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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Limone

Sostiene il Limone, parte II

21 Gennaio 2016 by Serena 4 commenti

Sì, ma come finisce poi la storia del Limone?

Un momento che te la racconto. Sono un po’ in ritardo ma mi sono accorta, anche, di non avere una foto decente del Protagonista, e allora ho aspettato di essere a casa – una buona volta – in orario diurno, per poterla scattare.

Che si diceva? Ah, sì: che la tragedia scoppiò quando la famiglia, ormai cresciuta, decise di trasferirsi in una nuova casa.

Il Limone aveva ormai un vaso imperiale, e questa fu la ragione per la quale, durante il trasloco, venne lasciato indietro. Mica per sempre, s’intende, e mica da solo: c’erano con lui altre piante troppo grosse per l’auto di famiglia. “Vengo a prenderti presto”, gli disse la donna dolcemente, e il Limone fece fremere le foglie.

Passarono i giorni e poi le settimane e, tra uno scatolone e l’altro, un giorno la donna tornò nella vecchia casa per delle faccende. Scese a controllare le piante rimaste indietro e…

Quasi ci restò secca (pure lei).

L’amato Limone.

Completamente.

Rinsecchito.

La donna non credeva ai suoi occhi. Piangeva e piangeva – la coccodrilla! – e chiedeva a gran voce “Ma come è possibile?” Pensava addirittura di aver sbagliato pianta, ma non era così: quello era proprio il Limone e il fattaccio era successo davvero. Un po’ di disorganizzazione, un malinteso, il generale rincoglionimento da trasloco. Fuori dalla grazia di dio, la donna accusò il giovanotto gentile di non essere più gentile, di averglielo fatto apposta, di essere geloso perché lei aveva da badare al piccolo. Lui aveva detto che avrebbe pensato alle piante, non lo aveva detto forse? Come aveva potuto farle questo? Come aveva potuto smettere di occuparsi di loro, creatura e gatte e Limone e lei stessa? Forse non li amava più? Questa era la spiegazione, ovvio, non li amava più!

La donna lacrimava in ginocchio davanti al vaso; accarezzava i rametti secchi e controllava se erano secchi per davvero, se per caso non ci fosse ancora una goccia di vita da qualche parte, un po’ di verde, un ramoscello flessibile che denunciasse una traccia d’umidità. Il giovanotto diceva che le avrebbe comprato un altro limone e la donna rispondeva delle cose brutte (dopo aver chiuso le orecchie alla creatura, s’intende). Il mondo era un posto più brutto, e un po’ più triste, perché il Limone non c’era più.

Non c’era proprio più  niente da fare.

La donna smise di piangere e d’insultare il giovanotto. China sul caro Estinto, staccò ramo secco dopo ramo secco fino a quando, di quel povero Limone, rimase solo un tronchetto spinoso. Poi si sedette a terra e dichiarò “Non ce la faccio a buttarti via, Limone”. Con il cuore pesante spinse il vaso in un angolo della terrazza e giurò che non avrebbe mai più avuto un Limone.

Nessuno sa cosa spinse la donna, giorno dopo giorno, a versare una tazza d’acqua nel vaso divenuto tomba. Ma la spiegazione è banale: è cosa risaputa, infatti, che la testa della donna sia più dura di un ciocco di rovere.

E una sera successe qualcosa.

La donna si recava in terrazza alla fine di ogni giornata per bagnare le piante superstiti, e anche quella sera riempì gli annaffiatoi e fece il giro di tutte. C’erano pomodori, zucchine, erbe aromatiche, insalate e anche fragole, e poi i gerani e i trifogli ereditati dalla nonna. Si era portata nella nuova casa un pezzo d’orto e ne ricavava ancora una certa felicità. Il suo sorriso si spegneva solo davanti al vaso-tomba del povero Limone; ma quella sera, versando il suo tributo d’acqua, la donna notò qualcosa di diverso.

Qualcosa di verde.

Qualcosa di molto, molto piccolo, ma inequivocabilmente verde.

Tipo un bitorzolino, e non uno solo.

Sul tronco secco erano sparse, come da una mano delicata, una serie di piccole protuberanze verdi. La donna cacciò un urlo. Il giovanotto gentile si precipitò in terrazza, seguito dalla creatura. Pensarono ad una muffa o ai  pidocchi verdi ma, inforcati gli occhiali, scoprirono che non si trattava di niente del genere. Oh Gesù Salvatore dei Tronchi Secchi, Oh Nostra Signora dei Limoni Miracolati: quelli erano proprio dei germogli.

La donna abbracciò il giovanotto. La creatura si infilò tra loro due, come al solito. Le gatte fecero le fusa. E qui viene la parte in cui voi, fedeli lettori, dubiterete di ciò che sostiene il Limone, e della verità di tutta questa storia.

Avrete già capito che i germogli divennero rametti, e poi spuntarono le foglie, e un paio d’anni dopo tornarono perfino, contro ogni previsione, dei piccoli  frutti verdi.

Sono passati altri mesi e sostiene il Limone di essere sempre se stesso: il Limone più amato e fortunato del mondo, nonostante tutto, anche se gli è toccato in sorte di vivere con una disgraziata. Solo che ormai, quando sostiene qualcosa, non gli crede più nessuno: ha perso credibilità, se non per la parte che riguarda la Fortuna e l’Amore. E il profumo d’agrume che sprigiona dalle sue foglie.

Anche se tutti continuano a chiamarlo Limone.

Sostiene il Limone

E se qualcosa si può imparare dalla storia di questo Limone, è che non c’è mai niente di sicuro nella vita: a volte credi che qualcosa sia morto, e invece non lo è. Oppure credi di amare un Limone, e ti ritrovi con un Arancio Amaro.

I soliti bene informati dicono che c’è una spiegazione scientifica, che ha a vedere con innesti e trapianti. La donna fa spallucce, in fondo non gliene frega niente. Dice che le sembrava una bella storia, e che voleva solo augurarvi, nel freddo di gennaio, che ogni nuovo anno sia profumato e dolce e succoso.

Come un inaspettato frutto dell’inverno.

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Sostiene il Limone

1 Gennaio 2016 by Serena 9 commenti

Fotografia alberello di limone
Ritratto di Limone

Sostiene il Limone di averla conosciuta un’estate di una dozzina d’anni fa, in una magnifica giornata che scaldava il cuore perfino nella pianura padana. Il cielo non sfavillava come accade in montagna o al mare ma almeno era blu, decisamente blu; cosa che, in quelle zone, non è affatto da darsi per scontata. Pare che la giovane donna fosse appena emersa da un uragano sentimentale di classe 5 (“Estremamente pericoloso con distruzione molto estesa”) e possedesse un appartamento piano terra con giardino, con una cucina nuova di zecca e varie decine di scatoloni da svuotare. Lui, il Limone, era giusto in cerca di una sistemazione definitiva, perché cominciavano a stargli stretti i piedi in quel vaso così angusto. Sarà perché, quando la vide arrivare, fece in modo che le sue foglie lucide sfavillassero ben bene sotto il sole, sarà che i quattro cinque limoni dei quali era carico – troppi per un alberello così piccino – facevano, come si suol dire, la loro porca figura; sta di fatto che la donna, che girava per il vivaio trascinando un carretto già carico di terriccio e piantine, si voltò verso di lui. Il Limone, sostiene, fece fremere le foglie e le inviò un richiamo di profumo con tutta la forza del suo cuore di Limone; lei lo sentì.

Fu amore a prima vista.

Sostiene il Limone che la donna gli sostituì il vaso, subito, con uno più grande, e che lui fece “aahhhhh” e poté finalmente allargare le sue radici indolenzite, esplodendo per la felicità in un diluvio di fiori e foglie e limoncini piccoli e verdi. Fu anche subito chiaro, sostiene, che la donna lo preferiva in modo sfacciato a tutte le altre piante del giardino. Non importava che le tappezzanti tappezzassero, che i rincospermi si affannassero fin dai primi tempi per costruire una belle siepe fitta, che i pomodori e le zucchine dessero frutto come dovessero sfamare una famiglia di otto persone; lui, il Limone, non faceva altro che starsene lì a splendere nel sole, ma restava sempre e comunque e inequivocabilmente il preferito della giovane donna, sostiene.

Passarono gli anni. Il Limone prosperava, la giovane donna regalava pomodori a tutto il parentado. Arrivarono due gatti, anzi due signore gatte, che sorvegliavano il giardino come due pittbull incazzati, e infine arrivò un signore gentile che, il giorno stesso in cui si presentò, si mise a tagliare l’erba, potare la siepe e strappare le erbacce. “Devi essere gentile con te stessa come lo sei con il tuo limone”, diceva quel giovanotto, e questo, cari lettori, vi dà la misura di quanto fosse saggio il giovanotto e principesca la vita del Limone; e questo è esattamente quanto lui sostiene.

L’idillio volse tristemente alla fine verso il mese di settembre di tre anni dopo.

La donna aveva messo su una pancia così grossa, ma così grossa che non solo si doveva sedere per terra per riuscire ad allacciarsi le scarpe, ma non lavorava più in giardino come prima. Certo, c’era il giovanotto che raccoglieva i pomodori e domava la siepe selvaggia, ma sostiene il Limone che non era la stessa cosa; la donna non lo bagnava più spesso come prima e non gli lucidava le foglie col panno, e lui sentiva crescere nell’aria una terribile puzza di guai.

Quello stesso inverno ebbe la prova che non si sbagliava.

Venne il freddo, e la donna non aveva più la pancia, ma in casa c’era un essere piccolo e gnaulante che assorbiva tutte le sue attenzioni. Il Limone, sostiene, venne posto, come ogni inverno, al riparo sotto una piccola serra, ma accadde che nessuno gli dava più da bere.

Sostiene il Limone che si erano dimenticati di lui, perché da quando c’era quell’essere piccolo non s’interessavano di nient’altro al mondo, e che la donna non lo amava più; ma i soliti bene informati riferiscono che ci fu uno stupido equivoco sull’umidità dell’aria, il riposo invernale delle piante, nonché un certo rincoglionimento generale di tutti quanti.  E fu così che nonostante l’umido e il freddo il Limone seccò e perse le foglie e quando la donna, un giorno, si degnò di scendere in giardino per dargli un’occhiata, scoprì cosa gli era capitato e si mise a piangere come una fontana. Abbracciò l’alberello e gli giurò e spergiurò che se si fosse ripreso avrebbe avuto più cura di lui, e così il Limone, impietosito, la perdonò. E quell’anno fece perfino un paio di limoni grandi abbastanza da farne una spremuta.

Sostiene il Limone che passarono alcuni anni felici, durante i quali crebbe così tanto che gli dovettero cambiare il vaso un paio di volte. Fece pace con l’essere gnaulante, nel senso che concordarono tra loro una quota equa di attenzioni della donna, e per il resto si ignorarono con reciproca soddisfazione.

La tragedia accadde quando la famiglia decise di trasferirsi in una nuova casa.

(fine della prima parte)

( e qui c’è la seconda parte)

Cari, come state? Comincio l’anno con una storia che sembra non averci niente a che fare con la vita e i Capodanni, ma fidatevi che non è così, ve l’ho scritta apposta. In attesa della seconda parte prendetevi un abbraccio d’auguri, fatti con tutti il cuore. Che sia un anno di dolcezza, parole gentili, amici, persone che vi amano. Qui da me gli anni scorrono fin troppo veloci, e io spero di avere più tempo per fermarli sulla carta.

Grazie di cuore. All’anno che verrà!

Felice 2016

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