeno decente, e vanno sempre meglio in termini di performance commerciale. Perfino tra i romance, tra i quali ho visto i peggio orrori del self, il livello qualitativo si alza.
Quindi: la competizione esiste, è feroce e promuoversi in qualche modo è necessario. Perché se non lo fai tu, non lo fa nessuno.
Ma io ho la mia casa editrice che mi promuove!
Ancora? Sì, sì, va bene. Dopo ne parliamo. Anzi, ne parliamo in modo approfondito in uno dei prossimi articoli. Ti anticipo solo che domenica scorsa ho passato una mezz’oretta a chiacchierare con la mia libraia di riferimento. Ti racconterò.
Che si diceva?
Che dovresti promuoverti in qualche modo, se vuoi che qualcuno oltre alla mamma e a pochi intimi ti legga.
E potrebbero essere problemi, per te, soprattutto se rientri nella classica descrizione dello scrittore introverso. Quasi tutti coloro che passano lunghe ore a scrivere sono persone orientate più all’interno di sé che verso gli altri, e non ha caso hanno scelto, per esprimersi, il medium della scrittura. Andare a dire a una persona del genere che deve fare promozione è come tirargli/le un calcio sugli stinchi; nella migliore delle ipotesi si contorcerà nella sofferenza di abbozzare una scusa plausibile per tirarsi indietro. Nella peggiore ti guarderà sdegnato/a, perché tu sei una squallida sanguisuga attaccata al soldo e lui/lei invece no, è dedito all’Arte e basta.
La parola “marketing” se ne va in giro a braccetto con la parola “vendita”. Nei paesi anglosassoni quelle due parole assieme, nella testa degli scrittori, si associano automaticamente alla figura del venditore di auto usate. Qui da noi, forse, più all’agente immobiliare e all’assicuratore. Poveri, che c’entrano loro?

Eppure è necessario cambiare atteggiamento.

Se non lo si fa, nessuno ci leggerà, è molto semplice. Oppure ci leggeranno molte meno persone rispetto quelle a cui il nostro libro potrebbe piacere.

E può non interessarci nulla guadagnare dalla nostra scrittura, certo, ma essere letti credo interessi a tutti. Cerchiamo quindi di sostituire alle immagini viscide di cui sopra qualche visione positiva che ci aiuti ad affrontare questa bestia nera della promozione: esiste qualcosa che potremmo definire una promozione etica che dovrebbe essere accettabile anche al venditore/autore più negato che esista sulla faccia della terra.

La promozione etica, in sintesi, è questo: se hai una buona idea, scrivi un buon libro, inventi una cosa utile agli altri esseri umani, è tuo preciso dovere diffonderla, per il bene di tutti.

Una bella storia è una carezza per l’anima, nello stesso modo in cui lo sono una parola gentile, un buon consiglio, un complimento fatto al momento giusto. Una bella storia è una magia potentissima perché va a modificare le emozioni delle persone, e può cambiare il mondo. Se credete sinceramente di avere scritto una buona storia, dovreste farlo sapere a chi potrebbe essere interessato. Di queste persone, ne dovreste raggiungere il più possibile. O potreste perdere un’occasione di fare del bene. E anche aiutare qualcuno a dimenticare per un attimo i propri guai, o trasportarlo/la in un mondo dove il bene trionfa (per fare un esempio) è fare del bene.
Chi spamma il suo romanzo su Twitter 15 volte al giorno non agisce nell’ottica di servire altri esseri umani, perché se no sarebbe rispettoso. Una promozione rispettosa consiste nel far sapere del vostro lavoro a coloro cui potrebbe fare del bene; una promozione non rispettosa ha la sola ed unica finalità di riempire il portafoglio dell’autore, e la puzza si sente a chilometri e chilometri. Anche quando la finalità è nascosta bene; se siamo lettori attenti, ce ne accorgiamo.
Quindi l’esortazione è: smettete di chiedere scusa per una promozione fatta in modo etico. Se non ne fate, cominciate. Riflettete sulle vostre motivazioni.
Sto per cominciare una serie sul marketing o, più semplicemente, vorrei condividere con voi alcune cose interessanti che ho scoperto quest’estate. Stay tuned 🙂
Hugh Howey, tanto per cambiare
Un autore Indie tenta(va) di vendere i suoi libri. Poi li ha venduti.

Parliamo di come fate – o come NON fate – marketing, vi va?

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Chi sono i tuoi lettori?

22 Luglio 2015 by Serena 37 commenti

Il testo che segue è la traduzione di questo articolo di Wendy Lawton, agente e vicepresidente dell’agenzia letteraria Books & Such. E casca proprio a fagiolo con quanto si diceva qui.

Il problema delle “tribù”

Seth Godin ci ha costretti a riflettere sulle nostre “tribù” nel suo libro omonimo. La nostra tribù è formata da coloro che guidiamo o che si radunano attorno a noi. Autori e aspiranti autori vengono continuamente incoraggiati a cominciare a radunare la propria tribù. E io sono assolutamente d’accordo. Sta diventando sempre più raro far sì che un editore prenda in considerazione il manoscritto di un autore senza voler prima quantificare la sua tribù o “piattaforma”.

E così potreste chiedere: ma dov’è il problema? Prima di dirvelo, permettetemi di farvi qualche esempio. [Leggi di più…] infoChi sono i tuoi lettori?

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21 idee per la newsletter di un autore di narrativa (e per il suo blog)

8 Luglio 2015 by Serena 21 commenti

Newsletter, ama il tuo lettore
Caro lettore ti scrivo…

Ormai abbiamo capito l’importanza di raccogliere e gestire la lista degli indirizzi email di coloro che visitano il nostro sito autore. Se qualcuno non fosse ancora convinto, posso rassicurarlo: anche questa settimana, i materiali di book marketing sui quali sono riuscita a mettere le mani non fanno che ripetere la stessa cosa. Chi comprende l’inglese può ascoltarsi, per esempio, il n. 57 di questo podcast oppure questo (c’è anche la trascrizione); parlano in modo abbastanza chiaro e il messaggio è lampante. E per parlare un attimo di vile denaro, c’è più di uno studio a confermare che il tasso di conversione della lista email è il più alto in assoluto. Che cosa significa? Significa che [Leggi di più…] info21 idee per la newsletter di un autore di narrativa (e per il suo blog)

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