• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Passa alla barra laterale primaria
  • Passa al piè di pagina

Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

  • Chi sono
  • Cosa sto facendo
  • Blog
  • Risorse per scrittori
    • Il metodo del Fiocco di Neve
    • Dall’Idea al Romanzo in 31 giorni
    • Storyboard
    • La struttura narrativa
    • Sviluppare la trama: modelli di struttura narrativa
  • Contatti

Per chi scrive

Bando per la raccolta di racconti per la terza Antologia Solidale

19 Luglio 2017 by Serena 3 commenti

A quasi un anno dal sisma nel Centro Italia, Buck ha deciso di lanciare una terza sfida ai suoi amici autori. Una nuova raccolta, un nuovo tema, ma ancora una volta solidarietà, speranza e aiuto concreto per la ricostruzione. E la creazione di una trilogia che resta come dono permanente alle popolazioni colpite dal terremoto 2016.

Cerchiamo racconti per la creazione di un’antologia solidale che uscirà per Natale 2017.

COME PARTECIPARE:

  • La partecipazione è gratuita e aperta a tutti. Potete inviare un racconto edito di cui detenete i diritti oppure un racconto inedito. Ancora una volta si tratta di regalare un racconto per aiutare a ricostruire.
  • Lunghezza massima 1200 parole
  • Tema: questa volta si tratta di Natale. Non è obbligatorio parlarne direttamente, ma deve essere in qualche modo presente. Il terremoto e gli animali, invece, sono temi graditi ma non obbligatori, mentre dovrà esserci, come al solito un messaggio di speranza e solidarietà. Il cinismo, il male di vivere e la negatività sono abbastanza presenti nella vita di tutti i giorni, non c’è necessità di introdurli anche in una raccolta che ha come scopo quello di donare una scintilla di positività a chi ha perso tutto.
  • Per facilitare l’impaginazione e accorciare i tempi di lavorazione si richiede di rispettare le seguenti regole:
    – Font: Times New Roman 13 pt;
    – Interlinea 1,5 righe;
    – Allineamento giustificato;
    – Rientro dal margine all’inizio del nuovo capoverso;
    – Pensieri in corsivo;
    – Per i dialoghi: trattino medio spaziato. Se la battuta non è seguita da reggenti non serve il trattino di chiusura. Dialogo nel dialogo con le virgolette.
  • Le storie dovranno pervenire in formato .doc, .docx, .odt, .txt, all’indirizzo lamorenoncrolla@buckeilterremoto.com entro e non oltre il 10 settembre 2017. Oltre al testo è necessario inviare:
    – La vostra biografia in 100 parole
    –    L’URL del vostro sito o blog
    –    L’URL del proflo social dove siete più attivi
    –    Se lo desiderate, il link a una vostra pubblicazione che sarà menzionata in calce al vostro racconto.
  • Criteri di pubblicazione: verrano scartati i racconti che non rispettano i requisiti di tema e lunghezza, così come quelli sgrammaticati da editare dall’inizio alla fine.
    I racconti giudicati idonei faranno parte della terza antologia che sarà pubblicata su Amazon in formato cartaceo ed elettronico nel mese di novembre 2017.
  • I racconti saranno valutati da un comitato di lettori presieduto dalla curatrice della raccolta.
  • L’intero ricavato della vendita sarà devoluto alla raccolta fondi della Croce Rossa Italiana per le vittime del sisma 2016. Tutti i dettagli delle donazioni saranno disponibili, come sempre, su buckeilterremoto.com.
  • Se il vostro racconto sarà selezionato per la pubblicazione, riceverete una mail e una liberatoria per la privacy da restituire compilata e firmata. Se siete minorenni essa dovrà essere firmata dai vostri genitori.
  • Sarà il nostro team a prendersi cura di copertina, impaginazione, editing e quant’altro. Ormai ci abbiamo preso la mano. Per il momento è tutto, vi aspettiamo sempre più numerosi e non vediamo l’ora di leggervi e di avervi nel branco.
L'amore non crolla
Credits: Wolf Love, di Rick Wallace

Clicca qui per scaricare il bando in formato pdf

Archiviato in:Per chi scrive Contrassegnato con: Bando, Buck e il Terremoto, Cose belle, Cose Buone, Solidarietà

Il lusso di scrivere (e non solo)

30 Giugno 2017 by Serena 8 commenti

Serena Bianca rena bianca
(ho trovato la mia spiaggia)

Ma buongiorno a tutti! Come state? Come procedono libri, romanzi, racconti e piattaforme online? 😛 Io sono stufa marcia: dopo una breve vacanza in Sardegna ne ho già le scatole piene di nuovo. Adoro la mia vita e tutto ciò che ci sta dentro, ma al momento l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. O anche studiare acquerello, tipo.

Sono in ritardo con la pubblicazione del seguito di Buck, perché rileggendo quello che doveva essere il testo definitivo, detto papale papale mi fa schifo. E non so se sia perché fa oggettivamente schifo, o se è perché l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. [cit]. Devo scusarmi con le gentili persone che si sono offerte come beta reader, perché non sono in grado di inviare niente di leggibile nei tempi previsti. Va da sé che dubito di riuscire a pubblicare il terzo libro della serie entro il 2017, ma forse non è stata neanche una grande idea, da parte mia, pormi due libri in un anno come obiettivo (le antologie non le conto, trattandosi di lavori collettivi).

Nonostante tutto non mollo: anche poche parole al giorno, ma sempre avanti. Gutta cavat lapidem, dicevano i nostri avi: sarà vero? Speriamo.

E poiché la gestione del tempo, la costanza e la resilienza sono  tra i miei temi preferiti – condizioni di vita, direi – è il momento di condividere la traduzione di questo articolo di Jane Friedman. Lo trovo illuminante ed irritante allo stesso tempo, e lei si conferma una delle personalità più intellettualmente oneste nel vasto panorama dell’editoria internazionale, sia tradizionale che indipendente. Tutto il contrario dei cialtroni di cui parlo ogni tanto, che continuano a imperversare. Quelli che se fai come dicono loro (e soprattutto li paghi profumatamente) ti garantiscono il best seller.

Jane Friedman, per chi non lo sapesse, è esperta in editoria digitale, docente universitaria, blogger di successo, ed è stata editore del celebre Writer’s Digest. Dunque buona lettura, e fatemi sapere che ne pensate.

 

Quando vengo intervistata, o nelle sessioni finali di domande e risposte ai convegni, mi vengono poste domande sulla mia prolificità (da quelli che la constatano e ammirano), o sulle mie tecniche di gestione del tempo. Come si gestiscono lavoro creativo, marketing, promozione e le esigenze di una famiglia o di un (altro) lavoro a tempo pieno?

Ho recentemente discusso di questo tema come ospite durante l’eccellente podcast di Jeff Yamaguchi, Writing Drafts, ma non sono soddisfatta della mia risposta. Una parte del problema consiste nel fatto che volevo essere d’aiuto – identificare davvero l’impostazione mentale o il metodo determinanti per il successo, quella che offrisse a qualcun altro una vera svolta su questo problema.

Ma, a dire la verità, non ho mai avuto quella specifica mentalià o metodo, anche se può capitare che ci scriva su. I miei metodi sono incostanti e influenzati dalle altre cose che capitano nella mia vita. Ho usato e poi scartato un sacco di strumenti organizzativi di raccolta appunti e creazione liste, nel corso degli anni, tra i quali OmniFocus, Apple Notes, GoodToDo, i planner di Covey e Uncalendar (da questo capite quanti anni ho!). Al momento, il mio strumento preferito è Evernote.

Ma nessuno di questi strumenti in realtà è il mio vero segreto. C’è una sola vera ragione per la quale sono così produttiva.

Godo del lusso di avere tempo, fare esattamente quello che mi piace, con poca o nessuna responsabilità verso qualcuno o qualcosa tranne che verso me stessa e la mia realizzazione.

Non ho figli.

Non ho una famiglia di cui prendermi cura.

Non appartengo a nessuna organizzazione.

Non ho un lavoro tradizionale.

Non faccio le pulizie e non stiro (però cucino).

Ho un compagno, ma è gentile e collaborativo, e mi permette di dare la precedenza al mio lavoro ogni volta che è necessario.

Inoltre, per prima cosa evito consapevolmente obblighi o impegni esterni. La cosa che voglio di più è essere lasciata in pace a fare il mio lavoro, ed è esattamente la vita che ho creato per me stessa.

E così possiedo il lusso del tempo che altri non hanno, ma in parte è anche un privilegio. Se da una parte ho fatto scelte consapevoli che mi hanno portata ad ottenere questo stile di vita, altre scelte sono state rese facili (o almeno, prima di tutto, possibili) grazie all’accesso a una formazione di alto livello, a una famiglia stabile che mi ha sempre incoraggiata, e occasioni di crescita nella mia carriera. Di privilegi abbiamo già parlato in riferimento alla vita da scrittori. […]. Essere “sponsorizzata” da un marito. Potersi permettere di lavorare gratis.

 

Ci sono anche altri tipi di privilegio o lusso.

Vedo spesso elogi di scrittori che prendono posizioni e dicono “Non vendo e promuovo me stesso (o il mio libro)” o “Non ho intenzione di usare i social media”. Generalmente ci sono due ragioni per gli elogi: queste cose sono viste come attività meno importanti, che sottraggono tempo alla scrittura, e devono essere ridotte ai minimi termini come le distrazioni che effettivamente sono. Ma sono anche viste come attività che non si addicono ad uno scrittore serio, che dovrebbe solo scrivere e non costruire una “piattaforma” o un “marchio”. Quest’attività svilisce l’arte e lo scrittore, si pensa. E così facciamo festa quando qualcuno è abbastanza coraggioso o testone o indipendente abbastanza da violare il comandamento di coinvolgere i lettori. (Lo so, è un comandamento orribile. Il linguaggio che circonda qualsiasi cosa legata al marketing può essere difficile da accettare e pieno di omologazioni senza senso.)

Ma la decisione di non interagire per niente? Rimanere offline, fuori da ogni rete e concentrarsi sulla scrittura escludendo tutto il resto? È un lusso che quasi nessuno degli scrittori nuovi o emergenti può permettersi.

Scegliere di non promuovere un libro: un lusso

Ignorare l’autopromozione e la creazione di una piattaforma: un lusso.

Rimanere offline (almeno per la maggior parte degli scrittori occidentali): un lusso.

Quando i social media come Facebook e Twitter hanno decollato nel 2007 e 2008, e io ho cominciato a fare i miei esperimenti online, nessuno mi ha mai detto che fosse obbligatorio o necessario o utile alla mia carriere (e di questo sono riconoscente: mi sono risparmiata un po’ d’ansia, prima di immergermi nel tema). Ma posso testimoniare un salto di carriera che mi ha cambiato la vita da quando sono diventata più attiva online. Sono di colpo divenuta visibile nel mio settore, mentre prima ero praticamente invisibile. (A quel tempo lavoravo a Cincinnati, che per tutti i newyorkesi e chiunque lavorasse nell’editoria era solo una zona di passaggio.)

Grazie ai social media, di colpo ero in grado di comunicare, condividere e dimostrare chi ero e cosa pensavo ad un pubblico molto più vasto di lettori e leader d’opinione. Ho cominciato a crearmi una reputazione e la gente mi riconosceva quando mi presentavo alle conferenze. Ricevevo più inviti a tenerne io stessa. Mi sono creata una piattaforma quasi per caso, semplicemente continuando a fare quello che già facevo in una forma più pubblica (per un approfondimento su questo tema, leggete “Show …di Austin Kleon!)

I social mi hanno dato una voce più potente e un potere che prima non avevo. Non che non ne avessi del tutto, prima, ma era diverso. Per quasi tutti gli anni 2000, ho avuto ben pochi contatti con opinion leader; ero ben fornita di competenze, di tempo, ma povera di conoscenze. Con i social ho sviluppato una mia individualità degna di nota e ho improvvisamente meritato attenzione (e se un po’ di quell’attenzione è meritata, non posso dire che sia tutta meritata. Il rovescio della medaglia è che quando sei noto per il tuo grande seguito online, vieni conosciuto e consigliato grazie a qualcosa di piuttosto vuoto, invece che per il tuo lavoro. Un tema che dovrò approfondire una volta o l’altra.)

Quando autori come Jonathan Franzen rifiutano il marketing, la promozione, i social e qualsiasi cosa li sottragga alla loro arte, è spesso – se non sempre – perché si trovano in una situazione per cui attività come la presenza sui social non aggiunge più potere o opportunità interessanti o benefici, sia da un punto di vista creativo che di relazioni, si tratta solo di un obbligo o di un mal di testa in più. Ed è più che logico e accettabile rifiutare queste attività, ma non è una cosa ammirevole di per sé e in sé, né si tratta di un buon esempio per persone all’inizio della loro carriera.

Ian Bogost ha scritto un articolo eccellente sul raggiungere un punto del proprio percorso di carriera dove si possono prendere le proprie decisioni:

“Devi dire ‘sì’ per molto tempo prima di guadagnarti il diritto di dire ‘no’. E anche allora, di solito non puoi dire di no come ti aggrada. Nel momento in cui puoi dire di no indiscriminatamente, allora hai già talmente tanto successo che dire no non è più un prerequisito, ma un un risultato del successo stesso.”

Perché alcuni raggiungono un livello di successo in cui questo è possibile, e altri no? Una domanda da un milione di dollari. Ma giocare al gioco di “E se…” può aiutare a rendere chiaro dove potreste recuperare un vantaggio che vi può condurre al successo, e dove invece non siete così fortunati. O puoi aiutarvi a capire perché alcuni possono rifutare I soliti obblighi che tutti quanti rispettano. Considerate tutte queste potenziali variabili:

– Chi viene da una famiglia con ottime relazioni che li ha presentati alle persone giuste al momento giusto?

– Chi vive in un luogo nel quale è più probabile avere accesso e vicinanza alle persone, istituzioni e opportunità giuste per lanciare la propria carriera?

– Chi ha il denaro che gli permette di scrivere gratuitamente, fare internati non retribuiti, o accedere a un programma MFA?

– Chi ha dei mentori che li spingono, presentano alle persone giuste e conducono alle giuste opportunità di carriera?

– Chi ha un ambiente di lavoro che l’aiuta a crescere come persona, invece che ridurlo e sminuirlo?

– Chi ha una famiglia che offre supporto e consente del tempo per un’attività creativa?

– Chi ha una rete che gli offre occasioni invidiabili, o ha accesso a una comunità che lo pone a stretto contatto con chi ha potere decisionale e privilegi nel proprio settore?

(questo articolo non ha lo scopo di dire, in modo contorto, che dipende tutto da chi conoscete o che avete bisogno di conoscenze importanti per essere pubblicati o raggiungere i vostri obiettivi creativi. Certamente tutto questo aiuta, ma è solo uno dei privilegi di cui una persona potrebbe servirsi)

Niente di quanto sopra è detto per sostenere che la pratica, il duro lavoro e la diligenza siano invariant nell’equazione, ma che di tutti questi altri fattori non si parla abbastanza. Mi è stato chiesto per così tanto tempo, e così spesso, qual è il segreto della mia produttività e del mio successo; c’è un’assunzione implicita che sia solo il risultato di un metodo ben strutturato e verificato. Non lo è. Una buona parte della mia vita lavorativa è stata indisciplinata e destrutturata (sebbene non senza una visione e uno scopo). È solo che io ho potuto passare quasi vent’anni concentrandomi sul mio lavoro, escludendo quasi tutto il resto. Quante altre persone possono concedersi questo lusso?

Meditiamoci su (i piedi non sono miei)

Archiviato in:Blog, Per chi scrive Contrassegnato con: Estate, Gestione del tempo, Jane Friedman, Motivazione, Stanchezza, Vacanze, Writing Life

Come fare quello che ami e fare anche soldi

28 Aprile 2017 by Serena 16 commenti

Il problema:

Le persone con un lavoro ben pagato mi chiedono consiglio perché vogliono smettere di lavorare per diventare artisti a tempo pieno.

Ma gli artisti a tempo pieno chiedono il mio consiglio perché trovano che sia impossibile fare soldi con l’arte.

(Definiamo “arte” come tutto ciò che fai per esprimerti, anche solo il blog o qualsiasi altra cosa). [Leggi di più…] infoCome fare quello che ami e fare anche soldi

Archiviato in:Per chi scrive Contrassegnato con: Buone idee, Creatività, Dubbi, Equilibrio, Lavoro, Obiettivi, Passione, Storie belle, Writing Life

Storyboard analogiche e digitali

29 Marzo 2017 by Serena 17 commenti

Una volta che abbiamo accettato il concetto che pianificare un romanzo è fondamentale, proviamo a entrare nel concreto. Gli iscritti alla mia lista hanno ricevuto nel mese di febbraio un esempio di storyboard. Di cosa si tratta? Del “piano”, analogico o virtuale, sul quale si organizza la storia. Avete mai provato a farne uno?

Storyboard nella stanza-studio di Faulkner

La storyboard (che per me è femmina, perché di base si tratta di una lavagna) è tipicamente uno strumento degli sceneggiatori. Ecco come ne parla Blake Snyder, sceneggiatore e autore di Save the Cat!:

La mia è una grande lavagna di sughero che ho appeso al muro… e che fisso a lungo. Il metodo che uso è prendere un blocchetto di schede e una scatola di puntine da disegno e attaccare i beat sulla lavagna, spostandoli secondo le mie necessità. Ho molti blocchetti di schede, sia per copioni terminati che per lavori in fase di sviluppo: li tengo da parte, legati con un elastico e catalogati per progetto. E se voglio riprendere uno di questi copioni non devo fare altro che tirare fuori il blocchetto, riattaccare le schede alla lavagna, capire dove ero rimasto con un’occhiata veloce e decidere se è il caso di chiamare Mike (amico e mentore, n.d.r.).

La Lavagna è un modo per vedere il film prima di iniziare a scriverlo, per mettere alla prova facilmente opzioni differenti per scene, archi narrativi, idee, spezzoni di dialogo e ritmi, e stabilire se funzionano… o se fanno soltanto schifo. E anche se questo progetto non si può chiamare esattamente ‘scrivere’, e potreste anche abbandonarlo del tutto nella furia della stesura, è sulla Lavagna che potete sperimentare con la vostra storia, e capire se il vostro film ha una buona trama. La Lavagna è l’unico strumento che conosco in grado di aiutarvi davvero a costruire la creatura perfetta. […] Lavorare alla lavagna è molto diverso che digitare su una tastiera. Ci vogliono penne, schede, puntine da disegno, tutte cose da toccare, vedere, e con cui giocare.

 

Storyboard à la Blake Snyder
Storyboard à la Blake Snyder

Non posso che consigliarvi di proseguire la lettura del capitolo, anzi, di procurarvi il libro e leggerlo tutto.

Sì, ma io sono uno scrittore, non uno sceneggiatore!

La storyboard di "Catch-22" di Joseph Heller
La storyboard di “Catch-22” di Joseph Heller

E perché, tu non pensi per sequenze e scene? Che sia una panoramica dall’alto o il close-up su un viso segnato dal tempo o una sequenza alla Matrix, sempre di scene si tratta. In un mondo dove Facebook è già vecchio e Instagram cresce a due cifre all’anno, io un’opportunità alla gestione per scene la darei. C’è sempre tempo, dopo aver costruito una struttura solida, per arricchire il linguaggio ed affinarlo. Prima, però, le sequenze dovrebbero essere ben chiare in testa.

Come realizzare la tua storyboard

Ci sono mille modi di realizzare la propria storyboard, o Lavagna. Io nel mio piccolo ne ho create tre: quella di Buck, quella del seguito di Buck e la terza di un romanzo che forse non vedrà mai la luce, ma è lì in attesa. Tre, in varie versioni. Ecco quello che ho imparato fino ad ora. Il solito disclaimer: per me la storyboard è stata uno strumento fondamentale per finire il primo romanzo, ma non è detto che funzioni anche per voi. Io personalmente ho scoperto di essere molto visiva e questo è ciò che funziona per me.

  • Scegliete una superficie comoda e ampia. Può essere chiara o scura o del colore che preferite, purché sia bella grossa. Deve darvi la possibilità di spostare gli elementi della storia a vostro piacimento senza preoccuparvi di quanto spazio vi resta. Per quanto riguarda me, ho creato delle “strisce” unendo delle vecchie locandine in formato A3. Terminata la sessione di lavoro, le ripiego sulle giunture e metto via senza problemi. Si possono comprare dei cartoncini bristol ma valutate anche di utilizzare una porta, il pavimento, l’anta di un armadio, un tavolo libero. La parola d’ordine è: spazio a volontà.
  • State in piedi. Strutturare una storia è una faccenda dinamica, non statica. Dovete essere lucidi e svegli; potreste aver bisogno di passeggiare nervosamente avanti e indietro, come quando vostra moglie ha partorito, e anche questo è un parto, no? Inoltre dovete poter fare qualche passo indietro per vedere la storia nella sua globalità, soprattutto se usate una codifica a colori. Il che ci porta al consiglio numero tre:
  • Usate una codifica a colori. La codifica ovviamente la stabilirete voi. Io utilizzo un colore per ogni personaggio e un colore per ogni atto (mi baso sempre su una struttura in tre atti).
  • Non fate i tirchi coi materiali. O meglio: lavorate su un medium che vi piace e, soprattutto, vi è comodo. Snyder e coloro che scrivono storie nel mondo anglosassone utilizzano molte le archive card, queste qui  (foto9). Io uso i Post-It colorati e mi trovo benissimo: in casa ne tengo giusto qualcuno di scorta, nel caso la produzione dovesse cessare globalmente
  • Per prima cosa, segnate in alto i momenti della trama. Partite con una bella struttura semplice in tre atti che non sbagliate mai (si vi chiedete di che diavolo sto parlando, andate qui. Oppure andate qui e scaricatevi il mio esempio in pdf.). Prima la fabula, poi l’intreccio, quindi setup, evento scatenante, primo punto di svolta, momento centrale eccetera. Possibilissimo che il lettore non incontri poi, nel testo, i fatti nell’ordine in cui stanno sulla storyboard.
  • Sulla sinistra mettete i vostri personaggi, uno per riga. Solo i principali per cominciare. Almeno due: protagonista e antagonista. Se non c’è un vero antagonista, identificate una forza antagonista. Avete comunque bisogno di comprendere come agisce.
  • E’ il momento di tirare fuori i vostri Post-it o schede archivio o cartoncini colorati! Scrivete su ogni cartoncino quello che succede.
  • Poche parole e scrivete grande. Sulle schede non ci sta molto, sui Post-It anche meno. Non vale scrivere piccolo piccolo per farci stare tutto. Se avete bisogno di scrivere molto in questa fase, forse c’è qualcosa che non va: non avete ancora le idee ben chiare su cosa deve succedere. Usate poche parole ed esprimete concetti chiari ridotti all’osso.
  • Un Post-It, una sequenza.  Una sequenza è un insieme di scene; la suddivisione è empirica e non vi sono regole esatte. Troppe parole corrispondono quasi certamente a più sequenze, e allora dovrebbero stare su Post-It diversi. “La mamma incarica Cappuccetto Rosso di portare il pranzo alla nonna”. Per cominciare. Poi si può “stringere” l’inquadratura nel dettaglio sulle scene che compongono la sequenza: dialogo tra Cappuccetto e la mamma, Cappuccetto che si prepara tutta felice mentre la mamma guarda apprensiva il bosco, Cappuccetto che esce e mamma sulla soglia, monologo interiore della mamma, flusso di coscienza spensierato della figlia. Noi sulla prima storyboard metteremo solo sequenze: i momenti fondamentali della trama.
  • Man mano che scrivete le sequenze sui cartoncini, fissateli sulla storyboard al posto giusto. Tutto qui? Eh. Provate, e poi fatemi sapere. Io utilizzo una semplicissima struttura in tre atti, con il secondo atto, quello centrale, diviso in due parti (prima e dopo il midpoint).
  • Giocate con le posizioni fino a quando ne siete soddisfatti. Fino a quando i buchi sono colmati, la storia fila, quello che succede su una riga è coerente con quello che succede sulla riga sotto. Non stancatevi mai di sperimentare, spostare, provare e considerate che di sicuro, quando affronterete la prima stesura, dovrete tornare alla storyboard per continui accordi ed aggiustamenti.

    Storyboard portatile: è pieghevole. Anche la mia!
    Storyboard portatile: è pieghevole. Anche la mia!
  • Questa è una delle parti più divertenti e creative della stesura di una storia. godetevela, anche se capiteranno momenti in cui vi bloccherete per sbattere la testa contro il muro.

In questo periodo mi trovo bene con una storyboard analogica: locandine A3 attaccate tra loro con lo scotch. Ma in passato ne ho usata con soddisfazione una digitale. Dove, come, quale? Ma la bacheca di Scrivener, ovviamente! Questo però ve lo racconto nel prossimo articolo, perché mi serve spazio, e credetemi che Sua Maestà Scrivener merita che si spenda qualche parola su di Lui.

Archiviato in:Per chi scrive Contrassegnato con: pianificare un romanzo, Storyboard

La struttura narrativa

1 Febbraio 2017 by Serena 13 commenti

…dal 2013 ad oggi ho tenuto in sospeso un principio di romanzo: perché? Perché ho paura dei miei errori e il mio desiderio è pubblicare ed essere gradit*, per continuare a raccontare. Come posso superare questo ostacolo?

raccontare una bella storia
Lago di Endine, 31 dicembre 2016

Questa frase è tratta da un’email alla quale ho promesso di dare riscontro sul blog. Spero con oggi di cominciare a mantenere la promessa. Premetto che non sono una professionista e sicuramente le mie risposte sono tutt’altro che perfette: faccio solo del mio meglio, in base alla mia passione e alle mia esperienze di lettura e scrittura.

A fine novembre sono stata provocata da Daniele con questo articolo sulla struttura. Che potevo fare se non accettare la sua proposta di scrivere un guest post?. L’articolo che leggete doveva essere un preambolo al mio guest post, invece – causa i miei tempi biblici di pubblicazione – è un post-ambolo, ma fa niente: l’argomento non invecchia mai.

Si diceva da Daniele che le storie dovrebbero seguire una struttura, o meglio: gli scrittori dovrebbero seguire una struttura quando mettono insieme una storia. Io non potrei essere più d’accordo.

Nel mio primo commento a caldo, mi sono permessa di prendere amorevolmente per i fondelli quanti confondono le strutture narrative con le regolette da applicare e/o prendono in giro quelli che “seguono le regole”. Costoro sono allergici già solo alla parola “struttura”, non sono sicura che perdano del tempo ad approfondirne il significato. Così vorrei usare un po’ del mio, di tempo, per illustrare il modo in cui, a mio parere, la riflessione sulla struttura può migliorare molto la qualità di un prodotto narrativo, lungo o breve che sia.

  1. La struttura non si “applica” perché non è una regola: esiste e basta.

È naturale, innata e oggettiva. Una storia è, o dovrebbe essere, una sequenza di cause ed effetti, su piani diversi; perfino un flusso di coscienza alla fine ha la sua logica.

Poi, tutti noi come esseri umani viviamo in una struttura in tre atti; abbiamo un inizio, uno svolgimento e una fine. Si nasce, si vive, si muore, può non piacerci ma è così, e le strutture tripartite sembrano congeniali al modo di pensare della razza umana. Dio Uno e Trino. La Sacra Famiglia: Madre, Padre e Figlio. Brahma, Shiva e Vishnu. Le tre Parche, le tre Grazie, l’Io l’Es e il Super Io. Devo continuare?

2. La struttura narrativa è in atto quando succede qualcosa. Qualsiasi cosa.

Diversamente, la storia non è; magari si tratta di un bel documentario ma non è né un romanzo né un film né un altro prodotto narrativo. Anche se, comunque, ora si tende a infilare storytelling dappertutto (chissà perché, eh?) e quindi anche i documentari diventano storie ogni volta che è possibile.

Un piccolo caribù trotterella nella steppa dietro alla madre (setup, primo atto, mondo originale…), resta indietro (problema! Conflitto!), un branco di lupi se ne accorge (escalation!) Riuscirà il piccolo caribù a sfuggire ai lupi affamati? (domanda narrativa principale, tema, cuore della storia) Fiuuuu, meno male, per questa volta ce l’ha fatta (terzo atto, risoluzione del conflitto).

Ovunque succeda qualcosa, c’è uno stato iniziale, un movimento che rompe l’equilibro, un nuovo equilibrio. Leggi della Fisica. Mondo normale, conflitto, risoluzione del conflitto: ecco una storia.

Mi è successo non molto tempo fa di dire, a una cara persona che mi fece leggere un suo racconto, “questo non è un racconto”. “Perché?” “Perché non succede niente. Poni delle premesse, descrivi una situazione ma non succede niente. Al massimo è un primo capitolo. Un’introduzione. A me serve una storia.”

3. La struttura non è nemica degli scrittori, è la loro migliore amica.

Davvero mi sfugge come si possa lavorare ad un’opera complessa, diciamo dalle 50.000 parole in su, senza avere un piano. Un’idea generale di struttura serve – dovrebbe servire – anche per un racconto, anzi, serve a maggior ragione per la narrativa breve, che deve creare interesse, far salire la tensione e risolverla con poche parole. E in più, lasciarti anche con un po’ di nostalgia per il mondo che è stato raccontato.

Si può e si dovrebbe riflettere anche sulla struttura di una scena: il solito Randy, quello del Fiocco di Neve, ha scritto un interessante articolo in proposito, che prima o poi forse tradurrò. A fronte di scrittori che ragionano per scene, vi sono anche editor che lavorano principalmente sulle scene e le tagliano senza pietà quando sono senza scopo nell’economia della narrazione. Sì, avete indovinato: via, zac, anche se sono “bellissime”.

Come sottolinea anche Daniele nel suo articolo, non solo la struttura non imbriglia la creatività ma l’aiuta e la stimola; quanto meno aiuta ad accertarsi che siano presenti, oltre ad abbellimenti e orpelli, anche gli ingredienti fondamentali della narrazione. Lo sappiamo tutti che ci sono storie senza una premessa, carenti di ambientazione – che sembrano vivere in una provetta; o storie senza conclusione, che ti fanno venir voglia di lanciare il libro contro il muro, o portarlo in bagno e destinarlo a più utili scopi.

Eh, che banalità che dico. Lo sanno tutti che in una storia ci deve essere un conflitto, vero? In teoria, sì. In pratica, no. Fidatevi.

4. Conoscere la struttura significa essere consapevoli delle fasi emotive della narrazione.

La struttura di base offre al narratore uno strumento eccezionale per la gestione della tensione. E questo, in ultima analisi, serve ad offrire al lettore un’esperienza emotiva intensa e soddisfacente.

A casa di Daniele mi sono dilungata sul momento centrale, il Midpoint: ma ogni momento della narrazione meriterebbe di essere analizzato con montagne di esempi e compreso a fondo.

5. La conoscenza della struttura può trasformare uno scribacchino in un narratore.

La struttura viene prima di tutto; stiamo parlando di qualcosa che, nella stratificazione di una storia, precede di molto l’uso elegante, originale, appropriato delle parole. L’uso della lingua entra nello scrittore per osmosi  a partire dalla più tenera età, quando mamma e papà ti leggono una storia prima di fare la nanna, e si affina in tenera età leggendo tantissimo. Recuperare dopo, a parte casi rarissimi e stili particolari, è un’impresa titanica. E spiegare l’uso della lingua non si può, è come cercare di illustrare a un alieno il concetto di destra e sinistra. Lavorare sulla struttura è enormemente più facile e dà risultati più immediati e soddisfacenti; perché un ottimo storytelling si fa perdonare un sacco di magagne stilistiche.

6. Imparare la struttura si può. E si dovrebbe fare come prima cosa.

Pare che il sapere narratologico italiano sia riservato a un’élite che si esprime per geroglifici; se un povero cristiano qualsiasi ne vuole capire qualcosa, sono problemi suoi. Non metto in dubbio che esistano buoni testi italiani (Eco e Calvino, che guarda caso nel mondo anglosassone non si sono trovati troppo male…) ma confrontate qualcosa di più recente con i libri di McKee, Truby, Syd Field, Lajos Egri o il divertente “Save the Cat” di Blake Snyder, e poi fatemi sapere. Alcuni titoli interessanti sono stati tradotti in italiano da Dino Audino Editore e no, non prendo nessuna commissione per questa segnalazione, parlo di chi mi pare e soprattutto piace.

Se qualcuno desidera approfondire, a suo tempo ho pubblicato qui un elenco di cinque libri da leggere per incominciare. Secondo me quella lista è ancora attuale, anche se per nulla esaustiva: mi sono imposta di segnalare cinque libri, e di immaginare che il lettore non avesse mai letto prima un libro sulla struttura. Prima o poi creerò qui nel blog una lista di titoli e risorse, quindi se avete segnalazioni da fare ben vengano.

Storyboard di Buck
AperiLibro di settembre 2016: mostro come è nato “Buck”

E io? Uso la struttura quando penso a una storia? Nella foto – orribile perché non è una foto, è un fotogramma di un video – si vede la prima metà della storyboard di “Buck”. Ogni post-it una scena, un colore diverso per ogni personaggio. La mostravo durante una presentazione per rispondere alla domanda  di una lettrice.

E voi? Avete mai provato ad analizzare le vostre storie in termini di struttura?

Analizza la struttura della tua storia con il supporto di una storyboard

Archiviato in:Per chi scrive Contrassegnato con: Progettare un romanzo, Storyboard, Struttura Narrativa

Il punto sul 2016

16 Novembre 2016 by Serena 17 commenti

Foto Natalizia scattata la scorsa settimana
No, non è una foto dell’anno scorso. Rassegnatevi.

Fidatevi di me: il 2017 incombe. Alla fine del 2016 mancano meno di cinque minuti. Stendere un piano operativo per il 2017 è un’operazione delicata e importante e va ben oltre i buoni propositi di Capodanno, che il 3 di gennaio sono già in pattumiera. Io voglio un piano con le date, un progetto spezzato in piccoli passi intermedi, degli obiettivi S.M.A.R.T. Ecco perché comincio a pensarci già adesso; anzi, è un po’ che ci penso, ed ecco perché non posso prescindere da una verifica di quel che ho combinato nel 2016. Ciò che non è stato realizzato potrebbe essere archiviato, se non è più attuale; ciò che resta da fare e vale la pena, dovrà finire in un calendario 2017.

Provo a fare insieme a voi il punto della situazione: vi ricordate che in questo post vi avevo invitati al lancio di pomodori? Bene, potete preparare il vostro cestino. San Marzano o cuore di bue non importa, basta che siano maturi ^^

Obiettivo Numero 1: Pubblicare un lavoro di narrativa.cover-beitbuck-copertina-per-kindle

Beh, questo è un obiettivo centrato! A giugno 2016, sulla spinta di una serie di fortissime motivazioni, ho terminato e pubblicato il mio Buck. Da allora, un cane invisibile – pardon, un mezzo lupo invisibile – si è unito alla mia famiglia. Ma non è finita qui: grazie a una ventina di autori, all’indomani del terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli è nata l’antologia di racconti “Buck e il Terremoto, che ho curato con gratitudine e orgoglio. Di Buck e il Terremoto parlano in tanti, nel Web, , in questo momento. Per fortuna! Perché la prima donazione alla Croce Rossa Italiana è partita il 31 ottobre.

Obiettivo Numero 2: Pubblicare tre articoli al mese sui blog.

Ahem. Qui casca l’asinA. Avrei dovuto dare retta a chi mi avvertiva che è già molto difficile tenere un blog, figurarsi tre, ma se non ci sbatto il naso per conto mio non sono contenta. La mia frequenza di pubblicazione è stata penosa: volevo pubblicare un articolo ogni dieci giorni a rotazione sui tre blog, quindi un totale di 36 articoli in un anno e invece sono arrivata, con tanta fatica, a 13 post, 14 con questo. Non va bene, no no no. Bisognerà prendere qualche decisione drastica, e soprattutto dare un senso più definito alla scelta di tenere un blog. Non per altro, solo perché il tempo è prezioso e sbatterlo via non va bene.

Obiettivo Numero 3: Leggere questi 6 libri

  1. “The Story Grid” di Shawn Coyne
  2. “Story” di Robert McKee. Disponibile in italiano.
  3. “Anatomy of Story” di John Truby. Disponibile in italiano.
  4. “Plot & Structure” di James Scott Bell
  5. “Turning Pro” di Steven Pressfield
  6. “Screenplay” di Syd Field

Neanche uno finito. No, dico… Uno. Uno solo. Letto. Finito. No. Vergogna. Ho letto altro, ma questi no. Ricompariranno nei buoni propositi 2017, magari non tutti ma ci saranno. Sono buoni libri che consiglio a tutti. Sono andata avanti a leggerli, li ho piluccati qua e là ma niente di più. Nel 2017 almeno un paio li devo finire.

Obiettivo Numero 4: Frequentare due corsi di formazione. Uno tecnico su un aspetto della scrittura, uno di marketing.

Oh, finalmente qualche buona notizia! Obiettivo raggiunto su tutti e due i fronti. Per il marketing e la parte tecnica, ho seguito online il corso Self-Publishing Success di Joanna Penn, che consiglio caldamente a chi non ha ancora pubblicato in self ma desidera farlo, possibilmente senza impazzire. Joanna Penn già regala dell’ottimo materiale, sul suo sito, e non so come faccia a dare un ulteriore valore aggiunto nei suoi corsi: sta di fatto che ci riesce! Questo è un ottimo corso, esaustivo, però per seguirlo dovete sapere l’inglese. E tenere sempre presente che le considerazioni che valgono per il mercato di lingua inglese, soprattutto le stime commerciali, devono essere molto ridimensionate per il mercato di lingua italiana.

Per quanto riguarda la scrittura, ho seguito con grande divertimento due seminari online sulla costruzione della trama. E poi mi sono regalata il corso di James Patterson, che non ho ancora terminato. Vista la caratura del docente avevo aspettative alte, che non sono state rispettate o non del tutto: mi sembra quasi di avere imparato di più dai primi due seminari, anche se Laura Baker non è altrettanto celebre, anzi. In ogni caso rifarei tutto, e a luglio 2017 vorrei seguire un altro seminario della Baker. Laura legge e commenta gli esercizi degli studenti in modo approfondito uno per uno, così sono costretta a esercitarmi. Anche questi corsi sono in inglese.

Mi piace imparare, così tanto che l’anno prossimo vorrei riservare molto più spazio allo studio e alla lettura in generale. Mi sono costretta a una dieta forzata dai libri degli altri per dedicare il mio (pochissimo) tempo a scrivere roba mia. Sono contenta, ne è valsa la pena, ma è ora di ricominciare a nutrirsi di belle letture.

Il mio compleanno 2016
Quest’anno erano 50, eh!

Per quanto riguarda il mio cammino personale,

il 2016 è stato un anno doloroso e straordinario, e ho un po’ di paura perché non è ancora finito, farei volentieri una pausa! Un anno di rivoluzione, evoluzione, risultati, crescita e lezioni imparate, senza tregua. Quelle che riguardano le pubblicazioni e la scrittura penso le condividerò presto con voi, perché potrebbero esservi utili. Le altre lezioni imparate sono un po’ più intime. Anche se a volte vorrei gridarle (e in qualche occasione l’ho fatto 😛 ).

E voi? Come vi state preparando al 2017? Raccontate 🙂

Archiviato in:Blog, Per chi scrive Contrassegnato con: 2016, 2017, a writer's journey, Buck, Buck e il Terremoto, Gestione del tempo, Pubblicare un libro, Writing Life

  • « Vai alla pagina precedente
  • Pagina 1
  • Pagina 2
  • Pagina 3
  • Pagina 4
  • Pagine interim omesse …
  • Pagina 10
  • Vai alla pagina successiva »

Barra laterale primaria

Restiamo in contatto?

Clicca qui, ci vuole meno di un minuto!

Archivio

Buck e il Terremoto a Bookcity

Storie di Gatti

Racconti a quattrozampe le per le vittime del sisma

Footer

  • Chi sono
  • Cosa sto facendo
  • Blog
  • Risorse per scrittori
    • Il metodo del Fiocco di Neve
    • Dall’Idea al Romanzo in 31 giorni
    • Storyboard
    • La struttura narrativa
    • Sviluppare la trama: modelli di struttura narrativa
  • Contatti
  • Ultimi articoli
  • Scrivi allo staff
  • Resta in contatto
  • Privacy & Cookie Policy

Serena Bianca De Matteis

Serena Bianca De Matteis b/n

Copyright © 2026 · Serena Bianca De Matteis · Accedi

Uso i cookie per garantirti una buona navigazione sul mio sito. Se vuoi, puoi comunque eliminarli. .

Powered by  GDPR Cookie Compliance
Panoramica sulla privacy

Questo sito Web utilizza i cookie per consentirci di offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito web e aiutando il nostro team a capire quali sezioni del sito web trovi più interessanti e utili.

È possibile regolare tutte le impostazioni dei cookie navigando le schede sul lato sinistro.

Cookie strettamente necessari alla navigazione

Per poter salvare le tue preferenze, è necessario che siano attivi.

Se disabiliti questo cookie, non saremo in grado di salvare le tue preferenze. Ciò significa che ogni volta che visiti questo sito web dovrai abilitare o disabilitare nuovamente i cookie.

Cookie di terze parti

Questo sito Web utilizza Google Analytics per raccogliere informazioni anonime come il numero di visitatori del sito e le pagine più popolari.

Mantenere abilitato questo cookie ci aiuta a migliorare il nostro sito web.

Per prima cosa abilita i cookie strettamente necessari in modo che possiamo salvare le tue preferenze!

Cookie Policy

Ulteriori informazioni sulla Cookie Policy