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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Self Publishing

Sostiene il Limone e altre storie così

15 Agosto 2018 by Serena 6 commenti

Era già da un po’ che pensavo di pubblicare una raccolta di racconti. Anche se mi vergogno quasi a chiamarli racconti; sono storie piccole. Comunque eccolo qua, il volumetto, per ora solo in ebook ma presto anche in formato cartaceo, con i caratteri 16 pt per farlo leggere anche agli zii anziani XD. Come tutti i miei testi contiene speranza e coccole, quindi spero che vi faccia bene, almeno quanto ha fatto bene a me scriverlo e metterlo insieme.

L’avrei regalato, ma ottenere di avere un libro gratis su Amazon non è una faccenda così semplice. Quindi è a 99 cent. Lo spirito è questo: offrirvi svago e pensieri dolci sotto l’ombrellone o davanti alle montagne, o anche nel caldo della Città.

Se leggete, fatemi sapere cosa ne pensate. Una recensione è sempre gradita, come sapete. Vi abbraccio.

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Come fu che pubblicai un romanzo e non l’altro

8 Luglio 2016 by Serena 22 commenti

Pare che sia successo davvero. Il libro esiste, l’ho anche avuto tra le mani nella sua primissima versione cartacea. Se vado su Amazon lo vedo lì, con il mio nome sopra. E quella della foto, sulla quarta, sono proprio io. Ostrega!

BUCK - Copertina per Kindle

Come dicevo in privato a un nostro comune amico, la blogosfera mi è mancata e, adesso che Buck è finalmente uscito, io posso tornare a cazzegg… ehm, a parlare di scrittura con qualcuno che capisce quello che sto dicendo ^^

Vi racconto com’è andata, anche perché me l’hanno chiesto, e lo farò con l’aiuto delle 5 W e di Sergio Leone.

Chi?

Beh, io, ma mica da sola! Il mio team di pubblicazione per “Buck” era formato da quattro lettori beta e da Marco che ha fatto tutto il resto XD .

Scherzi a parte: Marco è il creatore della cover e si è occupato della prima impaginazione del cartaceo. Lui usa Scrivener versione Mac, ancora più potente della versione PC, e senza di lui non avrei mai pubblicato entro la scadenza che mi ero prefissa. L’ho ringraziato all’inizio del libro, lo ringrazio anche qui dal profondo del cuore, e voi non sapete quanto è stato importante di me rispettare quella data.

La versione ebook invece l’ho fatta io, in tipo venti minuti. Anche questo però è stato possibile grazie alla potenza di Scrivener e a San Marco Grafico, che ha fornito non solo la copertina per il cartaceo ma anche quella per Kindle.

Chi altro?

Un editore, dite?

Nah. Non ci ho pensato nemmeno cinque minuti. Poi per l’amor di dio, se un domani piovesse dal cielo un contratto interessante, perché no. Ma sapete tutti come la penso, quindi è inutile ripetermi.

Cosa?

“Buck” è la storia di un giovane lupo e del suo padrone adolescente, nel pieno del passaggio alla vita adulta. Il genere principale, quindi, è il romanzo di formazione. Mi sono divertita un sacco, a scriverlo, perché amo da sempre – e con una certa visceralità – i lupi, i boschi e la montagna. Anche se vivo in città con due gatte antipatiche.

Poi c’è una storia d’amore (non corrisposto, quindi se cercate un romance lasciate stare), un po’ di Viaggio dell’Eroe, un po’ di soprannaturale solo accennato.

E sì, se tutto va bene è il primo libro di una serie.

Quando?

Modestia a parte ho fatto un mezzo miracolo: con la gestione del tempo me la cavo discretamente. Ve lo può confermare il mio AP (cavolo è un AP? Poi ve lo racconto), che può testimoniare la crescita del manoscritto, i conteggi delle parole, i fogli Excel con date, tappe, formule e tutto quanto. Il signore mi ha anche detto che forse ho un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma gli voglio bene lo stesso.

Come ho trovato il tempo extra necessario per l’ultimo sprint? Facile: sparendo dalla circolazione e dormendo molto, molto poco. Non fate come me, non è salutare. Guardate come mi sono ridotta io:

Premio Nazionale Occhiaie 2016
Premio Nazionale Occhiaie 2016

Ho avuto in mano le due copie di prova il 23, appena in tempo per la mia scadenza, che era  il 24 giugno. Causa quarta rilettura e correzione, la versione Kindle è andata online il 2 luglio e quella cartacea definitiva il 4 luglio notte. Che poi definitiva non è, perché ci sono ancora refusi – non vi dico il fastidio – e quindi farò un prima revisione (e nuovo upload) non questa domenica ma la prossima. Questo è il bello di poter controllare la produzione fisica del proprio libro!

Comunque, prima di premere Publish c’è una serie di controlli da fare: Amazon ti stimola a non pubblicare ciofeche, anche se poi alla fine la scelta spetta tutta alla serietà dell’autore. E spesso lì casca l’asino, perché la tentazione di premere il tastino e porre fine all’agonia è fortissima.

Dove?

Per precisa scelta commerciale, al momento “Buck” è solo su Amazon, in KDP e KU, in formato Kindle e cartaceo, paperback.

Perché?

Ci sono due perché, uno tecnico relativo alla narrazione, e un perché del cuore.

Il perché tecnico è che “Cristallo” aveva almeno due problemi: soffriva di un eccesso di backstory e di una carenza di Heath, il protagonista maschile. Problemi confermati sia dalla mia perfida editor Erica Baldaro che da un paio di lettori beta, molto rilevanti perché rientrano nel mio target ideale. “Buck” utilizza molto di ciò che, in “Cristallo”, era troppo, e risolve una buona parte dei problemi di cui sopra.

Il perché del cuore è che dovevo fare un regalo di compleanno. E questo è stato il motivo più forte, il vero motore di tutta la faccenda.

Il Buono

Posso godermi questi trenta secondi di felicità? 😀

Il Brutto

I refusi, ca**o. Non finiscono mai. Lo so che ci sono sempre e bla bla bla, ma mi danno un fastidio pazzesco. Doveste mai trovarne, per favore scrivetemi. Voglio arrivare alla perfezione.

Il Cattivo

Il marketing si poteva fare meglio. Ma la cosa non mi preoccupa più di tanto, per due ragioni: la prima è che avevo altre priorità, la seconda che, con un solo libro pubblicato, non vale la pena di angosciarsi troppo per lanci e compagnia cantante, soprattutto per chi scrive narrativa.

E il Bello?

Quello deve ancora venire 🙂

Un bacione a tutti voi, che siete la mia famiglia online. Se avete curiosità chiedete, io sono qui.

 Serena Bianca de Matteis Se proprio non posso leggere o scrivere

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La tua definizione di successo

1 Dicembre 2015 by Serena 43 commenti

Indie Author Manifesto
Grazie a storiacontinua.com per l’immagine

Pubblico, non pubblico, come pubblico, quando pubblico. Faccio marketing o non lo faccio, e come lo faccio? È meglio il self publishing, è meglio un editore, lo metto su Internet, lo metto sul blog.

Qual è la tua definizione di successo? Perché la chiave sta tutta lì.

Fermi un attimo e ragioniamo.

La prima cosa che serve è un buona storia. Se non hai una buona storia, tutte queste domande hanno poco senso. E come fai a sapere se hai una buona storia? Prima di tutto ne devi finire una.

Il buon marketing editoriale comincia molto prima di avere pubblicato, è vero, ma intanto questa benedetta storia va finita. In quanti siete che cominciate, cominciate e non finite mai?

Io credevo che avrei finito per ottobre, poi per dicembre. Invece non ho ancora finito, perché il mio editor mi ha sacagnato così duramente che lei – la storia – ed io ci stiamo curando i lividi. Mi dicono dalla regia che il primo editing è parecchio doloroso, ma mi si dice anche che si impara moltissimo – per fortuna – e che vale la pena spenderci i soldi che spenderesti per un corso di scrittura. Addirittura. E io ci credo, oh se ci credo. Ciò non toglie che faccia male, ve lo assicuro. Forse avete notato che ci sono meno in giro, non solo sul blog ma in generale; è perché ho l’ego dolente. In questo momento mi sento incapace di insegnare la qualunque a chiunque; sono in piena sindrome dell’impostore, e hai voglia tu, amico premuroso, a ripetermi che sono brava e che ho fatto questo e quell’altro: mi sento comunque una cacchetta. Passerà. Spero.

Che si diceva? Ah, sì: prima di tutto finire.

Subito dopo aver finito, bisogna vedere se la storia è abbastanza buona. Oddio, puoi anche pubblicare una ciofeca sgrammaticata; io sono la prima a difendere il tuo diritto di pubblicare dove, come e quando ti pare. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, ma lo dico, visti i rant contro il self publishing – alcuni al limite dello psicopatico – che continuo a leggere in giro.

Mettiamo però che t’interessi raccontare delle belle storie, magari anche in un italiano corretto e con uno stile accettabile. In questo caso, quando la storia è finita non devi farla leggere solo alla mamma e alle tre amiche che ti seguono su EFP, e che saranno sempre incoraggianti con te. Ti serve come minimo un paio di occhi diversi dai tuoi, ma meglio se sono di più, e questo è un punto fondamentale. Troppe volte ho sentito dire “ma io devo essere in grado di sistemare la mia storia”. No, ciccio. Se la pensi così, un po’ pecchi di presunzione e un po’ pare tu viva su Marte. Non hai mai sentito dire “Ogni scarrafone è bell’a mamma soia”? Senza contare la nausea. Perché se hai preso in mano il tuo romanzo dall’inizio alla fine almeno un paio di volte, che è il minimo sindacale, la nausea ce l’hai. Così forte che il Plasil ti fa un baffo.

Almeno un paio di quegli occhi in più, poi, deve essere professionale. Deve appartenere a qualcuno che ti sappia dire, in linea di massima, se la storia funziona. Per storia funzionante intendiamo una storia con un conflitto centrale interessante, ben costruito, ben svolto, ben risolto; e questo è – ancora – proprio il minimo sindacale. Poi c’è tutto il resto ma fermiamoci qui, per il momento.

Fatti i primi due passaggi? Ecco, allora adesso puoi decidere la cosa più importante: che cosa vuoi per la tua storia. E, prima ancora, che cosa vuoi per te stesso.

Prenditi un pomeriggio tranquillo, se te lo puoi permettere. O se no prenditi un’ora di libertà. Poi un quaderno e una biro, o apri una mappa mentale sul PC. Attenzione che quel che ti sto per dire è pericoloso: se non sei abituato a un po’ d’introspezione, potresti finire a scrivere I Massimi Sistemi Secondo Me, volume I. Non farlo, cerca di concentrarti su, diciamo, i prossimi cinque anni.

Cosa vuoi dalla tua scrittura nei prossimi cinque anni?

Le risposte possibili sono molteplici.

“Scrivo per divertirmi e voglio continuare così”

“Voglio essere letto e non m’importa d’altro”

“Voglio vivere di scrittura e mollare il mio lavoro di raddrizzatore di gambe dei cani”

“Voglio diventare uno scrittore professionista”

“Voglio fare soldi con i miei libri”

“Voglio che qualcuno mi chieda di poter fare un film con la mia storia”.

Che cosa è il successo, per te?

Scriviti una risposta onesta e fai attenzione: deve essere una risposta concreta. Dopodiché hai un ottimo punto di partenza per farti un piano per il futuro. Piano che dovrebbe tenere conto dei dati di realtà; mi puoi anche venire a dire che “è meglio la pubblicazione tradizionale”, ma se poi non trovi un cane che ti pubblichi, la tua preferenza te la puoi mettere in tasca. E, attenzione: non è detto che se non trovi un cane che ti pubblichi la tua storia faccia schifo, né che le tue storie tradizionalmente pubblicate non mi facciano sbadigliare fino a slogarmi la mascella. Il bello dell’editoria tradizionale è anche questo: che due professionisti ben pagati possano darti due pareri diametralmente opposti. Sulla stessa storia. Successo davvero, non me lo sono inventato. Può anche darsi, poi, che la tua Storia Tradizionalmente Pubblicata mi costringa a impugnare la penna rossa per segnarti tutte le cazzate, grammaticali e non, che sono sfuggite al tuo Grande Editore Tradizionale.

Ciò che vogliamo davvero deve guidare le nostre scelte; si tratta in primo luogo di assumersi delle responsabilità. Se siamo disposti a fare ciò che è necessario per tutto il tempo che ci vuole, non c’è (quasi) nulla che non possiamo fare.

(Eh ma l’editing costa. Comincia a smettere di fumare: vedi quanti soldi in più che ti ritrovi in tasca, e cuore e polmoni ringraziano, pure. Poi invece di comprarti la borsetta firmata cucita in India dai bambini, mettiti via quei quattrocento euro; ti fai almeno la scheda lettura, senza problemi.)

La scrittura rientra tra le cose mediamente possibili, per fortuna. Io non credo di avere molte possibilità di diventare prima ballerina alla Scala, ma di essere una scrittrice sì. In un certo senso, lo sono già.

Questo post è il mio commento a questo articolo di Daniele, e in  parte risponde anche al post pubblicato oggi, sempre su Penna Blu. Non avevo un cavolo di voglia di ripetere sempre le solite cose, ma poi ho promesso che sarei passata di là o che almeno avrei scritto una risposta, quindi eccomi.

Ancora una cosa: mi rendo conto di quanto sia importante smettere di chiamare self publishing il self publishing. Bisogna chiamarlo pubblicazione indipendente. Bisogna definirsi autori indipendenti, o Indie se vi piace di più. E cambiare mentalità. Ma di questo parleremo ancora.

Tutto il resto è sbadiglio.

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2. Come stendere un piano marketing

14 Ottobre 2015 by Serena 22 commenti

Piano marketing
gugolate “book marketing plan” e vi si apre un mondo!

Non so se vi ricordate che, nell’articolo precedente, il primo consiglio suonava più o meno così:

Mollate quello che state facendo e scrivete prima il vostro piano marketing!

La cosa ha senso, in effetti. Mettiamo per esempio che vogliate occuparvi del vostro sito autore: prima di decidere che plugin installare, come impostare la vostra biografia e che cosa mettere in evidenza nelle barre di navigazione, dovreste avere chiari i vostri obiettivi. Quindi, anche se tendiamo a vedere la costruzione di un sito come qualcosa di tecnico o magari di estetico, il ragionamento che sta alla base dovrebbe riferirsi al tipo di promozione che intendete fare.

In realtà un piano marketing non è una cosa così difficile da creare, perché consiste, alla fine, in una serie di azioni promozionali con una data di scadenza associata. Quello che è davvero complicato è riuscire a fare tutto: io lo sto vivendo sulla mia pelle e no, vi assicuro che non riesco a fare neanche la metà di quello che vorrei. Quindi, prima di entrare nella parte pratica eccovi tre consigli tutti miei:

  • Utilizzate il metodo S.M.A.R.T. per la creazione dei vostri obiettivi. E siate particolarmente inflessibili sulla T di Time-Related. Le cose che non sono inserite in un calendario non succedono. Lavorate all’indietro: stabilite la data di pubblicazione del vostro libro e inserite le altre azioni a ritroso nei mesi che precedono, conservandovi un margine per gli imprevisti. Non fate come me, che tendo a credere di poter fare più di una cosa contemporaneamente.
  • Scegliete le azioni che si adattano meglio al vostro carattere. Ne abbiamo parlato qui e anche qui: non potendo fare tutto, dobbiamo scegliere ciò che ci possiamo permettere e ciò che ci è più congeniale. Dovremmo divertirci nel fare marketing, affinché le nostre azioni siano impregnate di energia positiva.
  • Mantenete le cose semplici. Se avete poco tempo, scegliete una sola azione per ogni «pilastro» del marketing editoriale e concentratevi su quella. Ciò che non potete fare, purtroppo, è concentrarvi su un’area sola trascurando le altre: tutte le aree devono essere sviluppate contemporaneamente, perché sono interdipendenti e necessarie.

Le quattro aree di un piano marketing

1) Obiettivi

Che cosa vogliamo dalla nostra scrittura? Se vogliamo essere letti, sapere chi sono i nostri lettori e definire come vogliamo raggiungerli è indispensabile per non brancolare nel buio. La gamma è molto ampia: c’è chi desidera scrivere la storia della propria vita affinché i nipotini possano leggerla, e chi vuole guadagnarsi da vivere con la scrittura per poter abbandonare un lavoro che detesta. Le scelte promozionali da fare non sono, ovviamente, le stesse per tutti.

2) Creazione di un marchio

Se vogliamo essere letti, il primo passo da fare è a) accertarsi che le persone sappiano che esistiamo e, subito dopo b) che associno a noi delle emozioni positive. O che, almeno, le emozioni che suscitiamo risuonino armonicamente con ciò che i nostri lettori cercano.

3) Creazione di una piattaforma online

La nostra presenza online non è solo il fatto di esistere nella rete, è in realtà una base di lancio per tutte le nostre attività di marketing. È dove facciamo storytelling personale. È il luogo nel quale intratteniamo relazioni significative con il nostro pubblico e con gli altri scrittori. La piattaforma include quella che io chiamo la «sacra triade»:

  • Un sito web
  • Due-tre profili sui social media più adatti a noi (su questo non ho indicazioni da darvi: sono una capra. I profili ce li ho ma li uso pochissimo)
  • La costruzione di una lista email. Di quest’ultima non si parlerà mai abbastanza, perché è necessaria al fine di esercitare una forma di promozione rispettosa, rivolgendosi a persone che ci hanno dato il permesso di contattarle lasciandoci il loro indirizzo email.

4) Programmazione del lancio.

Le azioni relative alle prime tre aree vanno incominciate e poi non hanno una scadenza, dovrebbero diventare una routine. Il lancio invece è un evento strettamente riferito a un certo libro in un certo periodo di tempo e va programmato di conseguenza, scegliendo le attività che meglio si adattano alle nostre disponibilità (di tempo e di risorse economiche) e alla tipologia del nostro «prodotto». Ha l’obiettivo di preparare una buona accoglienza al frutto del nostro lavoro e di evitare l’effetto «sparo nel buio». Nella pianificazione del lancio vanno inseriti, per esempio, dei post scritti ad hoc nel blog, la creazione di un evento online, dei guest post su altri blog, degli eventi offline tipo presentazioni in librerie o biblioteche, pubblicità a pagamento sui social o sui media tradizionali, aperitivi letterari, reading e tutto quanto la nostra fantasia ci potrà suggerire. Se scegliamo la strada della pubblicazione indipendente, dovremo ricordarci di includere in quest’area la parte pratica: la creazione per esempio dei profili sui principali negozi online, il tempo per caricare i files, la realizzazione della copertina, la raccolta delle prime recensioni.

…insomma c’è da farsi un fondello così.

La proposta di oggi è questa: se non avete ancora pensato al vostro piano marketing, provate a buttare giù una mappa mentale con le quattro aree principali e le attività che avete già fatto/volete cominciare ora/ volete implementare in futuro.

Dove pensate che incontrerete le maggiori difficoltà? Siete d’accordo con questa definizione di piano marketing o pensate che sia troppo o che manchi qualcosa?

Questo articolo fa parte della serie “81 consigli di marketing che funzionano, e perché seguirli”
Se desiderate consultare la fonte originale degli argomenti trattati, leggete il post introduttivo, dove trovate tutti i link e la spiegazione del metodo di lavoro che ho adottato.
Qui l’articolo introduttivo
Qui il primo articolo: Cominciare per tempo.

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1. Cominciare per tempo

7 Ottobre 2015 by Serena 15 commenti

Voi perché scrivete?
Io per puro piacere (o bisogno) personale. L’ho sempre fatto, e da quando mi hanno regalato il primo diario segreto la scrittura è diventata quasi quotidiana. In seguito è stata tante cose, per esempio un modo di dare e ricevere sostegno (in qualche blog che ho tenuto in passato) ma anche puro divertimento, quando ho scritto il mio primissimo pezzo di narrativa. Era una fanfiction, un racconto che, inserendo un evento chiave, stravolgeva completamente il finale di una serie YA molto celebre.
Credo di non essere l’unica: tutti, qua attorno, scriviamo per piacere. Tutti tendiamo a scrivere quello che ci va in quel momento senza porci altri problemi. Ultimo tra tutti, quello della promozione. Non è una cosa immediata e intuitiva:un autore «medio», non necessariamente un principiante, penserà per prima cosa a finire il libro, non a come promuoverlo.
Non mi ha fatto molto piacere quando ho scoperto il consiglio numero uno degli autori di successo al loro se stesso degli inizi. Anche se, pensandoci, è ovvio. Lapalissiano, addirittura.

Cominciare per tempo la promozione.

Prima di scrivere il libro, pensate a come intendete promuoverlo. Mollate quello che state facendo e scrivete prima il vostro piano marketing!
Cominciate a costruire il vostro pubblico almeno sei mesi prima di pubblicare.
Procuratevi delle recensioni prima di pubblicare.
Cominciate la promozione in anticipo.

Noioso? Americano? Troppo commerciale?
Può essere. Ad un estremo abbiamo l’autore che decide consapevolmente in che genere o nicchia andare a scrivere in base al guadagno che ne può ricavare. All’altro estremo abbiamo l’autore – soprattutto dilettante – che, come me, scrive quello che gli va e punto. Probabilmente per chi vuole essere letto la giusta via sta nel mezzo.

La scelta di terminare il libro e poi pensare alla promozione comunque non è vincente, stando alle considerazioni di chi ha avuto successo. Il problema è che la promozione di un libro richiede molto tempo, perché si fonda su elementi che non si creano dall’oggi al domani: un brand, una piattaforma online, un lancio.

  • Il brand, o detto all’italiana il “marchio”, si ha quando un certo nome genera un desiderio che provoca delle vendite. O, nel nostro caso, delle letture: a me basterebbero già quelle. Lo spiega molto bene Kristen Lamb nel suo articolo The Secret to a Powerful Author Brand . Avete un marchio quando  a) il vostro nome come autore è conosciuto da un numero sufficiente di persone e b) suscita delle emozioni positive.
  • La piattaforma online, della quale abbiamo già parlato qui, consiste in pratica nella vostra presenza in rete. Se vogliamo ridurla a tre elementi essenziali, essi sono: un sito web, i social media, una lista email. Per un autore che pensa alla pubblicazione indipendente la piattaforma è necessaria: se non c’è, non si esiste. Punto. Negli ultimi anni, la piattaforma si è resa indispensabile anche per gli autori pubblicati tradizionalmente. I margini risicati delle case editrici non permettono più delle campagne di marleting sufficienti a far emergere un libro in un mercato superaffollato.
  • Il lancio è una serie di azioni promozionali programmate, che hanno l’obiettivo di attrarre l’attenzione di molti potenziali lettori su un certo libro in un dato momento, per garantire una base minima di accoglienza. Nessun libro dovrebbe mai essere uno sparo nel buio, pena l’insuccesso e l’oblio nel mare magnum della rete. L’avere qualche recensione pronta prima che il libro sia pubblicato rientra nel tema del lancio; per procurarsele ci si deve muovere per tempo, soprattutto se le si desidera oneste – e io personalmente lo do per scontato – e approfondite.

Che cosa è un piano marketing?

Il piano marketing è semplicemente questo: un elenco d’azioni inserite in un calendario, finalizzate alla costruzione di marchio, piattaforma e lancio. Quando si dovrebbe incominciare a pensarci? C’è chi dice sei mesi prima, chi addirittura un anno prima. Una sola cosa è certa: che non si fa in cinque minuti e richiede lavoro. Un lavoro che solo l’autore è in grado di fare.
Se leggete questo articolo e non avete ancora terminato il vostro libro siete fortunati: potete incominciare da subito a stendere un piano marketing e a metterlo in pratica.
Ma come si elabora un piano marketing? Lo vedremo, con qualche idea pratica, nel prossimo articolo. In questa sede non importa tanto cosa fare, quanto assimilare il concetto che:

Il successo raramente è casuale. Anzi, non lo è quasi mai.

Questo articolo fa parte della serie “81 consigli di Marketing Editoriale che funzionano” che ho introdotto e spiegato nel mio articolo del 30 settembre. Se desiderate consultare le fonti che cito e sapere in che modo ho elaborato gli argomenti, leggete il post introduttivo, dove trovate tutti i link.

E voi? Avete mai pensato seriamente alla promozione del vostro libro? Quando avete cominciato?

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Gli autori e il marketing editoriale

16 Settembre 2015 by Serena 53 commenti

Un autore Indie che cerca di vendere i suoi libri
Un autore Indie che cerca di vendere i suoi libri?
Nei giorni scorsi un blogger che apprezzo e seguo regolarmente ha (finalmente!) pubblicato un libro sulla sua materia, il blogging. Il ragazzo è tutto tranne che uno spammer e sono sicura che il libro, conoscendo l’autore, sarà concreto e utile. Eppure, sapete cosa? Questo autore ha esordito, nel suo annuncio, con
le sue scuse.
Più o meno si scusava di pubblicare un post “promozionale” e, diceva ai  lettori, per questa volta potete sopportarlo. Un post in cui semplicemente annunciava di aver pubblicato un libro sulla materia che è il suo forte.
Non è mica l’unico, eh. Ne sento praticamente tutti i giorni, di cose del genere. Non mi va di parlare di me, del mio libro eccetera. Daniele, scusami ma l’esempio era troppo sugoso e recente per non utilizzarlo 😛 .

Pare che promuoversi sia il nuovo peccato capitale.

La cosa non mi stupisce più di tanto. Veniamo martellati fin da piccini con concetti come l’umiltà, ci insegnano a stare zitti e metterci in coda, gli ultimi saranno i primi eccetera eccetera. Ho due notizie per te, caro autore Indie e/o pubblicato tradizionalmente: vuoi prima la buona o prima la cattiva?
Cominciamo con la buona notizia: ego te absolvo, autore. Alzati e va’, e non ti dirò non peccare più: promuovere i tuoi libri non è un peccato. Anzi, sappi che fai bene, fai cosa buona e giusta e in più – e questa è la notizia cattiva – se non ti promuovi non ti troverà né leggerà nessuno.
Ma io ho la mia casa editrice che mi promuove!
Ahahahahahahahah! …Oddio, soffoco. Qualcuno ha un Kleenex? Ok, scusa, mi sono ripresa. Dicevamo?
Ah, sì. Che il problema, ai nostri giorni, non è – come continuo a leggere in giro – che
c’è in giro tanta merda dei self publishers, quindi il mio capolavoro scompare in mezzo a quelli e non lo trova nessuno.
Il problema, lo dice Mark Coker in questa intervista (ma lo sapevamo già) è ben diverso. E’ proprio il contrario. Il problema è che il mercato editoriale è invaso da testi di qualità sempre migliore a prezzi sempre più bassi. Aumentano anche da noi i testi che hanno già i requisiti minimi – chiamali minimi! – per giocare, l’editing professionale e la copertina almeno decente, e vanno sempre meglio in termini di performance commerciale. Perfino tra i romance, tra i quali ho visto i peggio orrori del self, il livello qualitativo si alza.
Quindi: la competizione esiste, è feroce e promuoversi in qualche modo è necessario. Perché se non lo fai tu, non lo fa nessuno.
Ma io ho la mia casa editrice che mi promuove!
Ancora? Sì, sì, va bene. Dopo ne parliamo. Anzi, ne parliamo in modo approfondito in uno dei prossimi articoli. Ti anticipo solo che domenica scorsa ho passato una mezz’oretta a chiacchierare con la mia libraia di riferimento. Ti racconterò.
Che si diceva?
Che dovresti promuoverti in qualche modo, se vuoi che qualcuno oltre alla mamma e a pochi intimi ti legga.
E potrebbero essere problemi, per te, soprattutto se rientri nella classica descrizione dello scrittore introverso. Quasi tutti coloro che passano lunghe ore a scrivere sono persone orientate più all’interno di sé che verso gli altri, e non ha caso hanno scelto, per esprimersi, il medium della scrittura. Andare a dire a una persona del genere che deve fare promozione è come tirargli/le un calcio sugli stinchi; nella migliore delle ipotesi si contorcerà nella sofferenza di abbozzare una scusa plausibile per tirarsi indietro. Nella peggiore ti guarderà sdegnato/a, perché tu sei una squallida sanguisuga attaccata al soldo e lui/lei invece no, è dedito all’Arte e basta.
La parola “marketing” se ne va in giro a braccetto con la parola “vendita”. Nei paesi anglosassoni quelle due parole assieme, nella testa degli scrittori, si associano automaticamente alla figura del venditore di auto usate. Qui da noi, forse, più all’agente immobiliare e all’assicuratore. Poveri, che c’entrano loro?

Eppure è necessario cambiare atteggiamento.

Se non lo si fa, nessuno ci leggerà, è molto semplice. Oppure ci leggeranno molte meno persone rispetto quelle a cui il nostro libro potrebbe piacere.

E può non interessarci nulla guadagnare dalla nostra scrittura, certo, ma essere letti credo interessi a tutti. Cerchiamo quindi di sostituire alle immagini viscide di cui sopra qualche visione positiva che ci aiuti ad affrontare questa bestia nera della promozione: esiste qualcosa che potremmo definire una promozione etica che dovrebbe essere accettabile anche al venditore/autore più negato che esista sulla faccia della terra.

La promozione etica, in sintesi, è questo: se hai una buona idea, scrivi un buon libro, inventi una cosa utile agli altri esseri umani, è tuo preciso dovere diffonderla, per il bene di tutti.

Una bella storia è una carezza per l’anima, nello stesso modo in cui lo sono una parola gentile, un buon consiglio, un complimento fatto al momento giusto. Una bella storia è una magia potentissima perché va a modificare le emozioni delle persone, e può cambiare il mondo. Se credete sinceramente di avere scritto una buona storia, dovreste farlo sapere a chi potrebbe essere interessato. Di queste persone, ne dovreste raggiungere il più possibile. O potreste perdere un’occasione di fare del bene. E anche aiutare qualcuno a dimenticare per un attimo i propri guai, o trasportarlo/la in un mondo dove il bene trionfa (per fare un esempio) è fare del bene.
Chi spamma il suo romanzo su Twitter 15 volte al giorno non agisce nell’ottica di servire altri esseri umani, perché se no sarebbe rispettoso. Una promozione rispettosa consiste nel far sapere del vostro lavoro a coloro cui potrebbe fare del bene; una promozione non rispettosa ha la sola ed unica finalità di riempire il portafoglio dell’autore, e la puzza si sente a chilometri e chilometri. Anche quando la finalità è nascosta bene; se siamo lettori attenti, ce ne accorgiamo.
Quindi l’esortazione è: smettete di chiedere scusa per una promozione fatta in modo etico. Se non ne fate, cominciate. Riflettete sulle vostre motivazioni.
Sto per cominciare una serie sul marketing o, più semplicemente, vorrei condividere con voi alcune cose interessanti che ho scoperto quest’estate. Stay tuned 🙂
Hugh Howey, tanto per cambiare
Un autore Indie tenta(va) di vendere i suoi libri. Poi li ha venduti.

Parliamo di come fate – o come NON fate – marketing, vi va?

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Serena Bianca De Matteis

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