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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Buck

Il volto del lupo

30 Agosto 2016 by Serena 6 commenti

6 agosto 2016, gita all’alpeggio Veplace (quota 1.700) nell’ambito dell’iniziativa “Alpages Ouverts 2016”.

Un servizio navetta accoglie bambini, anziani e pigroni di ogni età, per accompagnarli dalla piazza del paese fino su al pascolo. Là ci aspettano formaggi freschi, polenta concia e altre golosità della Valle. Noi due, imbarcati nonna e figlio, decidiamo di salire a piedi. Lungo la strada ci fermiamo in località Lignan, all’Osservatorio Astronomico della Valle d’Aosta; ci torneremo nel pomeriggio per un’osservazione diurna del Sole, con macchie solari e tutto quanto.Se passate di là, non perdetevi una visita a osservatorio e planetario; oltretutto gli incaricati sono davvero simpatici.
La sosta successiva è per farci stordire un po’ dalla bellezza in cui siamo immersi, e scattare qualche fotografia.

Vista dall'Alpeggio Veplace
Poco prima della nostra meta, appena sotto l’alpeggio, c’è uno stand dell’AREV e, subito dopo, quello del Corpo Forestale della Valle d’Aosta. È qui che – giusto per non smentirmi – attacco bottone con la guardia forestale Manuelita Perini, una bella e gentile signora che tanto per cominciare mi rassicura: nessuno degli animali impagliati in esposizione è stato ucciso apposta. Per esempio, i rapaci sono morti – tristezza – sbattendo nei cavi dell’alta tensione.

Stand del Corpo Forestale della Valle d'Aosta all'alpeggio Veplace
Secondo voi io resisto? Certo che no: pongo la domanda che mi frulla in testa da quando siamo arrivati in Valle.

Ma i lupi in Valle d’Aosta sono tornati oppure no?

“Certo” risponde la signora Perini “ci sono almeno due branchi avvistati, di quattro-sei individui ciascuno. Un branco forse si è ridotto a tre esemplari, perché il cucciolo maschio, abbastanza grande per star da solo, potrebbe essere stato allontanato dai genitori.”
Io, ovviamente, sorrido come avessi vinto alla lotteria.
Parliamo per almeno un quarto d’ora. Racconto che sto leggendo “Among Wolwes” di Gordon Haber, e la signora Perini conosce sia il professore che il libro; aggiungo che ho scritto un romanzo il cui co-protagonista è un mezzo lupo e che, nonostante le ricerche svolte, ho il timore di aver scritto qualche scemenza. Fortunatamente, pare che ciò che ho immaginato per il mio Buck sia del tutto realistico.
Manuelita mi descrive caratteristiche fisiche e comportamento degli esemplari di lupo italico Foto di lupo appenninicoche si dividono la Valle; mi spiega quali sono le differenze tra i lupi nostrani e quelli di Denali, Alaska, descritti da Haber nel suo libro. Di tutto ciò che imparo, una cosa in particolare mi rimane impressa: nel nostro ambiente, spiega la signora Perini, tutto – sia prede che predatori – è di taglia ridotta. I nostri lupi sono piccoli e leggeri perché le loro prede sono piccole e leggere, e viceversa. L’ambiente è molto meno ostile; i pochi individui che formano un branco, padre madre e cuccioli, sono più che sufficienti ad abbattere un erbivoro locale.

Tutt’altra faccenda è vivere in un territorio estremo come l’Alaska.

I lupi di Denali sono animali possenti che vivono in branchi numerosi; Lupi in cacciasono “costruiti” così per sopravvivere, perché contro un alce, tanto per fare un esempio, pochi esemplari di piccola taglia non avrebbero speranza. I lupi dello Yukon, disperati per la fame dell’inverno, hanno assaggiato anche la carne umana. I cercatori d’oro accendevano il fuoco al tramonto minacciati non solo dal freddo ma anche dai lupi; in quei posti, il terrore atavico verso il lupo era più che giustificato (notare il verbo al passato: la situazione è leggermente cambiata, da allora. Adesso sono i lupi che devono fare molta attenzione all’uomo).
I nostri lupi, invece, sono molto timidi: come sentono l’odore dell’uomo scappano.
“Questo forse contribuirà a salvarli?” chiedo. Penso ai lupi investiti dalle auto e a quelli presi a fucilate o vittime delle trappole, non sempre con un (valido) motivo alle spalle.

Qui in Val d’Aosta sono state attaccate delle greggi?

“Per ora no” mi risponde la signora Perini “e non sempre sono i lupi, ma prima o poi la polpetta velenosa qualcuno la metterà.”

Ma perché, se i lupi non disturbano nessuno?

Con qualche ricerca ulteriore scopro che moltissimi attacchi alle greggi non sono opera dei lupi, ma dei cani rinselvatichiti. Il modo di cacciare di cani e lupi è molto diverso: i lupi si coordinano tra loro, attaccano una sola bestia e la uccidono con una tecnica precisa, un morso alla gola che dà una morte rapida. I cani, invece, si muovono come una torma disordinata e selvaggia, lasciando sul terreno molte bestie moribonde attaccate a caso, e divorano la preda mentre è ancora viva. Perché, allora, il lupo fa così paura? È solo l’ignoranza?
“Perché l’uomo teme il predatore” risponde la guardia forestale “teme se stesso. Se si guarda allo specchio, vede il lupo”.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Buck, Cose belle, Lupi, Vacanze 2016

1 – Quando tutto comincia

6 Agosto 2016 by Serena 6 commenti

Ho scattato questa fotografia a gennaio 2016, a Vetan, in Valle d’Aosta.

Dal romanzo "Buck", capitolo 1

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10 giorni di Buck (e di vacanze)

5 Agosto 2016 by Serena Lascia un commento

No, io il blog in estate non lo chiudo. Continuo semplicemente a pubblicare a caso, come ho fatto tutto l’anno, quindi non noterete una grande differenza.

Quest’anno abbiamo scelto la montagna così, oltre ad avere boschi verdi e parchi nel cuore, per qualche giorno li avrò anche attorno a me. E i lupi? Niente lupi, dicono, da queste parti. Solo qualche avvistamento sporadico, con poche conferme ufficali. Peccato.

IMG-20160802-WA0002

(questo è il lago d’Arpy, in Valle d’Aosta)

Sono in vacanza e volevo provare a permettermi un post poco intelligente, poco utile, poco tutto. Solo pieno di verde, acqua e silenzio.

Poi da domani, pensavo, posterò i risultati dei miei esperimenti su Canva. Io con la grafica sono una vera capra – senza offesa per le capre –  però assieme alle immagini ci sono dei brevi estratti da Buck. Per dieci giorni. Con una sorpresa finale. Se siete curiosi, vi aspetto 🙂

Dimenticavo: i primi due estratti sono già disponibili sulla mia pagina Facebook.

Ovunque siate, vi auguro un sacco di belle cose, belle persone, bei posti, e soprattutto pensieri felici!

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Come fu che pubblicai un romanzo e non l’altro

8 Luglio 2016 by Serena 22 commenti

Pare che sia successo davvero. Il libro esiste, l’ho anche avuto tra le mani nella sua primissima versione cartacea. Se vado su Amazon lo vedo lì, con il mio nome sopra. E quella della foto, sulla quarta, sono proprio io. Ostrega!

BUCK - Copertina per Kindle

Come dicevo in privato a un nostro comune amico, la blogosfera mi è mancata e, adesso che Buck è finalmente uscito, io posso tornare a cazzegg… ehm, a parlare di scrittura con qualcuno che capisce quello che sto dicendo ^^

Vi racconto com’è andata, anche perché me l’hanno chiesto, e lo farò con l’aiuto delle 5 W e di Sergio Leone.

Chi?

Beh, io, ma mica da sola! Il mio team di pubblicazione per “Buck” era formato da quattro lettori beta e da Marco che ha fatto tutto il resto XD .

Scherzi a parte: Marco è il creatore della cover e si è occupato della prima impaginazione del cartaceo. Lui usa Scrivener versione Mac, ancora più potente della versione PC, e senza di lui non avrei mai pubblicato entro la scadenza che mi ero prefissa. L’ho ringraziato all’inizio del libro, lo ringrazio anche qui dal profondo del cuore, e voi non sapete quanto è stato importante di me rispettare quella data.

La versione ebook invece l’ho fatta io, in tipo venti minuti. Anche questo però è stato possibile grazie alla potenza di Scrivener e a San Marco Grafico, che ha fornito non solo la copertina per il cartaceo ma anche quella per Kindle.

Chi altro?

Un editore, dite?

Nah. Non ci ho pensato nemmeno cinque minuti. Poi per l’amor di dio, se un domani piovesse dal cielo un contratto interessante, perché no. Ma sapete tutti come la penso, quindi è inutile ripetermi.

Cosa?

“Buck” è la storia di un giovane lupo e del suo padrone adolescente, nel pieno del passaggio alla vita adulta. Il genere principale, quindi, è il romanzo di formazione. Mi sono divertita un sacco, a scriverlo, perché amo da sempre – e con una certa visceralità – i lupi, i boschi e la montagna. Anche se vivo in città con due gatte antipatiche.

Poi c’è una storia d’amore (non corrisposto, quindi se cercate un romance lasciate stare), un po’ di Viaggio dell’Eroe, un po’ di soprannaturale solo accennato.

E sì, se tutto va bene è il primo libro di una serie.

Quando?

Modestia a parte ho fatto un mezzo miracolo: con la gestione del tempo me la cavo discretamente. Ve lo può confermare il mio AP (cavolo è un AP? Poi ve lo racconto), che può testimoniare la crescita del manoscritto, i conteggi delle parole, i fogli Excel con date, tappe, formule e tutto quanto. Il signore mi ha anche detto che forse ho un Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma gli voglio bene lo stesso.

Come ho trovato il tempo extra necessario per l’ultimo sprint? Facile: sparendo dalla circolazione e dormendo molto, molto poco. Non fate come me, non è salutare. Guardate come mi sono ridotta io:

Premio Nazionale Occhiaie 2016
Premio Nazionale Occhiaie 2016

Ho avuto in mano le due copie di prova il 23, appena in tempo per la mia scadenza, che era  il 24 giugno. Causa quarta rilettura e correzione, la versione Kindle è andata online il 2 luglio e quella cartacea definitiva il 4 luglio notte. Che poi definitiva non è, perché ci sono ancora refusi – non vi dico il fastidio – e quindi farò un prima revisione (e nuovo upload) non questa domenica ma la prossima. Questo è il bello di poter controllare la produzione fisica del proprio libro!

Comunque, prima di premere Publish c’è una serie di controlli da fare: Amazon ti stimola a non pubblicare ciofeche, anche se poi alla fine la scelta spetta tutta alla serietà dell’autore. E spesso lì casca l’asino, perché la tentazione di premere il tastino e porre fine all’agonia è fortissima.

Dove?

Per precisa scelta commerciale, al momento “Buck” è solo su Amazon, in KDP e KU, in formato Kindle e cartaceo, paperback.

Perché?

Ci sono due perché, uno tecnico relativo alla narrazione, e un perché del cuore.

Il perché tecnico è che “Cristallo” aveva almeno due problemi: soffriva di un eccesso di backstory e di una carenza di Heath, il protagonista maschile. Problemi confermati sia dalla mia perfida editor Erica Baldaro che da un paio di lettori beta, molto rilevanti perché rientrano nel mio target ideale. “Buck” utilizza molto di ciò che, in “Cristallo”, era troppo, e risolve una buona parte dei problemi di cui sopra.

Il perché del cuore è che dovevo fare un regalo di compleanno. E questo è stato il motivo più forte, il vero motore di tutta la faccenda.

Il Buono

Posso godermi questi trenta secondi di felicità? 😀

Il Brutto

I refusi, ca**o. Non finiscono mai. Lo so che ci sono sempre e bla bla bla, ma mi danno un fastidio pazzesco. Doveste mai trovarne, per favore scrivetemi. Voglio arrivare alla perfezione.

Il Cattivo

Il marketing si poteva fare meglio. Ma la cosa non mi preoccupa più di tanto, per due ragioni: la prima è che avevo altre priorità, la seconda che, con un solo libro pubblicato, non vale la pena di angosciarsi troppo per lanci e compagnia cantante, soprattutto per chi scrive narrativa.

E il Bello?

Quello deve ancora venire 🙂

Un bacione a tutti voi, che siete la mia famiglia online. Se avete curiosità chiedete, io sono qui.

 Serena Bianca de Matteis Se proprio non posso leggere o scrivere

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