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Serena Bianca De Matteis

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Struttura Narrativa

Sviluppare la trama: modelli di struttura narrativa

20 Ottobre 2018 by Serena 2 commenti

Sviluppare la trama
Sviluppare la trama

Oggi osserviamo più da vicino la struttura narrativa e i principali punti di svolta della trama.

La comprensione di alcune strutture narrative basilari renderà sia la pianificazione che la costruzione della trama molto più facili. Alcuni formati per la struttura di un romanzo propongono punti di svolta da raggiungere e forniscono una cornice per la vostra trama. Anche se siete uno scrittore che ama improvvisare [un “pantser”, n.d.t.], la struttura può essere utile in fase di revisione, quando avete una prima stesura completa e volete assicurarvi che tutti i vostri punti di svolta funzionino.

Come funziona la struttura narrativa

Una struttura è come una mappa primordiale, o la linea disegnata in un libro da colorare. Siete voi a decidere come stratificare la vostra storia (o come colorate all’interno delle linee), ma la struttura fornisce indicazioni e confini per aiutarvi a restare focalizzati. Punti di svolta come “lasciare il mondo ordinario” [Il Viaggio dell’Eroe, n.d.t.] sono solo un modo per dire “il protagonista fa una cosa per lui nuova che fa partire la trama”. Ciò può essere, alla lettera “entra in un guardaroba magico e scopre Narnia” o “decide di indossare per la prima volta un vestito per andare a scuola per catturare l’attenzione del ragazzo che le piace”.

Alcuni scrittori temono che la struttura creerà un romanzo banale e stereotipato. Se la seguirete alla lettera e la prenderete alla lettera allora sì, potrebbe succedere, ma la forza della struttura narrativa consiste nel lasciare che vi guidi e vi ricordi degli elementi importanti per la trama del romanzo. I momenti sono metaforici o simbolici, e suggeriscono certi tipi di situazioni a cui puntare. E anche quando un romanzo li segue esattamente, se il lavoro è fatto bene i lettori non se ne accorgono nemmeno. Il romanzo dà la sensazione di essere costruito in modo forte, non di essere prevedibile.

Forme comuni della struttura narrativa

La struttura in tre atti:

La struttura elementare “inizio, parte centrale, finale”che ci è più familiare nello storytelling. Impostazione, azione crescente e posta in gioco, soluzione.

Il Viaggio dell’Eroe:

La struttura del mito in 17 fasi di Joseph Campbell che traccia il viaggio avventuroso intrapreso da una figura mitica (l’Eroe).

La struttura a sei stadi di Michael Hauge

Una variazione della struttura in tre atti che pone in evidenza sei elementi critici di una trama. Questo tipo di struttura è collegata a quella dell’arco interno del personaggio.

I “beat” di Blake Snyder in “Save the Cat”

Un formato utilizzato per scrivere sceneggiature utilizzando quindici “beat” (o punti di svolta). Viene utilizzato un po’ ovunque dai romanzieri, perché le stesse regole di base si applicano ai romanzi.

La struttura in tre atti

In questo laboratorio parliamo di Struttura in Tre Atti, perché è la più comune là fuori ed è semplice da usare sia per gli autori alle prime armi che per quelli più esperti.

Anche gli altri formati generalmente seguono questa struttura, quindi è un’ottima base da avere. La Struttura in Tre Atti è stata scomposta in una miriade di modi diversi, ma fondamentalmente funziona così:

Atto Primo: L’Inizio (L’Impostazione)

Il primo atto corrisponde grossomodo al primo 25% del romanzo. Si concentra sul protagonista che dapprima viene mostrato nel proprio ambiente e successivamente incorre in un problema che deve risolvere. Qualcosa nella sua vita lo rende infelice o scontento, ma non è ancora pronto per agire in merito. Potrebbe non essere nemmeno consapevole del problema, ma sente che c’è qualcosa che non va. Gli viene presentata una possibilità di cambiare la propria vita, ed egli accetta la sfida oppure la rifiuta ma viene costretta ad affrontare il cambiamento, in ogni caso. Entro la fine del primo atto, percorre il filo della trama che condurrà all’apice del romanzo.

Il primo atto consiste principalmente nel mostrare il mondo del protagonista (la sua vita, i suoi sogni, problemi eccetera, così come l’ambientazione fisica) e permettere ai lettori di vedere i problemi e i difetti che egli dovrà battere per ottenere quello che vuole. Essenzialmente, è quando dite “vedere com’è incasinata la vita di questa ragazza? Questo è ciò di cui dovrà occuparsi prima di poter vincere”.

Il primo atto contiene di solito tre momenti:

La scena di apertura

Presentazione del protagonista, problema della scena di apertura, ambiente, regole del mondo fantastico, ogni fatto importante che il lettore deve conoscere eccetera. Sta succedendo qualcosa che coinvolgerà i lettori e gli permetterà di conoscere e gradire il protagonista.

L’incidente scatenante

Si presenta l’occasione di cambiare o riparare ciò che è sbagliato nella vita del protagonista. Egli non sa se approfittare di quest’occasione oppure no, ma alla fine procede, e può essere per sua scelta o a causa di forze esterne che agiscono su di lui.

Problema del primo atto

Questo problema si protrae fino alla parte centrale del romanzo e dà al protagonista qualcosa da compiere (un obiettivo) e una scelta da fare. È il primo, importante passo da compiere una volta che il protagonista è sulla strada verso il conflitto centrale. È anche dove la posta in gioco si alza significativamente per la prima volta.

Atto Secondo: Lo svolgimento  (La parte centrale – come risolvere il problema)

La parte centrale generalmente occupa circa il 50% di un romanzo. Il protagonista lascia ciò che gli è familiare e affronta una serie di sfide che gli permetteranno di ottenere ciò che vuole. Combatte e fallisce ripetutamente, apprendendo lezioni importanti delle quali avrà bisogno nel terzo atto per sconfiggere l’antagonista. Il secondo atto tipicamente contiene tre momenti importanti:

La Scelta del Secondo Atto

La scelta nel II Atto è un momento di transizione che collega gli inizi alla parte centrale. Il protagonista accetta i problemi che dovrà affrontare e accetta l’opportunità che gli viene offerta dalla risoluzione di quei problemi. Il modo in cui egli di affrontare quei problemi stabilisce come si svolgerà la trama fino alla prossima tappa del percorso.

Il capovolgimento centrale

Avviene un capovolgimento a metà del romanzo [potreste andarvi a leggere questo mio articolo a casa di Penna Blu] Succede qualcosa di inaspettato che cambia la visione del mondo che il protagonista ha avuto fino ad ora. Il suo piano non funziona più oppure non è più percorribile, e le cose devono cambiare. Questa scelta e la creazione di un piano è ciò che porta il romanzo nella seconda metà della parte centrale (dal punto che segna il 50% del romanzo al 75%).

La catastrofe del secondo atto

Avviene attorno al 75% dello svolgimento della trama. È il momento in cui al protagonista va tutto male ed è spesso il risultato del tentativo di sistemare ciò che è andato male attorno al Midpoint. Il Grande Piano per salvare capra e cavoli fallisce miseramente e il protagonista si ritrova nelle peggiori condizioni di tutto il romanzo. La posta in gioco si è alzata ancora e il tutto sembra troppo per poter essere affrontato.

Atto Terzo: Affrontare l’Antagonista

La parte finale è il rimanente 25% del romanzo. Il protagonista decide di portare il suo problema davanti all’antagonista. Per farlo utilizzerà tutto ciò che ha imparato nel corso del romanzo per superare l’antagonista in astuzia e sconfiggerlo. Essi combattono e il protagonista vincerà (quasi sempre), quindi la trama si conclude e i lettori vedono il nuovo mondo in cui il protagonista vive e la nuova persona che egli è diventato grazie a tutte queste esperienze. Il terzo atto di solito contiene tre momenti importanti:

Il Piano del Terzo Atto

Dopo avere scavato dentro di sé per trovare la forza emotiva per continuare, il protagonista mette in atto un nuovo piano, utilizzando tutto ciò che ha imparato. Finalmente sa chi è e cosa deve fare, e si prepara per farlo.

Climax

Il Climax è il confronto finale con l’Antagonista. Il protagonista affronta chi o cosa ha reso la sua vita così disastrosa per qualche centinaio di pagine, e poiché ha imparato XYZ nel corso del romanzo vince (o perde in modo spettacolare, se questo è il tipo di romanzo che state scrivendo). Questa realizzazione è anche ciò che mancava nella sua vita. Qualsiasi cosa succeda, il conflitto centrale del romanzo è risolto.

Tirare le fila

Questo è il lieto fine, o l’apocalisse di fuoco se preferite così. Ciò che il protagonista farà adesso che ha risolto il problema. Essenzialmente, la scena finale dice “Sì, il romanzo aveva un senso, eccolo qui”. Dà ai lettori un senso di chiusura e completezza e la certezza che il romanzo valeva il tempo che vi hanno dedicato.

Ciò che rende ogni struttura di trama uno strumento tanto valido è che questi elementi possono essere qualsiasi cosa voi vogliate. La struttura è solo una cornice alla quale appendere la storia, e conoscere punti di svolta solidi e testati vi può aiutare a decidere che eventi devono accadere e quando, per ottenere il massimo dalla vostra trama. Vi servono anche per scoprire eventuali buchi nella vostra trama e punti dove la posta in gioco potrebbe dover essere alzata. Se notate che il protagonista non fallisce mai, quello è un chiaro segnale che la posta in gioco potrebbe non essere sufficiente, o non avete abbastanza conflitto a far avanzare la trama. O potrebbe mancarvi un solido arco del personaggio che permetta al vostro protagonista di crescere. È una mappa, una guida, ma scene e problemi incontrati dipendono solo da voi.

Esercizio: scrivete i punti di svolta del vostro romanzo [Turning Points]

Questi punti di svolta forniscono alla trama momenti di inizio e fine. Possono cambiare man mano che il romanzo si sviluppa, ma sono utili linee guida nella fase di pianificazione per farvi cominciare. Usateli come uno strumento, ma non sentitevi costretti da loro.

  • The Beginning = Inizio
  • Opening Scene  = Scena di Apertura
  • Inciting Event = Evento Scatenante
  • Act One Problem = il problema del I Atto
  • The Middle = Lo Svolgimento
  • Act Two Choice = La Scelta del II Atto
  • Midpoint Reversal = Capovolgimento Centrale
  • Act Two Disaster = La Catastrofe del II Atto
  • Act Three Plan = Il piano del III Atto
  • Climax = La Battaglia Finale
  • Wrap Up = La Conclusione

Bonus: sul sito di Daniele Imperi, Penna Blu, potete leggere un mio articolo sul Midpoint

Questo step è approfondito nel libro di Janice Hardy Plotting your Novel – Ideas and structure.

L’articolo fa parte della serie “Dall’idea al romanzo in 31 giorni” creata originariamente da Janice Hardy sul suo sito Fiction University.

Questa traduzione è stata autorizzata dall’autrice.

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5 libri da leggere sulla struttura narrativa

24 Settembre 2018 by Serena 8 commenti

Questo è l’aggiornamento di un articolo che pubblicai un paio di anni fa su un altro sito. La lista è variata un po’, ma i “pilastri” sono sempre presenti. Buona lettura!

Chi mi conosce sa bene quanto io sia maniaca della struttura narrativa. Quando tenevo il laboratorio di scrittura, era il primo argomento ad essere affrontato, per il semplice fatto che la struttura è ciò che differenzia una storia da un altro testo. Poi si può dare il caso di altri media espressivi che abbiano una struttura narrativa; si può narrare una storia con immagini, suoni, gesti; ma è sempre un certo tipo di struttura che trasforma una serie di “segnali” in una narrazione. La struttura narrativa è scritta nel nostro DNA e la percepiamo inconsciamente: avete presente quando da bambini chiedevate “e adesso?” O più da grandi, quando sentite che in quel certo momento deve succedere qualcosa? Però è necessario portare queste sensazioni a livello di consapevolezza, se vogliamo diventare dei buoni narratori.

A che cosa serve imparare la struttura? Molto semplice: a costruire storie che funzionino. Ma anche ad aumentare la propria consapevolezza di lettori: a comprendere e saper spiegare ad altri, per esempio, perché quel certo romanzo o quel certo film ci hanno delusi, mentre quegli altri ci hanno soddisfatto e ci hanno lasciato qualcosa di importante.

Oggi raccolgo molto volentieri la richiesta di un’amica scrittrice:

Quali sono, secondo te, i manuali migliori per aiutare uno scrittore a strutturare una storia? Intendo proprio le tecniche di scrittura (dalla forma dei tre atti ai punti di svolta, dove, come e quando metterli, ecc).
Io ho studiato le fiabe, e sono una “fan” dello Strutturalismo russo di Propp, e Campbell, ma mi mancano manuali “moderni”, di cui scopro l’esistenza solo ora.
Potresti aiutarmi? Scrivere un articolo su quella che tu consideri una Top 5?

La stessa domanda mi è stata posta di recente su Facebook e per email.

Ci ho pensato un po’ e, siccome viene chiesto esplicitamente qualcosa di tecnico e di moderno, mi sono sforzata di individuare cinque testi poco filosofici e molto pratici. Sono tutti americani o inglesi, a causa della penuria di testi italiani con questi requisiti. È una lista che strizza l’occhio alle tecniche della sceneggiatura, e non a caso: scrivere una sceneggiatura obbliga a focalizzarsi sulle scene, sul ritmo e a lasciar perdere i fronzoli che appesantiscono l’esperienza dello spettatore. Son cose utili anche a uno scrittore, vero?

E ora bando alle ciance: ecco

Cinque libri da leggere prima di scrivere un romanzo

1) Robert McKee, Story.

L’autore non ha, o non dovrebbe, avere bisogno di presentazioni e Story è considerato una Bibbia della sceneggiatura e delle tecniche di narrazione. Un testo esaustivo ma complesso, al quale molti altri manuali fanno riferimento. Da studiare, più che da leggere. La bella notizia? È disponibile anche in italiano. Bonus: se leggete l’inglese e desiderate un approccio più semplice, potrebbe piacervi molto The Story Grid di Shawn Coyne. Nella prefazione Coyne, un editor con esperienza trentennale, riconosce subito il suo debito con Robert McKee. Assieme a Tim Grahl nelle vesti di un autore esordiente, Coyne pubblica anche un bel podcast sui temi trattati nel libro, quindi principalmente sulla struttura delle storie. Consigliatissimo senza se e senza ma, il podcast è di per sé uno strumento di studio, che propone analisi approfondite della struttura di libri e film di successo, e una definizione di genere semplice illuminante allo stesso tempo. I lavori di Coyne sono in inglese.

2) James Scott Bell, Plot & Structure.

Se c’è uno che può insegnare come si scrive una storia di successo, questo è J. S. Bell: fatevi un giretto su Google e scoprirete perché. Consiglio tutti i sui libri sulla scrittura, senza esclusioni, pubblicati principalmente dal Writer’s Digest ma anche in modo indipendente; alcune trattazioni si ripetono nei vari volumi, ma sono talmente utili e ben scritte che si perdona la ripetizione senza fatica. Plot & Structure è imperdibile per chi vuole approfondire l’argomento. Un paio d’anni fa Bell ha pubblicato questo libretto che propone un ‘interessante riflessione sul “mirror moment” e su come utilizzarlo per strutturare una storia. Bonus: sul momento centrale di una storia ho scritto questo articolo, a casa di Daniele Imperi di Penna Blu. Fatemi poi sapere se lo ritenete utile.

3) Blake Snyder, Save the Cat!

Questo non sarà particolarmente profondo, ma se volete farvi un’idea di come si struttura una storia di successo, se volete darvi rapidamente un’infarinatura sulle tecniche di scrittura per il cinema, e ragionare sul concetto di scena obbligatoria – che riprenderò prima o poi, perché è molto importante – questo è il libro giusto. In più, due grossi vantaggi: esiste l’edizioni italiana – e in formato Kindle costa meno di quella inglese! – ed è un libro divertente, simpatico, frizzante. Che volete di più? Ricordate di fare un giro sul sito del libro, dove potrete scaricare interessanti risorse gratuite.

4) Christopher Vogler, Il Viaggio dell’Eroe

Che cosa hanno in comune Harry Potter, Star Wars e Il Signore degli Anelli? Semplice: sono praticamente la stessa storia. Se leggerete Il Viaggio dell’Eroe capirete il perché. Christopher Vogler è uno sceneggiatore americano (lo sapevate che ne “Il Re Leone” di Disney c’è il suo zampino?) e professore presso la UCLA. Il suo manuale più famoso è nato dagli appunti che prendeva mentre studiava L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell;cominciarono a girare gratuitamente fra colleghi e studenti, fino a quando non vennero pubblicati nella forma attuale. Bonus: sempre meglio andare alle fonti, quindi se avete tempo inserite nella vostra lista di lettura qualcosa di Campbell. Che però è un pochino più impegnativo da leggere.

5) Un manuale a scelta tra questi due:

Il mercato dei libri di scrittura pullula di manualini che la fanno facile, che io chiamo “ricettari”. Perché la fanno veramente tanto, tanto facile. Ma tra tanta spazzatura esistono testi che, pur semplici nella struttura e rilassanti da leggere, costituiscono un’ottima guida per chi deve progettare il proprio primo romanzo. Purtroppo sono in inglese, ma il linguaggio è semplice e, se appena appena ve la cavate, lo sforzo vi ricompenserà.

  • Janice Hardy, Plotting your Novel

Janice gestisce il sito Fiction University, una miniera di articoli ricchi, interessanti e ben scritti sulla scrittura e la vita dello scrittore. Lei è un’autrice completa, che gestisce la propria produzione sia con un editore tradizionale che in self publishing; quando dice qualcosa in merito, sa di cosa sta parlando e si capisce. Il suo testo è accompagnato da un eserciziario (venduto separatamente) che vi condurrà passo passo alla costruzione di una trama completa. Poi avrei un’altra cosa da dirvi, ma preferisco farvi una sorpresa appena sarò pronta.

  • K. M. Weiland, Structuring your Novel.

Un bestseller della manualistica anglosassone per scrittori,  di lettura semplice, accompagnato anche questo da una sorta di libro di esercizi. Un testo dal quale cominciare, che riprende e “digerisce” per il lettore altri studi più complicati. Seguite passo passo i suggerimenti della signora Weiland e vi trovate in mano lo strumento per terminare il vostro romanzo. E non dimenticate di andare a setacciare a piene mani nel sito di Katie dedicato agli scrittori, nel quale trovate un database di analisi strutturali di storie, sia film che romanzi. E sì, c’è anche un mio contributo 🙂 che ripubblicherò qui appena ne avrò il tempo.

Ancora due parole.

Non mi illudo di avere esaurito l’argomento con queste cinque segnalazioni, qualcuna di più con i bonus. Anzi, mi sento colpevole di gravissime omissioni. Ma da qualche parte si deve cominciare, e questo è un buon punto di partenza.

Non ho parlato del mio amato Metodo del Fiocco di Neve, in questa sede, ma solo perché intendevo segnalarvi dei testi riferiti in modo specifico alla struttura. Nel suo articolo più celebre, invece, Randy si riferisce a un metodo di progettazione.

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La struttura narrativa

1 Febbraio 2017 by Serena 13 commenti

…dal 2013 ad oggi ho tenuto in sospeso un principio di romanzo: perché? Perché ho paura dei miei errori e il mio desiderio è pubblicare ed essere gradit*, per continuare a raccontare. Come posso superare questo ostacolo?

raccontare una bella storia
Lago di Endine, 31 dicembre 2016

Questa frase è tratta da un’email alla quale ho promesso di dare riscontro sul blog. Spero con oggi di cominciare a mantenere la promessa. Premetto che non sono una professionista e sicuramente le mie risposte sono tutt’altro che perfette: faccio solo del mio meglio, in base alla mia passione e alle mia esperienze di lettura e scrittura.

A fine novembre sono stata provocata da Daniele con questo articolo sulla struttura. Che potevo fare se non accettare la sua proposta di scrivere un guest post?. L’articolo che leggete doveva essere un preambolo al mio guest post, invece – causa i miei tempi biblici di pubblicazione – è un post-ambolo, ma fa niente: l’argomento non invecchia mai.

Si diceva da Daniele che le storie dovrebbero seguire una struttura, o meglio: gli scrittori dovrebbero seguire una struttura quando mettono insieme una storia. Io non potrei essere più d’accordo.

Nel mio primo commento a caldo, mi sono permessa di prendere amorevolmente per i fondelli quanti confondono le strutture narrative con le regolette da applicare e/o prendono in giro quelli che “seguono le regole”. Costoro sono allergici già solo alla parola “struttura”, non sono sicura che perdano del tempo ad approfondirne il significato. Così vorrei usare un po’ del mio, di tempo, per illustrare il modo in cui, a mio parere, la riflessione sulla struttura può migliorare molto la qualità di un prodotto narrativo, lungo o breve che sia.

  1. La struttura non si “applica” perché non è una regola: esiste e basta.

È naturale, innata e oggettiva. Una storia è, o dovrebbe essere, una sequenza di cause ed effetti, su piani diversi; perfino un flusso di coscienza alla fine ha la sua logica.

Poi, tutti noi come esseri umani viviamo in una struttura in tre atti; abbiamo un inizio, uno svolgimento e una fine. Si nasce, si vive, si muore, può non piacerci ma è così, e le strutture tripartite sembrano congeniali al modo di pensare della razza umana. Dio Uno e Trino. La Sacra Famiglia: Madre, Padre e Figlio. Brahma, Shiva e Vishnu. Le tre Parche, le tre Grazie, l’Io l’Es e il Super Io. Devo continuare?

2. La struttura narrativa è in atto quando succede qualcosa. Qualsiasi cosa.

Diversamente, la storia non è; magari si tratta di un bel documentario ma non è né un romanzo né un film né un altro prodotto narrativo. Anche se, comunque, ora si tende a infilare storytelling dappertutto (chissà perché, eh?) e quindi anche i documentari diventano storie ogni volta che è possibile.

Un piccolo caribù trotterella nella steppa dietro alla madre (setup, primo atto, mondo originale…), resta indietro (problema! Conflitto!), un branco di lupi se ne accorge (escalation!) Riuscirà il piccolo caribù a sfuggire ai lupi affamati? (domanda narrativa principale, tema, cuore della storia) Fiuuuu, meno male, per questa volta ce l’ha fatta (terzo atto, risoluzione del conflitto).

Ovunque succeda qualcosa, c’è uno stato iniziale, un movimento che rompe l’equilibro, un nuovo equilibrio. Leggi della Fisica. Mondo normale, conflitto, risoluzione del conflitto: ecco una storia.

Mi è successo non molto tempo fa di dire, a una cara persona che mi fece leggere un suo racconto, “questo non è un racconto”. “Perché?” “Perché non succede niente. Poni delle premesse, descrivi una situazione ma non succede niente. Al massimo è un primo capitolo. Un’introduzione. A me serve una storia.”

3. La struttura non è nemica degli scrittori, è la loro migliore amica.

Davvero mi sfugge come si possa lavorare ad un’opera complessa, diciamo dalle 50.000 parole in su, senza avere un piano. Un’idea generale di struttura serve – dovrebbe servire – anche per un racconto, anzi, serve a maggior ragione per la narrativa breve, che deve creare interesse, far salire la tensione e risolverla con poche parole. E in più, lasciarti anche con un po’ di nostalgia per il mondo che è stato raccontato.

Si può e si dovrebbe riflettere anche sulla struttura di una scena: il solito Randy, quello del Fiocco di Neve, ha scritto un interessante articolo in proposito, che prima o poi forse tradurrò. A fronte di scrittori che ragionano per scene, vi sono anche editor che lavorano principalmente sulle scene e le tagliano senza pietà quando sono senza scopo nell’economia della narrazione. Sì, avete indovinato: via, zac, anche se sono “bellissime”.

Come sottolinea anche Daniele nel suo articolo, non solo la struttura non imbriglia la creatività ma l’aiuta e la stimola; quanto meno aiuta ad accertarsi che siano presenti, oltre ad abbellimenti e orpelli, anche gli ingredienti fondamentali della narrazione. Lo sappiamo tutti che ci sono storie senza una premessa, carenti di ambientazione – che sembrano vivere in una provetta; o storie senza conclusione, che ti fanno venir voglia di lanciare il libro contro il muro, o portarlo in bagno e destinarlo a più utili scopi.

Eh, che banalità che dico. Lo sanno tutti che in una storia ci deve essere un conflitto, vero? In teoria, sì. In pratica, no. Fidatevi.

4. Conoscere la struttura significa essere consapevoli delle fasi emotive della narrazione.

La struttura di base offre al narratore uno strumento eccezionale per la gestione della tensione. E questo, in ultima analisi, serve ad offrire al lettore un’esperienza emotiva intensa e soddisfacente.

A casa di Daniele mi sono dilungata sul momento centrale, il Midpoint: ma ogni momento della narrazione meriterebbe di essere analizzato con montagne di esempi e compreso a fondo.

5. La conoscenza della struttura può trasformare uno scribacchino in un narratore.

La struttura viene prima di tutto; stiamo parlando di qualcosa che, nella stratificazione di una storia, precede di molto l’uso elegante, originale, appropriato delle parole. L’uso della lingua entra nello scrittore per osmosi  a partire dalla più tenera età, quando mamma e papà ti leggono una storia prima di fare la nanna, e si affina in tenera età leggendo tantissimo. Recuperare dopo, a parte casi rarissimi e stili particolari, è un’impresa titanica. E spiegare l’uso della lingua non si può, è come cercare di illustrare a un alieno il concetto di destra e sinistra. Lavorare sulla struttura è enormemente più facile e dà risultati più immediati e soddisfacenti; perché un ottimo storytelling si fa perdonare un sacco di magagne stilistiche.

6. Imparare la struttura si può. E si dovrebbe fare come prima cosa.

Pare che il sapere narratologico italiano sia riservato a un’élite che si esprime per geroglifici; se un povero cristiano qualsiasi ne vuole capire qualcosa, sono problemi suoi. Non metto in dubbio che esistano buoni testi italiani (Eco e Calvino, che guarda caso nel mondo anglosassone non si sono trovati troppo male…) ma confrontate qualcosa di più recente con i libri di McKee, Truby, Syd Field, Lajos Egri o il divertente “Save the Cat” di Blake Snyder, e poi fatemi sapere. Alcuni titoli interessanti sono stati tradotti in italiano da Dino Audino Editore e no, non prendo nessuna commissione per questa segnalazione, parlo di chi mi pare e soprattutto piace.

Se qualcuno desidera approfondire, a suo tempo ho pubblicato qui un elenco di cinque libri da leggere per incominciare. Secondo me quella lista è ancora attuale, anche se per nulla esaustiva: mi sono imposta di segnalare cinque libri, e di immaginare che il lettore non avesse mai letto prima un libro sulla struttura. Prima o poi creerò qui nel blog una lista di titoli e risorse, quindi se avete segnalazioni da fare ben vengano.

Storyboard di Buck
AperiLibro di settembre 2016: mostro come è nato “Buck”

E io? Uso la struttura quando penso a una storia? Nella foto – orribile perché non è una foto, è un fotogramma di un video – si vede la prima metà della storyboard di “Buck”. Ogni post-it una scena, un colore diverso per ogni personaggio. La mostravo durante una presentazione per rispondere alla domanda  di una lettrice.

E voi? Avete mai provato ad analizzare le vostre storie in termini di struttura?

Analizza la struttura della tua storia con il supporto di una storyboard

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