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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Il lusso di scrivere (e non solo)

30 Giugno 2017 by Serena 8 commenti

Serena Bianca rena bianca
(ho trovato la mia spiaggia)

Ma buongiorno a tutti! Come state? Come procedono libri, romanzi, racconti e piattaforme online? 😛 Io sono stufa marcia: dopo una breve vacanza in Sardegna ne ho già le scatole piene di nuovo. Adoro la mia vita e tutto ciò che ci sta dentro, ma al momento l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. O anche studiare acquerello, tipo.

Sono in ritardo con la pubblicazione del seguito di Buck, perché rileggendo quello che doveva essere il testo definitivo, detto papale papale mi fa schifo. E non so se sia perché fa oggettivamente schifo, o se è perché l’unica cosa che farei – se riuscissi a respirare – è disegnare. [cit]. Devo scusarmi con le gentili persone che si sono offerte come beta reader, perché non sono in grado di inviare niente di leggibile nei tempi previsti. Va da sé che dubito di riuscire a pubblicare il terzo libro della serie entro il 2017, ma forse non è stata neanche una grande idea, da parte mia, pormi due libri in un anno come obiettivo (le antologie non le conto, trattandosi di lavori collettivi).

Nonostante tutto non mollo: anche poche parole al giorno, ma sempre avanti. Gutta cavat lapidem, dicevano i nostri avi: sarà vero? Speriamo.

E poiché la gestione del tempo, la costanza e la resilienza sono  tra i miei temi preferiti – condizioni di vita, direi – è il momento di condividere la traduzione di questo articolo di Jane Friedman. Lo trovo illuminante ed irritante allo stesso tempo, e lei si conferma una delle personalità più intellettualmente oneste nel vasto panorama dell’editoria internazionale, sia tradizionale che indipendente. Tutto il contrario dei cialtroni di cui parlo ogni tanto, che continuano a imperversare. Quelli che se fai come dicono loro (e soprattutto li paghi profumatamente) ti garantiscono il best seller.

Jane Friedman, per chi non lo sapesse, è esperta in editoria digitale, docente universitaria, blogger di successo, ed è stata editore del celebre Writer’s Digest. Dunque buona lettura, e fatemi sapere che ne pensate.

 

Quando vengo intervistata, o nelle sessioni finali di domande e risposte ai convegni, mi vengono poste domande sulla mia prolificità (da quelli che la constatano e ammirano), o sulle mie tecniche di gestione del tempo. Come si gestiscono lavoro creativo, marketing, promozione e le esigenze di una famiglia o di un (altro) lavoro a tempo pieno?

Ho recentemente discusso di questo tema come ospite durante l’eccellente podcast di Jeff Yamaguchi, Writing Drafts, ma non sono soddisfatta della mia risposta. Una parte del problema consiste nel fatto che volevo essere d’aiuto – identificare davvero l’impostazione mentale o il metodo determinanti per il successo, quella che offrisse a qualcun altro una vera svolta su questo problema.

Ma, a dire la verità, non ho mai avuto quella specifica mentalià o metodo, anche se può capitare che ci scriva su. I miei metodi sono incostanti e influenzati dalle altre cose che capitano nella mia vita. Ho usato e poi scartato un sacco di strumenti organizzativi di raccolta appunti e creazione liste, nel corso degli anni, tra i quali OmniFocus, Apple Notes, GoodToDo, i planner di Covey e Uncalendar (da questo capite quanti anni ho!). Al momento, il mio strumento preferito è Evernote.

Ma nessuno di questi strumenti in realtà è il mio vero segreto. C’è una sola vera ragione per la quale sono così produttiva.

Godo del lusso di avere tempo, fare esattamente quello che mi piace, con poca o nessuna responsabilità verso qualcuno o qualcosa tranne che verso me stessa e la mia realizzazione.

Non ho figli.

Non ho una famiglia di cui prendermi cura.

Non appartengo a nessuna organizzazione.

Non ho un lavoro tradizionale.

Non faccio le pulizie e non stiro (però cucino).

Ho un compagno, ma è gentile e collaborativo, e mi permette di dare la precedenza al mio lavoro ogni volta che è necessario.

Inoltre, per prima cosa evito consapevolmente obblighi o impegni esterni. La cosa che voglio di più è essere lasciata in pace a fare il mio lavoro, ed è esattamente la vita che ho creato per me stessa.

E così possiedo il lusso del tempo che altri non hanno, ma in parte è anche un privilegio. Se da una parte ho fatto scelte consapevoli che mi hanno portata ad ottenere questo stile di vita, altre scelte sono state rese facili (o almeno, prima di tutto, possibili) grazie all’accesso a una formazione di alto livello, a una famiglia stabile che mi ha sempre incoraggiata, e occasioni di crescita nella mia carriera. Di privilegi abbiamo già parlato in riferimento alla vita da scrittori. […]. Essere “sponsorizzata” da un marito. Potersi permettere di lavorare gratis.

 

Ci sono anche altri tipi di privilegio o lusso.

Vedo spesso elogi di scrittori che prendono posizioni e dicono “Non vendo e promuovo me stesso (o il mio libro)” o “Non ho intenzione di usare i social media”. Generalmente ci sono due ragioni per gli elogi: queste cose sono viste come attività meno importanti, che sottraggono tempo alla scrittura, e devono essere ridotte ai minimi termini come le distrazioni che effettivamente sono. Ma sono anche viste come attività che non si addicono ad uno scrittore serio, che dovrebbe solo scrivere e non costruire una “piattaforma” o un “marchio”. Quest’attività svilisce l’arte e lo scrittore, si pensa. E così facciamo festa quando qualcuno è abbastanza coraggioso o testone o indipendente abbastanza da violare il comandamento di coinvolgere i lettori. (Lo so, è un comandamento orribile. Il linguaggio che circonda qualsiasi cosa legata al marketing può essere difficile da accettare e pieno di omologazioni senza senso.)

Ma la decisione di non interagire per niente? Rimanere offline, fuori da ogni rete e concentrarsi sulla scrittura escludendo tutto il resto? È un lusso che quasi nessuno degli scrittori nuovi o emergenti può permettersi.

Scegliere di non promuovere un libro: un lusso

Ignorare l’autopromozione e la creazione di una piattaforma: un lusso.

Rimanere offline (almeno per la maggior parte degli scrittori occidentali): un lusso.

Quando i social media come Facebook e Twitter hanno decollato nel 2007 e 2008, e io ho cominciato a fare i miei esperimenti online, nessuno mi ha mai detto che fosse obbligatorio o necessario o utile alla mia carriere (e di questo sono riconoscente: mi sono risparmiata un po’ d’ansia, prima di immergermi nel tema). Ma posso testimoniare un salto di carriera che mi ha cambiato la vita da quando sono diventata più attiva online. Sono di colpo divenuta visibile nel mio settore, mentre prima ero praticamente invisibile. (A quel tempo lavoravo a Cincinnati, che per tutti i newyorkesi e chiunque lavorasse nell’editoria era solo una zona di passaggio.)

Grazie ai social media, di colpo ero in grado di comunicare, condividere e dimostrare chi ero e cosa pensavo ad un pubblico molto più vasto di lettori e leader d’opinione. Ho cominciato a crearmi una reputazione e la gente mi riconosceva quando mi presentavo alle conferenze. Ricevevo più inviti a tenerne io stessa. Mi sono creata una piattaforma quasi per caso, semplicemente continuando a fare quello che già facevo in una forma più pubblica (per un approfondimento su questo tema, leggete “Show …di Austin Kleon!)

I social mi hanno dato una voce più potente e un potere che prima non avevo. Non che non ne avessi del tutto, prima, ma era diverso. Per quasi tutti gli anni 2000, ho avuto ben pochi contatti con opinion leader; ero ben fornita di competenze, di tempo, ma povera di conoscenze. Con i social ho sviluppato una mia individualità degna di nota e ho improvvisamente meritato attenzione (e se un po’ di quell’attenzione è meritata, non posso dire che sia tutta meritata. Il rovescio della medaglia è che quando sei noto per il tuo grande seguito online, vieni conosciuto e consigliato grazie a qualcosa di piuttosto vuoto, invece che per il tuo lavoro. Un tema che dovrò approfondire una volta o l’altra.)

Quando autori come Jonathan Franzen rifiutano il marketing, la promozione, i social e qualsiasi cosa li sottragga alla loro arte, è spesso – se non sempre – perché si trovano in una situazione per cui attività come la presenza sui social non aggiunge più potere o opportunità interessanti o benefici, sia da un punto di vista creativo che di relazioni, si tratta solo di un obbligo o di un mal di testa in più. Ed è più che logico e accettabile rifiutare queste attività, ma non è una cosa ammirevole di per sé e in sé, né si tratta di un buon esempio per persone all’inizio della loro carriera.

Ian Bogost ha scritto un articolo eccellente sul raggiungere un punto del proprio percorso di carriera dove si possono prendere le proprie decisioni:

“Devi dire ‘sì’ per molto tempo prima di guadagnarti il diritto di dire ‘no’. E anche allora, di solito non puoi dire di no come ti aggrada. Nel momento in cui puoi dire di no indiscriminatamente, allora hai già talmente tanto successo che dire no non è più un prerequisito, ma un un risultato del successo stesso.”

Perché alcuni raggiungono un livello di successo in cui questo è possibile, e altri no? Una domanda da un milione di dollari. Ma giocare al gioco di “E se…” può aiutare a rendere chiaro dove potreste recuperare un vantaggio che vi può condurre al successo, e dove invece non siete così fortunati. O puoi aiutarvi a capire perché alcuni possono rifutare I soliti obblighi che tutti quanti rispettano. Considerate tutte queste potenziali variabili:

– Chi viene da una famiglia con ottime relazioni che li ha presentati alle persone giuste al momento giusto?

– Chi vive in un luogo nel quale è più probabile avere accesso e vicinanza alle persone, istituzioni e opportunità giuste per lanciare la propria carriera?

– Chi ha il denaro che gli permette di scrivere gratuitamente, fare internati non retribuiti, o accedere a un programma MFA?

– Chi ha dei mentori che li spingono, presentano alle persone giuste e conducono alle giuste opportunità di carriera?

– Chi ha un ambiente di lavoro che l’aiuta a crescere come persona, invece che ridurlo e sminuirlo?

– Chi ha una famiglia che offre supporto e consente del tempo per un’attività creativa?

– Chi ha una rete che gli offre occasioni invidiabili, o ha accesso a una comunità che lo pone a stretto contatto con chi ha potere decisionale e privilegi nel proprio settore?

(questo articolo non ha lo scopo di dire, in modo contorto, che dipende tutto da chi conoscete o che avete bisogno di conoscenze importanti per essere pubblicati o raggiungere i vostri obiettivi creativi. Certamente tutto questo aiuta, ma è solo uno dei privilegi di cui una persona potrebbe servirsi)

Niente di quanto sopra è detto per sostenere che la pratica, il duro lavoro e la diligenza siano invariant nell’equazione, ma che di tutti questi altri fattori non si parla abbastanza. Mi è stato chiesto per così tanto tempo, e così spesso, qual è il segreto della mia produttività e del mio successo; c’è un’assunzione implicita che sia solo il risultato di un metodo ben strutturato e verificato. Non lo è. Una buona parte della mia vita lavorativa è stata indisciplinata e destrutturata (sebbene non senza una visione e uno scopo). È solo che io ho potuto passare quasi vent’anni concentrandomi sul mio lavoro, escludendo quasi tutto il resto. Quante altre persone possono concedersi questo lusso?

Meditiamoci su (i piedi non sono miei)

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Cose che hai capito solo adesso

30 Maggio 2017 by Serena 14 commenti

creatività - mixed mediaRaramente scrivo post in cui mi guardo l’ombelico. Forse mai ne ho scritti, dovrei riguardare un momento l’archivio del mio blog; se siete curiosi e avete tempo da perdere, magari fatelo voi. Comunque oggi permettetemi di condividere una scoperta degli ultimi mesi: l’anno scorso ho compiuto cinquant’anni e le riflessioni, ormai, sono all’ordine del giorno.

Ho sempre pensato a me come a una persona che si esprime in modo privilegiato con la parola scritta, nel senso che la scrittura è o dovrebbe essere il mio medium preferito. Un’amica, che di scrittori e aspiranti tali ne vede tanti, tempo fa mi disse una cosa come “non conosco nessuno che ami la scrittura come te”. Invece poi, se guardo indietro, scopro delle cose interessanti che portano a conclusioni leggermente diverse.

Da ragazzina disegnavo piuttosto bene, ho anche vinto qualche premio. Certo, scrivevo anche le solite poesie e racconti e riempivo cataste di diari con i miei sproloqui, però mi ero quasi dimenticata che, oltre a scrivere fino ad avere i crampi, disegnavo.Tombow e Kuretake Zig

Poi ho sempre pasticciato con lana, fili da ricamo e stoffe colorate. Ho realizzato un sacco di cose inutili ma anche cose che mi hanno dato soddisfazione: tutti i miei nipoti hanno – e usano, con mia grande gioia – tante cose di lana colorata realizzate dalla zia. Compravo lane come ora compro libri di scrittura e penne calligrafiche, e cioè a mani bucate, ma su questo ci torniamo dopo.

Mi diverto con carta, forbici e colla e faccio da me tutti i biglietti d’auguri, per qualsiasi occasione.

Una delle esperienze più divertenti della mia vita? Ho cantato per anni in un coro gospel e perfino fatto parte della troupe di un musical, con qualche parte solista per di più. L’emozione del backstage, il trucco, i costumi di scena, le prove estenuanti? Beh, io li ho provati, perfino il mazzo di rose la sera della Prima, una figata pazzesca. Qualche fotografia la trovate qui. Ho un ricordo speciale delle persone con cui ho condiviso quell’esperienza, una bella squadra davvero. Abbiamo calcato più di un palcoscenico e io ad un certo punto ho smesso solo perché, arrivata al quinto mese di gravidanza, mi hanno fatto notare che se fossi caduta giù dalla pedana sulla quale ballavo non sarebbe stato divertente.

E poi va beh, faccio regolarmente il pane, ma questo lo sapevate già XD

Il mio pane

Ultimamente, come avranno notato quelli che mi seguono su Facebook e Instagram, sono in fissa con la calligrafia.

È l’unica cosa che riesco a fare dopo cena, quando i neuroni ormai decotti mi implorano di andare a dormire. Mi sono messa a realizzare piccoli progetti di lettering e mi esercito quasi tutte le sere con il Copperplate, che modestia a parte migliora di giorno in giorno. Di recente ho ricevuto in regalo una penna calligrafica a punta tronca, così ho cominciato a studiare anche l’onciale.

Creatività - copperplate e segni zodiacali

Insomma, cosa voglio dire con tutto ciò?

Poco tempo fa, chiacchierando prima della nanna, dicevo al mio coinquilino: “Sai, credo di essere una persona creativa.” Risposta del coinquilino, personaggio notoriamente di poche parole: “E te ne sei accorta adesso?”

Sic.

 

Fermi che non ho ancora finito. Devo dirvi una cosa, anche se ormai la sanno tutti!

Storie di Gatti

il 24 maggio è uscito in formato digitale Storie di Gatti, il seguito naturale di Buck e il Terremoto (per chi non lo sapesse: “Buck e il Terremoto” è il progetto solidale nato nel 2016 all’indomani del sisma in Centro Italia).

Eh, sì, ce l’abbiamo fatta anche questa volta! Per par conMicio questa volta si parla di felini, ma c’è una cosa che non cambia: i racconti sono carichi di speranza e amore, e anche questa volta i proventi vengono donati integralmente alla CRI per le popolazioni colpite dal terremoto. La versione cartacea di Storie di Gatti è quasi pronta, dovrebbe essere disponibile entro pochi giorni.

Ecco, se continuassi a guardarmi l’ombelico dovrei scrivere qualcosa anche sul 2016, un anno indimenticabile per molti aspetti, per via di Buck, di Buck e il Terremoto e di altri fatti personali. In realtà sto cercando di imparare a girare un video perché, come annunciato nel post sulla storyboard, mi piacerebbe farvi vedere Scrivener in azione.

Grazie per avermi letta fino a qui; ci si legge presto o almeno lo spero, appena è pronto il video su Scrivener. Vi abbraccio, e perdonatemi per tutto questo parlarmi addosso.

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Conclusa la selezione dei racconti per la nuova antologia solidale

28 Marzo 2017 by Serena 4 commenti

Pochi giorni fa è terminata la selezione dei racconti, a tema gattoso, ricevuti per la nuova raccolta solidale per le vittime del terremoto 2016. Le ultime mail di “convocazione” sono partite il 23 di marzo, se non ricordo male.

Sento il bisogno di ringraziare tutti coloro che hanno inviato il loro materiale, indipendentemente dal fatto che siano stati selezionati o meno. Grazie di cuore, per aver donato qualcosa di voi stessi ed esservi messi in gioco.

La fase di valutazione per me è sempre dura a livello emotivo, soprattutto se conosco e apprezzo gli autori dei lavori. Speravo che andasse meglio col tempo, ma non è così: la mia gastrite è un po’ peggiorata, nonostante il prezioso supporto di altri tre lettori, che hanno valutato i racconti senza sapere chi li avesse scritti. Così alla fine siamo arrivati a delimitare il perimetro tra chi era “dentro” e chi “fuori”. La strada giusta è quella: concentrarsi sul racconto e sull’obiettivo finale. Invito anche voi a ricordare che è il racconto che viene valutato e non le persone, spesso meravigliose, che sono gli autori.

Per chi ha partecipato.  Come già detto nel bando, ci tenevo a sottolineare che se non siete stati selezionati non è per forza perché il racconto è una schifezza, ma più probabilmente perché non è adatto alla raccolta. Le ragioni possono essere diverse. Un’antologia ha proprie esigenze, di varietà nell’omogeneità, e racconta una storia attraverso tante storie: i pezzi si devono incastrare tra loro armoniosamente. Per esempio, due storie con la stessa costruzione e dinamica difficilmente saranno inserite entrambe. Ma è solo un esempio.

Inoltre il tema era piuttosto sfidante: i gatti sono adorati da mezza umanità, i gattyni imperversano, il terremoto è sulla bocca di tutti. L’abbiamo letto, visto e sentito in tutte le salse, inclusa la nostra, e scadere nel luogo comune è davvero un attimo. Dire qualcosa di nuovo, o dirlo in modo originale, era un’impresa di tutto rispetto. Ci siamo, siete, riusciti? In alcuni casi sì, in altri no. Ogni racconto meriterebbe una riflessione a parte.

E adesso che cosa succede?

I racconti selezionati sono già stati inviati alla nostra editor, Sara Gavioli, che lavorerà con gli autori al miglioramento del testo. Un’altra passata la darò io nel momento in cui preparerò il manoscritto per la pubblicazione. Elisa Riddo, che ha realizzato la copertina per la prima raccolta, ha già creato il bozzetto per la nuova raccolta.

La data di pubblicazione? Quando saremo pronti. Quello che possiamo garantire è che faremo del nostro meglio per costruire un “prodotto” – ammesso che un libro si possa definire così – che offra un momento di luce a chi lo leggerà. E la possibilità di continuare a donare alle popolazioni colpite dal terremoto. Anche quando non sarà più di moda farlo.

 

banner Buck e il terremoto primavera 2017

 

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Bando per raccolta di racconti – Nuova antologia “Buck e il Terremoto”

30 Gennaio 2017 by Serena 33 commenti

Allora, che ne pensi?
Non sei contenta? Finalmente si parla di te!

La squadra di Buck e il Terremoto non lascia, raddoppia e rilancia con una nuova iniziativa di solidarietà, che ha l’obiettivo di sostenere ed incrementare gli aiuti alle popolazioni del Centro Italia duramente colpite negli ultimi mesi.

Cerchiamo un’altra ventina di buoni racconti per la creazione di una seconda antologia, i cui proventi saranno devoluti in beneficenza con le stesse modalità del progetto “Buck e il Terremoto” di cui trovate qui tutti i dettagli.

Come si partecipa? Ecco le regole:

  • Partecipazione gratuita e aperta a tutti, con racconti editi di cui detenete i diritti e inediti. Si tratta di donare: donate un racconto.
  • Lunghezza massima 1.200 parole (vedi precedente edizione: lasciamo stare battute e cartelle, usate il contatore di Word). Sono poche? Vero, ma con più parole a disposizione è più facile sbrodolare. Andate di lima e scalpello. E poi, sono ben 200 parole in più della scorsa edizione!
  • Tema: per par conMicio, i racconti dovranno avere per protagonisti o co-protagonisti dei gatti. Eventualmente altro a vostra scelta tra natura, terremoto, storia e tradizioni dei paesi colpiti, piccoli gesti di grande coraggio. Come per la precedente edizione, requisito imprescindibile è la presenza nella storia di un messaggio di speranza e/o solidarietà e/o amore in tutte le sue forme. Anche stavolta, per ovvi e trasparenti motivi, sono banditi il cinismo, l’acidità e il male di vivere, che sono ampiamente disponibili altrove. Non da noi.
  • Criteri di pubblicazione: le storie sgrammaticate saranno scartate per mancanza di tempo per le correzioni, a meno che siano dei capolavori letterari individuabili fin dalla prima riga. Le storie che non rispettano i requisiti di tema e lunghezza, idem. Le storie da editare dall’inizio alla fine, idem. Comunque, posto che non verranno pubblicate ciofeche, l’obiettivo non è vincere un premio letterario ma fare del bene, anche al morale di chi leggerà.
  • Le storie dovranno pervenire in formato .doc, .docx, .odt, .txt all’indirizzo storiedigatti@buckeilterremoto.com entro il 24 febbraio 2017. I racconti giudicati idonei alla pubblicazione faranno parte di un’antologia che sarà pubblicata su Amazon in formato elettronico e cartaceo.
  • Oltre al racconto, cosa dovete inviare?
    • La vostra bio in 100 parole
    • L’URL del vostro sito o blog
    • L’URL del profilo social dove siete più attivi
    • Se lo gradite, il link a una vostra pubblicazione.
  • I racconti saranno valutati dalla sottoscritta, dall’editor della squadra di Buck e il Terremoto e da due lettori scelti.
  • L’intero ricavato della vendita dell’ebook sarà devoluto alla raccolta fondi della Croce Rossa Italiana per le vittime del sisma 2016 e dei successivi disastri. Per i dettagli sulle donazioni, leggete i report sul sito di Buck e il Terremoto
  • Come fate a sapere che non scapperemo ai Caraibi con i soldi raccolti? Vedere punto precedente. Se per voi non è abbastanza, vi chiediamo fin da ora di non partecipare.
  • La pubblicazione della nuova antologia è prevista per la primavera 2017
  • Se il vostro racconto sarà scelto per la pubblicazione, riceverete una liberatoria da firmare per la privacy eccetera eccetera. Potete partecipare anche se siete minorenni, ma in questo caso la liberatoria dovrà essere firmata dai vostri genitori.
  • Se non sentirete niente entro la fine di marzo 2017, significherà che il vostro racconto non è stato selezionato. Ciò non significa necessariamente che sia una schifezza, ma magari non è stato considerato idoneo per l’antologia, oppure siamo seppelliti di racconti e non possiamo pubblicare un’opera in più volumi.
  • A copertina, impaginazione e tutto quanto pensiamo noi. Abbiamo fatto pratica e siamo bravini.

Questo è tutto. Restiamo in attesa di leggervi e ringraziamo fin da ora quanti vorranno mettersi in gioco con questa nuova avventura.

Edit del 31 gennaio 2017 – IMPORTANTE:

  • Per facilitare l’impaginazione e accorciare i tempi si richiede di voler rispettare le seguenti regole:
    Font: Times New Roman, 13 pt.;
    Interlinea: 1,5 righe;
    Allineamento: giustificato
    Rientro dal margine all’inizio del nuovo capoverso;
    Pensieri in corsivo
    Per i dialoghi: trattino medio spaziato. Se la battuta non è seguita da reggenti, non serve il trattino di chiusura. Dialogo nel dialogo con le virgolette.

Esempio (tratto da Buck e il Terremoto):

Si fece vivido il ricordo di urla spezzate da un rombo impetuoso, corpi che roteavano d’intorno, un’onda fragorosa che lo sollevava da terra. Quindi, senza soluzione di continuità, il suono del suo stesso respiro, la tenebra densa e una massa immane che lo bloccava, ormai da molti minuti, impedendogli di muovere gli arti. Anche i compagni dovevano trovarsi in situazioni simili alla sua. E il ragazzo di Houston non aveva che vent’anni.

– Non preoccuparti degli altri, sono tutti morti – lo informò la voce, senza emozione.

Frank pensò di aver udito male.

– Hai detto “sono morti”? Come fai a saperlo?

– Posso sentire i vostri odori. E tu sei l’unico che ancora emette odore di paura.

Frank non afferrava il senso di quelle affermazioni. Che razza di soccorso era, quello?

– Non sei della Squadra Emergenze?

– No. Sono soltanto uno che vive nei dintorni. E non credo arriveranno altri.

Frank aprì e chiuse gli occhi senza nulla vedere. Cercò di trattenere uno sterminato oceano di panico che voleva impadronirsi dei suoi nervi. Il fiato si condensò poco sopra la bocca.

 

Scarica qui il bando in PDF

 

Edit del 28 febbraio 2017

La fase di raccolta dei racconti è terminata. Grazie a tutti coloro che hanno voluto dare il loro contributo! Gli autori dei racconti selezionati per la nuova antologia saranno contattati entro la fine di marzo.

Edit del 20 marzo: selezione praticamente terminata. Domani gli autori dei primi sei racconti riceveranno la mail di “convocazione”. Per gli altri ho richiesto un ulteriore parere, ma non dovrebbe volerci molto. Speravo di anticipare, ma siamo comunque nei tempi previsti.

Buona notte a tutti! 😊

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Obiettivi di scrittura 2017

3 Gennaio 2017 by Serena 10 commenti

Tramonto sul lago d'Iseo
Ciao, 2016

Prima degli obiettivi, due chiacchiere sui metodi.

I metodi servono ad avere una traccia da seguire per raggiungere un qualunque obiettivo. Chi è capace se li crea da solo, e tanto di cappello: soprattutto in campo scientifico, creare un metodo è importante come scoprire qualcosa. Chi, come me, è testone e presuntuoso, si rifiuta di applicare qualsiasi metodo… Fino a quando poi scopre che alcuni funzionano.

Nel campo della gestione di se stessi, il metodo aiuta anche se è inventato da qualcun altro. Con il 2017 festeggio il quinto anno di GTD, applicato selvaggiamente a modo mio, e tutta questa pappardella serviva per dirvi che grazie al metodo di Allen mi restano delle tracce scritte delle mie priorità. E grazie a queste tracce, anno dopo anno, riscontro che la scrittura si conferma sempre ai primi posti. Forse, più che la scrittura in sé, è il raccontare storie che mi preme; la scrittura in sé e per sé, nel mio caso, è vissuta solo come un giochetto estetico e non mi interessa.

Comunque.

Il 2016 è stato una sorta di cataclisma dal punto di vista personale, ma ha un merito, per quanto mi riguarda: sbattendomi in faccia la semplice realtà che si muore e non si sa quando, mi ha spronata a terminare, chiudere, concretizzare. Il concetto è quello che esprime anche Daniele nel suo post di oggi, quello delle tre parole, sotto la voce “Impegno”. Come è andata l’ho scritto qui.

E adesso bando alle ciance e veniamo alla dichiarazione degli obiettivi!

Pubblicare Libro2 e Libro3 entro il 31 dicembre 2017.

Nel mondo ideale sono due libri autoconclusivi che però proseguono la storia di Buck e gli altri. Libro2, agli dei piacendo, dovrebbe arrivare entro la primavera, e Libro3 prima di Natale.

Scrivere un articolo al mese per questo blog.

Se mi metto a ragionare dei miei blog non la finisco più e mi metto pure a piangere; mi limito a dire che serenawrites.com sarà riorganizzato. Resterà una risorsa a disposizione dei lettori che volessero avere informazioni su di me e su ciò che scrivo. Per quanto riguarda invece questo blog, sarei già molto felice di pubblicare un articolo al mese. Comunque, dodici in tutto. Sono pochi, anzi pochissimi, ma sinceramente in questo momento mi interessa solo restare presente in rete e chiacchierare con voi amici di scrittura, quindi va bene  così.

Ovviamente scrivere a vanvera non è nel mio stile, ho già idea di cosa trattare; qualcosa cui tengo molto, come al solito. Salvo ispirazioni estemporanee e richieste specifiche. Poi vorrei riprendere i famosi 81 consigli di marketing, ma insomma prima vediamo come va.

Finito.

Alla fine, dopo averci riflettuto un po’, ho deciso di non dichiarare obiettivi di lettura né di formazione. Il che non significa che non leggerò o che non voglio imparare niente nel 2017, semplicemente non ho bisogno di darmi un obiettivo per farlo. Imparare è divertente, mica per niente mi sono sparata tutti quei corsi nel 2016! In più le cose incomplete mi danno fastidio, sono portata di mio a terminare ciò che comincio, quindi so già che, anche senza obiettivo, terminerò il corso di Patterson, del quale mi manca qualche lezione. Voglio anche riguardarmi con calma gli appunti del laboratorio sui  Turning Points con Laura Baker. E non parliamo di tutti gli articoli interessanti che mi salvo in Evernote perché non ho il tempo di leggerli! 

Per il 2017, quindi, ho fatto una cosa che nel mio caso è più furba: ho previsto molti più momenti “vuoti” rispetto all’anno scorso. Dove per “vuoti” intendo “non strutturati” in alcun modo. So già che in quei momenti leggerò e mi farò qualche corso online. Vorrei leggere tantissimo, sia libri di tecnica che narrativa pura, quella che nutre la voglia di scrivere. Forse terrò una lista di ciò che leggo, ma non è detto.

Strumenti di gestione del tempo? Di nuovo rispetto al 2016 c’è un’agenda cartacea che mi tiene compagnia già da qualche mese. Di sicuro questo dipende dal fatto che è cambiata la mia vita lavorativa: non vivo più in macchina, quindi posso permettermi il lusso (e il peso) della carta, almeno per quanto riguarda pianificazione e organizzazione. Se l’argomento vi interessa, scrivetelo nei commenti e magari arriverà un articolo dedicato a questo.

 

Per finire… Auguri di buon 2017!

Vi abbraccio. Grazie di esserci e di condividere con me questo viaggio 🙂

E biscotti per tutti!

Piatto natalizio con biscotti fatti in casa

 

 

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: 2016, 2017, Buck, Gestione del tempo, Motivazione, Obiettivi

Succederà presto

23 Novembre 2016 by Serena 10 commenti

No, non è un post di commento all”elezione di Trump, con relativa visione post apocalittica. Con quel succederà presto alludevo solo al fatto che, agli dei piacendo, se tutto va bene e *inserire frase scaramantica a piacere*, nel giro di un paio di mesi dovrebbe uscire il seguito di Buck,

perché settimana scorsa ho finito la prima stesura! 😀

Champagne!

Two Champagne glasses

Non vuol dire che la pubblicazione sia proprio imminente, eh. Adesso comincia la parte più dura, quella della revisione. Degli attacchi d’ansia. Dei sentimenti di inadeguatezza. Del “mamma mia che schifo, non lo leggerà mai nessuno” e/o “ma a chi vuoi che interessi questa roba”. Però si resiste, si va avanti, un po’ perché la voglia di scrivere non va via neanche con gli antibiotici, un po’ perché quando voi mi dite che volete sapere come stanno Heath, Anna, Buck e gli altri, io vado in brodo di giuggiole. Sento che devo finire, che anche questo libro deve vedere la luce, e poi vada come vada.

A ottobre non ho fatto niente per “Buck”, poverino, e ho anche scritto poco: per almeno dieci giorni non ho toccato la tastiera, perché proprio non ho avuto tempo.

Però ne valeva la pena.

Perché i giorni in cui non ho scritto sono serviti a qualcosa:  quest’idea è finalmente diventata una realtà!Buck e il Terremoto

Il 31 ottobre scorso la squadra di Buck e il Terremoto ha effettuato la prima donazione alla Croce Rossa Italiana: trovate tutti i dettagli sul sito del libro, curato dalla bravissima Silvia Algerino. E alla data di oggi la donazione che faremo il 30 novembre ha già raggiunto e superato quella di ottobre! (Champagne? Un altro bicchiere? Un altro bicchiere!)

Oltretutto la settimana scorsa abbiamo avuto il patrocinio del Comune di Amatrice, ed è di oggi la notizia che abbiamo anche il patrocinio di Accumoli, tutto grazie al lavoro dietro le quinte del nostro Paolo Cestarollo. Stiamo rifacendo banner e locandine, quindi non ho ancora una bella grafica da mostrarvi, rimedierò presto.

E a proposito di grafica: con la sua bella cover realizzata da Elisa Riddo, Buck e il Terremoto è un’idea perfetta per una strenna: aggiungete una candela profumata, una scatola di cioccolatini, un plaid morbido morbido, e avrete fatto felice un lettore! Facendo per  giunta una buona azione.

Se per Natale regalerete la nostra antologia, mandateci le foto del dono; io le pubblicherò volentieri sul blog. Anche idee per la confezione sono gradite. Mi raccomando, voi fotografate e mandate 😀

Dateci una mano a far conoscere in giro l’iniziativa:

non volete anche voi salvare il mondo con un libro? (O.K, forse è un po’ enfatico, ma insomma ci siamo capiti^^)

E niente, per stasera è tutto. Credo ci rileggeremo presto: ho dei ringraziamenti da fare, quindi forse, come l’anno scorso, approfitterò del Thanksgiving.

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