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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Progettare un romanzo

7 cose interessanti da fare quest’estate

22 Luglio 2018 by Serena 14 commenti

1. Scrivere la tua pagina Now.

Io l’ho appena fatto, se vuoi andare a leggere la mia la trovi qui. L’estate può essere anche un momento di introspezione: se vuoi fare il punto sulla tua vita senza che la cosa diventi pesante, questo è un buon modo. Se sei  uno scrittore (e se mi stai leggendo ci sono buone probabilità che tu lo sia) sappi che questa pagina tiene al corrente i tuoi lettori su ciò che bolle in pentola. Se sei un mio lettore, ehi, ciao! 😀 Nella mia pagina Now trovi lo stato dell’arte sui miei libri passati e futuri.

2. Plottare un romanzo

Sarebbe a dire, sviluppare l’idea. Per farlo non devi portarti dietro per forza il PC: un quaderno e qualche penna colorata sono più che sufficienti. Ti consiglio di aggiungere dei post-it ma sei già a posto con carta e penna, puoi metterti a progettare il prossimo libro senza bisogno d’altro. Costruire una trama, delineare un personaggio, fare qualche ricerca, sono tra gli aspetti più creativi della scrittura narrativa. E cosa c’è di meglio per rilassarsi facendo correre la mente, finalmente, dove vuole? Abbi solo cura di scrivere tutto, per non perdere nessuno spunto. Pasticcia, fai mappe mentali, disegna, abbozza uno schema. Lo puoi fare sotto un ombrellone o un bell’albero frondoso. Rilassati e sogna. A settembre – che è un buon mese per cominciare un libro – ti troverai una bella fetta di lavoro fatto.

3. Provare gli audiolibri

Non l’hai ancora fatto? Non mi venire ad ammorbare con la solita storia dell’odore della carta, dai. Gli scrittori tendono ad avere il *ulo di piombo, ma tu che stai attento alla tua salute dovresti muoverti di più. Allora scaricati sullo smartphone qualche audiolibro e vai a fare una passeggiata sulla battigia, in un bosco, su per un sentiero di montagna. Non hai bisogno di iscriverti a niente, anche se potresti provare Audible. Vai su Youtube, fai qualche ricerca e ti si apre un mondo. Io personalmente ti consiglio di ascoltare questo losco figuro qui.

4. Mollare la scrittura e fare qualcos’altro

Sei una persona creativa, giusto? Allora perché non sperimenti nuovi modi di creare? La cosa più facile del mondo è comprare un blocco di carta da disegno e dei colori o delle penne. Anche una matita morbida e una gomma possono andare bene. Non hai bisogno di materiali costosi: se vuoi qualche consiglio su cosa comprare per iniziare, dimmelo nei commenti e sarai accontentato. Se non vuoi disegnare, scatta fotografie col telefono e creati un album. Prova a cucinare. Impara l’uncinetto. Ma sperimenta. Hai delle possibilità infinite e ne conosci ancora troppo poche, fidati.

5. Cominciare un diario

Scrivere fa bene all’anima (e alla tecnica, pure). Procurati un quaderno che ti piaccia, con una bella carta liscia dove la penna scorra senza affaticarti la mano. Certo, perché un diario si scrive a mano! Non devi per forza scrivere tutti i giorni e non devi per forza raccontare quello che hai fatto per filo e per segno. Ti suggerisco di cercare un filo conduttore: potresti provare con le Morning Pages, se hai voglia di impegnarti un po’, oppure usare dei prompt – delle parole di riferimento – come punto di partenza. Va bene anche aprire un libro che ami e scegliere come prompt la prima frase di una pagina a caso. Oppure prova a tenere un diario della gratitudine: ogni sera della tua vacanza, prima di andare a dormire, scrivi almeno cinque cose per cui sei grato. Questo è un esercizio che potresti proseguire tutto l’anno, perché fa straordinariamente bene e crea anche dipendenza. Magari ci scriverò su un post dedicato.

Pagina di Diario

 

6. Imparare una cosa nuova

Vai in biblioteca e cerca un manuale di qualcosa. Oppure segui un corso online, lo puoi fare anche dal tuo smartphone. Ci sono corsi per tutti i gusti, io l’anno scorso me ne sono fatto uno di acquerello, questo qui. Vai su Google e fai una ricerca, sia in italiano che in inglese, se lo parli. Le possibilità sono infinite.

7. Scrivere delle lettere

Vuoi stupire qualcuno a cui vuoi bene? Scrivigli una lettera a mano e spediscila per posta tradizionale. Anche in questo caso le possibilità sono infinite e i limiti sono quelli che decidi tu. Puoi strappare un foglio da un quaderno e spedirlo usando la busta bianca del tabaccaio, o decorare un foglio ad acquerello e scriverci una poesia. Puoi inserire nella busta una foto, dei fiori secchi, uno schizzo, un piccolo regalo… Divertiti mentre prepari la tua lettera. Il godimento più grande è immaginare la faccia di chi aprirà la busta.

Per quanto riguarda me, io quest’estate farò tutto quanto. Tranne scrivere la pagina Now: quello l’ho già fatto! E tu? Raccontami cosa farai di diverso dal solito in queste vacanze.

P.S.: questo blog non va in vacanza. Sarei un po’ scema a chiuderlo proprio quando ho più tempo per scriverci, giusto?

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Come ho costruito la trama del romanzo

1 Giugno 2018 by Serena 14 commenti

 Ciao e benvenuta, Maria Teresa Steri.

Sono certa che i lettori di questo blog apprezzeranno quello che hai da raccontarci sulla genesi del tuo romanzo, e sono certa che daranno una possibilità a quella che si presenta come una storia davvero intrigante.

A te la parola!

Quando cominciai a scrivere questo romanzo, non avevo un’idea precisa della trama. Tutto nacque da un sogno, uno di quei sogni in cui non sei protagonista bensì ti ritrovi a essere testimone di una storia.

Quando mi svegliai, la maggior parte delle immagini oniriche erano sfumate ma era rimasta impressa la raffigurazione di un luogo sperduto tra le montagne, dove un gruppo di persone viveva in totale isolamento. Di loro sapevo che erano stati radunati per un progetto spirituale, niente di più. Ricordavo bene anche una sorta di incipit che la mia mente aveva tracciato in dormiveglia:

Il villaggio si svegliò sotto la neve. Se tale poteva definirsi il sottile strato di nevischio che durante la notte si era depositato sull’agglomerato di case, facendolo assomigliare a un surgelato coperto di brina dimenticato in un angolo del freezer.

Eppure, se qualcuno si fosse arrampicato su per la stradina sterrata che costeggiava la zona, dopo un giro tortuoso e vano sarebbe tornato al punto di partenza senza raggiungere mai la comunità tra le colline e senza mai scorgere altro che ammassi di rocce grigiastre simili a pietre lunari imbiancate.

Appena sveglia, mi affrettai a riportare sulla carta queste righe, che avevano acceso la mia fantasia. Un luogo nascosto alla vista, magico e non rintracciabile dalle persone comuni. Mi sembrava un ottimo inizio!

In preda all’entusiasmo cominciai subito a scrivere pagine a pagine, creando una moltitudine di personaggi e definendo l’ambientazione con numerosi dettagli.

Sotto la spinta dell’entusiasmo portai a termine la prima stesura nell’arco di alcuni mesi. Avevo scritto moltissimo, ma ben presto mi resi conto che ero andata avanti senza un progetto o una meta precisa. Avevo imbastito una trama inconsistente e confusa. Persino il genere era poco definito. Un fantasy? Un mystery? Non era chiaro neppure a me.

Feci diversi tentativi per revisionare quella prima versione, consapevole che non potesse funzionare, ma ogni volta incontravo mille difficoltà, fino a quando non decisi di mettere tutto da parte per dedicarmi ad altro.

Solo diversi anni dopo, a mente più lucida e con il dovuto distacco, ho realizzato che qualsiasi tentativo di revisione si sarebbe scontrato con un problema insormontabile: non avevo costruito una trama solida. Come si può restaurare una casa se le fondamenta sono fragili? È impossibile e anche inutile.

Grazie all’esperienza fatta con la costruzione di altri romanzi, ho ripreso il mano quella bozza e sono ripartita da zero, o quasi.

Mi sono chiesta: quali sono i punti fermi di questa storia? Quali gli elementi identificativi e irrinunciabili?

Ho messo a fuoco che la trama doveva ruotare intorno al gruppo rifugiato tra le colline, ma non era da lì che dovevo partire. Un lettore infatti non avrebbe compreso subito il senso di quel progetto. Non si sarebbe identificato con i personaggi, senza saperne abbastanza. Dovevo partire da un terreno più comprensibile e andare più indietro nel tempo. Perché il gruppo aveva accettato di isolarsi? Chi aveva ideato il piano? Come erano stati avvicinati?

Da quelle domande è nato un personaggio, Tommaso, l’uomo che aveva messo insieme il gruppo. Ho cominciato a vederlo con gli occhi di un lettore qualunque, con un alone di mistero e ambiguità, perché i gruppi spirituali spesso sono guardati con diffidenza, si assimilano alle sette e come tali scatenano molta paura.

Mentre ricostruivo la trama, ho fatto anche una selezione spietata dei personaggi, scartando quelli che non erano di alcun rilievo. E ho cominciato a ragionare sul protagonista. La prima stesura, infatti, era un romanzo corale dove più voci si alternavano, ognuna con il suo peculiare punto di vista. Ma ho capito che anche sotto questo aspetto la trama doveva essere ristrutturata a fondo. Serviva un vero protagonista, un personaggio che portasse avanti la storia, con il quale un lettore potesse identificarsi. Gli altri dovevano restare in secondo piano. Come “portavoce” ho scelto il personaggio di Flavio, che nella prima stesura era solo uno dei tanti. Mi è sembrato il più adatto in quanto figura che meglio incarnava il disagio esistenziale. Inoltre, la sua storia è sempre stata quella che più mi stava a cuore: che c’è di più romantico di un uomo che mette in discussione tutta la sua vita per una donna? E che per lei è disposto a qualsiasi cosa?

Questo aspetto “rosa” del romanzo mi sembrava da mettere in risalto. E così ho cominciato a dare più rilevanza anche a Lyra, la donna che appunto aveva sconvolto Flavio.

Tuttavia, occorreva anche un nemico, un antagonista. Cos’è una storia senza un vero conflitto? E dunque è nato l’Olimpo.

Armata di questi nuovi punti fermi, ho creato una seconda stesura. Durante questa riscrittura ho scoperto la grande importanza della pianificazione in un romanzo. Dopo aver individuato i nodi cruciali e i personaggi, è stato fondamentale per me lavorare con un piano ben preciso. Ogni scena doveva avere un suo perché (non come la prima volta, quando c’erano scene completamente inutili) e contribuire in modo significativo al viaggio verso la meta finale.

Creare uno storyboard mi ha anche aiutata a gestire l’intreccio, che si snodava su due piani temporali differenti, uno dedicato al passato e ai subplot, e l’altro al presente e al plot principale.

Ma anche questa seconda stesura non sarebbe stata quella definitiva. Grazie all’aiuto di vari beta reader ho potuto mettere a fuoco alcune debolezze della trama. E qui c’è stata un’altra svolta fondamentale. Un’amica lettrice mi ha fatto notare infatti che il finale era una fastidiosa “scivolata” fantasy. Un’altra lettrice invece osservò che gli antagonisti non avevano abbastanza peso nella vicenda e dunque la suspense veniva spesso a cadere. Queste due affermazioni mi hanno fatto capire che fino a quel momento non avevo definito abbastanza il genere nel quale ascrivere il romanzo. Per me è stata una svolta essenziale capire che volevo scrivere un thriller soprannaturale più che un fantasy. E in quanto tale doveva contenere una forte componente di mistero, il villain doveva essere più presente, più spaventoso, meno impersonale. Un gruppo di nemici fa paura, ma non tanto quanto una donna come Marcella, con un valido motivo per combattere…

Un altro passo importante è stato definire il climax. Affrontare i nemici sì, era importante, ma secondo me non era sufficiente. Dopo molto riflettere, ho capito che Flavio doveva affrontare anche se stesso… Ma qui mi fermo perché non voglio fare spoiler.

Da tutto questo è venuta fuori la versione definiva del romanzo.

Come potete vedere, “Come un dio immortale” non ha avuto una costruzione facile, né lineare. Di certo però queste traversie mi hanno trasmesso la consapevolezza che una trama non si improvvisa né tanto meno si costruisce mettendo un mattone sull’altro. Occorre un disegno, altrimenti si paga un prezzo molto alto, quello di impiegare quindici anni per scrivere un romanzo.

Ho imparato moltissimo da questo lavoro. E ne sono felice. Spero che potranno apprezzarlo anche i lettori.

La trama del romanzo

Aggredito in un parco cittadino, Flavio si risveglia nella baracca di una giovane senzatetto, Lyra. Dopo essersi presa cura di lui per tre giorni, la donna lo manda via in modo brusco.

Tornato a casa, per Flavio nulla è più come prima. Il rapporto con la fidanzata va a rotoli, mentre crescono la passione e l’ossessione per la misteriosa Lyra. Indagando, Flavio apprende che a sei anni è scomparsa da casa senza lasciare tracce. Il suo caso però non è l’unico in città. Negli ultimi vent’anni, altre sei persone sono sparite nel nulla, e tutte erano collegate a un noto scrittore dell’occulto.

Convinto che Lyra sia scappata da una setta, Flavio è deciso a liberarla dal suo oscuro passato. Ma quando scopre che dietro la sua storia si cela una verità del tutto diversa, comincia a capire di essere anche lui una pedina di un gioco più grande, iniziato cinquant’anni prima. Un gioco che si fa sempre più pericoloso e che lo costringerà a mettere in dubbio tutto ciò che sa della sua vita e della realtà che lo circonda.

 

Disponibile su Amazon in versione cartacea o ebook: https://www.amazon.it/dp/B076VXT4J1/

GRATIS con Kindle Unlimited

I primi capitoli sono liberamente scaricabili da qui: http://bit.ly/2yEF0Z9

 

Tappe precedenti:

– 10 aprile Myrtilla’s house di Patricia Moll – Presentazione del romanzo https://hermioneat.blogspot.it/2018/04/il-blog-tour-di-maria-teresa-steri.html

– 15 aprile Liberamente Giulia di Giulia Mancini – I personaggi del romanzo http://liberamentegiulia.blogspot.it/2018/04/blog-tour-come-un-dio-immortale-i.html

– 20 aprile Mite Ink di Renato Mite – Dialogo sul romanzo http://www.miteink.it/2018/04/20/dialogo-come-dio-immortale/

– 24 aprile Storie e fantasia di Gabriele Pavan – Intervista http://storieefantasia.blogspot.it/2018/04/blog-tour-come-un-dio-immortale.html

– 27 aprile Drama Queen di Elisa Elena Carollo – Lettura del capitolo 3 http://www.dramaqueen.it/2018/04/come-un-dio-immortale-maria-teresa-steri.html

– 3 maggio Marco Freccero – I luoghi del romanzo: la città anonima https://marcofreccero.wordpress.com/2018/05/03/blog-tour-come-un-dio-immortale-i-luoghi-del-romanzo/

– 9 maggio Svolazzi e Scritture di Nadia Banaudi – I luoghi del romanzo: Valdiluna http://www.nadiabanaudi.it/blog-tour-come-un-dio-immortale-i-luoghi-del-romanzo-valdiluna/

– 15 maggio Io, la letteratura e Chaplin – Lyra https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.it/2018/05/blog-tour-come-un-dio-immortale-lyra.html

– 25 maggio Lettore Creativo di Silvia Algerino – Curiosità sul romanzo (1)

http://www.silviaalgerino.com/blog/

 

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La struttura narrativa

1 Febbraio 2017 by Serena 13 commenti

…dal 2013 ad oggi ho tenuto in sospeso un principio di romanzo: perché? Perché ho paura dei miei errori e il mio desiderio è pubblicare ed essere gradit*, per continuare a raccontare. Come posso superare questo ostacolo?

raccontare una bella storia
Lago di Endine, 31 dicembre 2016

Questa frase è tratta da un’email alla quale ho promesso di dare riscontro sul blog. Spero con oggi di cominciare a mantenere la promessa. Premetto che non sono una professionista e sicuramente le mie risposte sono tutt’altro che perfette: faccio solo del mio meglio, in base alla mia passione e alle mia esperienze di lettura e scrittura.

A fine novembre sono stata provocata da Daniele con questo articolo sulla struttura. Che potevo fare se non accettare la sua proposta di scrivere un guest post?. L’articolo che leggete doveva essere un preambolo al mio guest post, invece – causa i miei tempi biblici di pubblicazione – è un post-ambolo, ma fa niente: l’argomento non invecchia mai.

Si diceva da Daniele che le storie dovrebbero seguire una struttura, o meglio: gli scrittori dovrebbero seguire una struttura quando mettono insieme una storia. Io non potrei essere più d’accordo.

Nel mio primo commento a caldo, mi sono permessa di prendere amorevolmente per i fondelli quanti confondono le strutture narrative con le regolette da applicare e/o prendono in giro quelli che “seguono le regole”. Costoro sono allergici già solo alla parola “struttura”, non sono sicura che perdano del tempo ad approfondirne il significato. Così vorrei usare un po’ del mio, di tempo, per illustrare il modo in cui, a mio parere, la riflessione sulla struttura può migliorare molto la qualità di un prodotto narrativo, lungo o breve che sia.

  1. La struttura non si “applica” perché non è una regola: esiste e basta.

È naturale, innata e oggettiva. Una storia è, o dovrebbe essere, una sequenza di cause ed effetti, su piani diversi; perfino un flusso di coscienza alla fine ha la sua logica.

Poi, tutti noi come esseri umani viviamo in una struttura in tre atti; abbiamo un inizio, uno svolgimento e una fine. Si nasce, si vive, si muore, può non piacerci ma è così, e le strutture tripartite sembrano congeniali al modo di pensare della razza umana. Dio Uno e Trino. La Sacra Famiglia: Madre, Padre e Figlio. Brahma, Shiva e Vishnu. Le tre Parche, le tre Grazie, l’Io l’Es e il Super Io. Devo continuare?

2. La struttura narrativa è in atto quando succede qualcosa. Qualsiasi cosa.

Diversamente, la storia non è; magari si tratta di un bel documentario ma non è né un romanzo né un film né un altro prodotto narrativo. Anche se, comunque, ora si tende a infilare storytelling dappertutto (chissà perché, eh?) e quindi anche i documentari diventano storie ogni volta che è possibile.

Un piccolo caribù trotterella nella steppa dietro alla madre (setup, primo atto, mondo originale…), resta indietro (problema! Conflitto!), un branco di lupi se ne accorge (escalation!) Riuscirà il piccolo caribù a sfuggire ai lupi affamati? (domanda narrativa principale, tema, cuore della storia) Fiuuuu, meno male, per questa volta ce l’ha fatta (terzo atto, risoluzione del conflitto).

Ovunque succeda qualcosa, c’è uno stato iniziale, un movimento che rompe l’equilibro, un nuovo equilibrio. Leggi della Fisica. Mondo normale, conflitto, risoluzione del conflitto: ecco una storia.

Mi è successo non molto tempo fa di dire, a una cara persona che mi fece leggere un suo racconto, “questo non è un racconto”. “Perché?” “Perché non succede niente. Poni delle premesse, descrivi una situazione ma non succede niente. Al massimo è un primo capitolo. Un’introduzione. A me serve una storia.”

3. La struttura non è nemica degli scrittori, è la loro migliore amica.

Davvero mi sfugge come si possa lavorare ad un’opera complessa, diciamo dalle 50.000 parole in su, senza avere un piano. Un’idea generale di struttura serve – dovrebbe servire – anche per un racconto, anzi, serve a maggior ragione per la narrativa breve, che deve creare interesse, far salire la tensione e risolverla con poche parole. E in più, lasciarti anche con un po’ di nostalgia per il mondo che è stato raccontato.

Si può e si dovrebbe riflettere anche sulla struttura di una scena: il solito Randy, quello del Fiocco di Neve, ha scritto un interessante articolo in proposito, che prima o poi forse tradurrò. A fronte di scrittori che ragionano per scene, vi sono anche editor che lavorano principalmente sulle scene e le tagliano senza pietà quando sono senza scopo nell’economia della narrazione. Sì, avete indovinato: via, zac, anche se sono “bellissime”.

Come sottolinea anche Daniele nel suo articolo, non solo la struttura non imbriglia la creatività ma l’aiuta e la stimola; quanto meno aiuta ad accertarsi che siano presenti, oltre ad abbellimenti e orpelli, anche gli ingredienti fondamentali della narrazione. Lo sappiamo tutti che ci sono storie senza una premessa, carenti di ambientazione – che sembrano vivere in una provetta; o storie senza conclusione, che ti fanno venir voglia di lanciare il libro contro il muro, o portarlo in bagno e destinarlo a più utili scopi.

Eh, che banalità che dico. Lo sanno tutti che in una storia ci deve essere un conflitto, vero? In teoria, sì. In pratica, no. Fidatevi.

4. Conoscere la struttura significa essere consapevoli delle fasi emotive della narrazione.

La struttura di base offre al narratore uno strumento eccezionale per la gestione della tensione. E questo, in ultima analisi, serve ad offrire al lettore un’esperienza emotiva intensa e soddisfacente.

A casa di Daniele mi sono dilungata sul momento centrale, il Midpoint: ma ogni momento della narrazione meriterebbe di essere analizzato con montagne di esempi e compreso a fondo.

5. La conoscenza della struttura può trasformare uno scribacchino in un narratore.

La struttura viene prima di tutto; stiamo parlando di qualcosa che, nella stratificazione di una storia, precede di molto l’uso elegante, originale, appropriato delle parole. L’uso della lingua entra nello scrittore per osmosi  a partire dalla più tenera età, quando mamma e papà ti leggono una storia prima di fare la nanna, e si affina in tenera età leggendo tantissimo. Recuperare dopo, a parte casi rarissimi e stili particolari, è un’impresa titanica. E spiegare l’uso della lingua non si può, è come cercare di illustrare a un alieno il concetto di destra e sinistra. Lavorare sulla struttura è enormemente più facile e dà risultati più immediati e soddisfacenti; perché un ottimo storytelling si fa perdonare un sacco di magagne stilistiche.

6. Imparare la struttura si può. E si dovrebbe fare come prima cosa.

Pare che il sapere narratologico italiano sia riservato a un’élite che si esprime per geroglifici; se un povero cristiano qualsiasi ne vuole capire qualcosa, sono problemi suoi. Non metto in dubbio che esistano buoni testi italiani (Eco e Calvino, che guarda caso nel mondo anglosassone non si sono trovati troppo male…) ma confrontate qualcosa di più recente con i libri di McKee, Truby, Syd Field, Lajos Egri o il divertente “Save the Cat” di Blake Snyder, e poi fatemi sapere. Alcuni titoli interessanti sono stati tradotti in italiano da Dino Audino Editore e no, non prendo nessuna commissione per questa segnalazione, parlo di chi mi pare e soprattutto piace.

Se qualcuno desidera approfondire, a suo tempo ho pubblicato qui un elenco di cinque libri da leggere per incominciare. Secondo me quella lista è ancora attuale, anche se per nulla esaustiva: mi sono imposta di segnalare cinque libri, e di immaginare che il lettore non avesse mai letto prima un libro sulla struttura. Prima o poi creerò qui nel blog una lista di titoli e risorse, quindi se avete segnalazioni da fare ben vengano.

Storyboard di Buck
AperiLibro di settembre 2016: mostro come è nato “Buck”

E io? Uso la struttura quando penso a una storia? Nella foto – orribile perché non è una foto, è un fotogramma di un video – si vede la prima metà della storyboard di “Buck”. Ogni post-it una scena, un colore diverso per ogni personaggio. La mostravo durante una presentazione per rispondere alla domanda  di una lettrice.

E voi? Avete mai provato ad analizzare le vostre storie in termini di struttura?

Analizza la struttura della tua storia con il supporto di una storyboard

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È quasi NaNoWriMo: una settimana al via!

26 Ottobre 2015 by Serena 14 commenti

Banner NaNoWriMo 2015

Se i sensi intorpiditi del lunedì mattina non m’ingannano, manca una settimana scarsa alla pazzia collettiva più amata dagli scrittori: domenica 1 Novembre a mezzanotte parte l’edizione 2015 del National Novel Writing Month. Lo so che sul pianeta esistono esseri umani che non sanno cosa sia e vivono benissimo lo stesso, ma io personalmente, come un sacco di gente che ama la scrittura, sto cominciando ad andare in ebollizione. Gli scrittori affilano le penne (virtuali e non), arruffano le piume (contro il resto della famiglia: a novembre siamo tutti single senza figli), fanno scorta di cioccolato, caffè e possibilmente idee. La battaglia sarà dura e il premio solo uno: scrivere 50.000 parole di un romanzo in un mese.

Cosa sia esattamente il NaNo lo ha spiegato benissimo Gas in questo articolo, perciò andate a dare un’occhiata. Ne ho parlato anch’io qui l’anno scorso. Quanto a noi, qui a casa De Matteis, sappiate che questa settimana ci si leggerà un po’ più di frequente. Questa settimana mi abbandono all’Ammore: rispetterò l’appuntamento di mercoledì prossimo con il marketing, ma in più vi disturberò arrandom con suggerimenti, idee, paranoie personali – poche – e quant’altro mi passerà per la mente scrittevolmente parlando, sul National Novel Writing Month. C’è tanto da dire e il mio parere è che almeno una volta vada provato, quindi preparatevi.

…anche perché poi, sinceramente, a novembre pensavo proprio di scrivere quelle fottutissime OPS LA PAROLACCIA 1.667 parole al giorno, per arrivare a 50.000. E creare così la prima bozza del seguito di Cristallo. In altre parole, la regolarità di pubblicazione a novembre non sarà garantita; prima di ogni cosa verranno le ******** parole di cui sopra.

Che vi serve per il NaNoWriMo?

Oh, per prima cosa un sacco di motivazione e costanza. E poi qualche giocattolino nuovo, tipo un bel software di scrittura da provare per la prima volta, in modo che lucine colorate, scintilli e promesse miracolose vi facciano sedere volentieri alla tastiera che – credetemi – entro fine mese avrete imparato a odiare.

Il consiglio numero uno è sempre il solito: Scrivener.

Lo sapete, vero, che esiste la versione NaNo? Ora vi spiego come funziona. Scrivener si può scaricare in prova gratuita per 30 giorni non consecutivi di utilizzo. Il che calza a pennello con il mese di scrittura, giusto? In più, contiene un modello di romanzo di 50.000 parole, settato per le 1.667 parole giornaliere. Il che significa che, se non le scrivete, una mano di troll armata di randello esce dallo schermo e vi colpisce duramente sul cranio.

Troll armato

No, dai, non è questo! Però c’è la vostra bella barretta degli obiettivi che, se guardate per aria, resta rossa come un semaforo di Milano. Invece, se scrivete, diventa arancione e poi gialla e poi verde fino a quando il vostro obiettivo raggiunto splende come un prato d’Irlanda. Se alla fine del mese vi siete convinti dell‘assoluta fichezza di Scrivener, potete comprarvelo: se siete tra i vincitori del NaNo, ve lo portate a casa con il 50% di sconto. Se non volete tenerlo, con un paio di click vi esportate le vostre schifez… ehm, il capolavoro che avete prodotto, in un formato a vostra scelta, e smettete di usarlo. Finito così.

Sono talmente innamorata di Scrivener che, senza guadagnarci una zucca vuota, se volete mercoledì sera dalle 21.30 alle 22 vi faccio vedere come si usa, almeno le basi. Funziona così: ci troviamo online con gli Hangouts di Google+. Siccome ci si può incontrare al massimo in otto (me compresa), chi primo arriva meglio alloggia. Per partecipare dovete avere un account Gmail e aggiungermi su Google+, poi io vi mando il link della conferenza. Se siete interessati, andate velocemente qui e scrivetemi. I primi sette sono dentro, gli altri amen.

Volevo parlarvi anche di yWriter, ma non ho più tempo. Ve ne parlo domani o dopo. Buona settimana 😀

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Il metodo del Fiocco di Neve per scrivere un romanzo

21 Aprile 2015 by Serena 9 commenti

Introduzione

Questa è la traduzione integrale, eseguita dalla sottoscritta, del celebre articolo The Snowflake Method For Designing A Novel, nel quale Randy Ingermanson illustra il metodo da lui elaborato per la progettazione di un romanzo. Si parte da un concetto essenziale e si procede per espansioni successive.

Non esistono, che io sappia, altre traduzioni integrali in italiano di quell’articolo, mentre ne esistono purtroppo parecchie versioni approssimative e pasticciate. Questa versione non aggiunge, né toglie, né commenta: è l’articolo tale quale come si trova sul sito di Ingermanson, www.advancedfictionwriting.com. Dopo una breve riflessione, ho deciso di lasciare anche tutti i link di vendita del software per scrittori creato da Randy, basato sul suo metodo, e i link di vendita dei suoi libri. Considerando che Randy ha messo a disposizione per anni e gratuitamente due delle migliori risorse per scrittori disponibili sul web, mi sembrava davvero il minimo.

Le risorse gratuite cui mi riferisco sono, appunto, l’articolo sullo Snowflake Method e quello su come si costruisce una scena, che vi invito caldamente a leggere: lo trovate qui.

La traduzione che state per leggere è stata autorizzata personalmente da Randy, che ringrazio anche qui, pubblicamente, per la sua fiducia. Thank you so much, Randy! 😀 Oltre che essere una specie di genio, Randy è anche una persona incredibilmente simpatica e disponibile. Qui trovate la sua bio in inglese; tradurrò anche questa non appena mi sarà possibile, perché fa buttare dal ridere.

Randy Ingermanson
Randy Ingermanson

Tengo a precisare che non sono un’affiliata e non percepisco alcun compenso per la pubblicazione di questa traduzione con tutti i link commerciali. L’ho eseguita solo perché ho sperimentato il Metodo del Fiocco di Neve e ne sono una fan e una grande ammiratrice; lo consiglio a chiunque abbia in mente di scrivere un romanzo, che è una bella impresa, ma quasi impossibile se lasciata al caso.

Alla traduzione ho dedicato una pagina fissa, che trovate qui, perché il post di blog poi scivola in basso, sempre più giù, sempre più giù… Invece vorrei che la traduzione restasse reperibile facilmente per gli interessati.

Apprezzerei moltissimo una parola di commento, anche se molti di voi hanno già visto la pagina ieri, soprattutto se ritenete che il metodo possa esservi utile.

Buona lettura e, soprattutto, felice scrittura del vostro romanzo con il Metodo del Fiocco di Neve.

 

Il Metodo del “Fiocco di Neve” per la progettazione di un romanzo.

Scrivere un romanzo è facile. Scrivere un buon romanzo è difficile. Così è la vita. Se fosse facile, tutti scriveremmo bestsellers pluripremiati.

A dir la verità, ci sono in giro migliaia di persone che vi possono spiegare come scrivere un romanzo. Ci sono migliaia di metodi differenti. Per voi, il migliore è quello che funziona per voi.

In questo articolo, ho il piacere di condividere con voi  ciò che funziona per me. Ho pubblicato sei romanzi e i miei scritti hanno vinto una dozzina di premi. Tengo frequentemente e con continuità conferenze di scrittura, nelle quali insegno come si scrive narrativa. Una delle mie lezioni più popolari è questa: Come scrivere un romanzo utilizzando quello che io chiamo il “Metodo del Fiocco di Neve”.

Questa pagina è la più popolare del mio sito, e riceve circa un migliaio di visite al giorno, dal che potete dedurre che un bel po’ di gente la trova utile. Ma potrebbe non essere utile per voi, e per quanto mi riguarda va bene lo stesso. Date un’occhiata, decidete che cosa potrebbe funzionare per voi e lasciate perdere il resto! Se la trovate vomitevole, non mi sentirò insultato. Gli scrittori sono tutti diversi. Se invece il mio metodo dovesse darvi la carica, ne sarò felice. Vi darò il miglior esempio che posso del mio modo di organizzare le cose, ma alla fine siete voi a dover decidere che cosa funziona al meglio per voi. Divertitevi e… scrivete il vostro romanzo!

L’importanza della progettazione

La buona narrativa non capita per caso, è progettata. Potete fare il lavoro di progettazione prima o dopo aver scritto il vostro romanzo. Io ho provato a farlo in entrambi i modi e credo fermamente che farlo prima di scrivere sia più veloce e dia risultati migliori. La progettazione è un lavoro duro, quindi è importante trovare una linea guida prima di cominciare. Questo articolo vuole fornirvi un metafora potente per guidarvi nella vostra progettazione.

La nostra domanda fondamentale è: Come si fa a progettare un romanzo?

Ho fatto il programmatore per molti anni, elaborando grandi progetti di software. Scrivo romanzi allo stesso modo, utilizzando la “metafora del fiocco di neve”. Ok, che cos’è la metafora del fiocco di neve? Prima di continuare a leggere, date un’occhiata a questo bel sito.

In cima alla pagina, trovate un bello schema conosciuto come “frattale del fiocco di neve”.

Frattale del fiocco di neve
Un fiocco di neve very cool

Non ditelo a nessuno, ma questo è un importante oggetto matematico ampiamente studiato. Comunque, per i nostri scopi, questo è solo un bello schizzo di un fiocco di neve. Se fate scorrere un po’ la pagina verso il basso, trovate una vignetta con un grande triangolo e delle frecce sottostanti. Se schiacciate ripetutamente il bottone con la freccia che punta verso destra, vedrete le fasi successive della creazione del fiocco di neve. All’inizio non ha molto del fiocco di neve, ma poco a poco sembra sempre di più un fiocco di neve, fino a quando è completo.

Le prime fasi appaiono in questo modo:

Il metodo del fiocco di neve per pianificare un romanco

 

Io sostengo che questo sia anche un modo per creare un romanzo. Partite con poco, e ci costruite su altra roba fino a quando non appare una storia. Una parte di questo lavoro è creativa, e quella non ve la posso insegnare io. Non in questa sede, in ogni caso. Ma parte del lavoro consiste anche nel gestire la vostra creatività, organizzandola in un romanzo ben strutturato. E questo è la parte che vorrei insegnarvi qui.

Se siete come la maggioranza delle persone, passate un sacco di tempo a pensare al vostro romanzo molto prima di cominciare a scrivere. Fate anche un po’ di ricerca. Fate sogni ad occhi aperti su come funzionerà la storia. Elaborate idee diverse. Cominciate a sentire la voce dei vari personaggi. Vi chiedete quale sia l’argomento del vostro libro, il Tema Profondo. Questa è una parte essenziale di ogni libro e io la chiamo “compostaggio”. È un processo informale e ogni scrittore lo fa a modo suo. Darò per scontato che sappiate come è composta la vostra storia e che abbiate già un romanzo ben “compostato” in mente, e che siate pronti a sedervi e cominciare a scrivere quel romanzo.

Le Dieci Fasi della Progettazione

Prima di cominciare a scrivere, dovete organizzarvi. È necessario che mettiate su carta tutte le vostre meravigliose idee in una forma in cui siano utilizzabili. Perché? Perché la memoria è fallibile, e la vostra creatività ha probabilmente lasciato dei “buchi” qua e là nella vostra storia, buchi che dovete riempire prima di cominciare a scrivere il vostro romanzo. Avete bisogno di un documento di progettazione. E  dovete produrlo utilizzando un procedimento che non vi faccia passare la voglia di scrivere la storia vera. Ecco il mio procedimento in dieci fasi per scrivere un documento di progettazione. Io utilizzo questo procedimento per scrivere i miei romanzi, e spero che vi sia d’aiuto.

Passo 1) Prendetevi un’ora di tempo per scrivere un riassunto in una sola fase del vostro romanzo .  Qualcosa di questo genere: “Una canaglia di scienziato viaggia a ritroso nel tempo per uccidere l’Apostolo Paolo.” (Questo è il riassunto del mio primo romanzo, “Transgression”.) La frase vi sarà utile per sempre per vendere il vostro romanzo in dieci secondi. Questo è il quadro generale, che corrisponde al grande triangolo iniziale nell’illustrazione del fiocco di neve.

Quando, più avanti, scriverete la lettera di presentazione del vostro romanzo, questa frase dovrà apparire molto presto. È il “gancio”che venderà il libro al vostro editor, al comitato editoriale, alla forza vendita e alla fine ai lettori. Perciò, scrivetela meglio che potete!

Alcuni suggerimenti per una buona frase:

  • Più è corta e meglio è. Tentate di rimanere sotto alle 15 parole.
  • Per favore, non mettete i nomi dei personaggi! Meglio dire “una trapezista diversamente abile” piuttosto che “Luisa Rossi”
  • Collegate il quadro generale ad una storia personale. Quale personaggio ha più da perdere in questa storia? Ora, ditemi che cosa lui o lei desidera ottenere.
  • Per imparare, leggete i riassunti in una riga nella lista dei bestsellers del New York Times. Scriverli è una forma d’arte.

Passo 2) Prendetevi un’altra ora ed espandete quella frase in un paragrafo completo che descriva l’ambientazione della storia, gli eventi principali e la fine del romanzo. Questa fase corrisponde al secondo stadio del fiocco di neve. A me piace strutturare la storia in “tre disastri ed un finale”. Ogni evento ha bisogno di circa un quarto della storia per essere sviluppato, e il disastro finale occupa l’ultimo quarto. Non so se questa sia la struttura ideale, è solo mio gusto personale.

Se credete nella struttura in tre atti, allora il primo evento corrisponde alla fine del primo atto, il secondo evento è il momento centrale del  secondo atto, e provoca necessariamente il terzo atto che conclude il tutto. Va benissimo che il primo evento sia causato da circostanze esterne, ma secondo me il secondo e il terzo evento devono essere originati dai tentativi del protagonista di “sistemare le cose”. Le cose infatto andranno di male in peggio.

Potrete poi usare questo paragrafo nella vostra proposta editoriale. Idealmente, il vostro paragrafo sarà composto da cinque frasi. Una frase mi darà l’ambientazione e la situazione iniziale. Poi, serve una frase per ciascuno dei tre disastri. Non confondete questo paragrafo con il testo della vostra quarta di copertina. Questo paragrafo contiene l’intera storia, mentre la quarta di copertina dovrebbe riepilogare solo il primo 25% del romanzo.

Passo 3) Quanto sopra offre una visuale d’alta quota della vostra storia. Ora avete bisogno di qualcosa di simile per le linee narrative di ciascuno dei vostri personaggi. I personaggi sono la componente fondamentale di ogni romanzo, e il tempo che investite nella loro progettazione preliminare vi ripagherà dieci volte tanto quando inizierete a scrivere. Per ciascuno dei personaggi principali, dedicate un’ora a scrivere una pagina che comprenda:

  • Il nome del personaggio
  • Una singola frase che riepiloghi la linea narrativa del personaggio
  • La motivazione del personaggio (che cosa vuole in astratto?)
  • L’obiettivo del personaggio (che cosa vuole, in concreto?)
  • Il conflitto del personaggio (che cosa gli impedisce di raggiungere il suo obiettivo?)
  • L’epifania del personaggio (che cosa imparerà, in che modo cambierà)
  • Un riassunto più dettagliato (un paragrafo) della sua linea narrativa.

Una cosa importante: potreste accorgervi di dover riprendere e modificare, in seguito, la frase e/o il paragrafo riassuntivi. Fatelo! Questo è positivo: significa che il vostro personaggio vi sta dicendo qualcosa a proposito della storia. È sempre appropriato, in qualunque momento della fase di progettazione, riprendere e rivedere gli stadi precedenti. In effetti, non è solo positivo: è inevitabile. E va bene così. Se rivedete e correggete in questa fase, vi risparmiate di doverlo fare più tardi, su un voluminoso manoscritto di 400 pagine.

Un’altra cosa da tenere in mente: tutto ciò non deve essere perfetto. Lo scopo di ogni passo della progettazione è quello di farvi avanzare verso il passo successivo. Non perdete lo slancio! Potrete sempre tornare indietro più tardi, quando comprenderete meglio la storia.  E succederà, a meno che siate molto più intelligenti di me.

Passo 4) A questo punto dovreste avere un’idea abbastanza chiara della struttura di massima della vostra storia, e ci avete passato sopra solo un giorno o due. A dir la verità potreste averci già lavorato anche una settimana, ma non importa. Se la storia manca di coerenza,  lo sapete già da ora, meglio che dopo aver investito 500 ore del vostro preziosissimo tempo in una prima stesura che non va da nessuna parte. Quindi ora continuate a far crescere la storia. Prendetevi qualche ora ed espandete ogni frase del vostro riassunto in un paragrafo completo. Tutti i paragrafi, eccetto l’ultimo, devono concludersi con un evento. L’ultimo paragrafo deve raccontare come finisce il libro.  Questa parte è molto divertente e, alla fine dell’esercizio, avrete in mano un scheletro più che decente della vostra storia, in una sola pagina. È buona cosa riuscire a a far stare tutto in una solo pagina con interlinea singola. Ciò che importa è che state sviluppando le idee che andranno nella vostra storia. State espandendo il conflitto. Ora dovreste avere in mano una sinossi adatta a una proposta di pubblicazione, anche se per la proposta esiste un’alternativa anche migliore…

Passo 5) Prendetevi un paio di giorni per scrivere una descrizione di una pagina di ciascuno dei personaggi principali, e di mezza pagina per gli altri personaggi. Queste “sinossi dei personaggi” dovrebbero raccontare la storia dal punto di vista di ogni singolo personaggio. Come al solito, siete liberi di ritornare agli stadi precedenti e fare modifiche, man mano che imparate cose interessanti sui vostri personaggi. Questo è il passaggio che mi piace di più e, negli ultimi tempi, ho inserito le “sinossi dei personaggi” nelle mie proposte di pubblicazione, al posto di una sinossi costruita sulla trama. Gli editor amano le sinossi centrate sui personaggi, perché amano i romanzi costruiti sui personaggi.

Passo 6) A questo punto avete in mano una storia solida con numerose linee narrative, una per ciascuno dei vostri personaggi. Ora prendetevi una settimana ed espandete la sinossi in una pagina della vostra trama in una sinossi in quattro pagine. Fondamentalmente, dovete espandere ancora ogni paragrafo del passo n. 4 fino a quando riempie un’intera pagina. È molto divertente, perché state per comprendere la logica generale della storia e prenderete decisioni strategiche. A questo punto è assolutamente certo che avrete bisogno di riprendere le fasi precedenti e che farete delle modifiche, mano a mano che entrate sempre più in profondità nelle dinamiche della storia e battete il naso in nuove idee.

Passo 7) Ora prendetevi un’altra settimana ed espandete le vostre descrizioni dei personaggi in una serie di  vere e proprie mappe, che descrivano nel dettaglio tutto ciò che c’è da sapere su di loro. Le solite cose: data di nascita, descrizione fisica, storia, motivazioni, obiettivi eccetera. Una cosa è particolarmente importante: come sarà cambiato ogni personaggio, alla fine del romanzo? Questa è un’espansione di ciò che avete elaborato al passo n. 3, e vi insegnerà molto su di loro. Probabilmente riprenderete i passi da 1 a 6, perché i personaggi a questo punto prendono vita e cominciano a diventare petulanti e a far domande sulla storia. Questo va bene, perché la grande narrativa è generata dai personaggi. Prendetevi tutto il tempo che vi serve, per questa fase, perché state solo risparmiando un sacco di tempo per dopo. Quando avrete finito questo procedimento (e ci potrebbe volere anche un mese intero di sforzi costanti per arrivarci) avrete quasi tutto ciò che vi serve per scrivere una proposta editoriale. Se siete un romanziere già pubblicato, allora potete già scrivere la vostra proposta e vendere il vostro romanzo ancora prima di averlo scritto. Se non siete ancora stati pubblicati, allora dovrete prima scrivere il vostro romanzo. Lo so, non è bello ma così è la vita, e la vita degli scrittori è anche peggio.

Passo 8) A questo punto potreste prendervi una pausa in attesa di vendere il libro,  ma a un certo punto dovrete ben cominciare a scrivere sul serio il romanzo. Prima di questo, ci sono un paio di cose che potete fare per rendere meno traumatica la stesura della prima bozza. La prima cosa da fare è prendere la sinossi in quattro pagine e compilare una lista di tutte le scene di cui avrete bisogno per trasformare la storia in un romanzo. E il modo più semplice di farlo è… con un foglio di calcolo (Excel, per capirci, o il corrispondente in Open Office che si chiama Calc, o quello che pare a voi, n.d.t.).

Per qualche ragione, per molti scrittori si tratta di una cosa spaventosa. Oh che orrore. Superatelo. Avere imparato a usare un elaboratore di testi, un foglio di calcolo è più semplice. Dovete creare una lista di scene, e i fogli di calcolo sono stati inventati giusto per creare liste. Se dovete imparare come fare, compratevi un libro. Ce ne sono a migliaia disponibili e uno sarà sicuramente perfetto per voi. Dovreste metterci meno di una giornata ad imparare il minimo indispensabile. Sarà il giorno meglio speso di sempre. Fatelo, e basta.

Create un foglio di calcolo dettagliando le scene che emergono dalla vostra sinossi in quattro pagine. Dedicate una riga ad ogni scena. In una colonna metterete il personaggio PdV (punto di vista). In un’altra colonna (piuttosto larga), scrivete cosa succede. Se vi sentite estrosi, aggiungete altre colonne, per esempio quante pagine vi aspettate di scrivere per quella scena. Un foglio di calcolo è l’ideale, perché così riuscirete a cogliere l’intera linea della narrazione in una sola occhiata, e sarà più semplice spostare le scene per fare ordine.

I miei fogli di calcolo di solito finiscono per avere più di 100 righe, una riga per ogni scena del romanzo. Man mano che sviluppo la storia, ne creo nuove versioni. Tutto ciò è straordinariamente utile per analizzare la storia. Può volerci un’intera settimana per completare un buon foglio di calcolo.  Quando avete finito, potete aggiungere ancora una colonna per i numeri di capitolo e assegnare un capitolo ad ogni scena.

Passo 9) (facoltativo. Io non lo faccio più.)

Tornate al vostro elaboratore di testi e cominciate a scrivere una “descrizione narrativa” della storia. Prendete ogni riga del foglio di calcolo ed espandetela in una descrizione della scena, in più paragrafi. Metteteci ogni bello spunto di dialogo che vi viene in mente, e delineate il conflitto essenziale di ogni scena. Se non c’è conflitto, a questo punto lo scoprirete e allora dovrete aggiungere conflitto o eliminare la scena.

Io scrivevo una o due pagine per capitolo, e cominciavo ogni capitolo in una nuova pagina. Poi stampavo e mettevo il tutto in un raccoglitore a fogli mobili, in modo da poter spostare facilmente i capitoli o rivederli senza pasticciare gli altri. Di solito per questo procedimento impiegavo un intero weekend e il risultato finale era un massiccio documento di cinquanta pagine che rivedevo con la penna rossa mentre scrivevo la prima bozza. Le buone idee che mi venivano quando mi svegliavo al mattino venivano scritte a mano nei margini di questo documento. Questo, comunque, è un modo abbastanza indolore di scrivere la temutissima sinossi dettagliata che tutti gli scrittori odiano. Ma è davvero divertente da sviluppare, se prima avete completato il passo 1 e il passo 8. In questa fase non mostravo mai a nessuno la sinossi, men che meno ad un editor: era solo per me. Mi piaceva pensarci come ad un prototipo di prima stesura. Immaginatevi di completare la prima stesura in una settimana! Certo, ce la potete fare e ne vale la pena. Ma onestamente ora non sento di avere più bisogno di questo passaggio, e non lo faccio più.

Passo 10) A questo punto, sedetevi e cominciate a buttar giù la vera prima bozza del romanzo. Vi stupirete della velocità con la quale il testo vi vola via dalle mani, a questo punto. Ho visto scrittori triplicare di colpo la propria velocità di scrittura, producendo per di più una prima stesura di qualità migliore rispetto a quella di una terza stesura.

Potreste pensare che tutta la creatività sia andata a farsi friggere, a questo punto. Ebbene, no, a meno che non abbiate esagerato con l’analisi mentre elaboravate il vostro Fiocco di Neve. Questa dovrebbe essere la parte divertente, perché ci sono numerosi piccoli problemi logici di cui occuparsi. Come farà Eroe a scendere da quell’albero circondato da alligatori per salvare Eroina che si trova in una barca a remi che ha preso fuoco? Questo è il momento di deciderlo! Ma è divertente, perché voi già sapete che la struttura generale del romanzo funziona. Così potete limitarvi a risolvere solo un numero limitato di problemi, e procedere con la scrittura relativamente in fretta.

Questa fase è incredibilmente emozionante. Ho sentito un sacco di scrittori lamentarsi di quanto sia difficile scrivere la prima bozza. Senza eccezioni, è sempre perché non hanno idea di cosa debba succedere dopo. Santo cielo! La vita è troppo breve per scrivere in questo modo! Non c’è nessun motivo per passare 500 ore a scrivere una prima bozza che non va da nessuna parte, quando ne potete scrivere una solida in 150. Considerando anche il centinaio di ore che vi serve per i documenti di progettazione, ve la caverete molto prima.

Circa a metà della prima bozza, mi prendo una pausa e sistemo le parti che non funzionano più nei documenti di progettazione. Certo, i documenti di progettazione non sono perfetti. Va bene così. I documenti di progettazione non sono scritti nella pietra, sono un insieme in evoluzione che cresce mentre voi sviluppate il vostro romanzo. Se state lavorando bene, alla fine della prima stesura riderete di quel campionario di spazzatura amatoriale che erano i vostri documenti all’inizio. E sarete emozionati dalla profondità che la vostra storia ha raggiunto.

Nel corso degli anni, ho insegnato il Metodo del Fiocco di Neve a centinaia di scrittori. Ho anche lasciato questo articolo a disposizione di tutti nel mio sito per un sacco di tempo e la pagina, ad oggi, è stata visitata più di 2.400.000 volte. Ho avuto riscontri da parecchi scrittori. Alcuni amano il Fiocco di Neve, altri no. La mia posizione è: se funziona per voi, allora usatelo. Se funziona solo in parte, allora usate quella parte. Io scrivo i miei romanzi usando il metodo del Fiocco di Neve. Non fraintendete, si tratta di un bel po’ di lavoro. Per un sacco di tempo l’ho svolto nel modo più difficile, usando Microsoft Word per scrivere il testo e Microsoft Excel  per gestire la lista delle scene. Sfortunatamente, né Word né Excel hanno mai sentito parlare della struttura della narrazione. Alla fine, ho capito che sarebbe stato molto più facile utilizzare il metodo se gli strumenti fossero stati progettati espressamente per la narrativa.

Così un giorno ho creato un software. Volevo qualcosa che rendesse automatici tutti quei passaggi che si potevano automatizzare. Il risultato è un programma commerciale che io chiamo Snowflake Pro.

Il software Snowflake Pro
Il software Snowflake Pro

Mi rende la creazione del Fiocco di Neve incredibilmente più facile, e sta facendo lo stesso per moltissimi altri scrittori. Il software Snowflake Pro rende il metodo del Fiocco di Neve veloce, facile e divertente. Funziona su Mac, Windows e Linux. Al momento è in corso una promozione che vi offre uno sconto del 50% su questo strumento se possedete una copia di Writing Fiction for Dummies. (Questo è il link per acquistare il libro su Amazon.it)

Writing Fiction for Dummies
Writing Fiction for Dummies

Ulteriori notizie su Snowflake Pro le trovate qui.

Come utilizzare il Fiocco di Neve

State faticando proprio in questo momento sulla prima, orribile stesura di un romanzo che sembra senza speranza? Prendetevi un’ora di tempo e riassumete la vostra storia in una frase. Le cose sembrano più chiare? Avete appena completato il primo passo del metodo del Fiocco di Neve, e ci avete messo solo un’ora. Perché non provare anche gli altri passi e vedere se la vostra storia, per caso, non comincia a prendere vita? Che cosa avete da perdere, a parte un’orrenda prima bozza che già odiate?

Siete un pantser e avete finalmente terminato il vostro romanzo, ma proprio ora state guardando un’enorme pila di carta che ha un disperato bisogno di essere riscritta? Coraggio! Il romanzo è terminato, giusto? Avete portato a termine qualcosa che molti scrittori possono solo a sognarsi. Ora immaginate di incontrare in ascensore un pezzo grosso dell’editoria che vi chiede di cosa parla il vostro romanzo. In quindici parole o meno, che cosa rispondereste?

Prendetevi quel tempo! Questo è un gioco duro. Se riuscite a tirar fuori una risposta in un’ora… avete appena completato il primo passo del metodo del Fiocco di Neve! Pensate che qualcuno degli altri Passi possa aiutarvi a mettere ordine nel vostro manoscritto? Dategli una possibilità. Che cosa avete da perdere?

Avete appena ricevuto dal vostro editor una lettera lunga quanto un incubo, che vi elenca in dettaglio tutto quello che non va nel vostro romanzo? Vi state chiedendo come diavolo farete ad apportare tutti i cambiamenti necessari prima della scadenza? Non è mai troppo tardi per applicare il metodo. Cosa ne dite di prendervi una settimana di tempo e farvi tutti i passaggi? Vi servirà meravigliosamente per rendere le cose più comprensibili, e avrete un piano di lavoro per eseguire tutte quelle modifiche. Scommetto che finirete a tempo di record. E scommetto anche che, alla fine, il libro sarà migliore di quel che pensavate.

Se il metodo del Fiocco di Neve funziona per voi, mi farebbe piacere saperlo. Mi potete raggiungere dalla pagina dei contatti nel mio sito (qui, n.d.t.)

Ringraziamenti: Ringrazio i miei molti amici della lista Chi Libris e soprattutto Janelle Schneider, per le numerose discussioni sul Fiocco di Neve e molto altro.

Cordiali saluti,

Randy Ingermanson, Ph.D

Firma di Randy

 

 

Volete sapere di più del metodo del Fiocco di Neve?

Date un’occhiata al mio ultimo best-seller, How to Write a Novel using the Snowflake Method.

How to write a Novel using the Snowflake Method
How to write a Novel using the Snowflake Method

Questo libro è un diverso tipo di strumento didattico. Esso utilizza una storia per MOSTRARE come scrivere un romanzo, piuttosto che DIRE come scrivere un romanzo. Ho usato il metodo del Fiocco di Neve per scriverlo e, alla fine, potete vedere il documento di progettazione che ho elaborato per farlo, esattamente come l’ho scritto.

Se imparate meglio tramite esempi pratici, questo libro potrebbe piacervi. Parla di una giovane donna che sogna da sempre di scrivere un romanzo. I suoi genitori le hanno detto che la scrittura narrativa non era una cosa “pratica” e hanno insistito perché conseguisse una (molto più pratica) laurea. Ma ora che è sposata e i bambini finalmente vanno a scuola, decide di fare qualcosa per sé, per una volta nella vita. Ha intenzione di scrivere quel romanzo e nessuno riuscirà a fermarla… tranne se stessa.

Il libro è disponibile in ebook o cartaceo.

Compera su Amazon (Kindle o cartaceo)
Compera su B & N. (Nook o cartaceo)
Compera su iBookstore di Apple. (IBook)
Compera su Kobo. (Formato epub)
Compera su Smashwords. (Qualsiasi formato elettronico.)

Sull’Autore

Randy Ingermanson è un fisico teorico e il pluripremiato autore di sei romanzi. Ha insegnato in numerose conferenze di scrittura nel corso degli anni e pubblica gratuitamente l’E-zine mensile Advanced Fiction Writing , la più grande rivista elettronica in tutto il mondo sul mestiere di scrivere narrativa, con oltre 32.000 lettori.

Randy Ingermanson
Randy Ingermanson

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