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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Affittare o possedere qualcosa

3 Giugno 2015 by Serena 14 commenti

affittare possedere Howey

Il testo che segue è la traduzione di questo articolo di Hugh Howey, pubblicato sul suo sito il 22 maggio 2015. Non era previsto che ve lo proponessi oggi; l’intenzione era quella di tradurre un articolo di Joanna Penn sui pro e contro dell’essere un autore Indie, come avevo dichiarato qui. Arriva anche quello, ma il testo di Howey mi ha colpita molto e ho quindi deciso di dargli la precedenza.

Può dare fastidio, forse, per i toni. La scelta di delegare delle decisioni, quali e quante, è molto personale, mentre Hugh prende posizione in modo molto energico senza tenere conto di qualche sfumatura di grigio tra il bianco e il nero. Però, però… mi è piaciuto lo stesso. Tanto.

Mi è piaciuto perché (come scrivevo, mi pare, in un commento la settimana scorsa) anch’io credo – e l’esperienza mi conferma – che nelle trattative umane si debba sempre e comunque chiedersi:  [Leggi di più…] infoAffittare o possedere qualcosa

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Autore 2.0: perché dovresti considerare seriamente il Self Publishing

27 Maggio 2015 by Serena 32 commenti

Keep calm and Self Publishing

Non so se il mio amico C. sia ancora da queste parti. È un po’ che non lo sento, e non vorrei averlo depresso con il mio ultimo articolo. D’altronde non so che farci, sono fatta così: gli unici calcoli che so fare sono quelli con carta e penna e/o calcolatrice e/o foglio Excel. Le cose che devo dire le dico, anche se non piacciono, quando riguardano dati di realtà che possono nuocere a chi li ignora.

Magari nemmeno questo articolo gli piacerà. C. ha una forte resistenza verso il Self Publishing: pur essendo una persona intelligente, abile e pronta a farsi un fondello così per continuare ad essere uno scrittore, ritiene che l’occuparsi della parte tecnica e commerciale della pubblicazione gli farebbe andare in odio tutta la faccenda. Vede l’editoria tradizionale non solo come un valore aggiunto (e ci può anche stare) ma anche, purtroppo, come una forma di tutorship, il che a mio parere non è un vantaggio. Gli ho fatto gentilmente notare che il suo primo editore era un IIT*, e gli altri due per lui non hanno fatto niente di più di quello che avrebbe potuto fare lui stesso, ossia mettere online un file .epub con una copertina decente; anche questo argomento non ha attaccato.

Ho il sospetto che la vera [Leggi di più…] infoAutore 2.0: perché dovresti considerare seriamente il Self Publishing

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Autore 2.0: come pubblicare un libro nel 2015 ed essere felici

5 Maggio 2015 by Serena 18 commenti

Hugh Howey fotografato da Jason Myers. Chiedete a lui come pubblicare un libro.
Chiedete a lui come pubblicare un libro

È da parecchio tempo, quasi cinque mesi, che sto combattendo con un articolo sul Self Publishing, ovvero come pubblicare un libro da sé sfruttando le (infinite) possibilità offerte dal Web.

Quando ho incominciato a buttarlo giù era la fine dell’anno, momento di bilanci e riflessioni un po’ per tutti. La blogosfera Indie era già in fermento ed in più, tra dicembre 2014 e gennaio 2015 sono stati pubblicati, da gente del calibro di Kristine Kathryn Rusch, Hugh Howey, Joanna Penn e Mark Coker, una serie di articoli straordinariamente ricchi di spunti di riflessione, che non potevano – e non hanno – lasciato indifferente nessuno nel mondo della pubblicazione indipendente e non. Si tratta di testi su cui ho rimuginato per mesi, senza però riuscire a mettere a fuoco il messaggio che mi stavo portando a casa e, di conseguenza, qual era la parte che meritava di essere condivisa con voi.

Alla fine mi sono resa conto che [Leggi di più…] infoAutore 2.0: come pubblicare un libro nel 2015 ed essere felici

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La quarta regola della scrittura: è tutto nell’editing (ovvero: taglia)

27 Aprile 2015 by Serena 4 commenti

Strumenti dello scrittore per fare editing
Strumenti dello scrittore. Si ringrazia gennarino.org per l’immagine.

Diana Athill

  1. Cut (perhaps that should be CUT): only by having no ­inessential words can every essential word be made to count.

(Taglia (forse si dovrebbe scrivere TAGLIA): si possono far risaltare le parole importanti solo se non ci sono parole inutili)

Esther Freud

  1. Cut out the metaphors and similes. In my first book I promised myself I wouldn’t use any and I slipped up ­during a sunset in chapter 11. I still blush when I come across it.

(Taglia metafore e cose del genere. Nel mio primo libro mi ero ripromessa di non usarne, ma ci cascai in pieno durante un tramonto nel capitolo 11. Ancora arrossisco quando mi capita di rileggerlo.)

3 Editing is everything. Cut until you can cut no more. What is left often springs into life.

(L’editing è tutto. Taglia fino a quando non puoi tagliare più niente. Quello che resta spesso prende vita)

Sarah Waters

  1. Cut like crazy. Less is more. I’ve ­often read manuscripts – including my own – where I’ve got to the beginning of, say, chapter two and have thought: “This is where the novel should actually start.” A huge amount of information about character and backstory can be conveyed through a small detail. The emotional attachment you feel to a scene or a chapter will fade as you move on to other stories. Be business-like about it.

(Tagliate come matti. Meno è meglio. Mi è capitato spesso di leggere manoscritti – compresi i miei – dove ho dovuto tornare, tipo, al capito due e ho pensato: “Qui è dove la storia comincia davvero.” Un sacco di informazioni importanti su personaggio e trama possono essere trasmessi utilizzando solo un piccolo dettaglio. L’attaccamento che si prova per un capitolo o una scena si indebolisce man mano che procedete verso altre storie. Siate manageriali in questo. )

Il lavoro vero è l’Editing

Il verbo “cut” pulito pulito non ricorre poi tanto nella raccolta delle dieci regole del Guardian, e quelle poche volte ve le ho riportate qui sopra insieme alle frasi cui appartengono. Ma i suoi equivalenti, parenti, cugini di secondo grado e dirimpettai li incontrate ad ogni angolo, e quello che incontrate più spesso si chiama editing. Prendiamo per esempio (ma non è l’unico) il signor

Will Self, che dice:

  1. Don’t look back until you’ve written an entire draft, just begin each day from the last sentence you wrote the preceeding day. This prevents those cringing feelings, and means that you have a substantial body of work before you get down to the real work which is all in . . .

(Non guardate indietro fino a quando non avete scritto una bozza completa, semplicemente cominciate ogni giorno con l’ultima frase del giorno prima. Questo vi evita attacchi d’ansia e significa che avete un bel po’ di materiale prima di cominciare il lavoro vero, che è tutto nell’…)

2. …the editing.

…nell’editing.

ed è chiaro che intenda l’editing (anche) come un poderoso lavoro d’accetta. Addirittura lo presenta come “il lavoro vero”, e ci trova decisamente d’accordo. Perché? Perché la scrittura è selezione. Il nostro cervello immagina, non scrive, ed è abbondante, rigoglioso, ridondante. Provate a chiedere a chi pratica meditazione: far tacere la mente, o anche semplicemente concentrarsi su una sola immagine, tra le migliaia che si presentano spontaneamente quando il pensiero lavora in modo naturale, è un grandissimo casino. Ci si riesce solo dopo anni di pratica e una forte motivazione.

Ora, quando scrivete, voi fate prima un lavoro di immaginazione e lo fate a vari livelli: la storia intera, l’evento, le scene. Immaginate una scena e l’avete davanti ai vostri occhi, tanto che vedete tutto, sentite anche odori e sapori e probabilmente, se siete davvero dentro alla storia, provate anche sentimenti e sensazioni del vostro protagonista di quel momento. Se scrivete dal punto di vista del vostro personaggio preferito, siete probabilmente in una sorta di trance creativa: semplicemente non siete più nel vostro corpo ma lì, nell’Universo dove si sta svolgendo la vostra storia, e state vivendo un’esperienza multisensoriale. Se Mr. Protagonista mangia qualcosa di delizioso, a voi viene fisicamente l’acquolina in bocca.

Ora abbassate gli occhi.

Eccolo lì: lo schermo di Word. Il foglio bianco. Con cosa cominciate? Pensate una frase.  Come scegliete la prima parola? Come ci mettete, su quel foglio, tutte le sensazioni e le emozioni che state provando? Dire che vi trovate davanti ad un collo di bottiglia è poco. Un imbuto, ancora meno. Un tritacarne? Già ci si avvicina di più: non volete perdere niente, dovete solo stringere e condensare in un medium bidimensionale il mondo che state vivendo in quel momento. È qualcosa di denso, ma ricco: è più che naturale che eccediate. Volete dire tutto, volete che il vostro lettore senta esattamente quello che avete sentito voi, senza perdersi niente. Il massimo sarebbe che riuscisse a vestire i panni del vostro Personaggio, ma temete che non ci riesca. Temete, scrivendo, di dimenticare qualcosa di fondamentale, e così spesso esagerate e dite troppo.

Il problema è che non sarà la quantità delle parole a rendere vero, per chi vi legge, il mondo che volete raccontare, ma la qualità, ovvero la parola giusta. Perché il vostro lettore farà il lavoro inverso: raccoglierà quella parola, o quelle parole messe proprio così, in quella particolare sequenza, e si lascerà suggerire il vostro mondo. Che ricostruirà grazie alla propria immaginazione, che è sua e solo sua. Rassegnatevi: difficile che senta esattamente quello che avete sentito voi, ma ci andrà molto vicino, tanto vicino quanto voi sarete andati vicino alla parola giusta.

Perciò opererete una o più selezioni, e lavorerete di taglio, perché nel pezzo ci saranno parole il cui peso non corrisponde a ciò che volete dire; ciò che avete “rigurgitato” lì per lì ha altissime probabilità di essere “troppo” e di fuorviare chi vi legge, invece di accompagnarlo sulla strada per il vostro mondo.

Tutto chiaro? Tagliate, quindi. Lavorate di cesello. Affinate. Cancellate la parola che sembrava giusta e riscrivetene una migliore. È qualcosa che sconfina nella poesia: c’è chi confonde la poesia con le sbrodolate, chi mette sullo stesso piano un M’illumino d’immenso e tre pagine di fiori rosa, bambini e fatine di primavera. Le parole sono pietre, diceva qualcuno. È vero: sono densissime, un concentrato d’immaginazione e se le usate bene non ve ne servono tante.

L’editing altro non è che il processo di “taglio” nella sua veste più raffinata. Ma può essere difficile e sgradevole. Fa parte del processo della creazione di una storia, ma molti lo odiano: è completamente diverso dalla fase creativa. Durante la prima stesura aggiungete, unite, sommate, espandete; mentre editate, invece, cercate ciò che non va per eliminarlo. Nella prima stesura si conosce l’estasi, the flow; durante l’editing, si cambia emisfero cerebrale. Si usa lo stesso emisfero, tanto per capirci, della dichiarazione dei redditi (sì, ho passato la domenica a fare il 730 e sono di pessimo umore). Nella prima stesura si insegue la bellezza, durante l’editing si va a caccia di schifezze. Le schifezze sono il vostro obiettivo. E se magari siete felici di averle trovate e sistemate, nello stesso momento andate in crisi. “No, ca**o. L’ho scritta davvero io, ‘sta roba?”

Ciò che si ha in mano dopo la prima stesura è grezzo, ed è solo dopo l’editing che diventa davvero una storia con la speranza di tenere un lettore incollato alla pagina.  A meno che non siate dei geni  e scriviate tutto perfetto al primo colpo; ma allora, che ci fate qua?

Coco Chanel consigliava alla signora elegante: quando sei completamente vestita e pronta per uscire, togli ancora cinque cose. Se ti addobbi come un albero di Natale non vedranno te, vedranno gli addobbi. Se hai scelto bene, vedranno una donna elegante. Qualcosa di bello, anche se non sei Miss Universo (ok, questo non so se lo diceva Coco ma il concetto è quello). Scommettiamo che Mademoiselle ne sapeva anche di scrittura creativa?

Note

  • Gli altri articoli della serie sulle Regole della Scrittura li trovate qui (che è l’Introduzione, si spiega da dove vengono tutte queste regole) e anche qui, qui e qui.
  • Io sarò pure fissata con gli autori americani, ma secondo me i libri da leggere prima di tutti gli altri per imparare a fare editing sono questi due: Self-Editing for Fiction Writers, di Renni Browne e Dave King, e Revision and Self Editing for Publication di James Scott Bell, che è una seconda edizione di un suo precedente bestseller sull’editing.
  • Le traduzioni di servizio, senza pretese, sono mie.
  • Questo articolo è apparso per la prima volta qui.

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Il metodo del Fiocco di Neve per scrivere un romanzo

21 Aprile 2015 by Serena 9 commenti

Introduzione

Questa è la traduzione integrale, eseguita dalla sottoscritta, del celebre articolo The Snowflake Method For Designing A Novel, nel quale Randy Ingermanson illustra il metodo da lui elaborato per la progettazione di un romanzo. Si parte da un concetto essenziale e si procede per espansioni successive.

Non esistono, che io sappia, altre traduzioni integrali in italiano di quell’articolo, mentre ne esistono purtroppo parecchie versioni approssimative e pasticciate. Questa versione non aggiunge, né toglie, né commenta: è l’articolo tale quale come si trova sul sito di Ingermanson, www.advancedfictionwriting.com. Dopo una breve riflessione, ho deciso di lasciare anche tutti i link di vendita del software per scrittori creato da Randy, basato sul suo metodo, e i link di vendita dei suoi libri. Considerando che Randy ha messo a disposizione per anni e gratuitamente due delle migliori risorse per scrittori disponibili sul web, mi sembrava davvero il minimo.

Le risorse gratuite cui mi riferisco sono, appunto, l’articolo sullo Snowflake Method e quello su come si costruisce una scena, che vi invito caldamente a leggere: lo trovate qui.

La traduzione che state per leggere è stata autorizzata personalmente da Randy, che ringrazio anche qui, pubblicamente, per la sua fiducia. Thank you so much, Randy! 😀 Oltre che essere una specie di genio, Randy è anche una persona incredibilmente simpatica e disponibile. Qui trovate la sua bio in inglese; tradurrò anche questa non appena mi sarà possibile, perché fa buttare dal ridere.

Randy Ingermanson
Randy Ingermanson

Tengo a precisare che non sono un’affiliata e non percepisco alcun compenso per la pubblicazione di questa traduzione con tutti i link commerciali. L’ho eseguita solo perché ho sperimentato il Metodo del Fiocco di Neve e ne sono una fan e una grande ammiratrice; lo consiglio a chiunque abbia in mente di scrivere un romanzo, che è una bella impresa, ma quasi impossibile se lasciata al caso.

Alla traduzione ho dedicato una pagina fissa, che trovate qui, perché il post di blog poi scivola in basso, sempre più giù, sempre più giù… Invece vorrei che la traduzione restasse reperibile facilmente per gli interessati.

Apprezzerei moltissimo una parola di commento, anche se molti di voi hanno già visto la pagina ieri, soprattutto se ritenete che il metodo possa esservi utile.

Buona lettura e, soprattutto, felice scrittura del vostro romanzo con il Metodo del Fiocco di Neve.

 

Il Metodo del “Fiocco di Neve” per la progettazione di un romanzo.

Scrivere un romanzo è facile. Scrivere un buon romanzo è difficile. Così è la vita. Se fosse facile, tutti scriveremmo bestsellers pluripremiati.

A dir la verità, ci sono in giro migliaia di persone che vi possono spiegare come scrivere un romanzo. Ci sono migliaia di metodi differenti. Per voi, il migliore è quello che funziona per voi.

In questo articolo, ho il piacere di condividere con voi  ciò che funziona per me. Ho pubblicato sei romanzi e i miei scritti hanno vinto una dozzina di premi. Tengo frequentemente e con continuità conferenze di scrittura, nelle quali insegno come si scrive narrativa. Una delle mie lezioni più popolari è questa: Come scrivere un romanzo utilizzando quello che io chiamo il “Metodo del Fiocco di Neve”.

Questa pagina è la più popolare del mio sito, e riceve circa un migliaio di visite al giorno, dal che potete dedurre che un bel po’ di gente la trova utile. Ma potrebbe non essere utile per voi, e per quanto mi riguarda va bene lo stesso. Date un’occhiata, decidete che cosa potrebbe funzionare per voi e lasciate perdere il resto! Se la trovate vomitevole, non mi sentirò insultato. Gli scrittori sono tutti diversi. Se invece il mio metodo dovesse darvi la carica, ne sarò felice. Vi darò il miglior esempio che posso del mio modo di organizzare le cose, ma alla fine siete voi a dover decidere che cosa funziona al meglio per voi. Divertitevi e… scrivete il vostro romanzo!

L’importanza della progettazione

La buona narrativa non capita per caso, è progettata. Potete fare il lavoro di progettazione prima o dopo aver scritto il vostro romanzo. Io ho provato a farlo in entrambi i modi e credo fermamente che farlo prima di scrivere sia più veloce e dia risultati migliori. La progettazione è un lavoro duro, quindi è importante trovare una linea guida prima di cominciare. Questo articolo vuole fornirvi un metafora potente per guidarvi nella vostra progettazione.

La nostra domanda fondamentale è: Come si fa a progettare un romanzo?

Ho fatto il programmatore per molti anni, elaborando grandi progetti di software. Scrivo romanzi allo stesso modo, utilizzando la “metafora del fiocco di neve”. Ok, che cos’è la metafora del fiocco di neve? Prima di continuare a leggere, date un’occhiata a questo bel sito.

In cima alla pagina, trovate un bello schema conosciuto come “frattale del fiocco di neve”.

Frattale del fiocco di neve
Un fiocco di neve very cool

Non ditelo a nessuno, ma questo è un importante oggetto matematico ampiamente studiato. Comunque, per i nostri scopi, questo è solo un bello schizzo di un fiocco di neve. Se fate scorrere un po’ la pagina verso il basso, trovate una vignetta con un grande triangolo e delle frecce sottostanti. Se schiacciate ripetutamente il bottone con la freccia che punta verso destra, vedrete le fasi successive della creazione del fiocco di neve. All’inizio non ha molto del fiocco di neve, ma poco a poco sembra sempre di più un fiocco di neve, fino a quando è completo.

Le prime fasi appaiono in questo modo:

Il metodo del fiocco di neve per pianificare un romanco

 

Io sostengo che questo sia anche un modo per creare un romanzo. Partite con poco, e ci costruite su altra roba fino a quando non appare una storia. Una parte di questo lavoro è creativa, e quella non ve la posso insegnare io. Non in questa sede, in ogni caso. Ma parte del lavoro consiste anche nel gestire la vostra creatività, organizzandola in un romanzo ben strutturato. E questo è la parte che vorrei insegnarvi qui.

Se siete come la maggioranza delle persone, passate un sacco di tempo a pensare al vostro romanzo molto prima di cominciare a scrivere. Fate anche un po’ di ricerca. Fate sogni ad occhi aperti su come funzionerà la storia. Elaborate idee diverse. Cominciate a sentire la voce dei vari personaggi. Vi chiedete quale sia l’argomento del vostro libro, il Tema Profondo. Questa è una parte essenziale di ogni libro e io la chiamo “compostaggio”. È un processo informale e ogni scrittore lo fa a modo suo. Darò per scontato che sappiate come è composta la vostra storia e che abbiate già un romanzo ben “compostato” in mente, e che siate pronti a sedervi e cominciare a scrivere quel romanzo.

Le Dieci Fasi della Progettazione

Prima di cominciare a scrivere, dovete organizzarvi. È necessario che mettiate su carta tutte le vostre meravigliose idee in una forma in cui siano utilizzabili. Perché? Perché la memoria è fallibile, e la vostra creatività ha probabilmente lasciato dei “buchi” qua e là nella vostra storia, buchi che dovete riempire prima di cominciare a scrivere il vostro romanzo. Avete bisogno di un documento di progettazione. E  dovete produrlo utilizzando un procedimento che non vi faccia passare la voglia di scrivere la storia vera. Ecco il mio procedimento in dieci fasi per scrivere un documento di progettazione. Io utilizzo questo procedimento per scrivere i miei romanzi, e spero che vi sia d’aiuto.

Passo 1) Prendetevi un’ora di tempo per scrivere un riassunto in una sola fase del vostro romanzo .  Qualcosa di questo genere: “Una canaglia di scienziato viaggia a ritroso nel tempo per uccidere l’Apostolo Paolo.” (Questo è il riassunto del mio primo romanzo, “Transgression”.) La frase vi sarà utile per sempre per vendere il vostro romanzo in dieci secondi. Questo è il quadro generale, che corrisponde al grande triangolo iniziale nell’illustrazione del fiocco di neve.

Quando, più avanti, scriverete la lettera di presentazione del vostro romanzo, questa frase dovrà apparire molto presto. È il “gancio”che venderà il libro al vostro editor, al comitato editoriale, alla forza vendita e alla fine ai lettori. Perciò, scrivetela meglio che potete!

Alcuni suggerimenti per una buona frase:

  • Più è corta e meglio è. Tentate di rimanere sotto alle 15 parole.
  • Per favore, non mettete i nomi dei personaggi! Meglio dire “una trapezista diversamente abile” piuttosto che “Luisa Rossi”
  • Collegate il quadro generale ad una storia personale. Quale personaggio ha più da perdere in questa storia? Ora, ditemi che cosa lui o lei desidera ottenere.
  • Per imparare, leggete i riassunti in una riga nella lista dei bestsellers del New York Times. Scriverli è una forma d’arte.

Passo 2) Prendetevi un’altra ora ed espandete quella frase in un paragrafo completo che descriva l’ambientazione della storia, gli eventi principali e la fine del romanzo. Questa fase corrisponde al secondo stadio del fiocco di neve. A me piace strutturare la storia in “tre disastri ed un finale”. Ogni evento ha bisogno di circa un quarto della storia per essere sviluppato, e il disastro finale occupa l’ultimo quarto. Non so se questa sia la struttura ideale, è solo mio gusto personale.

Se credete nella struttura in tre atti, allora il primo evento corrisponde alla fine del primo atto, il secondo evento è il momento centrale del  secondo atto, e provoca necessariamente il terzo atto che conclude il tutto. Va benissimo che il primo evento sia causato da circostanze esterne, ma secondo me il secondo e il terzo evento devono essere originati dai tentativi del protagonista di “sistemare le cose”. Le cose infatto andranno di male in peggio.

Potrete poi usare questo paragrafo nella vostra proposta editoriale. Idealmente, il vostro paragrafo sarà composto da cinque frasi. Una frase mi darà l’ambientazione e la situazione iniziale. Poi, serve una frase per ciascuno dei tre disastri. Non confondete questo paragrafo con il testo della vostra quarta di copertina. Questo paragrafo contiene l’intera storia, mentre la quarta di copertina dovrebbe riepilogare solo il primo 25% del romanzo.

Passo 3) Quanto sopra offre una visuale d’alta quota della vostra storia. Ora avete bisogno di qualcosa di simile per le linee narrative di ciascuno dei vostri personaggi. I personaggi sono la componente fondamentale di ogni romanzo, e il tempo che investite nella loro progettazione preliminare vi ripagherà dieci volte tanto quando inizierete a scrivere. Per ciascuno dei personaggi principali, dedicate un’ora a scrivere una pagina che comprenda:

  • Il nome del personaggio
  • Una singola frase che riepiloghi la linea narrativa del personaggio
  • La motivazione del personaggio (che cosa vuole in astratto?)
  • L’obiettivo del personaggio (che cosa vuole, in concreto?)
  • Il conflitto del personaggio (che cosa gli impedisce di raggiungere il suo obiettivo?)
  • L’epifania del personaggio (che cosa imparerà, in che modo cambierà)
  • Un riassunto più dettagliato (un paragrafo) della sua linea narrativa.

Una cosa importante: potreste accorgervi di dover riprendere e modificare, in seguito, la frase e/o il paragrafo riassuntivi. Fatelo! Questo è positivo: significa che il vostro personaggio vi sta dicendo qualcosa a proposito della storia. È sempre appropriato, in qualunque momento della fase di progettazione, riprendere e rivedere gli stadi precedenti. In effetti, non è solo positivo: è inevitabile. E va bene così. Se rivedete e correggete in questa fase, vi risparmiate di doverlo fare più tardi, su un voluminoso manoscritto di 400 pagine.

Un’altra cosa da tenere in mente: tutto ciò non deve essere perfetto. Lo scopo di ogni passo della progettazione è quello di farvi avanzare verso il passo successivo. Non perdete lo slancio! Potrete sempre tornare indietro più tardi, quando comprenderete meglio la storia.  E succederà, a meno che siate molto più intelligenti di me.

Passo 4) A questo punto dovreste avere un’idea abbastanza chiara della struttura di massima della vostra storia, e ci avete passato sopra solo un giorno o due. A dir la verità potreste averci già lavorato anche una settimana, ma non importa. Se la storia manca di coerenza,  lo sapete già da ora, meglio che dopo aver investito 500 ore del vostro preziosissimo tempo in una prima stesura che non va da nessuna parte. Quindi ora continuate a far crescere la storia. Prendetevi qualche ora ed espandete ogni frase del vostro riassunto in un paragrafo completo. Tutti i paragrafi, eccetto l’ultimo, devono concludersi con un evento. L’ultimo paragrafo deve raccontare come finisce il libro.  Questa parte è molto divertente e, alla fine dell’esercizio, avrete in mano un scheletro più che decente della vostra storia, in una sola pagina. È buona cosa riuscire a a far stare tutto in una solo pagina con interlinea singola. Ciò che importa è che state sviluppando le idee che andranno nella vostra storia. State espandendo il conflitto. Ora dovreste avere in mano una sinossi adatta a una proposta di pubblicazione, anche se per la proposta esiste un’alternativa anche migliore…

Passo 5) Prendetevi un paio di giorni per scrivere una descrizione di una pagina di ciascuno dei personaggi principali, e di mezza pagina per gli altri personaggi. Queste “sinossi dei personaggi” dovrebbero raccontare la storia dal punto di vista di ogni singolo personaggio. Come al solito, siete liberi di ritornare agli stadi precedenti e fare modifiche, man mano che imparate cose interessanti sui vostri personaggi. Questo è il passaggio che mi piace di più e, negli ultimi tempi, ho inserito le “sinossi dei personaggi” nelle mie proposte di pubblicazione, al posto di una sinossi costruita sulla trama. Gli editor amano le sinossi centrate sui personaggi, perché amano i romanzi costruiti sui personaggi.

Passo 6) A questo punto avete in mano una storia solida con numerose linee narrative, una per ciascuno dei vostri personaggi. Ora prendetevi una settimana ed espandete la sinossi in una pagina della vostra trama in una sinossi in quattro pagine. Fondamentalmente, dovete espandere ancora ogni paragrafo del passo n. 4 fino a quando riempie un’intera pagina. È molto divertente, perché state per comprendere la logica generale della storia e prenderete decisioni strategiche. A questo punto è assolutamente certo che avrete bisogno di riprendere le fasi precedenti e che farete delle modifiche, mano a mano che entrate sempre più in profondità nelle dinamiche della storia e battete il naso in nuove idee.

Passo 7) Ora prendetevi un’altra settimana ed espandete le vostre descrizioni dei personaggi in una serie di  vere e proprie mappe, che descrivano nel dettaglio tutto ciò che c’è da sapere su di loro. Le solite cose: data di nascita, descrizione fisica, storia, motivazioni, obiettivi eccetera. Una cosa è particolarmente importante: come sarà cambiato ogni personaggio, alla fine del romanzo? Questa è un’espansione di ciò che avete elaborato al passo n. 3, e vi insegnerà molto su di loro. Probabilmente riprenderete i passi da 1 a 6, perché i personaggi a questo punto prendono vita e cominciano a diventare petulanti e a far domande sulla storia. Questo va bene, perché la grande narrativa è generata dai personaggi. Prendetevi tutto il tempo che vi serve, per questa fase, perché state solo risparmiando un sacco di tempo per dopo. Quando avrete finito questo procedimento (e ci potrebbe volere anche un mese intero di sforzi costanti per arrivarci) avrete quasi tutto ciò che vi serve per scrivere una proposta editoriale. Se siete un romanziere già pubblicato, allora potete già scrivere la vostra proposta e vendere il vostro romanzo ancora prima di averlo scritto. Se non siete ancora stati pubblicati, allora dovrete prima scrivere il vostro romanzo. Lo so, non è bello ma così è la vita, e la vita degli scrittori è anche peggio.

Passo 8) A questo punto potreste prendervi una pausa in attesa di vendere il libro,  ma a un certo punto dovrete ben cominciare a scrivere sul serio il romanzo. Prima di questo, ci sono un paio di cose che potete fare per rendere meno traumatica la stesura della prima bozza. La prima cosa da fare è prendere la sinossi in quattro pagine e compilare una lista di tutte le scene di cui avrete bisogno per trasformare la storia in un romanzo. E il modo più semplice di farlo è… con un foglio di calcolo (Excel, per capirci, o il corrispondente in Open Office che si chiama Calc, o quello che pare a voi, n.d.t.).

Per qualche ragione, per molti scrittori si tratta di una cosa spaventosa. Oh che orrore. Superatelo. Avere imparato a usare un elaboratore di testi, un foglio di calcolo è più semplice. Dovete creare una lista di scene, e i fogli di calcolo sono stati inventati giusto per creare liste. Se dovete imparare come fare, compratevi un libro. Ce ne sono a migliaia disponibili e uno sarà sicuramente perfetto per voi. Dovreste metterci meno di una giornata ad imparare il minimo indispensabile. Sarà il giorno meglio speso di sempre. Fatelo, e basta.

Create un foglio di calcolo dettagliando le scene che emergono dalla vostra sinossi in quattro pagine. Dedicate una riga ad ogni scena. In una colonna metterete il personaggio PdV (punto di vista). In un’altra colonna (piuttosto larga), scrivete cosa succede. Se vi sentite estrosi, aggiungete altre colonne, per esempio quante pagine vi aspettate di scrivere per quella scena. Un foglio di calcolo è l’ideale, perché così riuscirete a cogliere l’intera linea della narrazione in una sola occhiata, e sarà più semplice spostare le scene per fare ordine.

I miei fogli di calcolo di solito finiscono per avere più di 100 righe, una riga per ogni scena del romanzo. Man mano che sviluppo la storia, ne creo nuove versioni. Tutto ciò è straordinariamente utile per analizzare la storia. Può volerci un’intera settimana per completare un buon foglio di calcolo.  Quando avete finito, potete aggiungere ancora una colonna per i numeri di capitolo e assegnare un capitolo ad ogni scena.

Passo 9) (facoltativo. Io non lo faccio più.)

Tornate al vostro elaboratore di testi e cominciate a scrivere una “descrizione narrativa” della storia. Prendete ogni riga del foglio di calcolo ed espandetela in una descrizione della scena, in più paragrafi. Metteteci ogni bello spunto di dialogo che vi viene in mente, e delineate il conflitto essenziale di ogni scena. Se non c’è conflitto, a questo punto lo scoprirete e allora dovrete aggiungere conflitto o eliminare la scena.

Io scrivevo una o due pagine per capitolo, e cominciavo ogni capitolo in una nuova pagina. Poi stampavo e mettevo il tutto in un raccoglitore a fogli mobili, in modo da poter spostare facilmente i capitoli o rivederli senza pasticciare gli altri. Di solito per questo procedimento impiegavo un intero weekend e il risultato finale era un massiccio documento di cinquanta pagine che rivedevo con la penna rossa mentre scrivevo la prima bozza. Le buone idee che mi venivano quando mi svegliavo al mattino venivano scritte a mano nei margini di questo documento. Questo, comunque, è un modo abbastanza indolore di scrivere la temutissima sinossi dettagliata che tutti gli scrittori odiano. Ma è davvero divertente da sviluppare, se prima avete completato il passo 1 e il passo 8. In questa fase non mostravo mai a nessuno la sinossi, men che meno ad un editor: era solo per me. Mi piaceva pensarci come ad un prototipo di prima stesura. Immaginatevi di completare la prima stesura in una settimana! Certo, ce la potete fare e ne vale la pena. Ma onestamente ora non sento di avere più bisogno di questo passaggio, e non lo faccio più.

Passo 10) A questo punto, sedetevi e cominciate a buttar giù la vera prima bozza del romanzo. Vi stupirete della velocità con la quale il testo vi vola via dalle mani, a questo punto. Ho visto scrittori triplicare di colpo la propria velocità di scrittura, producendo per di più una prima stesura di qualità migliore rispetto a quella di una terza stesura.

Potreste pensare che tutta la creatività sia andata a farsi friggere, a questo punto. Ebbene, no, a meno che non abbiate esagerato con l’analisi mentre elaboravate il vostro Fiocco di Neve. Questa dovrebbe essere la parte divertente, perché ci sono numerosi piccoli problemi logici di cui occuparsi. Come farà Eroe a scendere da quell’albero circondato da alligatori per salvare Eroina che si trova in una barca a remi che ha preso fuoco? Questo è il momento di deciderlo! Ma è divertente, perché voi già sapete che la struttura generale del romanzo funziona. Così potete limitarvi a risolvere solo un numero limitato di problemi, e procedere con la scrittura relativamente in fretta.

Questa fase è incredibilmente emozionante. Ho sentito un sacco di scrittori lamentarsi di quanto sia difficile scrivere la prima bozza. Senza eccezioni, è sempre perché non hanno idea di cosa debba succedere dopo. Santo cielo! La vita è troppo breve per scrivere in questo modo! Non c’è nessun motivo per passare 500 ore a scrivere una prima bozza che non va da nessuna parte, quando ne potete scrivere una solida in 150. Considerando anche il centinaio di ore che vi serve per i documenti di progettazione, ve la caverete molto prima.

Circa a metà della prima bozza, mi prendo una pausa e sistemo le parti che non funzionano più nei documenti di progettazione. Certo, i documenti di progettazione non sono perfetti. Va bene così. I documenti di progettazione non sono scritti nella pietra, sono un insieme in evoluzione che cresce mentre voi sviluppate il vostro romanzo. Se state lavorando bene, alla fine della prima stesura riderete di quel campionario di spazzatura amatoriale che erano i vostri documenti all’inizio. E sarete emozionati dalla profondità che la vostra storia ha raggiunto.

Nel corso degli anni, ho insegnato il Metodo del Fiocco di Neve a centinaia di scrittori. Ho anche lasciato questo articolo a disposizione di tutti nel mio sito per un sacco di tempo e la pagina, ad oggi, è stata visitata più di 2.400.000 volte. Ho avuto riscontri da parecchi scrittori. Alcuni amano il Fiocco di Neve, altri no. La mia posizione è: se funziona per voi, allora usatelo. Se funziona solo in parte, allora usate quella parte. Io scrivo i miei romanzi usando il metodo del Fiocco di Neve. Non fraintendete, si tratta di un bel po’ di lavoro. Per un sacco di tempo l’ho svolto nel modo più difficile, usando Microsoft Word per scrivere il testo e Microsoft Excel  per gestire la lista delle scene. Sfortunatamente, né Word né Excel hanno mai sentito parlare della struttura della narrazione. Alla fine, ho capito che sarebbe stato molto più facile utilizzare il metodo se gli strumenti fossero stati progettati espressamente per la narrativa.

Così un giorno ho creato un software. Volevo qualcosa che rendesse automatici tutti quei passaggi che si potevano automatizzare. Il risultato è un programma commerciale che io chiamo Snowflake Pro.

Il software Snowflake Pro
Il software Snowflake Pro

Mi rende la creazione del Fiocco di Neve incredibilmente più facile, e sta facendo lo stesso per moltissimi altri scrittori. Il software Snowflake Pro rende il metodo del Fiocco di Neve veloce, facile e divertente. Funziona su Mac, Windows e Linux. Al momento è in corso una promozione che vi offre uno sconto del 50% su questo strumento se possedete una copia di Writing Fiction for Dummies. (Questo è il link per acquistare il libro su Amazon.it)

Writing Fiction for Dummies
Writing Fiction for Dummies

Ulteriori notizie su Snowflake Pro le trovate qui.

Come utilizzare il Fiocco di Neve

State faticando proprio in questo momento sulla prima, orribile stesura di un romanzo che sembra senza speranza? Prendetevi un’ora di tempo e riassumete la vostra storia in una frase. Le cose sembrano più chiare? Avete appena completato il primo passo del metodo del Fiocco di Neve, e ci avete messo solo un’ora. Perché non provare anche gli altri passi e vedere se la vostra storia, per caso, non comincia a prendere vita? Che cosa avete da perdere, a parte un’orrenda prima bozza che già odiate?

Siete un pantser e avete finalmente terminato il vostro romanzo, ma proprio ora state guardando un’enorme pila di carta che ha un disperato bisogno di essere riscritta? Coraggio! Il romanzo è terminato, giusto? Avete portato a termine qualcosa che molti scrittori possono solo a sognarsi. Ora immaginate di incontrare in ascensore un pezzo grosso dell’editoria che vi chiede di cosa parla il vostro romanzo. In quindici parole o meno, che cosa rispondereste?

Prendetevi quel tempo! Questo è un gioco duro. Se riuscite a tirar fuori una risposta in un’ora… avete appena completato il primo passo del metodo del Fiocco di Neve! Pensate che qualcuno degli altri Passi possa aiutarvi a mettere ordine nel vostro manoscritto? Dategli una possibilità. Che cosa avete da perdere?

Avete appena ricevuto dal vostro editor una lettera lunga quanto un incubo, che vi elenca in dettaglio tutto quello che non va nel vostro romanzo? Vi state chiedendo come diavolo farete ad apportare tutti i cambiamenti necessari prima della scadenza? Non è mai troppo tardi per applicare il metodo. Cosa ne dite di prendervi una settimana di tempo e farvi tutti i passaggi? Vi servirà meravigliosamente per rendere le cose più comprensibili, e avrete un piano di lavoro per eseguire tutte quelle modifiche. Scommetto che finirete a tempo di record. E scommetto anche che, alla fine, il libro sarà migliore di quel che pensavate.

Se il metodo del Fiocco di Neve funziona per voi, mi farebbe piacere saperlo. Mi potete raggiungere dalla pagina dei contatti nel mio sito (qui, n.d.t.)

Ringraziamenti: Ringrazio i miei molti amici della lista Chi Libris e soprattutto Janelle Schneider, per le numerose discussioni sul Fiocco di Neve e molto altro.

Cordiali saluti,

Randy Ingermanson, Ph.D

Firma di Randy

 

 

Volete sapere di più del metodo del Fiocco di Neve?

Date un’occhiata al mio ultimo best-seller, How to Write a Novel using the Snowflake Method.

How to write a Novel using the Snowflake Method
How to write a Novel using the Snowflake Method

Questo libro è un diverso tipo di strumento didattico. Esso utilizza una storia per MOSTRARE come scrivere un romanzo, piuttosto che DIRE come scrivere un romanzo. Ho usato il metodo del Fiocco di Neve per scriverlo e, alla fine, potete vedere il documento di progettazione che ho elaborato per farlo, esattamente come l’ho scritto.

Se imparate meglio tramite esempi pratici, questo libro potrebbe piacervi. Parla di una giovane donna che sogna da sempre di scrivere un romanzo. I suoi genitori le hanno detto che la scrittura narrativa non era una cosa “pratica” e hanno insistito perché conseguisse una (molto più pratica) laurea. Ma ora che è sposata e i bambini finalmente vanno a scuola, decide di fare qualcosa per sé, per una volta nella vita. Ha intenzione di scrivere quel romanzo e nessuno riuscirà a fermarla… tranne se stessa.

Il libro è disponibile in ebook o cartaceo.

Compera su Amazon (Kindle o cartaceo)
Compera su B & N. (Nook o cartaceo)
Compera su iBookstore di Apple. (IBook)
Compera su Kobo. (Formato epub)
Compera su Smashwords. (Qualsiasi formato elettronico.)

Sull’Autore

Randy Ingermanson è un fisico teorico e il pluripremiato autore di sei romanzi. Ha insegnato in numerose conferenze di scrittura nel corso degli anni e pubblica gratuitamente l’E-zine mensile Advanced Fiction Writing , la più grande rivista elettronica in tutto il mondo sul mestiere di scrivere narrativa, con oltre 32.000 lettori.

Randy Ingermanson
Randy Ingermanson

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How to learn Story Structure… and train your Dragon

15 Aprile 2015 by Serena Lascia un commento

I konw I’m a bit late with this post, but I want to give the news once more: lovely Katie Weiland finally uncovered her secret! She’s given us writers a new invaluable resource to learn art&craft of beautiful, compelling stories. The Story Structure Database is finally online, and I’m sure I’m going to spend a lot of my writer’s time head-down, digging in there to discover the treasure in each story.

How to learn Story Structure in three easy and enjoyable steps:

  • Read a good book about it. I highly recommend Ms. Weiland’s Structuring your Novel or Larry Brooks’ Story Engineering.
  • Read a lot of novels, watch tons of movies.
  • Do your own breakdowns.

I made my submission to Katie’s database, too: as I’m a mom, I mixed my passions (writing and watching cartoons with my son) and made the breakdown of the most touching cartoon ever, Dean Deblois’s How to train your Dragon! Ok, let’s say the truth: It’s me who loves the movie even more than my son does. I love the story and I think I could repeat it by heart.

I’m pleased to announce that my submission has been accepted by Ms. Weiland 😀 !

Credits before we go: How to train your Dragon’s breakdown has already been done, obviously. Mine started to form in my mind after I watched this video on Youtube. My analysis is slightly different from Darius’s, but the main points are more or less the same, because the story structure is quite clear. I recommend to watch Darius’ video, compare and make your own considerations.

Here’s it for you. Please share in the comments your opinion and possibly your personal breakdown.

How to train your Dragon, Movie, by Chris Sanders and Dean DeBlois

How to Train Your Dragon, 2010, poster
How to Train Your Dragon, 2010

Short Summary of Plot:

Hiccup, a hapless young Viking who aspires to hunt dragons, becomes the unlikely friend of a young dragon himself, and learns there may be more to the creatures than he assumed (this is the official movie logline)

Inciting Event (12% mark):

Hiccup finds in the forest the Night Fury he has knocked down, but is not able to kill him. Most important, he realizes he’ll never be able to kill a dragon.

First Plot Point (25% mark):

Hiccup touches Toothless for the first time and their friendship begins: the most touching scene of both HTTYD movies. Hiccup decides he will secretly work to make Toothless fly again.

First Pinch Point (37% mark):

Hiccup is forced by his father Stoik to attend the young Vikings training to slay dragons, which is exactly the last thing he wants to do, at the moment

Midpoint (50% mark)

The first flight of Hiccup and Toothless together: they can fly ONLY together as a whole and have their first crazy ride. A big success for both.

Second Pinch Point (62% mark)

Thanks to all the things he’s learning from Toothless, Hiccup is the best of his class and wins the “honor” to kill a dragon in front of the whole village.

Third Plot Point (75% mark)

The truth blows in the face of Hiccup: in the arena he refuses to kill a dragon, Toothless comes to save him and is thus discovered and captured. The lie is now in front of everybody and Hiccup is disowned by Stoik. As Astrid says in the movie, he’s lost everything: his best friend, his father, his tribe.

Climax (90% mark)

Hiccup makes a plan to free Toothless and save his tribe from the Queen Dragon. He teaches the other young Vikings to ride dragons and they leave Berk together to reach the battle field.

Climactic Moment

Riding Toothless, who has been freed by a very sorry Stoik, Hiccup defeat the Queen Dragon at the risk of their own lives. Big, heroic final battle.

Resolution

The Queen Dragon is killed, the tribe is safe, Stoik recognize the value of his brilliant and brave son, the Vikings learn that dragons are gentle and loyal creatures. Toothless and Hiccup live together happily ever (…maybe…)

*    *     *

What about you? Go watch the movie and tell me about your feelings and your breakdown.

Give also your own advice on how to learn story structure.

Thanks for reading!

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