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Serena Bianca De Matteis

For the Love of all Creatures

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Cose belle

Buck e il terremoto

26 Agosto 2016 by Serena 39 commenti

Buck e il terremoto 2016

 

Allora, Buck ed io ne abbiamo parlato a lungo, questa notte. Lui diceva che non poteva restare indifferente a una cosa così triste accaduta in Centro Italia, dove vivono così tanti suoi parenti lupeschi. Io ero assolutamente d’accordo. Quindi ci è venuta quest’idea che adesso vi proponiamo.

Pubblichiamo su Amazon un’antologia di 10 racconti che dovranno avere questi requisiti:

  • Partecipazione aperta a tutti, con racconti editi di cui detenete i diritti e inediti. Si tratta di donare: donate un racconto.
  • Lunghezza massima 1.000 parole (non mi rompete con le battute e le cartelle che io non ci capisco niente, usate il contatore di Word). Sono poche? Sono più che sufficienti. Fatevi un giro da Michele Scarparo con le sue storie in 6 paroleper averne la prova.
  • Tema: lupi, cani, animali d’affezione, rapporto uomo – natura, terremoto, storia e tradizioni dei paesi colpiti, piccoli gesti di grande coraggio.Requisito imprescindibile: deve essere una storia con un messaggio di speranza e/o solidarietà e/o amore in tutte le sue forme. Per questa volta il cinismo, l’acidità e il male di vivere li lasciamo perdere, eh?
  • Criteri di pubblicazione: le storie contenenti errori di grammatica saranno scartate senza pietà, solo perché non ho proprio il tempo di mettermi a correggerle. Le storie che non rispettano i requisiti di tema e lunghezza, idem. Le storie da editare dall’inizio alla fine, idem. Posto che non verranno pubblicate ciofeche, l’obiettivo non è vincere un premio letterario, ma fare del bene.
  • Le storie dovranno pervenire in formato .doc, .docx, .odt, .txt all’indirizzo terremoto2016@serenabiancadematteis.com entro il 15 settembre 2016. I racconti giudicati idonei alla pubblicazione faranno parte di un’antologia che sarà pubblicata su Amazon, certamente in formato elettronico, forse anche cartaceo (ve lo saprò dire successivamente, in base a cosa arriva). Mi occuperò io di correzione refusi, impaginazione, formattazione dei files e upload sulla piattaforma KDP Select.
  • Oltre al racconto, cosa dovete inviare? La vostra bio in 100 parole, l’URL del vostro sito o blog, l’URL del profilo social dove siete più attivi, il link a una vostra pubblicazione, se lo gradite. Niente di più, però. Tutto ciò sarà inserito in calce al vostro racconto. Siete degli angeli, è giusto che abbiate un po’ di visibilità.
  • È gradito l’aiuto di qualcuno che ne sappia di grafica per la realizzazione della copertina.
  • Sarà mia facoltà farmi aiutare nella prima lettura dei racconti, se dovessero pervenire in numero ingente.
  • L’intero ricavato della vendita dell’ebook sarà devoluto alla raccolta fondi della Croce Rossa Italiana per il terremoto 2016 di Amatrice. Attenzione: Amazon trattiene il 30% del prezzo di vendita, quindi l’importo della donazione sarà il 70% del prezzo al quale sarà venduta la raccolta. Le donazioni verranno effettuate mensilmente a mezzo bonifico, a partire dal primo pagamento di Amazon fino a quando esisteranno dei ricavi.
  • Come fate a sapere che non scapperò ai Caraibi con i soldi che raccoglieremo? Pubblicherò periodicamente i grafici delle vendite di KDP e la ricevuta della donazione alla CRI. Non vi basta? Non partecipate.
  • Il primo racconto lo metto io: sarà il primo capitolo di “Buck”, che funziona anche come storia autoconclusiva.
  • Se il vostro racconto sarà scelto per la pubblicazione, vi manderò una liberatoria da firmare per la privacy eccetera eccetera. Potete partecipare anche se siete minorenni, ma in questo caso la liberatoria dovrà essere firmata dai vostri genitori.
  • Sto andando a comprarmi un sacco di rogne e di lavoro gratis? Certo che sì. Però Buck dice che lo fa volentieri, se è per una buona causa. Auuuuuuuu!

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10 giorni di Buck (e di vacanze)

5 Agosto 2016 by Serena Lascia un commento

No, io il blog in estate non lo chiudo. Continuo semplicemente a pubblicare a caso, come ho fatto tutto l’anno, quindi non noterete una grande differenza.

Quest’anno abbiamo scelto la montagna così, oltre ad avere boschi verdi e parchi nel cuore, per qualche giorno li avrò anche attorno a me. E i lupi? Niente lupi, dicono, da queste parti. Solo qualche avvistamento sporadico, con poche conferme ufficali. Peccato.

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(questo è il lago d’Arpy, in Valle d’Aosta)

Sono in vacanza e volevo provare a permettermi un post poco intelligente, poco utile, poco tutto. Solo pieno di verde, acqua e silenzio.

Poi da domani, pensavo, posterò i risultati dei miei esperimenti su Canva. Io con la grafica sono una vera capra – senza offesa per le capre –  però assieme alle immagini ci sono dei brevi estratti da Buck. Per dieci giorni. Con una sorpresa finale. Se siete curiosi, vi aspetto 🙂

Dimenticavo: i primi due estratti sono già disponibili sulla mia pagina Facebook.

Ovunque siate, vi auguro un sacco di belle cose, belle persone, bei posti, e soprattutto pensieri felici!

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Sostiene il Limone, parte II

21 Gennaio 2016 by Serena 4 commenti

Sì, ma come finisce poi la storia del Limone?

Un momento che te la racconto. Sono un po’ in ritardo ma mi sono accorta, anche, di non avere una foto decente del Protagonista, e allora ho aspettato di essere a casa – una buona volta – in orario diurno, per poterla scattare.

Che si diceva? Ah, sì: che la tragedia scoppiò quando la famiglia, ormai cresciuta, decise di trasferirsi in una nuova casa.

Il Limone aveva ormai un vaso imperiale, e questa fu la ragione per la quale, durante il trasloco, venne lasciato indietro. Mica per sempre, s’intende, e mica da solo: c’erano con lui altre piante troppo grosse per l’auto di famiglia. “Vengo a prenderti presto”, gli disse la donna dolcemente, e il Limone fece fremere le foglie.

Passarono i giorni e poi le settimane e, tra uno scatolone e l’altro, un giorno la donna tornò nella vecchia casa per delle faccende. Scese a controllare le piante rimaste indietro e…

Quasi ci restò secca (pure lei).

L’amato Limone.

Completamente.

Rinsecchito.

La donna non credeva ai suoi occhi. Piangeva e piangeva – la coccodrilla! – e chiedeva a gran voce “Ma come è possibile?” Pensava addirittura di aver sbagliato pianta, ma non era così: quello era proprio il Limone e il fattaccio era successo davvero. Un po’ di disorganizzazione, un malinteso, il generale rincoglionimento da trasloco. Fuori dalla grazia di dio, la donna accusò il giovanotto gentile di non essere più gentile, di averglielo fatto apposta, di essere geloso perché lei aveva da badare al piccolo. Lui aveva detto che avrebbe pensato alle piante, non lo aveva detto forse? Come aveva potuto farle questo? Come aveva potuto smettere di occuparsi di loro, creatura e gatte e Limone e lei stessa? Forse non li amava più? Questa era la spiegazione, ovvio, non li amava più!

La donna lacrimava in ginocchio davanti al vaso; accarezzava i rametti secchi e controllava se erano secchi per davvero, se per caso non ci fosse ancora una goccia di vita da qualche parte, un po’ di verde, un ramoscello flessibile che denunciasse una traccia d’umidità. Il giovanotto diceva che le avrebbe comprato un altro limone e la donna rispondeva delle cose brutte (dopo aver chiuso le orecchie alla creatura, s’intende). Il mondo era un posto più brutto, e un po’ più triste, perché il Limone non c’era più.

Non c’era proprio più  niente da fare.

La donna smise di piangere e d’insultare il giovanotto. China sul caro Estinto, staccò ramo secco dopo ramo secco fino a quando, di quel povero Limone, rimase solo un tronchetto spinoso. Poi si sedette a terra e dichiarò “Non ce la faccio a buttarti via, Limone”. Con il cuore pesante spinse il vaso in un angolo della terrazza e giurò che non avrebbe mai più avuto un Limone.

Nessuno sa cosa spinse la donna, giorno dopo giorno, a versare una tazza d’acqua nel vaso divenuto tomba. Ma la spiegazione è banale: è cosa risaputa, infatti, che la testa della donna sia più dura di un ciocco di rovere.

E una sera successe qualcosa.

La donna si recava in terrazza alla fine di ogni giornata per bagnare le piante superstiti, e anche quella sera riempì gli annaffiatoi e fece il giro di tutte. C’erano pomodori, zucchine, erbe aromatiche, insalate e anche fragole, e poi i gerani e i trifogli ereditati dalla nonna. Si era portata nella nuova casa un pezzo d’orto e ne ricavava ancora una certa felicità. Il suo sorriso si spegneva solo davanti al vaso-tomba del povero Limone; ma quella sera, versando il suo tributo d’acqua, la donna notò qualcosa di diverso.

Qualcosa di verde.

Qualcosa di molto, molto piccolo, ma inequivocabilmente verde.

Tipo un bitorzolino, e non uno solo.

Sul tronco secco erano sparse, come da una mano delicata, una serie di piccole protuberanze verdi. La donna cacciò un urlo. Il giovanotto gentile si precipitò in terrazza, seguito dalla creatura. Pensarono ad una muffa o ai  pidocchi verdi ma, inforcati gli occhiali, scoprirono che non si trattava di niente del genere. Oh Gesù Salvatore dei Tronchi Secchi, Oh Nostra Signora dei Limoni Miracolati: quelli erano proprio dei germogli.

La donna abbracciò il giovanotto. La creatura si infilò tra loro due, come al solito. Le gatte fecero le fusa. E qui viene la parte in cui voi, fedeli lettori, dubiterete di ciò che sostiene il Limone, e della verità di tutta questa storia.

Avrete già capito che i germogli divennero rametti, e poi spuntarono le foglie, e un paio d’anni dopo tornarono perfino, contro ogni previsione, dei piccoli  frutti verdi.

Sono passati altri mesi e sostiene il Limone di essere sempre se stesso: il Limone più amato e fortunato del mondo, nonostante tutto, anche se gli è toccato in sorte di vivere con una disgraziata. Solo che ormai, quando sostiene qualcosa, non gli crede più nessuno: ha perso credibilità, se non per la parte che riguarda la Fortuna e l’Amore. E il profumo d’agrume che sprigiona dalle sue foglie.

Anche se tutti continuano a chiamarlo Limone.

Sostiene il Limone

E se qualcosa si può imparare dalla storia di questo Limone, è che non c’è mai niente di sicuro nella vita: a volte credi che qualcosa sia morto, e invece non lo è. Oppure credi di amare un Limone, e ti ritrovi con un Arancio Amaro.

I soliti bene informati dicono che c’è una spiegazione scientifica, che ha a vedere con innesti e trapianti. La donna fa spallucce, in fondo non gliene frega niente. Dice che le sembrava una bella storia, e che voleva solo augurarvi, nel freddo di gennaio, che ogni nuovo anno sia profumato e dolce e succoso.

Come un inaspettato frutto dell’inverno.

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Auguri, Bugia, Buon Anno, Clandestino, Cose belle, frammenti di me, Limone, Mandarino, Orto, Storie belle, Terrazza

Sostiene il Limone

1 Gennaio 2016 by Serena 9 commenti

Fotografia alberello di limone
Ritratto di Limone

Sostiene il Limone di averla conosciuta un’estate di una dozzina d’anni fa, in una magnifica giornata che scaldava il cuore perfino nella pianura padana. Il cielo non sfavillava come accade in montagna o al mare ma almeno era blu, decisamente blu; cosa che, in quelle zone, non è affatto da darsi per scontata. Pare che la giovane donna fosse appena emersa da un uragano sentimentale di classe 5 (“Estremamente pericoloso con distruzione molto estesa”) e possedesse un appartamento piano terra con giardino, con una cucina nuova di zecca e varie decine di scatoloni da svuotare. Lui, il Limone, era giusto in cerca di una sistemazione definitiva, perché cominciavano a stargli stretti i piedi in quel vaso così angusto. Sarà perché, quando la vide arrivare, fece in modo che le sue foglie lucide sfavillassero ben bene sotto il sole, sarà che i quattro cinque limoni dei quali era carico – troppi per un alberello così piccino – facevano, come si suol dire, la loro porca figura; sta di fatto che la donna, che girava per il vivaio trascinando un carretto già carico di terriccio e piantine, si voltò verso di lui. Il Limone, sostiene, fece fremere le foglie e le inviò un richiamo di profumo con tutta la forza del suo cuore di Limone; lei lo sentì.

Fu amore a prima vista.

Sostiene il Limone che la donna gli sostituì il vaso, subito, con uno più grande, e che lui fece “aahhhhh” e poté finalmente allargare le sue radici indolenzite, esplodendo per la felicità in un diluvio di fiori e foglie e limoncini piccoli e verdi. Fu anche subito chiaro, sostiene, che la donna lo preferiva in modo sfacciato a tutte le altre piante del giardino. Non importava che le tappezzanti tappezzassero, che i rincospermi si affannassero fin dai primi tempi per costruire una belle siepe fitta, che i pomodori e le zucchine dessero frutto come dovessero sfamare una famiglia di otto persone; lui, il Limone, non faceva altro che starsene lì a splendere nel sole, ma restava sempre e comunque e inequivocabilmente il preferito della giovane donna, sostiene.

Passarono gli anni. Il Limone prosperava, la giovane donna regalava pomodori a tutto il parentado. Arrivarono due gatti, anzi due signore gatte, che sorvegliavano il giardino come due pittbull incazzati, e infine arrivò un signore gentile che, il giorno stesso in cui si presentò, si mise a tagliare l’erba, potare la siepe e strappare le erbacce. “Devi essere gentile con te stessa come lo sei con il tuo limone”, diceva quel giovanotto, e questo, cari lettori, vi dà la misura di quanto fosse saggio il giovanotto e principesca la vita del Limone; e questo è esattamente quanto lui sostiene.

L’idillio volse tristemente alla fine verso il mese di settembre di tre anni dopo.

La donna aveva messo su una pancia così grossa, ma così grossa che non solo si doveva sedere per terra per riuscire ad allacciarsi le scarpe, ma non lavorava più in giardino come prima. Certo, c’era il giovanotto che raccoglieva i pomodori e domava la siepe selvaggia, ma sostiene il Limone che non era la stessa cosa; la donna non lo bagnava più spesso come prima e non gli lucidava le foglie col panno, e lui sentiva crescere nell’aria una terribile puzza di guai.

Quello stesso inverno ebbe la prova che non si sbagliava.

Venne il freddo, e la donna non aveva più la pancia, ma in casa c’era un essere piccolo e gnaulante che assorbiva tutte le sue attenzioni. Il Limone, sostiene, venne posto, come ogni inverno, al riparo sotto una piccola serra, ma accadde che nessuno gli dava più da bere.

Sostiene il Limone che si erano dimenticati di lui, perché da quando c’era quell’essere piccolo non s’interessavano di nient’altro al mondo, e che la donna non lo amava più; ma i soliti bene informati riferiscono che ci fu uno stupido equivoco sull’umidità dell’aria, il riposo invernale delle piante, nonché un certo rincoglionimento generale di tutti quanti.  E fu così che nonostante l’umido e il freddo il Limone seccò e perse le foglie e quando la donna, un giorno, si degnò di scendere in giardino per dargli un’occhiata, scoprì cosa gli era capitato e si mise a piangere come una fontana. Abbracciò l’alberello e gli giurò e spergiurò che se si fosse ripreso avrebbe avuto più cura di lui, e così il Limone, impietosito, la perdonò. E quell’anno fece perfino un paio di limoni grandi abbastanza da farne una spremuta.

Sostiene il Limone che passarono alcuni anni felici, durante i quali crebbe così tanto che gli dovettero cambiare il vaso un paio di volte. Fece pace con l’essere gnaulante, nel senso che concordarono tra loro una quota equa di attenzioni della donna, e per il resto si ignorarono con reciproca soddisfazione.

La tragedia accadde quando la famiglia decise di trasferirsi in una nuova casa.

(fine della prima parte)

( e qui c’è la seconda parte)

Cari, come state? Comincio l’anno con una storia che sembra non averci niente a che fare con la vita e i Capodanni, ma fidatevi che non è così, ve l’ho scritta apposta. In attesa della seconda parte prendetevi un abbraccio d’auguri, fatti con tutti il cuore. Che sia un anno di dolcezza, parole gentili, amici, persone che vi amano. Qui da me gli anni scorrono fin troppo veloci, e io spero di avere più tempo per fermarli sulla carta.

Grazie di cuore. All’anno che verrà!

Felice 2016

Archiviato in:Blog Contrassegnato con: Auguri, Capodanno, Cose belle, frammenti di me, Limone, Storie belle

Un giorno per ringraziare

26 Novembre 2015 by Serena 5 commenti

Ringraziare desidero il divino
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione,
che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto
e l’uccello leggero che vola oltre, più in alto, più su.
Ringraziare desidero per l’amore,
che ci fa vedere gli altri come li vede la divinità,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede.
Ringraziare desidero
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in noi,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo
per il prisma di cristallo e il peso di ottone,
per le strisce della tigre,
per l’odore medicinale degli eucaliptus,
e la speranza, la fiducia, la lavanda.
Ringraziare desidero
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un inizio,
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare senza uno stupore antico
e per il mare che è il più dolce fra tutti gli dei.
Ringraziare desidero perchè
sono tornate le lucciole,
le nuvole disegnano,
le albe spargono brillanti nei prati,
e per noi
per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati.
Io ringraziare desidero per la bellezza delle parole, natura astratta di dio
per la lettura e la scrittura, che ci fanno sfiorare noi stessi e gli altri
per la quiete della casa,
per i bambini che sono nostre divinità domestiche
per l’anima, perchè consola il mio girovagare errante,
per il respiro che è un bene immenso,
per il fatto di avere una sorella.
Io ringraziare desidero
per tutti quelli che sono piccoli liberi e limpidi
per le facce del mondo che sono varie
per quando la notte si dorme abbracciati
per quando siamo attenti e innamorati, fragili e confusi,
cercatori indecisi.
Ringrazio dunque
per i nostri maestri immensi
per tutti i baci d’amore,
e per l’amore che ci rende impavidi.
Per i nostri morti che fanno della morte un luogo abitato,
e per i nostri vivi, che rendono la vita uno specchio fatato.
Per i figli,
col futuro negli occhi,
perchè su questa terra esiste la musica,
per la mano destra e la mano sinistra, e il loro intimo accordo
per i gatti per i cani esseri fraterni carichi di mistero,
per il silenzio che è la lezione più grande
per il sole, nostro antenato.
Ringraziare desidero
per Whitman, Presti e Francesco d’Assisi,
che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini.
Ringraziare desidero
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la gran potenza d’antico amor
per amor che muove il sole e l’altre stelle
e muove tutto, in noi….

Mariangela Gualtieri

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È settembre, felice Anno Nuovo!

1 Settembre 2015 by Serena 20 commenti

Cari,

come state?  Io ho lasciato la Sardegna sabato sera (tardi) e lunedì mattina (presto) ero al lavoro. Quindi in circa 36 ore sono passata

da qui

WP_20150822_004

a qui

Tangenziale Ovest

senza passare dal Via. Ho ancora qualche crisi di identità che curo con pane carasau e Nutella, ma nel complesso sto bene. Soprattutto sono contenta di ritrovare una connessione decente, la Furia Buia (che è rimasta a casa, a fare la guardia alla tastiera), e soprattutto voi :D.

Come sono state le vostre vacanze? Io ho tenuto le dita incrociate fino alla fine, ma ora posso dirlo: dio, che bella vacanza. Da tutti i punti di vista. Era un po’ che non capitava! Mi sono riempita gli occhi di bellezza fino a scoppiare, e adesso spero di riuscire a tenerla dentro per un po’ e a metterla nella cose che scrivo. È quello che cerco di fare sempre.

(A dire la verità, però, i paesaggi di Anna e compagni sono un po’ diversi. Assomigliano di più a questo qui sotto:)

I paesaggi di
Lake Forest, Oregon

Poco importa, sempre di bellezza si tratta. Sono stata fortunata. E non posso non pensare che per qualcuno l’estate, forse, non è stata altrettanto piacevole. La sfiga non va in vacanza, purtroppo, e i disastri del mondo nemmeno; è anche per questo che leggiamo e scriviamo storie. La settimana scorsa la mia amica Grazia  ha pubblicato questa citazione di Diane Setterfield: 

Non ce l’ho con gli amanti della realtà, quanto con la realtà stessa. Quale aiuto, quale consolazione viene dalla realtà, paragonata a una storia? Cosa te ne fai della realtà a mezzanotte, nel buio, quando nel camino il vento ruggisce come un orso? Quello che ti serve è il caldo conforto di una storia.

Non si può che essere d’accordo, vero? Ecco, io spero che in ciò che scrivo ci sia anche questo: un caldo conforto che raggiunga qualcuno che ne ha bisogno. Nelle mie storie parlo anche di cose tristi, non ce la faccio a scrivere solo unicorni e arcobaleni; però ci deve essere sempre un sole che sorge, alla fine di tutta la faccenda. E chi mi conosce da un po’ lo sa perfettamente 😉

È anche per questo che, lavorando alla revisione di Cristallo, ho inserito una piccola modifica. Piccola mica tanto, credo: la signora Silvestro non è affatto piccola. Veste una 46 abbondante e quando parla la si sente, oh se la si sente. Ha una voce profonda, con tonalità vicine a quelle maschili, leggermente gracchiante tipo fumatrice; di quelle voci che coprono le altre anche se non urlano. Quando si è presentata alla porta chiedendo di essere inserita nel cast, non ho potuto fare altro che accettare. Ha esordito dichiarando che era stufa di sentire le lagne di Anna e che non vedeva l’ora di strapazzarla un po’; il suo lavoro sarà, appunto, quello di ricordare ad Annina nostra che non è il caso di passare tutto il tempo a guardarsi l’ombelico. Potresti non accorgerti che stai per sbattere nel vero amore, per esempio, o in un Gratta-E-Vinci miliardario.

…e avrete capito un paio di cose: che, come molti scribacchini, soffro di allucinazioni. Quando vedo un personaggio lo vedo, nel senso letterale del termine. E che in queste tre settimane ho lavorato molto alla mia storia. Anche per questo sono stata così felice; per me scrivere fa parte della felicità.

Che si diceva? Ah, sì, gli auguri di Buon Anno! Ormai è chiaro che non sono l’unica a considerare il primo di settembre come il vero inizio di tutto quanto. Anche quest’anno, purtroppo, non è arrivata la lettera da Hogwarts,

Lettera da Hogwarts

quindi niente partenza dal binario 9 e 3/4. Ma ho fatto buoni propositi, in vacanza, primo fra tutti quelli di scrivere molto e sorridere di più, ed è un po’ come partire lo stesso per un viaggio. Se anche voi partite, per Hogwarts o per la destinazione dei vostri sogni,  allora accettate il mio augurio. Divertitevi, tanto. Se avete una storia dentro scrivetela, e se no leggetene tante e di quelle belle. Iniziate qualcosa, che sia un centrino all’uncinetto o il blog a cui pensate da tanto tempo; lasciate stare la palestra ed iscrivetevi ad un corso di ballo, o anche di cucina, va bene lo stesso, e ‘fanBIP la dieta. È settembre, ricomincia tutto. Ricominciate a sognare 🙂

E voi? Per che viaggio partite, quest’anno?

Il binario 9 e 3/4

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