Lo sapete come funzionano le «mie» regole, vero? Lo ricordo di nuovo, a beneficio di chi passasse di qua per la prima volta: non sono mie. Sono le regole che un piccolo squadrone di grandi scrittori, intervistato dal Guardian, ha stilato a beneficio degli autori emergenti. Io mi limito a procedere con metodo rigorosamente scientifico: esamino tutte le regole di tutti gli scrittori intervistati ed estraggo solo quelle che si ripetono con forza, assumendo che se più di un professionista ripete, anche in forma diversa, la stessa regola o consiglio, c’è probabilmente una solida ragione.
Solo che questa volta ho barato.
Ero sicura che, tra le varie regole, avrei trovato qualcosa su come e perché pianificare un romanzo.
Così ho setacciato da cima a fondo l’articolo, tutte e due le parti, usando anche la funzione di ricerca di Word. Ho inserito «outline»: risultato, zero. Ho riprovato con «structure»: zero, di nuovo. Ho tentato allora con «plan» e, scartando una regola di Margaret Atwood che ci ricorda che gli scrittori non hanno un piano pensionistico (no, non è un argomento secondario: ci scriverò su un post!), ecco i due soli risultati ottenuti:
Rose Tremain
5 When an idea comes, spend silent time with it. Remember Keats’s idea of Negative Capability and Kipling’s advice to “drift, wait and obey”. Along with your gathering of hard data, allow yourself also to dream your idea into being.
(Quando vi viene un’idea, cercate di trascorrere del tempo in silenzio con essa. Tenete a mente il concetto di «Capacità Negativa»* di Keats e il consiglio di Kipling di «lasciar andare alla deriva, attendere e infine obbedire».** Mentre raccogliete i vostri dati, concedetevi anche di sognare la realizzazione della vostra idea.)
6 In the planning stage of a book, don’t plan the ending. It has to be earned by all that will go before it.
(Nella fase di pianificazione di un libro, non pianificate anche la conclusione. Deve essere ottenuta estraendola da ciò che viene prima.)7 Respect the way characters may change once they’ve got 50 pages of life in them. Revisit your plan at this stage and see whether certain things have to be altered to take account of these changes.
(Rispettate il modo in cui i vostri personaggi potrebbero cambiare quando hanno almeno cinquanta pagine di vita. Rivedete la vostra pianificazione, a questo punto, e verificate se alcune cose devono essere modificate per tener conto di questi cambiamenti.)Sarah Waters
4 Writing fiction is not “self-expression” or “therapy”. Novels are for readers, and writing them means the crafty, patient, selfless construction of effects. I think of my novels as being something like fairground rides: my job is to strap the reader into their car at the start of chapter one, then trundle and whizz them through scenes and surprises, on a carefully planned route, and at a finely engineered pace.
(Scrivere narrativa non è né un modo di esprimere se stessi, né una terapia. I romanzi sono per i lettori, e scriverli comporta la paziente, abile, disinteressata costruzione di risultati. Io penso ai miei romanzi come a qualcosa di simile alle giostre di un Luna Park: il mio lavoro consiste nell’agganciare il lettore al suo sedile all’inizio del capitolo uno, quindi farlo rotolare e sfrecciare attraverso scene e sorprese, su un percorso attentamente pianificato, ad un ritmo progettato fin nei minimi passaggi.)
Dunque solo due autori su una trentina di intervistati hanno parlato di pianificazione, e neanche in modo diretto. A rigor di logica, dovremmo concludere che «pianifica», anzi, «Pianifica!», come lo scriverei io, non è una regola, ma solo la fissazione principale di chi scrive.
In realtà la spiegazione è un’altra, secondo me: che la regola di pianificare prima di partire in quarta con la scrittura è talmente importante che non è nemmeno necessario riperterla. È scontata.
E allora ho barato, e la terza regola l’ho inserita io di prepotenza: perché secondo me, che lo si dica o no, prima di scrivere bisogna pianificare. A livello (quasi) maniacale.
C’è ancora in giro qualcuno che crede che si debba scrivere solo quando si ha l’ispirazione? Io credo di no. Forse qualche fangirl tredicenne che, giustamente trascinata dal proprio risveglio ormonale, scrive una fanfiction sugli One Direction: là sì che è tutta ispirazione. Tutti gli altri, autori affermati, emergenti e vie di mezzo, sanno che la scrittura richiede un minimo di disciplina, e che la disciplina necessaria è direttamente proporzionale al livello di risultati che si desidera ottenere. E che, per riuscire a scrivere anche senza il dono divino dell’ispirazione, è necessario sapere, anche in maniera sommaria, dove si sta andando a parare.
Pantsers e Planners
Nelle chiacchiere tra scrittori si fa a questo punto l’esempio di Stephen King, portabandiera suo malgrado di tutti i pantsers***, che partirebbe in quarta con la scrittura forte solo di un’idea, nata di solito da un sogno o da un incubo; gli outliners o planners***, allora, rispondono citando Robert Ludlum, che cominciava a scrivere solo dopo aver creato sinossi monumentali e dettagliatissime. Volete fidarvi di una divoratrice di blog di scrittura, articoli, riviste, interviste e chi più ne ha più ne metta? Gli scrittori professionisti o semi-professionisti dicono quasi tutti che, partendo senza pianificazione, spesso hanno dovuto fermarsi e ricominciare da capo, dopo avere sbattuto via una considerevole quantità di tempo ed energie in una storia che non andava da nessuna parte. La scrittura è appiccicosa, dice Giulio Mozzi, nel primo video di una bella ed utile serie creata per l’Iprase di Trento. Non vale la pena lavorare su qualcosa che è solo su un’idea, credendo di avere una storia. Il concetto è, di nuovo, quello di evitare un doloroso ed inopportuno spreco di tempo.

Mentre abbiamo numerosi esempi di pantsers che si sono poi convertiti alla pianificazione, non ho notizie del contrario. Ho notizie, invece, che un’eccesso di pianificazione possa paralizzare, questo sì. Lo stesso Randy Ingermanson, il celebre autore e creatore dello Snowflake Method – quindi di un metodo molto strutturato, finalizzato alla creazione di una sinossi operativa – raccomanda che ciascuno trovi il sistema che funziona per se stessi; una schematizzazione troppo rigida può impedire l’insorgere della parte più bella dello scrivere, secondo me, quello stato che viene chiamato «the zone» o «the flow», una specie di beatitudine di questa terra. Chi l’ha provato sa di che parlo: credo sia come la totale immersone dei bambini nel gioco, la serenità del meditante, la concentrazione del pittore, del fotografo, dello scrittore per l’appunto. Essere lì, e basta, dentro a ciò che si sta creando. Nel caso peggiore, troppa pianificazione può paralizzare.
La mia esperienza personale è simile a quella della maggioranza: solo una volta ho scritto senza pianificare, e si trattava di un racconto, 3.850 parole in tutto. Una scena scritta tutta d’un fiato perché conoscevo con precisione millimetrica il mio punto d’atterraggio. In tutti gli altri casi, ho lavorato su traccia. Per il mio lavoro più consistente, 120.000 parole per 40 capitoli, sono partita in quarta, ma mi sono dovuta fermare attorno al sesto capitolo per redigere una sinossi. In seguito, per scrivere i capitoli, prendevo un pezzo di sinossi, lo incollavo in cima al foglio di Word e da lì cominciavo a lavorare.
La storia che per ora chiamo “Cristallo”, il mio lavoro in corso, era morta e sepolta per mio disgusto personale. Non funzionava, non funzionava e basta. Ma evidentemente è una storia che ho bisogno di raccontare, perché non mi dava pace. L’ho salvata – almeno per me, poi spero piaccia anche a chi la leggerà – lasciandola dormire per un po’ e poi scrivendone la sinossi operativa. Definendo i personaggi. Ragionando sul conflitto principale, o meglio, sulla (tragica) mancanza, nella prima versione, di un conflitto sufficiente a sostenere la narrazione. Ho applicato alla lettera il metodo di Ingermanson. Struttura e pianificazione sono le medicine che hanno rianimato “Cristallo”. Perché, comunque vada, io quella storia ho bisogno di finirla, e adesso mi sento in grado di farlo.
Come e perché pianificare un romanzo
Come si fa a pianificare? È un discorso così importante, nella parte pratica, che si meriterà qualche post dedicato solo a quello *appare il cartello COMING SOON*. Poi ognuno di noi ha un suo metodo, suppongo, ma per chi desidera – nel frattempo – confrontarsi con un po’ di teoria, io avrei qualche suggerimento.
Il numero uno in assoluto secondo me è Randy Ingermanson, che ho già ricordato, con il suo Snowflake Method.
Lo citano ovunque, anche a spanne e malamente, purtroppo: recentemente ho letto un articolo (italiano) secondo il quale con il suo metodo si programma un romanzo in meno di una settimana. Niente di più falso, si tratta di più tempo e anche di tanto duro lavoro, ma ne vale la pena. Se leggete l’inglese, questa è la pagina originale nella quale si spiega lo Snowflake Method. Di Ingermanson ci sono anche, sempre in inglese, Writing Fiction for Dummies e How to write a novel using the Snowflake Method, ottimi approfondimenti, ma l’essenziale sul metodo lo trovate nel sito di Randy: è disponibile gratuitamente nonostante l’altissimo valore intrinseco, e questo spiega perché AdvancedFictionWriting.com abbia qualcosa come un migliaio di visitatori al giorno.
Edit del 21/4/2015: stufa di leggere versioni approssimative (per essere gentile) del Metodo, ho chiesto il permesso a Randy Ingermanson e ho tradotto integralmente il suo articolo. Trovate la traduzione qui e anche qui.
Subito dopo Randy, in uno stile più discorsivo e amichevole ma altrettanto utile, suggerisco l’ottimo Outlining your Novel di K.M. Weiland, che è pubblicato assieme ad un manuale pratico, e della stessa autrice Structuring your Novel, focalizzato sulla struttura – un’altra delle mie fissazioni.
Se, purtroppo, avete cominciato a scrivere senza pianificare, siete impastati e non riuscite ad andare avanti in nessun modo, il libro che fa per voi è Nail your Novel di Roz Morris, molto concreto, estremamente pratico, utile non solo per creare un romanzo da zero ma anche per partire al salvataggio di romanzi moribondi.
Li ho letti tutti? Certo che sì!
Pianificare un romanzo con Scrivener
Non posso non concludere con il mio amatissimo Scrivener, software per scrittori nato apposta per chi desidera pianificare un romanzo (ma utilissimo all’occorrenza anche a chi odia pianificare). Seguite il link, scaricate la demo gratutita per trenta giorni di utilizzo effettivo, e verificate personalmente quanto è semplice organizzare le parti di un romanzo, per esempio sulla lavagna virtuale.
Io sono in debito con Salvatore di un template, quello che ho creato io stessa per mio uso personale. Non gliel’ho mandato subito perché era un filino troppo carico, in quanto io sono nata pignola e morirò con un DOC diagnosticato. Troppa roba. Lo sto “ripulendo” e ci sto scrivendo su un articolino che, a dio piacendo, leggerete sul blog verso la fine di aprile, con tanto di tutorial.
Concludo insinuando che secondo me anche the King pianifica, e che a mio parere son tutte balle che scriva così a crudo, perfino lui 😛 Posso credere, al massimo, che abbia talmente interiorizzato le strutture narrative e un metodo di lavoro, tanto da non avere più necessità di mettere tutto nero su bianco.
E voi, che metodo utilizzate? Avete letto qualcuno dei manuali che ho citato? E raccontatemi anche, se ce l’avete, qualche aneddoto interessante su come lavorano i grandi scrittori, che quelli non bastano mai (né gli aneddoti, né i grandi scrittori).
Note
* La «Capacità Negativa» di Keats consiste, in soldoni, nella capacità di accettare una vita senza certezze. Questo breve articolo mi sembra la spieghi in modo interessante. Se no, googlatela che vien fuori subito.
** La citazione completa di Kipling suona così: When your Daemon is in charge, do not try to think consciously. Drift, wait, and obey (Something of Myself for My Friends Known and Unknown, ch. 8, 1937.)
***I pantsers sono gli improvvisatori, quelli che scrivono on the seat of their pants; gli outliners, o planners, sono quelli che programmano tutto, come me. Qui una definizione articolata, e anche i badge.
****Gli altri articoli della serie sulle regole della scrittura li trovate qui, qui e qui.



