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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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La prima stesura, la revisione e l’ago nel pagliaio

26 Agosto 2015 by Serena 28 commenti

Prima stesura Cristallo
…e lì rimase

Il 12 giugno mia madre ha ritirato in copisteria la stampa rilegata della prima versione di «Cristallo». Mi credete se vi dico che da quel giorno non sono più riuscita a riprenderla in mano? Sorge un sospetto. Forse inconsciamente sapevo che…

«Il mio romanzo è ‘na palla.»

Così esordisco nella mia telefonata alla Erica, la mia amica/editor/compagna di merende, santa donna, che come ogni santo che si rispetti dovrebbe avere una chiesa dedicata e una casella nel calendario. O almeno una via. Via Santa Erica degli Autori Disperati. La chiamo dal baretto in spiaggia nel quale mi sono rifugiata, sfuggendo alla famiglia e all’appiccicume della crema solare, per lavorare una mezz’ora alla mia prima stesura.
«’na palla in che senso?» replica senza scomporsi.
«Boh, ‘na palla. E se mi rompo le scatole io, a leggerlo, figurati un lettore…»
Pausa di silenzio.
«Non è che hai scritto una storia drammatica?»
Ci penso un momento. Non saprei. I temi sono spessi, questo sì, e la storia non è comica. Ma si piange già abbastanza, nella vita, e io nella mia storia voglio un raggio di sole. La voglio seria, sì. Drammatica, no. Menosa, meno che meno.Quindi mmmgnò, diciamo di no. Non voglio scrivere una storia drammatica, e se l’ho scritta non era mia intenzione. Sigh.

Non sono disperata, però. Ho in mente uno straccio di soluzione. Devo alleggerire, ma come? Una nuova linea narrativa? Inserire un nuovo tema? Uso i personaggi secondari?
Il problema, spiego a Erica, è che non ce la faccio più a sopportare le menate di Anna. Per i non-milanesi: la menata sarebbe, tipo, una pippa mentale. Anna, poverina, ha preso una scuffia ossessiva per un tizio non esattamente raccomandabile. Poi ha qualche altro problemino, il che le dà tutto il diritto di farsi qualche menata. Ma ragazzi, se io che sono la sua mamma sono stufa di sentirla…
«Ti serve un comic relief!»
Eggià.

E perché non ci ho pensato io?

Perchè?
Pecchè? Eh?

Avete presente «Il Re Leone» di Disney? È una storia piuttosto spessa. Un giovane leone si auto-esilia dal suo branco, convinto di essere colpevole della morte del padre. Una storia di crescita, vendetta e riscatto.
…in un film per bambini?
Certo. Intanto, i bambini sono bambini, non stupidi in miniatura. E poi basta infilarci Timon, Pumba e anche Rafiki, che cura le menate di Simba a mazzate in testa,

Rafiki e Simba
Il passato è passato!

e la storia diventa subito digeribile. Non solo digeribile, ma bella, pure (anche se sticavoli, io non mi sono ancora ripresa dalla morte di Mufasa).
Forse anche le mia Anna ha bisogno di qualche mazzata terapeutica?
Erica improvvisa, butta lì una scena che mi provoca nel cervello uno spettacolo di fuochi d’artificio che neanche il 4 luglio. Nel pomeriggio, appena riesco a rimettere le mani sul mio PC, apro Scapple, faccio doppio click proprio nel centro dello schermo e scrivo un nome. E nel pieno del suo fulgore, signore e signori, mi si presenta…

Non ve lo dico.

Mica vi posso raccontare proprio tutto, no? Però posso dirvi che ho riempito un’altra mappa mentale con vita, morte e miracoli di questo nuovo personaggio, che ha cominciato a parlare e pare non abbia alcuna intenzione di tacere. Almeno per il momento. Quanto a me, ho sperimentato quella sorta di beatitudine scrittoria che ti prende quando, come per magia, tutti i pezzi vanno al loro posto e l’immagine da frammentaria diventa chiara, unica. Una volta tanto.
Pochi giorni dopo ho terminato  la rilettura in questa nuova ottica e adesso vi posso dire che no, il romanzo non è una palla.

O magari lo è. Ma se non altro adesso posso dire con certezza che esiste, sulla faccia della terra, almeno un lettore a cui piace da morire.
Io.

Che cosa ho imparato da questa faccenda

  • La revisione può essere dolorosa. Non è bello scoprire che nella tua creatura c’è qualcosa che non va. Vale anche per i romanzi.
  • La revisione può essere dolorosa, ma non è una tragedia. Anne Lamott, nel suo «Bird by Bird», dice che bisogna accettare di scrivere «shitty first drafts». Prime stesure che, ehm, puzzano un po’. Poi bisogna mettersi i guanti, infilarci le mani e cominciare a pulire. Se siete sicuri che la vostra prima bozza va bene così e non siete Lee Child, potreste avere un problema.
    Esiste la possibilità che la storia sia irrecuperabile? Ovvio che sì. Ma per stavolta non ne parliamo.
  • Serve un altro paio d’occhi per guardare la propria storia. E devono appartenere a qualcun altro. Lo abbiamo già detto quelle dieci-dodicimila volte che l’editing professionale è necessario, vero? Lo ripetiamo. Soprattutto se pubblicate in self, non potete farne a meno, rassegnatevi. Se non potete permettervelo, trovate almeno dei lettori beta, una professoressa di italiano in pensione, la zia secchiona, quello che volete. Ma chiedete a qualcuno di guardare la vostra storia e di dirvi onestamente cosa ne pensa.
    In una fase precedente all’editing, oltre al paio d’occhi aiuta molto anche una spalla su cui piangere. Io la telefonata con Erica ve l’ho sintetizzata, ma è stata più lunga di così. Quando abbiamo messo giù ho incominciato a scrivere la causa di beatificazione.
  • Non si finisce mai di imparare. Anzi, credo si impari veramente solo facendo, e in particolare quando sbatti il muso in un ostacolo e cerchi il modo di andare avanti. Bisogna continuare a studiare, perché tendiamo a fermare lo sguardo su certi aspetti e ci perdiamo il resto. Ma ogni volta che si puntano i riflettori su un aspetto della scrittura, si scopre che le sfaccettature sono molteplici, gli esempi innumerevoli, gli usi variegati. Bisogna ricordarlo e non smettere mai di studiare. E scrivere, tanto.

La morale della favola

Lavorando a «Cristallo» ho l’impressione di cercare un ago in un pagliaio. È una faticaccia, un lavoro improbo che qualche volta comporta lo spostamento di una pagliuzza alla volta. Ci sono momenti in cui un raggio di sole colpisce l’ago, che scintilla e si fa vedere. Qualche volta sembra perfino d’oro. Allora riparto alla ricerca, con entusiasmo, con l’illusione di essere vicina alla meta, più certa e innamorata di prima.

Il mio prossimo romanzo, Cristallo

Vi è mai successo di trovare un problema in una vostra storia, e risolverlo in un modo di cui siete piuttosto fieri?

Post Scriptum. A proposito di scuffie ossessive, ma raccontate da dio, non potete perdervi questo libro qui.

Archiviato in:Blog, Per chi scrive Contrassegnato con: a writer's journey, Comic Relief, Cristallo, Diario di Cristallo, Editing, Editor, Erica, Revisione, Scrivere un romanzo, Writing Life

Mappe mentali, le tue idee in libertà

19 Agosto 2015 by Serena 14 commenti

Noi scribacchini abbiamo tutti delle fissazioni, giusto? Come ben sapete, io ho il pallino di Scrivener, ma è ora di confessare la mia seconda mania, sempre made in Literature&Latte. Che poi è figlia di un’altra mania: quella di cominciare le mie riflessioni, creative e non, su uno schermo bianco, lasciando le idee libere di seguire la strada che preferiscono. Le mappe mentali servono a me, non a loro.

Scapple

Scapple - Header

Tra i software per mappe mentali lo metto per primo e senza esitazioni. Ma che cos’è esattamente Scapple? Semplice: è un altro bambino prodigio del genio che ha creato Scrivener, Keith Blount. Scapple, essendone il fratellino minore,

  • è perfettamente integrato con Scrivener: le mappe mentali si possono importare, esportare e convertire in vari formati;
  • ha la stessa flessibilità di Scrivener. Pur avendo molte funzioni interessanti e potenzialità (quasi) infinite, siete voi a decidere quali e quante usarne e come, a vostro gusto.

Il mio consiglio, però, è di perdere un po’ di tempo sul tutorial, per entrambi i programmi, e imparare bene a sfruttarli. Se no è come avere in garage una Ferrari e rifiutarsi di farla correre.

In questi giorni di vacanza sto scrivendo il mio piano marketing e sto usando, appunto, il sistema delle mappe mentali. Mi viene estremamente semplice aprire una mappa vuota, scrivere l’argomento di cui mi sto occupando al centro dello schermo, rifletterci su a ruota libera e annotare tutto ciò che mi passa per la testa. Quando mi sembra di avere finito, dispongo i contenuti gerarchicamente secondo la logica più utile in quel momento. Ho una mappa organizzata in ordine cronologico – attività dalla più alla meno urgente – e un’altra divisa in aree tematiche. Il principio è che nella prima fase ci butto dentro di tutto, inclusa roba che so di dover cancellare in seguito. Ma così sono sicura di non perdermi niente per strada.

Mappa mentale Social Media
Un pezzetto del mio piano marketing

Ho utilizzato le mappe mentali anche per (tentare di) risolvere un problema del romanzo. Ma di questo vi parlerò molto presto in un articolo a parte. Per farla breve, ho dovuto inserire un nuovo personaggio: quindo ho aperto una mappa nuova, ho scritto un nome al centro, nei colori che più gli si addicevano, e ho cominciato a buttar giù tutto quello che “vedevo”.

Scapple, come Scrivener, è anche molto elegante. Una volta che avete formattato le note come preferite, potete salvare le impostazioni ed esportarle in nuove note. Preciso che il programma usa il termine «notes», appunti, e non «mind maps», mappe mentali.

Per il mio piano marketing avrei potuto usare Powerpoint o anche Scrivener stesso, ma io sono sempre stata una studente “visuale”. Le mappe hanno di bello che sono molto leggibili e si possono stampare e appendere in giro, come promemoria o stimolo (a proposito, cari Autori 2.0, avete già scritto il vostro piano marketing?).
Scapple non è gratuito, ma costa solo 14,99 USD. Si può scaricare la versione di prova, che ha tutte le funzionalità e dura per trenta giornate di utilizzo effettivo (cioè, se lo usate una volta al mese vi dura trenta mesi, se lo usate tutti i giorni vi dura trenta giorni). Io ho ancora qualche giorno di prova da sfruttare, ma alla fine acquisterò senza pensarci due volte. Perché mi sono innamorata, e al cuor non si comanda.

XMind

Se Scapple è l’amore della mia vita, XMind è l’amante ufficiale. Mentre Scapple brilla per flessibilità e possibilità di personalizzazione, XMind è un po’ più rigido; in compenso, offre una serie di bellissimi modelli preformattati e, esaminandoli, vi fate praticamente un piccolo corso di marketing gratuito. Lo trovo più “accademico” di Scapple, ma più rapido ed efficiente se dovete solo prepararvi per esporre dei concetti. E infatti io lo utilizzo per preparare le mappe mentali del Laboratorio di Scrittura.

La Storia e le sue Parti
Introduzione alla struttura in tre atti

XMind ha una versione gratuita che dura per sempre e che a me è più che sufficiente. Ma, fissata come sono per i software di scrittura – anche quelli per la lista della spesa – stavo per comprarmi la versione Pro. Che costa 73 Euro, sigh, ma vi porta anche il caffè. Diciamo che se per vivere facessi l’insegnante invece che la venditrice-markettara , lo comprerei senza pensarci due volte. Un difetto: Xmind non si esporta facilmente. Per trasferirlo comodamente in ogni formato dovete avere la versione Pro. Se no, si può fare ma bisogna un po’ adattarsi.

MindMup

E questo è il mio terzo favorito. Che oltre all’interfaccia piacevole, all’agilità e alla facilità di esportazione delle mappe, ha la pregevole caratteristica di essere online e quindi accessibile da tutti i vostri dispositivi.

Perché non uso questo, visto che è così meritevole? Principalmente perché niente batte la flessibilità di Scapple, e in questo momento per me è più importante la flessibilità di utilizzo piuttosto che la portabilità. Non ho sempre una connessione disponibile e lavoro molto con Scrivener, quindi per gli altri software è un battaglia persa fin dall’inizio. Ma MindMup è eccezionale, e vi piacerà in modo particolare se conoscete e utilizzate i principali sistemi di cloud storage, come Dropbox e Google Drive. Da provare, senza ombra di dubbio.

Una citazione doverosa: Freemind

Logo Freemind

Questo è un programma che io ho abbandonato per alcuni piccoli – non solo miei – problemi di usabilità. Per esempio, lo spostamento delle varie parti della mappa non è immediato come in altre interfaccia utente. Ma visto che parliamo di mappe mentali non posso non citarvelo, e si tratta in ogni caso di un ottimo programma: voi potreste trovarvi meglio di me, quindi vi consiglierei in ogni caso di provarlo.

È un software open source – come Open Office o LibreOffice, per capirci – estremamente diffuso, che ha un grosso merito: al contrario di quel che succede, per esempio, in XMind, le mappe in Freemind si esportano molto facilmente in pdf e nei principali formati immagine. Io non lo uso più, ma se non volete spendere è un’ottima alternativa. Se leggete l’inglese, non perdetevi l’articolo di Wikipedia che ne illustra i pregi.

E voi? Usate le mappe mentali? Le create su PC o alla vecchia maniera, con carta e penna?

Archiviato in:Blog, Imparare Scrivener, Per chi scrive Contrassegnato con: Autore2.0, Buone idee, Mappe mentali, Scrivener

Gli obiettivi S.M.A.R.T. di uno scrittore

29 Luglio 2015 by Serena 29 commenti

Loro sì che centrano l’obiettivo.

Tra le cose imparate in tanti anni di marketing e azienda, ce n’è una che mi piace in modo particolare, perché la trovo utile e applicabile a tutti gli aspetti della mia vita. E perché non alla scrittura? Sto parlando del concetto di obiettivi SMART, anzi, S.M.A.R.T., che sicuramente avete già incontrato in mille e un articolo in giro per il Web. Perché lo tiro fuori qui, in un blog per scrittori, all’alba del 29 luglio, in una Milano sopravvissuta a Caronte ma ancora boccheggiante per il caldo?

Ve lo spiego tra un attimo. Prima facciamo un piccolo ripasso del significato dell’acronimo S.M.A.R.T. .

Come sapete, smart in inglese significa intelligente, brillante, però anche [Leggi di più…] infoGli obiettivi S.M.A.R.T. di uno scrittore

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Chi sono i tuoi lettori?

22 Luglio 2015 by Serena 37 commenti

Il testo che segue è la traduzione di questo articolo di Wendy Lawton, agente e vicepresidente dell’agenzia letteraria Books & Such. E casca proprio a fagiolo con quanto si diceva qui.

Il problema delle “tribù”

Seth Godin ci ha costretti a riflettere sulle nostre “tribù” nel suo libro omonimo. La nostra tribù è formata da coloro che guidiamo o che si radunano attorno a noi. Autori e aspiranti autori vengono continuamente incoraggiati a cominciare a radunare la propria tribù. E io sono assolutamente d’accordo. Sta diventando sempre più raro far sì che un editore prenda in considerazione il manoscritto di un autore senza voler prima quantificare la sua tribù o “piattaforma”.

E così potreste chiedere: ma dov’è il problema? Prima di dirvelo, permettetemi di farvi qualche esempio. [Leggi di più…] infoChi sono i tuoi lettori?

Archiviato in:Blog, Marketing, Per chi scrive Contrassegnato con: Autore2.0, Marketing Editoriale

Si va in scena

21 Luglio 2015 by Serena 27 commenti

Serena in scena

Sono un po’ emozionata, lo confesso,

e detto da me è strano perché sono abbastanza nota per avere la faccia come il AHEM per non avere mai il problema di trovare qualcosa da dire. Casomai, ho il problema di stare zitta. Non sarebbe male imparare a farlo, o almeno a contare fino a dieci prima di procedere, ma ormai alla mia tenera età ho perso le speranze. Quando Anubi peserà il mio cuore posando la piuma sul piatto della bilancia, troverò da ridire sulla tara e sul bilanciamento. Quando San Pietro mi chiederà che diavolo ci faccio alla Porta, probabilmente pretenderò di parlare con il Direttore.
Non ho neanche paura di parlare in pubblico. Mi è accaduto di farlo davanti a un bel duecento persone, quando ero ancora una piccola manager rampante. In ogni caso il numero non è mai stato un problema. Un giorno che se ne discuteva a casa sua, Daniele disse saggiamente: una volta che cadi da quindici metri o da duecento, che differenza fa? Ti spiaccichi uguale.
Allora come si spiega che io oggi sia così emozionata?

Non ho mai avuto bisogno di trucchetti per aiutarmi a parlare, sapete quello cose tipo scegline uno in prima fila e guarda solo quello oppure immaginali tutti seduti sul WC. Ma oggi forse un aiutino mi serve, perché stavolta sì, è importante. È davvero importante, per me. Ci ho messo anni per arrivare qui. Qui dove, direte voi? Non è mica un ChissàDove favoloso dove accadono cose straordinarie, è solo un posticino nel Web, una manciata di bit, un groviglio di stringhe di codice intrecciate in un sito WordPress dove però ho finalmente il coraggio di…

Tre
Due
Uno
*respira forte*

Di chiamarmi scrittrice.
Che strano.
Guardate che io sono la prima a tirare giù dall’altare – a colpi di pomodori maturi e romanzi di Foster Wallace* – quelli che pensano alla scrittura come a una missione divina, anzi spesso accosto scrittura, uncinetto e pane fatto in casa. Con una certa irriverenza. Nel senso che l’uncinetto e il pane fatto in casa son cose molto più serie.
Eppure oggi sono emozionata.
Perché ad arrivare qui, davanti a voi, a dirvi queste cose come scrittrice, ci ho messo degli anni.

Più che altro, ci ho messo un secolo (no, mezzo. Lo dice l’anagrafe.)  a osare chiamarmi scrittrice. Che cosa io intenda dire con questo, sarà presto oggetto di un altro sproloquio.
Però, siccome mentre scrivo mi sto emozionando, e in fondo al post in qualche modo ci dobbiamo arrivare, facciamo che per oggi userò il trucco n. 1, quello di scegliere una persona a caso in prima fila e rivolgermi a lei. E scelgo la.. dai, chiamiamola Silvia, tanto lei si riconoscerà. Sperando che non si arrabbi con me se l’ho scelta, anzi sperando che leggendo questo articolo capisca quanto è stato importante, per me, quello che ha fatto. Cioè, mandarmi questo messaggio:

Ciao [mionickname], solo per dirti che la tua meravigliosa storia mi è talmente rimasta nel cuore e mi è talmente piaciuta che, a distanza di 2 anni dalla prima volta, l’ho riletta ancora e ancora e … sono emozionata, mi lascia ancora senza fiato e con il cuore pieno di emozioni e le lacrime agli occhi.
Devo dirti che ho letto anche [altramiastoria] e che, nonostante l’amarezza e l’angoscia che mi lascia dentro, è favoloso!!
Poche volte mi sono appassionata tanto alla lettura, e per questo ti chiedo di non smettere di scrivere e di emozionarci!… a proposito hai già pubblicato qualche libro che oggi passo in libreria e lo compro subito!!! 🙂
Grazie ancora,
Silvia.

Allora io adesso mi immaginerò la Silvia seduta in prima fila e dirò tutto a lei.

Ecco, Silvia, volevo confessarti che in realtà ho cominciato a scrivere per me stessa.

Mi piacerebbe tanto poter dire che scrivo storie da quando ero piccola, mammamiacomesonobrava, mammamiasonopredestinata, ma direi una balla. Ho sempre scritto per me, in realtà. Ho tenuto montagne di diari e anche un diario sul web, un blog, che mi ha aiutata a superare un grande dolore aiutando qualcun altro a superarlo. Non mi ha mai sfiorato neanche l’anticamera del cervello l’idea di scrivere delle storie, anzi, mi vedevo più come una giornalista, e avevo perfino fatto una promessa a una vecchia zia maestra che mi adorava (ciao, zia Luisa). Le ho promesso che avrei studiato lettere per fare la giornalista. Invece poi ho fatto lingue e sono finita a vendere robe in giro per il mondo. Evabbè.
Poi un giorno sono inciampata in una storia che finiva in un modo troppo idiota per essere vero. E vendeva pure milioni e milioni di copie. Mi sono veramente arrabbiata e ho deciso che qualcuno doveva pur dire qualcosa, salvare quei due poveracci, soprattutto lui perché lei, per quanto era idiota, si meritava anche una fine idiota, così ho buttato giù un racconto che si è scritto da solo. Ci ho messo una cinquantina di minuti, a scriverlo. Poi l’ho messo su quell’archivio online e…
E si vede che non avevate niente di meglio da fare, perché avete cominciato a leggere, e in tanti, e non avete più smesso. Ho smesso prima io di scrivere che voi di leggere. E chi diavolo se lo aspettava che saresti arrivata tu, Silvia? E poi Sandra, Arianna, Carmen, Veronica, Erica, Chiara, Roberta, Giovanna, Alessia, Manuela, Giulia, Irene, Noemi, Stefania e… tutte loro. Tutte voi.

Bei tempi quelli di [nomemiastoria]… abbiamo vissuto una bella avventura, e se a voi è piaciuto leggere, credimi che a me è piaciuto altrettanto scrivere.
Ho un romanzo in arrivo entro la fine di quest’anno, è finito e mancano le rifiniture: revisione, una bella copertina e poi via, lo butto nel mondo sperando che si faccia onore.

Ti ho scritto così nella mia risposta, Silvia e boh, non c’è molto altro da dire nel primo articolo di questo blog. Il resto vorrei che venisse dal cuore, strada facendo.
La mia storia si chiama Cristallo, per il momento, a meno che a qualcuno venga in mente un titolo migliore.

Io ve la regalo, se la volete è vostra.

Farò del mio meglio per raccontarla bene. In cambio, fatemi compagnia. Lo avete già fatto, ed è stata una delle cose più belle che mi siano mai capitate.

Serena in scena
Qui effettivamente sono in scena, ma è un’altra storia. Un giorno ve la racconto.

Note

*I libri di David Foster Wallace sono bellissimi e pesano moltissimo. La mia amica Erica, che lo adora, dice che con i libri di Foster Wallace si può uccidere un mammifero di medie dimensioni.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: frammenti di me, Primo Post

Un blog autore è un blog per lettori

15 Luglio 2015 by Serena 50 commenti

Serenabiancadematteis.com è il mio blog principale. Lo considero il quartier generale di tutte le mie attività, ed è per questo che porta il mio nome e cognome. È nato il 1 novembre 2014 (porterà sfiga? Spero di no!) per accompagnarmi nell’avventura del mio primo NaNoWriMo, e poi si è spostato molto verso i temi “caldi” degli autori Indie: le buone pratiche di self publishing, il marketing, la forma mentis di un autore che intraprende la strada dell’autopubblicazione. Poi mettici un po’ di Scrivener e una spolverata di tecnica, e…

…e i lettori?

Parliamoci chiaro: secondo voi, questo è un blog per lettori? Secondo me, no. Alla fine, la causa prima di tutto questo sbattimento è che scrivo storie e vorrei essere letta. Va bene tutto, soprattutto il piacere di confrontarsi con “colleghi” ed anime affini, ma alla fin fine se vado a fare un bilancio spannometrico dei risultati del mio blog, vedo che l’interazione con i miei lettori di narrativa è praticamente ZERO.

Questo secondo me per due ragioni: [Leggi di più…] infoUn blog autore è un blog per lettori

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